Cari dottori, Sono una ragazza di 25 anni. È un periodo molto buio. Pensavo fosse una fase transi

24 risposte
Cari dottori,
Sono una ragazza di 25 anni.
È un periodo molto buio. Pensavo fosse una fase transitoria, ma ormai va avanti da anni.
Non ho stimoli di nessun genere.
Mi sono licenziata dal mio lavoro perché avevo uno stipendio a dir poco penoso, ma ad oggi, dopo 6 mesi, non sono riuscita a trovare un'altra occupazione.
La mia vita sociale è pressoché inesistente, stavo frequentando un ragazzo, ma col tempo mi sono resa conto che da parte sua la relazione si fermava al sesso, tant'è che nel periodo in cui per motivi di salute non potevo avere rapporti le nostre interazioni si sono ridotte praticamente a 0. Tra l'altro ha ammesso senza troppi giri di aver avuto rapporti con altre per tutto il periodo di tempo in cui io non ero "disponibile" e di non intendere tornare all'esclusività che avevamo prima. Da un lato vorrei davvero mettere un punto alla situazione, perché non mi piace essere trattata così; dall'altro essere trattata così è meglio di non essere trattata per nulla.
Per quanto riguarda le amicizie, ho pochissimi amici, ma non li sento praticamente mai. In questi ultimi anni mi sono chiusa moltissimo in me stessa, non mi sento più a mio agio, spesso scado nel ghosting perché non ho voglia, né forza mentale per intrattenere una conversazione.
Praticamente non esco di casa se non per necessità, o se proprio non posso farne a meno. L'ultima volta che sono uscita con un'amica era maggio 2022, poi più niente.
Tra l'altro mi sento spesso "usata", in generale.
Il mio telefono non squilla mai, e se squilla è perché a qualcuno serve qualcosa.
È raro che intrattenga una chat in modo sereno perché al "come stai" segue fin troppo spesso, nel giro di qualche messaggio, un "senti non è che potresti aiutarmi con tale questione?".
Mi sento stanca. Passo le giornate a letto, a meno che non debba necessariamente uscire di casa. Ora che fa buio presto è anche peggio. Il senso di vuoto si fa largo ancora più in fretta. Scrollo i social, guardo gli altri che si godono la vita, e io invece vorrei solo sparire.
Spesso mi sento un peso per chi mi sta intorno, ho i sensi di colpa per qualunque cosa, anche se "l'errore" non è sempre il mio, tendo a colpevolizzarmi per paura di perdere la persona che ho davanti (come nel caso del ragazzo).
Mi sento un'amica terribile. Ma ogni qual volta provi a manifestare il mio disagio vengo etichettata come esagerata, o liquidata con un "fai qualcosa che ti piace, così ti distrai".

A volte vorrei semplicemente non esserci più. Sono arrivata al punto di pensare che senza di me probabilmente starebbero meglio tutti; o la situazione sarebbe invariata. Nessuno starebbe peggio se io non ci fossi.
L'ho confessato alla mia amica, quella con cui più di tutti mi sono aperta in vita mia. Ha detto che sarebbe un gesto egoista, che ho tante persone che mi amano.
Mi sono sentita ancora peggio.
E non ce la faccio più.
Sono sempre triste, demoralizzata, malinconica. Anche se mi distraggo, faccio quello che mi piace, faccio sport per scaricare... alla fine torno sempre nella mia stanzetta buia, torno sempre a chiudermi in me. Le persone che ho intorno non hanno idea del mio malessere, o meglio, magari qualcuno lo ha notato, ma nessuno immagina quanto mi stia corrodendo dentro.
Sono al capolinea. Mi sento intrappolata in una vita che non è mia, sono una spettatrice della mia esistenza. E non ne posso più. Cosa suggerite?
