Buonasera Cari Dottori, Vorrei chiederVi consiglio su come comportarmi in quanto sul luogo di lavor

20 risposte
Buonasera Cari Dottori,
Vorrei chiederVi consiglio su come comportarmi in quanto sul luogo di lavoro capita di incontrare il mio ex che mi evita, facendo finta di non conoscermi..(è stato lui a lasciarmi in quanto non coinvolto emotivamente).. a me ferisce questo suo evitamento. Se io lo saluto con un semplice "ciao, buongiorno " allora lui ricambia "ciao" altrimenti non mi saluta di sua iniziativa..quando sto a parlare con miei colleghi, il mio ex si avvicina a salutare solo loro, come se io non esistessi..io vorrei un rapporto cordiale, da uomo maturo da parte sua, non per torniare insieme, so che lui non tornerebbe mai con me ma dato che lavoriamo nello stesso luogo anche se in uffici diversi, almeno mantenere un rapporto civile..Io vorrei provare a parlargli ma avendo lui un carattere permaloso, orgoglioso, temo che possa infastidirsi, che possa dirmi "lasciami stare"..non so come fare.. mi sento triste e umiliata da questo suo comportamento.. Vi ringrazio e Vi auguro Buona Serata.
Dott.ssa Silvia Turini
Psicoterapeuta, Psicologo
Leno
Buonasera, quando una relazione si chiude non per propria scelta, può essere doloroso e difficile da accettare, soprattutto se i sentimenti verso l'altra persona sono ancora attivi. Purtroppo, o per fortuna, non possiamo aspettarci che siano gli altri a cambiare il loro atteggiamento verso di noi. Non disponiamo e non siamo responsabili delle scelte adulte altrui, ma solo delle nostre ed è su queste che è importante concentrarsi. Il vissuto che più la addolora, è il sentirsi non vista, evitata e non considerata da una persona che per lei è stata ed è ancora significativa. Si sta chiedendo se sia il caso di parlare al suo ex, considerando ciò che pensa di conoscere di lui, immaginandosi uno scenario di risposta che potrebbe di nuovo ferirla.
Forse potrebbe essere utile ampliare la riflessione, prestando attenzione al dubbio che si pone, magari rivolgendosi a un/una professionista che la aiuti a comprendere meglio che cosa la relazione intrapresa in passato con questa persona e la sua chiusura non desiderata, abbiano attivato prima e stiano muovendo adesso nel suo sentire più profondo. Dentro le relazioni infatti, si accendono parti di noi, spesso molto antiche, delle quali abbiamo poca conoscenza e consapevolezza. Intraprendere un lavoro psicologico può aiutarla a conoscersi meglio, provare a dare un senso ai vissuti dolorosi che la accompagnano in questa fase della vita, anche con l'obiettivo di poter compiere le sue scelte con maggior consapevolezza, compresa la decisione di parlare o meno al suo ex e, se sì, in quale modo.

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa: incontrare sul luogo di lavoro una persona significativa del passato che sceglie l’evitamento può riattivare sentimenti di rifiuto, tristezza e umiliazione, soprattutto quando la relazione si è conclusa non per sua scelta.

Il comportamento del suo ex sembra essere una modalità di difesa: evitare il contatto può servirgli a gestire il disagio emotivo o a mantenere una distanza che sente necessaria. Questo, però, non toglie valore al suo bisogno legittimo di un clima lavorativo civile e rispettoso. È importante ricordare che il suo comportamento — un saluto educato e misurato — è già adeguato, maturo e coerente con il contesto professionale.

Rispetto all’idea di parlargli, può essere utile chiedersi non tanto come reagirà lui, ma cosa è meglio per il suo benessere. Un eventuale confronto, se scelto, dovrebbe essere breve, neutro e centrato sul contesto lavorativo (ad esempio esprimendo il desiderio di mantenere rapporti cordiali per lavorare serenamente), senza entrare nel merito della relazione passata. Tuttavia, non è un passaggio obbligato: a volte accettare i limiti dell’altro e proteggere se stessi emotivamente è la scelta più sana.

