Buonasera, Volevo farvi una domanda. Quali sono alcune tecniche che si possono utilizzare per non

24 risposte
Buonasera,
Volevo farvi una domanda. Quali sono alcune tecniche che si possono utilizzare per non ricorrere al cibo come rifugio da alcune emozioni negative o dalla noia? Ogni tanto mi capita di "spiluccare" durante la giornata, soprattutto sotto stress e quando mi annoio. Vi ringrazio molto.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
occorre imparare a prender coscienza di quel che si sta facendo in quel momento, ascoltarsi, tranquillizzarsi, ridurre lo stress. Per farlo esistono percorsi molto importanti ed efficaci come la Mindfulness.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini

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Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, capita spesso che nei momenti di stress o di noia il cibo diventi una sorta di rifugio, qualcosa che consola, distrae o riempie un vuoto temporaneo. È un comportamento umano e comprensibile, perché il cibo non è solo nutrimento, ma anche piacere, conforto e abitudine. Tuttavia, quando ci si accorge che diventa un modo per gestire emozioni difficili, può essere utile provare a cambiare il modo in cui si affrontano quei momenti. Un primo passo importante è imparare a riconoscere cosa accade subito prima di spiluccare: in che momento della giornata succede, quali pensieri o emozioni lo precedono, se ci sono situazioni particolarmente stressanti o sentimenti di noia, solitudine o frustrazione. Diventare più consapevoli di questi automatismi aiuta a creare una piccola distanza tra l’impulso e l’azione. Può essere utile anche imparare a distinguere la fame fisica da quella emotiva. La fame fisica arriva gradualmente e può essere soddisfatta con diversi cibi, mentre quella emotiva tende a comparire all’improvviso e spesso porta a desiderare qualcosa di specifico, come dolci o snack. Quando ci si accorge che il bisogno è più emotivo che fisico, si può provare a cercare altre forme di sollievo: una breve passeggiata, una telefonata a qualcuno, un momento di pausa con musica o un’attività piacevole. Un’altra strategia è quella di creare una routine alimentare regolare e bilanciata, che aiuti a ridurre la sensazione di vuoto o l’impulso a mangiare per noia. Spesso quando si hanno pasti disordinati o troppo distanziati, il corpo e la mente diventano più vulnerabili a questi comportamenti impulsivi. Infine, è importante essere gentili con se stessi. Cercare di cambiare un’abitudine legata alle emozioni richiede tempo e non si tratta di “controllarsi” rigidamente, ma di conoscersi meglio e imparare a gestire ciò che si prova in modi più funzionali e rispettosi del proprio benessere. Anche piccoli passi in questa direzione possono fare una grande differenza nel tempo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Buonasera, per compensare o bilanciare noia, emozioni vissute come spiacevoli o elevati livelli di stress, ognuno di noi trova le proprie strategie, in realtà una buona via è quella dell'auto-ascolto per capire bene di cosa si ha bisogno e dare una risposta efficace ed efficiente al nostro disagio.
Un elenco veloce comunque, per sostituire il "comfort-food" potrebbe essere:
-ascoltare qualche minuto di rumori bianchi" (aspirapolvere, phon per capelli, cappa, ecc...).
-bilanciare il negativo con qualcosa di divertente (es: video comici o interessanti, ecc...).
-scaricare la tensione attraverso una breve attività fisica (es: fare due rampe di scale di corsa, ecc...).
-esporsi ad ambienti con molto verde e natura (es: passeggiare o stare seduti qualche minuto in un parco, ecc...).
-E così via, ecc...
Alla fine, è utile fare dei tentativi e vedere cosa è più nelle nostre corde e può sostituire al meglio ciò che ci da il cibo in quei momenti di "affaticamento".
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Giulia Raiano
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, grazie per aver condiviso il tuo vissuto. Il legame tra emozioni e cibo è molto comune: utilizzare il cibo come rifugio o consolazione — ciò che chiamiamo "alimentazione emotiva" — è una strategia che molte persone adottano, spesso in modo inconsapevole, per gestire stress, noia, tristezza o ansia. Tuttavia, sebbene in un primo momento sembri dare sollievo, a lungo andare può generare un senso di frustrazione o colpa, soprattutto quando si ha la sensazione di perdere il controllo. Potresti provare ad aumentare la consapevolezza emotiva e alimentare. Chiedersi “Cosa sto provando adesso?” prima di mangiare può aiutare a distinguere tra fame fisica e fame emotiva.
Tenere un diario delle emozioni e del cibo può essere utile per notare pattern ricorrenti tra stati d’animo e momenti in cui si tende a “spiluccare”. Oppure trovare strategie alternative per gestire lo stress e la noia: sostituire l’impulso alimentare con un’attività alternativa: una passeggiata, una telefonata, ascoltare musica, disegnare o anche semplicemente bere un bicchiere d’acqua.
Preparare una lista di “piccoli piaceri non alimentari” può aiutare ad avere a portata di mano opzioni consolatorie più sane.
Se nota che il rapporto con il cibo diventa fonte frequente di disagio, può sempre rivolgersi a uno psicologo che può accompagnarla nella costruzione di un rapporto più sereno sia con il cibo che con le emozioni.
Restando a disposizione.
buona giornata
Dott.ssa Giulia Raiano
Dott.ssa Eva Meuti
Psicologo, Psicologo clinico
Ardea
Buonasera,
quello che descrive è un comportamento molto comune: spesso il cibo diventa un modo per gestire emozioni spiacevoli o momenti di vuoto, offrendo un sollievo temporaneo. Per imparare a non ricorrere al cibo come rifugio, può essere utile riconoscere e nominare le emozioni che sta provando prima di mangiare, chiedendosi: “Ho davvero fame o sto cercando conforto?”.
Altre strategie efficaci includono trovare alternative di autoregolazione (come una breve passeggiata, respirazioni profonde, scrivere ciò che si prova o dedicarsi a un’attività piacevole) e imparare ad accettare le emozioni senza giudicarle o scacciarle subito.
Se la difficoltà persiste, un percorso psicologico può aiutarla a comprendere più a fondo il legame tra emozioni e alimentazione e a sviluppare strumenti personalizzati per gestirlo in modo più sereno.

