Salve, ho 24 anni racconto la mia esperienza molto brutta che sto vivendo. Mi scuso se sarà abbastan
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Salve, ho 24 anni racconto la mia esperienza molto brutta che sto vivendo. Mi scuso se sarà abbastanza lunga ma cerco di essere breve. È iniziato tutto 2 mesi fa quando fumai una canna ho avuto un’attacco di panico e seguire sempre ansia decisi appunto di smettere all’istante però è come se non passasse, pochi giorni dopo è entrando in gioco anche insonnia pensavo a sintomi di astinenza ma a distanza di giorni non risolvevo. Quando dopo passato un mese ho avuto momenti di depersonalizazzione/derealizzazione decisi di fare una visita da un psicoterapeuta che la sua diagnosi del caso fu ansia acuta su base tossica mi prescisse EN-Zolpidem-Citalopram. I primi tempi mi convincevo che sarebbe stato un periodo difficile che passerà ma giorno dopo l’altro sto morendo dalla paura e angoscia e disperazione che questa cosa non si risolva andando a finire a fare ricerche su internet cosa più sbagliata ma volevo avere risposte. che questa cosa mi abbia danneggiato completamente lasciando qualcosa di permanente avendo grandissimo senso di colpa. Vi domando allora consigli sul caso e se c’è possibilità di recuperare? Grazie
Salve,
quello che descrive è un vissuto molto intenso e spaventoso, soprattutto perché legato a un episodio che ha fatto da “innesco” e che sembra non essersi chiuso con l’interruzione della sostanza. Attacchi di panico, ansia persistente, insonnia e sensazioni di depersonalizzazione sono esperienze che possono sembrare destabilizzanti e “senza fine”, ma non significano necessariamente un danno permanente. Piuttosto, il corpo e la mente sono entrati in uno stato di allerta che fatica a spegnersi da solo.
Il senso di colpa e le continue ricerche online alimentano il circolo dell’ansia: più cerchiamo conferme di stare meglio, più rischiamo di rinforzare la paura. Un piccolo passo che può aiutare è imparare a “lasciare andare” il bisogno di controllare i sintomi e portare l’attenzione su qualcosa di concreto nel presente, ad esempio il respiro o una sensazione corporea semplice.
Lei ha già fatto un passo importante chiedendo aiuto a un professionista. È possibile recuperare e tornare a stare bene, anche se richiede tempo e costanza. Può essere utile affiancare alla terapia farmacologica anche un percorso psicoterapeutico mirato, per imparare strategie pratiche di gestione dell’ansia e ritrovare fiducia nelle proprie risorse.
quello che descrive è un vissuto molto intenso e spaventoso, soprattutto perché legato a un episodio che ha fatto da “innesco” e che sembra non essersi chiuso con l’interruzione della sostanza. Attacchi di panico, ansia persistente, insonnia e sensazioni di depersonalizzazione sono esperienze che possono sembrare destabilizzanti e “senza fine”, ma non significano necessariamente un danno permanente. Piuttosto, il corpo e la mente sono entrati in uno stato di allerta che fatica a spegnersi da solo.
Il senso di colpa e le continue ricerche online alimentano il circolo dell’ansia: più cerchiamo conferme di stare meglio, più rischiamo di rinforzare la paura. Un piccolo passo che può aiutare è imparare a “lasciare andare” il bisogno di controllare i sintomi e portare l’attenzione su qualcosa di concreto nel presente, ad esempio il respiro o una sensazione corporea semplice.
Lei ha già fatto un passo importante chiedendo aiuto a un professionista. È possibile recuperare e tornare a stare bene, anche se richiede tempo e costanza. Può essere utile affiancare alla terapia farmacologica anche un percorso psicoterapeutico mirato, per imparare strategie pratiche di gestione dell’ansia e ritrovare fiducia nelle proprie risorse.
