Buongiorno cari dottori, una domanda che vorrei porvi la l'ansia acuta può evolvere in psicosi vera

24 risposte
Buongiorno cari dottori, una domanda che vorrei porvi la l'ansia acuta può evolvere in psicosi vera e propria? visto che ho letto su internet che in alcuni casi l'ansia può sfociare in psicosi quindi sono entrato più in ansia di prima, faccio questa domanda perchè oramai da diversi mesi ho sensazione di confusione come se non sono presente, in più paure che quando vado ad una festa sto sempre con l'ansia come se mi dovrebbe succedere qualcosa, o se qualcuno mi offre qualcosa anche se la bevo lo stesso mi viene l'ansia se a messo qualcosa dentro, oppure paure che prima o poi vedro una allucinazione quindi mi guardo sempre attorno, oppure se sento un rumore chiedo assicurazione a chi ho vicino se la sentito anche lui, tipo per esempio mi faccio immagini mentali come se qualcuno mi esce sotto il letto, oppure quando entro dalla porta mi trovo qualcuno davanti, oppure di sentire voci che mi comandano, quindi tutto questo mi causa l'ansia e sto sempre teso,perchè non so se già questo e una perdita di contatto con il mondo ?? visto che mi sento anche come se non sono presente... in più prima avevo una memoria da paura adesso mi dimentico le cose oppure mi succede che confondo se siamo martedi o mercodi.. comunque per essere corretto ho letto su internte che l'ansia acuta può essere un sintomo esordio di entrare in psicosi.. quindi essendo che io a 5 mesi in questa condizione se era un esordio di psicois già dovevo avere allucinazioni ? kmq ho 33 anni non so se può centrare qualcosa l'eta... spero che posso avere una risposta chiara perchè sono più in ansia di prima... grazie
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, capisco profondamente quanto possa essere difficile convivere con una condizione di ansia acuta e persistente, soprattutto quando questa è accompagnata da sintomi che rendono difficile distinguere tra ciò che è reale e ciò che è frutto di paure o immagini mentali. Il timore che l’ansia possa degenerare in qualcosa di più grave, come una psicosi, è una preoccupazione che colpisce molte persone che vivono intensamente questo tipo di disagio.

Ci tengo a dirle che ciò che descrive rientra in un quadro ansioso importante, che sembra avere caratteristiche ipervigilanti, ossessive e anche derealizzanti. Le sensazioni di “non essere presente”, di confusione, di paura improvvisa e i controlli costanti con chi le sta accanto (per accertarsi che certi suoni o percezioni siano reali) sono tipiche di chi vive uno stato di ansia cronica e di iperattivazione del sistema nervoso, ma non indicano necessariamente una psicosi in atto o in arrivo.

Una psicosi vera e propria è una condizione diversa, in cui le convinzioni distorte (deliri) e le percezioni alterate (allucinazioni) non sono riconosciute come tali dalla persona. Al contrario, lei mostra un elevato grado di consapevolezza: si interroga, si allarma, si confronta con gli altri, e questo è un segnale molto importante. Le persone che vivono un esordio psicotico, di norma, non dubitano della veridicità di ciò che percepiscono o pensano.

Anche la sua preoccupazione sulla memoria e la concentrazione è comprensibile: quando si vive per mesi in uno stato di allerta costante, il cervello è sovraccarico, la mente è occupata a monitorare costantemente il pericolo, e le funzioni cognitive (come memoria, attenzione, senso del tempo) ne risentono fisiologicamente. Questo non è un segnale di “impazzimento”, ma piuttosto il riflesso di uno stress cronico.

Internet, come spesso accade, può amplificare i timori anziché rassicurarli, soprattutto quando si leggono informazioni fuori contesto. È vero che in alcuni casi rari e specifici un’ansia acuta può precedere una condizione psicotica, ma di norma questo accade in soggetti con una predisposizione genetica ben definita, con un esordio precoce (molto spesso intorno ai 18–25 anni), e con segnali diversi da quelli che lei descrive.

Ciò non significa che debba affrontare tutto questo da solo. Le sue paure, le sue sensazioni di irrealtà, l’ansia costante e le immagini intrusive sono segnali che il suo sistema emotivo ha bisogno di aiuto e contenimento. Un percorso psicoterapeutico può essere fondamentale per aiutarla a ritrovare sicurezza dentro di sé, rimettere ordine nei pensieri e distinguere tra ciò che è un sintomo dell’ansia e ciò che invece non lo è. In alcuni casi, una valutazione psichiatrica può essere utile per comprendere se è necessario un supporto farmacologico temporaneo.

