Buongiorno. Mi sfogo qui e magari trovo qualche risposta al mio disagio. Ho problemi con mia mamma
Buongiorno. Mi sfogo qui e magari trovo qualche risposta al mio disagio. Ho problemi con mia mamma fino ad arrivare a mettere in dubbio il suo affetto per me. Ha 86 anni. Lucidissima e indipendente. Nessuna patologia. Vive da sola nell'appartamento sopra il mio. Ci si è trasferita quasi 2 anni fa con la scusa dell'aria buona lasciando il suo paese natale e gli altri due figli senza neanche chiedere un parere. Io ero felice perché non lavorando sapevo di poter essere fisicamente più presente rispetto ai miei fratelli (che comunque la chiamano anche più volte al giorno). Cosa le manca? Questo è il dilemma. Continua a dire che è SOLA. Sparge cattiverie. Chiede supporto preventivo ad estranei come se non ne gliene dessimo. Se passi del tempo con lei è apatica e indifferente e sembra che non veda l'ora che te ne vai. Non si fa aiutare da me neanche per le faccende domestiche, chiama una donna e se solo le taglio le unghie cerca di pagarmi! Non ha amicizie e se la chiama qualche conoscente la disturba. Quando chiamano i miei fratelli il massimo sono 2 minuti di telefonata.. però poi dice che è SOLA! insomma cosa ha? Come la faccio felice? E come faccio a non sentirmi così inutile?
25 risposte
Cara utente, capisco la sua frustrazione e le sensazioni che determinati comportamenti possano generare in lei. Sarebbe importante capire quando sua mamma ha iniziato ad essere così, potrebbe essere una problematica dovuta all'età? Cosa ha spinto sua mamma a trasferirsi e come ha vissuto un cambiamento così grande? Potrebbe rivolgersi ad un professionista per avere alcuni consigli strategici e comprendere meglio la situazione che state vivendo. Le faccio i miei auguri. Se ha bisogno mi contatti pure. Dott.ssa Federica Leonardi
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Buongiorno. Mi dispiace che stia attraversando un periodo così difficile; da come la descrive, la situazione sembra essere per lei piuttosto pesante. Da quando sua mamma ha iniziato a comportarsi così? Per caso è successo qualcosa? O si è sempre comportatata così? Da quello che racconta, quelli di sua mamma sembrerebbero essere dei sintomi di depressione, che spesso precedono il decadimento cognitivo. Di recente ha fatto visite neurologiche? Io le consiglierei di rivolgersi al suo medico curante per chiedere delle indicazioni e dei consigli, ed eventualmente recarsi da uno specialista per capire come meglio affrntare la situazione. Buona fortuna!
Gentile utente, mi chiedo se il comportamento di sua madre si sia modificato nell'ultimo periodo o se rPpresenti una caratteristica costante della sua modalità di relazione. Esprimere anche semplicemente un parere riguardo sua madre risulterebbe improprio e dannoso, è il suo racconto, il suo punto di osservazione e su quello sarebbe importante lavorare. Forse la frustrazione che scaturisce dal sentirsi inadeguati, impotenti ha un effetto sulla sua vita che varrebbe la pena di affrontare. Un saluto
Buonasera. Mi spiace per le difficoltà che sta vivendo. Mi sento di consigliarle di riflettere sulle dinamiche della vostra relazione e su come mai lei ha bisogno di sentirsi utile. Potrebbe valutare il supporto di uno specialista per far luce e superare queste difficoltà. Le auguro di riuscire a risolvere presto. Cari saluti
Gentile utente, non deve essere facile avere a che fare con il comportamento di sua madre, che ultimamente le sembra incomprensibile. Intanto molti colleghi le hanno scritto che forse ha a che fare con l'età, e potrebbe essere una pista utile da seguire. Tuttavia, sembra che il punto fondamentale sia questa sua lamentela di essere SOLA. E sembra che la vostra copagnia (sua e dei suoi fratelli) non la faccia sentire meno sola... Possiamo sentirci soli perché non abbiamo amici con cui parlare, o perché non abbiamo un compagno o una compagna, o qualcuno da accudire... Ha provato a chiedere a sua madre cosa intende con "sola"? E' una donna adulta, lucida e indipendente, vedrà che le dirà cosa vuole, senza bisogno che lei si maceri nel tentativo di compiacerla. Con i migliori auguri, dr. Ventura
