Buongiorno A seguito di spese di ristrutturazione/trasloco, quest'anno non ho potuto andare in vacan

Buongiorno A seguito di spese di ristrutturazione/trasloco, quest'anno non ho potuto andare in vacanza per conto mio e ho accettato di venire nell'appartamento che abbiamo in montagna con i miei genitori visto il grande caldo della zona in cui abito. Mio padre avrebbe dovuto andare in un'altra zona per le vacanze, ma all'ultimo ha avuto un contrattempo e si è unito anche lui. Mi spiace dirlo di un padre perchè non ci ha mai fatto mancare niente economicamente, ma non riesco più a sopportare i suoi atteggiamenti (che è il motivo per cui mi sono trasferita). Mio padre è sempre critico, non gli va mai bene niente e pensa che siano sempre gli altri a sbagliare. Ad esempio in questi ultimi anni sono arrivata al punto di dirgli che, dato non gli andavano bene i negozi in cui facevo la spesa o il modo in cui cucinavo, ognuno avrebbe pensato per sè perchè non avevo intenzione di portare questo stress sulle spalle. Gli ho anche fatto presente che questo suo comportamento non mi faceva vivere serenamente e di smettere, ma lui continua. Ieri mia mamma si è arrabbiata dopo l'ennesimo appunto fatto e adesso mi ritrovo a non voler parlare con mio padre e non poter parlare con mia madre perchè non vuole aver a che fare con nessuno. Non conosco altre persone e qui in montagna e cerco di passare qualche ora fuori casa, ma il pensiero continua a tornare a questa situazione in cui mi sento schiacciata. Spesso sono triste e piango per sfogarmi, ma ho sempre questo sottofondo di ansia/agitazione. Ho pensato di tornare a casa, ma con temperature di 37 gradi vorrebbe dire stare rinchiusa con l'aria condizionata (almeno qui posso fare delle passeggiate o andare in pinete/boschi). Volevo chiedervi consigli o parole di conforto per sopravvivere a questo casino, con l'assurdità di stare aspettando di tornare a casa per sentirmi a mio agio. Grazie

11 risposte


Buongiorno, quello che racconta è comprensibile e, in situazioni come questa, è facile sentirsi sopraffatti. Le vacanze, che immaginiamo come un momento di riposo e leggerezza, possono in realtà riattivare dinamiche familiari e tensioni che durante l’anno, anche grazie alle distanze e ai propri spazi, riusciamo a gestire meglio. Stare insieme più a lungo, condividere gli stessi spazi e ritrovarsi nelle vecchie dinamiche può far riemergere con particolare intensità emozioni e fatiche già conosciute. Non è quindi così strano che proprio in vacanza ci si possa sentire più irritabili, ansiosi o bisognosi di prendere le distanze. E anche quel paradossale desiderio di “tornare a casa” mentre si è in vacanza è molto più comune di quanto si pensi! Quando il luogo in cui viviamo abitualmente rappresenta anche i nostri spazi, le nostre abitudini e soprattutto la nostra autonomia, può diventare proprio ciò che desideriamo quando ci sentiamo troppo coinvolti nelle dinamiche familiari. Forse, in questi giorni, più che cercare di risolvere la situazione con suo padre, potrebbe provare a concedersi il diritto di proteggere un po’ il suo spazio: uscire, passeggiare, stare nei luoghi che le fanno bene, organizzare qualche momento per sé. Non è necessario che questa vacanza sia perfetta e non è necessario risolvere ora una dinamica che evidentemente viene da più lontano. Si conceda anche di desiderare semplicemente che questi giorni finiscano. A volte prendersi cura di sé significa anche riconoscere che una situazione ci sta facendo stare male, senza per questo sentirci in colpa. Un caro saluto, Dott.ssa Sara Tezza

