Qualche anno fa mi imbattei su internet in un’immagine che mi turbò molto, inchiodandosi nella mia t
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Qualche anno fa mi imbattei su internet in un’immagine che mi turbò molto, inchiodandosi nella mia testa. Mi era già capitato altre volte di fissarmi su qualcosa e non riuscire più a pensare ad altro, pertanto ero sicuro che nel giro di qualche giorno quel pensiero sarebbe scomparso naturalmente. Cominciai però a preoccuparmi nel momento in cui mi accorsi che se ascoltavo una canzone, vedevo un film e così via con quel pensiero fisso in testa, quando poi riascoltavo quella canzone, rivedevo quel film… quel pensiero ritornava più forte di prima, avendolo di fatto associato a quella canzone o a quel film.
Cominciai a sviluppare un fortissimo malessere perché temevo che se avessi associato quel pensiero a ogni cosa che facevo non me lo sarei più levato dalla testa, creando un circolo vizioso in cui più ci pensavo, più stavo male e più ci pensavo. Mi resi conto che da solo non ce l’avrei fatta, perciò andai da uno psichiatra che mi prescrisse antidepressivi e ansiolitici.
Dopo qualche mese il mio malessere era passato e quel pensiero si scollò a poco a poco dalla mia testa. Credevo che fosse finita, ma, forse per paura di una ricaduta che mi facesse rivivere quel periodo tremendo, cominciai a sviluppare dei pensieri del tipo:
“Se adesso ascolto questa canzone/guardo questo film/leggo questo libro comincerò a pensare a quella cosa, quindi ogni volta che riascolterò questa canzone/riguarderò questo film/rileggerò questo libro mi ritornerà in mente”
“Se associo quella cosa a una parola/a un oggetto della mia casa/a un’azione che faccio spesso, ogni volta che sentirò quella parola/guarderò quell’oggetto/farò quell’azione ci ripenserò e non me ne libererò più”
Sono pensieri che ho ancora oggi e, se la mia reazione è debole/arrendevole, il solo pensarli “produce” quell’associazione. Una sorta di autosuggestione, o profezia che si autoavvera. Il risultato è che non riesco più a rilassarmi come prima, e ho smesso quasi del tutto di fare quello che mi piaceva fare per paura di creare continue associazioni. In ogni caso, l’elenco delle cose che ho finito per associare a quell’immagine è lungo e non so come liberarmi da questa trappola che ho creato io stesso con i miei pensieri.
So di dover cercare aiuto, ma ci sono alcune cose che vorrei capire in modo da orientarmi su quale terapeuta scegliere:
1. Da quel poco che so sull’argomento, mi sembra che il mio problema abbia punti in comune con il PTSD e con l’OCD, anche se dopo aver approfondito entrambi i disturbi non mi riconosco interamente né nell’uno né nell’altro (perdonate la presunzione di questa diagnosi fatta in casa). Ho cercato su internet storie simili alla mia ma non ho trovato nulla. Mi sento come se fossi l’unica persona al mondo ad avere questo problema.
2. Sto leggendo un libro sull’uso della Mindfulness nel trattamento dei pensieri intrusivi, ma dal momento che i miei pensieri finiscono per avere un effetto concreto (a differenza ad esempio di un pensiero violento, che non costituisce una vera minaccia perché non porta realmente ad atti violenti) ho paura che smettendo di “combatterli” finirei per assecondare queste associazioni. Di nuovo, il mio timore è dovuto al fatto che il mio tipo di pensieri non rientra in nessuna delle categorie (a me) note di OCD. Che ne pensate?
Grazie a chiunque vorrà rispondere.
Cominciai a sviluppare un fortissimo malessere perché temevo che se avessi associato quel pensiero a ogni cosa che facevo non me lo sarei più levato dalla testa, creando un circolo vizioso in cui più ci pensavo, più stavo male e più ci pensavo. Mi resi conto che da solo non ce l’avrei fatta, perciò andai da uno psichiatra che mi prescrisse antidepressivi e ansiolitici.
Dopo qualche mese il mio malessere era passato e quel pensiero si scollò a poco a poco dalla mia testa. Credevo che fosse finita, ma, forse per paura di una ricaduta che mi facesse rivivere quel periodo tremendo, cominciai a sviluppare dei pensieri del tipo:
“Se adesso ascolto questa canzone/guardo questo film/leggo questo libro comincerò a pensare a quella cosa, quindi ogni volta che riascolterò questa canzone/riguarderò questo film/rileggerò questo libro mi ritornerà in mente”
“Se associo quella cosa a una parola/a un oggetto della mia casa/a un’azione che faccio spesso, ogni volta che sentirò quella parola/guarderò quell’oggetto/farò quell’azione ci ripenserò e non me ne libererò più”
Sono pensieri che ho ancora oggi e, se la mia reazione è debole/arrendevole, il solo pensarli “produce” quell’associazione. Una sorta di autosuggestione, o profezia che si autoavvera. Il risultato è che non riesco più a rilassarmi come prima, e ho smesso quasi del tutto di fare quello che mi piaceva fare per paura di creare continue associazioni. In ogni caso, l’elenco delle cose che ho finito per associare a quell’immagine è lungo e non so come liberarmi da questa trappola che ho creato io stesso con i miei pensieri.
