Buonasera a tutti, sono una ragazza di 24 anni. Generalmente sono soddisfatta di me stessa e di quel
Buonasera a tutti, sono una ragazza di 24 anni. Generalmente sono soddisfatta di me stessa e di quello che faccio, sono determinata e credo di riuscire a rapportarmi bene con gli altri, perchè sono una persona solare e accondiscendente (a volte forse troppo). Ciò mi ha permesso di stringere molte amicizie, di avere una relazione molto soddisfacente con il mio partner e di raggiungere (quasi) sempre gli obiettivi che mi sono prefissata. Il problema è che mi capita di farmi "paranoie" su sciocchezze. Per farvi un esempio, ho lavorato per due giorni con un team di persone e nel rapportarmi con una ragazza mi sono resa conto di non averle chiesto nulla sul suo conto, e di aver parlato troppo di me. Mi accade abbastanza spesso di avere preoccupazioni sull'aver parlato troppo di me stessa, di annoiare le persone con le troppe chiacchiere o di risultare troppo spavalda. Non riesco però a comprendere se questa sia solo una mia sensazione o se davvero accada. Sono circondata comunque da persone che mi vogliono bene, quindi non credo di essere così tanto una pessima persona. Grazie mille per l'aiuto! Alice
25 risposte
Gentilissima Alice, non credo affatto che lei sia una pessima persona. Già solo il fatto che si pone il dubbio di essersi comportata in modo sgarbato verso qualcun altro denota sensibilità e senso critico. Alcuni aspetti della personalità emergono più forti di altri e guidano i nostri comportamenti, sul luogo di lavoro, con gli amici, in famiglia. Si tratta di contesti diversi dove le aspettative di giudizio potrebbero rivelarsi sostanzialmente opposte: con il partner o con gli amici, potrebbe essere molto equilibrata nel parlare, ma anche nell'ascoltare, senza doversi affermare e senza attendersi un giudizio da parte degli altri, anche quando magari tende a parlare troppo di sé. Sul lavoro, invece, alcune dinamiche cambiano e il desiderio di emergere, di consolidare negli altri una certa impressione di sé, di rimarcare le proprie doti, possono determinare comportamenti come quello che ha descritto. Tale bisogno di affermazione può anche nascondere l'ansia di essere giudicati, una bassa autostima e una forma di egocentrismo protettivo, per cui parlare sempre di sé stessi, senza ascoltare o manifestare interesse per gli altri, rivela la paura di esporre una parte personale più fragile e vulnerabile. La sua vita è molto dinamica e ricca di relazioni e questo è molto bello. Le consiglio solamente di approfondire la conoscenza consapevole delle relazioni e della comunicazione. Si può fare individualmente, con l'aiuto di uno psicologo, oppure con sedute di gruppo, come ad esempio il team di lavoro, all'interno del quale queste dinamiche sono molto evidenti e amplificate. Non a caso, molte aziende propongono attività di team building e strategie di comunicazione, per migliorare le strategie e l'efficienza dei propri soci o dipendenti. Spero di averle dato qualche informazione di sua utilità. Rimango in attesa di eventuali altre domande o chiarimenti sull'argomento. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Ottieni una risposta grazie al consulto online
Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.