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Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Mi dispiace molto per il momento difficile che si trova obbligata a vivere in questo momento, è in una situazione sicuramente molto spiacevole. Come terapeuta, il mio suggerimento in realtà è quello di non lasciar perdere questa esperienza una volta tornata a casa, ma di provare a fare luce sul rapporto con il papà, in modo da poter non vivere più situazioni di questo tipo. Mi spiego meglio: sicuramente la convivenza acuisce e amplifica le difficoltà che possono esserci tra di voi, ma è possibile che di fondo ci sia qualcosa che non funziona nel rapporto con il papà in generale, e avrei tante domande da farle: chi è questo papà così rigido, così severo, a cui non va mai bene niente? è così da sempre? com'era il vostro rapporto quando lei era piccola? Qual è la storia di quest'uomo? qual è la sua storia, e la vostra storia insieme? Che ricordi ha con lui e di lui? Suo padre è consapevole di quanta sofferenza le provoca? Ha mai provato a parlare con lui della vostra relazione, e delle sue modalità relazionali? Con questa risposta in effetti forse non riesco a confortarla, ma mi piacerebbe provare ad aprire una piccola finestra per riflettere e poter risolvere questo problema con il papà alla base, o almeno scoprire se è possibile. Se volesse provare a rispondere a queste domande insieme e approfondire la questione mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti


Buongiorno. Quello che descrivi è comprensibile: hai messo dei limiti chiari a tuo padre, ma lui non li rispetta, e questo logora, soprattutto in una convivenza forzata dove non hai vie di fuga facili. Il fatto che tua madre si sia arrabbiata e ora si sia chiusa aggiunge un ulteriore peso, perché ti ritrovi sola a gestire tensioni che non hai creato tu. Il sottofondo di ansia e il pianto che descrivi sono reazioni normali a una situazione di stress prolungato in cui ti senti intrappolata, sia fisicamente (il caldo che rende difficile tornare a casa) sia relazionalmente. Non è un casino che stai gestendo male, è una situazione oggettivamente pesante. Alcune cose pratiche possono aiutarti nei prossimi giorni. Continua a ritagliarti quelle ore fuori casa che già ti fanno bene, cammina, stai nei boschi, sono momenti in cui il corpo si scarica e la mente si allenta. Prova a non rincorrere una risoluzione del conflitto in questi giorni: non è il momento né il luogo giusto, e aspettarti che tuo padre cambi atteggiamento ora rischia solo di aumentare la tua frustrazione. Datti il permesso di ridurre l'interazione con lui al minimo indispensabile, senza sentirti in colpa: proteggerti non significa mancargli di rispetto. Con tua madre, se puoi, prova un approccio più morbido, magari mostrandole che capisci la sua fatica di stare in mezzo, senza però rinunciare al tuo bisogno di sfogarti con qualcuno. Se in questi giorni non trovi ascolto in famiglia, anche solo sentire per telefono un'amica fidata puo alleggerire il peso. Ti direi anche di guardare a questa vacanza come a un tempo limitato: ha una fine, e potrai tornare al tuo spazio e al tuo equilibrio. Detto questo, il fatto che questo tipo di dinamica con tuo padre si ripeta da anni e che tu ti sia dovuta trasferire per proteggertene, mi fa pensare che potrebbe esserti utile, anche una volta tornata a casa, uno spazio in cui elaborare con calma questo rapporto e imparare a gestirlo con meno costo emotivo per te.


