Salve, grazie in anticipo delle risposte. Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazi
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Salve, grazie in anticipo delle risposte.
Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazione con la mia compagna (ha voluto interrompere lei), che a parte i soliti sintomi post-rottura moltiplicati esponenzialmente, mi sta portando ad una fase di analisi della mia vita. In questi recenti mesi infatti ho avuto:
- Dipendenza emotiva totale dalla relazione
- picchi di ansia /depressione /apatia dovuta a insoddisfazione cronica
- pensieri ricorrenti di suicidio
- annullamento del desiderio sessuale
- confusione continua su direzione di vita e lavoro
- autostima pessima
Vorrei capire visto l'insieme qual'è la terapia che consigliate migliore per la mia situazione e chi può svolgerla (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, ecc.),
Grazie
Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazione con la mia compagna (ha voluto interrompere lei), che a parte i soliti sintomi post-rottura moltiplicati esponenzialmente, mi sta portando ad una fase di analisi della mia vita. In questi recenti mesi infatti ho avuto:
- Dipendenza emotiva totale dalla relazione
- picchi di ansia /depressione /apatia dovuta a insoddisfazione cronica
- pensieri ricorrenti di suicidio
- annullamento del desiderio sessuale
- confusione continua su direzione di vita e lavoro
- autostima pessima
Vorrei capire visto l'insieme qual'è la terapia che consigliate migliore per la mia situazione e chi può svolgerla (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, ecc.),
Grazie
Buongiorno, può rivolgersi ad uno psicoterapeuta, il quale valuterà l'eventuale invio ad uno psichiatra (in base alla gravità dei sintomi) per un percorso congiunto.
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Buongiorno,
grazie per aver scritto, mi spiace per la situazione che ha subito.
Direi sarebbe utile rivolgersi a uno psicoterapeuta per un primo momento conoscitivo per considerare il tutto e il suo ritrovarsi a fare un analisi della sua vita.
Rimango a disposizione.
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia
Psicologa Psicoterapeuta
grazie per aver scritto, mi spiace per la situazione che ha subito.
Direi sarebbe utile rivolgersi a uno psicoterapeuta per un primo momento conoscitivo per considerare il tutto e il suo ritrovarsi a fare un analisi della sua vita.
Rimango a disposizione.
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia
Psicologa Psicoterapeuta
Salve,
potrebbe rivolgersi ad uno/a Psicoterapeuta per una consulenza al fine di un percorso psicologico, e sarà il/la collega a fare una valutazione clinica in base a diversi fattori quali la frequenza e l'intensità dei sintomi ecc ecc, per comprendere se avviare un percorso integrato anche con uno/a Psichiatra. Tutto ciò, condividendo chiaramente ogni passaggio con lei.
potrebbe rivolgersi ad uno/a Psicoterapeuta per una consulenza al fine di un percorso psicologico, e sarà il/la collega a fare una valutazione clinica in base a diversi fattori quali la frequenza e l'intensità dei sintomi ecc ecc, per comprendere se avviare un percorso integrato anche con uno/a Psichiatra. Tutto ciò, condividendo chiaramente ogni passaggio con lei.
Buongiorno da quello che racconta potrebbe essere utile un percorso di sedute di psicoterapia per far emergere le motivazioni profonde del suo disagio. saluti
Buonasera, la psicoterapia sembrerebbe quella più adatta alla sua situazione. In base alla durata e all'intensità dei sintomi, sarà lo stesso psicoterapeuta che consiglierà un consulto psichiatrico per permettere alla terapia di avere maggiore efficacia, ma non sempre si rivela necessario. Buona serata
Buongiorno, le consiglierei di iniziare una psicoterapia relazionale o dinamica che possa andare ad approfondire quali sono i suoi schemi relazionali, le sue aspettative circa la vita di coppia e, nello specifico, verso questa relazione e persona. La pervasività delle reazioni alla rottura della relazione indicano un grande investimento in questa storia e capirne i motivi la aiuterà a stare meglio e a valutare le prossime relazioni con più consapevolezza al fine di proteggersi maggiormente. Cordialmente
Salve,
quello che descrive va preso molto seriamente, non tanto per “etichettare” una condizione, ma perché ci sono diversi segnali di sofferenza importante (in particolare i pensieri ricorrenti di suicidio, l’apatia e il crollo dell’autostima) che meritano un supporto adeguato e non rimandabile.
Una rottura dopo 5 anni può avere un impatto molto profondo: non si perde solo la persona, ma anche abitudini, riferimenti, progetti e in parte un senso di identità. Quello che lei chiama “dipendenza emotiva” e la sensazione di vuoto o disorientamento sono reazioni che spesso emergono proprio quando una relazione aveva un ruolo centrale nella propria vita.