La sua età, infine, non è in sé un fattore preoccupante rispetto all’esordio di psicosi. Al contrario, il suo livello di consapevolezza, la capacità di analizzare ciò che le accade e il desiderio di trovare una spiegazione razionale sono strumenti preziosi che possono guidarla verso un miglioramento.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,

comprendo profondamente la sua preoccupazione e il bisogno di avere una risposta chiara a ciò che sta vivendo. I sintomi che descrive – la sensazione di confusione, la paura costante, l’ipercontrollo dell’ambiente, i pensieri intrusivi e le difficoltà nella concentrazione e nella memoria – sono effettivamente molto comuni nei disturbi d’ansia, in particolare nei quadri d’ansia acuta o nei disturbi d’ansia generalizzata, di panico e ossessivo-compulsivi.

Va chiarito che l’ansia, anche quando molto intensa, non comporta automaticamente un’evoluzione verso una psicosi. Ansia e psicosi sono due condizioni cliniche differenti, con cause, meccanismi e trattamenti diversi. Tuttavia, uno stato di ansia molto elevato e prolungato nel tempo può determinare una compromissione della lucidità mentale, portando a vissuti soggettivi molto angoscianti, come la sensazione di "non esserci", il cosiddetto derealizzazione o depersonalizzazione, che può spaventare ma non è in sé indice di una psicosi.

Alcuni pensieri che descrive – come la paura di vedere qualcosa che non c’è o di sentire voci – sembrano più legati all’ansia anticipatoria o all’ipercontrollo, piuttosto che alla presenza di veri e propri sintomi psicotici. Infatti, chi è in uno stato psicotico in genere non si interroga sul fatto che ciò che vive possa essere reale o no: ha una convinzione ferma, mentre lei mostra dubbi, paure, ricerca rassicurazioni – tutti elementi che ci fanno pensare più ad un meccanismo ansioso che non psicotico.

L’età di 33 anni non è tipicamente associata all’esordio di una psicosi (che di solito avviene più precocemente, tra i 18 e i 25 anni), anche se ogni caso va valutato singolarmente. Inoltre, se i sintomi si fossero realmente evoluti in una psicosi, in 5 mesi probabilmente si sarebbero già manifestate alterazioni più gravi del comportamento o del contatto con la realtà, cosa che – da ciò che racconta – non sembra essere avvenuta.

Detto questo, il fatto che l’ansia stia condizionando in modo significativo la sua quotidianità e la sua qualità di vita merita attenzione clinica. Sarebbe utile approfondire questa situazione in modo serio e professionale con uno specialista, per comprendere a fondo la natura dei sintomi, ricevere una diagnosi corretta e avviare un percorso terapeutico efficace.

Rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta non significa “essere malati di mente”, ma prendersi cura di sé in modo responsabile e consapevole.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
La sua domanda è molto comprensibile, e capisco bene il bisogno di avere una risposta chiara e rassicurante. Quello che sta vivendo, ansia intensa, confusione, pensieri intrusivi, immagini disturbanti e la costante paura di perdere il controllo o avere allucinazioni è una condizione che spaventa molto, ma non significa che lei stia entrando in una psicosi. L’ansia acuta, soprattutto se protratta per mesi e non trattata adeguatamente, può dare sintomi molto forti, come sensazioni di irrealtà (derealizzazione), confusione mentale, stanchezza cognitiva, difficoltà di memoria e percezioni alterate non psicotiche, cioè vissute come spaventose ma non credute realmente. Il fatto che lei abbia paura di vedere cose irreali, si interroghi costantemente sul proprio stato mentale, chieda conferma agli altri di ciò che sente o percepisce, è tipico dell’ansia e dei disturbi ossessivi. Al contrario, nella psicosi vera manca questa consapevolezza: chi ha allucinazioni o deliri non li mette in discussione, li vive come veri. Lei, invece, è lucido, si osserva e cerca di capire, questo è un segnale molto rassicurante. Anche i pensieri “come se vedessi qualcuno dietro la porta” o “sento un rumore e temo sia qualcosa di pericoloso” sono espressioni dell’immaginazione ansiosa, non della psicosi. Sono come “film mentali” causati dalla tensione continua e dalla paura di perdere il controllo. Riguardo all’età, l’esordio psicotico avviene di solito tra i 18 e i 25 anni, raramente oltre i 30. E comunque, in cinque mesi, se fosse stato un esordio psicotico reale, lei avrebbe già avuto un crollo del contatto con la realtà, cosa che invece non è accaduta. Quello che descrive è molto più compatibile con un disturbo d’ansia con componente ossessiva. È una condizione faticosa, ma trattabile accompagnata, se valutata da uno psichiatra, con un supporto farmacologico.
Le consiglio di affidarsi a uno psicologo o a uno psichiatra di fiducia, se non lo ha già fatto. Non sta impazzendo, ma sta vivendo un momento di grande attivazione emotiva.
Un caro saluto
Dott. Fabio di Guglielmo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Forlì
Gentile utente, ciò che descrive sembra rientrare in un quadro di ansia intensa e prolungata, con fenomeni di derealizzazione e ipervigilanza. Questi sintomi, pur molto disturbanti, non indicano necessariamente un esordio psicotico, soprattutto in assenza di perdita di giudizio di realtà. L’ansia può farci sentire “fuori asse”, come se il mondo diventasse instabile, ma spesso è proprio il bisogno di controllare queste sensazioni che le amplifica. Il fatto che Lei si ponga domande, si osservi e cerchi un confronto è un segnale di mantenuta lucidità. L’età non è un fattore decisivo in questo senso. Le consiglio un percorso psicoterapeutico per esplorare queste esperienze in uno spazio sicuro e accogliente. Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott. Fabio Di Guglielmo
Gentile utente,

