Saluti, Sono un ragazzo di 28 anni che da più di 6 anni soffre di attacchi di panico/ansia anticipa
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Saluti,
Sono un ragazzo di 28 anni che da più di 6 anni soffre di attacchi di panico/ansia anticipatoria. La qualità della mia vita è distrutta da anni e purtroppo, sebbene venga seguito da una clinica psichiatrica di alto livello, da 3 anni che la frequento non si è riuscito a risolvere il mio problema, ma solo ad ottenere timidi miglioramenti.
Vengo seguito parallelamente da una psicologa-psicoterapeuta, con risultati quasi nulli.
Alla visita odierna in clinica, mi è stato detto che sto usando "farmaci di terza linea" per combattere l'ansia e che oltre a quelli di terza linea non esistono altri.
Sono arrivato ad assumere farmaci di terza linea poiché dicono che sono molto farmacoresistente e dei farmaci provati sento soprattutto gli effetti collaterali (sonnolenza e disfunzione erettile).
Le benzodiazepine et similia non mi danno aiuto.
Altre patologie che ho sono la Sclerosi Multipla e la Tiroidite di Hashimoto (entrambe in trattamento)
Le medicine che mi hanno fatto provare dal 2020 sono in ordine: Paroxetina, Sertralina, Citalopram, Pregabalin, Duloxetina, Quetiapina, Tractana, Laroxyl, Depakin, Pamiprexolo.
Ad oggi, assumo per l'ansia Pregabalin, Laroxyl, Pamiprexolo.
Assumo inoltre Alfuzosina e Fingolimod per la Sclerosi Multipla e l'Eutirox per la Tiroidite di Hashimoto.
Vi scrivo perché sono estremamente triste e scoraggiato. Nella mia vita ho un numero enorme di problemi, tra cui soprattutto quelli di salute, che l'ansia non fa che ingigantire e, in ottica futura, mi farà vivere ancora peggio.
È da quando avevo 22 anni che ho smesso di vivere sostanzialmente.
La clinica mi dice che devo avere pazienza con questi farmaci, ma è la stessa clinica che anni fa mi avevo detto "prendendo questa medicina nel giro di 2 anni sarai guarito e potrai smettere di assumerla".
Sono molto scoraggiato. Potete dirmi sinceramente, senza darmi falsi incoraggiamenti, se è veramente possibile uscire fuori dagli attacchi di panico e poter tornare ad avere una vita al 100% NORMALE?
La farmacoresistenza "che cosa significa"? Che sono resistente in generale ad una classe di farmaci oppure soltanto ai farmaci che ho assunto e quindi continuando a sperimentarne di nuovi prima o poi troverò quello giusto?
Mi potete confermare quante medicine il genere umano abbia inventato per combattere l'ansia e se sia vero che sono già arrivato a provare quelle di ultima istanza, quindi conseguentemente me ne rimangano veramente poche ancora da sperimentare?
Sono devastato ed estremamente pessimista sul mio futuro in ragione di questa cosa.
Gli "anni più belli della vita" sono stati invece i peggiori e quelli rimanenti, sperando a questo punto che siano molto pochi, saranno sempre peggiori se non viene risolto questo problema dell'ansia.
Sono un ragazzo di 28 anni che da più di 6 anni soffre di attacchi di panico/ansia anticipatoria. La qualità della mia vita è distrutta da anni e purtroppo, sebbene venga seguito da una clinica psichiatrica di alto livello, da 3 anni che la frequento non si è riuscito a risolvere il mio problema, ma solo ad ottenere timidi miglioramenti.
Vengo seguito parallelamente da una psicologa-psicoterapeuta, con risultati quasi nulli.
Alla visita odierna in clinica, mi è stato detto che sto usando "farmaci di terza linea" per combattere l'ansia e che oltre a quelli di terza linea non esistono altri.
Sono arrivato ad assumere farmaci di terza linea poiché dicono che sono molto farmacoresistente e dei farmaci provati sento soprattutto gli effetti collaterali (sonnolenza e disfunzione erettile).
Le benzodiazepine et similia non mi danno aiuto.
Altre patologie che ho sono la Sclerosi Multipla e la Tiroidite di Hashimoto (entrambe in trattamento)
Le medicine che mi hanno fatto provare dal 2020 sono in ordine: Paroxetina, Sertralina, Citalopram, Pregabalin, Duloxetina, Quetiapina, Tractana, Laroxyl, Depakin, Pamiprexolo.
Ad oggi, assumo per l'ansia Pregabalin, Laroxyl, Pamiprexolo.
Assumo inoltre Alfuzosina e Fingolimod per la Sclerosi Multipla e l'Eutirox per la Tiroidite di Hashimoto.
Vi scrivo perché sono estremamente triste e scoraggiato. Nella mia vita ho un numero enorme di problemi, tra cui soprattutto quelli di salute, che l'ansia non fa che ingigantire e, in ottica futura, mi farà vivere ancora peggio.
È da quando avevo 22 anni che ho smesso di vivere sostanzialmente.
La clinica mi dice che devo avere pazienza con questi farmaci, ma è la stessa clinica che anni fa mi avevo detto "prendendo questa medicina nel giro di 2 anni sarai guarito e potrai smettere di assumerla".
Sono molto scoraggiato. Potete dirmi sinceramente, senza darmi falsi incoraggiamenti, se è veramente possibile uscire fuori dagli attacchi di panico e poter tornare ad avere una vita al 100% NORMALE?
La farmacoresistenza "che cosa significa"? Che sono resistente in generale ad una classe di farmaci oppure soltanto ai farmaci che ho assunto e quindi continuando a sperimentarne di nuovi prima o poi troverò quello giusto?
Mi potete confermare quante medicine il genere umano abbia inventato per combattere l'ansia e se sia vero che sono già arrivato a provare quelle di ultima istanza, quindi conseguentemente me ne rimangano veramente poche ancora da sperimentare?
Sono devastato ed estremamente pessimista sul mio futuro in ragione di questa cosa.
Gli "anni più belli della vita" sono stati invece i peggiori e quelli rimanenti, sperando a questo punto che siano molto pochi, saranno sempre peggiori se non viene risolto questo problema dell'ansia.
Buongiorno, mi dispiace moltissimo per la sua situazione, leggo molto dolore e sofferenza. Purtroppo noi professionisti psicologi non possiamo aiutarla riguardo ai farmaci, dovrebbe chiedere un consulto psichiatrico più che psicologico. L'unica cosa che posso dirle è che è possibile uscire dagli attacchi di panico. La farmacoresistenza si presenta nel momento in cui, per vari motivi, i farmaci non hanno gli effetti desiderati. Anche per capire meglio a quali farmaci è resistente dovrebbe fare un approfondimento psichiatrico. Mi dispiace molto, spero possa trovare risposte alle sue domande. Rimango a disposizione per ulteriori domande o chiarimenti. Le auguro il meglio. Dott.ssa Rota
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Salve, comprendo appieno la sua attuale scoraggiata e preoccupata condizione riguardo al suo futuro, tuttavia desidero rassicurarla sulla disponibilità di altre opzioni di trattamento. Riguardo alla sua situazione di farmacoresistenza, è possibile che il suo organismo abbia sviluppato una certa tolleranza nei confronti dei farmaci assunti fino ad ora. Ciò non implica che non siano presenti altre terapie farmacologiche disponibili per il trattamento dell'ansia, poiché ogni individuo risponde in maniera diversa alle medesime sostanze, potrebbe essere necessario un periodo di sperimentazione ed adattamento al fine di trovare la terapia più idonea alle sue necessità specifiche. Inoltre, è importante sottolineare che la terapia psicologica può rappresentare un'ulteriore opzione efficace per il trattamento dell'ansia. Risulta evidente come il percorso di recupero dall'ansia possa necessitare di un certo tempo e pazienza, ma è altrettanto vero che numerose persone riescono a superare questo disturbo. Non esiste una formula magica per raggiungere tale obiettivo, ma con l'aiuto di professionisti qualificati e con il suo personale impegno, è possibile compiere notevoli progressi e conseguire risultati significativi. Rimango a sua disposizione per ulteriori informazioni, cordiali saluti. DM
Buonasera, anzitutto mi spiace molto leggerla così frustrato e sofferente. Posso solo immaginare quanto le stia richiedendo una situazione così complessa. Per quanto riguarda la tolleranza ai farmaci noi psicologi non possiamo risponderle ma dovrebbe rivolgersi ad un medico psichiatra, poichè è quello il professionista di settore indicato. Riguardo invece gli attacchi di panico posso darle una buona notizia: è possibile uscirne così come è possibile lavorare sull'ansia e sulla deflessione del tono dell'umore. Tutto però richiede tempo, sopratutto quando in un quadro con più fattori da bilanciare. Le auguro il meglio e rimango a disposizione qualora avesse altre domande, cari saluti. Dott.ssa Giulia Remondini
Buonasera, dalle sue parole traspare tanta rabbia, sofferenza e frustrazione.