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Buonasera caro utente, capisco perfettamente la situazione che stai vivendo, è comunque molto coraggioso da parte tua raccontare un'esperienza così difficile e dolorosa. Ciò che stai vivendo non è semplicemente una lista di sintomi da eliminare, ma un'esperienza unica e profondamente tua. L'ansia, il senso di colpa, l'angoscia e la paura che provi non sono "il nemico", ma messaggi che emergono dal tuo vissuto. Il recupero è assolutamente possibile. Non si tratta di tornare a "come eri prima", ma di compiere un percorso di trasformazione che ti permetta di stare nel mondo con maggior consapevolezza, accettando anche le parti più difficili di te. Questo processo richiede tempo, coraggio e, soprattutto, l'accompagnamento di un professionista che sappia ascoltare senza giudizio e che ti aiuti a dare un senso a ciò che stai vivendo. Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi, ho aderito al programma per il bonus psicologico e sono disponibile anche online. Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
Buongiorno è abbastanza probabile che lei si sia rivolto ad uno psichiatra e non ad uno psicologo, in quanto quest'ultimo non può prescrivere farmaci. è davvero difficile che a causa di una sola canna lei abbia riscontrato tutte queste difficoltà. L'effetto del principio attivo nel sangue si risolve in genere dopo poche ore. Si sono registrati in passato casi complessi ma in genere con sostanze molto cariche di THC E con un uso piuttosto intenso. È invece piuttosto probabile che alcune di queste ansie che lei sta vivendo, siano state in qualche modo slatentizzate da questa esperienza. Cioè erano già in parte presenti ed è come se si fossero svelate con l'uso di cannabis. Può capitare infatti che in soggetti con una predisposizione ansiosa, le sostanze svolgano una funzione di abbattimento delle difese utili ad arginare emozioni disturbanti. Questo significa che gli stessi effetti sarebbero forse potuti sopraggiungere a seguito di una situazione di stress Intenso, come una fatica importante o eventi di vita di difficile superamento. inoltre l'ansia non è sempre e solo negativa, quello che ci accade ci parla sempre di qualcosa su cui porre l'attenzione, e che forse può tramutarsi in un occasione di crescita. Non so se la persona che ha incontrato ha pensato di iniziare un percorso psicoterapico con lei oltre a prescriverle dei farmaci, ma credo che questa sia la strada giusta per comprendere a fondo che cosa sia successo. Allo stesso tempo mi sento di rassicurarla sul fatto che non debba sentirsi in colpa per questo unico episodio di assunzione di sostanze, che come già spiegato difficilmente può da solo originare dimensioni psicopatologiche, a meno che questi non siano già preesistenti. Qualora si tratti unicamente di ansia, grazie alla psicoterapia o ad altre tecniche come la mindfulness, potrebbe pervenire ad un maggiore benessere entro pochi mesi. La saluto e resto a disposizione per eventuali precisazioni o aggiornamenti se vuole, anche attraverso i canali che questa piattaforma mette a disposizione. Cordialità
Gentile ragazzo/a,
mi dispiace per il periodo che sta attraversando che sembra molto spaventoso e doloroso. È comprensibile e saggio desiderare delle risposte per sapere cosa le stia accadendo. Sembra che sia entrato in una specie di spirale di spavento, angoscia, pensieri negativi, ansia che aumenta, angoscia. Penso che iniziare un percorso terapeutico possa esserle utile innanzitutto per contenere tutto questo, per prendersi cura del suo sistema nervoso autonomo che al momento sembra essere molto sollecitato e poi per comprendere cosa le stia accadendo, cosa c’è sotto a tutta questa attivazione, forse un bisogno non ascoltato, forse un desiderio non visto, al fine di recuperare il suo benessere
mi dispiace per il periodo che sta attraversando che sembra molto spaventoso e doloroso. È comprensibile e saggio desiderare delle risposte per sapere cosa le stia accadendo. Sembra che sia entrato in una specie di spirale di spavento, angoscia, pensieri negativi, ansia che aumenta, angoscia. Penso che iniziare un percorso terapeutico possa esserle utile innanzitutto per contenere tutto questo, per prendersi cura del suo sistema nervoso autonomo che al momento sembra essere molto sollecitato e poi per comprendere cosa le stia accadendo, cosa c’è sotto a tutta questa attivazione, forse un bisogno non ascoltato, forse un desiderio non visto, al fine di recuperare il suo benessere
Gentilissima,
quello che lei accusa (ansia persistente, attacco di panico, insonnia, derealizzazione ecc) potrebbe essere stato slatentizzato dall uso di cannabis; il cervello e la psiche sono comunque capaci di recupero e, quindi , lei potrebbe recuperare a patto che riesca a seguire con costanza la terapia prescrittale.
Sia fiduciosa, non si colpevolizzi e, se riesce, eviti di recuperare informazioni on line che potenziano le paure, anziché disinnescarle.
Continui dunque con la sua Psicoterapia e vedrà che i risultati giungeranno.
Un saluto
Liza Bottacin
quello che lei accusa (ansia persistente, attacco di panico, insonnia, derealizzazione ecc) potrebbe essere stato slatentizzato dall uso di cannabis; il cervello e la psiche sono comunque capaci di recupero e, quindi , lei potrebbe recuperare a patto che riesca a seguire con costanza la terapia prescrittale.
Sia fiduciosa, non si colpevolizzi e, se riesce, eviti di recuperare informazioni on line che potenziano le paure, anziché disinnescarle.
Continui dunque con la sua Psicoterapia e vedrà che i risultati giungeranno.
