Domande del paziente (82)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Gentile Paziente,
    nel caso di ginecomastia composta da solo tessuto adiposo si parla più correttamente di pseudoginecomastia. In questi casi la chirurgia tradizionale non è sempre necessaria: esistono... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Gentile Paziente,
    dopo un trapianto di capelli eseguito a maggio, a circa 4 mesi è normale che la ricrescita non sia uniforme. I capelli trapiantati attraversano una fase di ricrescita graduale, spesso... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Gentile Paziente,
    a circa 4 mesi da una rinosettoplastica aperta, soprattutto in presenza di pelle spessa, è frequente che le cartilagini alari risultino ancora piuttosto visibili o palpabili. Questo accade... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Gentile Paziente,
    il dolore alla mandibola che si irradia a orecchio, tempia e collo, peggiora nei movimenti di apertura e in alcune posizioni a letto, è spesso legato a una disfunzione dell’articolazione... Altro


    Ho avuto una necrosi al naso a causa un filler eseguito dopo una rinosettoplastica. Ho trattato la necrosi facendomi seguire costantemente e ho anche fatto iniezioni a base di cellule staminali per migliorare tessuti. Vorrei effettuare una rinoplastica aperta per migliorare la forma del naso e della punta che ormai è completamente asimmetrica e non sono più a mio agio con il mio volto. Il rischio di una complicazione e quindi di un’altra necrosi è alta?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, il suo è un caso che richiede particolare attenzione e una valutazione molto accurata, perché una precedente necrosi post-filler indica che il naso ha già subito un importante danno vascolare e cicatriziale.

    Questo non significa automaticamente che una rinoplastica sia impossibile, ma certamente il rischio chirurgico può essere maggiore rispetto a un naso mai trattato o mai complicato. Dopo una necrosi, infatti, possono esserci:

    * alterazioni della vascolarizzazione locale;
    * cicatrici interne;
    * fibrosi dei tessuti;
    * assottigliamento o sofferenza cutanea residua.

    Tutti elementi che rendono il comportamento dei tessuti meno prevedibile.

    Detto questo, una rinoplastica ricostruttiva o secondaria può spesso migliorare sia la forma sia l’asimmetria, soprattutto se eseguita da un chirurgo con esperienza specifica in rinoplastica complessa e nasi secondari.

    Il rischio di una nuova necrosi non può essere definito “alto” in assoluto senza visita, ma sicuramente va considerato con prudenza e valutato caso per caso in base a:

    * qualità attuale della cute;
    * estensione della necrosi avuta;
    * condizioni della circolazione locale;
    * presenza di cicatrici;
    * eventuali innesti o trattamenti precedenti.

    In alcuni casi può essere utile attendere tempi adeguati di stabilizzazione dei tessuti prima di reintervenire, proprio per ridurre il rischio di complicanze.

    Il consiglio è di affidarsi solo a una valutazione specialistica molto approfondita, possibilmente con fotografie pre e post necrosi e un esame diretto dei tessuti, perché nei nasi già compromessi la pianificazione chirurgica è fondamentale quanto l’intervento stesso.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Buongiorno, a fine gennaio mi sono sottoposto ad un intervento chirurgico di lipoaspirazione in ginecomastia bilaterale. Ho utilizzato la guaina compressiva H24 per il primo mese e poi altri 45 giorni l'ho utilizzata solo di giorno. Nelle visite di controllo(dopo 2 settimane e dopo 1 mese) sono stato rassicurato che tutto fosse anche meglio di ciò che ci si aspettava. La prossima visita é a fine maggio ma non ho un contatto diretto con il reparto di chirurgia per chiedere informazioni. Al momento sento un minimo di dolore se involontariamente vengo toccato e oggi, primo giorno senza guaina compressiva, sento un pò di fastidio in generale nell'area interessata. Da due settimane circa sento delle formazioni piú rigide(piú grande a sinistra di circa 1,5cm) di fianco alle areole e un "filamento", sempre rigido, che va dal punto di ingresso della lipoaspirazione fino alle formazioni a fianco delle areole. Vorrei capire se queste formazioni piú rigide fanno parte della guarigione e se data la situazione posso sospendere definitivamente l'utilizzo della guaina o é meglio continuare.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buongiorno, da ciò che descrive, la situazione potrebbe rientrare nei normali processi di guarigione dopo una lipoaspirazione per ginecomastia, soprattutto considerando che è trascorso ancora un tempo relativamente breve dall’intervento.

