Buongiorno, sono il padre di un bambino di 7 anni che presenta notevoli problemi alimentari. Mangia
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Buongiorno,
sono il padre di un bambino di 7 anni che presenta notevoli problemi alimentari. Mangia solo quattro alimenti in tutto ed è molto selettivo, persino con i dolci: non mangia torte né pasticcini. Solitamente decide se qualcosa gli piace o meno solo guardandola, senza nemmeno assaggiarla. Se non è lui a voler provare un alimento, non c’è verso di convincerlo.
A pranzo o a cena so già cosa vorrà mangiare, senza alcun margine di cambiamento. È una situazione davvero frustrante, anche perché preparare sempre e solo queste quattro cose diventa pesante. E quando dico quattro non è un’esagerazione: pasta in bianco, pasta al pesto, riso allo zafferano e pastina. Persino con la pizza: non la mangia, devo fargli la focaccia liscia senza nulla sopra, e guai se è un po’ troppo “scura”. Non dico che deve essere cruda, ma poco ci manca.
Siamo stati dal pediatra, ovviamente, e abbiamo fatto gli esami del sangue. È risultato avere il ferro basso, quindi gli è stato prescritto un integratore, ma non ci sono stati cambiamenti significativi. Sapendo però di amici e conoscenti con figli che hanno problemi simili, quasi ci si sente sollevati: non è l’unico e sembra una situazione comune. Questo, però, ci ha portato ad “adattarci” un po’, sperando che col tempo la situazione migliorasse da sola.
Ora, però, sto iniziando a temere che non si risolva completamente. Forse migliorerà, ma temo che il problema non cambi radicalmente senza un aiuto mirato.
A questo punto vorrei capire meglio cosa fare e da chi portarlo. Mi rivolgo a voi per un consiglio: qual è il professionista giusto per affrontare questa situazione?
Grazie
Manuel
sono il padre di un bambino di 7 anni che presenta notevoli problemi alimentari. Mangia solo quattro alimenti in tutto ed è molto selettivo, persino con i dolci: non mangia torte né pasticcini. Solitamente decide se qualcosa gli piace o meno solo guardandola, senza nemmeno assaggiarla. Se non è lui a voler provare un alimento, non c’è verso di convincerlo.
A pranzo o a cena so già cosa vorrà mangiare, senza alcun margine di cambiamento. È una situazione davvero frustrante, anche perché preparare sempre e solo queste quattro cose diventa pesante. E quando dico quattro non è un’esagerazione: pasta in bianco, pasta al pesto, riso allo zafferano e pastina. Persino con la pizza: non la mangia, devo fargli la focaccia liscia senza nulla sopra, e guai se è un po’ troppo “scura”. Non dico che deve essere cruda, ma poco ci manca.
Siamo stati dal pediatra, ovviamente, e abbiamo fatto gli esami del sangue. È risultato avere il ferro basso, quindi gli è stato prescritto un integratore, ma non ci sono stati cambiamenti significativi. Sapendo però di amici e conoscenti con figli che hanno problemi simili, quasi ci si sente sollevati: non è l’unico e sembra una situazione comune. Questo, però, ci ha portato ad “adattarci” un po’, sperando che col tempo la situazione migliorasse da sola.
Ora, però, sto iniziando a temere che non si risolva completamente. Forse migliorerà, ma temo che il problema non cambi radicalmente senza un aiuto mirato.
A questo punto vorrei capire meglio cosa fare e da chi portarlo. Mi rivolgo a voi per un consiglio: qual è il professionista giusto per affrontare questa situazione?
Grazie
Manuel
Gentile Manuel,
innanzitutto, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Comprendere le preoccupazioni legate all'alimentazione del suo bambino è fondamentale. Dalla descrizione dei comportamenti alimentari, si può ipotizzare che il suo piccolo possa presentare un disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo, una condizione che merita attenzione e, in caso lo fosse, di una formulazione diagnostica da parte di un professionista.
Le suggerirei quindi di considerare una visita con uno psicologo specializzato in psicologia dell'infanzia. Questo professionista può offrirle un supporto mirato per affrontare le difficoltà alimentari del suo bambino, aiutandolo a esplorare le sue paure e le sue selettività in un ambiente sicuro. Un approccio terapeutico potrebbe favorire una maggiore apertura verso nuovi alimenti e migliorare il rapporto con il cibo.
In aggiunta, potrebbe essere utile consultare anche un nutrizionista pediatrico, che potrà fornire indicazioni pratiche e strategie alimentari per garantire un apporto nutrizionale adeguato.
Affrontare questa situazione con il supporto di esperti può fare la differenza e aiutarvi a trovare un percorso di miglioramento. Non esiti a contattare i professionisti della salute per ulteriori consigli.
Le auguro il meglio per il suo bambino. Un caro saluto
innanzitutto, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Comprendere le preoccupazioni legate all'alimentazione del suo bambino è fondamentale. Dalla descrizione dei comportamenti alimentari, si può ipotizzare che il suo piccolo possa presentare un disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo, una condizione che merita attenzione e, in caso lo fosse, di una formulazione diagnostica da parte di un professionista.
Le suggerirei quindi di considerare una visita con uno psicologo specializzato in psicologia dell'infanzia. Questo professionista può offrirle un supporto mirato per affrontare le difficoltà alimentari del suo bambino, aiutandolo a esplorare le sue paure e le sue selettività in un ambiente sicuro. Un approccio terapeutico potrebbe favorire una maggiore apertura verso nuovi alimenti e migliorare il rapporto con il cibo.
In aggiunta, potrebbe essere utile consultare anche un nutrizionista pediatrico, che potrà fornire indicazioni pratiche e strategie alimentari per garantire un apporto nutrizionale adeguato.
Affrontare questa situazione con il supporto di esperti può fare la differenza e aiutarvi a trovare un percorso di miglioramento. Non esiti a contattare i professionisti della salute per ulteriori consigli.
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Buongiorno Manuel,
La situazione che descrivi è sicuramente complessa e, comprensibilmente, può risultare frustrante e impegnativa da gestire. Il comportamento alimentare del suo bambino, caratterizzato da una marcata selettività e da un rifiuto di alimenti senza assaggiarli, potrebbe rientrare in una condizione nota come Disturbo Selettivo dell'Alimentazione Selettiva (Disturbo da Alimentazione Selettiva) o, in alcuni casi, potrebbe essere collegato a difficoltà sensoriali o emotivo.