Il senso di umiliazione che prova merita ascolto: spesso nasce dal sentirsi “invisibili” o non riconosciuti. Lavorare su questi vissuti può aiutarla a ridare centralità a sé, indipendentemente dal comportamento dell’altro. Per questo motivo, potrebbe essere utile approfondire quanto sta vivendo con uno specialista, che possa aiutarla a elaborare la chiusura della relazione e a trovare strategie emotive più tutelanti nel contesto lavorativo.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
la Sua sofferenza è comprensibile: l’evitamento sul luogo di lavoro può essere vissuto come doloroso e svalutante. Il Suo desiderio di mantenere un rapporto civile è legittimo; tuttavia, non può controllare il comportamento dell’altro, solo il Suo. Può scegliere di continuare a essere educata e professionale, tutelando al contempo il Suo benessere emotivo, senza forzare un confronto se teme possa peggiorare la situazione.
Se desidera lavorare su come gestire questa dinamica e il vissuto di tristezza e umiliazione, La invito a un colloquio conoscitivo.

dott.ssa Pisano
Cara lettrice, prenda coraggio e gli parli, lui non conta piu direi, siete sullo stesso piano, stesso livello.
Piuttosto, mi interrogherei sul motivo delle sue paure, ha il diritto di esprimere le sue opinioni, senza dover temere le reazioni di lui.
Forse dovrebbe approndireble cause della sua insicurezza.
Sperando di esser stata di aiuto
Le invio un caro saluto
Claudia m
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, immagino quanto la situazione possa essere disagevole. Sembrate essere in due diverse fasi di elaborazione della separazione. Forse gli ci vorrà del tempo? Non saprei. Quello che le posso consigliare, visto che comprendo la sua legittima necessità di comunicazione, di trovare un modo di dirgli quello che sente di volergli dire. Se teme il confronto verbale, può tentare un altro modo, tipo scrivergli? Spero di essere stata utile, un saluto. Ilaria Innocenti
Dott.ssa Anna Vinci
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Buongiorno. Nella situazione da lei descritta è normale sentirsi confusi e provare tristezza nel sentirsi ignorate. Questo comportamento immagino la faccia sentire poco importante, come se togliesse valore alla sua persona. Le ragioni che lo portano ad agire in questo modo possono essere svariate ma ciò che credo sia importante ricordare è che, l'atteggiamento del suo Ex, non dipende da lei. Qualora tale situazione, per lei, diventa troppo difficile da gestire può chiedere un supporto psicologico per affronatre e comprendere meglio le sue emozioni e trovarele strategie migliori per affronatre questo dolore emotivo.
Dott.ssa Daniela Benvenuti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Buonasera, il comportamento del suo ex rivela in ogni caso maleducazione e immaturità. Non conoscendo le dinamiche della Vs relazione, azzardo che cova del rancore. E legittima la mia supposizione?
Le consiglio di non fare altrettanto, cioè di salutarlo normalmente con un semplice Ciao anche se non risponde.
Può cmq invitarlo garbatamente ad avere dei rapporti formali in ufficio, nei limiti della buona educazione, escludendo ogni possibile riavvicinamento, ma solo se lo ritiene opportuno.
Diversamente, sia più naturale possibile con lui e accetti che sempre accade che le persone si comportino come noi desideriamo.
Spero di aver risposto al suo quesito e resto in ogni caso a disposizione.
Dr.ssa Daniela Benvenuti
Dott. Stefano Ventura
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentil Amica,
capisco che si senta umiliata e triste per il comportamento del su ex: si capisce che vi ha legato un affetto, e che ora questa indifferenza la ferisce.
non conosco purtroppo i particolari della vostra storia, e cosa ha significato per lei. Tuttavia, di fronte ad un comportamento così inequivocabile, il mio suggerimento è di rispettare la volontà del suo ex, e mantenere le distanze come sembra preferire. Per quanto difficile possa essere all'inizio, questo la aiuterà ad elaborare la perdita e il distacco.