So di dover cercare aiuto, ma ci sono alcune cose che vorrei capire in modo da orientarmi su quale terapeuta scegliere:
1. Da quel poco che so sull’argomento, mi sembra che il mio problema abbia punti in comune con il PTSD e con l’OCD, anche se dopo aver approfondito entrambi i disturbi non mi riconosco interamente né nell’uno né nell’altro (perdonate la presunzione di questa diagnosi fatta in casa). Ho cercato su internet storie simili alla mia ma non ho trovato nulla. Mi sento come se fossi l’unica persona al mondo ad avere questo problema.
2. Sto leggendo un libro sull’uso della Mindfulness nel trattamento dei pensieri intrusivi, ma dal momento che i miei pensieri finiscono per avere un effetto concreto (a differenza ad esempio di un pensiero violento, che non costituisce una vera minaccia perché non porta realmente ad atti violenti) ho paura che smettendo di “combatterli” finirei per assecondare queste associazioni. Di nuovo, il mio timore è dovuto al fatto che il mio tipo di pensieri non rientra in nessuna delle categorie (a me) note di OCD. Che ne pensate?
Grazie a chiunque vorrà rispondere.
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Tenga conto che questa situazione potrebbe rappresentare il sintomo di un disagio interiore che evidentemente lei si porta dentro e che richiede sicuramente di essere attenzionato.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Tenga conto che questa situazione potrebbe rappresentare il sintomo di un disagio interiore che evidentemente lei si porta dentro e che richiede sicuramente di essere attenzionato.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
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Capisco il disorientamento e il disagio che prova.
Se però innesca una lotta con i suoi pensieri ne uscirà perdente: ritorneranno e probabilmente si ingigantiranno. Il mio consiglio è di farsi aiutare da un professionista che innanzitutto la aiuti a ricostruire il senso che questi pensieri hanno, a cosa le servono e cosa danneggiano oggettivamente. Solo così potrà governarli e gestirli con successo, indipendentemente da ogni categorizzazione diagnostica. A presto Maria Teresa Fiorentino
Se però innesca una lotta con i suoi pensieri ne uscirà perdente: ritorneranno e probabilmente si ingigantiranno. Il mio consiglio è di farsi aiutare da un professionista che innanzitutto la aiuti a ricostruire il senso che questi pensieri hanno, a cosa le servono e cosa danneggiano oggettivamente. Solo così potrà governarli e gestirli con successo, indipendentemente da ogni categorizzazione diagnostica. A presto Maria Teresa Fiorentino
Gentile utente, grazie per aver condiviso con noi una parte così importante di sè. Mi spiace molto per la situazione che descrive e posso immaginare il disagio connesso ai pensieri ricorrenti e al timore delle associazioni.
Le ipotesi diagnostiche che ha fatto potrebbero avere qualcosa di fondato, ma senza una valutazione professionale non è possibile darle un riscontro effettivamente sensato.
Rispetto al suggerimento del libro, continuare a combattere questi pensieri, senza comprendere che funzione hanno per lei e a cosa le servono effettivamente nella quotidianità, potrebbe essere controproducente, poichè rischia di "demonizzare" un meccanismo che in realtà nella sua testa potrebbe avere un'utilità e combattere contro se stessi tendenzialmente non porta benessere.
Le suggerirei di valutare un percorso psicoterapeutico al fine di rielaborare il suo vissuto e le emozioni connesse, sviluppando insieme al professionista strategie utili per far fronte alle situazioni di difficoltà con questi pensieri e immagini, con l'obiettivo di tenerle più sotto controllo e "depotenziarle".
Nella speranza che questo confronto possa esserle utile, resto a disposizione anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Sinistrero
Le ipotesi diagnostiche che ha fatto potrebbero avere qualcosa di fondato, ma senza una valutazione professionale non è possibile darle un riscontro effettivamente sensato.
Rispetto al suggerimento del libro, continuare a combattere questi pensieri, senza comprendere che funzione hanno per lei e a cosa le servono effettivamente nella quotidianità, potrebbe essere controproducente, poichè rischia di "demonizzare" un meccanismo che in realtà nella sua testa potrebbe avere un'utilità e combattere contro se stessi tendenzialmente non porta benessere.
Le suggerirei di valutare un percorso psicoterapeutico al fine di rielaborare il suo vissuto e le emozioni connesse, sviluppando insieme al professionista strategie utili per far fronte alle situazioni di difficoltà con questi pensieri e immagini, con l'obiettivo di tenerle più sotto controllo e "depotenziarle".
Nella speranza che questo confronto possa esserle utile, resto a disposizione anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Sinistrero
Caro utente, immagino quanto sia faticoso e difficile convivere con questo fastidioso “sintomo” che sembra ormai esserle cucito addosso. Sarebbe davvero importante esplorare l’innesco, e quindi la visione di quella immagine, partendo dal suo contenuto, e poi dai pensieri e dalle emozioni nonché reazioni che si sono verificate a seguire. Inoltre, è importante comprendere quale sia il meccanismo che alimenta e mantiene il disagio nella sua quotidianità. Per comprendere tutto questo, e giungere a un inquadramento diagnostico, solo una consulenza psicologica potrebbe aiutarla. Al seguito della stessa, sarebbe possibile valutare quale sia il percorso e l’intervento psicoterapico (o l’invio ad altro specialista) più adeguato per aiutarla a superare questa difficoltà. Cordiali saluti
Gentile utente, la situazione che descrive appare comprensibilmente faticosa e frustrante tuttavia, come già sottolineato dai colleghi, potrebbe risultare controproducente cercare di opporsi a questi meccanismi che andrebbero invece approfonditi, contestualizzati e ricollegati alla sua esperienza personale. A parità di sintomi infatti è molto importante analizzare ogni situazione sulla base del singolo individuo, della sua storia personale e dei suoi vissuti affinché si possa trovare il modo più efficace per apportare un cambiamento volto al benessere della persona. Per quanto plausibili (e forse anche confortanti) possano essere le diagnosi nosografiche in cui si è imbattuto esse rimangono ciò che sono, ovvero termini utili per lo più ai professionisti per categorizzare un insieme di segni e sintomi che tuttavia non trovano utilità nel descrivere ciò che lei e solo lei sta vivendo e come lo sta vivendo. Le consiglio pertanto di rivolgersi ad un professionista che possa aiutarla ad affrontare la situazione sulla base dei suoi bisogni e vissuti specifici. Resto a sua disposizione e le auguro di trovare presto la serenità. Un saluto!