Buonasera, direi che questa mamma così arzilla, lucida e indipendente la spinge a considerazioni sulla propria condizione (come farla felice? che devo fare? che vuole?) che la mettono a dura prova. E' questo ciò che conta, più che la presunzione di un qualcosa che sua madre "ha". SM
Buonasera, si può leggere nelle sue parole la grande difficoltà che sperimenta nel rapporto con sua Madre. Forse, più che domandarsi da cosa sia “affetta” sua mamma sarebbe utile spostare il focus su se stessa, in una relazione che la mette continuamente alla prova. Provi a consultare uno psicoterapeuta per fare chiarezza e spazio a una relazione possibile, un caro saluto Dottsa Elisa Galantini
Gentile utente, i motivi che possono spingere sua madre di 86 a comportarsi così come lei descrive, possono essere tanti, possono riguardare problematiche personali e non per forza comportamenti diretti sui figli. Quello che lei può fare è capire come rapportarsi a sua madre per avere con lei un rapporto più sereno e che non la faccia sentire inutile e in colpa. Per questo potrebbe essere utile il supporto di uno psicologo. Un cordiale saluto
Buonasera dalle sue parole emerge la sofferenza legata alla frustrazione di non riuscire a “bastare” a sua madre. Credo che sia un tema che va approfondito non solo per trovare risposte al comportamento di sua madre ma soprattutto per comprendere meglio le sue dinamiche relazioni e familiari, spostando in questo modo l’attenzione su di sè. Perché ha così bisogno di renderla felice? Il senso di inutilità di cui ci parla è circoscritto solo alla relazione con sua madre? Perchè si sente inutile se l’altro non mostra di volere il suo aiuto? Queste sono alcune delle domande che potrebbe porsi per fare chiarezza su quello che sta accadendo ed eventualmente chiedere l’aiuto di uno psicoterapeuta. Un caro saluto dott.ssa Anna Tomaciello
Buongiorno.. credo che non possiamo essere i fautori della felicità altrui ma solo essere da modello per gli altri. Penso che la mamma abbia irrisolti che la rendono infelice o che le fanno vivere la solitudine come abbandono ma penso che non sia lei la causa ne i suoi fratelli. La mamma potrebbe parlare con uno specialista per compensare quel vuoto che trascina anche nelle relazioni familiari. Buona vita
Buongiorno signora, emerge il suo malessere nel voler supportare sua mamma ma nel non riuscirci. Sarebbe importante sapere come ha vissuto il cambiamento sua madre?, prima com'era il vostro rapporto?, come mai si sente SOLA? Gliel'ha chiesto esplicitamente cosa intende, visto che è una signora lucida e indipendente? Bisognerebbe far luce sulla vostra relazione e su come lei stessa vive questa frustrazione del non essere utile. Potrebbe richiedere una consulenza psicologica per affrontare il suo disagio e cercare di trovare una risposta alle sue domande. Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Paola De Martino
Buongiorno, sembra proprio di capire che la situazione che descrive le arreca parecchio disturbo e sofferenza. Nel suo scritto non dice se il comportamento della mamma sia stato sempre questo. In ogni caso descrive una mamma abbastanza autonoma, indipendente ma allo stesso tempo richiedente di supporto per le attività casalinghe o personali. E' questo un atteggiamento ambivalente che trova il suo culmine quando la mamma offre un compenso economico per il "disturbo" arrecato per la necessità di cura del corpo come il taglio delle unghie. Non ci sono dati sufficienti per supportare questa ipotesi ma attualmente la mamma potrebbe percepire a livello di consapevolezza il suo bisogno di autonomia e indipendenza ma percepire a livello non consapevole il suo bisogno di aiuto e sostegno, la sua percezione di fragilità e debolezza appesantita dall'avanzare dell'età. Infatti anche la richiesta della mamma di venire ad abitare da lei non deriva dalla consapevolezza di "aver bisogno" ma dalla "scusa" (scrive lei) dell' ARIA BUONA. Io penso che gentilissimo/a può affrontare questa problematica con uno psicologo anche solo per comprendere il comportamento materno e accoglierlo così com'è anche attraverso delle buone prassi, per riuscire a fare in modo che questo periodo possa essere vissuto con la massima serenità e con le aspettative corrette. Mi può contattare per una consulenza online. Omar Vitali