Un caro saluto
Dott.ssa Chiara Avelli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, mi dispiace che si ritrovi a ricorrere al cibo in questi momenti. È molto utile che lei abbia già notato che questo accade soprattutto quando si annoia o prova emozioni negative come tristezza, stress o frustrazione. Il primo passo è osservare attentamente quali emozioni le capitano e in quali momenti precisi, e quali pensieri specifici le accompagnano. Ha provato a pensare ad alternative al mangiare in queste situazioni? Per esempio, occupare il tempo con attività piacevoli o stimolanti può aiutare a diminuire la noia, anche se non risolve immediatamente la tendenza a usare il cibo come rifugio. Per quanto riguarda le emozioni negative, come tristezza, ansia o frustrazione, è importante identificarle chiaramente e chiedersi qual è lo scopo di mangiare in quei momenti: sta cercando di coprire o attenuare uno stato d’animo difficile? E se non lo facesse, cosa accadrebbe? Può riflettere su cosa potrebbe fare invece di mangiare: attività fisica, ascoltare musica, scrivere o parlare con qualcuno di fidato. E se non riesce a fare ciò, come mai? Cosa glielo impedisce? Chiedersi cosa vorrebbe ottenere con quel comportamento e se è in linea con i propri obiettivi può aiutare a modificare gradualmente questa abitudine. L’osservazione dei propri stati emotivi e la ricerca di strategie alternative è il primo passo per gestire meglio queste situazioni e sentirsi più in controllo. Dott.ssa Chiara Avelli
Dott.ssa Francesca de Napoli
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Grazie per la sua domanda, molto importante e condivisa da tante persone. Ricorrere al cibo come risposta a emozioni come noia, stress o tristezza è un comportamento piuttosto comune: il cibo, infatti, può offrire un sollievo immediato, ma spesso temporaneo, che non risolve il disagio di fondo. Per iniziare a rompere questo automatismo, può essere utile lavorare su più livelli. Ecco alcune tecniche che possono aiutare: diventare consapevoli del bisogno reale, chiedersi "ho davvero fame o sto cercando qualcos'altro?". Fermarsi un momento prima di aprire il frigo o la dispensa può aiutare a riconoscere se si tratta di fame fisica o emotiva. Tenere un diario delle emozioni e delle abitudine alimentari: scrivere quando si ha voglia di "spiluccare", cosa si è mangiato e cosa si stava provando in quel momento, può aiutare a individuare i meccanismi che innescano il comportamento. Gestire lo stress in modo alternativo: trovare strategie più funzionali per affrontare le emozioni difficili, come fare una passeggiata, respirazione profonda, attività creative o una pausa consapevole, può ridurre il ricorso al cibo. Se questo comportamento diventa frequente o fonte di disagio, è molto utile intraprendere un percorso psicologico. Un professionista può aiutarla a comprendere il significato profondo del rapporto con il cibo e a trovare strategie personalizzate per ritrovare un equilibrio più sereno.
Un caro saluto,
Dottoressa Francesca de Napoli
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,
quello che descrive è un comportamento molto comune: usare il cibo come “compagno” per gestire emozioni negative o noia. Alcune strategie utili per interrompere questo meccanismo includono:

Consapevolezza e diario emotivo: annotare quando e perché si ha voglia di mangiare aiuta a riconoscere emozioni e situazioni che scatenano la fame emotiva.

Sostituzione delle abitudini: trovare attività alternative che diano soddisfazione immediata, come camminare, ascoltare musica, scrivere o praticare esercizi di respirazione.

Riconoscere i segnali corporei: chiedersi “ho davvero fame o sto cercando sollievo emotivo?” prima di mangiare.

Pianificazione dei pasti: mantenere orari regolari aiuta a ridurre spiluccamenti impulsivi.

Strategie di rilassamento: respirazione profonda, mindfulness o brevi pause di auto-calmamento possono ridurre la tensione emotiva senza ricorrere al cibo.

Se questo comportamento diventa frequente o fonte di disagio, un percorso psicologico può aiutare a ristrutturare il rapporto con il cibo e le emozioni, fornendo strumenti pratici per gestire stress e noia in modo più sano.

Resto a disposizione per approfondire insieme possibili strategie personalizzate.
Caro utente,
quella che poni è una domanda molto importante, e più profonda di quanto sembri a prima vista. Il cibo, infatti, non è mai solo nutrimento fisico — spesso diventa un linguaggio emotivo, un modo con cui la mente cerca sollievo, compensazione o semplicemente una presenza che rassicura.
Quando si ricorre al cibo per calmare o colmare, non è una mancanza di autocontrollo: è un tentativo di autoregolazione emotiva. Il corpo, in un certo senso, fa quello che può per lenire una tensione interiore, anche se in modo poco funzionale.
Non esistono “tecniche” universali per smettere di spiluccare, ma ci sono modi di stare in contatto con sé che aiutano a comprendere cosa accade prima del gesto, invece di concentrarsi solo sul gesto in sé.
Uno dei passaggi più efficaci è imparare a riconoscere la differenza tra fame fisica e fame emotiva.
La fame fisica cresce gradualmente, si sente nello stomaco, e si calma con quasi qualsiasi cibo.
La fame emotiva, invece, arriva improvvisa, è più urgente, spesso selettiva (voglia di dolce o salato), e non si placa mai davvero: anche dopo aver mangiato, resta un senso di vuoto o di colpa.
Osservare senza giudicare è il primo passo. Provare a chiedersi: “Che cosa stavo sentendo prima di aprire il frigorifero?” — noia, ansia, tristezza, solitudine, frustrazione, stanchezza? Dare un nome all’emozione la sposta dal corpo alla mente, e spesso già questo riduce la necessità di agire immediatamente.
Nei momenti di stress o noia, il cibo funziona come un sedativo, ma anche come un segnale: ci dice che qualcosa dentro di noi ha bisogno di essere riconosciuto.
A volte, più che “resistere” al gesto, serve sostituirlo con una forma di presenza, anche minima: respirare lentamente per qualche minuto, bere un bicchiere d’acqua, uscire a camminare, scrivere cosa si prova, ascoltare musica.
Non per distrarsi, ma per dare al corpo un altro canale per scaricare la tensione.
È importante anche ricordare che non si tratta di eliminare del tutto questi comportamenti, ma di imparare a comprenderli. Ogni volta che scegli di ascoltarti invece di giudicarti, il bisogno di rifugiarti nel cibo si indebolisce un po’.
In fondo, il punto non è “mangiare meno”, ma imparare a nutrirsi in modo più ampio, anche emotivamente — di tempo, di cura, di quiete, di riconoscimento.
Con delicatezza,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Psicologa – Psicoterapeuta in formazione
In presenza e online
Buonasera,
A volte il cibo non serve solo a nutrirci, ma a calmare o riempire qualcosa che dentro di noi chiede attenzione. Quando “spiluccare” diventa un rifugio, non è tanto il gesto da controllare, quanto il bisogno da comprendere.
Più che cercare di resistere, può essere utile chiedersi: di cosa ho davvero fame, adesso?
Spesso la risposta non è nel piatto, ma dentro di noi.
Buona sera,
