Domande del paziente (93)
buongiorno mia figlia di 10 anni ha da qualche giorno uno sfogo sul viso inizialmente trattato con carelimus e attualmente sospeso e sostituito con efacti per almeno 20 giorni. ho letto che è un farmaco per adulti posso proseguire serenamente con la cura prescritta?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco perfettamente la sua preoccupazione, soprattutto quando si tratta di una bambina e si leggono indicazioni che sembrano riferite agli adulti.
In generale, molti farmaci dermatologici, anche se riportano in scheda tecnica un uso “per adulti”, vengono in realtà utilizzati anche in età pediatrica quando il medico lo ritiene opportuno. Questo perché spesso gli studi ufficiali sono condotti principalmente sugli adulti, ma nella pratica clinica alcuni prodotti sono considerati sicuri anche nei bambini, se usati correttamente e sotto controllo medico.
Nel caso specifico, è importante capire che tipo di sfogo è stato diagnosticato (dermatite, acne infantile, irritazione, ecc.), perché prodotti diversi vengono scelti proprio in base alla causa. Il passaggio da Carelimus (tacrolimus) a un altro trattamento suggerisce che il medico abbia voluto modificare l’approccio terapeutico, probabilmente per ottenere una risposta migliore.
Se la terapia è stata prescritta dopo una valutazione diretta, in linea generale può seguirla con tranquillità, facendo però attenzione a eventuali segni di irritazione come rossore marcato, bruciore o peggioramento dello sfogo.
Detto questo, nei bambini è sempre importante essere ancora più cauti con i trattamenti prolungati o con prodotti potenzialmente irritanti, quindi è comprensibile voler avere una conferma.
Le consiglierei comunque di effettuare un controllo dermatologico o di ricontattare il medico che ha prescritto la terapia, perché è importante verificare direttamente la pelle della bambina e assicurarsi che il trattamento sia davvero il più adatto e ben tollerato.
Buongiorno.volevo sapere qual è intervento chirurgico o trattamento di medicina estetica è più efficace per rassodare i glutei? Non volendo andare in palestra per pigrizia,sto cercando un metodo estetico valido.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco benissimo il desiderio di migliorare l’aspetto dei glutei senza dover necessariamente passare dalla palestra, ed è una richiesta molto comune. È però importante essere sinceri: i trattamenti estetici possono aiutare molto a livello di forma e qualità dei tessuti, ma non sostituiscono completamente il tono muscolare che si ottiene con l’attività fisica.
Detto questo, esistono diverse opzioni valide, da scegliere in base al risultato che si desidera ottenere.
Se l’obiettivo è migliorare la compattezza e la qualità della pelle, uno dei trattamenti più semplici è la mesoterapia. Si tratta di microiniezioni di sostanze che aiutano a stimolare il microcircolo e a rendere la pelle più tonica e idratata. È un trattamento poco invasivo, utile soprattutto quando c’è una lieve lassità o pelle meno elastica, ma bisogna considerare che l’effetto è graduale e richiede più sedute, e non dà un vero aumento di volume.
Sempre in ambito non chirurgico, ci sono poi i biostimolanti (come l’acido polilattico) che lavorano stimolando il collagene e possono dare un effetto di rassodamento più progressivo e naturale nel tempo. In alcuni casi si utilizzano anche i filler corporei a base di acido ialuronico, che permettono di migliorare la forma e dare un leggero effetto lifting, con un risultato visibile più rapidamente, ma temporaneo.
Se invece si cerca un cambiamento più evidente, soprattutto in termini di volume e proiezione, si entra nell’ambito della chirurgia estetica, con interventi come il lipofilling (BBL) o, in casi selezionati, le protesi glutee. Il lipofilling è spesso preferito perché utilizza il proprio grasso e consente un risultato più naturale e duraturo.
In ogni caso, la scelta dipende molto dalla situazione di partenza: c’è differenza tra un gluteo semplicemente poco tonico, uno svuotato o uno con lassità cutanea. Ed è proprio qui che spesso nasce la delusione, perché si tende a cercare un unico trattamento “miracoloso”, quando in realtà serve un approccio personalizzato.
Per questo motivo, le consiglierei di prenotare una visita: è importante valutare direttamente la situazione e capire quale trattamento possa darle un risultato realmente soddisfacente e proporzionato alle sue aspettative.
Salve, vorrei un'informazione. C'è qualche crema per le macchie scure e marroni causate dall'eritema da scaldino?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le macchie scure che compaiono dopo un eritema da scaldino (eritema ab igne) sono purtroppo abbastanza tipiche: il calore, anche se non provoca una vera ustione, nel tempo crea un danno alla pelle che porta a una iperpigmentazione a reticolo, cioè quelle chiazze marroni che vede adesso .