capisco quanto possa essere difficile convivere con queste sensazioni di ansia intensa e con la paura di “perdere il contatto con la realtà”. È importante chiarire alcuni punti:

L’ansia, anche se molto forte, di per sé non provoca psicosi.
Ansia e psicosi sono due condizioni differenti. Nei momenti di ansia acuta è possibile sentirsi confusi, “distaccati” o come “non presenti” (quello che descrivi come derealizzazione o depersonalizzazione), ma questo non significa entrare in psicosi.

La consapevolezza è un elemento chiave.
Il fatto che tu ti renda conto delle tue paure, che ti chieda se sono “solo pensieri” e cerchi rassicurazioni, indica che mantieni un contatto con la realtà. Nelle psicosi, invece, la persona spesso non mette in dubbio le proprie percezioni o convinzioni.

L’ansia può generare pensieri intrusivi e scenari mentali spaventosi.
Immaginare “qualcuno sotto il letto”, temere di vedere allucinazioni o chiedere conferme agli altri sono comportamenti che derivano dall’ansia e dal bisogno di sicurezza, non segnali automatici di psicosi.

Il tempo trascorso è un’informazione utile.
Dici che vivi questa condizione da circa 5 mesi: se fosse un esordio psicotico, molto probabilmente sarebbero comparsi sintomi più marcati e persistenti (allucinazioni stabili, convinzioni fisse, perdita del giudizio di realtà).

Cosa puoi fare adesso?
Parlare con uno psicologo di fiducia, per ricevere supporto e comprendere meglio queste sensazioni.
Evitare di passare troppo tempo a cercare spiegazioni online: la ricerca compulsiva aumenta ansia e confusione.
Valutare un consulto psichiatrico (se non lo hai già fatto) per chiarire la situazione e ricevere eventuali indicazioni per ridurre l’ansia.

Il fatto che tu stia cercando aiuto e che sia consapevole delle tue paure è un segnale molto positivo. Con un percorso di sostegno adeguato, è possibile ridurre l’ansia, ritrovare sicurezza e interrompere questo circolo di paura.