Salve Alice mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive. Tenga conto che questa situazione potrebbe rappresentare il sintomo di un disagio interiore che evidentemente lei si porta dentro e che richiede sicuramente di essere attenzionato. Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale. Nel frattempo magari provi a effettuare una sorta di elenco per capire quando questa situazione si verifica e se effettivamente si verifica sistematicamente oppure con determinate persone oppure in specifiche situazioni. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL
Cara utente, dalle sue parole emerge come lei sia una persona ricca di risorse e abilità. Oggi però si preoccupa di non riuscire sempre a interessarsi a gli altri, o meglio teme che ciò accada poco. Tuttavia il rimando che lei riceve dall'esterno, mi sembra di capire, sia diverso "stringere molte amicizie, di avere una relazione molto soddisfacente"// " Sono circondata comunque da persone che mi vogliono bene". Allora mi chiedo come mai le rimane questo dubbio? E se anche fosse vero che lei qualche volta parla molto e non ha molto spazio per l'altro, questo cosa direbbe di lei? Cosa non le piace di ciò? Se questo elemento di sè le reca dal malessere o la turba in qualche modo potrebbe riflettere sulla possibilità di elaborare questo aspetto della sua personalità insieme ad uno psicologo; che la posso aiutare a comprendere se tale comportamento è davvero da lei messo in atto o se è solo un suo dubbio; ed in entrambi i casi la può aiutare ad elaborare ciò che accade. Rimango a sua disposizione Dott.ssa Alessia D'Angelo
Gentile Alice, il fatto che lei si ponga questa domanda, insieme al ciò che ha condiviso descrivendo la sua situazione, lascia intendere che lei sia molto abituata a riflettere su di sé, sui suoi comportamenti e sull'effetto che le sue azioni possono avere su chi la circonda. Rispetto alla sua domanda, forse si potrebbe provare a guardarla da un altro punto di vista: più che provare a comprendere se parlare troppo di sé o risultare spavalda sia unicamente una sua sensazione (o timore) oppure accada veramente, forse la domanda potrebbe essere "perché quando mi relaziono con gli altri ho spesso il dubbio di aver parlato troppo di me, o di averli annoiati? Da dove arriva questo timore? Cosa succederebbe se qualcuno me lo facesse notare?". Molto spesso i nostri timori parlano di noi: di come nel tempo siamo stati descritti dalle persone per noi significative, dell'idea che ci siamo fatti di noi stessi, dei giudizi che facciamo sulle nostre azioni. Se vorrà esplorare ed approfondire la questione, sarò a disposizione. Un caro saluto Dott.ssa Diane Zanella
Buonasera è bello leggere di una persona che ha una buona stima di sé,che ha raggiunto in genere gli obiettivi prefissati e che percepisce l affetto di chi ha intorno. La mia domanda è da dove sono nate queste "paranoie" di annoiare ad esempio gli altri? Qualcuno glielo hai mai fatto notare? Il fatto che scrive che si preoccupa di essere pesante e non aver chiesto nulla all altra ragazza della riunione mi fa dedurre che ha anche una buona capacità di entrare in relazione ed empatia con l altro. Le mando un caro saluto
Gentile Alice, in linea di massimo le direi di non PRE-Occuparsi, ovvero, soprattutto in ambito relazionale, di non fasciarsi la testa prima che il problema emerga. Le hanno mai fatto notare che parla troppo e che non lascia spazio nel dialogo agli altri? Se non è mai successo, verosimilmente il suo modo di dialogare non è così problematico e non deve ritenersi tendente a sottrarre spazi e possibilità (d'altra parte lei pare così disponibile che mi viene da pensare che lei tema di non risultare accondiscendente anche nel dialogo!). Certo, può provare a "tacere" un po' di più nel dialogo e lasciare spazio all'interlocutore, tuttavia, ripeto, se nessuno le ha mai fatto notare questo problema, perché limitare uno stile comunicativo prosociale che, magari, invece è molto apprezzato? Valuti Spero di averle dato qualche spunto di riflessione dott. Alessandro Pedrazzi
Buongiorno Alice, leggendo le sue parole ho avuto l'impressione che, nonostante si riconosca molte qualità che sicuramente la caratterizzano, talvolta, soprattutto nel relazionarsi con persone nuove, prevalga un'insicurezza di fondo che lei cerca di affrontare "parlando troppo di sé". Ho riscontrato nella mia pratica clinica che le persone che al primo sguardo possono apparire molto sicure di sé, disposte a parlare ed a raccontarsi, talvolta vivono una condizione di scarsa autostima e senso di inadeguatezza. Non so se riesce a ritrovarsi nelle mie parole ma se così fosse, bisognerebbe cercare di comprendere da dove provengono questi timori che magari hanno radici nella sua infanzia o adolescenza. Comunque Alice, lei sicuramente non è una "pessima persona", tutt'altro, le consiglio di credere di più in sé stessa puntando sui suoi punti di forza che da quello che dice, e dal riscontro che ha dalle relazioni soddisfacenti che intrattiene con le persone che la circondano, sembrano essere veramente notevoli. Un caro saluto, Dott.ssa Cristiana Vallini