Gentile Utente, capisco quanto possa essere faticoso trovarsi in un luogo che dovrebbe rappresentare una pausa e sentire invece di essere nuovamente immersa nelle dinamiche familiari dalle quali, proprio per stare meglio, aveva scelto di allontanarsi. Il fatto che suo padre le abbia dato molto sul piano materiale non significa che lei debba necessariamente stare bene accanto a lui. Si può essere grati per ciò che un genitore ha fatto e, allo stesso tempo, soffrire per il modo in cui ci fa sentire. Le due cose possono convivere. Mi sembra importante anche ciò che ha già fatto negli anni: ha riconosciuto un limite, lo ha comunicato e ha provato a proteggersi. Se continua a ricevere critiche nonostante abbia spiegato quanto la feriscano, forse non può più essere suo compito convincere suo padre a cambiare. Può invece scegliere quanto lasciar entrare quelle parole dentro di sé. Per questi giorni, più che cercare di "sopravvivere" alla situazione, provi a costruirsi piccoli spazi che siano davvero suoi: una passeggiata, un libro, un luogo tranquillo, qualche ora fuori casa. Non per fuggire dalla famiglia, ma per ricordarsi che lei esiste anche al di là delle loro dinamiche. E se tornare a casa significasse recuperare un po' di serenità, non sarebbe necessariamente una sconfitta. Non deve dimostrare a nessuno di riuscire a sopportare qualcosa che la fa stare male. Il sottofondo di ansia, la tristezza e il pianto frequente mi fanno pensare che potrebbe esserle utile anche uno spazio di psicoterapia, non per cambiare suo padre, ma per lavorare sui confini, sul senso di colpa e su quella parte di lei che forse da molto tempo si sente responsabile dell'umore e delle reazioni degli altri. A volte diventare adulti significa anche imparare che non tutte le relazioni possono essere aggiustate; alcune possono soltanto essere vissute mettendo una distanza che ci permetta di respirare. Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Dott.ssa Veronica Savio


Buongiorno, da quello che racconta sembra che questa convivenza forzata stia diventando per lei emotivamente molto faticosa. Il fatto che suo padre non vi abbia fatto mancare nulla sul piano materiale non significa che lei non possa soffrire per alcuni suoi modi di relazionarsi, né deve sentirsi in colpa per questo. In una situazione temporanea come questa, più che cercare di cambiare il comportamento di suo padre , soprattutto se ha già provato a spiegargli come si sente, potrebbe essere utile concentrarsi su ciò che può controllare lei: ridurre per quanto possibile le occasioni di conflitto, mantenere alcuni confini, ritagliarsi ogni giorno degli spazi fuori casa e cercare di non entrare continuamente nel merito delle critiche che riceve. Anche il pianto, la tristezza e quella sensazione di ansia e agitazione che descrive meritano però attenzione, soprattutto se persistono o diventano difficili da gestire. Se sente che questa situazione la sta mettendo particolarmente in difficoltà, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo, anche attraverso un colloquio online: non necessariamente perché ci sia “qualcosa che non va” in lei, ma per avere uno spazio suo nel quale comprendere meglio queste dinamiche e trovare modalità più efficaci per proteggere il proprio benessere. Nel frattempo, cerchi di ricordare che non è obbligata a risolvere in questi giorni i rapporti familiari: può anche porsi semplicemente l'obiettivo di attraversare questo periodo limitando, per quanto possibile, ciò che la fa stare peggio.


Buona sera. Non trovo affatto assurdo che stia aspettando di tornare a casa sua per sentirsi nuovamente a suo agio. Lei si era trasferita anche per prendere distanza da dinamiche familiari che evidentemente continuano ad avere un forte impatto su di lei; ritrovarsi nuovamente a conviverci, seppure temporaneamente, può far sentire come se quella distanza conquistata si fosse improvvisamente accorciata. C'è inoltre una distinzione importante: riconoscere che suo padre “non vi ha mai fatto mancare niente” non significa dover tollerare senza limiti modalità relazionali che le provocano sofferenza. Gratitudine e bisogno di proteggere i propri confini possono convivere. In questi giorni eviterei di investire troppe energie nel tentativo di cambiare suo padre. Cerchi piuttosto di preservare gli spazi che ha già individuato — passeggiate, boschi, momenti fuori casa — e di sottrarsi alle discussioni quando sente che diventano troppo costose emotivamente. Se però riconosce che, ogni volta che torna dentro queste dinamiche familiari, si sente nuovamente “schiacciata”, potrebbe essere interessante approfondire in un percorso psicologico che cosa accade ai suoi confini quando torna ad essere figlia dentro quella famiglia. A volte uscire di casa crea la distanza fisica; costruire quella emotiva richiede un passaggio ulteriore. Si dia una chance