Il primo passo è valutare se il rifiuto del cibo abbia radici psicologiche, comportamentali o sensoriali. Spesso, difficoltà questi comportamenti possono essere legati a esperienze passate, ansie, o nell'elaborare consistenze, sapori o odori. In altri casi, potrebbero essere collegati a una routine rassicurante che il bambino non vuole cambiare.
Per affrontare questa situazione, il professionista più indicato è uno psicologo o psicoterapeuta con esperienza in disturbi alimentari nell'età evolutiva. Questo specialista potrà valutare a fondo il problema, comprendendo i fattori che lo sostengono, e strutturare un intervento mirato per aiutare suo figlio a sviluppare un rapporto più sereno con il cibo. In alcuni casi, potrebbe essere utile il supporto di un terapista occupazionale specializzato in difficoltà sensoriali, se sospettate. Inoltre, la collaborazione con un nutrizionista o dietista infantile può essere preziosa per costruire un piano alimentare adatto, migliorando la varietà e la qualità dei nutrienti assunti.
È importante intervenire in modo delicato e rispettoso dei tempi e delle difficoltà del bambino, evitando pressioni che potrebbero peggiorare la situazione.
Le consiglio vivamente di rivolgersi a uno specialista per approfondire e strutturare un percorso mirato. Questo aiuto potrebbe rappresentare un punto di svolta per la vostra quotidianità e il benessere di suo figlio.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno Manuel,
La situazione che descrivi è sicuramente complessa e, comprensibilmente, può risultare frustrante e impegnativa da gestire. Il comportamento alimentare del suo bambino, caratterizzato da una marcata selettività e da un rifiuto di alimenti senza assaggiarli, potrebbe rientrare in una condizione nota come Disturbo Selettivo dell'Alimentazione Selettiva (Disturbo da Alimentazione Selettiva) o, in alcuni casi, potrebbe essere collegato a difficoltà sensoriali o emotivo.
Il primo passo è valutare se il rifiuto del cibo abbia radici psicologiche, comportamentali o sensoriali. Spesso, difficoltà questi comportamenti possono essere legati a esperienze passate, ansie, o nell'elaborare consistenze, sapori o odori. In altri casi, potrebbero essere collegati a una routine rassicurante che il bambino non vuole cambiare.
Per affrontare questa situazione, il professionista più indicato è uno psicologo o psicoterapeuta con esperienza in disturbi alimentari nell'età evolutiva. Questo specialista potrà valutare a fondo il problema, comprendendo i fattori che lo sostengono, e strutturare un intervento mirato per aiutare suo figlio a sviluppare un rapporto più sereno con il cibo. In alcuni casi, potrebbe essere utile il supporto di un terapista occupazionale specializzato in difficoltà sensoriali, se sospettate. Inoltre, la collaborazione con un nutrizionista o dietista infantile può essere preziosa per costruire un piano alimentare adatto, migliorando la varietà e la qualità dei nutrienti assunti.
È importante intervenire in modo delicato e rispettoso dei tempi e delle difficoltà del bambino, evitando pressioni che potrebbero peggiorare la situazione.
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Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
La situazione che descrivi è sicuramente complessa e, comprensibilmente, può risultare frustrante e impegnativa da gestire. Il comportamento alimentare del suo bambino, caratterizzato da una marcata selettività e da un rifiuto di alimenti senza assaggiarli, potrebbe rientrare in una condizione nota come Disturbo Selettivo dell'Alimentazione Selettiva (Disturbo da Alimentazione Selettiva) o, in alcuni casi, potrebbe essere collegato a difficoltà sensoriali o emotivo.
Il primo passo è valutare se il rifiuto del cibo abbia radici psicologiche, comportamentali o sensoriali. Spesso, difficoltà questi comportamenti possono essere legati a esperienze passate, ansie, o nell'elaborare consistenze, sapori o odori. In altri casi, potrebbero essere collegati a una routine rassicurante che il bambino non vuole cambiare.
Per affrontare questa situazione, il professionista più indicato è uno psicologo o psicoterapeuta con esperienza in disturbi alimentari nell'età evolutiva. Questo specialista potrà valutare a fondo il problema, comprendendo i fattori che lo sostengono, e strutturare un intervento mirato per aiutare suo figlio a sviluppare un rapporto più sereno con il cibo. In alcuni casi, potrebbe essere utile il supporto di un terapista occupazionale specializzato in difficoltà sensoriali, se sospettate. Inoltre, la collaborazione con un nutrizionista o dietista infantile può essere preziosa per costruire un piano alimentare adatto, migliorando la varietà e la qualità dei nutrienti assunti.
È importante intervenire in modo delicato e rispettoso dei tempi e delle difficoltà del bambino, evitando pressioni che potrebbero peggiorare la situazione.
Le consiglio vivamente di rivolgersi a uno specialista per approfondire e strutturare un percorso mirato. Questo aiuto potrebbe rappresentare un punto di svolta per la vostra quotidianità e il benessere di suo figlio.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno Manuel,
La situazione che descrivi è sicuramente complessa e, comprensibilmente, può risultare frustrante e impegnativa da gestire. Il comportamento alimentare del suo bambino, caratterizzato da una marcata selettività e da un rifiuto di alimenti senza assaggiarli, potrebbe rientrare in una condizione nota come Disturbo Selettivo dell'Alimentazione Selettiva (Disturbo da Alimentazione Selettiva) o, in alcuni casi, potrebbe essere collegato a difficoltà sensoriali o emotivo.
Il primo passo è valutare se il rifiuto del cibo abbia radici psicologiche, comportamentali o sensoriali. Spesso, difficoltà questi comportamenti possono essere legati a esperienze passate, ansie, o nell'elaborare consistenze, sapori o odori. In altri casi, potrebbero essere collegati a una routine rassicurante che il bambino non vuole cambiare.