Gentile utente, nella mia pratica clinica capitano spesso situazioni simili. La risposta più banale sarebbe dirle di parlare apertamente a sua madre del comportamento contraddittorio (che probabilmente non noterà) e chiederle come può esserle di aiuto. Ad una lettura più attenta però mi soffermo sul suo sentirsi "inutile" e sulle dinamiche affettive che sua madre ha con lei e con i suoi fratelli. Quest'ultima visione è più profonda e richiede anche del tempo per essere messa a fuoco e per lavorare sulle emozioni connesse. Bisognerebbe conoscere molto di più della sua storia e della storia della sua mamma. Rimango a sua disposizione per eventuali chiarimenti. Dott.ssa Valeria Randisi
Gentile signora, dalla descrizione emerge in maniera molto chiara il disagio che vive e comprendo lo "sfogo". Ritengo sia necessario un approfondimento su alcuni aspetti nel rapporto con sua madre per comprendere meglio cosa la porta a sentirsi "inutile" e "incapace" di rendere felice. Resto a disposizione. Un cordiale saluto. Dott.ssa Morena Castagna
Buongiorno, la sua frustrazione e il suo dispiacere sono molto visibili. Sarebbe importante approfondire con lei i rapporti all'interno della sua famiglia di origine per poter contestualizzare questa sua difficoltà nel rapporto con sua madre ed aiutarla a trovare un modo nuovo di gestire e di porsi in quel rapporto. Per quanto riguarda sua madre, potrebbe pensare di contattare un geriatra per chiedere informazioni e ricevere un consiglio da un professionista dei bisogni e dei problemi di salute della terza età. Qualora volesse, mi può contattare. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Gentile utente di mio dottore, comprensibile il sentimento di frustrazione derivante dalla relazione presente in questo momento tra lei e sua madre, ma allo stesso tempo con una persona così anziana può esser dato un peso diverso alle cose che vengono dette o fatte. Molto spesso a quella età si può esser nervosi per svariati motivi e soprattutto si ha una minor tolleranza anche rispetto a piccoli sensi di frustrazione. Proprio per questo, quel periodo della vita, spesso viene affiancato a quella dell'infanzia in quanto gli individui in questione con cui entriamo in contatto necessitano di una relazione di cura più che di un rapporto alla pari. Le manifestazioni comportamenti e verbali di sua madre in fondo potrebbero velare proprio questo genere di significato, ma non perchè lei si disinteressi delle sue richieste, ma semplicemente perchè caratteristico del gioco tra le parti in relazioni familiari di questo tipo. Nella speranza di aver orientato nel migliore dei modi la sua domanda con queste poche righe. Un caro Saluto Dott. Diego Ferrara
Salve, sarebbe opportuno esplorare il rapporto con sua madre. Purtroppo non si può aiutare chi non vuol esserlo, e spesso capita che, involontariamente, con la nostra condotta enfatizziamo un problema pur non volendolo. Un saluto, MMM
Salve, mi dispiace per la frustrazione che al momento sta vivendo. Comunque, vorrei chiederle come mai si sente così inutile, pur dando tutta se stessa. Per quanto riguarda sua madre non può fare molto, semplicemente non vuole essere aiutata. Buona serata. Dott. Fiori
Buongiorno, direi che all'interno della sua domanda siano presenti in realtà due spunti di riflessione. Riguardo al primo, centrato su sua madre, è importante capire se questa sintomatologia di apatia sia un elemento stabile o se si è presentata negli ultimi tempi. Questo perché alcuni aspetti depressivi in età avanzata potrebbero essere dei primi indizi di sofferenza cognitiva; sarebbe quindi utile un consulto geriatrico o neuropsicologico. Il secondo è, invece, incentrato sul peso emotivo che descrive nel non avere il riconoscimento degli sforzi che fa per accudirla. Potrebbe essere utile in questo senso inquadrare le aspettative che nutre rispetto alle risposte di sua madre e che impatto queste abbiano sulla vostra relazione. dott. De Rosa Saccone
