Buongiorno. Sono una ragazza di 22 anni e da parecchio tempo mi ritrovo in un periodo dal quale non

20 risposte
Buongiorno. Sono una ragazza di 22 anni e da parecchio tempo mi ritrovo in un periodo dal quale non so più come uscire. A 14 anni ho tentato il suicidio, anche se in realtà era più una richiesta d'aiuto. Col passare degli anni sono stata meglio ma ho iniziato ad avere attacchi di panico e tagliarmi rare volte. Durante il primo anno di università sono stata violentata da un mio ex compagno di scuola e a distanza di tre anni, dopo due anni di psicoterapia, sicuramente sto meglio ma il pensiero mi tormenta ogni giorno e pure mentre dormo (incubi, non riesco a respirare...). Sono laureata, ho sempre lavorato e voglio andare avanti a studiare, ma la vita di ora non la sopporto più e mi fa stare davvero male. Ho iniziato un nuovo lavoro, che mi sento obbligata a tenere perché mi hanno raccomandato ed essendo un ruolo singolo non ho nessuno che può sostituirmi. Io non ho chiesto nulla, ma mi ci sono ritrovata in mezzo. Non è brutto, ma è un lavoro molto stressante che mi occupa tutto il giorno e non mi lascia tempo per quello che mi interessa davvero fare. Mi sveglio la mattina, e oltre al resto penso che devo andare lì e mi viene l'ansia, torno a casa e sto uguale perché so che ci devo ritornare. Io non è che non voglio lavorare, dato che l'ho sempre fatto anche mentre studiavo, ma è da mesi che sto così, quasi ogni giorno mi sveglio senza avere voglia neanche di alzarmi, di fare colazione o comunque le cose più semplici. Anche quando esco con le amiche fingo di essere felice per non turbarle. Ultimamente mi sono ritornati gli attacchi di panico quasi quotidiani, ho mal di stomaco, faccio fatica a mangiare anche se non ho mai avuto problemi, soffro di dispnea che a lungo andare diventa molto fastidiosa e ho ripreso a tagliarmi perché, anche se so benissimo che non risolve nulla, mi fa stare meglio in quel momento. Sto male perché i miei e il mio ragazzo sono saturi di questo mio stato, comprensibilmente, e quindi evito di stare male di fronte a loro, soprattutto con mia sorella. Mi sembra di non avere una via d'uscita e penso spesso di farla finita perché mi sembra l'unico modo, anche se non è quello che voglio in fondo. Io sento di aver bisogno di una pausa, per me stessa, per stare meglio, per riprendermi, ma tutti pensano che io sia solo svogliata e per questo faccio sempre quello che devo e che gli altri si aspettano da me, lasciando sempre da parte quello che io voglio. So che devo contribuire nelle spese e lo faccio volentieri, ho anche un po' di soldi da parte, nonostante tutto mi sono laureata, ma sono ad un punto in cui arrivo ad odiarmi perché penso di crearmi io tutti questi problemi quando c'è gente che sta peggio. Non voglio assumere farmaci, sto prendendo delle pastiglie omeopatiche per l'ansia anche se non fanno molto, e spesso per sopportare il peso bevo (moderatamente) ma almeno mi sento più leggera per un po'. È una sofferenza continua, non so davvero cosa fare. Grazie a chi risponderà.
Salve, la sua situazione è molto complessa e deve chiedere aiuto ad uno specialista il prima possibile. Le sconsiglio di assumere alcolici che provocano in realtà peggioramento di ansia e depressione a medio e lungo termine. Da quello che ha scritto ritengo invece opportuno iniziare un trattamento farmacologico per stabilizzare il quadro clinico, che deve essere trattato anche dal punto di vista psicoterapico. Non si chiuda in se stessa e cerchi di parlare del suo malessere con chi si trova vicino a lei; la solitudine non l'aiuta

