Gentili dottori, dopo l'allontanamento con una mia amica, sono passati due anni, nel frattempo ho in

21 risposte
Gentili dottori, dopo l'allontanamento con una mia amica, sono passati due anni, nel frattempo ho iniziato un percorso psicoterapeutico, mi sono laureato, ho iniziato la magistrale, ho iniziato un corso di teatro. Non ho più avuto contatti con questa ragazza, fino a quando non ho iniziato la magistrale e i corsi. Ho scoperto che adesso lavoriamo con la stessa professoressa.
Lei non mi saluta e io nemmeno. Mi evita, abbassa lo sguardo. Questo mi dispiace, perché ormai dopo due anni di totale silenzio, mi sto comportando benissimo, pensavo che potevamo almeno avere un rapporto di normalità, fatto di saluti e magari scambiare due chiacchiere come con altri colleghi. Certamente non riavere l'amicizia del passato. Aver rivisto questa ragazza mi ha provocato molta paura, ansia, imbarazzo, vergogna. Ci evitiamo a vicenda. Probabilmente questa ragazza mi odia così tanto da non salutarmi nemmeno, da evitarmi del tutto, perché la mia presenza le dà fastidio.
Ora c'è un problema. Lavoriamo alle stesse cose, lei sta sempre nel laboratorio di topografia, chiedendo alla professoressa un aiuto per un programma mi ha detto di passare nel laboratorio dove questa ragazza poteva aiutarmi.
Ho detto alla professoressa che non mi sembra il caso di andare e che risolvo in altra maniera.
Sinceramente non ho il coraggio, non ci salutiamo nemmeno come faccio a interagire con lei per una cosa del genere?
Ora sono riuscito a risolvere questa situazione ma non è detto che in futuro si potrebbero verificare altre situazioni in cui la professoressa chiede qualcosa con lei.
Come la risolvo?
Dovrei dire tutto alla professoressa per non fare capire cose in futuro?
Perché è ovvio che questa ragazza non vuole avere niente a che fare con me e quindi non posso interagire né niente.
Soluzioni?
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
la responsabilità all'interno di una relazione finita male sono al 50% non si carichi di pensieri troppo pesanti e visti i suoi numerosi interessi e il cambiamento che ha attuato nella sua vita, tratti la questione come un qualcosa che per risolversi avrebbe necessità della buona volontà di entrambe le parti . Detto questo penso non ci sia alcun interesse a chiarisi ( poi perchè?) quindi lasci andare pensi alla sua magistrale e tutto il resto sarà un pezzo dell'arredamento dell'aula dove andrà a studiare e a prepararsi per il suo futuro. Tanto piu questi pensieri li alimenta tanto peggio sarà la sua concentrazione sulla propria vita. Ora è il momento di lavorare per sè .... ed è già tantissimo. Coraggio

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Dott.ssa Cristina Villa
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Genova
Affronti l amica, ancorché il rapporto sia irreparabile la professionalità vi dovrebbe imporre di interagire per un lavoro condiviso. Non sarà semplice né poco faticoso, ma coraggio!
Dott.ssa Cristina Villa
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Salve, Quello che descrivi non è solo imbarazzo, ma una forma di ansia sociale: la paura di essere giudicato, rifiutato o frainteso da chi, in qualche modo, rappresenta per te uno specchio importante.
L’ansia sociale si manifesta spesso come evitamento: si prova disagio, e allora ci si difende allontanandosi o controllando ogni gesto. È un modo per non sentire la paura, ma anche per non vivere davvero il momento.

Nel tuo racconto, tutta l’attenzione è rivolta all’altra persona — al suo sguardo, ai suoi silenzi, al fatto che ti eviti. Ma la vera scena si svolge dentro di te. L’ansia, la vergogna, la paura del giudizio sono movimenti interni che parlano di un bisogno più profondo: sentirti riconosciuto e al sicuro nel contatto.
Finché resti prigioniero di questa interpretazione — “lei non mi saluta, quindi mi rifiuta” — l’altro diventa solo uno specchio della tua insicurezza.

Il teatro che hai scelto è, in realtà, un passo terapeutico molto intelligente. Sul palco impari a stare nel corpo, a respirare, a sostenere lo sguardo senza scappare. È il contrario dell’evitamento: ti costringe a rimanere presente anche quando l’ansia si affaccia. Ed è così che, piano piano, si disinnesca.

