Domande del paziente (59)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco bene la sua preoccupazione; notare dei cambiamenti alle dita, soprattutto se c’è una familiarità come nel suo caso, può destare qualche timore.
Effettivamente, una delle cause più...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Purtroppo effettuare una diagnosi sui soli referti laboratoristi e strumentali spesso non è possibile. Nel suo caso specifico dai referti emerge una artrosi diffusa con alcune tendinosi a livello delle... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, capisco bene i suoi dubbi: l’osteoporosi è una condizione molto comune alla sua età e non sempre dà sintomi, quindi è normale chiedersi se i farmaci siano davvero necessari.
La linfa therapy, insieme...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gli elementi che lei elenca non sono sufficienti e porre una diagnosi anche solo di sospetto; è essenziale una visita reumatologica che approfondisca l'anamnesi e il quadro clinico laboratoristico; la... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
L’edema spongioso osseo (bone marrow edema) può essere molto doloroso e i bifosfonati (come il Difosfonal) vengono talvolta usati proprio per ridurre il dolore e l’attività dell’osso. Tuttavia:
Dopo la...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
i sintomi che descrive – dolore improvviso all’alluce, gonfiore, arrossamento e calore – possono essere compatibili con un episodio di artrite acuta, tra cui anche un attacco di gotta; ovviamente...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Senza conoscere esami eseguiti e un'anamnesi più approfondita risulta difficile esprimere un parere; in base a quanto riferisce non è da escludere una patologia reumatologica, un secondo parere potrebbe... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quanto scrive presuppongo che il valore da lei riferito sia relativo all'HBsAb, che non costituisce indice di infezione, routinariamente si associa al suddetto indice anche l'HBsAg e HBcAb. Se entrambi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, un esame utile, se non già eseguito, è la capillaroscopia periungueale, che permette di distinguere con buona accuratezza le forme primitive da quelle secondarie.
Per quanto concerne il Fattore...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco molto bene la tua preoccupazione e il tuo scoraggiamento: convivere da mesi con dolori diffusi, soprattutto alla tua età, è davvero difficile e può incidere pesantemente sulla qualità...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quanto descrive è una situazione abbastanza frequente all’inizio di una terapia ipouricemizzante, ma richiede alcune precisazioni importanti.
1. Attacco di gotta all’inizio della terapia
Quando...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
La tipizzazione HLA (Human Leukocyte Antigen) serve a identificare le varianti genetiche del sistema immunitario, fondamentali per compatibilità nei trapianti, alcune malattie autoimmuni e studi genetici.
Cosa...
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Salve. Mi chiamo Mara, ho 22 anni e scrivo per mia madre che da un mese soffre di eritema nodoso. Al momento stiamo sotto un dermatologo che le ha prescritto "Rifadin" siccome è risultata positiva allo stafilococco aureo tramite tampone all'orecchio. Ha iniziato la cura da due giorni. Secondo il dottore questo batterio potrebbe essere la causa però l'ho visto un po' troppo incerto. Mia madre ha fatto anche altre visite ma tutto negativo. Un segnale preoccupante sono stati gli anticorpi antitireoperossidasi a 264 ma il dermatologo ha detto che probabilmente è stato lo ioduro di potassio che le aveva prescritto a farle arrivare questo valore così alto. Questo stafilococco potrebbe essere la causa? Mia madre ha dolori forti e siamo stati al pronto soccorso due volte in una settimana
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco la preoccupazione: l’eritema nodoso può essere molto doloroso e, quando non si trova subito la causa, genera parecchia incertezza.
Provo a chiarire i punti principali in modo concreto.
Cos’è e da cosa dipende l’eritema nodoso
È un’infiammazione del tessuto sottocutaneo che si manifesta con noduli dolorosi (spesso sulle gambe).
Nella maggior parte dei casi non è una malattia “a sé”, ma una reazione a qualcosa.
Le cause più comuni sono:
infezioni (soprattutto streptococco, meno spesso altri batteri)
farmaci
malattie autoimmuni
problemi intestinali o respiratori
in molti casi → causa non identificata (idiopatica)
Lo Staphylococcus aureus può essere la causa?
È possibile, ma non è tra le cause più tipiche.
Lo stafilococco aureo è un batterio molto comune (molte persone lo hanno senza sintomi).
Il fatto che sia stato trovato nel tampone all’orecchio non significa automaticamente che sia la causa dell’eritema nodoso.
Tuttavia, se il dermatologo sospetta un’infezione attiva, è corretto provare una terapia con Rifadin.