Un caro saluto,
Dott.ssa Tatiane Fidelis
Psicologa Clinica
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso/a utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, capisco bene quanto stia vivendo una situazione difficile e carica di preoccupazioni, ed è comprensibile che domande come la sua nascano quando ci si sente immersi da tempo in uno stato di ansia acuta. Il timore che l’ansia possa trasformarsi in qualcosa di più grave, come una psicosi, è una paura molto comune tra le persone che soffrono di disturbi d’ansia, specialmente quando questa condizione persiste a lungo o si manifesta con sintomi intensi e poco familiari. La prima cosa che mi sento di dirle, con molta chiarezza, è che l’ansia, anche se molto forte e prolungata, non è di per sé un preludio a una psicosi. Le due condizioni sono profondamente diverse per natura, per decorso e per meccanismi di funzionamento. L’ansia è una risposta del nostro organismo a una minaccia percepita, ed è caratterizzata da iperattivazione mentale e fisiologica, pensieri catastrofici, paura del futuro, e sintomi fisici come tachicardia, tensione muscolare, disturbi gastrointestinali, senso di confusione e stanchezza mentale. È una condizione molto faticosa, che può far sentire disorientati, ma non implica automaticamente una perdita del contatto con la realtà. La psicosi, al contrario, è caratterizzata da una rottura con la realtà: chi ne soffre sviluppa convinzioni false (deliri), percezioni sensoriali non legate a stimoli esterni (allucinazioni) e spesso una forte compromissione del funzionamento quotidiano, senza consapevolezza del fatto che quello che sta vivendo sia un’esperienza anomala. Chi entra in uno stato psicotico, in genere, non si chiede se sta impazzendo, perché non percepisce le proprie convinzioni o percezioni come alterate. Il fatto che lei si ponga domande, che cerchi rassicurazioni, che cerchi conferme da chi le sta vicino, che osservi e controlli costantemente se sente o vede qualcosa di insolito, è in realtà un segno della sua consapevolezza e non della perdita di contatto con la realtà. Le sensazioni di confusione, come se non fosse presente, la paura di vedere allucinazioni, il bisogno di chiedere agli altri se anche loro sentono un rumore, o la difficoltà a concentrarsi e a ricordare piccole cose, sono tutti sintomi molto comuni nei disturbi d’ansia, specialmente quando il livello di attivazione è molto alto e costante. Quando la mente è sempre occupata a controllare, a monitorare l’ambiente e a prevenire possibili pericoli, è naturale che la memoria, l’attenzione e la lucidità ne risentano. Il nostro cervello non può fare tutto insieme, e l’ansia occupa molte delle sue risorse. Anche la sensazione di confondere i giorni o di dimenticare dettagli può derivare proprio da questo sovraccarico attentivo. La ricerca compulsiva di informazioni su internet, purtroppo, invece di rassicurare, spesso alimenta i dubbi e le paure. Questo perché si leggono descrizioni generali o riferite a casi molto specifici, che non tengono conto del contesto personale di chi legge. Ad esempio, leggere che “in alcuni casi l’ansia può precedere una psicosi” non significa che questo accada nella maggior parte dei casi o che accada in chi ha una storia simile alla sua. Significa solo che, in rari casi, una persona che stava già sviluppando una psicosi potrebbe aver sperimentato un periodo di forte ansia come parte del quadro generale. Ma non si tratta di una regola né tantomeno di qualcosa che può essere dedotto solo dalla presenza dell’ansia. Ha anche menzionato che questa condizione dura da diversi mesi. Se si fosse trattato davvero dell’inizio di una psicosi, con molta probabilità i sintomi sarebbero già cambiati in modo più marcato e significativo, e non sarebbe più in grado di riflettere su di essi come sta facendo ora. L’età che ha, 33 anni, non è neppure un’età tipica per l’esordio di disturbi psicotici primari, che si manifestano di solito più precocemente. Anche questo è un elemento rassicurante, pur non essendo determinante da solo. La cosa più utile, in questo momento, è concentrarsi su come affrontare questa ansia e su come disinnescare i meccanismi mentali che la mantengono. La terapia cognitivo-comportamentale, che probabilmente già conosce, lavora proprio su questo: aiuta a riconoscere e modificare i pensieri catastrofici, a gestire le sensazioni fisiche e a interrompere i comportamenti di controllo (come cercare rassicurazioni o monitorare costantemente l’ambiente) che alimentano il circolo dell’ansia. In molti casi, è anche utile affiancare al percorso psicoterapico una valutazione psichiatrica per comprendere se vi sia indicazione all’uso di farmaci, almeno temporaneamente, per ridurre l’attivazione e consentire un lavoro terapeutico più efficace. Non è solo e non è senza risorse. Sta facendo la cosa giusta cercando chiarezza e sostegno. Non sta impazzendo. Sta vivendo un periodo difficile, ma assolutamente affrontabile, con gli strumenti giusti e con il supporto adatto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Angela Amodio
Psicologo, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buongiorno , ha mai pensato di iniziare un percorso psicologico?
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
quello che descrivi è un circolo vizioso tipico dell’ansia alimentata dalla paura di perdere il controllo.
Hai iniziato a temere la psicosi e, per proteggerti, hai sviluppato un ipercontrollo della realtà (controllare i rumori, guardarti attorno, chiedere conferme), che però rafforza la tua paura invece di calmarla.