La prima cosa importante da sapere è che non esiste una crema che le faccia sparire rapidamente o completamente, soprattutto se le macchie sono presenti da un po’. In molti casi tendono a schiarirsi da sole nel tempo, ma il processo può essere lento e non sempre completo .
Detto questo, alcune creme possono aiutare a migliorare gradualmente la situazione. In genere si utilizzano prodotti che lavorano sulla pigmentazione e sul rinnovamento della pelle, come:
sostanze depigmentanti (ad esempio acido azelaico o acido tranexamico)
creme che favoriscono il turnover cutaneo (come retinoidi o acidi esfolianti)
Questi trattamenti non danno risultati immediati, ma possono rendere la macchia meno evidente con il tempo. In alcuni casi, soprattutto se la pigmentazione è più profonda, si può valutare anche qualcosa di più mirato come peeling o laser.
Fondamentale però è un aspetto spesso sottovalutato: bisogna eliminare completamente la fonte di calore (scaldino, termoforo, ecc.), perché altrimenti la pelle continua a “memorizzare” il danno e le macchie non migliorano .
Capisco il desiderio di trovare una soluzione semplice e veloce, ma in questo tipo di problema è importante scegliere il trattamento giusto in base alla profondità e alla durata della macchia, evitando prodotti troppo aggressivi o inutili tentativi.
Le consiglierei quindi di prenotare una visita dermatologica, perché è fondamentale valutare direttamente la pelle e impostare un trattamento mirato, più efficace e sicuro per il suo caso specifico.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
le confermo che quando nel referto istologico si parla di “margini chirurgici negativi”, ci si riferisce sia ai margini laterali sia al margine profondo. È una valutazione eseguita al microscopio,...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
sì, quello che descrive può capitare ed è compatibile con l’assunzione di Tetralysal (limeciclina). Si tratta di un antibiotico che, come altri della stessa famiglia, può dare nel tempo una...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco perfettamente la sua preoccupazione, perché il mollusco contagioso nell’adulto può dare proprio quella sensazione di “non finire mai”, con la paura che ci siano sempre lesioni nascoste...
Altro
Sono allergica all'antibiotico come Levoxacin e penicillina. Ho fatto le prove allergiche dove si sono attenuti a quello che io ho detto loro e cioè di aver avuto più di una volta una reazione allergica e andata in ospedale dopo aver preso Levoxacin. La mia domanda è che tipo di prove allergiche esistono per attestare la mia allergia a certi tipi di antibiotici? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la sua domanda è molto importante, perché quando si parla di allergie agli antibiotici è fondamentale avere una diagnosi il più possibile precisa e non basata solo sul ricordo dell’episodio.
In generale, il percorso diagnostico per confermare un’allergia a farmaci come penicilline o antibiotici come il Levofloxacina si basa su più passaggi, e non esiste un unico test “definitivo” valido per tutti i casi.
Si parte sempre da una raccolta molto accurata della storia clinica, perché il tipo di reazione che ha avuto (tempo di comparsa, sintomi, gravità) orienta già molto il sospetto diagnostico. Questo è un passaggio fondamentale, ma da solo non basta.
Per quanto riguarda i test veri e propri, esistono:
Test cutanei (prick test e intradermoreazioni): si eseguono soprattutto per le penicilline e alcuni altri antibiotici. Sono utili per identificare reazioni di tipo immediato (mediate da IgE), ma non sempre sono disponibili o affidabili per tutti i farmaci, in particolare per i fluorochinoloni come la levofloxacina.
Esami del sangue (IgE specifiche): possono essere utili in alcuni casi, ma hanno una sensibilità limitata e non esistono per tutti gli antibiotici.
Test di provocazione orale (drug challenge): è il test più importante e, quando indicato, rappresenta il vero “gold standard”. Consiste nella somministrazione controllata del farmaco in ambiente protetto, sotto supervisione specialistica. Ovviamente si esegue solo quando il rischio è ritenuto accettabile.
Nel suo caso, il fatto che le prove allergiche siano state basate principalmente sul racconto clinico può succedere quando la storia è molto suggestiva (ad esempio accesso in ospedale dopo assunzione del farmaco), ma non sempre consente di distinguere con certezza tra una vera allergia e altre reazioni avverse.
Inoltre, è importante sapere che nel tempo alcune allergie, soprattutto a determinati antibiotici, possono anche attenuarsi o modificarsi, motivo per cui una rivalutazione a distanza può essere utile.
Proprio per questo motivo, se ha bisogno di chiarire meglio a quali antibiotici è realmente allergica e quali invece può eventualmente assumere in sicurezza, il percorso corretto è quello di una valutazione allergologica strutturata, che stabilisca se e quali test siano indicati nel suo caso specifico.