Gentile utente,
sembra che questo pensiero è molto importante per lei. Che cosa può significare, o a che cosa lo associa? Sente che è collegato ad un evento particolare della sua vita? A volte, può succedere che immagini o pensieri si fissino nella nostra testa, come a volerci ricordare di affrontare qualcosa. Questo porta spesso ad un conflitto che, se superato, può farci crescere.
Sento che lei sta già facendo qualcosa per il suo problema e questo è sicuramente un segno positivo.
Un cordiale saluto,
Dott. Gabriele Cocco
sembra che questo pensiero è molto importante per lei. Che cosa può significare, o a che cosa lo associa? Sente che è collegato ad un evento particolare della sua vita? A volte, può succedere che immagini o pensieri si fissino nella nostra testa, come a volerci ricordare di affrontare qualcosa. Questo porta spesso ad un conflitto che, se superato, può farci crescere.
Sento che lei sta già facendo qualcosa per il suo problema e questo è sicuramente un segno positivo.
Un cordiale saluto,
Dott. Gabriele Cocco
Buongiorno, le sconsiglio di cercare da solo un’etichetta diagnostica alla questione che porta. L’inciampo che ha incontrato necessita di un percorso più articolato, il lessico del nostro profondo non risponde ad una logica lineare, quale quella cui siamo abituati, ma ad un percorso più complesso e meno intuitivo. Valuti l’opportunità di un percorso professionale più articolato che possa contribuire a mettere in luce ciò che si esprime attraverso questi pensieri. Un saluto cordiale
Buongiorno, sembra che questa immagine abbia invaso molti aspetti della sua vita e che le renda molto difficile godersi momenti di spensieratezza. Credo che lei sia molto determinato nel riconquistare quegli spazi della sua mente che sente esserle stati sottratti da quella figura e difendere quelli che sente ancora liberi ma come assediati. Credo anche che le sue ricerche siano una spinta verso il trovare un senso a quello che le sta accadendo, tuttavia sarebbe importante che la sua indagine su questi pensieri fosse condivisa con un professionista in quanto a volte da soli si arriva a dare un nome alle cose ma più difficilmente a dare loro un senso, ed è quest'ultimo che è più importante. In un percorso psicologico potrebbe cercare di trovare un modo per riprendere a godere di alcune delle cose che la fanno stare bene e che in questo momento sono come isolate da quell'immagine e da quei pensieri ad essa collegati. Inoltre potrebbe essere importante concentrarsi sulla natura di quell'immagine e vedere insieme al professionista quando è entrata nella sua vita e che periodo della sua vita fosse.
Un cordiale saluto
Un cordiale saluto
Buongiorno, una situazione delicata e profondamente dolorosa. Con il suo scrivere e descrivere quanto sia per lei faticoso 'convivere' con l'intrusività di questi pensieri sta chiedendo aiuto; il mio suggerimento è che concretizzi questa sua richiesta con una relazione terapeutica dove ricavarsi uno spazio, protetto privato ed intimo che la aiuti a trovare risposte e cambiamenti. Un caro saluto e a disposizione anche on line, Maria dr. Zaupa
Gentile utente, mi dispiace per questa situazione faticosa e pesante ti sei trovato. Lottare contro la propria mente è una sfida estenuante che non può dare alcun esito positivo. Concordo con i colleghi che più che cercare una diagnosi casalinga, sia essenziale la consulenza di un professionista che possa inquadrare al meglio la situazione e aiutarti ad intraprendere una strada che riporti la pace tra te e i tuoi pensieri. Ti auguro di risolvere al più presto questa estenuante situazione. Naturalmente resto a disposizione. Buona fortuna
Ciao, capisco che stai vivendo una situazione difficile con pensieri intrusivi e associazioni indesiderate. È importante ricordare che ogni persona è unica e le esperienze mentali possono variare. Potrebbe essere utile consultare uno specialista per una valutazione accurata e una diagnosi appropriata. Uno psicologo o uno psichiatra potrebbero aiutarti a comprendere meglio la natura dei tuoi pensieri e a sviluppare strategie personalizzate per gestirli. Alcune tecniche psicologiche potrebbero essere un'opzione utile per imparare a osservare i pensieri senza reagire ad essi, ma è fondamentale lavorare con un professionista per adattare l'approccio alle tue esigenze specifiche.