Buongiorno Alice, grazie mille per la sua condivisione. Rispetto a quello che ha descritto, sarebbe utile approfondire meglio le sue "paranoie" e capire da cosa sono generate; ci possono essere diversi fattori che la portano a interrogarsi sul suo funzionamento interpersonale quali per esempio il timore di annoiare gli altri o di poter essere giudicata, uno scarso senso di autoefficacia o di ansia anticipatoria rispetto a situazioni interpersonali nuove. Come lei stessa ha riportato, ha delle buone risorse, che le permettono di aver una soddisfacente rete sociale e relazionale, tuttavia, alla luce dei suoi dubbi, potrebbero esserle utile affrontare un percorso di psicoterapia per comprendere meglio se stessa e il suo funzionamento. Le auguro di fare un buon percorso e rimango a disposizione. Cordiali saluti. Dott.ssa Zenucchi Monica
Gentile Alice, da quello che lei scrive si denota una grande consapevolezza di sè, che reputo una grande qualità e risorsa. Credo che se fosse risultata noiosa glielo avrebbero fatto notare, il fatto che sia circondata di persone che le vogliono bene questo dovrebbe essere sufficiente nel dimostrarle che, almeno per loro, non risulta noiosa. Poi non si può piacere a tutti, magari le sarà capitato o potrà capitarle di risultare in un certo modo per qualcuno. Ma le persone che contano sono quelle a cui lei vuole bene e viceversa. Le auguro una buona giornata
Buongiorno, leggendo con attenzione ciò che ha narrato, viene in rilievo una sorte di ambivalenza tra l’essere “brave persone” stimate, ammirate ed amate ed il non sentirsi affatto tali. La questione che la interroga è sul se sia o meno una persona degna di certi sentimenti di affetto e stima, indaga sui suoi atteggiamenti alla ricerca di elementi quali il parlare troppo di lei con gli altri e, per altro verso, la risposta che giunge dall’altro in termini di vicinanza ed affetto. Il suo dubbio sembra non trovare risposta, oscillando tra la ricerca di una défaillance ed il riscontro consolatorio dell’altro, come una bilancia che oscilla di continuo in un’alternanza di pesi. Questo può essere un tema importante, la questione tra il cosa L’altro voglia da Lei e cosa lei dall’altro, come si arrivi ad essere ai propri occhi “una brava persona” ma anche cosa significhi esserlo e, soprattutto, per chi. A dispetto di molte opinioni, non sempre avere buone relazioni e raggiungere con successo degli obiettivi pratici corrisponde ad uno stato di quiete, di “felicità” e di realizzazione personale, anzi, molte volte può accadere l’opposto, finché non si trovi il proprio, personalissimo, modo di essere. Non a caso lei sottolinea quasi sommessamente di accondiscendere troppo gli altri (cosa vuole da me l’altro?). La invito a riflettere su questo e sull’opportunità di un percorso più articolato fruendo dell’ausilio di un professionista. Un saluto cordiale
Cara Alice, le tue domande sono certamente importanti; potresti rivolgerti ad un professionista per intraprendere un percorso di supporto psicologico e trovare col tempo le risposte che cerchi. Resto a disposizione. Cordiali saluti, Alessandra Barbera
Buongiorno Alice, mi sembra di capire che le piace essere ascoltata ed avere l'approvazione degli altri. C'è senz'altro una spiegazione a tutto ciò è mi piacerebbe lavorare insieme a lei pper arrivare alla piena consapevolezza della sua personalità e cercare di favorire un possibile cambiamento. Sono disponibile ad aiutarla. Mi contatti pure. Cordiali saluti Dott.ssa Laura Francesca Bambara
Gentile utente, da quello che scrive mi sembra di capire che sia preoccupata di non dare sufficiente attenzione o spazio agli altri ma già solo il fatto che si sia posta il dubbio fa capire il contrario. Tuttavia mi chiedo se questa preoccupazione non sia data anche da un timore del giudizio degli altri, come se dovesse sempre aderire alle aspettative altrui per garantirsi il loro affetto e la loro stima. Queste sono solo ipotesi basate su una mera impressione ma qualunque sia il vero motivo di questi dubbi meriterebbe un approfondimento. Potrebbe dunque, se lo ritiene utile, indagare questi temi con l'aiuto di un professionista al fine di diventare più consapevole ed estinguere la sua preoccupazione. Resto a sua disposizione! Un saluto!