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Dott.ssa Valentina Di Giovanni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
comprendo la sua angoscia e il suo malessere profondo che incide significativamente sulla sua vita. La inviterei ad approfondire tutto questo all'interno di un colloquio psicologico per valutare insieme la possibilità di una psicoterapia che possa farla sentire più supportata ed aiutarla a riprendere in mano la sua vita. Se vuole sono disponibile a poterla incontrare. Un saluto caro Dott.ssa Di Giovanni
Dott.ssa Adriana Mazzucchelli
Psicologo, Terapeuta, Psicoterapeuta
Tivoli
Buongiorno. Per il trattamento di ansia e attacchi di panico è generalmente consigliata una psicoterapia cognitivo comportamentale che è il mio ambito di specializzazione. Se vuole prenotare un colloquio può chiamare
Dott.ssa Dafne Buttini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arezzo
Dalle sue parole sembra attraversare un momento davvero particolare che meriterebbe di essere condiviso. I suoi vissuti, anch'essi così importanti e delicati, necessiterebbero di essere ascoltati e approfonditi in un contesto terapeutico, certamente un percorso psicologico la aiuterebbe a fare chiarezza e ad affrontare questo momento. La psicoterapia è prima di tutto un viaggio, un'esplorazione di noi stessi con la compagnia di qualcuno a cui affidarsi e su cui poter contare che può aiutarci a conoscerci meglio, a sondare parti di noi emozioni, pensieri, prospettive ancora sconosciuti che è arrivato il momento di incontrare. Le suggerisco di valutare l'inizio di un percorso di terapia con la compagnia di qualcuno che si sintonizzi al meglio con le sue necessità e aspettative, in caso mi trova disponibile ad riceverla (attraverso la video-consulenza online) e, se mi permette, la invito con piacere a ritagliarsi qualche minuto per leggere la mia descrizione presente su questa piattaforma e farsi una prima idea di me del mio approccio; se la lettura le piacerà e se la motiverà a mettersi in gioco (scegliere di affrontare il nostro dolore è una scelta molto coraggiosa e una scommessa su noi stessi!), mi troverà felice di accoglierla. Resto a sua disposizione e, se vuole, la aspetto. Un gentile saluto
Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, mi dispiace per la situazione che sta vivendo, comprendo che non è semplice.
Sono in disaccordo con il collega che le consiglia una terapia cognitivo-comportamentale, credo che lei debba intraprendere un percorso psicologico di qualsiasi orientamento, purché si trovi a suo agio. Almeno se ne dia l’occasione.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Dott.ssa Silvia Fanini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
San Martino Buon Albergo
Buongiorno, da quello che racconta il Suo livello di sofferenza è molto alto e, oltre a farla stare male, potrebbe metterla a rischio.
Per questo Le consiglierei di contattare uno psicoterapeuta (se si è trovata bene potrebbe riprendere i contatti con il/la collega con cui ha già fatto il percorso precedente) che possa valutare la Sua situazione e aiutarla a stare meglio.
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve. Nel disagio che esprime, sento una difficoltà ad affermare il bisogno di vivere in modo rispettoso di sé. Conduce una vita che è più in linea con le aspettative e i bisogni degli altri che dei suoi. È quasi come se si facesse violenza in vari ambiti, un lavoro che non si è scelto ma ci si è trovata in mezzo, far finta di essere felice quando esce con le amiche, far finta di stare bene con il suo ragazzo e la sua famiglia per non appesantirli ecc. Per sentirsi viva si deve tagliare, tagliarsi la fa stare meglio, anche bere la fa stare meglio ma sa che non è sano. Gli attacchi di panico, l'ansia, il malessere che vive, le stanno dicendo che sta percorrendo una strada che forse non è sua. Valuti la possibilità di intraprendere un percorso psicoterapeutico dove può concedersi di avere uno spazio dove possa esprimere fino in fondo il suo malessere, comprenderlo, chiarirne le origini, un percorso che possa stimolare la fiducia in se stessa, per affrontare il futuro mettendo in primo piano se stessa, la sua vita e non la vita che gli altri vorrebbero per lei. Distinti saluti
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile ragazza,
se continua a sognare l'evento traumatico, con ogni probabilità non è stato sufficientemente superato, nonostante la psicoterapia.
Le consiglio pertanto di iniziare un nuovo percorso finalizzato sia al trauma sia alla problematica lavorativa che è enormemente importante. Tenga infatti presente che il lavoro ci identifica moltissimo. Cordiali saluti
Dott.ssa Silvia Bianchi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buon giorno
anche se è impossibile fare diagnosi e indicare terapie e prognosi qui solo grazie alle parole che scrive ( aiuterebbe fare alcuni colloqui per comprendere meglio la situazione e l'anamnesi) ciononostante dalle informazioni che ci ha dato ( tagli, tentativo di suicidio, ecc) sembrerebbe che un percorso di DBT(Dialectical Behaviour Therapy) potrebbe aiutarla in questo momento. E' il tipo di psicoterapia che per la situazione che descrive ha avuto maggiori successi terapeutici. Le auguro di trovare la via che per lei abbia senso/significato e un percorso che come la DBT anche grazie alla mindfulness possa aiutarla in questo e nella regolazione delle emozioni .
Dott.ssa Daniela Bianchi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Gentile 22enne , il suo messaggio racconta che non le vanno più bene le cose così come stanno. Un tema importante che riporta è quello di aderire e adeguarsi al volere altrui. La invito, invece a non smettere di dare voce alla sua insoddisfazione. I sintomi e l’insoddisfazione sono una porta su altre nostre dimensioni, che è importante esplorare ed integrare affinchè non diventino un ostacolo. Ne parli ,quindi, con il/la sua terapeuta se, il percorso di cui parla è ancora aperto. Diversamente non esiti ad intraprenderne uno.
Daniela Bianchi
Dott.ssa Luciana Harari
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
buongiorno, la sua sofferenza psicologica merita una cura psicoterapica urgente, con un bravo terapeuta che si faccia carico di tutto il suo dolore e dei suoi traumi ,della sua storia e di lei.Ci vuole un percorso intenso e profondo.Un forte augurio dottssa Harari Luciana
Dott.ssa Eleonora Francesca Orena
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buonasera, mi dispiace molto per la sua sofferenza e capisco come il malessere la possa indurre a pensare a soluzioni estreme. Le consiglio di rivolgersi oltre che ad uno psicoterapeuta, anche ad uno psichiatra, che, lavorando in sinergia col terapeuta, le possa dare un supporto farmacologico almeno in questa fase “acuta”. Un caro saluto.
Dr. Massimo Mestroni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Trieste
Buongiorno, concordo con quanto espresso già da diversi colleghi. I suoi sintomi psichici e comportamentali le raccontano che sta facendo una vita, impostale (e forse autoimposta), che non desidera e questo le ha provocato una grande sofferenza. Concordo sull'utilità di riprendere il suo percorso psicoterapico o di iniziarne un altro, purché non resti da sola in questo periodo doloroso. Solo un' ultima cosa: forse, transitoriamente, pure un supporto farmacologico può esserle utile; tenga presente che probabilmente sta già usando l'alcol come psicofarmaco, cosa che col tempo può produrre più danni che benefici.. Un caro saluto e non esiti prendersi cura di se stessa anche con un supporto psicoterapico.
Dr. Vittorio Cameriero
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Gentile ragazza, da quello che lei riferisce di sé direi che abbia una necessità di un confronto psicologico e di una ripresa dei colloqui psicoterapici, volti a chiarire i suoi reali bisogni di identità, a trovare strumenti per riuscire ad affermare i suoi valori interni, le sue priorità, ed inseguire le sue aspettative di vita. Senza preoccuparsi così tanto degli altri. Il lavoro attuale che svolge, ad esempio, sembra causarle sintomi di rifiuto psicologico, di ansia invasiva. Come se si costringesse. Ma per chi alla fine?!
Le auguro di aver fiducia di farai aiutare.
Tanti saluti.
Dr. Vittorio Cameriero
Dott.ssa Maria Piscitello
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Padova