Dott.ssa Michelina Silvestri

Dott.ssa Michelina Silvestri

psicoterapeuta

San Nicola la Strada

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Gentile utente, non potendo ahimè far molto per cambiare l'atteggiamento dei suoi genitori (non possiamo cambiare gli altri, possiamo però imparare a mettere confini e a modulare le nostre reazioni di fronte al comportamento degli altri, ma questo richiede un percorso psicoterapeutico sufficientemente articolato), le consiglierei di scegliere "il male minore". In realtà, probabilmente lo ha già scelto, quando parla di "sopravvivere a questo casino, con l'assurdità di stare aspettando di tornare a casa per sentirmi a mio agio". Almeno lei, si dia ascolto, le intuizioni raramente sbagliano. Un abbraccio, DP

Dott.ssa Daniela Perrone

Dott.ssa Daniela Perrone

psichiatra

Civitanova Marche

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Buongiorno, quello che racconta sembra essere diventato particolarmente pesante, anche perché si trova in un contesto da cui in questo momento non può semplicemente “staccare”: è in vacanza, ma con una persona e in una dinamica familiare che negli anni ha imparato ad associare a molta tensione. Il fatto che suo padre non le abbia fatto mancare nulla economicamente non cancella il suo diritto a sentirsi ferita, esasperata o stanca per il modo in cui viene trattata. Le due cose possono coesistere: si può riconoscere ciò che un genitore ha fatto per noi e, contemporaneamente, avere bisogno di prendere le distanze da alcuni suoi comportamenti. Da quello che racconta, sembra anche che lei abbia già provato a mettere dei confini e a spiegare a suo padre l'effetto che i suoi continui giudizi hanno su di lei. Se lui continua, forse in questo momento l'obiettivo non dovrebbe essere convincerlo a cambiare, ma cercare di proteggere un po' di più il suo spazio mentale. Non è necessario risolvere il rapporto durante questa vacanza, né trovare la frase perfetta che finalmente gli farà capire. Potrebbe aiutarla pensare a questi giorni non come a una vacanza che deve necessariamente essere piacevole, ma come a una situazione temporanea da attraversare cercando di ridurre il più possibile l'esposizione al conflitto. Le passeggiate, i boschi, le pinete possono diventare piccoli spazi di respiro, non una fuga dalla situazione ma un modo per ricordarsi che la situazione non occupa tutto il suo mondo. E soprattutto: non è assurdo aspettare di tornare a casa per sentirsi finalmente a proprio agio. A volte il bisogno di tornare nel proprio spazio, dopo essere stati immersi in una relazione che ci mette continuamente in allerta, è semplicemente il bisogno di tornare a sentirsi liberi di essere se stessi. Per ora, forse, non deve “sopravvivere al casino” tutto insieme. Può provare a occuparsi di una giornata alla volta, lasciando che questa parentesi finisca senza pretendere da sé di stare bene. E il fatto che pianga e senta agitazione non significa che stia gestendo male la situazione: potrebbe essere semplicemente il modo in cui il suo corpo sta scaricando una tensione che da tempo si è accumulata. In bocca al lupo!


Buongiorno, mi sembra che lei abbia già fatto una cosa importante provando a porre dei confini, spiegando a suo padre quali comportamenti le provocano stress. Purtroppo mettere un confine non significa necessariamente riuscire a cambiare l’altro; significa soprattutto decidere quanto lasciarsi coinvolgere nelle sue modalità relazionali. In questi giorni cercherei di ridurre il più possibile le occasioni di conflitto, senza sentirsi obbligata a rispondere o a convincere suo padre, e di preservare quegli spazi fuori casa — passeggiate, bosco, attività piacevoli — nei quali può recuperare una dimensione propria. Anche il desiderio di tornare a casa non è affatto assurdo: probabilmente la sua casa rappresenta in questo momento soprattutto uno spazio di autonomia e di protezione dai conflitti familiari. Se tristezza, pianto e soprattutto quel continuo sottofondo di ansia dovessero persistere anche una volta terminata questa convivenza forzata, potrebbe essere utile parlarne con uno psicoterapeuta per comprendere come proteggersi meglio emotivamente da una relazione che sembra pesarle molto.