Per affrontare questa situazione, il professionista più indicato è uno psicologo o psicoterapeuta con esperienza in disturbi alimentari nell'età evolutiva. Questo specialista potrà valutare a fondo il problema, comprendendo i fattori che lo sostengono, e strutturare un intervento mirato per aiutare suo figlio a sviluppare un rapporto più sereno con il cibo. In alcuni casi, potrebbe essere utile il supporto di un terapista occupazionale specializzato in difficoltà sensoriali, se sospettate. Inoltre, la collaborazione con un nutrizionista o dietista infantile può essere preziosa per costruire un piano alimentare adatto, migliorando la varietà e la qualità dei nutrienti assunti.
È importante intervenire in modo delicato e rispettoso dei tempi e delle difficoltà del bambino, evitando pressioni che potrebbero peggiorare la situazione.
Le consiglio vivamente di rivolgersi a uno specialista per approfondire e strutturare un percorso mirato. Questo aiuto potrebbe rappresentare un punto di svolta per la vostra quotidianità e il benessere di suo figlio.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, sarebbe utile valutare come si regola suo figlio alla presenza di entrambi i genitori. I bambini sono fatti per andare verso la vita. Come mai un bambino può aver trovato utile minacciare di digiuno i genitori? Può davvero questo aver creato una situazione più comoda per lui? Questo sarebbe opportuno valutarlo con lui in una terapia alla presenza di lei, ma anche della mamma.
Resto a disposizione per le sue necessità.
Dott. Festa Simone
Resto a disposizione per le sue necessità.
Dott. Festa Simone
Gentile Manuel,
innanzitutto sarebbe utile sapere se suo figlio frequenta la mensa di scuola, circostanza quest'ultima che può rappresentare un grande aiuto in questi casi poichè i bambini tendono ad omologarsi agli altri anche nell'ambito alimentare.
Detto ciò, è importante capire se la selettività di suo figlio sia riferita solo al cibo o se ha notato altri aspetti di rigidità in altre aree (es. giocare con i giocattoli consueti senza sperimentarne altri).
Ha rapporti significativi con qualche compagno/a di classe con cui potrebbe fare merenda e/o condividere altri pasti per ampliare il menù?
Come dorme?
Da quanto tempo è emerso questa selettività col cibo e, se c'è sempre stata, ha notato delle fluttuazioni nel tempo?
Qual'è il suo andamento scolastico?
Come vede, le questioni da approfondire sono molteplici e si possono affrontare in una seduta famigliare, ossia in cui sia presente suo figlio, lei, la madre e se ci sono altri fratelli o sorelle.
Vi auguro il meglio
innanzitutto sarebbe utile sapere se suo figlio frequenta la mensa di scuola, circostanza quest'ultima che può rappresentare un grande aiuto in questi casi poichè i bambini tendono ad omologarsi agli altri anche nell'ambito alimentare.
Detto ciò, è importante capire se la selettività di suo figlio sia riferita solo al cibo o se ha notato altri aspetti di rigidità in altre aree (es. giocare con i giocattoli consueti senza sperimentarne altri).
Ha rapporti significativi con qualche compagno/a di classe con cui potrebbe fare merenda e/o condividere altri pasti per ampliare il menù?
Come dorme?
Da quanto tempo è emerso questa selettività col cibo e, se c'è sempre stata, ha notato delle fluttuazioni nel tempo?
Qual'è il suo andamento scolastico?
Come vede, le questioni da approfondire sono molteplici e si possono affrontare in una seduta famigliare, ossia in cui sia presente suo figlio, lei, la madre e se ci sono altri fratelli o sorelle.
Vi auguro il meglio
L'inappetenza nei bambini non significa sempre che ci sia un problema di salute. Se il rifiuto di mangiare cibi nuovi e la tendenza ad accettare solo pochi alimenti si mantiene nel tempo però, è opportuno indagare meglio questo comportamento. Si potrebbe trattare di alimentazione selettiva e neofobia alimentare (cioè la paura di nuovi cibi) che nei bambini possono essere segnali di un disagio emotivo o di una difficoltà nello sviluppo affettivo. Le consiglio di confrontarsi nuovamente col pediatra e chiedere aiuto a uno/a psicologo/a- psicoterapeuta dell'età evolutiva per comprendere meglio la situazione ed agire tempestivamente.
Salve, non sottovaluterei il problema. Chiederei una consulenza ad un buon terapeuta dell'età evolutiva. é il professionista più adatto per tale situazione. Saluti. Dott.ssa Lucrezia Marletta
Salve Manuel,
capisco la sua preoccupazione per la salute di suo figlio, che dipende anche dal suo stile alimentare. E comprendo bene la frustrazione che prova nel non riuscire a modificare le abitudini di suo figlio.
E' importante capire se il rifiuto della maggior parte dei cibi da parte del suo bambino sia legato essenzialmente a un fatto di gusto (o disgusto per ciò che rifiuta), oppure anche a capricci comportamentali. Non è raro che i bambini utilizzino il rapporto con il cibo come espressione di esigenze di altra natura che non riescono ad esprimere, vista la giovanissima età e una consapevolezza emotiva ancora non ben sviluppata.
Il mio consiglio, in tal senso, è di contattare uno psicologo/a dell'età evolutiva.
Il gusto si trasforma con l'età. Non mi stupirei affatto se suo figlio, di punto in bianco, cominciasse ad assaggiare e ad apprezzare altri tipi di cibo. A volte, però, è necessario anche essere educatori severi e disciplinare i comportamenti dei nostri bimbi. Questo comporta anche di non accettare i capricci e lasciare che il bambino sfoghi la sua insoddisfazione. Essere troppo permissivi e assecondare certe abitudini malsane non fa che alimentarle e rendere ancora più stabili dal punto di vista comportamentale. Non tema di essere duro e di forzare suo figlio ad assaggiare cose diverse e se non vuole... beh qualche feedback negativo (per esempio togliere l'uso di tv o giocattoli) non fa male, anzi fa capire al bimbo che può ricevere dei "no" anche lui.
Il lavoro dei genitori è bellissimo per certi versi, difficile per altri, ma l'indirizzo che diamo ai nostri figli passa anche attraverso cose che a loro non piacciono, che non vogliono, che non sopportano.
Non abbia timore che suo figlio possa odiarla, tema piuttosto che non rispetti la sua funzione di educatore e di genitore attento e amorevole, ma anche fermo e risoluto.
Vi auguro di risolvere quanto prima il vostro periodo di difficoltà.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
capisco la sua preoccupazione per la salute di suo figlio, che dipende anche dal suo stile alimentare. E comprendo bene la frustrazione che prova nel non riuscire a modificare le abitudini di suo figlio.