Gentile Alice, dal suo racconto sembrano emergere buone risorse personali, buona autostima e una certa soddisfazione per il suo stile di vita. I dubbi nei rapporti con gli altri sono positivi, perchè aiutano ad avere un buon monitoraggio su di sè e su come i nostri comportamenti impattano sugli altri. Se però questi pensieri le sembrano troppo invasivi nella sua quotidianità, potrebbe ragionare sulla loro origine, se derivano da suoi timori o da qualcuno che le ha fatto notare questi aspetti ad esempio. Potrebbe anche prendere in considerazione di esplorare queste tematiche con un professionista: in terapia non ci va solo chi ha profondi malesseri, ma anche chi vorrebbe conoscersi meglio e capire i propri comportamenti e meccanismi relazionali. Nella speranza che questo confronto possa esserle utile, resto a disposizione anche online. Un caro saluto. Dott.ssa Elena Sinistrero
Potrebbe essere utile indagare questa tua sensazione di poter apparire pesante e noiosa, che le persone che ti circondano non ti confermano. E' quindi una cosa tua e direi per fortuna: devi solo lavorarci, capire come mai ti senti in questo modo e riuscire a stare meglio. Inizia un percorso e vedrai che le cose andranno meglio. Un saluto
Buongiorno, questi suoi dubbi andrebbero approfonditi in uno spazio di riflessione più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle, soprattutto se fonte di malessere. Si hanno pochi elementi per poter comprendere meglio il significato di cosa questo rappresenti da un punto di vista relazionale. resto disponibile qualora volesse ad approfondire tale discoro; Ricevo anche on-line. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Salve Alice, io credo che, per il suo caso, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicoterapeutico al fine di individuare le cause più profonde della sua problematica. Cordiali saluti
Buonasera, la sua attenzione agli altri, il suo accondiscendere potrebbe essere legate alla percezione del valore che ha di sé. Parlare e non lasciare spazio agli altri potrebbe essere una difesa dalle pause di silenzio, o cosa altro? Banalmente potrebbe provare a fare domande più che iniziare a parlare di sé, ma credo che sia importante capire tutte queste manifestazioni cosa celano. Cordiali saluti Dott.ssa Valeria Randisi
Ciao Alice, grazie per aver condiviso i tuoi pensieri. Da quello che descrivi, sembri una persona molto consapevole di sé, con una buona autostima e un atteggiamento positivo nei confronti della vita. La tua riflessione sul parlare troppo di te stessa e il timore di risultare troppo spavalda è abbastanza comune, soprattutto in persone che si preoccupano delle relazioni sociali e di come vengono percepite dagli altri. La preoccupazione che ti riguarda potrebbe essere legata a un bisogno di conferma o a una paura di non essere abbastanza attenta o equilibrata nelle interazioni. Tuttavia, spesso queste “paranoie” sono amplificate dalla nostra mente, che tende a focalizzarsi su dettagli che agli altri potrebbero sfuggire o non avere la stessa rilevanza. Il fatto che tu abbia un buon rapporto con il tuo partner e che le persone ti vogliano bene suggerisce che tu non stia effettivamente commettendo errori gravi nelle tue interazioni sociali. Potrebbe essere utile riflettere su queste preoccupazioni in modo più distaccato, cercando di comprendere se sono frutto di un'esagerazione della tua parte o se ci sono davvero segnali dai tuoi interlocutori che ti fanno pensare a un eccesso di narcisismo o mancanza di equilibrio. A volte, il semplice fatto di essere una persona socievole e chiacchierona può essere percepito come un'opportunità di connessione, piuttosto che come un problema. Se queste paranoie ti causano troppo disagio, potrebbe essere utile fare un percorso di auto-esplorazione con un professionista, per imparare a gestire le tue insicurezze e acquisire una maggiore consapevolezza di come le tue parole e comportamenti vengano davvero percepiti dagli altri. Questo ti permetterebbe di sentirti più serena nelle tue interazioni, senza dover portare con te il peso di dubbi costanti. Per qualsiasi cosa, resto a disposizione. Dott.ssa Anna Consalvo