Buongiorno A volte l'occasione di "stare separati in casa" aiuta Potrebbe esser spazio di riflessione per ciascuno, con la possibilità di interrogarsi e migliorarsi Ogni miglioramento richiede necessariamente umiltà, apertura verso se stessi ed il prossimo, un atto di coraggio Ogni miglioramento richiede sacrificio, ogni sacrificio restituisce un risultato Certo il tentativo sistematico di cercare un dialogo costruttivo, riparatore ed innovatore va quotidianamente considerato Cerchi di valorizzare se stessa negli spazi vissuti in solitudine Nel silenzio e nella meditazione si potrebbe più liberamente esser in contatto con se stessi, andare in profondità, maturare nuovi pensieri positivi, sciogliere nodi, evolvere sul piano psicologico ed esistenziale e molto spesso nascono i piccoli e grandi progetti personali Tra l'altro non escluderei la bellezza di nuovi incontri e nuove esperienze, con luoghi e persone che potrebbero arricchire la ricerca di senso di questo tempo particolare Cordiali saluti Dr Antonio Salzano


Buongiorno, dalle sue parole emerge soprattutto la fatica di trovarsi nuovamente dentro una dinamica familiare dalla quale, nel tempo, aveva cercato di prendere le distanze proprio per proteggere il suo equilibrio. Può essere difficile riconoscere che una persona che ci ha dato molto, anche sul piano materiale e affettivo, abbia allo stesso tempo dei modi di relazionarsi che ci fanno stare male. Le due cose possono coesistere: essere grati per ciò che un genitore ha fatto per noi non significa dover accettare ogni suo comportamento. Mi sembra significativo che lei abbia già provato a comunicare a suo padre il proprio disagio e abbia anche cercato di stabilire dei confini concreti. Il problema, quindi, forse non è soltanto trovare il modo giusto per fargli capire che cosa prova, ma comprendere come può proteggere il proprio spazio anche quando l'altro non modifica il proprio comportamento. In un'ottica sistemico-relazionale sarebbe interessante osservare il ruolo che lei tende ad assumere all'interno della famiglia: quanto cerca di adattarsi, quanto sente di dover evitare il conflitto e quanto invece riesce a riconoscere e difendere i propri bisogni senza sentirsi in colpa. Anche la reazione di sua madre e il fatto che ora lei si senta “schiacciata” tra i due genitori sembrano elementi importanti della dinamica familiare. Per questi giorni, potrebbe provare a ridurre l'obiettivo dal “sopravvivere al casino” al concedersi piccoli spazi in cui non essere coinvolta nelle dinamiche familiari: uscire, camminare, leggere, ascoltare qualcosa, trascorrere tempo da sola. Non per fuggire dalla situazione, ma per ricordarsi che anche all'interno di questa vacanza può esistere uno spazio che appartiene a lei. E il desiderio di tornare a casa non significa necessariamente che abbia sbagliato a venire in montagna. A volte stare bene con la propria famiglia richiede una distanza che permetta di incontrarsi senza sentirsi nuovamente intrappolati nei vecchi ruoli. Se questa sensazione di ansia, agitazione e tristezza è frequente anche al di fuori di questa situazione, potrebbe essere utile approfondirla in un percorso psicoterapeutico. Comprendere le dinamiche familiari e costruire confini più solidi può permetterle di vivere le relazioni con i suoi genitori senza dover scegliere necessariamente tra sopportare tutto e allontanarsi completamente.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.