Le consiglierei quindi di prenotare una visita allergologica, perché è importante definire con precisione le sue allergie e avere indicazioni chiare e sicure per eventuali terapie future.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
uongiorno,
capisco davvero bene come si sente: ha già affrontato un momento di ansia importante, ha fatto tutto rapidamente per stare più tranquillo, e ora questo nuovo dubbio riaccende la preoccupazione....
Altro
Buongiorno dopo asportazione papulosa labbro inferiore esterno mi si è formato gonfiore e tumezione al labbro interiore interno, è normale?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dopo l’asportazione di una lesione sul labbro è piuttosto comune che, nei giorni successivi, si sviluppi un po’ di gonfiore. Il labbro è una zona molto delicata e ricca di vasi sanguigni, quindi tende facilmente a reagire con edema anche in aree vicine a quella trattata. Per questo motivo, il fatto che lei avverta tumefazione anche nella parte interna non è necessariamente anomalo e, nella maggior parte dei casi, rientra nella normale risposta infiammatoria post-intervento.
In genere questo tipo di gonfiore tende a stabilizzarsi e poi ridursi gradualmente nell’arco di qualche giorno. Quello che è importante osservare è l’andamento: se nota che lentamente migliora, anche se non scompare subito, è un segno rassicurante.
Diverso sarebbe se il gonfiore aumentasse progressivamente, diventasse molto doloroso, caldo, oppure se comparissero secrezioni o altri sintomi fastidiosi: in quel caso sarebbe meglio farlo valutare rapidamente.
Capisco che possa creare preoccupazione, soprattutto perché si tratta di una zona visibile e sensibile, ma spesso si tratta semplicemente di una fase transitoria della guarigione.
In ogni caso, le consiglierei di effettuare una visita di controllo, perché è sempre opportuno valutare direttamente la situazione e verificare che tutto stia evolvendo correttamente.
Buonasera, scrivo in quanto da poco meno di 1 anno ho scoperto di avere un'allergia alla carne rossa ed ai latticini.
L'ho scoperto in quanto inizialmente quando mangiavo la pesca avevo prurito addosso,mangiando e bevendo latticini avevo sempre dolore e disturbi all'intestino/ stomaco, ed in particolare con la carne rossa mi pizzicava il palato.
Così decisi di fare delle analisi del sangue sotto consiglio di un allergologo,risultai cosi positiva all'allergia alla carne ed ai latticini e non alla pesca.
Consultando il sempre l'allergologo ho tolto sia carne rossa che tutti i latticini e derivati,non mangiando praticamente niente,l'allergologo ha provato a reintegrare la mia alimentazione con alimenti senza lattosio, rendendoli definitivi nella dieta.
Mi fece fare anche delle analisi del sangue per notare se la causa fosse il detto '' morso di zecca''(alfa-gal), ma non risultai positiva a questa causa.
Chiesi cosa dovevo fare e lui mi disse semplicemente di reintegrare tutti gli alimenti(inclusa carne rossa),ma io non lo feci in quanto le prime analisi risultarono positive.
A distanza di un anno mi chiedo cosa dovrei fare,se fare altre analisi,riprovare a mangiare qualcosa o altre opzioni.
Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la situazione che descrive è comprensibilmente confusa e anche un po’ frustrante, ma in realtà non è così rara. Quando si parla di allergie alimentari, è importante sapere che la positività agli esami del sangue da sola non basta a fare una diagnosi certa: deve sempre essere interpretata insieme ai sintomi. In alcuni casi, infatti, si può risultare positivi a determinati alimenti senza essere realmente allergici, oppure avere forme di sensibilità o intolleranza che danno disturbi simili ma hanno un significato diverso.
Nel suo racconto ci sono alcuni elementi che fanno pensare che la situazione non sia del tutto definita: ad esempio il fatto che il test per l’alfa-gal sia risultato negativo, e che lo stesso allergologo le abbia poi consigliato di reintrodurre gli alimenti. Questo suggerisce che potrebbe non trattarsi di una vera allergia strutturata come inizialmente ipotizzato, oppure che nel tempo qualcosa sia cambiato.
Allo stesso tempo, aver eliminato per così tanto tempo carne rossa e latticini senza una diagnosi completamente chiara non è l’ideale, perché si rischia di restringere molto l’alimentazione senza un reale beneficio e con possibili carenze nel lungo periodo.
Capisco perfettamente il timore di provare a reintrodurre questi alimenti da sola, soprattutto dopo i sintomi che ha avuto, ed è una cautela assolutamente sensata. Proprio per questo motivo, però, il passo giusto adesso non è procedere in autonomia, ma rivalutare tutta la situazione in modo approfondito, chiarendo se si tratta davvero di allergia, di sensibilità o di altro, e capire come gestire correttamente la dieta.