in periodi stressanti può capitare di alterare le proprie abitudini ma trovare modalità più sane e salutari per scaricare la tensione si qualifica come un ottimo obiettivo di lavoro. Per comprendere meglio la situazione attuale sarebbe utile capire se è la prima volta che utilizza il cibo come rifugio o come strategia di coping, cosa le succede prima di accedere al cibo in orari poco consoni, come la fa stare questo comportamento durante e dopo averlo compiuto. Uno spazio d'ascolto professionale dove possono essere tematizzate le questioni citate potrebbe esserle d'aiuto per sviluppare nuove condotte per fronteggiare "emozioni negative".
Cordialmente,
dott.ssa Togni
Dott.ssa Alice Fantino
Psicologo, Psicologo clinico
Bra
Buonasera,
Non è così semplice dare una risposta univoca: un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad approfondire il suo agito e i vissuti correlati. Sicuramente è molto importante lavorare sulla consapevolezza di sè e delle sue emozioni.
Resto a disposizione,
Alice Fantino
Buonasera,
quello che descrive è un comportamento molto comune: il cibo può diventare una forma di autoregolazione emotiva, cioè un modo per gestire emozioni spiacevoli o momenti di vuoto. E' un meccanismo appreso che in certi momenti “funziona” nel dare sollievo immediato.
Per iniziare a cambiare questo schema, può essere utile:
- Riconoscere l’emozione che precede lo spiluccare (stress, noia, ansia, tristezza...). A volte basta darle un nome per ridurre l’impulso.
-Creare una piccola pausa tra l’emozione e l’azione: respirare lentamente, bere un bicchiere d’acqua o spostarsi di stanza prima di mangiare qualcosa.
-Coltivare alternative di conforto, come una breve passeggiata, una telefonata, o un’attività che rilassi o distragga.
-Osservarsi senza giudizio: la consapevolezza è più utile del senso di colpa, perché apre la strada al cambiamento.
Se nota che il legame tra emozioni e cibo è frequente o difficile da gestire da sola, un percorso psicologico può aiutare a comprendere meglio le radici di questo comportamento e a trovare strategie più efficaci e personalizzate.
Dott.ssa Anna Faragò
Psicologo, Psicologo clinico
Saronno
Buongiorno,
grazie per la domanda.
Innanzitutto bisognerebbe capire quanto il comportamento da lei descritto è ricorrente e quanto viene percepito come fastidioso. Più che di tecniche specifiche per bloccare tale comportamento, forse potrebbe essere di aiuto comprendere meglio la natura di tali stati emotivi e il ricorso al cibo come fonte di consolazione.
Trovare soltanto delle strategie, senza aver compreso, significherebbe magari soffocare dei bisogni più profondi, che stanno emergendo proprio attraverso tale modalità.
Ovviamente, come sottolineato in apertura, ciò diviene ancora più necessario se "lo spiluccare" viene percepito come fastidioso e genera a sua volta stress.

Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Dott.ssa Anna Faragò
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buonasera,
quello che descrive è un comportamento molto comune: il cibo può diventare un modo per cercare conforto, distrarsi o calmare emozioni spiacevoli come la noia, lo stress o la tristezza. La buona notizia è che esistono strategie efficaci per gestire questi momenti senza ricorrere automaticamente al cibo.

Ecco alcune tecniche utili:

Riconoscere l’emozione: prima di mangiare, si chieda “Ho davvero fame o sto cercando di calmare qualcosa?”. Dare un nome all’emozione (ansia, noia, stanchezza) è già un passo importante.

Creare alternative di conforto: quando sente il bisogno di “spiluccare”, provi a fare qualcosa che la rilassi o la distragga (una breve passeggiata, respirare profondamente, ascoltare musica, bere una tisana).

Stabilire routine regolari di pasti: mangiare in orari regolari aiuta a ridurre il bisogno di “compensare” con snack.

Praticare la consapevolezza (mindful eating): quando mangia, provi a farlo lentamente, seduta, senza distrazioni, concentrandosi su sapore e sensazioni.