Una ristrutturazione utile:
Chi ha la psicosi non ha paura della psicosi.
Chi vive nell’ansia di “impazzire” ha già una chiara consapevolezza di ciò che teme.
Quindi è nel campo dell’ansia, non della perdita di contatto con la realtà.
Risposte sintetiche ai tuoi dubbi:
L’ansia può sfociare in psicosi?
Solo in casi rari, gravi e protratti nel tempo senza nessuna lucidità residua, e comunque non da sola.
Tu stai analizzando, chiedendo, ragionando: sei troppo presente per perdere contatto con la realtà.
Se fosse un esordio psicotico, in 5 mesi avresti già avuto allucinazioni, deliri o totale confusione mentale.
La tua è una trappola dell’ansia, non una malattia mentale.
L’età conta: i disturbi psicotici non iniziano a 33 anni senza una storia clinica precedente o un evento traumatico grave.
Il problema non è la paura.
Il problema è quello che fai per calmare quella paura.
Più ti rassicuri, più dubiti. Più cerchi, più trovi “sintomi”.
La via d’uscita non è controllare meglio.
È imparare a tollerare il dubbio senza rincorrerlo.
Un percorso terapeutico può aiutarti a smontare i meccanismi di controllo che alimentano il problema.

Un caro saluto,
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott.ssa Virginia Banfi
Psicologo, Psicologo clinico
Gorla Maggiore
Caro utente, capisco la sua preoccupazione dopo aver letto questa informazione. L'ansia, però, è un sintomo molto comune a diverse psicopatologie o anche preso singolarmente. Consiglio di chiedere il consulto di professionisti come psicologi e psichiatri e non affidarsi a internet: sicuramente si possono trovare molte informazioni utili, ma non si è accompagnati a comprenderne il significato. Da quanto ha scritto, in ogni caso, non mi sembra che l'ansia sia sintomo precursore di psicosi, ma ripeto che andrebbe approfondito in una sede consona ad accogliere in primis i suoi vissuti.
Spero di essere stata chiara
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buonasera, la sua domanda non puo trovare una risposta in quanto l'ansia puo essere semplicemte un sintomo non legato ad una patologia psichiatrica. Comprendo che la sua è una preoccupazione reale che si evince dalle sue parole e probabilmente è proprio cio che lei stà vivendo ma è bene sapere che l'ansia si differenzia come ansia di stato e di tratto; l'ansia di stato ha una origine multifattoriale e si manifesta come una reazione emotiva temporanea e transitoria a situazioni specifiche o stimoli esterni mentre l'ansia di tratto rappresenta una predisposizione individuale all'ansia, una caratteristica stabile della personalità che influenza la tendenza a reagire con ansia in diverse situazioni. Naturalmente l'ansia di stato è relativa ad un momento specifico ( un esame, un appuntamento ecc) mentre l'ansia di tratto ha le sue radici sia in fattori specifici ( genetica) che in elementi educativi e/ o derivata da esperienze piu o meno " traumatiche" vissute nel corso della vita. Appare piu appropriato, ancor prima di porsi come evolverà il quadro nel tempo trovare la giusta modalità di gestire l'ansia; infatti il soggetto ansioso puo trovare in una psicoterapia gli strumenti per accogliere il sintomo, attraversarlo quando si manifesta e gestirlo nei contesti di vita. Un valido aiuto puo venire quindi da una psicoterapia ( diversi orientamenti possono essere adeguati) e dalla partecipazione a un Protocollo Mindfulness specifico per la gestione dello stress ( MBSR Mindfulness Basic Stress Reduction) .
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Dott. Francesco Paolo Coppola, (Napoli on line o in presenza), psicologonapoli org - per info PROFILO su MioDottore
L’enorme quantità di sollecitazioni sensoriali ed emozionali che ci accompagnano giorno e notte crea una tensione continua, che logora lentamente il corpo e la mente. Viviamo immersi in richieste di risultati e prestazioni, al punto da non accorgerci più della nascita di pensieri rabbiosi o aggressivi. Spesso non possiamo esprimerli, e allora si rivolgono contro di noi, in forma di malessere. Non sappiamo più rilassarci, trascuriamo il respiro — che regola la nostra emotività — e restiamo ore e ore nel vortice del lavoro. Poi arriva l’ansia. Non come nemica improvvisa, ma come conseguenza inevitabile di un corpo e di una psiche che non hanno più spazio per respirare.
Paradossalmente, la paura dell’ansia può essere un’alleata: ci sta dicendo che dobbiamo cambiare stile di vita, che non possiamo “stirare” la salute come se fosse eterna. La salute, l’Essere, è il bene più prezioso che abbiamo. È un invito a fermarsi, a conoscersi, a coltivare la consapevolezza. Come ricorda un antico testo indiano: “Lo sciocco è incurante. Ma colui che è sovrano della propria vita coltiva con costanza la propria osservazione: è il suo tesoro più prezioso” (Buddha, Dhammapada).
Capisco la tua domanda: l’ansia può diventare psicosi? In genere no: l’ansia non “si trasforma” automaticamente in psicosi. Quello che descrivi — paura costante, bisogno di controllare, sensazione di non essere presente — merita però attenzione perché logora e ti fa vivere sempre in allerta.
Il fatto che tu chieda conferme agli altri e riconosca che sono paure/immaginazioni è un segnale importante: la tua capacità di distinguere realtà e pensiero c’è ancora. Proprio per questo, il passo giusto ora è vedere uno psichiatra: serve per abbassare l’ansia, migliorare il sonno e mettere in sicurezza il terreno. In parallelo, un percorso psicologico ti aiuta a ridurre i controlli, a uscire dal rimuginio e a tornare presente nelle cose di ogni giorno.
Queste parole, da sole, restano teoria — lo so. Senza un lavoro costante su di te, una spiegazione non basta. I cambiamenti non avvengono in un giorno, ma passo dopo passo. E io ci sono, se vuoi farli insieme.
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Capisco bene la tua paura, perché quando si vivono da mesi ansia intensa, derealizzazione, pensieri intrusivi e difficoltà di concentrazione, sembra davvero di “stare perdendo il contatto con la realtà”.