Le consiglierei quindi di prenotare una nuova visita allergologica, anche per un secondo parere se possibile, perché è fondamentale rivedere il quadro nel suo insieme e impostare in sicurezza un’eventuale reintroduzione degli alimenti senza rischi e senza restrizioni inutili.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco che la chiamata possa averla messa in agitazione, ma posso rassicurarla: sì, è una prassi corretta e abbastanza frequente.
Dopo l’asportazione di un nevo, l’esame istologico serve...
Altro
Salve, vorrei un'informazione. C'è qualche crema per le macchie marroni e scure causate dall'eritema da scaldino?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le macchie marroni che descrive sono una conseguenza piuttosto tipica dell’eritema da scaldino (eritema ab igne). Si tratta di una pigmentazione che compare dopo esposizioni ripetute al calore: inizialmente la pelle si arrossa, ma con il tempo può lasciare questo aspetto più scuro e “a rete”.
La cosa più importante, prima di tutto, è eliminare completamente la fonte di calore (scaldino, termoforo, ecc.), perché altrimenti la pelle continua a stimolarsi e la pigmentazione tende a fissarsi o peggiorare.
Per quanto riguarda le creme, esistono sicuramente attivi che possono aiutare a schiarire gradualmente la zona, come sostanze depigmentanti o prodotti che favoriscono il rinnovamento cutaneo. Tuttavia è importante sapere che non esiste un trattamento rapido o universale, e soprattutto che la scelta del prodotto giusto dipende molto da quanto la macchia è profonda e da quanto tempo è presente. In alcuni casi migliorano con creme mirate, in altri serve associare trattamenti più specifici.
Proprio per questo motivo, il rischio del “fai da te” è di usare prodotti poco efficaci o, al contrario, troppo aggressivi per una pelle già sensibilizzata dal calore, con il risultato di non ottenere miglioramenti o addirittura peggiorare la situazione.
Il consiglio è quindi di non perdere tempo con tentativi casuali, ma di impostare fin da subito un percorso corretto e mirato.
Le consiglierei di prenotare una visita dermatologica, perché è importante valutare direttamente la pelle e scegliere il trattamento più efficace e sicuro per il suo caso specifico.
Buongiorno, vorrei chiedervi se con l'età i nevi regrediscono o scompaiono, ne ho notato uno diminuito di dimensioni, di forma.
Siccome sono molto ansiosa, vorrei chiarimenti...sono fototipo 2, pelle ed occhi chiari, già fatto visita ma sempre in ansia, letto sempre su internet e vado nel panico.
Graziee.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco molto bene la sua preoccupazione, soprattutto avendo una pelle chiara e una maggiore attenzione verso i nei: è una situazione molto comune, e l’ansia può facilmente aumentare quando si notano dei cambiamenti.
Le spiego con tranquillità: nel corso della vita i nevi non sono strutture “statiche”, ma possono evolvere. Con l’età è assolutamente possibile che alcuni nei vadano incontro a una sorta di regressione, diventando più piccoli, più chiari o meno evidenti. Quindi il fatto che lei ne abbia notato uno diminuito di dimensioni e di forma, di per sé, non è un segnale preoccupante.
Anzi, nella pratica clinica ci preoccupano di più i nei che crescono, cambiano colore in modo irregolare o assumono caratteristiche atipiche, mentre una riduzione tende più spesso a rientrare in un’evoluzione benigna.
Ha fatto molto bene a sottoporsi a una visita dermatologica: questo è già un elemento importante di sicurezza. Il problema, da quello che emerge, è più legato all’ansia che al nevo in sé — e purtroppo cercare informazioni su internet spesso alimenta solo il panico, senza dare un reale aiuto.
Il consiglio che le darei è di affidarsi a controlli programmati, evitando l’auto-osservazione continua che rischia di farle notare ogni minima variazione e aumentare la preoccupazione.
Se desidera sentirsi più tranquilla e avere un punto di riferimento nel tempo, può essere utile eseguire una valutazione più strutturata: può prenotare una visita nel mio studio dermatologico, eventualmente con mappatura dei nevi, così da monitorare in modo oggettivo e ridurre anche l’ansia.
Nel complesso, da quello che descrive, può stare serena: non ci sono elementi che facciano pensare a qualcosa di preoccupante.
Buongiorno,
io vorrei chiedere informazioni in merito a tanti piccoli brufoletti (comedoni chiusi) che mi si son formati negli ultimi mesi intorno al mento e sulle guance..
io di mio ho un alimentazione sana tranne qualche sgarro nel weekend, utilizzo pochi prodotti nella skincare (detergente normon skin pure + crema idratante dell’isdin per pelli acneiche) ho tentato di utilizzare il benzonic crema ma mi seccava molto la pelle e la rendeva rossa a chiazze nele zone di riferimento..
prendo la pillola anticoncezionale yaz dal 2016 quindi ormai 10 anni ma non mi ha mai dato problemi, non so piu come gestire questa situazione e mi danno molto da fare la presenza di questi punti
grazie in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che descrive, la situazione è molto compatibile con una forma di acne comedonica dell’adulto, cioè quella caratterizzata da piccoli brufoletti sottopelle (comedoni chiusi), tipicamente localizzati su mento e guance. È una condizione piuttosto frequente anche in persone che, come lei, hanno uno stile di vita sano e una skincare essenziale.