    Le aree più dure o “cordoncini” fibrotici che sente vicino alle areole o lungo i tragitti della cannula sono abbastanza frequenti nei mesi successivi alla chirurgia. Si tratta spesso di:

    * fibrosi post-operatoria;
    * aderenze cicatriziali interne;
    * indurimenti temporanei legati alla guarigione dei tessuti.

    Anche una lieve dolorabilità o fastidio al contatto può persistere per diversi mesi, soprattutto nelle zone più trattate.

    Il fatto che le visite iniziali siano state rassicuranti è sicuramente positivo. Tuttavia, senza visita diretta, non è possibile stabilire con certezza la natura delle formazioni che descrive.

    Per quanto riguarda la guaina compressiva:

    * dopo oltre due mesi, molti chirurghi ne consentono la sospensione;
    * in alcuni pazienti però, soprattutto se è presente fibrosi o edema residuo, può essere utile prolungarne l’uso ancora per alcune settimane, anche solo parzialmente o durante il giorno.

    In questi casi possono talvolta aiutare anche:

    * massaggi specifici post-operatori;
    * linfodrenaggio;
    * trattamenti per la fibrosi, se indicati dal chirurgo.

    Il consiglio è comunque di anticipare un controllo se:

    * le zone dure aumentano rapidamente;
    * compare rossore, calore o gonfiore importante;
    * il dolore peggiora invece di migliorare.

    A distanza di pochi mesi il risultato non è ancora definitivo e molti piccoli indurimenti tendono ad ammorbidirsi progressivamente nel tempo.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Buongiorno,
    vorrei ridurre e rimodellare i miei polpacci/ginocchia/caviglia, ma non riesco a capire quale potrebbe essere l'intervento più indicato. Non si tratta solo di grasso localizzato ma anche di muscolo o osso grosso. Riuscirò a trovare una soluzione per questo problema che mi condiziona molto a livello estetico?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buongiorno, il rimodellamento di polpacci, ginocchia e caviglie è uno degli ambiti più complessi del body contouring, proprio perché il volume di queste zone può dipendere da componenti diverse: grasso localizzato, muscolatura, struttura ossea, ritenzione o talvolta alterazioni del sistema linfatico.

    La prima cosa importante è capire quale componente prevalga:

    * se il problema è soprattutto adiposo, trattamenti come liposuzione o VASERlipo possono dare miglioramenti interessanti;
    * se prevale la componente muscolare (ad esempio gemelli molto sviluppati), le possibilità chirurgiche diventano più limitate e vanno valutate con estrema cautela;
    * se la struttura ossea è naturalmente importante, bisogna avere aspettative realistiche, perché l’osso non può essere “snellito” esteticamente in modo semplice e sicuro.

    In alcuni casi esistono anche condizioni come lipedema o edema cronico che possono accentuare sproporzioni nella parte inferiore delle gambe.

    La buona notizia è che spesso un miglioramento della forma e delle proporzioni è possibile, ma il trattamento corretto dipende da una valutazione clinica molto accurata, con visita, palpazione dei tessuti e studio delle proporzioni dell’arto inferiore.

    È importante anche evitare promesse irrealistiche: l’obiettivo non deve essere “trasformare” completamente la struttura della gamba, ma renderla più armonica e proporzionata rispetto al resto del corpo.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Salve.ho fatto una risonanza maxillo facciale.l’esito del referto e:cresta ossea lungo il versante sinistro del setto nasale che impronta il turbinato medio.normaletrofismo dei turbinati.regolarmente aerate le cavita nasali e paranasali.vorrei chiedere gentilmente l’interpretazione del esito.grazie !!!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, il referto che riporta è nel complesso piuttosto rassicurante.

    La frase:

    “cresta ossea lungo il versante sinistro del setto nasale che impronta il turbinato medio”

    significa che è presente una piccola sporgenza ossea del setto nasale verso sinistra, una sorta di irregolarità o deviazione che entra in contatto (“impronta”) con il turbinato medio. È una situazione abbastanza frequente e può essere congenita oppure legata allo sviluppo del setto.

