Salve ho mandato una domanda perché prendo reagì la e faccio psicoterapia da un anno e sto bene solo

Salve ho mandato una domanda perché prendo reagì la e faccio psicoterapia da un anno e sto bene solo che mi mancano le femmine da dodici anni e quindi vi avevo chiesto perché? Le risposte sono state che devo parlarne col mio psicologo il problema è che ne parlo spesso con lei ma siamo arrivati alla conclusione che e per via del Covid che è un momento particolare. Voi potete dirmi di più?

25 risposte


Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso. Sarebbe opportuno rivolgere la perplessità al terapeuta, chi meglio di lei che la conosce da così tanto tempo. se la risposta della collega non la soddisfa, esponga le sue perplessità e cercate di indagare. Cordialmente, dott FDL

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Salve, sono d’accordo con il collega, continui a confrontarsi con la terapeuta che la segue. Buona giornata. Dott. Fiori


Pone una questione molto delicata che prevede una conoscenza approfondita di lei e delle sue relazioni. La sua terapia è iniziata in concomitanza con la situazione pandemia quindi il covid è sicuramente una spiegazione attuale. Probabilmente non l'unica, ma di queste può solo approfondire con il suo terapeuta. Continui.


Buonasera Gentile Utente, non conoscendola ogni mia supposizione sarebbe probabilmente errata. Si fidi della sua terapeuta e continui a parlarne con lei se pensa che ci siano altre cause. Cordialmente, dott. Simeoni


Buongiorno, mi sembra importante che lei continui a discuture di queste tematiche con il suo terapeuta, parlando con lui anche del fatto che ha sentito più volte il bisogno di chiedere un parere esterno. Confrontarvi su questo tema potrà esserle di aiuto, a mio parere. Le auguro una buona serata, cordialmente. Dott.ssa Alice Carbone


Buonasera, il setting terapeutico è molto delicato ed importante al tempo stesso. Utilizzi lo spazio che ha per esplorare meglio le motivazioni sottostanti la sua richiesta. Un saluto


Buonasera, è difficile rispondere alla sua domanda è poco chiaro e quindi non è possibile interpretarla. Continui la sua terapia e si affidi alla sua terapeuta che lo conosce bene, in un rapporto fra paziente e terapeuta non è professionale intervenire, distinti saluti Dott. Eugenia Cardilli.


Gentile utente di mio dottore, Pone una questione molto delicata che richiede una conoscenza approfondita della sua personalità e delle sue relazioni. Si confronti con lo specialista che la segue al fine di poter trovare le risposte che cerca, mi sembra la strada migliore da seguire. Cordiali Saluti Dottor Diego Ferrara


Buongiorno. Il tema della sessualità è spesso spinoso. Ci possono essere taboo sociali che possono, talvolta, influenzare anche i terapeuti stessi. Inoltre le differenze di genere (uomo/donna) possono comportare un approccio diverso alla sessualità e ciò può rendere più difficile una completa comprensione durante il processo terapeutico. Potrebbe essere utile per Lei esprimere la sua perplessità al terapeuta, che sicuramente saprà spiegarle meglio i fattori in gioco. Distinti Saluti. Dottor Giuseppe Metallo


No. Non si può dire di più. Per dire di più è necessario conoscere approfonditamente una situazione specifica. Che sicuramente la sua terapeuta avrà in mente meglio di chiunque altro... Un caro saluto


Per poter darle risposte piu accurate bisognerebbe conoscere meglio la situazione. Le consiglio di continuare il percorso con il/la professionista che la segue che conosce la sua situazione al meglio. Cordiali Saluti: Dott. Luca Ferretti


Salve, mi arriva che vorrebbe una risposta diversa da quelle ricevute, comprensibile dato il disagio descritto, ma credo possa comprendere che non è facile dare una indicazioni con così poche informazioni, ecco perché le viene consigliato di insistere con chi la conosce meglio. Saluti


Salve E' la terza richiesta alla quale rispondo. Purtroppo non si tratta di non volerle rispondere ma del rispetto che ho, come tutti i colleghi che le hanno risposto, abbiamo nei confronti di una relazione terapeutica che è alla base di qualsiasi cura "psi". Ancora tanti auguri Dott.ssa Tiziana Vecchiarini


Salve, solo la collega con quale è in relazione terapeutica può aiutarla nel chiarire dubbi e perplessità. La invito a parlarne con lei. Cari saluti, dott.ssa Mariagrazia De Lisio


Buongiorno, il luogo dove questa domanda può trovare la risposta fatta su misura per lei è la terapia che già sta seguendo; si dia il tempo necessario per arrivare alla risposta che tanto desidera. Saluti