Ti chiarisco alcuni punti fondamentali:
• Ansia ≠ Psicosi. L’ansia, anche se molto forte e protratta, non si trasforma di per sé in psicosi. Può darti sintomi molto spaventosi (derealizzazione, sensazione di non essere presente, immagini mentali intrusive, ipervigilanza) che assomigliano a una “perdita di controllo”, ma non è una psicosi.
• La differenza chiave: nella psicosi le percezioni o convinzioni vengono vissute come reali e senza dubbio (“la tv parla davvero di me”). Tu invece hai paura che possa accadere, ti controlli, chiedi conferme agli altri: questo significa che mantieni insight, cioè coscienza che sono pensieri e paure, non realtà.
• I sintomi che descrivi (paura che mettano qualcosa da bere, guardarti attorno per timore di vedere qualcuno, immagini mentali di voci o figure, confusione sui giorni) sono molto comuni nei disturbi d’ansia e ossessivi. Sono il frutto di un cervello in stato di allerta continua, non di un esordio psicotico.
• Il tempo: se fossero l’inizio di una psicosi vera, in 5 mesi avresti già avuto allucinazioni o deliri strutturati e non li riconosceresti come “paure” ma come realtà. Il fatto che tu stia ancora chiedendo se sia psicosi è già la prova che non lo è.

Per quanto riguarda la memoria: l’ansia cronica, la derealizzazione e i pensieri ossessivi “rubano” energia cognitiva, quindi è normale sentirsi più smemorati o confusi. Non significa demenza né schizofrenia.

Cosa puoi fare:
• Porta questa esperienza a uno psichiatra: a volte un supporto farmacologico aiuta ad abbassare l’ansia e a ridare lucidità.
• Lavora con uno psicoterapeuta sulle tecniche di gestione dei pensieri ossessivi e della derealizzazione (grounding, mindfulness, esposizione).
• Limita la ricerca compulsiva su internet: alimenta il circolo della paura.
• Cura la routine: sonno regolare, movimento, contatti sociali anche minimi.

Non stai “entrando in psicosi”: stai vivendo un’ansia molto forte che ti fa dubitare continuamente di te stesso. E proprio il dubbio che ti tormenta è la prova che non sei in psicosi.