In sintesi:
possibile causa → sì
causa certa → no, non è dimostrato
Terapia con Rifadin
Dopo solo 2 giorni è troppo presto per capire se funziona.
Se lo stafilococco è davvero coinvolto, i miglioramenti possono richiedere alcuni giorni/settimane.
Anticorpi anti-tireoperossidasi (TPO) alti
Gli anticorpi anti-TPO elevati indicano una possibile attivazione autoimmune della tiroide (es. tiroidite).
Riguardo allo ioduro di potassio:
può influenzare la tiroide, ma
valori così alti spesso fanno pensare anche a una condizione autoimmune sottostante
Questo non è da ignorare e merita valutazione endocrinologica.
Dolore forte e accessi al pronto soccorso
Questo è un punto importante.
L’eritema nodoso può essere:
molto doloroso (anche invalidante)
accompagnato da febbre, stanchezza, dolori articolari
Ma se il dolore è molto intenso e persistente, è giusto approfondire ancora.
Cosa fare adesso (pratico)
Ti suggerisco alcuni passi chiari:
Continuare la terapia antibiotica (se prescritta), salvo effetti collaterali
Controllo ravvicinato con il dermatologo
Valutare (se non già fatto):
visita endocrinologica (per anti-TPO)
esami per infezioni più comuni (es. streptococco)
eventuale consulto reumatologico
Considerazione importante
Hai percepito incertezza nel medico: è normale in questa condizione.
L’eritema nodoso è una diagnosi “a ricerca di causa”, e spesso la causa:
non si trova subito
oppure non si trova affatto
Quando preoccuparsi di più
Tornare subito a controllo (o PS) se compaiono:
febbre alta persistente
peggioramento rapido dei noduli
difficoltà a camminare
nuovi sintomi sistemici (respiratori, intestinali, ecc.)
Salve,
sono un uomo di 55 anni, sportivo, alto 180 cm e con un peso di circa 61 kg. Sono affetto da osteoporosi.
Da circa due anni assumo regolarmente vitamina D. Negli ultimi 8 mesi ho seguito questa terapia:
inizialmente colecalciferolo 50.000 UI al mese (poi ogni 3 settimane);
successivamente calcifediolo (Didrogyl), 8 gocce a settimana (assunte quotidianamente).
Nonostante la terapia, i valori di vitamina D sono diminuiti: attualmente sono pari a 36 ng/mL.Al contrario, la calciuria è aumentata, con un valore attuale di 347 mg/24h.
Gli altri esami del sangue e delle urine risultano nella norma.
Segnalo inoltre che, all’inizio della terapia (circa 2 anni fa), assumevo 50.000 UI ogni 15 giorni: in quel periodo la vitamina D aumentava di circa 4 ng/mL al mese, ma si osservava anche un incremento della calciuria. Dopo circa 8 mesi, il dosaggio è stato ridotto a 50.000 UI al mese e, da allora, i valori di vitamina D hanno iniziato a diminuire di circa 4 ng/mL al mese.
Fino a qualche anno fa, con una terapia simile (50.000 UI di colecalciferolo al mese e 30 gocce settimanali di calcifediolo), la vitamina D aumentava di circa 4 ng/mL al mese e la calciuria non mostrava incrementi.
Ringrazio anticipatamente per l’attenzione.
Cordiali saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
la situazione che descrive è complessa ma non rara nella gestione dell’osteoporosi, soprattutto in presenza di integrazione prolungata di vitamina D.
Il valore attuale di vitamina D pari a 36 ng/mL rientra comunque in un range considerato sufficiente per la salute ossea, anche se inferiore rispetto ai livelli raggiunti in precedenza. Tuttavia, l’aspetto più rilevante nel suo caso è l’aumento della calciuria (347 mg/24h), che indica una maggiore eliminazione urinaria di calcio e rappresenta un fattore di rischio da non sottovalutare (ad esempio per calcolosi renale o ulteriore perdita di massa ossea).
È importante considerare che la risposta alla supplementazione con colecalciferolo o calcifediolo può variare nel tempo per diversi motivi, tra cui modifiche dell’assorbimento intestinale, del metabolismo epatico e renale, oppure variazioni nella sensibilità individuale alla vitamina D. Inoltre, il calcifediolo ha un effetto più rapido e diretto sull’aumento dei livelli circolanti, ma può anche favorire un incremento della calciuria, soprattutto nei soggetti predisposti.