A disposizione,
Dott.ssa Francesca Gottofredi
A disposizione,
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Sarò perentoria: troppe diagnosi. Non si preoccupi di dare un nome a tutto, è una fatica immane e poco soddisfacente, anche frustrante, e non è un discorso di presunzione. Capisco benissimo la spinta a cercare conforto su Internet, a volte lo faccio anche io quando ho un malessere fisico che mi spaventa, ma puntualmente scelgo poi di affidarmi ai medici, e non me ne pento mai. Si rivolga ad un terapeuta che saprà senz'altro sbrogliare insieme a Lei questa intricata matassa. Le posso assicurare che se anche Lei avesse individuato la diagnosi giusta, e non lo escludo, questo non Le sarebbe di aiuto in alcun modo. Del resto, noi siamo persone, non diagnosi. Non sono tutti uguali gli ansiosi, come non lo sono i depressi, gli ossessivi-compulsivi o i narcisisti e potrei continuare a lungo. Ognuno di noi è unico e speciale, e per uscire dal vortice dei nostri problemi possiamo soltanto lavorare su di noi e non sulle categorie.
A mio modesto avviso l'orientamento del terapeuta è un aspetto irrilevante ai fini della cura, e soprattutto non è un onere che incombe su di Lei, perchè così rischia soltanto di aggiungere ulteriori pensieri a quelli già presenti e molto intrusivi, appesantendo la situazione. Sblocchi questo loop contattando uno psicologo, e vedrà che il meccanismo poi si muoverà da sè. Se vogliamo cambiare la nostra vita, dobbiamo essere disposti a fare qualcosa di diverso, altrimenti ci ritroveremo in una gabbia di pensieri ruminativi, emozioni bloccate, comportamenti compulsivi dai quali sarà sempre più difficile uscirne. Se ha scritto qua il primo passo l'ha fatto.
A mio modesto avviso l'orientamento del terapeuta è un aspetto irrilevante ai fini della cura, e soprattutto non è un onere che incombe su di Lei, perchè così rischia soltanto di aggiungere ulteriori pensieri a quelli già presenti e molto intrusivi, appesantendo la situazione. Sblocchi questo loop contattando uno psicologo, e vedrà che il meccanismo poi si muoverà da sè. Se vogliamo cambiare la nostra vita, dobbiamo essere disposti a fare qualcosa di diverso, altrimenti ci ritroveremo in una gabbia di pensieri ruminativi, emozioni bloccate, comportamenti compulsivi dai quali sarà sempre più difficile uscirne. Se ha scritto qua il primo passo l'ha fatto.
Salve, le sconsiglio vivamente le autodiagnosi frutto delle ricerche su internet perché non faranno altro che aumentare i suoi dubbi e preoccupazioni alimentando ulteriormente la confusione. Un contatto con uno psicologo le consentirà di capire con certezza cosa la disturba da qualche anno e quale percorso intraprendere per risolvere definitivamente il tutto. Cordiali saluti. Professor Antonio Popolizio
Penso che l'atto più rivoluzionario che potresti fare sia smettere di chiedere e stare con quello che c'è. Ovviamente farti affiancare da un professionista che sia per te un porto sicuro è fondamentale, ma devi innanzitutto darti il permesso di "perderti senza sapere". Per una volta, prova a considerare l'esperienza di affidarti, vivendo quello che ne verrà fuori. Non puoi controllare tutto nella tua vita, per quanto sia doloroso da accettare. Ti auguro di fermarti e darti la possibilità entrare pienamente in contatto con le tue emozioni, senza tentare di anestetizzarle o sfuggendo da esse. Un caro abbraccio.
Gentile Utente, grazie per la condivisione.
Forse quell'immagine che continua a tornare serve, in qualche modo, alla sua psiche a rifletterla. Le energie psichiche si presentano tramite immagini e la psiche vuole conoscersi, più di ogni altra cosa, e può farlo riflettendo tali immagini. Questo accade nei sogni, ma anche nel diurno, come nel suo caso. Se quell'immagine continua a presentarsi, la tortura in un certo senso, forse vuole essere letta e riflettuta, per capire che funzione psichica richiede attenzione tramite quell'immagine.
Qualora volesse iniziare questo tipo di lavoro, sono a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Laura Paulucci
Forse quell'immagine che continua a tornare serve, in qualche modo, alla sua psiche a rifletterla. Le energie psichiche si presentano tramite immagini e la psiche vuole conoscersi, più di ogni altra cosa, e può farlo riflettendo tali immagini. Questo accade nei sogni, ma anche nel diurno, come nel suo caso. Se quell'immagine continua a presentarsi, la tortura in un certo senso, forse vuole essere letta e riflettuta, per capire che funzione psichica richiede attenzione tramite quell'immagine.