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

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Gentilissima buongiorno, di fronte a uno sfogo di questo tipo la risposta al suo quesito non può essere che una: si faccia aiutare! Averci scritto è già una richiesta di aiuto, ora faccia il prossimo passo, si scelga un terapeuta e inizi un percorso per uscire da questo buco nero. Magari non ne ha voglia, non importa, lo faccia lo stesso. Stare meglio di come sta è possibile. Ricorda com'era la vita prima di questo buco nero? Non è obbligata a stare così come ora per sempre, cerchi un aiuto e vedrà che piano piano riuscirà a riprendersi la vita in mano. Se lo desidera io sono a sua disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa
Cara utente,
il suo malessere si percepisce tra le righe che ha scritto: mi dispiace che stia vivendo un periodo così buio e difficile.
Per poter tornare a stare meglio credo sia utile rivolgersi ad un professionista con cui iniziare un percorso terapeutico che le dia la serenità che tutti meritiamo. La terapia è un toccasana per mente e corpo, è ciò che ci permette di conoscerci nel profondo e poter sistemare ciò che ci fa stare male lavorando sulla propria persona e sulle risorse in proprio possesso.

Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Gent.ma utente buongiorno.
La sua è una richiesta di aiuto! E ci sono professionisti preparati che possono, senza alcun dubbio, prenderla per mano e condurla gentilmente dove c'è più luce, più calore, dove c'è più fiducia nelle possibilità che la vita le offre e che ora non vede, perché chiusa nel suo malessere, nel suo stato depressivo.

Scrivere qui testimonia che lei vuole riemergere da questa situazione! Percepisce di avere qualcosa per cui ancora lottare, una boa a cui aggrapparsi anche se ha paura di annegare in ogni istante. Il senso di questa lotta con le tempeste interiori è che la vita è una sola, e ogni giorno è una nuova opportunità per cambiarla.

Si affidi a uno psicologo o psicoterapeuta e lo faccia presto. Se non ha possibilità economiche sappia che ci sono agevolazioni, bonus a cui può attingere, oppure rivolgersi alle strutture di pubblico accesso.
L'intervento psicologico è fondamentale per comprendere cosa le accade a livello mentale ed emotivo e comprendere anche quanto effettivamente di quello che pensa ha un riscontro con la vita reale. Spesso, infatti, la mente va oltre la realtà e amplifica in negativo, ciò che percepiamo, ciò che proviamo a livello emotivo, e genera un vortice di pensieri intrusivi e disagevoli talmente forti da farci sprofondare sempre più giù.

La presenza del professionista che sceglierà sarà come una mano e una voce guida, un sostegno continuo con cui sfogarsi, chiarire i dubbi e vedere finalmente le innumerevoli alternative che il mondo reale le può offrire per ritrovare l'ottimismo, la fiducia in sé stessa e negli altri, il diritto a vivere una vita di soddisfazione e felicità. Questo diritto è suo e deve lottare con le unghie e con i denti per difenderlo.

Rimango a sua disposizione per ogni possibile tipo di aiuto.
Un caro saluto e coraggio!
Dott. Antonio Cortese
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente, ho letto attentamente tutto ciò che ha scritto e da queste righe, posso consigliarle di contattare uno psicologo per intraprendere un percorso di supporto psicologico in modo da poter vivere la quotidianità in modo più sereno.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Un caro saluto!
Dott. Luca Rochdi
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Gentilissima,
l'aver scritto qui é il primo passo per farsi aiutare.
Si rivolga ad un professionista e faccia in modo che possa aiutarla. I periodi bui sono fasi da cui si può perfettamente uscire, per ritrovare quella serenità di cui certamente ha bisogno.
Resto a disposizione su Milano e online.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Cristina Fratto
Dott.ssa Federica Lucchetti
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Firenze
Buonasera, aver trovato la forza di condividere, anche solo inizialmente, la sua sofferenza è il primo passo per un cambiamento. il chiedere aiuto è la parte iniziale nonché la principale per un percorso. posso consigliarle di iniziare un percorso psicologico così che possa affrontare meglio la situazione e trovare delle strategie funzionali per lei. Resto a disposizione, anche attraverso consulenze online e le auguro buona fortuna.