Nel suo caso non sembra esserci un errore evidente nella routine quotidiana. Tuttavia, questi comedoni non dipendono tanto da “sporco” o alimentazione, quanto piuttosto da un’alterazione del turnover della pelle: in pratica, le cellule non si rinnovano in modo ottimale e tendono ad accumularsi all’interno dei pori, ostruendoli. Anche la componente ormonale può giocare un ruolo, soprattutto nelle zone che lei riferisce. L’assunzione di Yaz è generalmente utile per l’acne, ma dopo molti anni può capitare che la risposta della pelle cambi leggermente.
Per quanto riguarda il trattamento che ha provato, il benzoyl peroxide (Benzac) è efficace soprattutto sulle forme infiammatorie, ma può risultare troppo aggressivo, causando rossore e secchezza come nel suo caso, senza risolvere completamente i comedoni. Questo è abbastanza tipico.
In situazioni come la sua, l’approccio più efficace non è “seccare” la pelle, ma normalizzare il rinnovamento cutaneo. Per questo motivo si utilizzano spesso prodotti come i retinoidi topici (su prescrizione) oppure esfolianti chimici delicati, ad esempio a base di acido salicilico o mandelico, da introdurre gradualmente. Anche l’idratazione resta fondamentale, scegliendo texture leggere e non comedogene.
È importante evitare trattamenti troppo aggressivi o l’uso contemporaneo di troppi prodotti attivi, perché si rischia di irritare la pelle e peggiorare la situazione. Allo stesso modo, sarebbe meglio non manipolare i comedoni, per evitare infiammazione e segni residui.
Si tratta comunque di una condizione gestibile, ma che spesso richiede una terapia mirata e personalizzata nel tempo.
Le consiglierei comunque di effettuare una visita dermatologica, perché sarebbe opportuno valutare direttamente la cute e impostare una terapia specifica e ben tollerata per il suo caso.
Buonasera, ho 55 anni e da qualche tempo ho un diradamento, in particolare, di una delle due sopracciglia accompagnato da prurito e da una lieve desquamazione...
In attesa del controllo dermatologico cosa consigliate? Grazie!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da quello che racconta, il suo disturbo è piuttosto comune e, nella maggior parte dei casi, è legato a una condizione infiammatoria della pelle più che a una perdita definitiva del pelo. Il fatto che il diradamento sia accompagnato da prurito e da una lieve desquamazione fa pensare proprio a una pelle “irritata”, come accade ad esempio nella dermatite seborroica o in forme di eczema localizzato, che possono interessare anche le sopracciglia.
In queste situazioni i peli possono apparire più radi perché il follicolo è temporaneamente disturbato dall’infiammazione, ma spesso, una volta risolta la causa, la situazione tende a migliorare.
Nel frattempo può adottare qualche accorgimento semplice: utilizzare detergenti molto delicati, evitare prodotti aggressivi o cosmetici nuovi nella zona e applicare una crema emolliente e lenitiva, senza profumi. È importante anche non grattare, anche se il prurito può dare fastidio, perché questo rischia di peggiorare sia l’irritazione sia il diradamento.
Detto questo, la cosa fondamentale è capire esattamente la causa, perché da quella dipende il trattamento più corretto e mirato.
Per questo le consiglio di effettuare una visita dermatologica presso il mio studio, così da poter valutare direttamente la situazione e impostare una terapia specifica che le permetta di risolvere il problema in modo efficace e sicuro.
Buonasera, sono una donna di 55 anni di età e da qualche tempo ho un diradamento, in particolare a carico di una delle due sopracciglia. Diradamento accompagnato da prurito e da una lieve desquamazione... In attesa del controllo dermatologico cosa consigliate? Grazie!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive è un disturbo abbastanza frequente e può avere diverse cause, spesso anche sovrapposte tra loro. Il diradamento del sopracciglio associato a prurito e lieve desquamazione fa pensare più facilmente a una condizione infiammatoria locale.
Tra le possibilità più comuni ci sono:
una dermatite seborroica, che può interessare anche le sopracciglia e dare prurito e desquamazione
una dermatite da contatto (cosmetici, detergenti, tinture)
una forma lieve di eczema
più raramente, condizioni come alopecia areata o altre forme di alopecia localizzata
Nel frattempo, in attesa della visita, può adottare qualche accorgimento semplice:
detergere la zona con prodotti molto delicati, evitando saponi aggressivi
applicare una crema emolliente lenitiva, senza profumi o sostanze irritanti
evitare di grattare o sfregare la zona
sospendere eventuali cosmetici o prodotti nuovi applicati sulle sopracciglia
È importante però non iniziare terapie specifiche senza una diagnosi precisa, perché trattamenti diversi sono indicati a seconda della causa.