Detto questo, la presenza di pensieri suicidari è un elemento che orienta chiaramente la risposta: è importante affiancare alla psicoterapia anche una valutazione psichiatrica. Non significa necessariamente dover assumere farmaci, ma avere una valutazione completa del suo stato attuale e, se necessario, un supporto anche sul piano biologico per stabilizzare l’umore e ridurre l’intensità dei sintomi.
Per quanto riguarda la psicoterapia, non esiste un unico approccio “migliore” in assoluto, ma nel suo caso sarebbero indicati percorsi che lavorino su più livelli:
gestione dei pensieri ricorrenti e dell’ansia
elaborazione della rottura e del lutto relazionale
ricostruzione dell’identità e dell’autostima
comprensione delle dinamiche di dipendenza affettiva
Approcci come quello cognitivo-comportamentale, oppure percorsi più integrati o focalizzati sulle relazioni, possono essere efficaci, a patto che ci sia una buona alleanza terapeutica e un lavoro continuativo.
Rispetto alla sua domanda “da chi andare”:
uno psicoterapeuta è la figura centrale per il percorso
uno psichiatra può affiancarsi per una valutazione clinica e, se necessario, farmacologica
Un punto importante: i pensieri suicidari non vanno gestiti da soli. Se dovessero diventare più intensi o concreti, è fondamentale rivolgersi tempestivamente a un professionista o a un servizio di emergenza.
Anche se ora può sembrarle tutto confuso e senza direzione, questa fase può essere affrontata e rielaborata con il giusto supporto. Non è una condizione definitiva, ma un momento critico che ha bisogno di essere accompagnato.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo, così da valutare insieme in modo più approfondito la situazione e strutturare un percorso adeguato.
quello che descrive va preso molto seriamente, non tanto per “etichettare” una condizione, ma perché ci sono diversi segnali di sofferenza importante (in particolare i pensieri ricorrenti di suicidio, l’apatia e il crollo dell’autostima) che meritano un supporto adeguato e non rimandabile.
Una rottura dopo 5 anni può avere un impatto molto profondo: non si perde solo la persona, ma anche abitudini, riferimenti, progetti e in parte un senso di identità. Quello che lei chiama “dipendenza emotiva” e la sensazione di vuoto o disorientamento sono reazioni che spesso emergono proprio quando una relazione aveva un ruolo centrale nella propria vita.
Detto questo, la presenza di pensieri suicidari è un elemento che orienta chiaramente la risposta: è importante affiancare alla psicoterapia anche una valutazione psichiatrica. Non significa necessariamente dover assumere farmaci, ma avere una valutazione completa del suo stato attuale e, se necessario, un supporto anche sul piano biologico per stabilizzare l’umore e ridurre l’intensità dei sintomi.
Per quanto riguarda la psicoterapia, non esiste un unico approccio “migliore” in assoluto, ma nel suo caso sarebbero indicati percorsi che lavorino su più livelli:
gestione dei pensieri ricorrenti e dell’ansia
elaborazione della rottura e del lutto relazionale
ricostruzione dell’identità e dell’autostima
comprensione delle dinamiche di dipendenza affettiva
Approcci come quello cognitivo-comportamentale, oppure percorsi più integrati o focalizzati sulle relazioni, possono essere efficaci, a patto che ci sia una buona alleanza terapeutica e un lavoro continuativo.
Rispetto alla sua domanda “da chi andare”:
uno psicoterapeuta è la figura centrale per il percorso
uno psichiatra può affiancarsi per una valutazione clinica e, se necessario, farmacologica
Un punto importante: i pensieri suicidari non vanno gestiti da soli. Se dovessero diventare più intensi o concreti, è fondamentale rivolgersi tempestivamente a un professionista o a un servizio di emergenza.
Anche se ora può sembrarle tutto confuso e senza direzione, questa fase può essere affrontata e rielaborata con il giusto supporto. Non è una condizione definitiva, ma un momento critico che ha bisogno di essere accompagnato.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo, così da valutare insieme in modo più approfondito la situazione e strutturare un percorso adeguato.
Buonasera,
la sintomatologia che descrive è significativa e va presa seriamente, soprattutto per la presenza di pensieri suicidari.
In questi casi è indicato un percorso di psicoterapia (con psicoterapeuta), per lavorare su dipendenza affettiva, autostima e regolazione emotiva ma anche una valutazione psichiatrica, utile per capire se sia indicato un supporto farmacologico nella fase acuta.