    Il resto del referto è positivo:

    * “normaletrofismo dei turbinati” = i turbinati hanno dimensioni normali;
    * “regolarmente aerate le cavità nasali e paranasali” = seni paranasali e fosse nasali risultano ben ventilati, senza segni evidenti di sinusite o ostruzioni importanti.

    In pratica, l’esame descrive principalmente una variante anatomica del setto nasale, che può essere completamente asintomatica oppure, in alcuni casi, associarsi a:

    * difficoltà respiratoria;
    * sensazione di naso chiuso;
    * cefalea da contatto;
    * fastidi nasali localizzati.

    L’importanza reale del reperto dipende soprattutto dai sintomi clinici. Molte persone hanno piccole deviazioni o creste settali senza necessità di alcun trattamento.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    come si fa a sapere quando pesa il proprio seno?
    porto una 5 misura coppa F

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buongiorno, il peso del seno può essere stimato, ma difficilmente calcolato con precisione assoluta senza misurazioni specifiche. La taglia del reggiseno da sola (ad esempio una quinta coppa F) non consente un calcolo esatto, perché cambia molto in base a:

    * circonferenza toracica;
    * densità del tessuto mammario;
    * quantità di ghiandola e grasso;
    * conformazione individuale.

    Indicativamente, un seno molto voluminoso come una coppa F può pesare anche circa 1-1,5 kg per lato, talvolta di più, ma si tratta solo di stime generali.

    I metodi più utilizzati per avere una valutazione più attendibile sono:

    * visita specialistica con misurazioni antropometriche;
    * ecografia o risonanza;
    * stime volumetriche tramite software 3D;
    * valutazione del tessuto durante consulenza chirurgica.

    Nelle pazienti che soffrono di:

    * mal di schiena;
    * dolore cervicale;
    * segni del reggiseno;
    * posture scorrette;
    * limitazioni sportive o funzionali,

    il peso del seno può avere un impatto concreto sulla qualità di vita, indipendentemente dal numero preciso in grammi.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Buonasera, mi sono operato per una rinoplastica 2 mesi fa, appena tolto il gessetto il mio naso era corto , con la punta all’insù ma gonfio, come di normale, ma subito dopo una settimana l’ho visto allungarsi notevolmente e abbassarsi la punta, vorrei sapere se la lunghezza che ho visto dopo la rimozione del gessetto sarà più o meno quella a fine guarigione oppure no? Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, a due mesi da una rinoplastica il naso è ancora in una fase molto precoce del processo di guarigione. È abbastanza frequente che, dopo la rimozione del gessetto, il naso appaia inizialmente più corto e più ruotato verso l’alto a causa dell’edema post-operatorio e del supporto temporaneo dei tessuti.

    Nelle settimane successive, con la riduzione del gonfiore e il rilassamento dei tessuti, può verificarsi una lieve discesa della punta e una percezione di maggiore lunghezza del naso. Questo non significa necessariamente che il risultato finale sarà “troppo lungo” o peggiorato.

    La punta nasale è la zona che guarisce più lentamente e può continuare a modificarsi anche per molti mesi. Generalmente:

    * i primi cambiamenti importanti si osservano entro 3-6 mesi;
    * il risultato più stabile si valuta intorno a 12 mesi, talvolta anche oltre nei tessuti più spessi.

    Quindi, ciò che vede oggi non è ancora definitivo. È importante seguire i controlli con il proprio chirurgo e valutare l’evoluzione nel tempo con fotografie comparative e visite periodiche.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Sono alla terza seduta, su un ciclo di sei, di intralipoterapia (interno ed esterno coscia e addome) ma ancora nessun risultato. Trasscorsi poco piu' di due mesi da inizio trattamento. Chiedo se e' normale o su di me tale trattamento potrebbe rivelarsi del tutto inefficace. Cosa fare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, l’intralipoterapia non dà risultati immediati e la risposta può variare molto da persona a persona, in base a caratteristiche del tessuto adiposo, metabolismo, qualità cutanea, stile di vita e zone trattate.

    Dopo tre sedute può essere ancora presto per una valutazione definitiva, soprattutto in aree come interno coscia e addome, dove spesso il miglioramento è più graduale. In molti casi i risultati iniziano a essere più evidenti verso la fine del ciclo o nelle settimane successive.