Immagino quanto per lei questo periodo sia tanto doloroso e mi dispiace molto quello che sta vivendo.
Per quanto riguarda la tolleranza ai farmaci dovrebbe rivolgersi ad un medico psichiatra, poichè è quello il professionista di settore indicato. Riguardo invece gli attacchi di è possibile uscirne attraverso un adeguato percorso di psicoterapia e impararando a gestire la respirazione, durante gli attacchi di panico.
È sicuramente possibile guarire.
Ci vuole solo pazienza e costanza.
Le auguro di trovare il suo equilibrio e rimango a disposizione qualora avesse altre domande.
Dott.ssa Martina Torrisi
Immagino quanto per lei questo periodo sia tanto doloroso e mi dispiace molto quello che sta vivendo.
Per quanto riguarda la tolleranza ai farmaci dovrebbe rivolgersi ad un medico psichiatra, poichè è quello il professionista di settore indicato. Riguardo invece gli attacchi di è possibile uscirne attraverso un adeguato percorso di psicoterapia e impararando a gestire la respirazione, durante gli attacchi di panico.
È sicuramente possibile guarire.
Ci vuole solo pazienza e costanza.
Le auguro di trovare il suo equilibrio e rimango a disposizione qualora avesse altre domande.
Dott.ssa Martina Torrisi
Buonasera,
In base alla mia esperienza clinica in ambito psicoterapeutico e psichiatrico, le posso dire questo: il fattore determinante, dimostrato ormai da tutte le ricerche, è la relazione terapeutica.
Ossia il legame di fiducia e stima che il paziente avverte nei confronti del terapeuta.
Se manca questo fattore, il processo di cura è bloccato, perciò si può osservare la farmaco resistenza e i sintomi non vanno in remissione, come accade a lei.
Perciò, considerando la sua giovane età e quindi la maggiore plasticità neuronale di cui dispone ora, le consiglio di ricercare uno psicoterapeuta che le ispiri fiducia, anche on line, con cui concordare un piano terapeutico ad hoc per lei.
Le auguro il meglio!
In base alla mia esperienza clinica in ambito psicoterapeutico e psichiatrico, le posso dire questo: il fattore determinante, dimostrato ormai da tutte le ricerche, è la relazione terapeutica.
Ossia il legame di fiducia e stima che il paziente avverte nei confronti del terapeuta.
Se manca questo fattore, il processo di cura è bloccato, perciò si può osservare la farmaco resistenza e i sintomi non vanno in remissione, come accade a lei.
Perciò, considerando la sua giovane età e quindi la maggiore plasticità neuronale di cui dispone ora, le consiglio di ricercare uno psicoterapeuta che le ispiri fiducia, anche on line, con cui concordare un piano terapeutico ad hoc per lei.
Le auguro il meglio!
Salve che lo scoraggiamento si faccia largo in questa situazione e comprensibile ma cerchiamo di trovare soluzioni altre TROVI un bravo psicoterapeuta cognitivo comportamentale ...dopodiché anche in accordo con la clinica che lo segue o consigliandomi con medici di fiducia provi a valutare altri pareri. Infine provi a modificare abitudini e stili di vita si concentri anche su quello che vuole e le piace fare e non solo sulla malattia per non eterne fagocitato. Spero di esserle stata utile la saluto sperando che allo scoraggiamento subentri la speranza e il coraggio ...dato che lei ha utilizzato la parola scoraggiamento non permetta che sia il coraggio a venir meno
Salve, dispiace molto per la situazione che descrive perché posso comprendere il disagio e la disperazione connessa. Per quanto riguarda i farmaci dispiace che non riesca a trovare sollievo dalle cure prescritte ma sicuramente l'unico modo realmente duraturo per trovare a non lasciarsi dominare dall'ansia è cercare di cogliere i pensieri ed individuare i pensieri disfunzionali che impediscono il benessere desiderato. Purtroppo l'ansia avviene in conseguenza a dei pensieri che lei genera per cui l'ansia in realtà è un sistema di risposta che vorrebbe proteggerla ma che diventa chiaramente disfunzionale a seguito di pensieri disfunzionali ma se non andiamo a mettere in discussione i pensieri che lei genera lo stato emotivo conseguente sarà sempre lo stesso e dunque i comportamenti protettivi e di evitamento non cesseranno. In bocca al lupo per tutto.
Cordialmente, dott FDL
Cordialmente, dott FDL
Gentile utente di mio dottore,
credo che abbia scritto il suo messaggio più volte attraverso il portale; come già indicato nelle precedenti richieste, dagli attacchi di panico, al pari di altri disturbi d'ansia, si può guarire attraverso l'ausilio combinato della farmacoterapia insieme con la psicoterapia. Non so come mai sia seguito da una clinica per questo, forse in virtù delle altre problematiche di salute qui riportate. Resta il fatto che una psicoterapia fatta con impegno ed una regolare assunzione dei farmaci da parte del paziente possono col tempo consentire al paziente di guardare ad un benessere più a lungo termine. In bocca al lupo per il proseguo del suo percorso.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
credo che abbia scritto il suo messaggio più volte attraverso il portale; come già indicato nelle precedenti richieste, dagli attacchi di panico, al pari di altri disturbi d'ansia, si può guarire attraverso l'ausilio combinato della farmacoterapia insieme con la psicoterapia. Non so come mai sia seguito da una clinica per questo, forse in virtù delle altre problematiche di salute qui riportate. Resta il fatto che una psicoterapia fatta con impegno ed una regolare assunzione dei farmaci da parte del paziente possono col tempo consentire al paziente di guardare ad un benessere più a lungo termine. In bocca al lupo per il proseguo del suo percorso.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Caro utente, innanzitutto grazie per aver condiviso con noi la sua storia. Mi dispiace molto sentire tutta questa frustrazione e questo scoraggiamento che è anche comprensibile viste le esperienze recidive che racconta. Io le consiglierei di rivolgersi ad un neurologo ma non ad uno qualunque. Ne conosco uno specializzato negli attacchi di panico che la potrebbe davvero aiutare. Se vuole mi scriva in privato e le dò il nominativo. Per quanto riguarda la psicoterapia credo sia molto importante continuare a seguirla, valuti lei se preferisce cambiare figura di riferimento o cercare con il/la collega attuale di affrontare apertamente la fase di stallo che sta passando.