Non esiste una “terapia migliore” in assoluto. La priorità è non affrontare questa fase da solo e costruire un supporto clinico adeguato. Se i pensieri suicidari dovessero intensificarsi, è importante rivolgersi tempestivamente a servizi di emergenza o a un professionista.
Obiettivo iniziale: stabilizzazione emotiva; successivamente, lavoro più approfondito sugli aspetti relazionali e identitari.
Se lo desidera possiamo sentirci telefonicamente.
Un saluto,
Dott.ssa Greta Pisano
la sintomatologia che descrive è significativa e va presa seriamente, soprattutto per la presenza di pensieri suicidari.
In questi casi è indicato un percorso di psicoterapia (con psicoterapeuta), per lavorare su dipendenza affettiva, autostima e regolazione emotiva ma anche una valutazione psichiatrica, utile per capire se sia indicato un supporto farmacologico nella fase acuta.
Non esiste una “terapia migliore” in assoluto. La priorità è non affrontare questa fase da solo e costruire un supporto clinico adeguato. Se i pensieri suicidari dovessero intensificarsi, è importante rivolgersi tempestivamente a servizi di emergenza o a un professionista.
Obiettivo iniziale: stabilizzazione emotiva; successivamente, lavoro più approfondito sugli aspetti relazionali e identitari.
Se lo desidera possiamo sentirci telefonicamente.
Un saluto,
Dott.ssa Greta Pisano
Lo psichiatra sembrerebbe necessario per un sostegno farmacologico, stante il numero e la consistenza dei sintomi. Ad esso va aggiunta una psicoterapia che le consiglio caldamente di seguire con uno psicologo o psicologa psicoterapeuti in quanto gli psicologi hanno una maggiore e migliore formazione in Psicologia sulla quale si basa successivamente la formazione in Psicoterapia. Ci sono vari indirizzi psicoterapeutici e su internet potrà trovare qualche indicazione per la scelta. Le segnalo il mio approccio integrato che unisce i vantaggi della Psicoterapia Breve a tecniche più dialogiche particolarmente adatte ad esplorare e migliorare i rapporti interpersonali. Trova maggiori info sul sito a mio nome.
Buonasera, una rottura relazionale può essere un evento molto intenso e, in alcuni casi, anche traumatico per il nostro equilibrio emotivo. Quello che descrive merita sicuramente attenzione e ascolto. Un percorso con uno psicoterapeuta potrebbe aiutarla a comprendere meglio le dinamiche che stanno alla base di questa sofferenza, dandole anche strumenti utili per affrontarla in modo più consapevole. Un caro saluto.
buonasera,è sicuramente positivo il fatto che Lei si sia messo in discussione su tutti gli aspetti principali della sua vita. E' un momento difficile e sicuramente un percorso psicoterapeutico è necessario. Sarà poi lo psicologo, in base a una serie di valutazioni a inviarla , se serve, anche da uno psichiatra. Io lavoro cosi: a chi reputo necessario somministro un est che mi aiuta ad avere un profili delle personalità che mi evidenzia i nuclei piu importanti dandomi modo di agire mirata.E comunque l'apprroccio strategico , prevede di partire dal sintomo. Spero di esserle stata d' aiuto.
Salve ho letto ciò che ha condiviso, la separazione che ha vissuto da una persona importante può aver avuto certamente un grande impatto emotivo e potenzialmente traumatico, sarebbe utile però poter approfondire le origini di questa sofferenza anche guardando al suo momento di vita attuale e alla sua storia di vita e dare spazio alla sensazione di perdita di significato e di confusione che potrebbe provare attualmente. La psicoterapia prevede un percorso in cui si possono approfondire schemi relazionali disfunzionali ed intervenire sui sintomi ansiosi e/o depressivi, andando a lavorare su emozioni, pensieri e comportamenti e su obiettivi condivisi. Spero di averle dato informazioni ed aiuto per orientarsi alla cura di sè.
Buongiorno, le consiglio di contattare uno psicoterapeuta uomo
che si occupi anche di problematiche afferenti la sfera psicosessuale
che si occupi anche di problematiche afferenti la sfera psicosessuale
Caro signore,
credo, pur non volendola allarmare, che l'elemento dirimente possa essere legato ai suoi pensieri ricorrenti di suicidio. Passano in breve tempo oppure si sofferma a lungo su di essi e ipotizza anche come potrebbe metterlo in atto? Nel primo caso può appoggiarsi a uno psicoterapeuta, nel secondo le consiglierei invece di contattare uno psichiatra per farsi supportare. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
credo, pur non volendola allarmare, che l'elemento dirimente possa essere legato ai suoi pensieri ricorrenti di suicidio. Passano in breve tempo oppure si sofferma a lungo su di essi e ipotizza anche come potrebbe metterlo in atto? Nel primo caso può appoggiarsi a uno psicoterapeuta, nel secondo le consiglierei invece di contattare uno psichiatra per farsi supportare. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
Buongiorno leggendo la sua sintomatologia, che capisco possa essere molto difficile da affrontare e gestire, ritengo che sia importante che lei in prima istanza si rivolga ad uno psicoterapeuta. Insieme potrete programmare un percorso in vista del raggiungimento di un benessere personale e relazionale con l'altro. La necessità di rivolgersi anche ad uno psichiatra é un'eventualità che potrete valutare insieme analizzando diversi aspetti vhe la caratterizzano.