Un saluto
Liza Bottacin
Grazie per il tuo racconto, per la sincerità con cui hai scelto di affidare a parole il tuo vissuto. Anche se ora ti sembra che stia tutto crollando, il solo fatto che tu abbia deciso di raccontarti, di chiedere aiuto, dimostra che dentro di te c’è ancora una forza viva, una parte che non si è arresa, che vuole capire, guarire, riprendere in mano la propria vita.
Quello che stai vivendo è qualcosa che lascia senza fiato, lo capisco. Un’esperienza come quella che hai descritto – l’attacco di panico, l’ansia che si incolla ai pensieri, l’insonnia che svuota, la derealizzazione che distorce la realtà fino a farla sembrare finta – è destabilizzante, a tratti insostenibile. Ti senti in trappola in un corpo e in una mente che non riconosci più, e ogni tentativo di trovare risposte ti riporta solo altra confusione, altra paura. Ma questo non significa che non ci sia via d’uscita. Al contrario, è proprio da qui che si può iniziare un percorso vero di guarigione.
Ciò che ti è accaduto dopo aver fumato non è la fine, ma l’inizio di qualcosa che ora chiede ascolto. Non è una punizione, né una condanna. È un segnale, forse doloroso e spaventoso, che qualcosa dentro di te – magari da tempo – ha bisogno di essere accolto, compreso, integrato. La diagnosi di “ansia acuta su base tossica” che ti è stata data non definisce chi sei, né fissa un destino. È solo una fotografia momentanea di una mente che ha avuto uno shock e che ora cerca, con ogni mezzo, di proteggersi.
Il senso di colpa che provi è naturale, ma va ridimensionato. Non hai fatto nulla di irreparabile. Molte persone passano attraverso esperienze simili – magari non ne parlano, ma esistono – e moltissime di loro tornano a stare bene. Questo non significa tornare a “prima”, ma iniziare qualcosa di nuovo: una vita più consapevole, più solida, più radicata. Le sostanze possono aver aperto un varco, ma il lavoro ora è tutto tuo, ed è lì che può nascere qualcosa di profondamente trasformativo.
Iniziare una terapia con costanza può aiutarti non solo a ridurre i sintomi, ma a ritrovare te stesso, a ricostruire la fiducia nel tuo corpo, nei tuoi pensieri, nella realtà. Non si tratta solo di “curare l’ansia”, ma di scoprire cosa c’è sotto quell’ansia, cosa ti porti dentro, quali emozioni sono rimaste bloccate, quali paure non hanno mai avuto spazio per essere viste davvero. E questo non si fa da soli. Serve uno spazio sicuro, accogliente, dove non sentirti sbagliato o giudicato, ma semplicemente umano.
Ti assicuro che sì, è possibile recuperare. È possibile tornare a sentirsi lucidi, presenti, vivi. Non subito, non tutto insieme. Ma passo dopo passo, nella relazione con un terapeuta che possa camminare accanto a te in questo momento così delicato. Non devi capire tutto oggi, non devi “tornare normale” subito. Devi solo iniziare. E quel primo passo, oggi, lo hai già fatto. Quando sentirai di poterlo fare anche nel quotidiano, nella realtà concreta di una terapia, io sono qui. E tu non sei solo.
Quello che stai vivendo è qualcosa che lascia senza fiato, lo capisco. Un’esperienza come quella che hai descritto – l’attacco di panico, l’ansia che si incolla ai pensieri, l’insonnia che svuota, la derealizzazione che distorce la realtà fino a farla sembrare finta – è destabilizzante, a tratti insostenibile. Ti senti in trappola in un corpo e in una mente che non riconosci più, e ogni tentativo di trovare risposte ti riporta solo altra confusione, altra paura. Ma questo non significa che non ci sia via d’uscita. Al contrario, è proprio da qui che si può iniziare un percorso vero di guarigione.
Ciò che ti è accaduto dopo aver fumato non è la fine, ma l’inizio di qualcosa che ora chiede ascolto. Non è una punizione, né una condanna. È un segnale, forse doloroso e spaventoso, che qualcosa dentro di te – magari da tempo – ha bisogno di essere accolto, compreso, integrato. La diagnosi di “ansia acuta su base tossica” che ti è stata data non definisce chi sei, né fissa un destino. È solo una fotografia momentanea di una mente che ha avuto uno shock e che ora cerca, con ogni mezzo, di proteggersi.
Il senso di colpa che provi è naturale, ma va ridimensionato. Non hai fatto nulla di irreparabile. Molte persone passano attraverso esperienze simili – magari non ne parlano, ma esistono – e moltissime di loro tornano a stare bene. Questo non significa tornare a “prima”, ma iniziare qualcosa di nuovo: una vita più consapevole, più solida, più radicata. Le sostanze possono aver aperto un varco, ma il lavoro ora è tutto tuo, ed è lì che può nascere qualcosa di profondamente trasformativo.