Nel suo caso, il fatto che dosaggi più elevati abbiano determinato sia un aumento della vitamina D sia della calciuria suggerisce una possibile ipersensibilità all’azione della vitamina D sul metabolismo del calcio. Al contrario, la riduzione del dosaggio ha probabilmente contenuto la calciuria, ma al prezzo di una diminuzione dei livelli di vitamina D.
Alla luce di questi elementi, potrebbe essere utile:
rivalutare il fabbisogno reale di vitamina D, considerando che il valore attuale è già adeguato;
monitorare attentamente la calciuria, eventualmente anche con modifiche dietetiche (introito di calcio e sodio);
escludere condizioni associate, come un iperparatiroidismo normocalcemico o altre alterazioni del metabolismo fosfo-calcico;
valutare con lo specialista (endocrinologo o reumatologo) un regime terapeutico personalizzato, eventualmente con dosaggi più bassi ma costanti, oppure una diversa formulazione.
In sintesi, l’obiettivo non è solo aumentare la vitamina D, ma trovare un equilibrio che consenta di mantenere livelli adeguati senza determinare un’eccessiva perdita urinaria di calcio.
Le consiglio pertanto di confrontarsi con il suo medico curante o con uno specialista per una rivalutazione complessiva del quadro clinico e terapeutico soprattutto perchè, con una diagnosi di osteoporosi, la sola integrazione di vitamina D non costituisce una terapia adeguata
Cordiali saluti.
Bongiorno Da una ecografia alla tiroide fatta per controllo dopo anni di tiroidectomia per carcinoma papillare mi e' stato detto che ho le ghiandole salivari ipoecogene e disomogenee con areole ipoecogene e potrebbe essere segno di sjoger visto che soffro gia di connettivite e ho avuto tiroide di hashimoto. Volevo sapere se puo essete vero visto anche il riscontro recemte di ena ro 60 positivi.Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quanto le è stato riferito è plausibile e coerente con il suo quadro clinico, ma non sufficiente da solo per fare diagnosi.
L’aspetto ecografico delle ghiandole salivari “ipoecogene e disomogenee con areole ipoecogene” è infatti tipico di un possibile coinvolgimento autoimmune, e può essere compatibile con la Sindrome di Sjögren. Questo sospetto è ulteriormente rafforzato da:
la presenza di connettivite indifferenziata
una storia di Tiroidite di Hashimoto
la positività degli ENA anti-Ro/SSA (Ro60), anticorpi frequentemente associati alla Sjögren
Tuttavia, è importante chiarire che:
1. l’ecografia da sola non basta per la diagnosi
2. anche gli anticorpi, pur suggestivi, non sono diagnostici in modo isolato
Per confermare o escludere la diagnosi, di solito si procede con una valutazione più completa che può includere:
Sintomi tipici: secchezza oculare (sensazione di sabbia negli occhi) e/o orale
Test specifici:
test di Schirmer (per la lacrimazione)
valutazione della saliva
Eventuale biopsia delle ghiandole salivari minori (in casi selezionati)
In sintesi: sì, il quadro che descrive può essere compatibile con una Sindrome di Sjögren, soprattutto nel contesto di altre malattie autoimmuni, ma serve una valutazione reumatologica completa per arrivare a una diagnosi certa.
Le consiglio quindi di portare questi risultati al reumatologo, che potrà integrare dati clinici, laboratoristici e strumentali e decidere se sono necessari ulteriori accertamenti o solo un monitoraggio nel tempo.
Buongiorno,ho fitte dolorose che alcune volte iniziano, dietro la testa, oppure l'orecchio oppure da di lato, sono forti scosse, sono vari anni che ne soffro, sono molto stanca di questo, perché nonostante gli antidolorifici Dicloreun, e tanti altri,il dolore i primi giorni passa poi non fanno più effetto, molte volte ho usato anche la magneto ma nulla ,le varie Tac e risonanza non indicano nulla di particolare, cosa posso fare, già fatta visita neurologica, vi chiedo un aiuto per favore ho 60 anni, grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco il suo disagio, soprattutto dopo tanti anni di dolore e numerosi tentativi senza un miglioramento stabile. Il fatto che TAC, risonanza e visita neurologica non abbiano evidenziato problemi gravi è rassicurante, ma non significa che il dolore non sia reale o che non si possa cercare una soluzione più mirata.