Accogliere la noia o lo stress: non sempre dobbiamo “fare” qualcosa per allontanare il disagio. Imparare a restare nel momento può ridurre il bisogno di riempire i vuoti con il cibo.

Se nota che questi episodi sono frequenti o le provocano senso di colpa, un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio il legame tra emozioni e alimentazione, e a ritrovare equilibrio. Dr. Giuseppe Mirabella
Dott.ssa Marta Oliviero
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Sovizzo
Buongiorno, la risposta sta già nella domanda. Lei ricorre al cibo per non stare in contatto con alcune emozioni che definisce negative o con la noia. Più che delle tecniche, bisognerebbe comprendere da dove arriva la difficoltà a tollerare le emozioni "negative". Il cibo probabilmente aiuta a spostare l'attenzione e a non "sentire" più, ma per non ricercare più il cibo come probabile fonte di consolazione sarebbe utile comprendere le difficoltà che si celano dietro a questa sofferenza più profonda.
Dott.ssa Sara Camilla Spinosi
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, in questi casi è utile accogliere l'emozione presente e non trovare strategie per evitarla. Ricorrere al cibo o un'altra "tecnica", eviterebbe il contatto nuovamente con l'emozione che prova e paradossalmente, la rinforza. In questi casi invece è utile porre attenzione al nostro sentire, ecco la strategia per evitare condotte di evitamento (come mangiare): come mai sento questa emozione? che nome ha? dove la sento? perchè mi sento così? da quanto tempo?
Potrebbe avere difficoltà all'inizio perchè solitamente porre attenzione alle nostre emozioni e sensazioni è difficile poiché non siamo abituati, ma sono quelle che guidano poi le nostre azioni.
Qualora volesse uno spazio per accogliere, osservare e gestire il suo sentire può contattarmi.
Dott.ssa Spinosi Sara Camilla
Dott.ssa Carlotta Mazzon
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
Capita spesso che, nei momenti di stress o noia, il cibo diventi un modo per regolare emozioni difficili o per riempire un vuoto. Le suggerirei di iniziare osservando con curiosità e senza giudizio ciò che accade prima di “spuntinare”: quali pensieri, emozioni o situazioni si presentano?

Può essere utile concedersi una pausa di ascolto — anche breve — per riconoscere di cosa ha realmente bisogno in quel momento: forse conforto, distrazione, o semplicemente una pausa. Coltivare piccole alternative, come fare due passi, respirare profondamente o scrivere ciò che prova, può aiutarla a costruire una relazione più consapevole e gentile con sé stessa e con il cibo.
Dott.ssa Mazzon
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Buonasera,
quella che descrive è una situazione molto comune: il cibo usato come rifugio emotivo. Quando mangiamo per noia, stress o tristezza, il cibo diventa un modo per colmare un vuoto o calmare un’emozione difficile, più che per rispondere a un reale bisogno fisico. Il primo passo, quindi, non è “smettere di spiluccare”, ma comprendere che cosa stiamo cercando davvero in quei momenti.

Alcune strategie utili possono essere:

Fermarsi e riconoscere l’emozione: chiedersi “Cosa sto provando adesso?” prima di aprire il frigo. Spesso la consapevolezza basta a interrompere l’automatismo.

Creare uno spazio di pausa: bere un bicchiere d’acqua, fare qualche respiro profondo o una breve camminata. Il corpo ha tempo di capire se si tratta di fame fisica o emotiva.

Tenere un piccolo diario: annotare quando e perché si sente il bisogno di mangiare può aiutare a individuare i momenti critici e i trigger emotivi.

Sviluppare alternative di conforto: ascoltare musica, leggere, scrivere, chiamare qualcuno o concedersi una piccola attività piacevole che non riguardi il cibo.

Nel tempo, un percorso psicologico può aiutare a riconoscere le radici emotive di questo comportamento, imparando a regolare lo stress e la noia in modo più funzionale.

Non si giudichi: usare il cibo per calmarsi è una strategia che nasce da un bisogno reale, ma con il giusto supporto può trasformarsi in un’occasione per conoscersi meglio.

Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Petroni
Dott.ssa Marida Scarcello
Psicologo, Psicologo clinico
Orbassano
Sarebbe utile, in quel momento, soffermarsi a chiederti e riconoscere quale emozione stai provando e trovare delle alternative al cibo, ad esempio, scrivendo i tuoi pensieri e le tue emozioni in quel momento.
Dott.ssa Alessandra Morosinotto
Psicologo, Psicologo clinico
Alessandria
Buongiorno, un percorso cognitivo comportamentale può offrirle gli strumenti utili, anche perché le tecniche di per sé, senza fare un lavoro sulle proprie emozioni (identificarle, riconoscerle, viverle, comprenderne l'origine,...) non hanno alcuna efficacia.
Dott. Luca Conti
Psicologo, Psicologo clinico
Gallarate
Buongiorno.

Ritengo importante comprendere quali sono i motivi per cui lei arriva a mangiare quando non lo ritiene necessario esplorando i vissuti emotivi associati per poter lavorare sugli stessi e quindi ridurre questa modalità di alimentarsi che è solo un sintomo di qualcosa d'altro.

Nella speranza di esserle stato di aiuto, porgo i miei saluti,

LC
Dott.ssa Cecilia Petteni
Psicologo, Psicologo clinico
Lido di Camaiore
Intanto grazie per aver condiviso con tanta sincerità questa difficoltà, che in realtà è molto più comune di quanto si pensi. Spesso il cibo diventa un “rifugio emotivo” perché è immediato, accessibile e capace di dare un sollievo momentaneo, ma non sempre risolve il bisogno profondo che si sta cercando di colmare.
Un primo passo importante è riconoscere il legame tra emozioni e alimentazione, come stai già facendo tu. Da qui, puoi iniziare a sperimentare alcune strategie pratiche:
- fermati un momento prima di spiluccare; chiediti: “Ho davvero fame o sto cercando conforto, distrazione o calma?”. Spesso anche solo questo breve spazio di consapevolezza permette di scegliere in modo diverso.
- Tieni un piccolo diario emotivo-alimentare. Annota i momenti in cui senti il bisogno di mangiare fuori pasto e come ti senti in quel momento (ansiosa, annoiata, stanca, arrabbiata…). Questo può aiutarti a individuare i “trigger” emotivi ricorrenti.
- Trova alternative di regolazione. Quando senti il bisogno di rifugiarti nel cibo, prova attività che ti facciano stare bene e non siano legate all’alimentazione (es.fare una passeggiata, ascoltare musica, respirazione diaframmatica, telefonare a qualcuno o semplicemente concederti una pausa).
- Organizza i pasti con regolarità. Saltare i pasti o mangiare in modo disordinato può aumentare la tendenza a spiluccare. Darsi una routine alimentare aiuta anche a contenere l’impulso.
- Coltiva gentilezza verso te stessa. Capita a tutti di cercare conforto nel cibo. Non è un fallimento, ma un segnale da ascoltare. Trattati con comprensione, non con giudizio.
Se senti che questo comportamento inizia a pesarti o a influenzare il tuo benessere, può essere utile affrontarlo con un percorso di supporto psicologico, per lavorare in modo più profondo sul rapporto con le emozioni e con il cibo. Ricorda che l’obiettivo non è “controllarsi” rigidamente, ma imparare ad ascoltarsi con consapevolezza. Dott.ssa Petteni Cecilia
Dott.ssa Lucrezia Lovisato
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Innanzitutto, è importante riconoscere che il comportamento che descrivi — mangiare per gestire emozioni o noia — è molto comune. Il cibo non è solo nutrimento: spesso rappresenta consolazione, distrazione o compagnia, e diventa quindi un modo rapido (ma temporaneo) per regolare stati emotivi spiacevoli.
possiamo definire tale fame come una "fame emotiva" che compare improvvisamente, è legata a un’emozione (noia, ansia, solitudine, stress), e tende a fare desiderare cibi specifici o “di conforto” (dolci, snack, carboidrati).
Tuttavia, quando diventa un modo abituale per gestire ciò che si prova, rischia di allontanarci dal vero bisogno emotivo che si nasconde dietro la voglia di mangiare.
Il primo passo è imparare a riconoscere quando e perché si mangia perché diventare consapevoli dei propri automatismi permette di scegliere invece di reagire in modo impulsivo.
Quando si individua il bisogno di base, si possono cercare altre forme di risposta come: attività fisica leggera o una passeggiata; contatto con qualcuno; momenti di creatività o cura personale; una pausa dall'attività che si sta svolgendo.

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