cordiali saluti
Dottoressa Federica Lucchetti
Dr. Daniele Gregorio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Perugia
Mi immagino l'aiuto che possa averle dato scrivere questo messaggio ma anche la grande difficoltà, immagino anche nel riviverlo rileggendolo. Credo che alla sua richiesta, rispondere con un "guardi, basta che fa questo" "guardi, serve solo questo" sia riduttivo e non utile. Mi piacerebbe conoscere meglio alcune dinamiche che riporta, alcune considerazioni che lei fa. Anche se ben dettagliato credo che la sofferenza non possa essere sintetizzata in questo trascritto. Tuttavia via, in questo messaggio, una richiesta di aiuto mista ad una piccola fiamma di rivalsa, di cercare un benessere perso. Rimango comunque a sua disposizione e in attesa di eventuali aggiornamenti.
Dott.ssa Chiara Cuoco
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Le dico sin da subito che aver trovato il coraggio di condividere queste cose e di chiedere aiuto, seppur in forma anonima, sia sicuramente indice di un qualcosa dentro di lei che desidera ancora lottare per la propria vita e contro il desiderio di sparire. Personalmente mi è arrivata molto forte l'immagine della stanzetta buia che ha descritto, e la prima cosa che mi viene da dirle è di pensare di intraprendere un percorso psicoterapeutico per poter riattivare un po' di risorse e per potersi co-costruire un posto sicuro dove potersi sentire realmente accolta, non giudicata e soprattutto non usata per qualsivoglia scopo; dove potersi conoscere, imparare ad accettarsi e aprirsi a nuove relazioni, ritrovando la motivazione e la voglia di costruire qualcosa insieme all'altro. Dalle sue parole mi è arrivata tutta la sua sofferenza del momento e per questo le consiglio di pensare seriamente a questa opzione e di darsi questa possibilità, e soprattutto di non sottovalutare quello che sta sentendo in questo momento.
Spero di esserle stata di aiuto e rimango a disposizione, dott.ssa Chiara Cuoco
Dott. Luca Roveda
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Monza
Buongiorno, a volte può essere molto difficile anche solo provare a pensare di poter star meglio, tutto sembra aver perso valore e significato.. le consiglio di non perdere la speranza di poter stare meglio, cerchi aiuto e intraprenda un percorso che la possa aiutare in questo momento difficile. Cordiali saluti
Dott.ssa Maria Zaupa
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Vicenza
Gentilissima, grazie di aver condiviso la sua richiesta di aiuto. Voglio rimandarle che l'aver scritto su questa piattaforma dimostra che è motivata al cambiamento perché non ne può più di questo buio che si trascina da anni, non ne può più di essere spettatrice della sua vita o strumento per altri. Colga la speranza nella richiesta di suggerimenti e risposte al suo 'non ne posso più' e si affidi ad uno spazio di terapia personale, un SUO spazio ed un SUO tempo dove una persona attenta e accogliente possa aiutarla a farle ritrovare le SUE risorse. Un caro saluto e a disposizione anche on line. Maria dr. Zaupa
Dott.ssa Lina Robertiello
Psicologo, Psicoterapeuta
Bologna
Grazie per la condivisione del suo dolore, quello che le suggerisco e di contattare un professionista che le possa essere di sostegno e supporto nel superare questa difficile situazione in cui si trova. Resto a sua disposizione un caro saluto
Dott.ssa Lina Robertiello
Dott.ssa Veronica Guidi
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentilissima utente, sento la sua sofferenza e colgo la sua richiesta d'aiuto ricordandole che un percorso psicologico può solo apportare dei cambiamenti positivi nella sua condizione.
Comprendo che tutto sembra perduto, ma non è così. Il solo gesto di aprirsi qui rappresenta un grande punto da cui poter partire.
Un caro saluto
Dott.ssa Veronica Guidi
Dott.ssa Estelle Clavier
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno a fronte dello stato emotivo descritto nella sua richiesta le suggerisco assolutamente di contattare uno specialista psicologo o psicoterapeuta che potrà aiutarla ad uscire da questo senso di vuoto e inutilità. Un percorso psicoterapeutico aiuta a capire cosa non funziona ma sopratutto permette di evidenziare le proprie risorse e punti di forza sulle quali appoggiarsi per riprendere una strada personale positiva.