Le fitte improvvise dietro la testa, vicino all’orecchio o lateralmente potrebbero avere diverse cause, ad esempio una nevralgia occipitale, problemi cervicali, tensione muscolare cronica oppure forme di cefalea neuropatica che spesso non si vedono negli esami radiologici. Inoltre, l’uso frequente di antidolorifici può a volte ridurre progressivamente l’efficacia dei farmaci stessi.
Le consiglierei di rivolgersi a un centro cefalee o a un neurologo esperto nel trattamento del dolore cronico o a un reumatologo perché esistono terapie diverse dai comuni antidolorifici: farmaci specifici per il dolore neuropatico, infiltrazioni, fisioterapia cervicale mirata, terapia del dolore e in alcuni casi anche approcci multidisciplinari.
Nel frattempo può essere utile:
annotare quando compaiono le fitte, durata e posizione del dolore;
verificare eventuali tensioni cervicali o posture che peggiorano i sintomi;
evitare di aumentare autonomamente gli antidolorifici senza controllo medico.
Non si scoraggi: anche quando gli esami risultano “negativi”, ci sono ancora possibilità terapeutiche da valutare con specialisti dedicati. Le auguro davvero di trovare presto un percorso più efficace e un po’ di sollievo.
Buonasera, chiedo un consiglio su un recente problema di episodio di vasculite.
Nel mese di gennaio mi si sono riempite le gambe di petecchie viola come delle macchioline dovute alla rottura di capillari. Mi sono recata in ps dato la quantitá esagerata su entrambe le gambe, dove con sospetto di vasculite mi hanno rimandato ad un dermatologo-immunologo. Si sono poi attenuate da sole per ritornare qualche settimana dopo, e cosi via per tre volte. In particolare sembrava uscissero dopo essere rimasta a lungo tempo in piedi, e con caviglie gonfie e dolore ai piedi.
A distanza di alcuni mesi si sono presentate solo alcune macchioline sparse e sporadicamente. Ho peró notato che da quell'episodio acuto avuto mesi fa la sera ho continuamente i polpacci gonfi, spesso anche la caviglia e le gambe perennemente pesanti. Ho effettuato ecodoppler dove sembra tutto bene. Vorrei chiedere se sono utili accertamenti ? Non si é mai nemmeno capita la causa di questa porpora. Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive è compatibile con un quadro di porpora vasculitica, che spesso può presentarsi in modo intermittente e, non di rado, senza una causa chiaramente identificabile. Tuttavia, il fatto che i sintomi si siano ripetuti e che ora lei abbia una sensazione persistente di gonfiore e pesantezza merita un inquadramento un po’ più approfondito.
Da quello che racconta emergono alcuni elementi importanti:
comparsa delle petecchie dopo stazione eretta prolungata
associazione con edema (gonfiore) a caviglie e polpacci
ecodoppler negativo (quindi verosimilmente escluse problematiche venose maggiori come trombosi o insufficienza venosa significativa)
Questo orienta verso due possibili componenti (anche coesistenti):
una vasculite cutanea (anche autolimitante)
una fragilità capillare o una stasi venosa funzionale (non sempre evidente all’ecodoppler)
Ha senso fare altri accertamenti?
Sì, soprattutto perché la causa non è stata chiarita. Senza esagerare con esami inutili, alcuni controlli possono essere utili:
Esami ematici di base e immunologici:
emocromo completo
indici infiammatori (VES, PCR)
funzionalità renale ed epatica
esame urine (per escludere coinvolgimento sistemico)
autoimmunità (ANA, ENA, ANCA)
complemento (C3, C4)
Altri approfondimenti possibili (solo se indicati dal medico):
crioglobuline
sierologie (es. epatiti), perché alcune infezioni possono essere associate a vasculiti
eventuale biopsia cutanea (solo se le lesioni ricompaiono in modo evidente)
Sul gonfiore persistente
Il fatto che ora lei abbia:
gambe pesanti la sera
gonfiore ai polpacci/caviglie
fa pensare più a una componente di stasi venosa o linfatica lieve, anche se l’ecodoppler è normale. Questo può succedere e non è raro dopo episodi infiammatori locali.
Cosa puoi fare nel frattempo
evitare di stare ferma in piedi troppo a lungo
sollevare le gambe quando possibile
usare calze elastiche leggere (se tollerate)
mantenere una buona idratazione
attività fisica regolare (camminata soprattutto)
In sintesi
Non è detto che ci sia una malattia grave alla base — molte vasculiti cutanee sono idiopatiche e benigne — ma il quadro merita una valutazione reumatologica per completezza, soprattutto perché i sintomi non sono completamente risolti.