    Detto questo, è corretto anche dire che non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo e che esistono situazioni in cui:

    * il grasso localizzato è poco “responsivo”;
    * prevale lassità cutanea o cellulite più che adiposità;
    * il protocollo scelto non è il più adatto al tipo di tessuto.

    Per questo motivo è importante rivalutare clinicamente:

    * foto comparative;
    * circonferenze;
    * qualità della pelle;
    * eventuale presenza di edema o cellulite associata.

    In alcuni casi può essere utile associare altre tecnologie o trattamenti complementari, mentre in altri può essere necessario orientarsi verso approcci differenti.

    Il consiglio è di confrontarsi apertamente con il medico che la sta seguendo per capire se vi siano già piccoli miglioramenti oggettivi e se abbia senso completare il ciclo previsto oppure modificare strategia terapeutica.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    La ptosi alla palpebra dell'occhio dx dopo puntura di botulino non si rialza a distanza di un anno. Perché? Cosa fare? A quale specialista mi devo rivolgere per risolvere il grave problema? Grazie
    .

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, una ptosi palpebrale causata direttamente dalla tossina botulinica normalmente è temporanea e tende a risolversi nell’arco di alcune settimane o mesi, parallelamente alla perdita di effetto del farmaco.

    Se a distanza di un anno la palpebra non si è ancora rialzata, è molto improbabile che la causa sia ancora l’azione diretta del botulino. In questi casi è importante capire se:

    * il trattamento abbia semplicemente evidenziato una ptosi preesistente ma compensata;
    * vi sia una reale alterazione del muscolo elevatore della palpebra;
    * esistano cause neurologiche, muscolari o meccaniche associate.

    Per questo motivo è fondamentale una valutazione specialistica approfondita.

    Gli specialisti più indicati sono:

    * oculoplastico (oftalmologo specializzato in chirurgia palpebrale);
    * chirurgo maxillo-facciale o plastico con esperienza palpebrale;
    * eventualmente neurologo, se vi sono dubbi funzionali.

    Spesso vengono richiesti:

    * esame obiettivo palpebrale;
    * valutazione della funzione del muscolo elevatore;
    * fotografie comparative;
    * talvolta esami neurologici o strumentali.

    La buona notizia è che molte ptosi persistenti possono essere corrette, ma prima bisogna comprenderne con precisione la causa reale.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Sento una pressione/sensazione di corpo estraneo/come se avessi qualcosa di appiccicato nella zona del muscolo zigomatico che si irradia anche nei molari... è presente anche nella zona dei muscoli nasali e nelle sopracciglia e in mezzo le sopracciglia, sono stato da diversi medici ma nessuno e riuscito a risolvere il problema, non so più che fare

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, una sensazione persistente di pressione, corpo estraneo o tensione nella regione zigomatica, con irradiazione verso denti, naso e regione sopraccigliare, può avere origini molto diverse e non sempre facilmente identificabili con una singola visita.

    Tra le possibili cause che andrebbero considerate ci sono:

    * problematiche muscolari o miofasciali;
    * disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare e serramento/bruxismo;
    * irritazioni o compressioni nervose;
    * sinusiti croniche o problematiche dei seni paranasali;
    * cause odontogene non sempre evidenti;
    * condizioni infiammatorie o neuropatiche del distretto facciale.

    Il fatto che il fastidio si irradi e coinvolga più aree del volto fa pensare spesso a un coinvolgimento muscolare o nervoso più che a un vero “corpo estraneo”, soprattutto se esami e visite precedenti non hanno evidenziato lesioni evidenti.

    In questi casi è fondamentale cercare di ricostruire:

    * da quanto tempo è presente;
    * se è continuo o intermittente;
    * se peggiora con stress, masticazione o postura;
    * eventuali precedenti dentali, traumi, filler, interventi o sinusiti.

    Quando il problema persiste senza diagnosi chiara, spesso è utile un approccio multidisciplinare, ad esempio tra:

    * maxillo-facciale;
    * gnatologo;
    * neurologo;
    * otorinolaringoiatra.

    A volte una risonanza o TC mirata del massiccio facciale/seni paranasali può aiutare a escludere cause anatomiche o infiammatorie profonde, se non già eseguite.