Iniziare una terapia con costanza può aiutarti non solo a ridurre i sintomi, ma a ritrovare te stesso, a ricostruire la fiducia nel tuo corpo, nei tuoi pensieri, nella realtà. Non si tratta solo di “curare l’ansia”, ma di scoprire cosa c’è sotto quell’ansia, cosa ti porti dentro, quali emozioni sono rimaste bloccate, quali paure non hanno mai avuto spazio per essere viste davvero. E questo non si fa da soli. Serve uno spazio sicuro, accogliente, dove non sentirti sbagliato o giudicato, ma semplicemente umano.
Ti assicuro che sì, è possibile recuperare. È possibile tornare a sentirsi lucidi, presenti, vivi. Non subito, non tutto insieme. Ma passo dopo passo, nella relazione con un terapeuta che possa camminare accanto a te in questo momento così delicato. Non devi capire tutto oggi, non devi “tornare normale” subito. Devi solo iniziare. E quel primo passo, oggi, lo hai già fatto. Quando sentirai di poterlo fare anche nel quotidiano, nella realtà concreta di una terapia, io sono qui. E tu non sei solo.
C’è l’idea che i processi psicologici da cui nascono ansia e nevrosi derivino da un danno concreto al cervello. Non è così. Non hai un cervello rotto: hai un corpo e una mente che da anni vivono in condizioni di tensione continua.
Può essere troppo lavoro, forti tensioni familiari, notti confuse, ore intere davanti a pc e cellulare, alcol, sigarette. Lo stress cresce senza che tu te ne accorga. Poi fumi una canna e credi che ti rilassi, ma in realtà il fumo fa da evidenziatore: ti mostra che la tensione era già a mille, e si scatena l’ansia.
Il punto è che finalmente hai visto quanto sei teso. Come dormi la notte? Quanto tempo passi a rimuginare senza neanche accorgerti che stai pensando? La realtà è che sei sovrappensiero, sempre in dialogo interiore, e anche a letto non trovi pace. Questo non è un danno organico: è un cortocircuito tra pensiero, corpo e realtà.
I farmaci che ti hanno prescritto possono dare un sollievo, ma è un rilassamento artificiale. Se non cambi il modo di vivere, se non conosci la tua mente, l’ansia tornerà: l’albero delle nevrosi ricresce, e il concime lo stai dando tu con lo stile di vita che alimenta lo stress.
Per questo il passo importante non è solo prendere farmaci, ma iniziare un lavoro personale: colloqui, tecniche di respirazione, meditazione guidata. Imparare a riconoscere lo stress e a scioglierlo, a radicarti nel corpo, a tornare al presente. È un percorso concreto: non elimina la vita, ma ti insegna a viverla senza che la tensione ti domini.
Se vuoi, posso darti una man
Può essere troppo lavoro, forti tensioni familiari, notti confuse, ore intere davanti a pc e cellulare, alcol, sigarette. Lo stress cresce senza che tu te ne accorga. Poi fumi una canna e credi che ti rilassi, ma in realtà il fumo fa da evidenziatore: ti mostra che la tensione era già a mille, e si scatena l’ansia.
Il punto è che finalmente hai visto quanto sei teso. Come dormi la notte? Quanto tempo passi a rimuginare senza neanche accorgerti che stai pensando? La realtà è che sei sovrappensiero, sempre in dialogo interiore, e anche a letto non trovi pace. Questo non è un danno organico: è un cortocircuito tra pensiero, corpo e realtà.
I farmaci che ti hanno prescritto possono dare un sollievo, ma è un rilassamento artificiale. Se non cambi il modo di vivere, se non conosci la tua mente, l’ansia tornerà: l’albero delle nevrosi ricresce, e il concime lo stai dando tu con lo stile di vita che alimenta lo stress.
Per questo il passo importante non è solo prendere farmaci, ma iniziare un lavoro personale: colloqui, tecniche di respirazione, meditazione guidata. Imparare a riconoscere lo stress e a scioglierlo, a radicarti nel corpo, a tornare al presente. È un percorso concreto: non elimina la vita, ma ti insegna a viverla senza che la tensione ti domini.
Se vuoi, posso darti una man
Salve, oltre ad aver contattato uno psichiatra per la terapia farmacologica, sta seguendo una psicoterapia per affrontare i vissuti provati?