Con i migliori auguri,
dr. Ventura
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
quello che lei descrive non riguarda tanto il suo ex, ma il posto marginale che lei continua a darsi nella sua storia con lui.
Lei dice di volere un rapporto “cordiale e maturo”, ma nel concreto continua a cercare un riconoscimento da una persona che ha smesso di investirla. Questo può succedere per molti motivi (evitamento affettivo, difficoltà a sostenere richieste emotive, o semplicemente chiusura definitiva). Non significa che la ami, ma non significa neanche che le sia indifferente: significa che ha chiuso a modo suo.
Quando una storia finisce, ciò che fa più male non è l’assenza, ma il non essere più guardati.
Il problema è che continuando a cercare un saluto, un gesto o una scena “civile”, lei ripete uno schema perdente: cerca di ottenere oggi da lui ciò che nessuno può più restituirle, cioè il riconoscimento che non ha ricevuto allora. E questo la mette sempre nella posizione di chi aspetta, interpreta, spera e si ferisce.
Le dico una cosa che molte persone capiscono tardi: lei cercava in quell’uomo qualcosa che non poteva darle, perché non era suo compito darle valore. Quel valore — che lei ha — non si negozia e non si mendica.
Non è lui che la sta punendo: è lei che continua a mettersi nel ruolo di chi aspetta di essere scelta. È un ruolo faticoso e triste, che non rende giustizia alla sua sensibilità e alla sua femminilità.
Non serve parlargli per “mettere le cose a posto”: servirebbe solo a confermare la sua posizione (quella di chi ancora chiede). E questo, glielo dico con rispetto, non le farà bene. Quello che oggi può fare è chiudere lei, senza più cercare nel suo ex un riconoscimento che arriverà solo quando inizierà a riconoscere se stessa. Non è indifferenza: è salute e voglia di vivere.
Le persone crescono quando si tolgono dalla scena in cui perdono, non quando insistono per ripararla. Il vecchio impedisce al nuovo di sorgere.
In questi casi una buona terapia non serve a dimenticare qualcuno, ma a cambiare posizione nella vita.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
credo che una parte di lei stia ancora male per la fine di tale relazione. Provi a parlarne con uno psicologo all' interno di uno spazio di ascolto più ampio. La aiuterà con il tempo a guardare oltre con maggior serenità e fiducia.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno sig.ra,
direi che il problema è del suo ex che non ha risolto la vostra separazione.
Non possiamo chiedere agli altri di comportarsi come vorremmo, possiamo solo cambiare noi stessi.
Un saluto cordiale
dott.ssa Marzia Sellini
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Il dolore della separazione, in questi casi, non riguarda solo la perdita della relazione, ma anche la ferita alla dignità e al bisogno di essere riconosciuta come persona, che viene riattivata ogni volta che percepisce il suo evitamento.
Il comportamento del suo ex, per quanto doloroso, può essere interpretato come una strategia di gestione emotiva: alcune persone, quando non sono coinvolte o quando faticano a tollerare il disagio relazionale, ricorrono all’evitamento come modo per proteggersi da emozioni scomode, come il senso di colpa, l’imbarazzo o la paura del conflitto. Questo non giustifica la mancanza di cortesia, ma aiuta a comprendere che il suo comportamento parla più delle sue modalità di regolazione emotiva che del suo valore come persona.
L’idea di parlargli apertamente può essere utile, ma solo se sente di poterlo fare senza cercare una validazione emotiva da parte sua. Un breve e neutro chiarimento, centrato sul contesto lavorativo e non sulla relazione passata, potrebbe servire a definire un confine: per esempio, esprimere il desiderio di mantenere un clima civile per il bene del lavoro.
Dott.ssa Teresa Luzzi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Il suo malessere è comprensibile: trovarsi a condividere il luogo di lavoro con il proprio ex, per giunta evitante, non è semplice al punto che può riattivare sentimenti di rifiuto, umiliazione e tristezza, proprio come riporta lei. Potrebbe prendere in considerazione l'idea che l'evitamento da parte del suo ex non è necessariamente un giudizio nei suoi confronti, o un tentativo di ferirla ma spesso si tratta di una modalità di difesa che lo aiuta a gestire meglio il distacco e la chiusura. La sollecito a rimanere concentrata su di sè, mantenendo un atteggiamento formale di cordialità (con interazioni solo lavorative), e proteggendo soprattutto il proprio spazio emotivo in modo tale che l'impatto emotivo che il suo comportamento ha ancora su di lei possa ridursi. Lavorare su questo aspetto la aiuterà a sentirsi più centrata e stabile.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,

la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e merita attenzione. Trovarsi a condividere lo stesso contesto lavorativo con una persona significativa del passato, soprattutto quando il legame si è interrotto in modo asimmetrico, può riattivare sentimenti di tristezza, ferita e umiliazione, come quelli che lei sta vivendo.