Salve sono una ragazza di 22 anni e da 4 anni ho la tiroidite di Hashimoto, mentre da 5 anni sono sotto controllo reumatologico per sospetto di connettiviti. in questi anni sono arrivata ad avere ANA 1:640 nucleare granulare ma ENA e sottotipi sempre negativi, solo che dopo 2 interventi chirurgici è come se fosse precipitato tutto, ho la febbricola da più di un mese che non scende con nulla, le mani che sembrano gonfie quando stringo i pugni anche se non lo sono visivamente, molta spossatezza, fotosensibilità, raynaud ai piedi, gambe blu/viola doloranti e pesanti dopo la doccia, sensazioni di vertigini, lividi post operatori che diventano macchie nere, 1 ulcera nasale durata mesi e tante afte, alopecia, alterazioni aspecifiche alla capillaroscopia ma agli E.E. apparte ANA, vitamina D e tsh e altre piccolezze sembra tutto apposto. Sto sviluppando una connettivite?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
I sintomi che descrivi meritano sicuramente attenzione reumatologica, soprattutto perché nel tempo si sono associati diversi elementi compatibili con una possibile malattia autoimmune sistemica: ANA elevati, fotosensibilità, Raynaud, ulcere mucose, alopecia, febbricola persistente, stanchezza importante e sensazione di gonfiore alle mani. Tuttavia, da ciò che racconti non è possibile stabilire con certezza se tu stia “sviluppando una connettivite” definita oppure una forma ancora iniziale o indifferenziata.
Esistono infatti condizioni chiamate “connettiviti indifferenziate”, in cui sono presenti sintomi e autoanticorpi suggestivi ma non sufficienti per soddisfare i criteri diagnostici completi di malattie come Lupus Eritematoso Sistemico, Sclerodermia o Sindrome di Sjögren. In alcune persone il quadro resta stabile per anni, in altre può evolvere nel tempo.
Il fatto che ENA e sottotipi siano negativi non esclude una connettivite: molte pazienti nelle fasi iniziali hanno solo ANA positivi. Anche la capillaroscopia “aspecifica” non è necessariamente rassicurante se i sintomi clinici stanno aumentando.
Alcuni aspetti che riferisci meritano però una rivalutazione abbastanza rapida:
febbricola persistente da oltre un mese;
peggioramento dopo stress fisici importanti come interventi chirurgici;
fenomeni vascolari (Raynaud, gambe violacee, pesantezza);
ulcere mucose e alopecia;
marcata astenia e vertigini.
Gli interventi chirurgici possono agire come “trigger” immunologico in persone predisposte, facendo emergere sintomi prima più sfumati.
Potrebbe essere utile discutere con il reumatologo:
ripetizione degli autoanticorpi nel tempo;
complementemia (C3, C4);
anti-dsDNA;
indici infiammatori;
esame urine/proteinuria;
valutazione vascolare e coagulativa se compaiono lividi importanti o alterazioni circolatorie.
Se la febbre persiste o compaiono dolore toracico, fiato corto, gonfiore marcato, sangue nelle urine o sintomi neurologici importanti, è opportuno rivolgersi rapidamente al medico o al pronto soccorso.
Quello che descrivi non sembra “solo ansia” o “somatizzazione”: è un quadro che merita monitoraggio serio e continuo, anche se gli esami non mostrano ancora alterazioni eclatanti.
Io,70 anni,prendo il rocaltrol da 5 anni : allora mi è stata diagnosticata una grave osteoporosi,causata da una celiachia scoperta dopo tanti anni, una calcemia molto bassa,con vitamina d bassa, e indici renali , PTH e TSH nella norma :devo continuare sempre a prenderlo?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco la situazione: nel tuo caso il Rocaltrol (calcitriolo, cioè la forma attiva della vitamina D) è stato prescritto in un contesto preciso — osteoporosi severa legata a celiachia con ipocalcemia e carenza di vitamina D.
La domanda “devo prenderlo per sempre?” non ha una risposta unica, ma posso chiarirti come si ragiona clinicamente:
Se oggi:
la celiachia è ben controllata (dieta senza glutine seguita bene)
la vitamina D è tornata nella norma
la calcemia è stabile
la funzione renale e il ormone paratiroideo (PTH) sono normali
In molti casi il calcitriolo può essere ridotto o sospeso, passando eventualmente a vitamina D “classica” (colecalciferolo), che è più sicura per uso a lungo termine.