    Comprendo quanto possa essere frustrante convivere con una sintomatologia cronica senza risposte precise, ma il consiglio è di non fermarsi a valutazioni troppo rapide o esclusivamente “visive”, perché alcune condizioni funzionali o neuropatiche richiedono un inquadramento molto approfondito.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Ho fatto un innesto OSSeo zona 37
    Dopo 12 giorni ho un gonfiore duro al tatto nella zona vestibolare leggermente arretrato rispetto a dove ho i punti
    È leggermente dolente ancora ma una roba gestibile
    La domanda è è davvero possibile che sia migrato l'osso?
    Devo attendere il rimodellamento o mi devo preoccupare?
    Ovviamente sto chiedendo perché ho fatto l'intervento all'estero e non ho la possibilità di fare un controllo in tempi brevi Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, a circa 12 giorni da un innesto osseo in zona 37, la presenza di un gonfiore duro, leggermente dolente e localizzato nella regione vestibolare può ancora rientrare nel normale decorso post-operatorio, soprattutto se l’intervento è stato esteso o associato a membrane, biomateriali o tecniche rigenerative.

    La sensazione di “massa dura” non significa necessariamente che l’osso sia migrato. Più frequentemente può trattarsi di:

    * edema organizzato;
    * reazione infiammatoria dei tessuti;
    * materiale rigenerativo percepibile;
    * ispessimento cicatriziale;
    * lieve raccolta post-chirurgica.

    Una vera migrazione importante dell’innesto non è impossibile, ma di solito si associa anche ad altri segni come:

    * esposizione di materiale;
    * mobilità;
    * fuoriuscita di granuli;
    * dolore crescente;
    * infezione;
    * cattivo odore o secrezione.

    Il fatto che il dolore sia lieve e gestibile è tendenzialmente un elemento rassicurante.

    In questa fase, spesso è corretto attendere un minimo di rimodellamento biologico dei tessuti, perché nelle prime settimane la zona può apparire molto diversa rispetto al risultato finale.

    Tuttavia, se dovessero comparire:

    * aumento del gonfiore;
    * rossore marcato;
    * febbre;
    * secrezioni;
    * apertura della ferita;
    * dolore in peggioramento,

    sarebbe opportuno eseguire un controllo odontoiatrico o maxillo-facciale anche localmente, senza attendere troppo.

    Se possibile, potrebbe essere utile almeno una panoramica o una piccola TAC di controllo nelle prossime settimane, soprattutto se il dubbio persiste.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Salve ho un bimbo di 7 anni che il 7 ottobre di sveglia con un rigonfiamento importante a sinistra della mandibola dopo visita dal dentista si evince che questa formazione ha interrotto l'osso della corticale, subito vista dal maxillo dopo antibiotico per 2 settimane diventa sempre più grande e il 24 ottobre vine rimossa, dell'istologico risulta granuloma periapicale, a distanza di 6 mesi dall'intervento spunta in forma più piccola e simmetrica a destra, infermata da tac dentale presenta le stesse caratteristiche di quella avuta a sinistra sembra alternare momenti in cui è più grande a momenti in cui sembra più rimpicciolita. Il dubbio che mi rimane è se possa esserre realmente un granuloma periapicale e la stranezza della simmetria. Che ne pensate? Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, capisco la sua preoccupazione, soprattutto considerando la giovane età del bambino e la comparsa di una lesione apparentemente simile anche dal lato opposto.

    In linea generale, il granuloma periapicale è una lesione infiammatoria legata quasi sempre a un dente con sofferenza pulpare o infezione cronica. Nei bambini può verificarsi anche in relazione ai denti decidui, ma la presenza:

    * di erosione della corticale ossea,
    * delle dimensioni importanti,
    * e soprattutto della comparsa controlaterale “simmetrica”

    merita sicuramente un approfondimento molto accurato.

    Il fatto che l’esame istologico abbia parlato di granuloma periapicale è un elemento rassicurante, perché l’istologia resta il riferimento principale per la diagnosi. Tuttavia, quando il comportamento clinico non appare del tutto tipico, è corretto rivalutare il quadro nel tempo.

    La variabilità di volume che descrive potrebbe essere compatibile con una componente infiammatoria o cistica, ma senza immagini radiologiche e visita diretta è impossibile esprimere un giudizio definitivo.