Le auguro il meglio. Saluti,
Dott.ssa Federica Leonardi
Le auguro il meglio. Saluti,
Dott.ssa Federica Leonardi
Carissimo, quanto ha scritto lascia trasparire in modo chiaro il suo dolore ed il suo attuale pessimismo. Mi sembra di capire che ci siano molti professionisti coinvolti sul suo caso e, specialmente sul versante farmacologico, non credo che come psicologi o psicoterapeuti ci si possa esprimere oltre misura. Per quanto concerne invece attacchi di panico e ansia, in affiancamento alla parte farmacologica, le suggerisco di insistere con la sua terapeuta per cercare delle strategie funzionali alla remissione dei sintomi; è infatti possibile superare queste forme di ansia o alleggerirle in modo da poter fare una vita dignitosa e meno invalidante. Resto a disposizione per qualsiasi cosa. Cordiali saluti. Dottor Montanaro
Salve. Il suo dolore e il suo scoraggiamento si avvertono molto dalle sue parole, il che però è un punto a suo favore nella "lotta" contro i suoi sintomi, poiché rivela una sua alleata fondamentale, che è la consapevolezza. I casi di farmacoresistenza, purtroppo, esistono e sono certamente una sfida non indifferente: consideri anche che le sono stati somministrati diversi farmaci che appartengono alla stessa classe, per esempio Paroxetina e Citalopram, dunque il fatto che non abbiano sortito effetto dipende anche da questo. Come ormai sa, anche i professionisti della salute mentale devono necessariamente procedere per tentativi, finché non trovano la strada migliore per il paziente. Cerchi, per quanto difficile, di mantenere la fiducia e la speranza: è davvero molto giovane e i suoi migliori anni saranno quelli che verranno, perché vissuti nell'accettazione di ciò che lei è, insieme e oltre le patologie con cui convive. Quanto all'ansia e al panico conseguente che l'assale, non la veda come un mostro che è in lei e che la perseguita, ma come il tentativo di una parte di lei di comunicarle che qualcosa non va. L'ansia può davvero essere uno strumento a suo favore, mi creda: più le sue consapevolezze aumenteranno, più l'ansia si dileguerà senza tornare. Cerchi di lavorare in questa direzione con chi la segue come strategia di fronteggiamento dei suoi sintomi, così da non vederli più come tali. Non abbandoni la speranza e non pensi di aver gettato i suoi anni, malgrado le tremende difficoltà che ha vissuto. Rimango a disposizione. Un caro saluto
Salve,
comprendendo la sua frustrazione e tristezza mi domando se abbia pensato di parlarne con la collega che la segue, in virtù del vostro rapporto terapeutico, del suo tempo ed immagino dei suoi soldi. I farmaci sono di supporto e servono, ma è importante parallelamente analizzare i propri vissuti emotivi, di ansia, di tono dell'umore e di tutti i suoi pensieri che la preoccupano.
Per quanto riguarda i suoi dubbi medici e farmacologici, la persona più adatta a risponderle è il medico psichiatra ed essendo seguito dalla clinica, manifesti le sue preoccupazioni a chi la segue.
Cordialmente, Dott.ssa Sara Molinaro
comprendendo la sua frustrazione e tristezza mi domando se abbia pensato di parlarne con la collega che la segue, in virtù del vostro rapporto terapeutico, del suo tempo ed immagino dei suoi soldi. I farmaci sono di supporto e servono, ma è importante parallelamente analizzare i propri vissuti emotivi, di ansia, di tono dell'umore e di tutti i suoi pensieri che la preoccupano.
Per quanto riguarda i suoi dubbi medici e farmacologici, la persona più adatta a risponderle è il medico psichiatra ed essendo seguito dalla clinica, manifesti le sue preoccupazioni a chi la segue.
Cordialmente, Dott.ssa Sara Molinaro
Buongiorno,
sono davvero spiacente per la sua situazione. La resistenza ai farmaci non può essere sviluppata per tutte le molecole esistenti, ma purtroppo gli psichiatri devono fare alcuni tentativi prima di azzeccare la terapia corretta per ogni paziente, a causa della grande diversità e comorbliità dei disturbi.
Sicuramente un approccio di psicoterapia abbinata al farmaco giusto le potrà donare un buon miglioramento. Scelga un terapeuta che le ispiri fiducia con cui creare una buona alleanza.
In bocca al lupo!
Cordialmente,
Dott.ssa Giorgia Ferrucci
sono davvero spiacente per la sua situazione. La resistenza ai farmaci non può essere sviluppata per tutte le molecole esistenti, ma purtroppo gli psichiatri devono fare alcuni tentativi prima di azzeccare la terapia corretta per ogni paziente, a causa della grande diversità e comorbliità dei disturbi.
Sicuramente un approccio di psicoterapia abbinata al farmaco giusto le potrà donare un buon miglioramento. Scelga un terapeuta che le ispiri fiducia con cui creare una buona alleanza.
In bocca al lupo!
Cordialmente,
Dott.ssa Giorgia Ferrucci
Buonasera, mi dispiaccio molto per la sua condizione, comprendo e sento tutta la sua frustrazione, tristezza e scoraggiamento nel continuare a perseguire cure nonostante la sua giovane età, senza trarvi giovamento.
Per quanto riguarda l'aspetto farmacologico, mi accodo a quanto già scritto dai miei colleghi, sì, la farmacoresistenza esiste, tuttavia è un ambito di competenza dello psichiatra, che sicuramente potrà fornirle una spiegazione più esaustiva e completa.
Dal punto di vista psicologico, le posso dire che sia gli attacchi di panico che l'ansia sono curabili attraverso un buon percorso psicoterapeutico. Esistono molti studi riconosciuti a livello internazionale, pubblicati sulle più importanti riviste di Psicologia, che comprovano l'efficacia di trattamenti psicoterapeutici per gli attacchi di panico (prendono il nome di trattamenti evidence - based). La più raccomandata è la CBT - Cognitive Behavior Therapy, ma non è la sola.
Nel sito della Society of Clinical Psychology può trovare le linee guida di trattamento riconosciute a livello internazionale (a prescindere dal tipo di approccio psicoterapeutico), così da avere un riferimento scientifico di quanto le sto dicendo. Spero che questo possa aiutarla a ritrovare la fiducia nella possibilità di cura, se lo deve, perchè ha tutto il diritto di accedere alle cure più aggiornate e sofisticate.
Certo, alla base dell'esito positivo del percorso psicoterapeutico c'è una forte alleanza terapeutica tra paziente e terapeuta, questo aspetto è cruciale per la cura di qualsiasi disturbo psicologico.
Mi permetto di consigliarle di darsi la possibilità di provare un terapeuta, anche online, magari con esperienza pregressa in disturbi da attacco di panico con giovani adulti, con il quale è necessario che riesca ad instaurare una buona alleanza terapeutica, basata su fiducia, accoglienza, empatia. Spero di esserle stata di aiuto. Sono a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Un cordiale saluto, Dott.ssa Vanessa Marchetti
Per quanto riguarda l'aspetto farmacologico, mi accodo a quanto già scritto dai miei colleghi, sì, la farmacoresistenza esiste, tuttavia è un ambito di competenza dello psichiatra, che sicuramente potrà fornirle una spiegazione più esaustiva e completa.