Buongiorno, mi dispiace per la sua situazione. Consiglierei a sua madre un percorso con un professionista. Tuttavia considerata l’età avanzata non so quanto questo sia fattibile. Lei può comunque iniziare un percorso psicologico con un terapeuta spiegargli il suo disagio forse potrà aiutarla a capire quali siano in fattori scatenanti di mantenimento del comportamento di sua madre madre Cordiali saluti: Dottor Luca Ferretti
Quello che descrivi è una situazione molto comune quando si ha a che fare con genitori anziani, anche se tua madre è lucida e indipendente. Accetta i suoi limiti senza sentirti inutile: Cerca di non vedere il suo rifiuto come un rifiuto di te, ma piuttosto come una sua lotta per mantenere l'indipendenza. Puoi offrirle aiuto in modo gentile, ma senza insistere troppo. Ad esempio: “Se mai avessi bisogno di una mano, io sono qui e mi farebbe piacere aiutarti” Prova a coinvolgerla in qualcosa che non sia necessariamente “aiutarla”, ma fare qualcosa insieme: cucinare, guardare un film, fare una passeggiata. Se proponi delle attività come un modo per passare del tempo insieme piuttosto che un servizio che le stai offrendo, potrebbe accettarle più volentieri. Dott.ssa Antonella Bellanzon Potresti provare a dirle come ti senti, senza incolparla. Per esempio: “Mamma, io ci tengo a te e voglio che tu stia bene. Quando dici che ti senti sola, mi sento impotente perché non so come aiutarti. Come posso renderti più felice?”. Non colpevolizzarti: Ricorda che non puoi risolvere tutto da sola. Il tuo amore e la tua presenza sono già un grande dono. Se lei non riesce a riceverli nel modo in cui speri, non è una tua mancanza.
Ciao, Quando una persona anziana ripete di essere sola nonostante ci sia presenza concreta attorno, spesso sta comunicando un vuoto interiore che non ha necessariamente a che fare con la compagnia fisica. A 86 anni, anche se lucida e autonoma, tua madre potrebbe vivere una forma latente di depressione senile o una crisi profonda di identità, in cui: - non si sente più “utile” per nessuno - non riconosce il proprio valore nel presente - ha perso i legami simbolici con la propria storia (luogo d’origine, rete amicale, ruoli familiari) Parliamone. Rimango a disposizione per un ulteriore approfondimento... c'è tanto di cui parlare. Dott.ssa Janett Aruta, Psicologa - ricevo su MioDottore e in Studio a Palermo
Gentile utente, la sua lettera trasmette insieme amore, frustrazione e senso di impotenza — tre emozioni che spesso convivono quando si ha a che fare con un genitore anziano, lucido ma emotivamente distante. Non è facile accettare che, nonostante la presenza e la dedizione, una madre possa continuare a dire di sentirsi “sola”. Quello che descrive non dipende da qualcosa che lei sta sbagliando. A volte, nelle persone anziane, soprattutto dopo un trasferimento o un cambiamento importante, subentrano forme di malinconia o chiusura affettiva che non corrispondono realmente a un disamore verso i figli, ma a una difficoltà nel tollerare la perdita di ruoli, spazi o autonomie. Dire “sono sola” può voler dire “mi sento inutile”, “non mi riconosco più nella mia vita” o anche “vorrei qualcosa che non so più nominare”. Le cattiverie o l’atteggiamento distaccato che la madre mostra potrebbero essere un modo per difendersi dal bisogno di affetto: quando la vicinanza fa paura (perché ricorda ciò che si è perso, o perché mette a confronto con la propria vulnerabilità), si reagisce prendendo distanza. Per sé stessa, ecco alcuni spunti che possono aiutarla: Non interpreti il suo comportamento come un fallimento personale. Lei sta offrendo presenza, disponibilità e cura: se sua madre non riesce ad accoglierli, non è perché valgono poco, ma perché per lei — ora — ricevere è difficile. Cerchi di mantenere confini chiari, dedicandole del tempo ma senza farsi travolgere dal bisogno di “salvarla”: la distanza rispettosa, in questi casi, aiuta più della costante attenzione. Provi a spostare il focus da “come renderla felice” a “come restare serena accanto a lei”. La felicità di un