E' importante capire se il rifiuto della maggior parte dei cibi da parte del suo bambino sia legato essenzialmente a un fatto di gusto (o disgusto per ciò che rifiuta), oppure anche a capricci comportamentali. Non è raro che i bambini utilizzino il rapporto con il cibo come espressione di esigenze di altra natura che non riescono ad esprimere, vista la giovanissima età e una consapevolezza emotiva ancora non ben sviluppata.
Il mio consiglio, in tal senso, è di contattare uno psicologo/a dell'età evolutiva.
Il gusto si trasforma con l'età. Non mi stupirei affatto se suo figlio, di punto in bianco, cominciasse ad assaggiare e ad apprezzare altri tipi di cibo. A volte, però, è necessario anche essere educatori severi e disciplinare i comportamenti dei nostri bimbi. Questo comporta anche di non accettare i capricci e lasciare che il bambino sfoghi la sua insoddisfazione. Essere troppo permissivi e assecondare certe abitudini malsane non fa che alimentarle e rendere ancora più stabili dal punto di vista comportamentale. Non tema di essere duro e di forzare suo figlio ad assaggiare cose diverse e se non vuole... beh qualche feedback negativo (per esempio togliere l'uso di tv o giocattoli) non fa male, anzi fa capire al bimbo che può ricevere dei "no" anche lui.
Il lavoro dei genitori è bellissimo per certi versi, difficile per altri, ma l'indirizzo che diamo ai nostri figli passa anche attraverso cose che a loro non piacciono, che non vogliono, che non sopportano.
Non abbia timore che suo figlio possa odiarla, tema piuttosto che non rispetti la sua funzione di educatore e di genitore attento e amorevole, ma anche fermo e risoluto.
Vi auguro di risolvere quanto prima il vostro periodo di difficoltà.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno,
dietro il cibo si nascondono molte richieste inespresse, spesso richieste di attenzione e quasi mai patologie organiche. Che agli esami ematochimici il ferro risulti basso è ciò che ci si aspetta, se le proteine vengono quasi totalmente escluse dalla dieta del bambino, ma, un'attenzione del pediatra è sicuramente importante vista che in fase di crescita alcune carenze potrebbero portare poi ad altre problematiche in fase di sviluppo. La sua richiesta è, quale professionista interpellare; sicuramente uno psicoterapeuta che si occupi dello sviluppo e dell'adolescenza. Sarà importante una collaborazione anche con un nutrizionista, insieme aiuteranno suo figlio nel percorso di cambiamento e di riscoperta del gusto degli alimenti. Con molta pazienza e fiducia.
Dott.ssa Virginia Mancini
dietro il cibo si nascondono molte richieste inespresse, spesso richieste di attenzione e quasi mai patologie organiche. Che agli esami ematochimici il ferro risulti basso è ciò che ci si aspetta, se le proteine vengono quasi totalmente escluse dalla dieta del bambino, ma, un'attenzione del pediatra è sicuramente importante vista che in fase di crescita alcune carenze potrebbero portare poi ad altre problematiche in fase di sviluppo. La sua richiesta è, quale professionista interpellare; sicuramente uno psicoterapeuta che si occupi dello sviluppo e dell'adolescenza. Sarà importante una collaborazione anche con un nutrizionista, insieme aiuteranno suo figlio nel percorso di cambiamento e di riscoperta del gusto degli alimenti. Con molta pazienza e fiducia.
Dott.ssa Virginia Mancini
Salve, si rivolga ad un servizio di Neuropsichiatria dell'asl della sua zona. Le cause o le motivazioni possono essere varie e le più disparate e richiedono un'adeguata valutazione sul neurosviluppo. Le suggerisco di osservare oltre al comportamento a tavola se presenta altri comportamenti selettivi. La prima idea che mi è venuta in mente nel leggere la sua domanda è un ARFID (disturbo della nutrizione e dell'alimentazione) . E' necessario una valutazione specialistica.
Caro Manuel,
Grazie per aver condiviso la sua situazione. Il comportamento alimentare di suo figlio può essere letto come l’espressione di un disagio più profondo, che potrebbe non riguardare solo il cubo ma anche il suo bisogno di controllo o sicurezza. Per esempio, il rifiuto del “nuovo” cibo potrebbe rappresentare una difficoltà ad affrontare il cambiamento o un modo per comunicare qualcosa che fatica a esprimere diversamente.
Un supporto in questo momento delicato potrebbe rivolgersi non solo a suo figlio ma anche a lei come genitore: la sua frustrazione è comprensibile, ma sarebbe importante esplorare come questo problema influisca sul vostro legame e, al contempo, saper accogliere e stare accanto a suo figlio in questo percorso. Rivolgersi a un servizio di neuropsichiatria infantile competente sul suo territorio può essere un primo passo verso un percorso di contenimento e di cura. Inoltre, rivolgersi a uno psicoterapeuta può offrire uno spazio di riflessione sostegno nella gestione della situazione, affrontando non solo il sintomo (la selettività alimentare) ma anche le dinamiche emotive che lo sostengono.
Se ha bisogno di approfondire, resto a disposizione.
Un caro saluto
Grazie per aver condiviso la sua situazione. Il comportamento alimentare di suo figlio può essere letto come l’espressione di un disagio più profondo, che potrebbe non riguardare solo il cubo ma anche il suo bisogno di controllo o sicurezza. Per esempio, il rifiuto del “nuovo” cibo potrebbe rappresentare una difficoltà ad affrontare il cambiamento o un modo per comunicare qualcosa che fatica a esprimere diversamente.
Un supporto in questo momento delicato potrebbe rivolgersi non solo a suo figlio ma anche a lei come genitore: la sua frustrazione è comprensibile, ma sarebbe importante esplorare come questo problema influisca sul vostro legame e, al contempo, saper accogliere e stare accanto a suo figlio in questo percorso. Rivolgersi a un servizio di neuropsichiatria infantile competente sul suo territorio può essere un primo passo verso un percorso di contenimento e di cura. Inoltre, rivolgersi a uno psicoterapeuta può offrire uno spazio di riflessione sostegno nella gestione della situazione, affrontando non solo il sintomo (la selettività alimentare) ma anche le dinamiche emotive che lo sostengono.