Qualora volesse iniziare questo tipo di lavoro, sono a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Laura Paulucci
Caro, la situazione che descrive è certamente faticosa e nelle sue parole traspare la grande difficoltà nel continuare a gestire questi pensieri che la accompagnano da tempo. Ho la sensazione che fino ad ora è riuscito a gestire e tamponare la fatica, ma, mi consenta, mostrando grandi risorse e una invidiabile risolutezza. Ora, facendo tesoro delle sue qualità, persistendo il problema, potrebbe provare ad affrontare un percorso di terapia in cui la relazione con un professionista potrebbe agevolare la risoluzione definitiva di queste difficoltà. L'aver condiviso su questo forum le sue perplessità potrebbe essere un primo passo verso un percorso più complesso e strutturato in cui osservare, con altre lenti, l'origine e le modalità altre per raggiungere un maggior benessere. Sicuramente concordo con gli altri colleghi che le hanno suggerito di evitare di cercare etichette o nomenclature alla sua difficoltà. Non è un titolo che serve al problema che pone, ma soluzioni efficaci e durature che possano permetterle di ritrovare serenità nella quotidianità. Un caro saluto, Dott.ssa Doris Cisternino
Comprendo che stai affrontando una situazione complessa e stressante legata ai tuoi pensieri intrusivi e alle associazioni che hai sviluppato. È importante notare che non sei solo in questa situazione, e molti individui possono sperimentare forme uniche di ansia, ossessioni o pensieri intrusivi che possono non rientrare esattamente in categorie diagnostiche specifiche come il PTSD o l'OCD. La tua esperienza è personale e unica, e ci sono professionisti della salute mentale che possono aiutarti a comprendere e affrontare i tuoi sintomi.
Ecco alcune considerazioni che potrebbero aiutarti a orientarti nella scelta di un terapeuta:
Valutazione professionale: Prima di tutto, è importante cercare una valutazione professionale da uno psicologo o uno psichiatra. Questo ti aiuterà a comprendere meglio la natura dei tuoi sintomi e a ottenere una diagnosi accurata, se necessaria. Un professionista esperto può anche esaminare le tue associazioni e il loro impatto sulla tua vita quotidiana.
Trattamento personalizzato: Poiché la tua esperienza sembra essere unica, potrebbe essere utile lavorare con un terapeuta che sia aperto a sviluppare un piano di trattamento personalizzato basato sui tuoi bisogni specifici. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è spesso efficace per affrontare pensieri intrusivi e associazioni indesiderate.
Mindfulness e terapie complementari: La mindfulness può essere una tecnica utile nel gestire i pensieri intrusivi, ma è importante farlo sotto la guida di un terapeuta esperto. La mindfulness può aiutarti a sviluppare una maggiore consapevolezza dei tuoi pensieri senza giudicarli, ma è fondamentale considerare le tue preoccupazioni riguardo all'assecondare le associazioni indesiderate. Un terapeuta può aiutarti a trovare un equilibrio tra l'accettazione e la gestione dei tuoi pensieri.
Sostegno psicologico: Inoltre, il sostegno psicologico può essere prezioso. Condividere le tue preoccupazioni e paure con un terapeuta può aiutarti a sviluppare strategie per affrontarle in modo più efficace.
Terapia farmacologica: Se necessario, un terapeuta o uno psichiatra può anche valutare l'opportunità di trattamento farmacologico, ma questa dovrebbe essere una decisione condivisa basata sulla tua situazione specifica.
Ricorda che il processo terapeutico può richiedere tempo e pazienza, ma è possibile fare progressi significativi. La chiave è cercare il supporto di professionisti della salute mentale qualificati e aperti a lavorare con te per sviluppare un piano di trattamento adatto alle tue
Ecco alcune considerazioni che potrebbero aiutarti a orientarti nella scelta di un terapeuta:
Valutazione professionale: Prima di tutto, è importante cercare una valutazione professionale da uno psicologo o uno psichiatra. Questo ti aiuterà a comprendere meglio la natura dei tuoi sintomi e a ottenere una diagnosi accurata, se necessaria. Un professionista esperto può anche esaminare le tue associazioni e il loro impatto sulla tua vita quotidiana.
Trattamento personalizzato: Poiché la tua esperienza sembra essere unica, potrebbe essere utile lavorare con un terapeuta che sia aperto a sviluppare un piano di trattamento personalizzato basato sui tuoi bisogni specifici. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è spesso efficace per affrontare pensieri intrusivi e associazioni indesiderate.
Mindfulness e terapie complementari: La mindfulness può essere una tecnica utile nel gestire i pensieri intrusivi, ma è importante farlo sotto la guida di un terapeuta esperto. La mindfulness può aiutarti a sviluppare una maggiore consapevolezza dei tuoi pensieri senza giudicarli, ma è fondamentale considerare le tue preoccupazioni riguardo all'assecondare le associazioni indesiderate. Un terapeuta può aiutarti a trovare un equilibrio tra l'accettazione e la gestione dei tuoi pensieri.
Sostegno psicologico: Inoltre, il sostegno psicologico può essere prezioso. Condividere le tue preoccupazioni e paure con un terapeuta può aiutarti a sviluppare strategie per affrontarle in modo più efficace.
Terapia farmacologica: Se necessario, un terapeuta o uno psichiatra può anche valutare l'opportunità di trattamento farmacologico, ma questa dovrebbe essere una decisione condivisa basata sulla tua situazione specifica.
Ricorda che il processo terapeutico può richiedere tempo e pazienza, ma è possibile fare progressi significativi. La chiave è cercare il supporto di professionisti della salute mentale qualificati e aperti a lavorare con te per sviluppare un piano di trattamento adatto alle tue
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e le sue preoccupazioni, e mi dispiace per i vissuti negativi che queste le provocano. Qualora dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso , che potrebbe tornarle utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori al fine di trovare una strada percorribile e ritrovare la serenità.
Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza.
Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi.
Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico.
Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza.
Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi.
Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico.