Dott.ssa De Pretto
Buongiorno, grazie per aver condiviso in maniera così dettagliata ciò che stai vivendo. Capisco quanto questa situazione possa generarti preoccupazione e ansia, soprattutto leggendo informazioni online che possono amplificare il timore di “sviluppare una psicosi”.
Quello che racconti — sensazione di distacco dalla realtà, derealizzazione, ipervigilanza, paure intense, pensieri intrusivi, difficoltà di memoria — sono spesso legati all’ansia acuta e prolungata, stress intenso o stati di ansia generalizzata.
La sensazione di “non essere presente” o di confusione è tipica della derealizzazione e depersonalizzazione, che può comparire in condizioni di forte ansia o stress prolungato.
I pensieri intrusivi e le immagini mentali spaventose (es. qualcuno sotto il letto, rumori interpretati come minaccia) sono manifestazioni dell’ansia, non indicano automaticamente una psicosi.
Il bisogno di rassicurazioni e l’ipervigilanza rientrano nel circuito ansioso, che tende a mantenere lo stato di tensione. È vero che in letteratura l’ansia intensa può comparire nei prodromi di alcune condizioni psichiatriche, ma questo non significa che ogni persona con ansia sviluppi una psicosi.
La psicosi vera e propria è caratterizzata da allucinazioni, deliri persistenti e distorsioni della realtà, che di solito non compaiono spontaneamente a 5 mesi dall’inizio dell’ansia.
Il fatto che non hai avuto allucinazioni reali è un indicatore importante: la tua mente sta reagendo all’ansia, non è un esordio di psicosi conclamata. Quello che stai vivendo è molto probabilmente legato all’ansia intensa e allo stress prolungato, non a una psicosi conclamata.
Non aver avuto allucinazioni vere è un segnale positivo.
Il percorso più utile è valutazione professionale + gestione dell’ansia e delle paure, per riprendere controllo e ridurre tensione mentale. Spero troverai un professionista che possa aiutarti, un caro saluto
Dott.ssa Beatrice Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buonasera,
L’ansia acuta, anche se molto intensa, non porta di per sé alla psicosi.
Quello che può accadere è che, quando si vive uno stato ansioso per molto tempo, il corpo e la mente siano costantemente in allerta, e questo può dare sensazioni molto forti e strane, come sentirsi “sconnessi” o “come se non si fosse presenti” (un fenomeno chiamato derealizzazione o depersonalizzazione), avere pensieri paurosi, immagini mentali spaventose, o bisogno di continue rassicurazioni, controllare costantemente ciò che accade intorno per “essere sicuri” di non perdere il controllo.
Tutto questo non è una psicosi, ma è spesso il segnale che l’ansia è diventata molto invadente e che ha bisogno di essere ascoltata e curata, non “spenta” da sola.
Capisco il suo timore, soprattutto dopo aver letto informazioni online che non sempre sono affidabili. È normale che leggendo articoli allarmanti l’ansia aumenti e si inneschi un circolo vizioso in cui ci si sente sempre più preoccupati, confusi e tesi. Le consiglio in ogni modo di non restare da solo con questi dubbi e sintomi per mesi: parlarne con uno specialista le permetterà di avere una valutazione chiara della sua situazione e di ritrovare una condizione di benessere.

Un caro saluto,
Dott.ssa Carrara Beatrice
Dott. Daniele Gallucci
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
i sintomi che descrive sono maggiormente inquadrabili in un'organizzazione ossessiva di personalità, chiaramente per una diagnosi sarà opportuno il consulto di uno specialista.
Cordiali saluti
Dott. Daniele Gallucci
Dott. Marco Di Trapani
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile utente, le sensazioni che lei riporta come ansia acuta sono riconducibili a una forma di ansia anticipatoria, ovvero la paura e l'angoscia che qualcosa di terribile mi possa accadere. Dedurre dal suo testo delle forme psicotiche sarebbe rischioso e prematuro, per questo motivo le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapeutico con un professionista adeguato che possa disvelare le motivazioni di quest'ansia e magari consigliarle un altro professionista qualora ce ne fosse bisogno.