Proprio per questo, le consiglio di effettuare una visita dermatologica presso il mio studio, così da poter valutare direttamente la zona interessata, individuare con precisione l’origine del problema e impostare una terapia mirata per risolvere sia il prurito che il diradamento.
Sono un ragazzo di 23 anni e soffro di parapsoriasi da quando avevo circa 17 anni. Conosco abbastanza bene l’andamento della malattia: alterna periodi in cui è più evidente sulla pelle ad altri in cui è molto attenuata o quasi assente. Negli anni ho imparato ad accettarla, anche se a livello estetico mi crea ancora disagio. Le macchie non sono molte e non sempre danno prurito, quindi nel complesso è una condizione “sopportabile”.
Conduco uno stile di vita abbastanza sano: non bevo alcol, non ho mai fumato e cerco di seguire un’alimentazione equilibrata, anche se negli ultimi mesi ho mangiato in modo più disordinato, soprattutto saltando pasti.
Da ottobre a febbraio ho lavorato come magazziniere, facendo turni notturni di circa 8 ore quasi tutti i giorni. È stato un periodo molto stressante: dormivo male, mangiavo male ed ero spesso irritato. Durante questo periodo mi è comparsa dermatite seborroica al cuoio capelluto (non l’avevo mai avuta prima).
Mi è stata prescritta una terapia con Zirtec per 30 giorni per il prurito in testa, uno shampoo specifico (Melis) da usare 3 volte a settimana e una crema (Eurocort) da applicare su una zona con crosta per la dermatite seborroica che ho/ ho avuto solo in testa. Dopo circa due mesi di cura, la situazione del cuoio capelluto è migliorata: non ho più croste e non noto più caduta attiva di capelli.
Tuttavia, ho notato un diradamento dei capelli, in particolare nella zona frontale e sul vertice, ma in generale un po’ su tutta la testa. Sono tornato all’IDI e un’altra dermatologa mi ha detto che la perdita di capelli non è collegata alla dermatite seborroica, ma sarebbe dovuta ad alopecia androgenetica.
Questa diagnosi mi ha lasciato perplesso, perché leggendo informazioni online ho trovato che la dermatite seborroica può causare una caduta temporanea dei capelli, con possibile ricrescita nel tempo. Inoltre, attualmente non noto più caduta attiva.
Ho in mente di andare a farmi visitare da un dermatologo tricologo per conoscere la vera causa di questa perdita di capelli, se alopecia androgenetica o appunto (spero) dermatite seborroica. Nel caso dell’ultima, i capelli dovrebbero ricrescere da soli, confermate?
Mi chiedo quindi:
-È possibile che la dermatologa si sia sbagliata?
-La perdita di capelli potrebbe essere stata temporanea e legata allo stress e alla dermatite seborroica?
-In questi casi è possibile una ricrescita autonoma dei capelli senza dover fare una terapia?
Avrei anche altre domande, se qualcuno può aiutarmi:
-So che la parapsoriasi è una condizione cronica, ma esistono creme o trattamenti che posso usare quando compaiono le macchie, per ridurre l’aspetto visivo e il leggero prurito? So che le creme a base di cortisone, se usate a lungo, possono avere effetti collaterali, quindi vorrei capire se ci sono alternative più sicure nel tempo.
-Per quanto riguarda la dermatite seborroica, anche questa so che è cronica: dovrei continuare a usare shampoo specifici come il Melis anche a lungo termine, magari a scopo preventivo, per evitare che ritorni?
Dal punto di vista emotivo sto vivendo questa situazione con molta difficoltà. Sono molto triste e questa cosa mi ha colpito tanto, anche psicologicamente. Porto i capelli lunghi e non rasati, quindi il diradamento per me è ancora più evidente e difficile da accettare.
Sono giovane e dover affrontare già da ora questo tipo di problemi mi pesa molto. Spero davvero che si tratti di una situazione temporanea, legata allo stress e alla dermatite seborroica, e che i capelli possano ricrescere con il tempo.
Un grazie sincero a qualsiasi dottore o dottoressa che vorrà rispondermi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la capisco davvero: quello che sta vivendo è più che comprensibile, soprattutto alla sua età. I capelli hanno un impatto importante sull’immagine di sé, e vedere un cambiamento così improvviso può destabilizzare, anche emotivamente.