In bocca al lupo
In bocca al lupo
Buongiorno. Dopo l'interruzione di una relazione affettiva importante accade che si metta in discussione tutta la propria vita. ripensando alle proprie scelte sia nell'ambito più strettamente personale che lavorativo. Una rottura di una relazione comporta inevitabilmente una crisi con tutti gli elementi di sofferenza e sintomi che lei descrive, Tuttavia, nel tempo, può essere anche un momento di riflessione e di crescita individuale e relazionale.
Può essere utile che lei intraprenda un percorso individuale con uno psicoterapeuta piuttosto che assumere psicofarmaci e "medicalizzare" troppo un periodo critico della sua vita.
Può essere utile che lei intraprenda un percorso individuale con uno psicoterapeuta piuttosto che assumere psicofarmaci e "medicalizzare" troppo un periodo critico della sua vita.
Gentile utente, terminare una relazione sentimentale può essere un momento profondamente doloroso e complesso, un vero e proprio lutto. Tutto viene messo un discussione, ci si sente persi e smarriti. Credo che un supporto psicologico con uno psicoterapeuta possa essere ciò di cui ha bisogno. Sarà poi il professionista a valutare se fosse necessario coinvolgere altre figure (es psichiatra). Per quanto riguarda l'appoccio migliore non credo esista l'approccio perfetto ma solo il terapeuta che sente fare più al caso suo, un professionista con cui sente di potersi fidare e affidare per lavorare insieme su ciò che le sta accadendo e sente. Rimango a disposizione Cordiali saluti Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buongiorno, la situazione da Lei descritta riguarda sicuramente la sfera emotiva relazionale, con conseguenze psicologiche che possono avere conseguenze non di poco conto anche sulla altre sfere della vita quotidiana. Sicuramente una psicoterapia sistemico - relazionale potrebbe individuare il nucleo del malessere per raggiungere una qualità di vita migliore. Resto a Sua disposizione. Dott.ssa Stefania Barsotti
Buongiorno e grazie del messaggio. Penso che una psicoterapia di tipo psicodinamico sia molto indicata nei casi d'ansia/depressione, per chiarire le cause di tali stati d'animo. Potrebbe ridare un senso nuovo alla Sua vita, ricontestualizzando i motivi e le origini di una condizione così dolorosa, quale è quella in cui vive da molto tempo e accrescere soprattuto la propria autonomia emotiva e la propria autostima. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Salve, grazie a lei per aver condiviso una situazione così delicata.
Quello che descrive è un insieme di vissuti molto intensi che spesso possono emergere dopo una rottura significativa, soprattutto quando la relazione ha rappresentato un punto centrale nella propria vita. Tuttavia, alcuni elementi che riporta — come la dipendenza emotiva, i picchi di ansia e depressione, l’apatia, il calo dell’autostima e soprattutto i pensieri ricorrenti di suicidio — indicano una sofferenza importante che merita attenzione e supporto adeguato.
Provo a rispondere in modo chiaro ai suoi dubbi:
1. Che tipo di percorso è indicato?
Un percorso di psicoterapia è sicuramente la scelta più indicata. In particolare, approcci come la psicoterapia cognitivo-comportamentale possono aiutare a:
comprendere e modificare i pensieri negativi ricorrenti
lavorare sulla dipendenza affettiva
ricostruire l’autostima
gestire ansia e umore depresso
ritrovare una direzione personale e lavorativa
Anche approcci integrati (che includano, ad esempio, tecniche di mindfulness o lavoro sulle emozioni) possono essere molto utili.
2. Psicologo, psicoterapeuta o psichiatra?
Psicologo: può offrire supporto e consulenza, ma per un lavoro più profondo e continuativo è preferibile una psicoterapia.
Psicoterapeuta: è lo specialista più indicato per affrontare in modo strutturato le difficoltà che descrive.
Psichiatra: diventa importante quando i sintomi sono molto intensi o persistenti, soprattutto in presenza di pensieri suicidari, perché può valutare anche un eventuale supporto farmacologico.