Dal punto di vista psicologico, le posso dire che sia gli attacchi di panico che l'ansia sono curabili attraverso un buon percorso psicoterapeutico. Esistono molti studi riconosciuti a livello internazionale, pubblicati sulle più importanti riviste di Psicologia, che comprovano l'efficacia di trattamenti psicoterapeutici per gli attacchi di panico (prendono il nome di trattamenti evidence - based). La più raccomandata è la CBT - Cognitive Behavior Therapy, ma non è la sola.
Nel sito della Society of Clinical Psychology può trovare le linee guida di trattamento riconosciute a livello internazionale (a prescindere dal tipo di approccio psicoterapeutico), così da avere un riferimento scientifico di quanto le sto dicendo. Spero che questo possa aiutarla a ritrovare la fiducia nella possibilità di cura, se lo deve, perchè ha tutto il diritto di accedere alle cure più aggiornate e sofisticate.
Certo, alla base dell'esito positivo del percorso psicoterapeutico c'è una forte alleanza terapeutica tra paziente e terapeuta, questo aspetto è cruciale per la cura di qualsiasi disturbo psicologico.
Mi permetto di consigliarle di darsi la possibilità di provare un terapeuta, anche online, magari con esperienza pregressa in disturbi da attacco di panico con giovani adulti, con il quale è necessario che riesca ad instaurare una buona alleanza terapeutica, basata su fiducia, accoglienza, empatia. Spero di esserle stata di aiuto. Sono a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Un cordiale saluto, Dott.ssa Vanessa Marchetti
Mi dispiace molto sentire che stai affrontando una situazione così difficile con gli attacchi di panico e l'ansia anticipatoria da così tanto tempo. Capisco che i tuoi sintomi abbiano un impatto significativo sulla tua qualità di vita e che tu sia scoraggiato dalla mancanza di miglioramenti sostanziali nonostante il trattamento che hai seguito finora.
La farmacoresistenza indica che hai mostrato una risposta limitata o inefficace ai farmaci che hai assunto fino ad ora. Tuttavia, ciò non significa necessariamente che non ci siano altre opzioni da provare. Ogni individuo può rispondere in modo diverso ai farmaci, e ci sono molte combinazioni e dosaggi possibili che potrebbero essere adattati alle tue esigenze specifiche. È importante comunicare apertamente con il tuo medico o la tua équipe di specialisti per esplorare tutte le possibili alternative e strategie di trattamento.
È difficile dare una risposta definitiva sulla possibilità di guarire completamente dagli attacchi di panico e tornare a una vita normale al 100%. Tuttavia, molte persone che soffrono di disturbi d'ansia sono in grado di raggiungere una significativa riduzione dei sintomi e una migliore gestione della loro condizione attraverso una combinazione di trattamenti, tra cui farmacoterapia, terapia psicologica, supporto sociale e tecniche di gestione dello stress.
È importante ricordare che il processo di trovare il trattamento più efficace per te può richiedere tempo e pazienza. Non esistono formule magiche e ogni individuo è unico nella sua risposta ai trattamenti. Continua a lavorare a stretto contatto con i professionisti che ti seguono per esplorare ulteriori opzioni di trattamento e per trovare la combinazione migliore per te.
Ricorda anche che il supporto sociale e la gestione dello stress sono importanti in questi casi. Cerca di costruire una rete di supporto composta da amici, familiari e gruppi di sostegno che possano offrirti un ambiente sicuro e di comprensione. Allo stesso tempo, sperimenta diverse tecniche di gestione dello stress, come la meditazione, la respirazione profonda o l'attività fisica regolare, per vedere se possono alleviare i tuoi sintomi.
Infine, è essenziale mantenere la speranza e cercare di rimanere positivo nonostante le difficoltà. Il percorso verso il recupero può essere sfidante, ma molte persone hanno ottenuto miglioramenti significativi e hanno imparato a gestire i loro sintomi in modo efficace. Continua a impegnarti nel tuo percorso di cura e sii gentile con te stesso durante questo processo.
Ti auguro il meglio per il tuo futuro e spero che tu possa trovare le risorse e il supporto necessari per superare questa fase difficile.
La farmacoresistenza indica che hai mostrato una risposta limitata o inefficace ai farmaci che hai assunto fino ad ora. Tuttavia, ciò non significa necessariamente che non ci siano altre opzioni da provare. Ogni individuo può rispondere in modo diverso ai farmaci, e ci sono molte combinazioni e dosaggi possibili che potrebbero essere adattati alle tue esigenze specifiche. È importante comunicare apertamente con il tuo medico o la tua équipe di specialisti per esplorare tutte le possibili alternative e strategie di trattamento.
È difficile dare una risposta definitiva sulla possibilità di guarire completamente dagli attacchi di panico e tornare a una vita normale al 100%. Tuttavia, molte persone che soffrono di disturbi d'ansia sono in grado di raggiungere una significativa riduzione dei sintomi e una migliore gestione della loro condizione attraverso una combinazione di trattamenti, tra cui farmacoterapia, terapia psicologica, supporto sociale e tecniche di gestione dello stress.
È importante ricordare che il processo di trovare il trattamento più efficace per te può richiedere tempo e pazienza. Non esistono formule magiche e ogni individuo è unico nella sua risposta ai trattamenti. Continua a lavorare a stretto contatto con i professionisti che ti seguono per esplorare ulteriori opzioni di trattamento e per trovare la combinazione migliore per te.
Ricorda anche che il supporto sociale e la gestione dello stress sono importanti in questi casi. Cerca di costruire una rete di supporto composta da amici, familiari e gruppi di sostegno che possano offrirti un ambiente sicuro e di comprensione. Allo stesso tempo, sperimenta diverse tecniche di gestione dello stress, come la meditazione, la respirazione profonda o l'attività fisica regolare, per vedere se possono alleviare i tuoi sintomi.
Infine, è essenziale mantenere la speranza e cercare di rimanere positivo nonostante le difficoltà. Il percorso verso il recupero può essere sfidante, ma molte persone hanno ottenuto miglioramenti significativi e hanno imparato a gestire i loro sintomi in modo efficace. Continua a impegnarti nel tuo percorso di cura e sii gentile con te stesso durante questo processo.
Ti auguro il meglio per il tuo futuro e spero che tu possa trovare le risorse e il supporto necessari per superare questa fase difficile.
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Buongiorno,
uscire dal disturbo da attacchi di panico è assolutamente possibile.
Tenendo conto di quanto ha scritto, suggerirei di valutare un altro tipo di psicoterapia se quella attuale non dà risultati ed ha generato in lei un sentimento di sfiducia.
Sarebbe poi da valutare quale effetto, a livello di profezia che si autoavvera, ha avuto su di lei il sapere di essere farmacoresistente.
A disposizione
D.ssa Giada Turra
uscire dal disturbo da attacchi di panico è assolutamente possibile.
Tenendo conto di quanto ha scritto, suggerirei di valutare un altro tipo di psicoterapia se quella attuale non dà risultati ed ha generato in lei un sentimento di sfiducia.
Sarebbe poi da valutare quale effetto, a livello di profezia che si autoavvera, ha avuto su di lei il sapere di essere farmacoresistente.
A disposizione
D.ssa Giada Turra
La farmacoresistenza indica che hai risposto in modo limitato ai farmaci che hai provato finora, ma ciò non significa che non ci siano altre opzioni. Esistono diverse classi di farmaci per l'ansia, e potresti discutere con il tuo medico la possibilità di provare nuovi farmaci o combinazioni diverse. Inoltre, oltre alla terapia farmacologica, potresti considerare altre forme di terapia come la terapia cognitivo-comportamentale o altre terapie basate sull'evidenza. È importante mantenere la speranza e continuare a cercare soluzioni che funzionino per te.