Caro ventiquattrenne,
Cerco di aiutarla ripercorrendo la sua esperienza perché la sento molto confuso e spaventato: lei ha fumato una canna ed evidentemente questo ha fatto emergere delle angosce profonde, che non si placano, nonostante l'effetto "chimico" della sostanza non possa più essere attivo. Dopo la comparsa di sintomi che lei definisce "depersonalizzazione/derealizzazione" (non so se effettivamente diagnosticati da un professionista o si tratti di autodiagnosi), dice di essersi rivolto ad uno psicoterapeuta che ha fatto una diagnosi descrittiva di quanto successo, e cioè che lei soffre di un'ansia acuta in seguito ad una esperienza in cui è entrato in contatto con una sostanza neurotossica. Lo psicoterapeuta credo fosse uno psichiatra, o anche psichiatra, altrimenti non avrebbe potuto prescriverle dei farmaci. Da quanto riporta, non sembra che l'assunzione del farmaco sia stata risolutiva, le angosce persistono, perché non sono state elaborate, non è stato dato loro un senso e un significato. Non sembra che lei abbia proseguito la relazione terapeutica con questo professionista, perciò lei è solo di fronte a queste angosce non elaborate.
Le consiglio di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta, preferibilmente di formazione psicoanalitica, è il modo per recuperare la serenità perduta.
Io sarei disponibile, anche on line.
Un cordiale saluto e un augurio.
Dottoressa Laura Garau
Cerco di aiutarla ripercorrendo la sua esperienza perché la sento molto confuso e spaventato: lei ha fumato una canna ed evidentemente questo ha fatto emergere delle angosce profonde, che non si placano, nonostante l'effetto "chimico" della sostanza non possa più essere attivo. Dopo la comparsa di sintomi che lei definisce "depersonalizzazione/derealizzazione" (non so se effettivamente diagnosticati da un professionista o si tratti di autodiagnosi), dice di essersi rivolto ad uno psicoterapeuta che ha fatto una diagnosi descrittiva di quanto successo, e cioè che lei soffre di un'ansia acuta in seguito ad una esperienza in cui è entrato in contatto con una sostanza neurotossica. Lo psicoterapeuta credo fosse uno psichiatra, o anche psichiatra, altrimenti non avrebbe potuto prescriverle dei farmaci. Da quanto riporta, non sembra che l'assunzione del farmaco sia stata risolutiva, le angosce persistono, perché non sono state elaborate, non è stato dato loro un senso e un significato. Non sembra che lei abbia proseguito la relazione terapeutica con questo professionista, perciò lei è solo di fronte a queste angosce non elaborate.
Le consiglio di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta, preferibilmente di formazione psicoanalitica, è il modo per recuperare la serenità perduta.
Io sarei disponibile, anche on line.
Un cordiale saluto e un augurio.
Dottoressa Laura Garau
Ciao — grazie per aver raccontato con così tanta chiarezza quello che stai vivendo. Prima di tutto: quello che descrivi (attacco di panico dopo aver fumato cannabis, poi ansia persistente, insonnia e momenti di depersonalizzazione/derealizzazione) è purtroppo una reazione che può capitare e non significa che «sei danneggiato per sempre». La cannabis può scatenare ansia, attacchi di panico e, in alcune persone, esperienze di depersonalizzazione/derealizzazione; in molti casi questi sintomi migliorano con il tempo e con il trattamento adeguato.
mft.nhs.uk
+1
Qualche punto pratico e rassicurante su cui puoi lavorare da subito:
Respirazione e grounding — quando arriva l’ansia o la derealizzazione prova tecniche semplici: respirazione lenta (4 secondi in, 6 secondi out), toccare con attenzione un oggetto vicino e descriverlo (colore, forma, temperatura), appoggiare i piedi a terra e contare i passi nella testa. Queste cose non «curano» tutto, ma riducono l’intensità dell’attacco e ti riportano alla sensazione di controllo.
Sonno e farmaci — l’insonnia peggiora ansia e depersonalizzazione; segui buone regole di igiene del sonno (orari regolari, niente schermi prima di dormire, ambiente riposante). Se stai assumendo zolpidem o altri ipnotici, ricorda che la sospensione improvvisa può causare problemi; qualsiasi modifica va concordata col medico che ti ha prescritto.
PMC
+1
Farmaci per l’ansia/panico — gli SSRI (come il citalopram) sono tra le opzioni raccomandate per disturbo di panico e ansia e spesso richiedono alcune settimane prima di dare benefit reali; è importante non interromperli da solo e parlare con lo psichiatra/psicoterapeuta del dosaggio e degli effetti attesi.
NICE
+1
Psicoterapia — la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è efficace per attacchi di panico e per ridurre l’ansia che mantiene la depersonalizzazione. Anche tecniche specifiche di rielaborazione (es. EMDR, se indicato per traumi) possono essere utili in certi casi. Il lavoro con uno psicoterapeuta ti aiuta a spezzare il circolo «paura → pensieri catastrofici → peggioramento dei sintomi».