Se ha bisogno di approfondire, resto a disposizione.
Un caro saluto
Buongiorno Manuel,
la selettività alimentare è certamente un sintomo che si verifica più spesso durante l'infanzia che l'età adulta, tuttavia sarebbero da chiarire alcuni aspetti, ad esempio da quanto tempo si presenta questo rifiuto al cibo eccetto gli alimenti da lui selezionati e in che momento della vita del bambino e familiare è iniziata la selettività?
Il mio consiglio è di rivolgersi ad un terapeuta specializzato in età evolutiva che possa seguire il bambino e provare a comprendere di più circa il suo sintomo.
Un saluto
la selettività alimentare è certamente un sintomo che si verifica più spesso durante l'infanzia che l'età adulta, tuttavia sarebbero da chiarire alcuni aspetti, ad esempio da quanto tempo si presenta questo rifiuto al cibo eccetto gli alimenti da lui selezionati e in che momento della vita del bambino e familiare è iniziata la selettività?
Il mio consiglio è di rivolgersi ad un terapeuta specializzato in età evolutiva che possa seguire il bambino e provare a comprendere di più circa il suo sintomo.
Un saluto
Gentile utente, posso solo immaginare la fatica che iniziate a sentire. Potreste rivolgervi ad una psicologa/psicoterapeuta esperta in età evolutiva. il/la collega svolgerà un approfondita valutazione psicodiagnostica per comprendere al meglio l'origine di questa selettività alimentare e vi potrà supportare in un percorso volto al miglioramento della vita di vostro figlio e della vostra. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buongiorno, il professionista giusto è uno/a psicoterapeuta specializzato in psicoterapia infantile, che possa avviare una consultazione che comprenda anche il rapporto con le figure mediche (pediatra e eventuali altri specialisti). Il disturbo alimentare è un disturbo complesso, in cui spesso concorrono sia aspetti fisici, che psicologici, che di relazione con il bambino. Cordialmente, dott.ssa Roberta Portelli
Buongiorno Manuel, comprendo la sua forte preoccupazione e la necessità di intervenire precocemente per evitare risvolti che possano nuocere al bambino.
Purtroppo, date le poche informazioni, è difficile confermare che sia "solo una fase" del bambino oppure una manifestazione di una sua problematica.
Dal mio punto di vista, potrebbe essere di grande utilità un percorso con uno psicologo che possa comprendere le eventuali difficoltà di suo figlio per poter, poi, aiutarvi ad intervenire anche dal punto di vista più comportamentale per ampliare la varietà di cibi. Sicuramente coinvolgere tutta la famiglia e affrontare anche le vostre comprensibili preoccupazioni potrebbe essere un buon punto di partenza.
Per qualsiasi necessità, mi contatti pure!
Purtroppo, date le poche informazioni, è difficile confermare che sia "solo una fase" del bambino oppure una manifestazione di una sua problematica.
Dal mio punto di vista, potrebbe essere di grande utilità un percorso con uno psicologo che possa comprendere le eventuali difficoltà di suo figlio per poter, poi, aiutarvi ad intervenire anche dal punto di vista più comportamentale per ampliare la varietà di cibi. Sicuramente coinvolgere tutta la famiglia e affrontare anche le vostre comprensibili preoccupazioni potrebbe essere un buon punto di partenza.
Per qualsiasi necessità, mi contatti pure!
Buongiorno Manuel, comprendo quanto possa essere frustrante e preoccupante affrontare una situazione come quella che descrive. La selettività alimentare nei bambini può essere un fenomeno abbastanza comune, ma quando diventa così marcata e persistente è importante approfondire. È possibile che il comportamento alimentare di suo figlio sia legato a una combinazione di fattori, come una sensibilità sensoriale (ad esempio la consistenza, il colore o l’aspetto del cibo), abitudini consolidate o, in alcuni casi, un possibile disagio emotivo o psicologico.
Le consiglio innanzitutto di rivolgersi a un neuropsichiatra infantile o a uno psicologo specializzato in età evolutiva per una valutazione completa. Questi professionisti potranno individuare eventuali fattori sottostanti, come sensibilità sensoriali, difficoltà di regolazione emotiva o problematiche legate all'ansia. A seconda delle indicazioni ricevute, potrebbe essere utile anche coinvolgere un logopedista specializzato in disfagia o un terapista occupazionale esperto in integrazione sensoriale, soprattutto se la selettività alimentare è legata alla percezione delle caratteristiche del cibo.
In parallelo, un nutrizionista pediatrico potrebbe fornire supporto per garantire che il bambino riceva un’alimentazione bilanciata, individuando strategie per introdurre gradualmente nuovi alimenti in modo delicato e rispettoso dei suoi tempi.
Il fatto che suo figlio mostri una predilezione rigida per determinati cibi potrebbe essere una modalità per esercitare controllo o sentirsi al sicuro. Per questo motivo, il lavoro di un professionista può aiutare anche lei e la sua famiglia a trovare strategie efficaci per gestire questa situazione, evitando conflitti durante i pasti.
Rivolgersi a un professionista è il passo giusto per affrontare la situazione in modo mirato e trovare soluzioni che migliorino il benessere di suo figlio e della vostra famiglia.
Le consiglio innanzitutto di rivolgersi a un neuropsichiatra infantile o a uno psicologo specializzato in età evolutiva per una valutazione completa. Questi professionisti potranno individuare eventuali fattori sottostanti, come sensibilità sensoriali, difficoltà di regolazione emotiva o problematiche legate all'ansia. A seconda delle indicazioni ricevute, potrebbe essere utile anche coinvolgere un logopedista specializzato in disfagia o un terapista occupazionale esperto in integrazione sensoriale, soprattutto se la selettività alimentare è legata alla percezione delle caratteristiche del cibo.
In parallelo, un nutrizionista pediatrico potrebbe fornire supporto per garantire che il bambino riceva un’alimentazione bilanciata, individuando strategie per introdurre gradualmente nuovi alimenti in modo delicato e rispettoso dei suoi tempi.
Il fatto che suo figlio mostri una predilezione rigida per determinati cibi potrebbe essere una modalità per esercitare controllo o sentirsi al sicuro. Per questo motivo, il lavoro di un professionista può aiutare anche lei e la sua famiglia a trovare strategie efficaci per gestire questa situazione, evitando conflitti durante i pasti.