Caro utente,
Innanzitutto, voglio esprimere la mia sincera compassione per quanto stai affrontando. Capisco quanto possa essere frustrante e scoraggiante lottare con l'ansia e i suoi sintomi per così tanto tempo, nonostante gli sforzi e i trattamenti che hai provato finora. Vorrei condividere con te alcune considerazioni e rispondere alle tue domande nel modo più onesto possibile.
La farmacoresistenza, nel tuo caso, significa che hai sperimentato diversi farmaci per l'ansia senza ottenere il sollievo desiderato o con solo modesti miglioramenti, e questo può essere estremamente frustrante. È importante capire che la farmacoresistenza non significa necessariamente che non esista una soluzione per te, ma può indicare che il tuo corpo reagisce in modo diverso ai farmaci o che la tua condizione richiede un approccio più complesso e multifattoriale.
È possibile uscire dagli attacchi di panico e vivere una vita al 100% normale? La risposta è complessa e dipende da molteplici fattori, tra cui la tua risposta ai trattamenti, l'approccio terapeutico adottato e la tua determinazione nel perseguire il recupero. È importante sottolineare che il percorso verso il recupero può essere lungo e richiedere pazienza, impegno e adattabilità nei trattamenti.
Sì, esistono diverse classi di farmaci utilizzati per trattare l'ansia, ma è anche vero che hai già sperimentato molti di essi. Tuttavia, ci sono ancora opzioni disponibili, tra cui combinazioni di farmaci, terapie aggiuntive e approcci non farmacologici che potrebbero essere utili per te. È fondamentale continuare a lavorare a stretto contatto con il tuo team medico per esplorare nuove strategie e trovare il trattamento più adatto al tuo caso specifico.
Infine, vorrei dirti che non sei solo in questo percorso. Molte persone hanno lottato con l'ansia e hanno trovato il sollievo attraverso un processo di prova ed errore con i trattamenti. È importante mantenere la speranza e cercare sostegno emotivo da parte dei tuoi cari, oltre che da professionisti esperti nel campo della salute mentale.
Ti invito a continuare a perseguire il recupero con determinazione e a non arrenderti di fronte alle sfide che incontri lungo il cammino. La strada potrebbe essere tortuosa, ma ci sono ancora molte possibilità di miglioramento e di vivere una vita soddisfacente nonostante le difficoltà che incontri.
Resto a tua disposizione per ulteriori domande o per offrirti ulteriore supporto.
Dott.ssa De Pretto
Innanzitutto, voglio esprimere la mia sincera compassione per quanto stai affrontando. Capisco quanto possa essere frustrante e scoraggiante lottare con l'ansia e i suoi sintomi per così tanto tempo, nonostante gli sforzi e i trattamenti che hai provato finora. Vorrei condividere con te alcune considerazioni e rispondere alle tue domande nel modo più onesto possibile.
La farmacoresistenza, nel tuo caso, significa che hai sperimentato diversi farmaci per l'ansia senza ottenere il sollievo desiderato o con solo modesti miglioramenti, e questo può essere estremamente frustrante. È importante capire che la farmacoresistenza non significa necessariamente che non esista una soluzione per te, ma può indicare che il tuo corpo reagisce in modo diverso ai farmaci o che la tua condizione richiede un approccio più complesso e multifattoriale.
È possibile uscire dagli attacchi di panico e vivere una vita al 100% normale? La risposta è complessa e dipende da molteplici fattori, tra cui la tua risposta ai trattamenti, l'approccio terapeutico adottato e la tua determinazione nel perseguire il recupero. È importante sottolineare che il percorso verso il recupero può essere lungo e richiedere pazienza, impegno e adattabilità nei trattamenti.
Sì, esistono diverse classi di farmaci utilizzati per trattare l'ansia, ma è anche vero che hai già sperimentato molti di essi. Tuttavia, ci sono ancora opzioni disponibili, tra cui combinazioni di farmaci, terapie aggiuntive e approcci non farmacologici che potrebbero essere utili per te. È fondamentale continuare a lavorare a stretto contatto con il tuo team medico per esplorare nuove strategie e trovare il trattamento più adatto al tuo caso specifico.
Infine, vorrei dirti che non sei solo in questo percorso. Molte persone hanno lottato con l'ansia e hanno trovato il sollievo attraverso un processo di prova ed errore con i trattamenti. È importante mantenere la speranza e cercare sostegno emotivo da parte dei tuoi cari, oltre che da professionisti esperti nel campo della salute mentale.
Ti invito a continuare a perseguire il recupero con determinazione e a non arrenderti di fronte alle sfide che incontri lungo il cammino. La strada potrebbe essere tortuosa, ma ci sono ancora molte possibilità di miglioramento e di vivere una vita soddisfacente nonostante le difficoltà che incontri.
Resto a tua disposizione per ulteriori domande o per offrirti ulteriore supporto.
Dott.ssa De Pretto
Gentile signore,
La sua tristezza e il suo scoraggiamento sono assolutamente comprensibili, dati i diversi e complessi problemi di salute che sta affrontando. È normale sentirsi sopraffatti dalla situazione e desiderare una soluzione immediata.
La farmacoresistenza si riferisce alla difficoltà di rispondere ai farmaci, che può manifestarsi in vari modi. Può significare che il suo organismo non risponde in modo efficace ai farmaci che le sono stati prescritti, oppure può riflettere una tolleranza ai principi attivi di determinati medicamenti. Questo non implica necessariamente che non si possano trovare soluzioni efficaci: ogni persona reagisce in maniera diversa ai trattamenti, e ci sono sempre nuove opzioni da esplorare.
È importante sottolineare che, purtroppo, non è possibile garantirle in modo assoluto l'esito di una terapia: che cosa intende con una vita "normale" al 100%? Tuttavia, ci sono innovazioni e approcci alternativi che potrebbero offrirle nuove opportunità di miglioramento. Considererei di rivolgermi a un secondo parere da un medico specializzato in psichiatria o in psicoterapia. Un altro professionista potrebbe avere un approccio diverso o suggerire trattamenti alternativi, come la terapia cognitivo-comportamentale, la neurofeedback, o altre forme di terapia.
Capisco quanto possa essere pesante convivere con questa situazione, ma è fondamentale continuare a cercare, esplorare e stare aperti a nuove strategie di gestione dell'ansia e della salute mentale. Le consiglio di rimanere in contatto con i suoi medici e di comunicare apertamente le sue preoccupazioni, chiedendo di esplorare alternative.
Si prenda cura di sé e non esiti a cercare ulteriore supporto, sia per la salute mentale che per il benessere generale.
Un caro saluto
La sua tristezza e il suo scoraggiamento sono assolutamente comprensibili, dati i diversi e complessi problemi di salute che sta affrontando. È normale sentirsi sopraffatti dalla situazione e desiderare una soluzione immediata.
La farmacoresistenza si riferisce alla difficoltà di rispondere ai farmaci, che può manifestarsi in vari modi. Può significare che il suo organismo non risponde in modo efficace ai farmaci che le sono stati prescritti, oppure può riflettere una tolleranza ai principi attivi di determinati medicamenti. Questo non implica necessariamente che non si possano trovare soluzioni efficaci: ogni persona reagisce in maniera diversa ai trattamenti, e ci sono sempre nuove opzioni da esplorare.