Dott.ssa Michela Mariani

Dott.ssa Michela Mariani

psicologo

Civitanova Marche

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Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Qualora volesse, sono a disposizione. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini


Buongiorno, Come già detto dai colleghi la invito a parlarne con il suo terapeuta che la conosce da un anno e sicuramente la potrà aiutare. Cordialmente Dott.ssa Paola Tucci


Gentile utente, grazie per la condivisione. Per tutti i dubbi che riguardano l'andamento della terapia, la cosa migliore da fare è sicuramente quella di confrontarsi con il suo terapeuta. Come mai la conclusione a cui siete arrivati insieme non la convince? Provi a parlarne con lui, questo gioverà sicuramente alla relazione terapeutica e, quindi, alla terapia stessa. Cordialmente, Dott. Gianluca Pilotti

Dott. Gianluca Pilotti

Dott. Gianluca Pilotti

psicologo clinico

Cassano d'Adda

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Buongiorno, purtroppo no, nessun professionista in questa sede può dirle di più su questo tema, mancano tantissime informazioni. Se non riesce ad approfondire più di così con la sua terapeuta le consiglio di parlare con lei di questo disagio o pensare se è la professionista giusta per lei. In bocca al lupo!


Gentile utente, la sua situazione è complessa e comprendo il desiderio di trovare risposte. È positivo che stia affrontando il suo percorso di psicoterapia e che si senta bene. La mancanza di relazioni affettive, specialmente in un periodo difficile come quello attuale, può influenzare il suo benessere emotivo. Qual è la risposta che cerca? Le consiglio di continuare a discutere di questi sentimenti con la sua psicologa, poiché è fondamentale avere un supporto professionale in questo momento. Inoltre, considerare il parere di un sessuologo potrebbe fornirle ulteriori spunti e strategie per affrontare questa mancanza. Non si scoraggi: ogni passo nel suo percorso è importante e la strada per il benessere relazionale può richiedere tempo e pazienza. Continui a esplorare e a cercare ciò che desidera, e non esiti a chiedere aiuto quando ne ha bisogno. Resto a sua disposizione qualora lo desiderasse, un caro saluto


salve, ora il covid è finito quindi ne può parlare con la psicologa. grazie


Gentile utente, la ringrazio per aver chiarito meglio la sua situazione. È positivo sapere che sta facendo psicoterapia da un anno e che sente di stare bene: questo indica che ha già intrapreso un percorso di cura e di riflessione su di sé. Riguardo alla difficoltà che descrive, cioè il fatto che da circa dodici anni le manchino relazioni o esperienze con le donne, è difficile dare una spiegazione unica. Il riferimento al periodo del Covid può avere un senso, perché la pandemia ha sicuramente ridotto per molte persone le occasioni di incontro, socializzazione e costruzione di nuovi legami. Tuttavia, se questa difficoltà era presente anche prima o se continua anche dopo quel periodo, probabilmente il tema è più ampio e merita di essere esplorato. A volte, quando una persona sente molto la mancanza di una relazione, possono entrare in gioco diversi fattori: il modo in cui si percepisce il proprio valore e la propria capacità di piacere agli altri; eventuali paure del rifiuto o del giudizio; poche occasioni concrete di conoscere nuove persone; abitudini di vita che riducono gli spazi di socializzazione; esperienze passate che hanno influenzato la fiducia nelle relazioni. Non significa che ci sia necessariamente "qualcosa che non va" in lei. Le relazioni non dipendono solo dall'aspetto esteriore o dal valore personale: spesso sono il risultato di un insieme di circostanze, opportunità, capacità relazionali e disponibilità emotiva. Mi sembra comunque importante che lei continui a parlarne con la sua psicologa, perché il fatto che l'argomento ritorni spesso indica che per lei ha un significato importante. Potrebbe essere utile non fermarsi soltanto alla domanda "perché non ho una donna?", ma esplorare domande più profonde, ad esempio: -"Che cosa rappresenta per me una relazione?" -"Che cosa penso di me quando non ho una partner?" -"Cosa temo possa succedere quando mi avvicino a qualcuno?" -"Quali situazioni concrete mi permetterebbero di conoscere nuove persone?" La psicoterapia può aiutare a comprendere questi aspetti, ma spesso il cambiamento passa anche da piccoli passi pratici: ampliare le proprie attività, frequentare ambienti nuovi, coltivare interessi condivisi e creare occasioni in cui sia possibile incontrare altre persone. Il Covid può aver contribuito, ma probabilmente non è l'unico elemento da considerare. Il fatto che lei stia meglio e sia già seguito da una professionista è una buona base da cui partire per lavorare anche su questo aspetto della sua vita. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Salve, al di là della pandemia questa difficoltà ad intraprendere una relazione parla di lei. Provi, con l'aiuto del terapeuta, a comprendere di più di sè, senza fretta. Non c'è una risposta univoca a delle domande o atteggiamenti di ognuno, ma vanno inseriti nella propria storia