Rivolgersi a un professionista è il passo giusto per affrontare la situazione in modo mirato e trovare soluzioni che migliorino il benessere di suo figlio e della vostra famiglia.
Buongiorno, la selettività alimentare nei bambini è molto frequente, ma a questa età dovrebbe essere in grado di inserire altri alimenti, soprattutto perchè, come dimostrano gli esami, potrebbero esserci delle carenze. Le consiglio un percorso con uno psicologo infantile, e in contemporanea con un nutrizionista che sia in grado di lavorare con i problemi di selettività alimentare pediatrica.
Buongiorno Manuel,
Grazie della condivisione. Posso immaginare la sua preoccupazione, come papà, nel vedere Suo figlio che affronta alcune difficoltà con il cibo. La situazione deve essere frustrante sia emotivamente (non è facile scontrarsi ogni giorno con la sofferenza del proprio figlio) sia dal punto di vista pratico (preparare a ogni pasto cibi diversi per tutti, nel lungo termine, può sovraccaricare tutto il sistema familiare).
Penso che chiedere aiuto a un professionista sia una buona idea per aiutare sia Lei che Suo figlio a comprendere meglio che cosa sta succedendo e per cercare insieme una soluzione. Data la situazione, io suggerirei una visita da un/una neuropsichiatra infantile (NPI). Se ne esiste uno nella Sua zona, potrebbe provare a rivolgersi a un centro specializzato in disturbi della nutrizione e dell'alimentazione nell'infanzia, dove solitamente si lavora in équipe (tra cui NPI, psicologo, dietista).
Sperando di esserLe stata utile,
Cordiali Saluti
d.ssa Eleonora Centonze
Grazie della condivisione. Posso immaginare la sua preoccupazione, come papà, nel vedere Suo figlio che affronta alcune difficoltà con il cibo. La situazione deve essere frustrante sia emotivamente (non è facile scontrarsi ogni giorno con la sofferenza del proprio figlio) sia dal punto di vista pratico (preparare a ogni pasto cibi diversi per tutti, nel lungo termine, può sovraccaricare tutto il sistema familiare).
Penso che chiedere aiuto a un professionista sia una buona idea per aiutare sia Lei che Suo figlio a comprendere meglio che cosa sta succedendo e per cercare insieme una soluzione. Data la situazione, io suggerirei una visita da un/una neuropsichiatra infantile (NPI). Se ne esiste uno nella Sua zona, potrebbe provare a rivolgersi a un centro specializzato in disturbi della nutrizione e dell'alimentazione nell'infanzia, dove solitamente si lavora in équipe (tra cui NPI, psicologo, dietista).
Sperando di esserLe stata utile,
Cordiali Saluti
d.ssa Eleonora Centonze
Buongiorno, la situazione da lei descritta è seria. Credo sia ragionevole ipotizzare una psicoterapia sistemica-relazionale. Cordialmente, Franco.
Buongiorno, Manuel, grazie per aver condiviso questa situazione con tanta chiarezza. Da quanto descrive, è evidente quanto sia impegnativo e frustrante affrontare ogni giorno un problema così specifico e persistente. È del tutto comprensibile che si senta in difficoltà e che inizi a domandarsi come agire per aiutare suo figlio. Voglio innanzitutto rassicurarla: ciò che descrive non è raro e riguarda molti bambini, ma questo non significa che la sua preoccupazione sia infondata. Anzi, il fatto che stia cercando un aiuto mirato è un segno di grande attenzione e responsabilità come genitore. La selettività alimentare di suo figlio sembra andare oltre un semplice capriccio o una preferenza temporanea. I comportamenti che descrive (come il rifiuto di nuovi alimenti basato solo sull’aspetto, l’assoluta rigidità nelle scelte e la mancanza di apertura a cambiamenti) potrebbero essere legati a un fattore più profondo, come un’ipersensibilità sensoriale, un pattern comportamentale radicato o persino un disagio emotivo. Questo tipo di difficoltà alimentari rientra spesso in quello che chiamiamo “Disturbo dell’Alimentazione Selettiva”, che si manifesta in un rifiuto persistente di determinati cibi non dovuto a problemi medici evidenti, ma legato ad aspetti sensoriali, esperienze pregresse o ansia. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, possiamo guardare a questo problema come a un comportamento appreso e mantenuto da una serie di fattori. Ad esempio, il rifiuto costante di provare nuovi alimenti potrebbe essere stato rinforzato nel tempo: se il bambino si è abituato a mangiare solo ciò che conosce e si sente sicuro nel farlo, è normale che sviluppi una resistenza a tutto ciò che percepisce come nuovo o diverso. Questo è un meccanismo di evitamento, che spesso non è intenzionale da parte del bambino, ma che diventa un modo per gestire l’ansia o il disagio legato al cibo. Al contempo, la vostra preoccupazione come genitori, assolutamente comprensibile, potrebbe aver portato a un adattamento nella routine familiare che, sebbene sia utile nell’immediato, potrebbe aver rinforzato ulteriormente questa rigidità alimentare. Il professionista più indicato per affrontare questa situazione è uno psicologo o un terapeuta specializzato in disturbi dell’alimentazione, preferibilmente con un orientamento cognitivo-comportamentale. Questo approccio è particolarmente efficace perché si focalizza sul cambiamento dei comportamenti problematici attraverso strategie pratiche e graduali. Ad esempio, si lavora spesso sull’esposizione progressiva ai cibi nuovi, cercando di ridurre gradualmente l’ansia associata e creando esperienze positive legate all’assaggio di nuovi alimenti. L’obiettivo non è forzare il bambino a mangiare, ma aiutarlo a sviluppare maggiore flessibilità e a sentirsi più a suo agio nel provare nuovi sapori e consistenze. Oltre allo psicologo, potrebbe essere utile coinvolgere anche una figura come il logopedista o il terapista occupazionale, in particolare se emerge un problema sensoriale. Questi professionisti possono aiutare a desensibilizzare il bambino rispetto a certe consistenze, odori o colori che lo infastidiscono, rendendo il cibo meno minaccioso. Infine, un nutrizionista pediatrico potrebbe collaborare con voi e con il terapeuta per monitorare la situazione nutrizionale e suggerire strategie alimentari che rispettino le necessità del bambino senza compromettere la sua salute. Nel frattempo, è importante mantenere un atteggiamento sereno e non far percepire al bambino una pressione eccessiva. Provare a introdurre nuovi cibi in modo ludico e senza obblighi (magari in momenti di gioco o attraverso attività che coinvolgano il bambino nella preparazione del pasto) potrebbe aiutarlo a vivere il cibo con meno ansia e maggiore curiosità. Questo tipo di interventi, però, funziona meglio quando è guidato da un professionista che può adattare le strategie alle caratteristiche uniche del bambino. Vorrei concludere dicendole che è normale sentirsi stanchi o frustrati in una situazione così complessa, ma il fatto che stia cercando aiuto dimostra quanto lei voglia il meglio per suo figlio. Con il giusto supporto, è possibile affrontare questa difficoltà e costruire, passo dopo passo, una relazione più serena con il cibo. Cari saluti, Dott. Andrea Boggero
Buonsera, i problemi alimentari in età dello sviluppo hanno, ahimè, un'incidenza piuttosto elevata. La selettività alimentare nei bambini si presenta sulla base di alcuni criteri come: forma e colore del cibo, consistenza, odore. Questo può portare sviluppare ansia o disagio intorno ai pasti, associando il cibo a esperienze negative o a stress. Le consiglierei di rivolgersi a un nutrizionista specializzato nella selettività alimentare nei bambini, che possa aiutare voi genitori ad aiutare il vostro bambino, un passo per volta.