È importante sottolineare che, purtroppo, non è possibile garantirle in modo assoluto l'esito di una terapia: che cosa intende con una vita "normale" al 100%? Tuttavia, ci sono innovazioni e approcci alternativi che potrebbero offrirle nuove opportunità di miglioramento. Considererei di rivolgermi a un secondo parere da un medico specializzato in psichiatria o in psicoterapia. Un altro professionista potrebbe avere un approccio diverso o suggerire trattamenti alternativi, come la terapia cognitivo-comportamentale, la neurofeedback, o altre forme di terapia.
Capisco quanto possa essere pesante convivere con questa situazione, ma è fondamentale continuare a cercare, esplorare e stare aperti a nuove strategie di gestione dell'ansia e della salute mentale. Le consiglio di rimanere in contatto con i suoi medici e di comunicare apertamente le sue preoccupazioni, chiedendo di esplorare alternative.
Si prenda cura di sé e non esiti a cercare ulteriore supporto, sia per la salute mentale che per il benessere generale.
Un caro saluto
Buonasera,
dalle sue parole si percepisce la difficoltà del momento che sta attraversando. Per rispondere alle sue domande le dico che si dagli attacchi di panico si può guarire ma cosa intende lei per avere una vita normale? Ci tengo a sottolineare che non è realistico "eliminare" l'ansia dalla propria vita perchè essa ha anche una funzione utile e positiva, quindi si può imparare a gestire l'ansia ed evitare che diventi troppo forte sfociando in un attacco di panico. Per quanto riguarda i farmaci dovrebbe rivolgere le domande ad uno psichiatra, in quanto è il professionista che saprà risponderle in modo più accurato. Per concludere, le suggerisco, se non lo ha già fatto, di parlare con la sua psicologa di questo momento di tristezza e scoraggiamento che sta provando
dalle sue parole si percepisce la difficoltà del momento che sta attraversando. Per rispondere alle sue domande le dico che si dagli attacchi di panico si può guarire ma cosa intende lei per avere una vita normale? Ci tengo a sottolineare che non è realistico "eliminare" l'ansia dalla propria vita perchè essa ha anche una funzione utile e positiva, quindi si può imparare a gestire l'ansia ed evitare che diventi troppo forte sfociando in un attacco di panico. Per quanto riguarda i farmaci dovrebbe rivolgere le domande ad uno psichiatra, in quanto è il professionista che saprà risponderle in modo più accurato. Per concludere, le suggerisco, se non lo ha già fatto, di parlare con la sua psicologa di questo momento di tristezza e scoraggiamento che sta provando
Ciao, prima di tutto voglio dirti che comprendo profondamente il peso che stai vivendo. È molto difficile quando si affrontano problemi di salute che sembrano non avere soluzione, e ancor più difficile quando si combinano con ansia, farmaci che non funzionano e sensazioni di stanchezza psicologica. La tua frustrazione è completamente comprensibile, ed è importante che tu stia cercando risposte e cercando di capire la tua situazione.
Per quanto riguarda la **farmacoresistenza**, significa che il tuo corpo non risponde efficacemente ai farmaci che normalmente funzionano per la maggior parte delle persone. Può riguardare una classe di farmaci in generale, o solo quelli che hai provato finora. La resistenza ai farmaci non è una condanna definitiva, ma purtroppo può complicare il trattamento dell'ansia, poiché il processo di trovare il farmaco giusto può richiedere tempo e molta sperimentazione. Ogni corpo reagisce in modo diverso, quindi potrebbe esserci ancora una possibilità di trovare una soluzione, ma purtroppo non c'è una risposta "universale".
Il numero di farmaci disponibili per trattare l'ansia non è infinito, ma è anche ampio. Alcuni farmaci hanno effetti simili (come gli SSRI, SNRI, e benzodiazepine) e gli esperti tendono a cercare di adattare il trattamento ai bisogni e alle reazioni individuali. Se hai già provato i farmaci di terza linea senza successo, può essere che tu stia cercando farmaci più mirati, ma non è detto che non esistano alternative o combinazioni che possano portare beneficio. La farmacoresistenza può essere affrontata con approcci diversi, come l’uso di terapie cognitive comportamentali o, in alcuni casi, terapie neurologiche o psichiatriche più avanzate (ad esempio, la stimolazione magnetica transcranica o la terapia elettroconvulsivante, che sono utilizzate in situazioni estreme).
Detto questo, la **guarigione completa** dagli attacchi di panico o dall'ansia è possibile, ma la tempistica e i metodi per raggiungerla variano da persona a persona. Per alcune persone, con il trattamento giusto (combinazione di farmaci, psicoterapia, tecniche di rilassamento e gestione dello stress), è possibile tornare a una vita che sentono "normale", senza dover vivere con il costante peso dell'ansia. Tuttavia, in altri casi, può essere più difficile, e il percorso potrebbe includere cicli di miglioramenti e regressi.
L'ansia è una condizione che spesso non sparisce completamente, ma le persone imparano a gestirla meglio, trovando il loro equilibrio. Ciò che può aiutarti è non solo concentrarti sui farmaci, ma anche cercare di combinare questi con approcci psicoterapeutici mirati (come la terapia cognitivo-comportamentale, che è stata dimostrata molto efficace), tecniche di rilassamento come la mindfulness, l'esercizio fisico regolare, e una rete di supporto emotivo che possa aiutarti nei momenti di crisi. La terapia cognitivo-comportamentale in particolare ti aiuterà a capire e ristrutturare i pensieri e i comportamenti che alimentano l'ansia, facendoti sentire più in controllo.
Detto ciò, voglio che tu sappia che il tuo desiderio di tornare a una vita "normale" è legittimo e molto comprensibile. Non perdere la speranza, anche se capisco che la tua stanchezza emotiva ti faccia dubitare della possibilità di un cambiamento. Potresti non essere ancora arrivato alla combinazione giusta di approcci terapeutici e farmaci, ma ciò non significa che non ci sia una via d'uscita. La costanza nel cercare di migliorare, insieme a un supporto professionale che comprenda la tua situazione complessa, è cruciale.
In ogni caso, se senti che la tua clinica o il tuo terapeuta non stanno trovando la strada giusta, potresti anche prendere in considerazione di chiedere un secondo parere. Le condizioni complesse come la tua a volte richiedono una varietà di esperti che possano lavorare in sinergia, e alcune volte un cambio di approccio può fare la differenza.
Non sei solo, e ci sono percorsi di supporto che possono aiutarti a vedere un futuro diverso, anche se ci vorrà tempo. Non perdere mai di vista il fatto che stai facendo del tuo meglio e che la ricerca di una vita migliore è già un passo significativo.
Per quanto riguarda la **farmacoresistenza**, significa che il tuo corpo non risponde efficacemente ai farmaci che normalmente funzionano per la maggior parte delle persone. Può riguardare una classe di farmaci in generale, o solo quelli che hai provato finora. La resistenza ai farmaci non è una condanna definitiva, ma purtroppo può complicare il trattamento dell'ansia, poiché il processo di trovare il farmaco giusto può richiedere tempo e molta sperimentazione. Ogni corpo reagisce in modo diverso, quindi potrebbe esserci ancora una possibilità di trovare una soluzione, ma purtroppo non c'è una risposta "universale".
Il numero di farmaci disponibili per trattare l'ansia non è infinito, ma è anche ampio. Alcuni farmaci hanno effetti simili (come gli SSRI, SNRI, e benzodiazepine) e gli esperti tendono a cercare di adattare il trattamento ai bisogni e alle reazioni individuali. Se hai già provato i farmaci di terza linea senza successo, può essere che tu stia cercando farmaci più mirati, ma non è detto che non esistano alternative o combinazioni che possano portare beneficio. La farmacoresistenza può essere affrontata con approcci diversi, come l’uso di terapie cognitive comportamentali o, in alcuni casi, terapie neurologiche o psichiatriche più avanzate (ad esempio, la stimolazione magnetica transcranica o la terapia elettroconvulsivante, che sono utilizzate in situazioni estreme).