Rimango a disposizione per ulteriori necessità. Cordialmente Dott.ssa Estelle Clavier
Dott.ssa Elena Palmucci
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile Utente, dalla sua richiesta emergono diversi temi su cui sarebbe opportuno portare maggiore attenzione. Sicuramente sta soffrendo molto e questo non le permette di vedere chiaramente ciò di cui ha veramente bisogno. Purtroppo quando viviamo momenti di questo tipo, in cui perdiamo la speranza è difficile chiedere aiuto ed è anche difficile che le persone che ci stanno intorno si rendano conto di ciò che sta succedendo. Per questo l'unica persona che può veramente fare qualcosa in questo primo momento è lei. Cosa? iniziare a prendersi cura di sè attraverso un percorso di supporto psicologico, con un professionista insieme al quale si senta realmente a suo agio e per il quale provi profonda fiducia.
Si merita di vivere una vita piena e degna di essere vissuta, smettendo di sopravvivere.
Le mando un caro saluto e2 non esiti a contattarmi se ne sentisse il bisogno.
Cordialmente
Dott. Antonino Genova
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buon pomeriggio. Per prima cosa riconosco la difficoltà che deve aver avuto nel descriversi in questo modo, è stata davvero coraggiosa. Dopo di che si evince dal suo racconto una velata richiesta d'aiuto, che in questa fase della sua vita sembra alquanto opportuno. Per cercare di rispondere in breve a ciò che chiede, anche se non può risolvere tutto con così poco, quello che posso dirle è di iniziare darsi più valore, a rispettarsi di più e volersi bene. Non è vero che "questa considerazione, è meglio di nessuna considerazione". E' importante che lei metta se stessa al primo posto, soprattutto adesso. pensi a ciò che le piaceva fare prima, e lo ricerchi anche a piccole dosi. Impari a dire di no a chi la cerca solo per secondi fini, e provi a riallacciare le relazioni sociali.
Infine le consiglierei un percorso terapeutico, al fine di comprendere il suo stato emotivo e provare a modificarlo, e lavorare sulla vita sociale per iniziare a uscire dalla sua camera da letto.
Spero d'esserle stato d'aiuto, e resto a disposizione qualora volesse approfondire.
Le auguro un buon fine settimana
AG
Dr. Marco Casella
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Cara Ragazza. Capisco perfettamente i sensi di angoscia e solitudine che provi. Comprendo che spesso ti sembri tutto inutile, qualsiasi cosa tu faccia non ne trovi il benché minimo motivo per farla, e dopo ti senti anche strana per averlo pensato. Stai vivendo un periodo in cui il tuo umore si sta deflettendo. Le cause possono essere molteplici. Sicuramente devi lavorare sul senso che vuoi dare alla tua vita in termini di occupazione. Cosa ti piace? come vedi la tua vita lavorativa? A quali sogni hai rinunciato? Non vredo tu sia realmente sola ma non sentendo punti in comune con nessuno è una conseguenza narurale quella di isolarsi. Piuttosto mi chiedo se i tuoi genitori, o chi per loro, si siano accorti della situazione e cosa abbiano fatto, poiché non ne fa menzione. In ogni caso il consiglio migliore che mi sento di darti e di rivolgerti quanto prima ad uno specialista perché non puoi uscire da questa sotuazione solo leggendo delle risposte qui. Resto disponibile per qualsiasi chiarimento. Saluti, Marco Casella.
Dott.ssa Matilde Ciaccia
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Padova
Buongiorno, comprendo la sua sofferenza e la difficoltà a farsi carico di ciò che sta attraversando. Mi ha colpito come ha descritto la sua vita con la sensazione di essere dentro un'esistenza non sua. Credo proprio che partire da questo, con l'aiuto di un professionista in grado di guidarla nell'aprirsi nuove possibilità di esperienza, possa aiutarla a dare un senso più soddisfacente alla sua vita.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Matilde Ciaccia
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Dott.ssa Stefania Rubiero
Psicologo, Psicologo clinico
Rovigo
Buongiorno, grazie per aver espresso i suoi pensieri e sensazioni riguardo il periodo che sta attraversando. Dalle sue parole sembra emergere un profondo senso di disagio nello stare con se stessa e con gli altri. Dal mio punto di vista potrebbe essere utile per lei avere uno spazio dove poter raccontare la sua storia ad un professionista, vista la delicatezza e l'importanza del momento che sta attraversando.