Il comportamento evitante del suo ex partner, per quanto possa apparire immaturo o poco rispettoso, sembra essere una modalità difensiva sua, probabilmente legata alla difficoltà di gestire il contatto emotivo o il confronto. Questo però non riduce l’impatto che tale atteggiamento ha su di lei, né rende meno legittimo il suo desiderio di un clima civile e professionale.

È importante distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è. Lei può scegliere come porsi: mantenere un saluto educato, misurato e coerente con i suoi valori di rispetto e maturità, indipendentemente dalla risposta dell’altro. Questo non è un segno di debolezza, ma di cura verso se stessa. Al tempo stesso, è comprensibile che esporsi ulteriormente, ad esempio cercando un chiarimento diretto, possa spaventarla: se percepisce che un confronto rischierebbe di farla sentire ancora più svalutata, è legittimo proteggersi e non forzare il dialogo.

Talvolta, accettare che l’altro non sia in grado di offrire la cordialità che desidereremmo è un passaggio doloroso ma necessario per recuperare equilibrio interno. L’obiettivo, in questi casi, non è ottenere una risposta diversa dall’ex partner, ma lavorare affinché il suo comportamento non definisca il valore che lei attribuisce a se stessa.

Se sente che questa situazione continua a ferirla o a influenzare il suo benessere quotidiano, potrebbe essere utile prendersi uno spazio di ascolto con un professionista, per elaborare la perdita, rafforzare i confini emotivi e ritrovare una posizione interna più stabile e tutelante.

Resto a disposizione e le auguro di poter attraversare questo momento con maggiore serenità e rispetto verso se stessa.

Un caro saluto

Fabio
Salve.
Quello che descrive non è solo un problema di educazione o di maturità del Suo ex. È soprattutto l’effetto che il suo comportamento ha su di Lei: la ferita, la tristezza, il sentirsi umiliata. Ed è da lì che vale la pena partire.
L’evitamento dell’altro non va letto tanto come mancanza di rispetto, quanto come una modalità soggettiva di difesa. Il Suo ex, evitandola, sembra cercare di cancellare il legame simbolico che c’è stato. Ma un legame, una volta esistito, non si cancella semplicemente facendo finta che l’altro non esista. Il suo silenzio, il suo non-saluto, parlano.

La domanda però non è: perché lui si comporta così?
La domanda più importante è: perché questo Suo modo di evitarmi La tocca così profondamente?
Lei dice una cosa molto chiara: “Vorrei un rapporto civile, maturo”. Questo è il discorso conscio, razionale. Ma l’affetto che emerge, l’umiliazione ,ci dice che qui non è in gioco solo la civiltà dei rapporti, bensì il Suo posto nello sguardo dell’Altro. Essere ignorata equivale, a livello inconscio, a essere messa fuori scena, come se la relazione non fosse mai esistita. Ed è questo che fa male.
Dal punto di vista clinico, parlare con lui non è né giusto né sbagliato in sé. La questione è: con quale aspettativa?
Se l’aspettativa è che lui finalmente si mostri “maturo”, allora rischia di rimettersi nella posizione di chi attende dall’Altro un riconoscimento che potrebbe non arrivare. E questo riattiverebbe la ferita.
La psicoanalisi lacaniana non invita a inseguire il riconoscimento dell’Altro, ma a interrogarsi su perché quel riconoscimento è così necessario. Non per colpevolizzarsi, ma per restituirsi una posizione meno dipendente dal comportamento altrui.
Lei nota anche un timore: “ho paura che mi dica lasciami stare”. Questo timore è già una risposta. In qualche modo Lei sa che l’Altro potrebbe ribadire la sua chiusura. E allora la domanda diventa: Lei vuole esporsi di nuovo a questo rifiuto, o vuole proteggere qualcosa di sé?
Dal punto di vista lacaniano, una possibile direzione non è forzare un chiarimento, ma trovare un modo di stare nella situazione che non La umili, indipendentemente da lui. Per esempio: continuare a salutare, se questo corrisponde al Suo stile e non a una richiesta implicita oppure smettere di farlo, se il saluto diventa una domanda senza risposta. Non esiste una regola giusta: esiste ciò che La fa soffrire di meno e La fa sentire meno annullata.