Da quello che racconta, la sua situazione merita di essere letta nel complesso. Ha attraversato un periodo molto intenso, con stress importante, turni notturni, sonno irregolare e alimentazione poco equilibrata: tutte condizioni che, molto spesso, portano a una caduta temporanea dei capelli. In questi casi i capelli entrano in una fase “di riposo” e, dopo qualche tempo, possono diradarsi in modo diffuso, proprio come descrive lei. La cosa rassicurante è che questo tipo di caduta è nella maggior parte dei casi reversibile, quindi i capelli tendono a ricrescere.
Anche la dermatite seborroica può aver contribuito: non causa una perdita definitiva, ma può indebolire temporaneamente i capelli e peggiorare la situazione generale del cuoio capelluto. Il fatto che ora sia migliorata è sicuramente un segnale positivo.
Per quanto riguarda invece l’alopecia androgenetica, è una diagnosi che va fatta con attenzione. È possibile, ma nel suo caso non è qualcosa che darei per scontato senza un approfondimento: a volte situazioni come la sua possono essere interpretate in modo un po’ troppo rapido, mentre è importante distinguere bene tra una caduta temporanea e una condizione cronica.
Sì, quindi: è assolutamente possibile che la sua sia stata una perdita legata allo stress e che ci sia una ricrescita spontanea. Allo stesso tempo, però, è importante capire se c’è anche una minima componente androgenetica, perché in quel caso intervenire presto fa davvero la differenza.
Per la parapsoriasi, esistono diverse opzioni per gestire le fasi in cui le macchie sono più evidenti: non solo cortisonici (che vanno comunque usati con criterio), ma anche trattamenti più delicati che aiutano a controllare prurito e aspetto della pelle.
Per la dermatite seborroica, invece, sì: ha senso continuare con uno shampoo specifico anche nel tempo, magari riducendo la frequenza, proprio per mantenere la situazione stabile ed evitare ricadute.
Il punto, però, è che nel suo caso ci sono più elementi insieme, e affrontarli uno per uno senza una visione d’insieme rischia di creare solo più confusione e ansia.
Per questo le consiglio davvero di effettuare una visita dermatologica tricologica presso il mio studio: potremo valutare con precisione la situazione del cuoio capelluto, capire esattamente la causa del diradamento e darle indicazioni chiare e mirate. Spesso già avere una diagnosi precisa aiuta anche a vivere tutto questo con molta più tranquillità.
Buonasera, dopo ripetuti herpes sul naso, mi é rimasta una macchia di colore rosso che tende al viola cosa posso fare? Vi sono rimedi
Grazie
Ylenia
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera Ylenia,
quello che descrive è una situazione piuttosto frequente dopo episodi ripetuti di herpes. La macchia rosso-violacea che le è rimasta è molto probabilmente un esito post-infiammatorio: in pratica, la pelle dopo l’infiammazione tende a lasciare un segno che può essere più rosso o leggermente violaceo, soprattutto in una zona delicata come il naso.
Queste macchie, nella maggior parte dei casi, tendono a migliorare spontaneamente nel tempo, ma possono impiegare anche diverse settimane o mesi per schiarirsi completamente.
Nel frattempo può fare alcune cose utili:
applicare quotidianamente una protezione solare alta (SPF 50), fondamentale per evitare che la macchia si fissi o si scurisca
utilizzare creme lenitive e riparatrici, che aiutano la pelle a rigenerarsi
evitare di manipolare la zona, perché potrebbe peggiorare l’infiammazione
In alcuni casi, se la macchia persiste, si possono valutare trattamenti più specifici (topici o ambulatoriali) per accelerarne la risoluzione.
Dal momento che la lesione è sul viso e che ha avuto episodi ripetuti di herpes, le consiglio di effettuare una visita dermatologica presso il mio studio, così da valutare direttamente la macchia e indicarle il trattamento più adatto per favorirne la scomparsa nel modo più rapido e sicuro possibile.
Buonasera,sono un uomo adulto di 36 anni. Da sempre affetto da acne nodulo-cistica (in adolescenza abbastanza grave). Negli anni si è un po' attenuata ma senza mai lasciare del tutto la pelle del mio viso.
Tre anni fa,dopo un peggioramento,feci un ciclo di isotretinoina a dosaggio bassino (90mg/kg dose totale cumulativa) che portò a remissione per circa 1 anno. L'anno scorso in seguito a recidiva cambio dermatologo il quale mi prescrive isotretinoina a dosaggio congruo 0.6 mg/kg.
Mancano le ultime 2 settimane e ho già raggiunto la dose cumulativa massima di 150 mg/kg in 8 mesi di terapia.
Le cisti,noduli e lesioni importanti sono sparite tutte . La cosa che non riesco a capire è perché ,nonostante il viso sia in buono stato complessivamente,compaiono 2-3 lesioni a settimana (seppur piccole e transitorie). Ho letto alcuni forum dove la gente afferma che non dovrebbe comparire nemmeno una lesione a fine cura. Il mio dermatologo dice che è normale qualche lesione lieve e transitoria e che l'importante è aver eliminato l'acne profonda.