Sta venendo fuori la sua parte critica di non essere abbastanza pensa che tutti si sentono come lei appena conoscono gente se vuole un aiuto consiglio un training di mindfulness
Gentile Alice, Mi sembra che la sua domanda nasca dal desiderio di comprendere meglio se le sue preoccupazioni sono fondate o se, piuttosto, si tratta di "paranoie" che derivano da un’autocritica un po’ troppo severa. Lei sembra avere una grande consapevolezza di sé, ma forse si sta chiedendo: cosa succede quando la mia mente si concentra troppo su un piccolo dettaglio? Spesso, quando ci preoccupiamo di cose che sembrano insignificanti, rischiamo di ingigantirle nella nostra testa. Ma potrebbe esserci qualcosa che, esplorando queste sensazioni, le permetterebbe di scoprire nuovi modi di relazionarsi con gli altri, senza sentirsi sempre sotto giudizio. Per approfondire questi argomenti, son disponibile su consulenza. Un caro saluto, Dr. Giorgio De Giorgi
Ciao Alice, grazie per aver condiviso il tuo vissuto con tanta sincerità. Quello che descrivi è comune a chi è attento agli altri e desidera relazioni autentiche. Il fatto che ti interroghi su come vieni percepita mostra sensibilità, non un difetto. A volte queste preoccupazioni nascono da un bisogno di conferme o da una voce critica interiore che può essere esplorata con delicatezza. Se ti capita spesso, può essere utile approfondirlo insieme: bastano anche pochi incontri per fare chiarezza e alleggerire il peso di certi pensieri. Resto volentieri a disposizione se vorrai parlarne. Un caro saluto
Buonasera Alice, da come si descrive emerge una persona consapevole, affettuosa, capace di costruire relazioni solide e di raggiungere i propri obiettivi. Il fatto che ogni tanto si faccia delle “paranoie” non annulla tutto questo: parla più della sua sensibilità che di un reale problema nel modo in cui si rapporta agli altri. La sensazione che prova — quella di aver parlato troppo, di poter risultare invadente, di non aver chiesto abbastanza all’altro — è molto comune nelle persone attente agli altri e un po’ autocritiche. Succede quando, a distanza di qualche ora o giorno, la mente rianalizza al microscopio piccoli dettagli di una conversazione e li ingigantisce. Lì non sta parlando la realtà, ma il suo timore di poter “disturbare”, di essere meno accogliente di quanto vorrebbe. E spesso è proprio questo timore che fa vedere come sbagliate cose che sono perfettamente normali. Se davvero fosse una persona che parla solo di sé, che non ascolta, che annoia o sovrasta gli altri, lo noto le arriverebbe: nei rapporti si creerebbero distanze, gli altri cercherebbero meno la sua presenza, ci sarebbero segnali molto chiari. Invece lei si descrive circondata da affetto, con amicizie solide e una relazione soddisfacente. Questi fatti valgono molto più delle impressioni che arrivano nelle ore in cui si analizza troppo. Di solito, questo tipo di pensiero nasce da un perfezionismo relazionale: il desiderio di essere sempre gentile, attenta, misurata, mai invadente. Ma la verità è che tutte le relazioni sane prevedono momenti in cui si parla un po’ di più, altri in cui si parla un po’ di meno, giornate in cui ci si sbilancia, altre in cui si ascolta di più. Nessuno tiene un bilancio continuo delle domande fatte o ricevute. Se vuole lavorare su questo tratto — non per cambiarlo, ma per viverlo con più serenità — un percorso psicologico può essere molto utile. Ma già ora ci sono due cose che può tenere a mente: – le paranoie che ha non sono un segnale che c’è qualcosa di sbagliato in lei; – il modo in cui gli altri la trattano vale molto più di come lei si giudica nelle ore di sovrapensiero. Se vuole, possiamo provare insieme a capire in quali momenti questi pensieri compaiono più spesso e cosa li fa scattare: a volte basta riconoscere il meccanismo perché perda molta della sua forza. Se ha piacere, può tranquillamente contattarmi in privato. Un caro saluto, Dott.ssa Susanna Brandolini