il problema non è ottenere da lui un comportamento “da uomo maturo”, ma capire che posto Lei continua a occupare, suo malgrado, nel legame con lui. È su questo punto che un lavoro terapeutico potrebbe aiutarLa: non a cambiare lui, ma a non lasciarsi definire dal suo evitamento.
Se desidera, posso anche aiutarLa a:
capire se parlarci sarebbe un atto per Lei o contro di Lei
leggere questo dolore alla luce della Sua storia affettiva
oppure formulare una posizione interna più solida, qualunque cosa lui faccia
Resto qui.
Dott.ssa Elisa Fedriga
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Iseo
Buonasera, potrebbe parlargli oppure decidere che non ne vale la pena continuare a mantenere un rapporto con lui.
Dott.ssa Daniela Bogetti
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
buongiorno
comprendo perfettamente quale possa essere il tuo stato d`animo: sentirsi invisibili e non visti da una persona a cui si e stati profondamente legati genera sensazioni di tristezza, impotenza e fallimento. Tali sensazioni vengono inoltre amplificate dal luogo di lavoro che sicuramente non agevola il processo sano di separazione. Il comportamento del tuo ex e legato ad una immaturità emotiva o da un forte malessere piuttosto che da desiderio di ferirti o umiliarti. spesso noi proiettiamo sugli altri le nostre fatiche e i nostri malesseri. Credo che un percorso con uno specialista possa aiutarti a gestire meglio questi momenti difficili lavorando sul costruire maggiore fiducia in te stessa che ti permette di avere strategie mirate per iniziare ad elaborare la separazione e vivere con maggiore serenita` i momenti in cui avrai contatto con lui.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Penso che Lei debba accettare la realtà e cioè che questa persona non vuole contatti più profondi con Lei. Mi chiedo cosa Le importa se Lui è sfuggente. Forse Lei non ha superato questa separazione, seppure crudele e senza spiegazioni? Non deve cambiare gli altri, ma solo se stessa e costruire il Suo futuro. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Marialuisa Magrelli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,

Da quanto descrive, il suo ex sembra adottare un comportamento ambivalente ed evitante, che può risultare doloroso e confusivo nel contesto lavorativo. Può essere utile riportare l’attenzione su di sé e sul proprio benessere: salutare è un gesto di cortesia che lei compie in autonomia, ma non ha il controllo sulla risposta dell’altro.

Può chiedersi se continuare a salutare, sapendo che talvolta questo può riattivare emozioni di rifiuto, oppure se prendere una distanza emotiva più protettiva possa aiutarla a preservare la sua serenità.

Mi permetto di aggiungere che, a volte, al di là del comportamento dell’altro, le emozioni intense che proviamo possono parlare anche di parti di noi ancora ferite o non del tutto elaborate. Potrebbe essere utile concedersi uno spazio di riflessione su ciò che questa situazione smuove dentro di lei, così da trasformarla in un’occasione di maggiore consapevolezza e crescita personale.
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Buonasera, lavorare nello stesso luogo di un ex partner può essere molto faticoso, soprattutto quando il comportamento dell’altro viene percepito come evitante o svalutante. È comprensibile che il suo atteggiamento la faccia sentire triste e umiliata in quanto l’indifferenza, a volte, può ferire più di un conflitto aperto. L’evitamento può essere una modalità di gestione del disagio. Alcune persone, dopo una rottura, scelgono la distanza rigida per non riattivare emozioni o sensi di colpa, soprattutto se sono state loro a interrompere la relazione. Questo non giustifica la mancanza di cordialità, ma può spiegare perché mantenga una posizione fredda e formale. Il suo desiderio di un rapporto civile è legittimo. Tuttavia, quando l’altro non mostra disponibilità, insistere per ottenere un comportamento diverso rischia di aumentare la frustrazione. Può essere utile mantenere un atteggiamento coerente e professionale: salutare con educazione, senza aspettative ulteriori, e proteggere il suo equilibrio emotivo evitando di interpretare ogni gesto come un giudizio sul suo valore. Se sente il bisogno di chiarire, può farlo in modo breve e neutro, ad esempio esprimendo il desiderio di mantenere un clima lavorativo sereno. Ma è importante farlo solo se si sente pronta ad accettare qualsiasi risposta, anche una chiusura. Se questa situazione continua a incidere sul suo benessere emotivo, un percorso di psicoterapia può aiutarla a elaborare la rottura e a rafforzare l’autostima, così che il comportamento dell’altro abbia un impatto minore su di lei. L’obiettivo non è cambiare lui, ma restituire a lei serenità e dignità nel contesto lavorativo.

Un cordiale saluto.

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