Nella vostra esperienza è normale che dopo un ciclo ben condotto e dose cumulativa raggiunta ci possa essere la presenza di piccole lesioni ?(comunque vanno via in fretta). È possibile che non appena finisco ,la pelle ripristinando la barriera cutanea, anche queste piccole lesioni non si manifesteranno più?cosa ne pensate?
Visto la persistenza sarebbe utile dosare ormoni?
Ho già fatto insulinemia,porlattinemia e tsh tutto nella norma.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
capisco perfettamente il suo dubbio: dopo un percorso così lungo e impegnativo è normale aspettarsi una pelle completamente “perfetta” e rimanere perplessi quando compaiono ancora piccole lesioni.
Le dico però con sincerità che, nella pratica clinica, quello che sta osservando può essere assolutamente normale, anche a fine terapia. Il punto fondamentale è che nel suo caso le lesioni più importanti – noduli e cisti – sono scomparse e questo è il vero obiettivo dell’isotretinoina, soprattutto nelle forme nodulo-cistiche come la sua.
Le piccole lesioni che descrive, se sono superficiali e vanno via rapidamente, possono rappresentare una minima attività residua della pelle, che non sempre si azzera completamente durante il trattamento, nemmeno quando è stato eseguito in modo corretto e fino alla dose cumulativa adeguata, come nel suo caso.
C’è anche un altro aspetto importante: la pelle non si “stabilizza” esattamente il giorno in cui si sospende il farmaco. Dopo la fine della terapia, continua un processo di riequilibrio e spesso si osserva proprio in questa fase un ulteriore miglioramento. Quindi sì, è possibile che, una volta concluso il ciclo, anche queste piccole imperfezioni tendano progressivamente a scomparire.
Capisco che leggendo online si possano trovare esperienze diverse, ma l’idea che “non debba comparire nemmeno una lesione” è un po’ teorica e non sempre rispecchia quello che vediamo nella realtà, soprattutto nei casi più persistenti.
Per quanto riguarda gli ormoni, in un uomo e con esami già nella norma, come i suoi, di solito non rappresentano la causa principale e non sono il primo aspetto su cui concentrarsi, a meno che non ci siano altri segnali specifici.
In questo momento, più che altro, è importante capire come accompagnare la pelle nella fase successiva alla terapia: spesso una gestione di mantenimento mirata fa la differenza per consolidare i risultati e prevenire eventuali ricadute.
Proprio per questo, le consiglierei di effettuare una visita dermatologica presso il mio studio: potremo valutare con attenzione la situazione attuale della sua pelle, capire se queste lesioni rientrano in un decorso fisiologico e impostare, se necessario, una strategia personalizzata per mantenere il risultato ottenuto nel tempo.
A periodi ho prurito dai capelli piedi ma specialmente schiena collo orecchie viso zona davanti uso a lavarmi in olio e creme apposite date dal dermatologo esternamente non ho niente ho sofferto di eczemi psoriasi volevo sapere se essere allergiche al nichel che ho letto produce istamina avere la tiroide che un po.lavora poco un po tanto adesso sotto controllo e fibromialgia può tutto insieme.aumentare i sintomi grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconta, il suo prurito è molto probabilmente il risultato di più fattori che si sommano tra loro, piuttosto che di una singola causa ben definita. È una situazione che vediamo spesso: la pelle può apparire “normale” all’esterno, ma essere comunque molto sensibile e reattiva.
Il fatto che lei abbia sofferto di eczema e psoriasi è già un elemento importante, perché queste condizioni lasciano spesso una sorta di “memoria” nella pelle, che la rende più predisposta al prurito anche in assenza di lesioni visibili. A questo si può aggiungere una possibile allergia al nichel: in alcuni soggetti può contribuire ad aumentare la sensibilità generale, anche se raramente è l’unica responsabile di un prurito così diffuso.
Anche la tiroide che non è perfettamente stabile può avere un ruolo, perché le sue alterazioni si associano spesso a secchezza cutanea e quindi a prurito. Infine, la fibromialgia può amplificare la percezione dei sintomi, rendendo il prurito più intenso o più fastidioso rispetto a quanto ci si aspetterebbe.
Quindi sì, è assolutamente possibile che tutte queste condizioni insieme contribuiscano ad aumentare il disturbo che avverte. Sta già facendo bene a utilizzare detergenti delicati e creme emollienti, ma quando il prurito persiste senza segni evidenti è importante fare una valutazione più approfondita per capire esattamente da dove origina e come intervenire in modo mirato.
Per questo motivo, le consiglio di effettuare una visita dermatologica presso il mio studio, così da poter valutare con attenzione la sua situazione e impostare una terapia personalizzata che le dia un sollievo più concreto e duraturo.
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