Ogni sofferenza merita di essere ascoltata e accolta.
Un saluto
Dott.ssa Stefania Rubiero
Dott.ssa Rachele Isgro'
Psicologo, Psicologo clinico
Barcellona Pozzo di Gotto
Gentile, la descrizione della sua attuale situazione merita maggiore espressione e condivisione. Il bisogno di essere ascoltata è forte. Il suggerimento più utile è quello di rivolgersi al professionista scegliendo un percorso di supporto per scoprire se stessa e iniziare a guardarsi con occhi diversi. Sarà un percorso duro da affrontare, può farcela. Lei stessa ha già trovato cosa non le va più... come non vuole essere trattata, adesso è il momento di trovare cosa le va, cosa le piace davvero e chi vuole essere.
Cordialmente
Dott.ssa Isgrò
Dott. Giacomo Cresta
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Grazie per aver condiviso i suoi pensieri e il suo dolore. È evidente che sta attraversando un momento estremamente difficile, e il senso di solitudine e di vuoto che descrive è qualcosa che nessuno dovrebbe affrontare da solo.
Il fatto che abbia scritto questo messaggio è importante, perché significa che dentro di lei esiste ancora una speranza, il desiderio di essere ascoltata e compresa. Le parole che usa – sentirsi intrappolata, un peso, come se la sua assenza non farebbe differenza – sono segnali di una sofferenza profonda, che merita attenzione e supporto, non minimizzazione o frasi di circostanza. Non è sola, anche se ora può sembrarle il contrario. Ci sono persone che possono aiutarla concretamente, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, qualcuno con cui poter esplorare questi sentimenti senza paura di essere giudicata o liquidata con risposte superficiali. Cercare aiuto non significa essere deboli, ma voler dare a sé stessa la possibilità di stare meglio. Le emozioni che prova ora non definiscono il suo valore né il suo futuro. Anche se può sembrare impossibile, è possibile uscire da questa oscurità. Non merita di sentirsi così, e non deve affrontarlo da sola. Se pensa che la situazione stia diventando insostenibile, la invito a cercare aiuto professionale il prima possibile. Se mai dovesse sentire di non farcela, non esiti a contattare qualcuno, che sia un professionista o una linea di emergenza. La sua esistenza ha valore, e anche se ora fatica a vederlo, c’è una strada per tornare a sentirlo.
Dott.ssa Giulia Casole
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara signorina, la ringrazio per aver condiviso con tanta profondità e vulnerabilità il suo dolore. Le sue parole dipingono un quadro molto chiaro di una sofferenza che la accompagna da tempo e che sta avendo un impatto significativo sulla sua vita. Ascolto con attenzione il peso della mancanza di stimoli, della difficoltà nel trovare un lavoro soddisfacente, delle delusioni affettive e della solitudine che la circonda.
È comprensibile che dopo un periodo prolungato di queste esperienze negative, si senta intrappolata e senza via d'uscita. La sensazione di vivere una fase transitoria che invece si protrae nel tempo può generare un profondo senso di frustrazione e di scoraggiamento. La mancanza di un'occupazione gratificante può minare l'autostima e il senso di utilità, e la difficoltà nel trovare relazioni autentiche e rispettose non fa che acuire il senso di isolamento.
La sua esperienza con il ragazzo che frequentava è particolarmente dolorosa. Sentirsi usata e non considerata al di fuori della sfera sessuale, e poi scoprire il suo tradimento, è una ferita profonda che mina la fiducia in sé stessa e negli altri. Il suo conflitto interiore tra il desiderio di porre fine a questa situazione e la paura di rimanere completamente sola è emblematico della sua attuale fragilità emotiva.