Buonasera Alice, il fatto che lei si ponga queste domande non nasce dal nulla: spesso queste sensazioni “di pancia” hanno radici in esperienze passate in cui ci si è sentiti giudicati, poco ascoltati o in qualche modo di troppo. Anche se oggi la sua vita relazionale appare soddisfacente, può darsi che una parte di lei resti molto vigile su come viene percepita dagli altri. Potrebbe valere la pena chiedersi quando ha iniziato a sentire di dover “dosare” se stessa e cosa nelle sue esperienze l’ha portata a sviluppare questa sensibilità. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare l’origine di queste preoccupazioni e a distinguere ciò che appartiene a schemi appresi nel tempo da ciò che sta davvero accadendo nelle relazioni presenti, per viverle con maggiore libertà e tranquillità. Un saluto
Buonasera Alice, da come descrive la sua situazione emerge un aspetto piuttosto comune nelle persone che, come lei, hanno buone competenze sociali, una vita relazionale soddisfacente e una generale fiducia nelle proprie capacità, ma allo stesso tempo tendono a osservare con molta attenzione il proprio modo di comportarsi nelle interazioni con gli altri. In una prospettiva cognitivo comportamentale, può essere utile considerare che la mente non si limita a “vivere” le situazioni sociali, ma spesso le rielabora subito dopo, come se le analizzasse in modo critico. In questa rielaborazione possono inserirsi pensieri del tipo “avrò parlato troppo?”, “avrò dato una cattiva impressione?”, “avrò annoiato l’altro?”. Questi pensieri non sono necessariamente il riflesso della realtà, ma piuttosto interpretazioni interne, spesso influenzate da un bisogno di essere adeguati, apprezzati e non invadenti. È interessante notare che lei stessa riporta elementi molto importanti che vanno in una direzione diversa da quella delle sue preoccupazioni: ha relazioni stabili e positive, viene cercata dagli altri, si descrive come solare e ben inserita nei contesti sociali. Questo indica che la sua percezione di “aver sbagliato qualcosa” non sembra trovare un riscontro concreto e stabile nella realtà esterna, ma si attiva soprattutto a posteriori, quando la mente torna sull’evento e lo “riesamina”. Spesso, in questi casi, non è tanto il comportamento sociale a essere problematico, quanto il modo in cui viene valutato dopo. La mente tende a concentrarsi su dettagli isolati, come una frase detta o non detta, e a trasformarli in segnali di possibile errore relazionale, anche quando l’insieme dell’interazione è stato positivo. Questo meccanismo può portare a una forma di auto-osservazione molto intensa, che però non sempre aiuta a essere più autentici o spontanei, anzi a volte rischia di rendere le interazioni meno naturali proprio perché ci si controlla troppo. Un lavoro psicologico in questi casi può essere utile non perché ci sia “qualcosa che non va”, ma perché permette di comprendere meglio questi automatismi mentali e ridare più spazio all’esperienza reale delle relazioni, invece che alla loro continua analisi successiva. Spesso, quando si impara a dare meno peso a questi pensieri di dubbio e a considerarli per quello che sono, cioè eventi mentali e non verità oggettive, si recupera anche una maggiore leggerezza nel modo di stare con gli altri. Il fatto che lei si ponga queste domande con questa lucidità è già un segnale di attenzione e sensibilità relazionale, non di inadeguatezza. L’obiettivo non è eliminare completamente questi pensieri, ma ridurre il loro impatto, in modo che non condizionino la percezione che ha di sé dopo ogni interazione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
