Mayo Clinic
+1
Evita ricerche catastrofiche online — capisco la tentazione di cercare risposte su internet, ma spesso si trovano solo testimonianze estreme che aumentano la paura. Affidati ai professionisti che ti seguono e usa le fonti ufficiali per informazioni generali.
Prognosi — la buona notizia è che molte persone con sintomi simili recuperano o imparano a gestirli molto bene con trattamento e supporto; non è detto che sia permanente. Tuttavia ogni persona è diversa, quindi un piano personalizzato è la scelta migliore.
Mayo Clinic
+1
Quando contattare aiuto urgente: se senti di poter farti del male, se l’ansia diventa incontrollabile o hai pensieri di suicidio, cerca subito assistenza d’emergenza o una linea di supporto locale. Se ti serve, posso indicarti contatti utili (numeri di emergenza o linee di ascolto).
SAMHSA
Infine, consigli pratici da mettere in atto subito: mantieni l’astinenza da sostanze, annota un diario dei sintomi (quando arrivano, durata, fattori scatenanti), continua il trattamento farmacologico solo se seguito e spiegato dal tuo medico, prova esercizi di grounding e programma regolari sedute di psicoterapia.
Sarebbe utile e consigliato approfondire rivolgendosi a uno specialista per valutare insieme la terapia farmacologica, le tecniche psicoterapeutiche più adatte e un piano per il sonno e la gestione dell’ansia.
Un saluto,
DOTTORESSA SILVIA PARISI
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SESSUOLOGA
mft.nhs.uk
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Qualche punto pratico e rassicurante su cui puoi lavorare da subito:
Respirazione e grounding — quando arriva l’ansia o la derealizzazione prova tecniche semplici: respirazione lenta (4 secondi in, 6 secondi out), toccare con attenzione un oggetto vicino e descriverlo (colore, forma, temperatura), appoggiare i piedi a terra e contare i passi nella testa. Queste cose non «curano» tutto, ma riducono l’intensità dell’attacco e ti riportano alla sensazione di controllo.
Sonno e farmaci — l’insonnia peggiora ansia e depersonalizzazione; segui buone regole di igiene del sonno (orari regolari, niente schermi prima di dormire, ambiente riposante). Se stai assumendo zolpidem o altri ipnotici, ricorda che la sospensione improvvisa può causare problemi; qualsiasi modifica va concordata col medico che ti ha prescritto.
PMC
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Farmaci per l’ansia/panico — gli SSRI (come il citalopram) sono tra le opzioni raccomandate per disturbo di panico e ansia e spesso richiedono alcune settimane prima di dare benefit reali; è importante non interromperli da solo e parlare con lo psichiatra/psicoterapeuta del dosaggio e degli effetti attesi.
NICE
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Psicoterapia — la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è efficace per attacchi di panico e per ridurre l’ansia che mantiene la depersonalizzazione. Anche tecniche specifiche di rielaborazione (es. EMDR, se indicato per traumi) possono essere utili in certi casi. Il lavoro con uno psicoterapeuta ti aiuta a spezzare il circolo «paura → pensieri catastrofici → peggioramento dei sintomi».
Mayo Clinic
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Evita ricerche catastrofiche online — capisco la tentazione di cercare risposte su internet, ma spesso si trovano solo testimonianze estreme che aumentano la paura. Affidati ai professionisti che ti seguono e usa le fonti ufficiali per informazioni generali.
Prognosi — la buona notizia è che molte persone con sintomi simili recuperano o imparano a gestirli molto bene con trattamento e supporto; non è detto che sia permanente. Tuttavia ogni persona è diversa, quindi un piano personalizzato è la scelta migliore.
Mayo Clinic
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Quando contattare aiuto urgente: se senti di poter farti del male, se l’ansia diventa incontrollabile o hai pensieri di suicidio, cerca subito assistenza d’emergenza o una linea di supporto locale. Se ti serve, posso indicarti contatti utili (numeri di emergenza o linee di ascolto).
SAMHSA
Infine, consigli pratici da mettere in atto subito: mantieni l’astinenza da sostanze, annota un diario dei sintomi (quando arrivano, durata, fattori scatenanti), continua il trattamento farmacologico solo se seguito e spiegato dal tuo medico, prova esercizi di grounding e programma regolari sedute di psicoterapia.
Sarebbe utile e consigliato approfondire rivolgendosi a uno specialista per valutare insieme la terapia farmacologica, le tecniche psicoterapeutiche più adatte e un piano per il sonno e la gestione dell’ansia.