Carissima, dal suo racconto, oltre al suo disagio si evince un grande senso di solitudine.

Colpisce il tentato suicidio in età adolescenziale e poi la violenza subita.
Dopo ha continuato ad assolvere i compiti che si e' data, quasi come se niente fosse, ma i suoi sintomi e la sua sfiducia indicano il desiderio di essere vista ed ascoltata.

La psicoterapia svolta pare aver risposto all'urgenza del momento, ma adesso che è più matura sembra che abbia bisogno di trovare un senso e di prendere in mano la propria vita.

Sarebbe urgente che lei potesse riprendere un percorso psicoterapeutico e magari capire come regolare l'umore tramite una valutazione psichiatrica.

Non disperi ha una vita davanti e con una buona presa in carico terapeutica può ritrovare se stessa e il suo desiderio.

Rimango a disposizione

Cordiali saluti.
Dott.ssa Maria Piscitello


Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

é comprensibile la sua angoscia e il suo malessere profondo che incide significativamente sulla sua vita. Condivido con i colleghi che sarebbe opportuno approfondire approfondire alcuni aspetti della sua stessa storia attraverso una psicoterapia. Un percorso all’ interno del quale si possa mettere a nudo affidandosi completamente ad uno specialista potrebbe aiutarla con il tempo a stare meglio
Cordiali saluti
Dottor Diego Ferrara
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Cara ragazza, le ferie da elaborare sono tante e possono cicatrizzare se continua il percorso di psicoterapia, luogo in cui dovrebbe sentirsi libera di esprimersi e accudita emotivamente. Dovrebbe parlare con uno psichiatra per un farmaco da affiancare alla cura. Il non sentirsi libera di fare ciò che lei vuole, recitare una parte per non essere di peso agli altri e avere un lavoro che la opprime sono elementi che probabilmente concorrono allo sviluppo di un attacco di panico.
Spero che lei cambi lavoro, non c'entra nulla l essere svogliati ma le persone non possono capire se non conoscono veramente i suoi vissuti.
Se non li capiscono è meglio non parlarne ma bisogna avere un luogo in cui poterli contenere e curare.
Mi auguro che lei provveda al più presto.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova


“Per affrontare il suo problema, le consiglio di considerare la psicoterapia breve strategica. Se desidera ulteriori chiarimenti o informazioni, non esiti a contattarmi.
Cordiali saluti,
Dr. Michele Scala
Dott.ssa Elisabetta Cristofaro
Psicoterapeuta, Psicologo
Orta di Atella
salve, credo che il sintomo ansioso che riporta probabilmente riguarda un non-detto che vuole venire fuori. In questo momento sta soffrendo forse per qualcosa che le fa male ma non riesce a guardalo da sola. Forse è il caso di intraprendere un nuovo percorso e capire, aiutata da un professionista, il suo male di vivere. saluti
Dott. Davide Ciccarelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,

quello che racconti è molto faticoso, e si sente quanto tu stia cercando di andare avanti nonostante tutto. La cosa che colpisce è che, anche in mezzo a questa sofferenza, continui a funzionare: ti sei laureata, lavori, esci con le amiche, cerchi di non pesare sugli altri. Ma sembra che tutto questo abbia un costo altissimo, come se stessi tenendo insieme la tua vita “da fuori” mentre dentro sei allo stremo.

Ci sono più livelli che si intrecciano. Da una parte c’è il trauma che hai vissuto, che non è qualcosa che semplicemente “passa con il tempo”. Il fatto che torni nei sogni, nel corpo, nella sensazione di non riuscire a respirare, dice che una parte di quell’esperienza è ancora molto attiva. Due anni di terapia possono aver aperto delle cose importanti, ma non sempre bastano a “metabolizzare” completamente un evento così.

Dall’altra c’è la situazione attuale, che sembra andare nella direzione opposta rispetto a ciò di cui avresti bisogno. Parli di un lavoro che ti occupa tutto il tempo, che senti come un obbligo più che una scelta, e che ti lascia senza spazio per te. È come se fossi incastrata in una posizione in cui continui a rispondere alle aspettative degli altri, mentre quello che senti tu resta indietro.

In mezzo a tutto questo, il tuo corpo e la tua mente stanno iniziando a “urlare” in vari modi: attacchi di panico, difficoltà a mangiare, dispnea, il ritorno del taglio. Non tanto come segno che “stai sbagliando qualcosa”, ma come tentativi, anche estremi, di regolare qualcosa che è diventato troppo.

Mi sembra importante dire una cosa con chiarezza: il fatto che tu senta il bisogno di una pausa non suona come “svogliatezza”, ma come un segnale molto serio di saturazione. Il problema è che, da quello che descrivi, questo bisogno non trova spazio né fuori né dentro di te. Fuori perché gli altri sembrano non comprenderlo, dentro perché lo metti subito in discussione (“c’è chi sta peggio”, “me li creo io i problemi”).

Questa doppia pressione può diventare insostenibile.

Anche il fatto che tu eviti di stare male davanti agli altri per non appesantirli è molto comprensibile, ma rischia di lasciarti ancora più sola proprio nel momento in cui avresti bisogno di essere vista nella tua fatica reale.

Quando dici che pensi spesso di farla finita ma che “in fondo non è quello che vuoi”, lì c’è un punto molto delicato. Sembra più il pensiero di un’uscita dalla sofferenza, più che un vero desiderio di non vivere. Ed è importante prenderlo sul serio, non minimizzarlo, perché è il segnale che così com’è la situazione non è più sostenibile.

Non voglio darti soluzioni rapide, ma forse alcune direzioni sì.

Una riguarda il fatto che questa non sembra una situazione da affrontare da sola. Hai già fatto un percorso di terapia, e forse proprio ora potrebbe essere utile riattivare uno spazio del genere, magari anche valutando un tipo di lavoro più focalizzato sul trauma. Non è un “fallimento” tornarci, ma può essere un modo per avere un contenitore più stabile per tutto questo.

Un’altra riguarda il rapporto con il lavoro. Capisco il senso di responsabilità, il fatto di essere stata raccomandata, il sentirti in dovere. Ma se il prezzo è arrivare a questo livello di sofferenza, forse vale la pena iniziare almeno a pensare che una modifica sia possibile, anche graduale. Non come fuga, ma come forma di cura verso di te.

Infine, c’è qualcosa che riguarda il modo in cui ti tratti. Quando dici che ti odi o che pensi di crearti i problemi, sembra che dentro di te ci sia una parte molto dura, che non riconosce quanto stai sopportando. Forse uno dei primi passi, anche piccoli, è iniziare a considerare che quello che senti ha un senso, anche se è doloroso.
E se senti che i pensieri di farti del male diventano più forti o difficili da gestire, sarebbe importante non restare sola: contattare qualcuno di fiducia o un professionista può fare davvero la differenza in quei momenti. Non perché “non sei capace”, ma perché quello che stai portando è tanto.

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