Perché non è sempre da continuare a vita
Il Rocaltrol è potente e, se preso senza necessità, può dare:
calcio troppo alto nel sangue (ipercalcemia)
rischio di calcoli renali
problemi renali nel tempo
Quando invece si continua
Si mantiene se persistono:
problemi di assorbimento
ipocalcemia recidivante
alterazioni del metabolismo del calcio
Cosa dovresti fare adesso
La decisione va presa con il medico (endocrinologo o reumatologo), basandosi su esami aggiornati:
calcio nel sangue
vitamina D (25-OH)
PTH
creatinina (reni)
eventualmente densitometria ossea
In sintesi
Non è detto che tu debba prenderlo per sempre. Dopo 5 anni, è assolutamente sensato rivalutare la terapia: in molti pazienti si può semplificare o sospendere, ma solo con controllo medico, inoltre se la diagnosi è di osteoporosi e non di osteopenia andrebbero introdotti altri farmaci quali bifosfonati o denosumab sempre e comunque previa rivalutazione specialistica.
Gentili Medici,
chiedo un parere sulla mia situazione. Mi è stata diagnosticata una monoartrite sieronegativa, ma sto peggiorando nonostante la cura.
Sintomi: Da 8 mesi ho un forte dolore continuo (anche a riposo) e blocco totale al polso sinistro (la RM mostra un edema osseo esteso al carpo). Ogni tanto ho dolori anche a bacino, anca e caviglia (RM bacino negativa).
Terapia: dopo in mese di antinfiammatori e 40 giorni di cortisone senza benefici sto Assumo Salazopyrin dal 10 febbraio 2026 (quasi 4 mesi), ora a 4 pastiglie al giorno.
Esami e genetica: ANA positivi (1:160). Positivo a HLA-B27 e HLA-B51. Negativi invece ENA, ANCA e Anti-Citrullina.
Ultimi esami (Maggio 2026): L'infiammazione nel sangue si è azzerata. La VES è scesa a 5 (era a 17) e la PCR è a 0.06. Piastrine nella norma (243).
Nuovi problemi:
Nonostante gli esami "puliti", il polso fa più male e da mesi ho stanchezza fissa e febbricola (37-37.5°C). Inoltre, da quando prendo 4 pastiglie, ho abbondanti perdite di sangue dal naso tutti i giorni e sono comparse petecchie (puntini rossi) sulle braccia.
Le mie domande:
Visto che gli esami vanno bene ma io sto peggio, quale potrebbe essere la diagnosi, comunque monoartrite?
Sangue dal naso, petecchie e febbricola possono essere effetti collaterali del farmaco?
Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora/Gentile Signore,
la situazione che descrive merita una rivalutazione reumatologica approfondita e anche rapida, soprattutto perché vi è una discrepanza tra il miglioramento degli indici infiammatori (VES e PCR) e il peggioramento dei sintomi clinici.
Una monoartrite cronica del polso associata a edema osseo esteso alla risonanza magnetica può rientrare nell'ambito delle artriti infiammatorie sieronegative, comprese alcune forme di spondiloartrite periferica, considerando anche la positività per HLA-B27. Tuttavia, la persistenza del dolore intenso, il blocco articolare e la mancata risposta a cortisone e sulfasalazina rendono opportuna una rivalutazione diagnostica per escludere altre condizioni infiammatorie, infettive o più rare.
È importante ricordare che VES e PCR normali non escludono la presenza di attività di malattia: in alcuni pazienti l'infiammazione può essere localizzata a livello articolare e risultare poco rappresentata negli esami ematici.
Per quanto riguarda i nuovi sintomi, epistassi quotidiana (sangue dal naso), comparsa di petecchie e febbricola non dovrebbero essere sottovalutati. Sebbene la sulfasalazina sia generalmente ben tollerata, può raramente causare alterazioni ematologiche, come piastrinopenia o altre citopenie, oltre a reazioni di ipersensibilità. Anche se il valore delle piastrine da lei riportato è nella norma, sarebbe opportuno eseguire tempestivamente, quindi rapidamente, un emocromo completo con formula leucocitaria e confrontarsi con il medico curante o con il reumatologo per valutare l'eventuale relazione con la terapia.
In sintesi, la persistenza dei sintomi articolari associata a febbricola, epistassi e petecchie giustifica una rivalutazione specialistica in tempi brevi, sia per verificare la correttezza dell'inquadramento diagnostico sia per valutare l'efficacia e la tollerabilità della terapia in corso.
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