Detto questo, la **guarigione completa** dagli attacchi di panico o dall'ansia è possibile, ma la tempistica e i metodi per raggiungerla variano da persona a persona. Per alcune persone, con il trattamento giusto (combinazione di farmaci, psicoterapia, tecniche di rilassamento e gestione dello stress), è possibile tornare a una vita che sentono "normale", senza dover vivere con il costante peso dell'ansia. Tuttavia, in altri casi, può essere più difficile, e il percorso potrebbe includere cicli di miglioramenti e regressi.
L'ansia è una condizione che spesso non sparisce completamente, ma le persone imparano a gestirla meglio, trovando il loro equilibrio. Ciò che può aiutarti è non solo concentrarti sui farmaci, ma anche cercare di combinare questi con approcci psicoterapeutici mirati (come la terapia cognitivo-comportamentale, che è stata dimostrata molto efficace), tecniche di rilassamento come la mindfulness, l'esercizio fisico regolare, e una rete di supporto emotivo che possa aiutarti nei momenti di crisi. La terapia cognitivo-comportamentale in particolare ti aiuterà a capire e ristrutturare i pensieri e i comportamenti che alimentano l'ansia, facendoti sentire più in controllo.
Detto ciò, voglio che tu sappia che il tuo desiderio di tornare a una vita "normale" è legittimo e molto comprensibile. Non perdere la speranza, anche se capisco che la tua stanchezza emotiva ti faccia dubitare della possibilità di un cambiamento. Potresti non essere ancora arrivato alla combinazione giusta di approcci terapeutici e farmaci, ma ciò non significa che non ci sia una via d'uscita. La costanza nel cercare di migliorare, insieme a un supporto professionale che comprenda la tua situazione complessa, è cruciale.
In ogni caso, se senti che la tua clinica o il tuo terapeuta non stanno trovando la strada giusta, potresti anche prendere in considerazione di chiedere un secondo parere. Le condizioni complesse come la tua a volte richiedono una varietà di esperti che possano lavorare in sinergia, e alcune volte un cambio di approccio può fare la differenza.
Non sei solo, e ci sono percorsi di supporto che possono aiutarti a vedere un futuro diverso, anche se ci vorrà tempo. Non perdere mai di vista il fatto che stai facendo del tuo meglio e che la ricerca di una vita migliore è già un passo significativo.
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità e profondità il suo vissuto. Comprendere e dare spazio a queste parole significa riconoscere la fatica immensa che ha affrontato in questi anni e continua ad affrontare ogni giorno. So bene quanto possa essere logorante convivere con l’ansia anticipatoria e gli attacchi di panico, specie quando questi si intrecciano con problematiche di salute già molto impegnative. Il senso di blocco che descrive, quel sentirsi come sospeso da anni in una vita che non riesce più a scorrere liberamente, è una realtà psicologica importante che merita attenzione, rispetto e un intervento mirato e personalizzato. Comprendo anche la frustrazione che deriva da percorsi terapeutici che sembrano non portare ai risultati sperati, o che evolvono troppo lentamente. È una situazione che può generare una profonda demoralizzazione, una sorta di perdita di fiducia non solo nei trattamenti ma, più in generale, nella possibilità stessa di un cambiamento. Tuttavia, da un punto di vista cognitivo-comportamentale, le dico con onestà che il miglioramento è possibile, anche in casi complessi e apparentemente resistenti, e questo non è un incoraggiamento vuoto, ma un'affermazione basata su una lunga storia di studi e interventi su disturbi d'ansia, anche gravi. L’approccio cognitivo-comportamentale lavora molto sul qui e ora, ma non ignora la storia della persona, anzi: parte da essa per costruire nuove modalità di interpretazione e risposta alla realtà. In situazioni come la sua, è fondamentale distinguere due piani: il sintomo e la relazione che si ha con il sintomo. L'ansia, e soprattutto la paura della paura, tende a innescare una catena di evitamenti, ipervigilanza, pensieri catastrofici e schemi di attribuzione che, nel tempo, mantengono e rinforzano il disturbo. Spesso il lavoro più potente, più profondo, non è eliminare totalmente l’ansia (che è un’emozione umana e universale), ma cambiare il modo in cui la si vive, la si interpreta, la si affronta. È questo che può restituire libertà, e gradualmente riportare alla sensazione di “vivere” piuttosto che “sopravvivere”. Lei parla giustamente di farmacoresistenza, e si chiede se questo significhi che non esiste una possibilità di stare meglio. Dal punto di vista psicoterapico, la farmacoresistenza non è una condanna: è un’indicazione importante, che suggerisce la necessità di affiancare o potenziare il lavoro psicologico e comportamentale. Quando i farmaci non funzionano come sperato, o generano effetti collaterali insostenibili, la terapia cognitivo-comportamentale può diventare il cuore del trattamento, agendo direttamente sui pensieri disfunzionali, sui comportamenti evitanti, e soprattutto sulla struttura delle credenze che, nel tempo, possono contribuire a mantenere il senso di impotenza. Le confermo con assoluta sincerità che molte persone con storie lunghe e difficili di disturbi d’ansia, anche con anni di insuccessi terapeutici alle spalle, sono riuscite a migliorare significativamente. Non sempre tornare a una vita “al 100% normale” significa tornare come prima, ma spesso significa costruire una vita nuova, autentica, in cui l’ansia può esistere ma non dettare più le regole. Questo è un obiettivo assolutamente realistico, e ci sono strumenti concreti per lavorarci. Può essere utile, se non lo ha già fatto, valutare un percorso CBT altamente strutturato e basato su protocolli specifici per disturbo di panico e ansia generalizzata, eventualmente integrato da tecniche di terza generazione come l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) o la Mindfulness-based CBT. In alcuni casi, il lavoro si concentra anche sul recupero della motivazione e del senso del futuro, così fortemente compromessi nei disturbi ansiosi di lunga durata. La sua sofferenza merita tutta la dignità di un intervento mirato, rispettoso, senza promesse facili ma anche senza rassegnazione. Non si tratta di “resistere” ancora, ma di dare un senso nuovo a questa battaglia, per tornare ad avere uno spazio di possibilità. Il fatto che lei stia ancora cercando risposte, dopo tutto questo tempo, è un segnale molto importante: non è solo paura a tenerla ancorato a questo mondo, ma anche una parte di lei che ancora spera, e che merita di essere ascoltata e guidata in modo diverso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buonasera,
da ciò che racconta emerge con grande chiarezza la profonda stanchezza e frustrazione che sta vivendo dopo anni di tentativi terapeutici, visite, farmaci e fasi di speranza seguite da delusione. È del tutto comprensibile che si senta scoraggiato: convivere a lungo con disturbi d’ansia e panico, soprattutto quando sembrano non rispondere ai trattamenti, può portare a un senso di impotenza, di perdita di fiducia nei medici e, a volte, di disperazione rispetto al futuro.
Le sue parole mostrano anche che ha affrontato questo percorso con molta determinazione e responsabilità, continuando a curarsi, a seguire le indicazioni specialistiche e a non arrendersi, anche nei momenti più difficili. Questo è un aspetto importante: dimostra che, nonostante tutto, la parte di lei che vuole stare meglio è ancora viva e presente.