Anche la sua difficoltà nel mantenere i contatti con gli amici e la tendenza al ghosting sono segnali di un profondo disagio. La mancanza di energia mentale e la sensazione di non essere all'altezza delle interazioni sociali sono sintomi comuni quando ci si sente sopraffatti dalla tristezza e dalla mancanza di motivazione. Il suo sentirsi spesso "usata" nelle rare occasioni in cui il telefono squilla non fa che confermare la sua percezione di non essere veramente vista e apprezzata per quello che è.
Il rifugiarsi nel letto, soprattutto ora che le giornate si accorciano, è una reazione comprensibile a un mondo esterno che le appare ostile e faticoso. Il confronto con la vita apparentemente spensierata degli altri sui social media può intensificare il suo senso di vuoto e il desiderio di "sparire".
I sensi di colpa pervasivi, anche quando non ha responsabilità dirette, e la paura di perdere le persone, come nel caso del ragazzo, riflettono una profonda insicurezza e un bisogno di approvazione che la portano a sacrificare il suo benessere. Il suo sentirsi un'amica "terribile" evidenzia una sofferenza interiore che la porta a giudicarsi severamente.
Le risposte sminuenti che riceve quando cerca di esprimere il suo malessere, come "fai qualcosa che ti piace, così ti distrai", sono purtroppo comuni ma non efficaci. La sua tristezza non è una semplice noia passeggera che si può risolvere con una distrazione. Il suo desiderio di non esserci più e il pensiero che la sua assenza non farebbe differenza sono segnali di una sofferenza che ha raggiunto un livello critico.
La reazione della sua amica, pur mossa probabilmente da buone intenzioni, non sembra aver alleviato il suo dolore, anzi, l'ha fatta sentire peggio. Questo sottolinea quanto sia difficile per chi le sta intorno comprendere appieno la profondità del suo malessere.
Cara signorina, le sue parole mi fanno pensare che lei stia vivendo una condizione di profonda depressione. I sintomi che descrive, come la mancanza di stimoli, la tristezza persistente, la perdita di interesse per le attività sociali, la stanchezza, i sensi di colpa, i pensieri negativi su di sé e sul futuro, e persino i pensieri di non voler più vivere, sono tutti indicatori di un disagio significativo che necessita di un aiuto professionale.
Le suggerisco vivamente di cercare un supporto psicologico. Un percorso terapeutico potrebbe offrirle uno spazio sicuro e accogliente in cui esplorare le radici della sua sofferenza, comprendere meglio le sue dinamiche relazionali, lavorare sull'autostima e sviluppare strategie per affrontare i suoi pensieri negativi e ritrovare un senso di speranza e di motivazione. Non deve affrontare tutto questo da sola. Ci sono professionisti pronti ad ascoltarla e ad aiutarla a uscire da questo periodo buio e a ritrovare la gioia di vivere. Non esiti a chiedere aiuto, è un atto di grande coraggio e il primo passo verso il suo benessere.
Dott.ssa Noemi Persiani
Psicologo, Psicologo clinico
Formigine
Gentilissima,
le sue parole arrivano con grande forza, e meritano di essere accolte con tutto il rispetto e la delicatezza che il suo dolore richiede. Ha fatto qualcosa di molto importante: ha dato voce a ciò che tante persone tengono dentro, per paura di non essere capite.
Quello che sta attraversando sembra essere un periodo di profondo smarrimento, di perdita di senso, in cui ogni gesto è faticoso, e ogni relazione pare svuotarsi o far sentire ancora più soli. Quando è così, è naturale che i pensieri si facciano pesanti. Sta vivendo qualcosa di complesso e serio, che merita di essere ascoltato con attenzione, non minimizzato.
Non si tratta di “fare qualcosa che piace per distrarsi”, ma di capire da dove viene tutto questo peso, e come può iniziare a trovare spazio questa parte di sè che oggi chiede aiuto.
All'interno di un percorso psicoterapeutico potrebbe trovare la possibilità di esplorare il suo mondo interno, di uscire da quella “stanzetta buia” che descrive: non con ricette facili, ma con un lavoro profondo e fatto su misura per lei.