    Personalmente, in un caso come questo riterrei utile:

    * rivalutazione clinica specialistica maxillo-facciale;
    * controllo radiologico comparativo;
    * valutazione odontoiatrica completa degli elementi dentari coinvolti;
    * eventualmente revisione dell’esame istologico, se vi fossero dubbi clinici persistenti.

    La bilateralità non significa necessariamente qualcosa di grave, ma certamente rende opportuno un follow-up accurato e non superficiale.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Domande su blefaroplastica

    Dopo 4 mesi dalla blefaro un occhio ha una cicatrice altra e rossa....l altro è rientrato del tutto.ho fatto una seduta di laser e applico un trattamento schiarante ma nin vedo miglioramenti....il chirurgo vuole rioperarmi a settembre ma se tocco un solo occhio ci sarà un asimmetria?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, a quattro mesi da una blefaroplastica le cicatrici possono essere ancora in fase di maturazione, soprattutto in soggetti predisposti a rossore persistente o cicatrizzazione più lenta. Il fatto che un occhio sia già migliorato e l’altro no non è necessariamente anomalo: la guarigione può essere diversa anche tra i due lati dello stesso volto.

    Una cicatrice “alta e rossa” può dipendere da:

    * infiammazione cicatriziale persistente;
    * tensione dei tessuti;
    * differente qualità di guarigione;
    * lieve retrazione cicatriziale.

    In molti casi il rossore continua a migliorare anche dopo i 6-12 mesi, motivo per cui spesso si tende ad attendere prima di eseguire revisioni chirurgiche definitive, salvo situazioni particolari.

    Per quanto riguarda l’asimmetria: sì, teoricamente ritoccare un solo occhio può creare differenze temporanee o definitive, ma questo non significa che sia necessariamente la scelta sbagliata. Se il problema è realmente presente solo da un lato, a volte correggere esclusivamente quell’occhio è l’approccio più conservativo e corretto.

    Molto dipende da:

    * quanto tessuto va modificato;
    * qualità della cicatrice;
    * posizione della piega palpebrale;
    * simmetria attuale dei due occhi;
    * esperienza del chirurgo nella chirurgia di revisione.

    Prima di una revisione chirurgica è importante valutare bene se la cicatrice sia ancora in evoluzione oppure stabilizzata. In alcuni casi si può ancora ottenere miglioramento con il tempo o con trattamenti non chirurgici mirati.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Salve,mi è stato dato appuntamento per carbossiterapia e crioliposi nello stesso pomeriggio.ma leggendo mi sembra di capire che è sconsigliato.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Non si preoccupi. Può eseguire entrambi, magari meglio prima la crio e poi la carbossi


    Buonasera volevo porvi una domanda io vorrei fare un rinofiller da un nuovo dottore però tre mesi fa ho effettuato un filler labbra da un’altro puó capitare qualcosa se non utilizzano fiale della stessa marca?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, in linea generale il fatto che il filler alle labbra sia stato eseguito con una marca diversa rispetto a quella eventualmente utilizzata per il rinofiller non rappresenta di per sé un problema.

    I filler a base di acido ialuronico di aziende differenti possono convivere senza particolari controindicazioni, soprattutto quando vengono utilizzati in aree anatomiche diverse, come labbra e naso.

    Più importante della marca è:

    * la qualità del prodotto utilizzato;
    * la corretta indicazione al trattamento;
    * l’esperienza del medico;
    * la tecnica di iniezione;
    * la conoscenza dell’anatomia vascolare del naso, che è una zona delicata.

    È comunque fondamentale informare sempre il medico sui trattamenti eseguiti in passato, indicando possibilmente:

    * quando sono stati fatti;
    * quale prodotto è stato utilizzato;
    * eventuali reazioni avute dopo il trattamento.

    Il rinofiller, pur essendo un trattamento non chirurgico, richiede particolare attenzione perché il naso è un’area a maggior rischio vascolare rispetto ad altre zone del volto.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia


    Domande su botox

    Buonasera poco piu di un mese fa ho fatto delle iniezioni di botox sulla fronte,dopo 10 giorni circa mi sono usciti dei bozzi abbastanza grossi dove è stato inittato sul subito dolorosi poi il dolore è passato ma i bozzi no. Alcuni spariscono poi⁷ tornano. Sono molto preoccupata vorrei sapere se vanno via o meno se è una situazione grave e cosa posso fare. Grazie !