Provo a rispondere con chiarezza ai punti che solleva:
La farmacoresistenza significa che il suo organismo non risponde in modo soddisfacente ad alcune categorie di farmaci comunemente utilizzate per trattare l’ansia e il panico. Non implica però che sia “resistente a tutti i farmaci”, ma che le combinazioni testate finora non hanno prodotto l’effetto desiderato. Ciò lascia comunque spazio alla possibilità, con il tempo, di individuare strategie diverse, talvolta anche integrando approcci non solo farmacologici.
È vero che, superato un certo numero di tentativi, si può arrivare a utilizzare farmaci “di terza linea”, cioè prescritti quando le opzioni più comuni non hanno funzionato. Tuttavia, questo non significa che non esistano più possibilità terapeutiche, ma che il percorso diventa più personalizzato, con un lavoro mirato di monitoraggio e di affiancamento psicologico.
Rispetto alla domanda più importante: sì, è possibile migliorare e tornare a vivere una vita piena e stabile, anche dopo anni di difficoltà. Molte persone che per lungo tempo hanno vissuto nella stessa condizione raccontano, dopo aver trovato l’approccio giusto per loro, di essere riuscite a ridurre fortemente o superare i sintomi. Non è un percorso lineare, ma richiede pazienza, continuità e fiducia in un lavoro graduale, a volte anche con l’integrazione di tecniche di rilassamento, mindfulness, fisioterapia respiratoria o gruppi di sostegno.
La comprendo quando dice di aver “smesso di vivere” a 22 anni: il panico e l’ansia cronica spesso congelano la vita, tolgono spazio alle esperienze, ai progetti, alle relazioni. Tuttavia, la sua sofferenza non definisce il suo futuro. È un periodo della sua vita, non tutta la sua vita. Anche se oggi le sembra impossibile, esistono ancora margini di miglioramento e strumenti terapeutici da esplorare, e questo vale indipendentemente da ciò che le è stato detto finora.
Può essere utile, accanto al trattamento medico, approfondire un lavoro psicologico più focalizzato sulla gestione dell’ansia e dell’attacco di panico attraverso interventi strutturati di tipo cognitivo-comportamentale, che hanno mostrato grande efficacia anche nei casi di lunga durata. Inoltre, imparare a gestire il corpo — respiro, tensione muscolare, ritmo del sonno — può affiancare in modo concreto la terapia farmacologica e ridurre la percezione di “impotenza”.
Lei non è solo un paziente farmacoresistente: è una persona che sta combattendo una battaglia complessa, con molta più forza di quanto forse riconosca a sé stesso. E anche se oggi la speranza sembra lontana, il percorso non è finito.
Resto a disposizione
Dott.ssa Gloria Giacomin
da ciò che racconta emerge con grande chiarezza la profonda stanchezza e frustrazione che sta vivendo dopo anni di tentativi terapeutici, visite, farmaci e fasi di speranza seguite da delusione. È del tutto comprensibile che si senta scoraggiato: convivere a lungo con disturbi d’ansia e panico, soprattutto quando sembrano non rispondere ai trattamenti, può portare a un senso di impotenza, di perdita di fiducia nei medici e, a volte, di disperazione rispetto al futuro.
Le sue parole mostrano anche che ha affrontato questo percorso con molta determinazione e responsabilità, continuando a curarsi, a seguire le indicazioni specialistiche e a non arrendersi, anche nei momenti più difficili. Questo è un aspetto importante: dimostra che, nonostante tutto, la parte di lei che vuole stare meglio è ancora viva e presente.
Provo a rispondere con chiarezza ai punti che solleva:
La farmacoresistenza significa che il suo organismo non risponde in modo soddisfacente ad alcune categorie di farmaci comunemente utilizzate per trattare l’ansia e il panico. Non implica però che sia “resistente a tutti i farmaci”, ma che le combinazioni testate finora non hanno prodotto l’effetto desiderato. Ciò lascia comunque spazio alla possibilità, con il tempo, di individuare strategie diverse, talvolta anche integrando approcci non solo farmacologici.
È vero che, superato un certo numero di tentativi, si può arrivare a utilizzare farmaci “di terza linea”, cioè prescritti quando le opzioni più comuni non hanno funzionato. Tuttavia, questo non significa che non esistano più possibilità terapeutiche, ma che il percorso diventa più personalizzato, con un lavoro mirato di monitoraggio e di affiancamento psicologico.
Rispetto alla domanda più importante: sì, è possibile migliorare e tornare a vivere una vita piena e stabile, anche dopo anni di difficoltà. Molte persone che per lungo tempo hanno vissuto nella stessa condizione raccontano, dopo aver trovato l’approccio giusto per loro, di essere riuscite a ridurre fortemente o superare i sintomi. Non è un percorso lineare, ma richiede pazienza, continuità e fiducia in un lavoro graduale, a volte anche con l’integrazione di tecniche di rilassamento, mindfulness, fisioterapia respiratoria o gruppi di sostegno.
La comprendo quando dice di aver “smesso di vivere” a 22 anni: il panico e l’ansia cronica spesso congelano la vita, tolgono spazio alle esperienze, ai progetti, alle relazioni. Tuttavia, la sua sofferenza non definisce il suo futuro. È un periodo della sua vita, non tutta la sua vita. Anche se oggi le sembra impossibile, esistono ancora margini di miglioramento e strumenti terapeutici da esplorare, e questo vale indipendentemente da ciò che le è stato detto finora.
Può essere utile, accanto al trattamento medico, approfondire un lavoro psicologico più focalizzato sulla gestione dell’ansia e dell’attacco di panico attraverso interventi strutturati di tipo cognitivo-comportamentale, che hanno mostrato grande efficacia anche nei casi di lunga durata. Inoltre, imparare a gestire il corpo — respiro, tensione muscolare, ritmo del sonno — può affiancare in modo concreto la terapia farmacologica e ridurre la percezione di “impotenza”.
Lei non è solo un paziente farmacoresistente: è una persona che sta combattendo una battaglia complessa, con molta più forza di quanto forse riconosca a sé stesso. E anche se oggi la speranza sembra lontana, il percorso non è finito.
Resto a disposizione
Dott.ssa Gloria Giacomin
Buongiorno, comprendo il suo scoraggiamento e la fatica che prova: vivere anni con ansia e attacchi di panico, soprattutto insieme ad altre patologie, è davvero difficile.
Per chiarezza, non posso rispondere sull’aspetto farmacologico o organico, perché non rientra nel mio ambito; queste domande vanno discusse con il suo medico o psichiatra.
Sul piano psicologico, però, l’uscita dal panico è possibile, anche dopo molti anni. Non sempre significa tornare “come prima”, ma recuperare libertà, funzionamento e qualità di vita, imparando a cambiare il rapporto con l’ansia invece di combatterla. Se il percorso attuale non funziona, può valere la pena rivedere insieme al suo psicologo l’approccio, perché con il giusto supporto anche la farmacoresistenza può essere affrontata più serenamente. La sua sofferenza è reale e legittima, ma non è senza possibilità di miglioramento.
Per chiarezza, non posso rispondere sull’aspetto farmacologico o organico, perché non rientra nel mio ambito; queste domande vanno discusse con il suo medico o psichiatra.
Sul piano psicologico, però, l’uscita dal panico è possibile, anche dopo molti anni. Non sempre significa tornare “come prima”, ma recuperare libertà, funzionamento e qualità di vita, imparando a cambiare il rapporto con l’ansia invece di combatterla. Se il percorso attuale non funziona, può valere la pena rivedere insieme al suo psicologo l’approccio, perché con il giusto supporto anche la farmacoresistenza può essere affrontata più serenamente. La sua sofferenza è reale e legittima, ma non è senza possibilità di miglioramento.
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