La distanza che senti, più che reale, nasce da dentro: è la difficoltà ad includere la parte più autentica di te, quella che si sente fragile, goffa o non all’altezza. Quando smetti di respingere quella parte, l’altro smette di sembrarti una minaccia.

Per questo il lavoro terapeutico utile non è solo mentale, ma anche corporeo.
Rallentare il respiro, sciogliere le tensioni, imparare a sentire prima di pensare: sono pratiche semplici, ma potenti. Il corpo è il luogo dove si impara la fiducia.
E da lì — solo da lì — può tornare anche la serenità nelle relazioni. Dott. Francesco Paolo Coppola
Dott.ssa Samuela Carmucco
Psicologo, Psicoterapeuta
Palermo
Salve,
il punto problematico è davvero soltanto la questione della tesi?.
A quella pare lei abbia già trovato la soluzione...
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
comprendo quanto possa essere difficile trovarsi nuovamente in contatto con una persona con cui in passato si è avuto un legame significativo e poi un allontanamento. È naturale che riemergano emozioni come ansia, imbarazzo o disagio.

Da ciò che descrive, sembra che la situazione le generi una certa sofferenza e confusione su come comportarsi. In questi casi, può essere molto utile approfondire il vissuto emotivo che questa esperienza riattiva e riflettere, con l’aiuto del suo psicoterapeuta, su come gestire nel modo più sereno possibile il contatto con questa persona nel contesto universitario.

Un approfondimento con uno specialista può aiutarla a comprendere meglio i propri bisogni e a trovare strategie efficaci per affrontare le situazioni future senza che esse abbiano un impatto eccessivo sul suo benessere.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, è comprensibile che questa situazione le provochi disagio, soprattutto perché riapre un legame interrotto che sembra ancora carico di emozioni irrisolte. Il fatto che lei stia affrontando la cosa con consapevolezza e rispetto, evitando di forzare contatti, dimostra maturità e sensibilità.
In questi casi è utile concentrarsi su ciò che può controllare, cioè il suo atteggiamento. Mantenga un comportamento educato e professionale, anche un semplice saluto accennato può bastare a mostrare disponibilità senza invadenza. Se l’altra persona non ricambia, accetti che forse ha ancora bisogno di distanza. Non è necessario raccontare alla professoressa l’intera vicenda personale, può limitarsi a dire che preferisce gestire certi compiti autonomamente per motivi di serenità, senza entrare nei dettagli. In parallelo, continuare a lavorare su questi vissuti in psicoterapia può aiutarla a trasformare l’imbarazzo in sicurezza interiore, integrando parti di sé che ancora si sentono ferite. Approcci come l’analisi bioenergetica o la Mindfulness possono sostenerla nel ridurre l’ansia e nel mantenere una presenza calma nei momenti di confronto. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Alessandra Domigno
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, se lei è sereno rispetto questa persona oggi nel presente si permetta di parlarle e dirle che rispetto al passato le cose sono cambiate e che se anche oggi non è disponibile ad una amicizia almeno potreste essere colleghi che collaborano. Intendo le parli chiaramente una volta per chiarire la sua posizione. Buona giornata
Dott.ssa Immacolata Caldarese
Psicoterapeuta, Psicologo
Salerno
Non risulta molto chiaro, dal suo resoconto, il tipo di relazione che ha avuto con questa sua amica, parla di amicizia, ma non è riuscito a mantenere un ‘confine’ esprimendo un ipercoinvolgimento emotivo, un rapporto poco equilibrato, sbilanciato, forse in concomitanza ad un suo periodo di fragilità psicologica. Ora afferma di aver recuperato una maggiore serenità,di aver ripreso il suo percorso formativo e di aver rincontrata nel suo stesso ambito universitario e di laboratorio, potrebbe essere un’occasione di un confronto, di un chiarimento, per alleggerire la coabitazione ed impostare diversamente il rapporto più sulla collaborazione negli studi e sul lavoro di laboratorio, mantenendosi su un campo neutro, senz’altro il rapporto andrà meglio.
Dottoressa Caldarese Immacolata
Dott.ssa Elisa Folliero
Psicologo, Psicoterapeuta
Spino d'Adda
Buongiorno.
Prima di tutto, è importante riconoscere che quello che provi — ansia, paura, vergogna, tristezza, dispiacere — è perfettamente comprensibile. L’incontro (o anche solo la presenza) di qualcuno con cui c’è stato un legame importante e poi una rottura può riattivare emozioni intense, anche se è passato del tempo e anche se oggi la tua vita è andata avanti.
Non è un segno di “debolezza”: è semplicemente il modo in cui il cervello e il corpo elaborano le memorie relazionali.
In questo momento, sembra che tu tenda a leggere il suo comportamento (evita, non saluta, abbassa lo sguardo) come segno di rifiuto o di odio. Potrebbe essere così, ma potrebbe anche non esserlo.
Potrebbe evitare per imbarazzo, per non riaprire ferite, o semplicemente perché non sa come comportarsi. In ogni caso, non puoi sapere davvero cosa prova.
Hai già detto una cosa importante: non cerchi di recuperare l’amicizia, ma desidereresti una normalità relazionale minima — un saluto, la possibilità di lavorare serenamente se capita.
Questo è un obiettivo sano e realistico.
Da qui puoi chiederti: “Cosa posso fare, nel mio piccolo, per favorire un clima neutro e dignitoso?”
A volte basta un saluto gentile, detto senza aspettative. Oppure mantenere un atteggiamento professionale, cortese ma distaccato, se si deve collaborare su qualcosa.