Un saluto,
DOTTORESSA SILVIA PARISI
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SESSUOLOGA
Salve comprendo la sua preoccupazione, sembra che, quasi dal “nulla”, sia stat* catapultato/a in una condizione di sofferenza e di disagio che sta impattando fortemente la sua vita. Se non lo ha fatto le consiglierei innanzitutto di confrontarsi con il collega che le ha prescritto i farmaci e le suggerirei una valutazione psicologica per comprendere l’origine del suo malessere e quale sia il trattamento più adeguato affinché possa essere trovare la serenità.
caro utente,
Mi dispiace che tu stia attraversando tutto questo: quello che descrivi — panico, ansia persistente, insonnia, episodi di depersonalizzazione/derealizzazione — è estremamente destabilizzante e fa sentire isolati. È normale spaventarsi e sentirsi in colpa dopo un’esperienza con una sostanza, ma questo non significa che tu sia irrimediabilmente danneggiato. Molte persone migliorano molto con il tempo e con il sostegno giusto.
Sulla cura: hai fatto bene a rivolgerti a un professionista. Se ti hanno prescritto farmaci (Zolpidem, Citalopram), è importante parlarne con lo psichiatra se noti peggioramenti o effetti collaterali — non interrompere la terapia da solo. La psicoterapia può fare una grande differenza: io lavoro ascoltando la tua storia, i tuoi legami e le modalità con cui rispondi alla paura, e insieme mettiamo in pratica anche strumenti concreti per regolare l’ansia. Spesso si combina lavoro relazionale profondo con tecniche più focali (per esempio strategie per il panico e la regolazione emotiva).
Hai fatto il passo più difficile, che è raccontarti — grazie per la fiducia. Se vuoi, cominciamo da qui.
Mi dispiace che tu stia attraversando tutto questo: quello che descrivi — panico, ansia persistente, insonnia, episodi di depersonalizzazione/derealizzazione — è estremamente destabilizzante e fa sentire isolati. È normale spaventarsi e sentirsi in colpa dopo un’esperienza con una sostanza, ma questo non significa che tu sia irrimediabilmente danneggiato. Molte persone migliorano molto con il tempo e con il sostegno giusto.
Sulla cura: hai fatto bene a rivolgerti a un professionista. Se ti hanno prescritto farmaci (Zolpidem, Citalopram), è importante parlarne con lo psichiatra se noti peggioramenti o effetti collaterali — non interrompere la terapia da solo. La psicoterapia può fare una grande differenza: io lavoro ascoltando la tua storia, i tuoi legami e le modalità con cui rispondi alla paura, e insieme mettiamo in pratica anche strumenti concreti per regolare l’ansia. Spesso si combina lavoro relazionale profondo con tecniche più focali (per esempio strategie per il panico e la regolazione emotiva).
Hai fatto il passo più difficile, che è raccontarti — grazie per la fiducia. Se vuoi, cominciamo da qui.
Gentilissimo/a, grazie per la condivisione innanzitutto. Capisco la situazione che ti è successa, e posso solo immaginare l'angoscia e la paura che stai vivendo, che tutto questo possa non finire mai. Credo che intraprendere un percorso di terapia possa aiutarti ad esplorare e provare a comprendere le motivazioni sottostanti questi pensieri e difficoltà a tornare alla vita di prima nonostante la cura farmacologica, individuando insieme allo specialista delle strategie per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
Cordiali saluti
AV
Resto a disposizione!
Cordiali saluti
AV
Salve. Comprendo la sua preoccupazione, tuttavia ritengo che non sia utile concentrarsi su pensieri che hanno come oggetto "danni permanenti" o sensi di colpa; questi possono essere il frutto dell'ansia e di un atteggiamento che promuove ansia e predispone ad orientare scelte, decisioni in maniera ansiosa. Per quanto possa essere disturbante l'ansia che si manifesta come un attacco di panico o in altre forme acute, dovrebbe essere considerata come un segnale estremo lanciato dal corpo, un segnale di richiesta di attenzione che riguarda la vita mentale; c'è qualche aspetto della vita interiore che chiede di essere ascoltato, che rivendica il diritto di emergere ed essere considerato. Di questi aspetti bisogna prendersi cura ed agevolarne l'espressione. Nel caso contrario il corpo e la mente non hanno altri mezzi se non produrre malessere per ricevere attenzioni. Dunque, il mio invito è quello di prendersi cura in maniera premurosa di sè.
Cordiali saluti
Cordiali saluti
Gentile utente,
consultare uno psicoterapeuta è la cosa migliore da fare in questo caso e le consiglio di fare un percorso regolare per imparare a gestire i sintomi dell'ansia e di derealizzazione che di frequente insorgono dopo l'utilizzo della cannabis.
Non è qualcosa di irreversibile ma deve senza dubbio essere gestito all'interno di un setting specifico come quello della terapia.
Le auguro il meglio
Dott.ssa Filippi
consultare uno psicoterapeuta è la cosa migliore da fare in questo caso e le consiglio di fare un percorso regolare per imparare a gestire i sintomi dell'ansia e di derealizzazione che di frequente insorgono dopo l'utilizzo della cannabis.