genitore anziano non dipende più da noi, ma dalla sua capacità di accettare il tempo che vive. Accolga la sua frustrazione senza colpa: è normale sentirsi inutili o respinti, ma non lo è davvero. È semplicemente il riflesso del fatto che ha amato tanto, e continua a farlo. A volte un breve percorso di sostegno psicologico per il caregiver (chi si occupa di un familiare anziano) può essere molto utile per imparare a gestire il senso di colpa e la rabbia che questi rapporti suscitano. Non è inutile, al contrario: la sua presenza costante è ciò che permette a sua madre di vivere ancora in autonomia e sicurezza. Anche se lei non riesce a dirlo, quel legame c’è, solo che oggi si manifesta in un modo più silenzioso e difensivo. — Dott.ssa Sara Petroni
Buongiorno, quello che descrive non è semplicemente un conflitto familiare: è una dinamica emotiva molto più profonda, che riguarda il bisogno, il controllo e il modo in cui alcune persone vivono la dipendenza affettiva nell’età avanzata. Parto da un punto fermo, anche se può suonare spiazzante: la solitudine che sua madre denuncia non coincide necessariamente con l’assenza di persone attorno a lei. La solitudine di cui parla sembra avere una qualità esistenziale, non logistica. Non è “non ho nessuno”, ma piuttosto “non mi sento riconosciuta nel modo in cui vorrei”. A 86 anni, pur essendo lucida e autonoma, una persona può attraversare un momento delicato in cui l’identità cambia: non è più il centro decisionale della famiglia, non è più necessaria come prima, non è più quella che sostiene ma quella che, potenzialmente, potrebbe avere bisogno. Per alcune personalità questo passaggio è difficilissimo. Allora cosa accade? Si crea un paradosso: si lamenta la solitudine ma si rifiuta la vicinanza. Si chiede aiuto, ma lo si respinge. Si svaluta ciò che c’è, perché accettarlo significherebbe riconoscere una dipendenza emotiva. Il fatto che voglia pagarla anche per un gesto affettivo, come tagliare le unghie, è molto significativo. È un modo per mantenere una posizione di controllo: “non ho bisogno, pago”. Restare nella dimensione contrattuale le consente di non sentirsi fragile. Quando sparge cattiverie o si presenta come sola agli estranei, non sta necessariamente attaccando lei. Sta proteggendo un’immagine interna: quella di chi è stata “abbandonata”, anche se oggettivamente non lo è. È un meccanismo di difesa molto potente e spesso inconsapevole. La domanda che lei si pone — “cosa le manca?” — forse andrebbe trasformata in un’altra: “cosa rappresento io per lei in questo momento della sua vita?”. A volte, quando un genitore invecchia, il figlio disponibile diventa il bersaglio privilegiato di frustrazioni e paure che non hanno nulla a che fare con lui come persona. Lei è la più vicina, quindi è anche il contenitore emotivo più accessibile. E ora la parte più importante, quella che spesso nessuno dice: non è suo compito renderla felice. Non può colmare un vuoto che non dipende da una carenza di presenza o di cura. Continuare a misurarsi sulla base della sua insoddisfazione rischia di farle interiorizzare un senso di inutilità che non le appartiene. Il suo dolore nasce dal fatto che sta cercando riconoscimento in una relazione che in questo momento non riesce a offrirglielo. E questo è profondamente faticoso. Più che chiederle come cambiare sua madre, le proporrei di lavorare su due aspetti: ridefinire i confini emotivi e separare il suo valore personale dall’umore e dalle narrazioni materne. È un passaggio psicologicamente maturo e non semplice, ma è quello che protegge dal logoramento. Se desidera, possiamo affrontare insieme questa dinamica in modo strutturato. Lavorare su relazioni genitore-figlio in età adulta richiede strumenti specifici: analisi dei modelli di attaccamento, comprensione dei ruoli familiari, gestione del senso di colpa e dei meccanismi di proiezione. È un percorso che non cambia l’altro, ma cambia radicalmente il modo in cui lei vive quella relazione. E quando cambia la postura emotiva di uno dei due, spesso cambia anche l’equilibrio dell’intero sistema. Resto a disposizione se vuole approfondire.