Sperando di esserle stata d'aiuto,
Dott.ssa Elisa Folliero
Dott.ssa Edith Valerio
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Gentile utente,
la situazione che descrive sembra toccare aspetti profondi legati alle emozioni, al senso di sé e alle relazioni interpersonali. È naturale che il riemergere di una persona con cui si è interrotto un legame importante possa risvegliare sentimenti di disagio, ansia o confusione, anche dopo molto tempo.

In questi casi può essere utile osservare ciò che accade dentro di sé, senza giudizio, riconoscendo le emozioni che emergono come un’occasione di consapevolezza e di crescita personale. L’altro – in questo caso la sua ex amica – diventa quasi uno “specchio” che rimanda parti di sé ancora in elaborazione.

Può essere prezioso portare questo tema nel suo percorso psicoterapeutico, per esplorare cosa rappresenta per lei questa persona oggi, e come poter gestire il contatto (anche solo visivo o lavorativo) in modo più centrato e sereno.
Più che trovare subito una “soluzione” pratica, potrebbe essere utile comprendere meglio il significato emotivo che questo incontro suscita in lei. Da lì, le modalità più adatte di comportamento emergeranno con maggiore chiarezza.

Un caro saluto
dott.ssa Edith Valerio
Dott.ssa Chiara Campagnano
Psicologo, Psicoterapeuta
Modena
Capisco molto bene come ti senti. Ritrovarsi a condividere gli stessi spazi con qualcuno che in passato è stato importante — e con cui le cose sono finite male — può riaprire emozioni forti, anche dopo tanto tempo. È normale provare ansia, imbarazzo o paura in queste situazioni.

Da come ne parli, sembra che tu stia gestendo la cosa con grande rispetto: non cerchi scontri, non forzi nulla, ma allo stesso tempo ti dispiace che non ci sia nemmeno un saluto. È una reazione umana e comprensibile.

Per ora puoi semplicemente concederti il tempo di abituarti alla sua presenza, senza pretendere da te stesso di essere “a tuo agio” subito. Se un giorno sentirai di potercela fare, anche un semplice “ciao” può bastare a rompere il ghiaccio, non per riaprire un rapporto, ma per chiudere dentro di te quel senso di sospensione.

Con la professoressa, va benissimo dire con semplicità che preferisci evitare di collaborare direttamente con quella persona, senza entrare in spiegazioni personali: è un modo per prenderti cura di te, non una mancanza di professionalità.

Ti suggerisco di portare questo tema in terapia: può diventare un’occasione preziosa per capire come gestire le situazioni in cui il passato torna a farsi sentire e trovare un equilibrio tra protezione e apertura.