Buonasera, mi dispiace per la situazione che sta attraversando. Concordo con Lei sulla ricerca di un aiuto mirato. Io le consiglierei di rivolgersi a una clinica o uno psicologo/psicoterapeuta che si occupi proprio di problematiche alimentari. Esistono infatti professionisti che sono specializzati proprio in questo settore e che possono aiutarvi e accompagnarvi nel percorso migliore per affrontare la situazione. Si informi su internet o presso i servizi sanitari presenti sul territorio in cui vive. Auguro a Lei e a suo figlio tutto il meglio.
Buongiorno Manuel,
comprendo quanto questa situazione possa essere frustrante e preoccupante, sia per le difficoltà quotidiane nella gestione dei pasti, sia per il timore che il problema possa persistere nel tempo. Il comportamento alimentare selettivo nei bambini può avere diverse cause, tra cui fattori sensoriali, emotivi o relazionali, e può diventare un elemento di tensione all’interno della famiglia.
Dal momento che avete già escluso problematiche mediche attraverso gli esami, potrebbe essere utile approfondire l’aspetto psicologico ed emotivo della selettività alimentare. In questi casi, la terapia sistemica familiare può essere un valido supporto, perché permette di esplorare il modo in cui il bambino vive il momento del pasto all’interno delle dinamiche familiari. Questo approccio non si concentra solo sul bambino, ma coinvolge anche i genitori, aiutandoli a comprendere meglio i meccanismi che possono rinforzare il comportamento selettivo e a sviluppare strategie più efficaci per introdurre gradualmente nuovi alimenti, senza che il pasto diventi un momento di stress o conflitto.
Un terapeuta sistemico potrà lavorare con voi per comprendere meglio le reazioni del bambino, il suo rapporto con il cibo e il significato che questo comportamento può avere per lui, facilitando un cambiamento progressivo e sostenibile. Se desidera un supporto in questo percorso, rimango a disposizione per accompagnarvi.
Le auguro di trovare presto una soluzione che possa portare serenità sia a lei che a suo figlio.
comprendo quanto questa situazione possa essere frustrante e preoccupante, sia per le difficoltà quotidiane nella gestione dei pasti, sia per il timore che il problema possa persistere nel tempo. Il comportamento alimentare selettivo nei bambini può avere diverse cause, tra cui fattori sensoriali, emotivi o relazionali, e può diventare un elemento di tensione all’interno della famiglia.
Dal momento che avete già escluso problematiche mediche attraverso gli esami, potrebbe essere utile approfondire l’aspetto psicologico ed emotivo della selettività alimentare. In questi casi, la terapia sistemica familiare può essere un valido supporto, perché permette di esplorare il modo in cui il bambino vive il momento del pasto all’interno delle dinamiche familiari. Questo approccio non si concentra solo sul bambino, ma coinvolge anche i genitori, aiutandoli a comprendere meglio i meccanismi che possono rinforzare il comportamento selettivo e a sviluppare strategie più efficaci per introdurre gradualmente nuovi alimenti, senza che il pasto diventi un momento di stress o conflitto.
Un terapeuta sistemico potrà lavorare con voi per comprendere meglio le reazioni del bambino, il suo rapporto con il cibo e il significato che questo comportamento può avere per lui, facilitando un cambiamento progressivo e sostenibile. Se desidera un supporto in questo percorso, rimango a disposizione per accompagnarvi.
Le auguro di trovare presto una soluzione che possa portare serenità sia a lei che a suo figlio.
Buongiorno gentile Manuel, capisco quanto questa situazione possa essere frustrante e preoccupante per voi come genitori. Il fatto che vostro figlio abbia una selettività alimentare così marcata, al punto da limitarsi a un numero ristretto di alimenti e rifiutare il cibo senza nemmeno assaggiarlo, suggerisce che il problema possa andare oltre un semplice capriccio o una normale fase di preferenze alimentari tipiche dell’infanzia.
Da quello che descrive, potrebbe trattarsi di un Disturbo della Selettività Alimentare, che si manifesta con una forte restrizione nella varietà dei cibi accettati, spesso accompagnata da ansia o disagio nei confronti di nuove consistenze, odori e colori. Non è raro che i bambini con questa difficoltà decidano se un alimento è accettabile solo guardandolo, senza essere disposti a provarlo.
Il primo passo è sicuramente rivolgersi a uno specialista che possa valutare in modo approfondito la situazione. Un nutrizionista infantile con esperienza in disturbi alimentari potrebbe aiutarvi a comprendere eventuali carenze nutrizionali e a suggerire strategie per ampliare, gradualmente e senza forzature, la varietà dei cibi accettati. Tuttavia, dato che la selettività sembra avere anche una componente rigida e resistente al cambiamento, potrebbe essere utile il supporto di uno psicologo o neuropsichiatra infantile specializzato in disturbi dell’alimentazione o difficoltà sensoriali. In alcuni casi, questi comportamenti possono essere legati a ipersensibilità sensoriali o ad altri aspetti emotivi e comportamentali che vanno affrontati con un approccio multidisciplinare.