Un caro saluto,
Dott.ssa Noemi Persiani
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, la ringrazio per aver trovato il coraggio di raccontare qualcosa di così doloroso. Leggere le sue parole fa capire quanto stia affrontando un periodo che la sta mettendo a dura prova. Quando si arriva a descrivere la propria vita come una stanza buia da cui sembra impossibile uscire, significa che da troppo tempo porta un peso enorme senza sentirsi davvero vista o sostenuta da chi ha intorno. E il semplice fatto di averlo condiviso mostra una forza che forse in questo momento non riesce a riconoscersi. Quello che racconta è un insieme di fatiche che, sommate negli anni, possono logorare profondamente: la delusione nelle relazioni, l’impressione di valere solo quando si è utili, la perdita di stimoli, la sensazione che gli altri vadano avanti mentre lei rimane ferma. Tutto questo non parla di debolezza, ma di quanto sia rimasta da sola a gestire emozioni troppo pesanti senza uno spazio sicuro dove poterle appoggiare. È comprensibile che, vivendo questo isolamento, possa aver iniziato a credere che la sua presenza non faccia davvero differenza. Ma questa è una sensazione influenzata dalla tristezza e dalla stanchezza che prova, non una fotografia reale del suo valore. Quando una persona è stata delusa, sfruttata o ignorata nei momenti di bisogno, finisce per convincersi di non meritare qualcosa di meglio. Ma il fatto che provi dolore proprio perché desidera relazioni autentiche e rispettose dimostra quanto lei tenga agli altri, e quanto invece avrebbe bisogno di ricevere a sua volta attenzione, cura e ascolto. Anche la situazione con il ragazzo che ha frequentato sembra aver contribuito molto a questa perdita di fiducia. Essere trattata come se la sua presenza fosse importante solo in funzione di ciò che poteva offrire è qualcosa che ferisce profondamente. È normale che una parte di lei faccia fatica a chiudere quella porta, non perché quel rapporto fosse rispettoso o nutriente, ma perché la solitudine può far sembrare preferibile una relazione ingiusta rispetto al vuoto. Questo però non significa che lei meriti così poco, né che le relazioni siano fatte per essere sopportate anziché vissute. Mi colpisce molto il modo in cui descrive la sua fatica nel mantenere i contatti. Quando la tristezza diventa così insistente, anche un semplice messaggio può sembrare un ostacolo enorme. Non è disinteresse, è esaurimento emotivo. E la tendenza a chiudersi spesso nasce dal timore di essere un peso o di non essere compresa. È qualcosa che molte persone vivono quando si sentono svuotate e non più in grado di mostrarsi con le proprie fragilità. Questo non fa di lei un’amica terribile, ma una persona che ha bisogno di essere accolta prima di sentirsi nuovamente in grado di dare. Nelle sue parole appare anche qualcosa di molto importante: quei pensieri in cui immagina di non esserci più non sono un desiderio reale, ma il segno di una sofferenza che chiede attenzioni immediate. E capisco quanto le possa aver fatto male sentirsi dire che sarebbe un gesto egoista. In realtà, ciò che emerge è che lei vorrebbe che qualcuno la vedesse davvero, che qualcuno si fermasse ad ascoltare quanto sia difficile vivere così. Non è un capriccio né un eccesso, è un grido di aiuto che merita rispetto e comprensione, non giudizi. In un momento così, il passo più utile è quello di chiedere un sostegno professionale quanto prima, perché ha diritto a non affrontare tutto questo da sola. Anche se non sempre riesce a percepirlo, ciò che sta vivendo non è permanente, non è un destino già scritto. È una fase estremamente dolorosa che però può cambiare, soprattutto se accompagnata in un percorso che la aiuti a ritrovare senso, direzione e presenza nella sua vita. La sua sofferenza merita cura, attenzione e uno spazio protetto. E merita anche la possibilità di costruire relazioni diverse da quelle che fino ad ora l’hanno ferita. Non è al capolinea, anche se tutto dentro di lei glielo sta facendo credere. È semplicemente arrivata al limite di ciò che può sopportare da sola. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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