Nel suo caso, potrebbe essere utile affiancare psicoterapia e una valutazione psichiatrica, almeno iniziale, per avere un inquadramento completo.
3. Un aspetto importante
I pensieri ricorrenti di suicidio non vanno sottovalutati, anche se non accompagnati da intenzioni immediate. Sono un segnale di forte sofferenza e meritano uno spazio di ascolto e intervento tempestivo.
In sintesi, la strada più indicata è intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta e valutare, se necessario, anche un supporto psichiatrico. Affrontare questo momento con un aiuto professionale può aiutarla non solo a superare la rottura, ma anche a comprendere meglio sé stesso e costruire un equilibrio più solido per il futuro.
Resto a disposizione e le consiglio di approfondire quanto prima con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quello che descrive è un insieme di vissuti molto intensi che spesso possono emergere dopo una rottura significativa, soprattutto quando la relazione ha rappresentato un punto centrale nella propria vita. Tuttavia, alcuni elementi che riporta — come la dipendenza emotiva, i picchi di ansia e depressione, l’apatia, il calo dell’autostima e soprattutto i pensieri ricorrenti di suicidio — indicano una sofferenza importante che merita attenzione e supporto adeguato.
Provo a rispondere in modo chiaro ai suoi dubbi:
1. Che tipo di percorso è indicato?
Un percorso di psicoterapia è sicuramente la scelta più indicata. In particolare, approcci come la psicoterapia cognitivo-comportamentale possono aiutare a:
comprendere e modificare i pensieri negativi ricorrenti
lavorare sulla dipendenza affettiva
ricostruire l’autostima
gestire ansia e umore depresso
ritrovare una direzione personale e lavorativa
Anche approcci integrati (che includano, ad esempio, tecniche di mindfulness o lavoro sulle emozioni) possono essere molto utili.
2. Psicologo, psicoterapeuta o psichiatra?
Psicologo: può offrire supporto e consulenza, ma per un lavoro più profondo e continuativo è preferibile una psicoterapia.
Psicoterapeuta: è lo specialista più indicato per affrontare in modo strutturato le difficoltà che descrive.
Psichiatra: diventa importante quando i sintomi sono molto intensi o persistenti, soprattutto in presenza di pensieri suicidari, perché può valutare anche un eventuale supporto farmacologico.
Nel suo caso, potrebbe essere utile affiancare psicoterapia e una valutazione psichiatrica, almeno iniziale, per avere un inquadramento completo.
3. Un aspetto importante
I pensieri ricorrenti di suicidio non vanno sottovalutati, anche se non accompagnati da intenzioni immediate. Sono un segnale di forte sofferenza e meritano uno spazio di ascolto e intervento tempestivo.
In sintesi, la strada più indicata è intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta e valutare, se necessario, anche un supporto psichiatrico. Affrontare questo momento con un aiuto professionale può aiutarla non solo a superare la rottura, ma anche a comprendere meglio sé stesso e costruire un equilibrio più solido per il futuro.
Resto a disposizione e le consiglio di approfondire quanto prima con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quello che descrivi sembra un momento di forte sofferenza e merita un support. La presenza di pensieri ricorrenti di suicidio è un segnale importante: ti consiglierei di rivolgerti al più presto a uno psicoterapeuta e, se questi pensieri sono intensi o senti di non riuscire a gestirli, anche a uno psichiatra per una valutazione complessiva. Se in questo momento senti che potresti farti del male, contatta immediatamente il 112 o il pronto soccorso più vicino.
In questa fase, una psicoterapia può aiutarti a elaborare la rottura, capire la dipendenza affettiva, lavorare sull’autostima e fare chiarezza su direzione personale e lavorativa. Se però l’ansia, l’apatia e i pensieri suicidari sono molto presenti, lo psichiatra può essere utile per valutare se serve anche un sostegno farmacologico, da affiancare al percorso psicologico.
Ti direi di non affrontarla da solo: cerca al più presto un professionista con cui parlare apertamente di tutto quello che stai vivendo, senza minimizzare.
In questa fase, una psicoterapia può aiutarti a elaborare la rottura, capire la dipendenza affettiva, lavorare sull’autostima e fare chiarezza su direzione personale e lavorativa. Se però l’ansia, l’apatia e i pensieri suicidari sono molto presenti, lo psichiatra può essere utile per valutare se serve anche un sostegno farmacologico, da affiancare al percorso psicologico.
Ti direi di non affrontarla da solo: cerca al più presto un professionista con cui parlare apertamente di tutto quello che stai vivendo, senza minimizzare.
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