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Grazie per la condivisione. Capisco il suo timore di non trovare dei riscontri che le permettano di accomunare la sua situazione ad altre. Credo, però, che questo sia proprio il presupposto con cui fissare i primi obiettivi all'interno di un percorso psicologico. Lei, in quanto individuo, è unico ed irripetibile e merita pertanto un trattamento personalizzato che tenga conto delle sue esigenze e delle sue risorse personali. L'immagine che ha visto ha avuto per lei una forte valenza che ha portato a pensieri intrusivi e alla paura di risperimentare quelle sensazioni che ha associato all'immagine. Sulla base di ciò che ha raccontato, credo sia necessario abbinare ad un'eventuale terapia farmacologica un percorso di supporto psicologico per approfondire meglio i motivi del suo malessere e promuovere un cambiamento soddisfacente.
Gentile Utente, sembra che sia entrato in una spirale di paura e disorientamento, dove cercare soluzioni su internet può dare l'illusione di riprendere il controllo e non farsi controllare da tutto quanto le sta accadendo. Il punto è proprio questo: non deve combattere contro tutto questo, ma comprenderlo e quindi imparare a gestirlo. Mi dispiace "sentirla" così, ma la soluzione migliore è affidarsi ad uno psicologo che la possa guidare verso la risalita. Si affidi...non se ne pentirà.
Cordialmente
Dott.ssa Floriana Ricciardi
Cordialmente
Dott.ssa Floriana Ricciardi
Lasci perdere le diagnosi certo un percorso di mindfulnes va benissimo nel suo caso fatto da uno psicoterapeuta
Buonasera, grazie per la condivisione. Possiamo trattare insieme questa immagine ed anche i pensieri fissi mediante il trattamento EMDR con cui avrei il piacere di seguirla.
Distinti Saluti
Dott.ssa Veronica Sarno
Distinti Saluti
Dott.ssa Veronica Sarno
Salve, la ringrazio innanzitutto per aver condiviso con tanta chiarezza e sincerità quello che sta vivendo, perché non è affatto semplice mettere nero su bianco esperienze così complesse e dolorose. Da ciò che descrive emerge bene il grande senso di intrappolamento nei suoi pensieri e la fatica che ne consegue nel vivere con leggerezza attività che prima erano fonte di piacere e di benessere. La sofferenza che racconta è reale e merita ascolto, e già il fatto che lei stia cercando di comprenderne meglio la natura è un segnale importante di consapevolezza. Da un punto di vista cognitivo comportamentale quello che lei descrive assomiglia a un meccanismo di condizionamento associativo unito a una forte componente di ansia anticipatoria. In altre parole, l’esperienza iniziale le ha generato un forte turbamento e, attraverso la paura di rivivere lo stesso malessere, la mente ha iniziato a costruire connessioni tra quell’immagine e molte altre esperienze quotidiane. Questo meccanismo, che a volte può sembrare inspiegabile, ha in realtà delle basi comprensibili: il nostro cervello tende a collegare emozioni intense a stimoli esterni, anche quando quei collegamenti non hanno alcuna logica o necessità reale. Proprio per questo motivo più lei cerca di controllare o allontanare questi pensieri, più essi finiscono per rafforzarsi e ripresentarsi, creando la sensazione di un circolo vizioso da cui non si riesce ad uscire. È molto significativo che lei abbia notato la componente di autosuggestione. In effetti spesso non è tanto il pensiero in sé a farci soffrire, quanto il modo in cui lo valutiamo e lo temiamo. Più lei si dice che “non deve assolutamente pensarlo” o che “quel pensiero creerà un’associazione inevitabile”, più aumenta la probabilità che ciò accada, non perché abbia realmente un potere in sé, ma perché l’ansia lo rende più presente e saliente. Questo spiega la sensazione della cosiddetta profezia che si autoavvera. Per quanto riguarda i dubbi diagnostici che si pone, comprendo bene la sua necessità di dare un nome a ciò che sta vivendo. È umano voler cercare una categoria che ci faccia sentire meno soli e più compresi. È vero che ci sono punti in comune con disturbi come il disturbo ossessivo compulsivo o con alcune reazioni da stress post traumatico, ma al di là delle etichette ciò che conta è riconoscere che lei si trova a convivere con pensieri intrusivi e vissuti associativi che compromettono la qualità della sua vita. Questo è più che sufficiente per rivolgersi a uno specialista, senza il bisogno di incasellarsi con precisione in una diagnosi fatta in autonomia. Non è affatto l’unico a vivere difficoltà simili, anche se può sembrare così. Molte persone, in modi diversi, si trovano prigioniere dei propri pensieri e imparano in terapia a gestirli e ridimensionarli. Il suo timore legato alla Mindfulness è comprensibile: temere che “non combattere” i pensieri equivalga ad assecondarli. In realtà l’obiettivo della Mindfulness non è cedere ai pensieri, ma cambiare il rapporto che si ha con essi. Non si tratta di farli sparire, bensì di imparare a riconoscerli come eventi mentali passeggeri, privi di quel potere reale che sembrano avere. In questo senso è proprio l’accettazione, e non la lotta, a ridurre nel tempo l’impatto che hanno sulla sua vita. Naturalmente è un percorso che va accompagnato con strumenti pratici e con il sostegno di un terapeuta formato, perché da soli è facile che emergano dubbi e paure come quelli che lei descrive. Credo che per lei potrebbe essere molto utile intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta cognitivo comportamentale, che possa lavorare insieme a lei su tecniche di esposizione graduale, ristrutturazione cognitiva e gestione dei pensieri intrusivi. Non si tratta di eliminare del tutto i pensieri, ma di ridurne il potere e di recuperare progressivamente spazi di vita e attività che oggi sente compromessi. Il fatto che lei si stia ponendo queste domande è già un primo passo di cura e di consapevolezza. Non è da solo in questa esperienza, anche se può sembrare così, e con un aiuto adeguato può davvero ritrovare quella leggerezza che oggi sente perduta. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente,
Di quello che descrivi colpiscono soprattutto tre elementi centrali:
1. la forza delle associazioni mentali,
2. la paura della paura (cioè il timore che il pensiero torni e diventi incontrollabile),
3. l’evitamento progressivo, che ha ristretto sempre più la tua vita.