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Buonasera, la comparsa di piccoli rigonfiamenti dopo tossina botulinica può talvolta verificarsi e, nella maggior parte dei casi, non rappresenta una complicanza grave. Tuttavia, il fatto che i “bozzi” persistano a distanza di oltre un mese, compaiano e scompaiano e siano stati inizialmente dolorosi, merita sicuramente una valutazione medica diretta.

    Le possibili cause possono essere diverse, ad esempio:

    * una reazione infiammatoria locale;
    * piccoli accumuli superficiali;
    * edema persistente;
    * più raramente una reazione nodulare o irritativa.

    Non è possibile fare diagnosi certa senza visita, ma in molti casi queste situazioni tendono a migliorare progressivamente nel tempo.

    Le consiglio di:

    * contattare il medico che ha eseguito il trattamento;
    * evitare di massaggiare o manipolare continuamente la zona;
    * effettuare una valutazione specialistica se i noduli aumentano, diventano rossi, caldi, dolorosi o associati ad altri sintomi.

    La tossina botulinica normalmente non crea “bozzi permanenti”, quindi è importante capire se si tratti di una reazione transitoria o di altro tipo.

    Dott. Umberto Tozzi
    Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
    Specialista in Anestesia
    Medico e Chirurgo Estetico


    Situazione: ho 35 anni, sono normopeso, ho un lavoro sedentario ma pratico regolarmente sport, bevo circa 2 litri di acqua al giorno e ho una dieta equilibrata. Soffro di cellulite localizzata su cosce, fianchi e glutei, progressivamente peggiorata negli anni. Dopo la mia seconda gravidanza è aumentata fino a modificare visibilmente la forma della mia coscia destra. Soffro da anni di senso di pesantezza agli arti inferiori ma ora questi episodi sono più frequenti e acuti; inoltre mi capita di sentire un senso di rigidità. Quando schiaccio le cosce con le mani, e a seconda di come mi siedo, sento dolore. In passato ho svolto un ciclo completo di pressoterapia e non ha risolto nulla. Informandomi, riconosco la mia cellulite come fibrosa+edematosa (ereditata da mia mamma).

    Domanda: le terapie non invasive oggi disponibili (carbossi, mesoterapia, criolipolisi, onde d'urto radiali, radiofrequenza,...) potrebbero aiutarmi a risolvere il forte fastidio alle gambe ed eliminare quanto possibile la cellulite? Se sì, quale combinazione di terapie mi suggerireste?

    Grazie mille.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Umberto Tozzi

    Da ciò che descrive, non sembrerebbe trattarsi soltanto di “cellulite estetica” classica, ma di una condizione con una componente infiammatoria e vascolo-linfatica importante. Il dolore alla pressione, il senso di pesantezza, la rigidità e il peggioramento dopo la gravidanza meritano una valutazione accurata, anche per escludere condizioni come lipedema iniziale o alterazioni del microcircolo associate alla cellulite fibroso-edematosa.

    Le terapie non invasive possono certamente aiutare, ma è importante chiarire che raramente esiste un singolo trattamento risolutivo. Nella maggior parte dei casi il miglior approccio è combinato e personalizzato.

    In generale:

    * La mesoterapia può aiutare soprattutto sulla componente edematosa e sul senso di pesantezza.
    * La carbossiterapia può migliorare microcircolo, ossigenazione tissutale e qualità cutanea.
    * La radiofrequenza può migliorare compattezza cutanea e lassità.
    * La criolipolisi, invece, agisce principalmente sul grasso localizzato e non rappresenta il trattamento ideale per cellulite dolorosa o con componente vascolare importante.

    Nei casi più strutturati, spesso si associano:

    * attività fisica mirata,
    * linfodrenaggio o trattamenti sul microcircolo,
    * valutazione flebo-linfologica,
    * eventuali tecnologie più avanzate per la cellulite fibrosa (come acido polilattico e gold incision).

    Quando il dolore è presente, personalmente ritengo importante non concentrarsi solo sull’aspetto estetico ma soprattutto sulla qualità del tessuto e sulla componente infiammatoria/circolatoria.

    Il consiglio migliore è eseguire una visita diretta con valutazione clinica e palpatoria, perché la distinzione tra cellulite avanzata, lipedema iniziale o problematiche miste cambia molto la strategia terapeutica.


Domande più frequenti

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.