Un caro saluto
C.C.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
non è chiaro se è ancora in corso il suo percorso psicoterapeutico. Se si, in questo caso credo sia importante lei ne parli con chi sta conoscendo se stesso. Se la terapia è in corso forse c'è un momento di sfiducia nella vostra relazione?
Se no, provi ad anticipare che accadrà e cosa sente. Dopodiché andrebbe anche approfondito come mai lei oggi non riesca a risolvere questo dubbio ...
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Francesca Orefice
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
La Spezia
Buongiorno,
la soluzione e' vincersi dalle proprie paure; se il problema persiste da parte di questa ragazza, ma lei sarebbe intenzionato ad avere un rapporto civile, potrebbe provare a salutarla e verificare come reagisce. In seguito, se riesce a stabilire con lei almeno il saluto di cortesia, man mano, potrebbe ristabilire una graduale fiducia sempre mirata a una collaborazione accademica. Nulla di piu', in modo da rispettare i confini che lei ha scelto di stabilire nei suoi confronti. Infine, nulla e' davvero irreversibile se si fa il primo passo. Provi, potrebbe stupirsi.
Buongiorno come mai l'incontro con questa ragazza le provoca "molta paura, ansia, imbarazzo, vergogna"? quali sono le cause per cui sono queste le emozioni che prova nell'incontrarla? Sembra spinto ad evitare l'incontro con questa persona e le suddette emozioni e con questo obiettivo chiedere alla professoressa di evitare contatti sembra utile. Certo questa scelta non porterà le cose tra voi a cambiare, qualora ci fosse in lei questa volontà, né è detto che sia realisticamente realizzabile, dipende anche dalle condizioni nelle quali lavorate che non sono sufficientemente esplicitate nel suo messaggio.
Cordiali Saluti
Dott.ssa Sabrina Ulivi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Pistoia
L’incontro con una persona significativa del passato — specie se associata a una rottura affettiva o relazionale — può riattivare in modo automatico circuiti mnestici ed emotivi che coinvolgono l’amigdala, l’ippocampo e le aree corticali legate alla regolazione dell’affetto e al senso di sé. In altri termini, il suo cervello riconosce quella persona non come una semplice presenza, ma come una traccia di esperienza non ancora del tutto integrata, e reagisce con una risposta di allerta, di evitamento o di disagio.
Il fatto che lei provi ansia, vergogna e imbarazzo non indica una regressione, ma piuttosto la riemersione di un nodo emotivo che il contatto visivo e contestuale ha riattivato. Due anni di distanza e di crescita personale non cancellano le memorie affettive: le riorganizzano, ma queste possono riaccendersi quando stimoli specifici — un volto, un tono di voce, un luogo condiviso — vengono riattivati.
Da un punto di vista clinico, non esiste una sola modalità corretta di affrontare la situazione. Può scegliere di mantenere la distanza come forma di autoregolazione, la priorità è tutelare la sua stabilità. Non interagire direttamente non è un fallimento, ma una forma di protezione temporanea.
In alternativa, può decidere di condividere con la docente una spiegazione minima e neutra, ad esempio: “Preferirei evitare interazioni dirette per motivi personali passati, per non creare imbarazzi reciproci”. Questo tipo di comunicazione previene malintesi futuri, senza esporla emotivamente.
È anche possibile che, col tempo, il livello di attivazione diminuisca spontaneamente. Dopo un periodo di ri-esposizione, il cervello tende a rielaborare e a ridurre la risposta emotiva. In quel momento, un gesto minimo — un saluto, uno scambio neutro — può rappresentare un passo verso la chiusura interiore, senza la necessità di recuperare un rapporto.
Infine, può essere utile riflettere sul significato che attribuisce oggi a quella persona e a ciò che rappresenta nella sua storia. Non tanto per riaprire la relazione, quanto per comprendere quali aspetti di sé vengono toccati: il bisogno di riconciliazione, il timore del giudizio, o la necessità di sentirsi finalmente libero da quella vicenda.
Non è necessario decidere subito come comportarsi. Si conceda il tempo di osservare le proprie reazioni corporee e mentali quando si trova nello stesso ambiente. Integrare queste osservazioni le permetterà di trasformare l' esperienza da fonte di ansia a opportunità di consapevolezza e consolidamento personale.
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Io credo che la soluzione più semplice sarebbe quella di instaurare una relazione unicamente professionale con questa persona, contattandola e spiegandole la situazione e come si sente: purtroppo siete costretti ad interagire per via del lavoro e della professoressa comune, che il tuo obiettivo e desiderio è quello di non recare il minimo disturbo e che vorresti semplicemente che poteste avere delle interazioni lavorative tranquille, chiarendo che non cercherai e non cercherete di avere contatti al di fuori di quelli strettamente necessari per l'università. Credi che sarebbe possibile farle avere questo messaggio? Contattandola eventualmente tramite social, per non approcciarla direttamente se l'idea ti spaventasse. Se avessi bisogno di sostegno in questa fase con lei, e di rielaborare il periodo difficile passato, mi trovi a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott.ssa Lorella Bruni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buona sera,
mi scusi ma secondo lei non c'è alcuna possibilità di parlare con la sua amica e chiarirvi? E' passato del tempo, è certo che non si possa parlare dei reciproci cambiamenti? e' certo di dar fastidio? Lei ha lavorato su se stesso, evitare sempre un confronto non mi sembra la strategia migliore, se non sente il coraggio potrebbe avere qualche problema ancora da risolvere e parlarne con la sua terapeuta. In caso avesse necessità di sostegno o di chiarire dubbi rimango a disposizione Lb
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