Salve, leggendo il suo messaggio si percepisce chiaramente quanto questa situazione la faccia soffrire. Colpisce soprattutto una frase: "come la faccio felice?". È una domanda che trasmette affetto, preoccupazione e un forte senso di responsabilità nei confronti di sua madre. Allo stesso tempo, però, sembra essere anche il punto da cui nasce gran parte del suo disagio. Da ciò che racconta emerge una situazione paradossale. Sua madre vive molto vicina a lei, ha figli presenti, è autonoma, viene contattata dai familiari e dispone di un supporto concreto. Eppure continua a descriversi come sola. Quando questo accade, spesso i familiari iniziano a sentirsi impotenti perché hanno la sensazione di offrire molto senza che nulla sembri sufficiente. Da una prospettiva psicologica, però, la solitudine non coincide sempre con l'effettiva assenza di persone. Esistono situazioni in cui una persona può essere circondata da affetti e continuare comunque a sentirsi sola. Questo non significa necessariamente che gli altri stiano facendo qualcosa di sbagliato. A volte il senso di solitudine nasce da fattori più complessi, legati al proprio modo di stare nelle relazioni, alle aspettative, ai cambiamenti della vita, al carattere o a vissuti interiori che gli altri non riescono a colmare semplicemente con la presenza. Quello che mi colpisce nel suo racconto è che sua madre sembra rifiutare o ridurre molte delle possibilità di contatto che ha a disposizione. Non gradisce particolarmente le telefonate, non cerca amicizie, non sembra apprezzare molto la compagnia quando le viene offerta e tende a mantenere una certa distanza anche nei piccoli gesti di aiuto. Se le cose stanno davvero così, è possibile che il problema non sia la quantità di affetto che riceve, ma qualcosa che riguarda il suo modo di viverlo e accoglierlo. Comprendo bene come questo possa portarla a mettere in dubbio persino l'affetto di sua madre. Quando una persona alla quale vogliamo bene respinge ciò che offriamo o sembra non riconoscerlo, è naturale sentirsi feriti e arrivare a chiedersi: "Perché non basta? Perché non vede quello che faccio?". Tuttavia, da ciò che descrive, non sembra emergere una mancanza di affetto da parte sua. Piuttosto, sembra esserci una difficoltà relazionale che probabilmente esiste indipendentemente dai suoi sforzi. Forse il punto più delicato riguarda proprio il senso di inutilità che riferisce. Se il suo benessere dipende dal riuscire a rendere felice sua madre, rischia di trovarsi intrappolata in una missione impossibile. Nessun figlio, per quanto presente, può assumersi il compito di garantire la felicità di un genitore. Può offrire vicinanza, cura, ascolto e presenza, ma non può controllare come l'altro vive la propria esistenza. Da un punto di vista cognitivo comportamentale sarebbe interessante interrogarsi su quanto si senta responsabile degli stati emotivi di sua madre e su quanto il suo valore personale finisca per dipendere dalla percezione di essere utile agli altri. A volte, senza accorgercene, costruiamo il nostro equilibrio sull'idea di dover risolvere il disagio delle persone che amiamo. Quando non ci riusciamo, iniziamo a sentirci inadeguati, anche se in realtà stiamo già facendo molto. Le faccio notare una cosa importante. Dal suo racconto emerge una figlia presente, attenta e coinvolta. Non emerge una persona indifferente o assente. Per questo motivo potrebbe essere utile provare a spostare la domanda da "come faccio a renderla felice?" a "cosa è realisticamente nelle mie possibilità fare e cosa invece non dipende da me?". Questa distinzione spesso alleggerisce molto il peso emotivo che ci portiamo addosso. Se questa situazione la fa soffrire da tempo, potrebbe essere prezioso ritagliarsi uno spazio personale di confronto psicologico. Non tanto per cambiare sua madre, quanto per comprendere meglio i meccanismi che si attivano dentro di lei, il bisogno di sentirsi utile, il senso di responsabilità che prova e la fatica che deriva dal tentativo continuo di ottenere un riconoscimento che sembra non arrivare mai. Comprendere questi schemi può aiutare a vivere il rapporto con maggiore serenità e con meno senso di colpa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.