Non è qualcosa di irreversibile ma deve senza dubbio essere gestito all'interno di un setting specifico come quello della terapia.
Le auguro il meglio
Dott.ssa Filippi
Caro utente, la domanda è posta male. C'è senz'altro possibilità di recuperare. Se lei recupererà, questo purtroppo non si può sapere, dipende da quanto ardentemente tende verso una versione migliore di sé oppure è terrorizzato dall'idea del cambiamento.
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti
Salve, descrive molto frequente in chi ha avuto una reazione acuta da cannabis, specialmente in presenza di una vulnerabilità ansiosa preesistente. Gli episodi di attacco di panico seguito da derealizzazione, insonnia e pensieri ossessivi sono manifestazioni classiche di una risposta ansiosa protratta, che può essere scatenata dall’uso di sostanze, anche in soggetti che non ne avevano mai avuto sintomi prima. È comprensibile la sua paura, soprattutto se la sensazione è quella di “non tornare più come prima”. Ma è importante dirle con chiarezza che non si è danneggiato in modo permanente. Il suo cervello sta reagendo a un forte stress psico-fisico e ha bisogno di tempo, calma e strumenti giusti per riequilibrarsi. La diagnosi di "ansia acuta su base tossica" indica proprio una condizione temporanea, non cronica né irreversibile. Il senso di colpa che prova, molto comune in situazioni simili, può aumentare la percezione di angoscia e alimentare un circolo vizioso di pensieri intrusivi e paure catastrofiche. In questi casi, la psicoterapia integrata, che può includere elementi di EMDR o Mindfulness, può aiutare a sciogliere il trauma legato a quell’esperienza, a lavorare sull’ansia anticipatoria e a restituire fiducia nella propria capacità di guarire. Sul piano farmacologico, le consiglio di confrontarsi sempre con il medico o lo psichiatra che la sta seguendo, soprattutto se nota effetti collaterali, cambiamenti nei sintomi o dubbi sulla terapia. La buona notizia è che è possibile recuperare pienamente, e moltissime persone che hanno vissuto episodi simili tornano a vivere con serenità e presenza. È essenziale però non isolarsi, evitare l’autodiagnosi e la ricerca compulsiva di conferme online, che alimenta solo la confusione e l’ansia. Continui su questa strada, con pazienza e fiducia nel lavoro psicoterapeutico.
Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Gentile utente, Grazie per averci scritto.
Penso che sia importante intraprendere un percorso di psicoterapia in modo da poter imparare ad affrontare e gestire le emozioni soprattutto quelle legate ad emozioni tanto intense.
La saluto e le auguro il meglio certa in un epilogo positivo
Penso che sia importante intraprendere un percorso di psicoterapia in modo da poter imparare ad affrontare e gestire le emozioni soprattutto quelle legate ad emozioni tanto intense.
La saluto e le auguro il meglio certa in un epilogo positivo
Buona sera,
E' possibile che l'assunzione di cannabis abbia agito da fattore scatenante rispetto all'esordio del suo disturbo d'ansia. La paura che la cosa non si risolva e che il danno sia irreparabile sostiene i suoi sintomi, causandole uno stato d'ansia pressoche' costante. Assocerei alla terapia farmacologica un percorso di psicoterapia orientato a comprendere e gestire al meglio l'ansia, contestualizzando il disturbo anche alla luce della sua situazione di vita attuale e della sua storia.
Cordiali saluti
E' possibile che l'assunzione di cannabis abbia agito da fattore scatenante rispetto all'esordio del suo disturbo d'ansia. La paura che la cosa non si risolva e che il danno sia irreparabile sostiene i suoi sintomi, causandole uno stato d'ansia pressoche' costante. Assocerei alla terapia farmacologica un percorso di psicoterapia orientato a comprendere e gestire al meglio l'ansia, contestualizzando il disturbo anche alla luce della sua situazione di vita attuale e della sua storia.
Cordiali saluti
ciao, grazie della domanda.
mi dispiace per l'esperienza che ha descritto , comprendo lo stato d'ansia e la paura dell'incerto.
Suggerirei di affidarsi ad uno specialista, per poter innanzitutto capire se la farmacoterapia è appropriata o necessita di un cambiamento e poi eventualmente valuterei anche un percorso psicoterapeutico che possa aiutarla a capire i sintomi ansiogeni gestirli.
mi dispiace per l'esperienza che ha descritto , comprendo lo stato d'ansia e la paura dell'incerto.
Suggerirei di affidarsi ad uno specialista, per poter innanzitutto capire se la farmacoterapia è appropriata o necessita di un cambiamento e poi eventualmente valuterei anche un percorso psicoterapeutico che possa aiutarla a capire i sintomi ansiogeni gestirli.
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