credo abbia riportato il messaggio due volte. Ha già ricevuto riscontro nella precedente richiesta.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Elisabetta Ciraco'
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cesena
Gentile utente,
la priorità in questo contesto è distinguere la sfera personale da quella professionale e ridurre il carico emotivo attraverso l'adozione di strategie di coping mature.
Per esempio, Gestire l'Evitamento e il Disagio Relazionale
La sua reazione emotiva (paura, ansia, vergogna) di fronte al re-incontro con la sua ex amica è assolutamente normale e attesa in una situazione di rottura relazionale non risolta, specialmente in un contesto lavorativo/accademico dove l'evitamento non è sempre possibile.
Alcune strategie:
1. Analisi Funzionale del Comportamento
Il comportamento di evitamento, sia da parte sua che della sua collega, è una strategia di regolazione emotiva volta a ridurre il disagio (ansia, dolore) legato al passato. La sua collega non la "odia" necessariamente; è più probabile che stia adottando un meccanismo di difesa per autoproteggersi dal rivivere sentimenti negativi.
Tratterei la collega come un qualsiasi altro pari accademico o professionale.
Il suo percorso psicoterapeutico è lo strumento più efficace per elaborare il vissuto di vergogna e ansia che emerge da questa interazione per trovare soluzioni più efficaci.
Dott.ssa Cindy Sangiovanni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente,
quello che descrive è una situazione più comune di quanto si pensi, soprattutto quando un rapporto significativo si interrompe senza che ci sia stato modo di chiarire o elaborare davvero ciò che è accaduto. Rivedere questa persona dopo due anni può riattivare emozioni intense e contrastanti: paura di essere giudicati, imbarazzo, vergogna, il timore di “non sapere come comportarsi”. Non sono segnali di debolezza, ma il segno di un coinvolgimento emotivo che non è stato ancora pienamente elaborato.
Anche l’atteggiamento dell’altra ragazza – evitare lo sguardo, non salutare – non implica necessariamente rancore o ostilità. Spesso è semplicemente una modalità di protezione: quando una relazione si chiude lasciando dietro di sé qualcosa di sospeso, incontrarsi può risultare difficile per entrambi.
In questi casi è utile lavorare sul significato che questa relazione ha avuto per lei e su ciò che si riattiva nel momento dell’incontro. Comprendere questo doppio livello (razionale ed emotivo) permette di recuperare sicurezza e di vivere i contesti condivisi con maggiore libertà, senza sentirsi “bloccati”.
Per quanto riguarda la professoressa, non è necessario entrare nei dettagli: può semplicemente dire che preferisce non collaborare direttamente per motivi personali. È una comunicazione del tutto legittima.
Un lavoro dedicato può aiutarla a comprendere meglio ciò che sente e a gestire con più tranquillità eventuali incontri futuri. Rimango a disposizione.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, visto che ha iniziato un percorso, è consigliabile che lei affronti il tema con chi la segue. Il punto, mi pare essere, ciò che questa ragazza evoca in lei.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi

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