Provo a risponderti con un taglio clinico ma comprensibile, anche per aiutarti a orientarti nella scelta di un terapeuta.
1. “È PTSD? È OCD? O non è nulla di tutto questo?”
La tua sensazione è molto lucida: ci sono elementi in comune con più quadri, ma non coincidi pienamente con nessuno di essi, ed è normale.
• Non è un PTSD in senso stretto, perché l’immagine iniziale, pur essendo disturbante, non nasce da un evento traumatico vissuto in prima persona con minaccia alla vita o all’integrità. Tuttavia, il meccanismo di riattivazione per associazione (stimoli neutri che richiamano l’esperienza) è simile a quello post-traumatico.
• Non è un DOC “classico”, perché non descrivi compulsioni evidenti o rituali strutturati. Ma è molto presente:
la fusione pensiero-realtà (“se penso questa cosa, succede davvero”),
la sovrastima del pericolo,
il monitoraggio costante dei contenuti mentali,
e soprattutto l’evitamento cognitivo ed esperienziale.
In clinica, situazioni come la tua rientrano spesso in ciò che oggi viene chiamato spettro ossessivo o, da una prospettiva più funzionale, disturbo mantenuto da ansia, evitamento e controllo mentale.
E no: non sei affatto l’unica persona al mondo a vivere qualcosa di simile. È solo un problema poco raccontato, perché chi ne soffre tende a isolarsi e a pensare che sia “troppo strano” per essere compreso.
2. Le associazioni “funzionano davvero” o è autosuggestione?
Qui tocchi il nodo cruciale.
Le associazioni non sono pericolose di per sé. Il cervello associa continuamente tutto a tutto: suoni, immagini, emozioni, ricordi.
Il problema nasce quando:
• l’associazione viene interpretata come irreversibile e minacciosa;
• viene caricata di significato catastrofico (“se accade, non ne uscirò più”);
• diventa oggetto di controllo e sorveglianza continua.
Più cerchi di evitare o neutralizzare un’associazione, più:
• aumenti l’attenzione selettiva,
• rinforzi la memoria emotiva,
• confermi l’idea che quel pensiero sia “speciale” e pericoloso.
Questo non perché la mente ti stia “tradendo”, ma perché sta funzionando esattamente come funzionano i sistemi di allarme quando vengono iperattivati.
3. Mindfulness: rischio di “assecondare” il problema?
Il tuo timore è comprensibile, ma qui è importante chiarire un equivoco molto comune.
Mindfulness non significa smettere di reagire a tutto, né “lasciare che le associazioni si formino indisturbate”.
Significa smettere di trattare il pensiero come un evento da prevenire, controllare o neutralizzare.
Nel tuo caso il problema non è il pensiero intrusivo, ma:
• il tentativo costante di impedirgli di esistere,
• la lotta mentale,
• l’evitamento della vita per paura di “rovinare” altri stimoli.
Quando dici:
“I miei pensieri hanno un effetto concreto”
in realtà l’effetto concreto non è il pensiero, ma il comportamento che segue (evitare, rinunciare, controllare, ritirarsi).
Ed è proprio questo che la mindfulness (se usata correttamente e non in modo ingenuo) aiuta a interrompere.
4. Il circolo vizioso che mantiene il problema
In sintesi, il meccanismo che descrivi è questo:
1. Compare un’immagine/pensiero disturbante
2. Nasce la paura che diventi permanente
3. Aumenti il controllo mentale
4. Eviti stimoli e attività
5. La vita si restringe
6. Il pensiero diventa sempre più centrale
7. La paura si conferma
Non è un problema di forza di volontà, né di debolezza: è un sistema che si autoalimenta.
5. Che tipo di terapeuta cercare?
Più che un’etichetta diagnostica, ti suggerirei di cercare un professionista che:
• abbia esperienza con ansia, ossessioni, evitamento;
• lavori sul rapporto con i pensieri, non sul loro contenuto;
• sappia integrare approcci come:
terapia sistemico-relazionale (lettura del problema nel contesto di vita),
approcci basati sull’accettazione (ACT, mindfulness clinica),
interventi graduali sull’evitamento.
Un buon percorso non ti chiederà di “convincerti” che i pensieri non esistono, ma ti aiuterà a riprendere spazio nella tua vita anche quando esistono.
Un ultimo punto importante
Il fatto che tu abbia già superato una fase molto intensa con l’aiuto farmacologico dimostra una cosa fondamentale: il tuo sistema è reversibile.
La paura della ricaduta, oggi, è probabilmente diventata il vero motore del problema.
E questa, clinicamente, è una notizia incoraggiante.