È positivo che abbiate cercato di adattarvi alla situazione senza fare pressioni eccessive, perché spesso forzare un bambino a mangiare qualcosa che rifiuta può peggiorare il problema. Tuttavia, come giustamente sottolinea, aspettare che passi da solo potrebbe non essere la soluzione migliore. Un intervento mirato può aiutare vostro figlio a superare gradualmente queste rigidità alimentari e a sviluppare un rapporto più sereno con il cibo.
Vi consiglierei quindi di iniziare con una consulenza con un neuropsichiatra infantile o uno psicologo specializzato in disturbi alimentari nei bambini, che possa valutare se sia necessario anche un supporto nutrizionale o un intervento più specifico sul piano comportamentale. Affrontare la situazione con il giusto approccio può fare la differenza nel lungo termine e aiutarvi a gestire meglio questa difficoltà senza stress eccessivo per voi e per vostro figlio.
Dott. Luca Vocino
Da quello che descrive, potrebbe trattarsi di un Disturbo della Selettività Alimentare, che si manifesta con una forte restrizione nella varietà dei cibi accettati, spesso accompagnata da ansia o disagio nei confronti di nuove consistenze, odori e colori. Non è raro che i bambini con questa difficoltà decidano se un alimento è accettabile solo guardandolo, senza essere disposti a provarlo.
Il primo passo è sicuramente rivolgersi a uno specialista che possa valutare in modo approfondito la situazione. Un nutrizionista infantile con esperienza in disturbi alimentari potrebbe aiutarvi a comprendere eventuali carenze nutrizionali e a suggerire strategie per ampliare, gradualmente e senza forzature, la varietà dei cibi accettati. Tuttavia, dato che la selettività sembra avere anche una componente rigida e resistente al cambiamento, potrebbe essere utile il supporto di uno psicologo o neuropsichiatra infantile specializzato in disturbi dell’alimentazione o difficoltà sensoriali. In alcuni casi, questi comportamenti possono essere legati a ipersensibilità sensoriali o ad altri aspetti emotivi e comportamentali che vanno affrontati con un approccio multidisciplinare.
È positivo che abbiate cercato di adattarvi alla situazione senza fare pressioni eccessive, perché spesso forzare un bambino a mangiare qualcosa che rifiuta può peggiorare il problema. Tuttavia, come giustamente sottolinea, aspettare che passi da solo potrebbe non essere la soluzione migliore. Un intervento mirato può aiutare vostro figlio a superare gradualmente queste rigidità alimentari e a sviluppare un rapporto più sereno con il cibo.
Vi consiglierei quindi di iniziare con una consulenza con un neuropsichiatra infantile o uno psicologo specializzato in disturbi alimentari nei bambini, che possa valutare se sia necessario anche un supporto nutrizionale o un intervento più specifico sul piano comportamentale. Affrontare la situazione con il giusto approccio può fare la differenza nel lungo termine e aiutarvi a gestire meglio questa difficoltà senza stress eccessivo per voi e per vostro figlio.
Dott. Luca Vocino
Gentile Manuel,
è comprensibile che questa situazione causi frustrazione e preoccupazione. È positivo che abbiate già consultato il pediatra e fatto gli accertamenti necessari dal punto di vista medico e che ora stiate cercando di capire come procedere.
È vero che la selettività alimentare può essere piuttosto comune nei bambini, ma ogni situazione è diversa e va contestualizzata nella storia specifica del bambino e della famiglia. Quello che può sembrare un comportamento "normale" per alcuni, in altri casi può essere il segnale di un disagio più profondo o di una difficoltà che merita attenzione. Non si tratta di allarmarsi, ma di non sottovalutare ciò che suo figlio sta comunicando attraverso questo rifiuto così marcato del cibo.
Per capire meglio l'origine e il significato di questa selettività così rigida sarebbe utile un primo incontro con uno psicologo dell'età evolutiva. Questo professionista potrà aiutarvi a inquadrare la situazione nel contesto della storia di vita di vostro figlio, esplorare quando e come è iniziata questa difficoltà, e capire se ci sono altre aree in cui emerge una simile rigidità o bisogno di controllo. Sulla base di questa valutazione, lo psicologo potrà anche indicarvi se sia necessaria una visita neuropsichiatrica per approfondire ulteriormente.
L'importante è non perdere eventuali segnali che meritano attenzione, proprio perché a 7 anni questi pattern potrebbero consolidarsi ulteriormente se non compresi e affrontati.
Le auguro di trovare il supporto adeguato per vostro figlio e per voi come genitori.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Baiocchi
è comprensibile che questa situazione causi frustrazione e preoccupazione. È positivo che abbiate già consultato il pediatra e fatto gli accertamenti necessari dal punto di vista medico e che ora stiate cercando di capire come procedere.
È vero che la selettività alimentare può essere piuttosto comune nei bambini, ma ogni situazione è diversa e va contestualizzata nella storia specifica del bambino e della famiglia. Quello che può sembrare un comportamento "normale" per alcuni, in altri casi può essere il segnale di un disagio più profondo o di una difficoltà che merita attenzione. Non si tratta di allarmarsi, ma di non sottovalutare ciò che suo figlio sta comunicando attraverso questo rifiuto così marcato del cibo.
Per capire meglio l'origine e il significato di questa selettività così rigida sarebbe utile un primo incontro con uno psicologo dell'età evolutiva. Questo professionista potrà aiutarvi a inquadrare la situazione nel contesto della storia di vita di vostro figlio, esplorare quando e come è iniziata questa difficoltà, e capire se ci sono altre aree in cui emerge una simile rigidità o bisogno di controllo. Sulla base di questa valutazione, lo psicologo potrà anche indicarvi se sia necessaria una visita neuropsichiatrica per approfondire ulteriormente.
L'importante è non perdere eventuali segnali che meritano attenzione, proprio perché a 7 anni questi pattern potrebbero consolidarsi ulteriormente se non compresi e affrontati.
Le auguro di trovare il supporto adeguato per vostro figlio e per voi come genitori.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Baiocchi
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