Dott. Marco Di Trapani
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Gentile utente,
capisco bene la sua preoccupazione, ma stia tranquillo: l’ansia, anche se intensa e fastidiosa come quella che descrive, non evolve di per sé in psicosi. Le sensazioni di confusione, ipervigilanza e i dubbi che riporta sono comuni nei disturbi d’ansia, non segnali di esordio psicotico. Proprio perché questi pensieri la spaventano e la condizionano da mesi, il passo più utile è affidarsi con continuità al percorso psicologico, evitando di cercare conferme su internet, che spesso alimentano ancora di più l’ansia. Dr. Giuseppe Mirabella
Dott.ssa Noemi Barlone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, per come la descrive ora credo che la sua sia solo una forte ansia, e credo che in questo momento andrebbe trattata con un percorso terapeutico soprattutto alla luce del fatto che la fa stare così male da incrementare le sue paure e da farla stare male anche in situazioni sociali
Dott.ssa Claudia Torrente Cicero
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Saronno
Gentile paziente, il mio consiglio è di richiedere un appuntamento in studio con uno specialista in modo da approfondire la sua situazione con la dovuta attenzione.
Cordiali saluti, Dott.ssa C. Torrente Cicero
Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Buongiorno a lei,
il disturbo di ansia generalizzata, non sfocia sempre in psicosi. L'unico consiglio che le do, è quello di farsi vedere da un terapista, così da comprendere bene da dove nasce questa ansia e curarla nel miglior modo possibile.
Buon cammino
Dr. Mauro Terracciano
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua domanda.
Dalle sue parole emerge ansia persistente, senso di distacco e una vigilanza continua verso immagini e paure.
La paura che qualcosa accada non equivale automaticamente al fatto che stia accadendo.
Il fatto che lei riesca ancora a distinguere tra immagini mentali e realtà è un elemento importante.
Insonnia, stress prolungato e stanchezza possono amplificare immagini e timori senza rappresentare di per sé l’esordio certo di una psicosi.
Clinicamente, ciò che orienta verso una perdita di contatto stabile con la realtà è l’incapacità di separare consistentemente immaginazione e fatti concreti.
L’età da sola non determina il quadro; conta l’evoluzione dei segnali e l’impatto sulla vita quotidiana.
La sua preoccupazione merita attenzione e chiarimento clinico per definire cosa stia accadendo.
Se desidera, possiamo valutarlo insieme in un primo colloquio per fare chiarezza.
Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online, il primo colloquio è gratuito.
Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano.
Gentile utente, da quello che racconta emerge una forte sofferenza legata a uno stato d’ansia che dura da tempo e che la sta portando a sentirsi confuso, teso, costantemente in allerta. Capisco quanto possa essere preoccupante provare la sensazione di non essere del tutto presente e temere che questa condizione possa degenerare, fino a perdere il contatto con la realtà. È una paura molto comune quando l’ansia è intensa e prolungata. Ciò che però mi colpisce è che lei mantiene sempre un certo grado di consapevolezza: si accorge delle sue paure, le mette in dubbio, cerca conferme dagli altri. Questo è un aspetto molto importante perché indica che il contatto con la realtà è preservato. Nell’ansia siamo spesso sopraffatti da pensieri catastrofici ma restiamo in grado di distinguere ciò che temiamo da ciò che sta realmente accadendo. Nella psicosi, invece, manca questa distanza critica. L’ansia può alterare la percezione, la memoria e la concentrazione ma da sola non “diventa” psicosi. La sua esperienza sembra più legata a un funzionamento ansioso e ipervigilante, non a una perdita di contatto con la realtà. Questo non significa che debba convivere con questi sintomi: un percorso psicologico può aiutarla a comprenderli, a regolarli e a ritrovare un senso di presenza e sicurezza. Un caro saluto
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,
capisco bene la sua preoccupazione: quando l’ansia è molto intensa e dura da tempo, è facile che la mente inizi a temere di “perdere il controllo” o di sviluppare qualcosa di più grave. Tuttavia, da ciò che descrive, non emergono elementi che facciano pensare a una perdita di contatto con la realtà, ma piuttosto a una condizione di forte ansia con pensieri ossessivi e immagini intrusive.

La psicosi non nasce semplicemente dall’ansia, né la paura costante di “impazzire” la provoca. La differenza principale è che, in uno stato psicotico, la persona non si accorge che ciò che vive o pensa non corrisponde alla realtà; nel suo caso, invece, è pienamente consapevole che si tratta di paure, anche se molto forti e realistiche.

Le difficoltà di memoria e la sensazione di “non presenza” (derealizzazione o depersonalizzazione) sono effetti comuni di uno stato ansioso cronico: il cervello, costantemente in allerta, fatica a concentrarsi e registra le informazioni in modo frammentato.

Non si preoccupi quindi di un possibile “passaggio alla psicosi”: la paura di impazzire è un sintomo dell’ansia, non un segnale di psicosi imminente. Il passo più utile ora sarebbe rivolgersi a uno psicologo per un percorso che la aiuti a comprendere e gestire meglio questi pensieri e a riportare equilibrio al suo sistema nervoso.

Dott.ssa Sara Petroni

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