Se deciderai di chiedere aiuto, non partire dall’idea di essere “un caso strano”, ma da quella – molto più realistica – di essere una persona intelligente, sensibile e iperattenta, che ha imparato a proteggersi troppo bene.
E ciò che è stato imparato, può essere anche disimparato.
Un caro saluto,
Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Di quello che descrivi colpiscono soprattutto tre elementi centrali:
1. la forza delle associazioni mentali,
2. la paura della paura (cioè il timore che il pensiero torni e diventi incontrollabile),
3. l’evitamento progressivo, che ha ristretto sempre più la tua vita.
Provo a risponderti con un taglio clinico ma comprensibile, anche per aiutarti a orientarti nella scelta di un terapeuta.
1. “È PTSD? È OCD? O non è nulla di tutto questo?”
La tua sensazione è molto lucida: ci sono elementi in comune con più quadri, ma non coincidi pienamente con nessuno di essi, ed è normale.
• Non è un PTSD in senso stretto, perché l’immagine iniziale, pur essendo disturbante, non nasce da un evento traumatico vissuto in prima persona con minaccia alla vita o all’integrità. Tuttavia, il meccanismo di riattivazione per associazione (stimoli neutri che richiamano l’esperienza) è simile a quello post-traumatico.
• Non è un DOC “classico”, perché non descrivi compulsioni evidenti o rituali strutturati. Ma è molto presente:
la fusione pensiero-realtà (“se penso questa cosa, succede davvero”),
la sovrastima del pericolo,
il monitoraggio costante dei contenuti mentali,
e soprattutto l’evitamento cognitivo ed esperienziale.
In clinica, situazioni come la tua rientrano spesso in ciò che oggi viene chiamato spettro ossessivo o, da una prospettiva più funzionale, disturbo mantenuto da ansia, evitamento e controllo mentale.
E no: non sei affatto l’unica persona al mondo a vivere qualcosa di simile. È solo un problema poco raccontato, perché chi ne soffre tende a isolarsi e a pensare che sia “troppo strano” per essere compreso.
2. Le associazioni “funzionano davvero” o è autosuggestione?
Qui tocchi il nodo cruciale.
Le associazioni non sono pericolose di per sé. Il cervello associa continuamente tutto a tutto: suoni, immagini, emozioni, ricordi.
Il problema nasce quando:
• l’associazione viene interpretata come irreversibile e minacciosa;
• viene caricata di significato catastrofico (“se accade, non ne uscirò più”);
• diventa oggetto di controllo e sorveglianza continua.
Più cerchi di evitare o neutralizzare un’associazione, più:
• aumenti l’attenzione selettiva,
• rinforzi la memoria emotiva,
• confermi l’idea che quel pensiero sia “speciale” e pericoloso.
Questo non perché la mente ti stia “tradendo”, ma perché sta funzionando esattamente come funzionano i sistemi di allarme quando vengono iperattivati.
3. Mindfulness: rischio di “assecondare” il problema?
Il tuo timore è comprensibile, ma qui è importante chiarire un equivoco molto comune.
Mindfulness non significa smettere di reagire a tutto, né “lasciare che le associazioni si formino indisturbate”.
Significa smettere di trattare il pensiero come un evento da prevenire, controllare o neutralizzare.
Nel tuo caso il problema non è il pensiero intrusivo, ma:
• il tentativo costante di impedirgli di esistere,
• la lotta mentale,
• l’evitamento della vita per paura di “rovinare” altri stimoli.
Quando dici:
“I miei pensieri hanno un effetto concreto”
in realtà l’effetto concreto non è il pensiero, ma il comportamento che segue (evitare, rinunciare, controllare, ritirarsi).
Ed è proprio questo che la mindfulness (se usata correttamente e non in modo ingenuo) aiuta a interrompere.
4. Il circolo vizioso che mantiene il problema
In sintesi, il meccanismo che descrivi è questo:
1. Compare un’immagine/pensiero disturbante
2. Nasce la paura che diventi permanente
3. Aumenti il controllo mentale
4. Eviti stimoli e attività
5. La vita si restringe
6. Il pensiero diventa sempre più centrale
7. La paura si conferma
Non è un problema di forza di volontà, né di debolezza: è un sistema che si autoalimenta.
5. Che tipo di terapeuta cercare?
Più che un’etichetta diagnostica, ti suggerirei di cercare un professionista che:
• abbia esperienza con ansia, ossessioni, evitamento;
• lavori sul rapporto con i pensieri, non sul loro contenuto;
• sappia integrare approcci come:
terapia sistemico-relazionale (lettura del problema nel contesto di vita),
approcci basati sull’accettazione (ACT, mindfulness clinica),
interventi graduali sull’evitamento.
Un buon percorso non ti chiederà di “convincerti” che i pensieri non esistono, ma ti aiuterà a riprendere spazio nella tua vita anche quando esistono.
Un ultimo punto importante
Il fatto che tu abbia già superato una fase molto intensa con l’aiuto farmacologico dimostra una cosa fondamentale: il tuo sistema è reversibile.
La paura della ricaduta, oggi, è probabilmente diventata il vero motore del problema.
E questa, clinicamente, è una notizia incoraggiante.
Se deciderai di chiedere aiuto, non partire dall’idea di essere “un caso strano”, ma da quella – molto più realistica – di essere una persona intelligente, sensibile e iperattenta, che ha imparato a proteggersi troppo bene.
E ciò che è stato imparato, può essere anche disimparato.
Un caro saluto,
Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
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