Quello che Lei descrive — il sentirsi bene in generale, ma con una mancanza persistente sul piano relazionale e affettivo — è un vissuto molto comprensibile e più comune di quanto sembri. Quando dice che “le mancano le femmine”, in realtà sta parlando di un bisogno di contatto, di intimità e di riconoscimento che non trova ancora uno spazio naturale per esprimersi, nonostante la terapia e i progressi fatti. Il fatto che con la Sua psicoterapeuta abbiate collegato questo senso di vuoto anche agli effetti del Covid è corretto: quel periodo ha inciso profondamente sulle relazioni, sulla spontaneità del contatto e sulla fiducia negli altri. Ma dietro la difficoltà a vivere la vicinanza può esserci anche qualcosa di più personale: spesso, dopo anni in cui si è vissuti “in difesa” o concentrati su sé stessi (magari per elaborare ansie, paure o dolori), la dimensione affettiva resta come bloccata. Ci si sente pronti “con la testa”, ma non del tutto “con il corpo” o con le emozioni. Non è solo questione di trovare qualcuno, ma di riscoprire la disponibilità a lasciarsi coinvolgere, con tutto ciò che questo comporta: vulnerabilità, curiosità, e anche la possibilità di non essere compresi subito. A volte la terapia lavora prima sull’equilibrio interno, e solo in una seconda fase si apre naturalmente alla costruzione dei legami esterni. Non c’è nulla di sbagliato in Lei, né è un segnale di regressione: è semplicemente un momento in cui la parte più “viva” e desiderante di sé chiede spazio. Se desidera approfondire come riattivare la dimensione relazionale e comprendere cosa può aver bloccato la spontaneità del desiderio, possiamo parlarne in un colloquio — in studio o online — per aiutarla a capire meglio questa distanza affettiva e a ritrovare fiducia nel contatto con l’altro.


Buongiorno, sono la psicologa Nunzia Sasso. Comprendo perfettamente il senso di frustrazione che prova nel sentire che, nonostante i progressi terapeutici e il benessere raggiunto con la cura farmacologica, manchi ancora un tassello così fondamentale come la vicinanza di una donna. È vero che il periodo del Covid ha rappresentato una frattura sociale enorme, creando una sorta di "tempo sospeso" che ha reso difficile per chiunque instaurare nuovi legami. Tuttavia, dodici anni sono un arco temporale molto esteso, che suggerisce come la pandemia possa aver agito più come un elemento che ha consolidato un isolamento già presente, piuttosto che esserne l'unica causa. In chiave psicologica, potremmo guardare a questo vuoto non come a una fatalità, ma come a una forma di protezione che lei ha costruito attorno a se stesso. Quando si affronta un percorso di cura con un farmaco come la Reagila, l'obiettivo è trovare un equilibrio e una stabilità. A volte, però, il timore inconscio di alterare questo equilibrio appena ritrovato può spingerci a evitare le situazioni potenzialmente destabilizzanti, come sono appunto le relazioni affettive. L'incontro con l'altro, specialmente con l'universo femminile, porta con sé l'imprevisto, il rischio del rifiuto e una forte carica emotiva che potremmo, senza rendercene conto, cercare di tenere lontana per "non stare male di nuovo". Dopo dodici anni, la capacità di approcciarsi agli altri può sembrare quasi "arrugginita". Non è una mancanza di valore da parte sua, ma una perdita di abitudine al gioco della seduzione e dello scambio sociale. Spesso si aspetta che arrivi prima il desiderio o l'occasione giusta, ma in questi casi è necessario fare il percorso inverso: iniziare con piccoli contatti sociali quotidiani, quasi come un allenamento, per permettere al desiderio e alla fiducia di riaffiorare gradualmente. Il fatto che lei senta questa mancanza è in realtà un ottimo segno: significa che la sua parte vitale si sta risvegliando e che il "benessere" che sente non le basta più. È il momento di trasformare questo malessere in una spinta per esplorare, insieme alla sua psicologa, quali sono le paure specifiche che ancora la tengono a distanza dagli altri, andando oltre la spiegazione legata al Covid. Proprio perché lei sta già seguendo un percorso psicologico con una professionista che la conosce bene, è fondamentale che continui a parlarne apertamente con lei. Il vostro spazio di terapia è il luogo più sicuro e adatto per approfondire questi aspetti e per capire come sbloccare questa situazione, dato che la sua psicologa possiede tutti gli strumenti per guidarla in questa evoluzione.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.