Domande del paziente (93)

    Domande su Ernia Inguinale

    Sono stato operato per un'ernia inguinale sinistra (recidiva) e mi è stata collocata una protesi retinica. Poco dopo l'intervento ho avvertito che il testicolo sinistro era gonfio e sembrava che fosse fosse incollato a qualcosa che lo tirava verso l'alto (forse la protesi collocata troppo vicina?). Infatti è sempre più risalito fino ad apparire come se si fosse discolto inserendosi come dentro un tubo e assumendo una forma tubolare che scende dall'addome e finisce in basso con una forma leggermente rotonda. Ho un costante senso di fastidio e spesso un dolore acuto. Cosa posso fare, anche per attutire il dolore?
    Grazie per l'attenzione e per la risposta che si vorrà dare

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buongiorno,

    quello che descrive non è un decorso tipico dopo un intervento per ernia inguinale con posizionamento di protesi, soprattutto se il testicolo appare risalito, “tirato” verso l’alto e associato a fastidio o dolore acuto.

    Dopo questo tipo di intervento può essere normale avere:

    un po’ di gonfiore dello scroto
    una sensazione di tensione o fastidio nei primi giorni/settimane

    ma la sensazione che il testicolo sia “risalito” o come “incastrato” lungo il canale inguinale merita una valutazione diretta, perché potrebbe trattarsi di:

    una retrazione del testicolo lungo il canale inguinale
    aderenze o trazione dei tessuti dopo l’intervento
    più raramente, un problema legato alla posizione della protesi o a una complicanza locale

    Il fatto che riferisca anche dolore acuto intermittente è un ulteriore elemento da non sottovalutare.

    Per quanto riguarda cosa può fare nell’immediato:

    evitare sforzi e attività che aumentano la pressione addominale
    utilizzare eventualmente un supporto (slip contenitivo) per ridurre la trazione
    assumere antidolorifici solo se già consigliati dal medico

    Tuttavia, queste sono solo misure temporanee. La cosa più importante è capire esattamente cosa sta succedendo.

    Le consiglierei di rivolgersi quanto prima al chirurgo che l’ha operata o a un urologo, perché è fondamentale valutare direttamente la situazione (eventualmente anche con un’ecografia) per escludere complicanze e impostare il trattamento corretto.


    Domande su contraccezione

    Buongiorno una domanda la pillola cemisiana si prende dal primo giorno del ciclo per sempre ? E si inizia prima con le pillole bianche?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buongiorno,

    la Cemisiana, come la maggior parte delle pillole anticoncezionali, si inizia il primo giorno del ciclo mestruale (cioè il primo giorno di flusso). Questo permette una copertura contraccettiva immediata.

    Per quanto riguarda l’assunzione, la pillola va presa tutti i giorni seguendo l’ordine indicato sul blister, senza modificare la sequenza. Se nel blister sono presenti compresse di colore diverso (ad esempio bianche e di altro colore), questo serve proprio a guidare l’assunzione corretta.

    In genere:

    si inizia dalla compressa contrassegnata come “inizio” (spesso indicata anche con il giorno della settimana)
    si prosegue poi ogni giorno seguendo le frecce sul blister

    Le compresse di colore diverso possono avere una composizione differente (ormoni o placebo), quindi non vanno scelte “a caso”, ma sempre seguendo l’ordine previsto.

    Per quanto riguarda la durata, la pillola si può assumere in modo continuativo nel tempo, finché non ci sono controindicazioni e sotto controllo del ginecologo.

    Le consiglierei comunque di confrontarsi con il suo ginecologo, perché è importante avere indicazioni precise sul tipo di pillola che sta assumendo e sul corretto schema personalizzato per lei.


    La ringrazio per la sua disponibilità. Vorrei se possibile porre un'altra domanda:
    L'uso di queste pomate cortisoniche, allora, è corretto? Perché?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buongiorno,

    capisco il dubbio ed è una domanda assolutamente sensata.

    Le pomate cortisoniche possono essere corrette e molto utili, ma solo in determinate situazioni e soprattutto se utilizzate con una diagnosi precisa e per il tempo adeguato. Il loro scopo principale è ridurre rapidamente l’infiammazione, quindi vengono prescritte quando c’è una componente infiammatoria evidente (rossore, prurito, gonfiore, irritazione).

    Il motivo per cui funzionano è proprio questo: il cortisone “spegne” la risposta infiammatoria della pelle, dando un miglioramento spesso rapido dei sintomi. Tuttavia, questo non significa che curi sempre la causa del problema. In alcuni casi tratta solo il sintomo.

    Per questo motivo è importante fare attenzione a due aspetti:

    se usate senza indicazione precisa, possono mascherare il problema senza risolverlo
    se utilizzate troppo a lungo o in modo improprio, possono dare effetti collaterali (assottigliamento della pelle, irritazioni, peggioramento di alcune condizioni)

    Quindi sì, l’uso è corretto quando è stato indicato dal medico per una specifica condizione, ma non è una soluzione “universale” da usare sempre e comunque.

    Le consiglierei comunque di fare riferimento al medico che gliele ha prescritte o di effettuare una visita, perché è importante valutare il quadro specifico e capire se e per quanto tempo è opportuno utilizzarle nel suo caso.


    Domande su allungamento del pene

    Chiedo aiuto x un rimedio x l allungamento del pene se con le pillole che leggo non vanno gel voi dott. Dite andare dal andrologo non è un problema medico. Ma allora c è un modo più salutare? Chiedo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Salve,

    capisco la sua domanda, ed è giusto chiarire bene questo punto perché c’è molta confusione e purtroppo anche tanta pubblicità poco affidabile.

    Le dico in modo diretto e onesto: pillole, gel o integratori per l’allungamento del pene non hanno dimostrato efficacia reale. Nella maggior parte dei casi non funzionano e, in alcuni casi, possono anche essere inutili o addirittura rischiosi.

    Non è un “problema medico” nel senso che, se le dimensioni rientrano nella norma, non esiste una terapia necessaria. Tuttavia, questo non significa che la sua preoccupazione non sia importante: spesso è più una questione di percezione o di insicurezza che merita comunque attenzione e chiarimento.

    Dal punto di vista scientifico, le uniche opzioni che possono dare un cambiamento reale sono:

    dispositivi meccanici (come estensori), che però richiedono uso costante e hanno risultati limitati
    interventi chirurgici, che sono invasivi e riservati a casi selezionati

    Tutto il resto (pillole, creme, gel) non offre risultati affidabili, nonostante quello che si legge online.

    Per questo motivo si consiglia spesso una valutazione andrologica: non perché ci sia per forza una malattia, ma perché lo specialista può:

    dirle se le dimensioni sono nella norma
    chiarire eventuali dubbi
    evitare che perda tempo o denaro in prodotti inefficaci

    In sintesi, non esiste un metodo “semplice e naturale” realmente efficace per aumentare le dimensioni, e diffidi da chi promette risultati facili.

    Le consiglierei comunque una visita andrologica, perché è il modo più corretto per avere informazioni affidabili e personalizzate ed evitare soluzioni inutili o potenzialmente dannose.


    Salve o la reteinite pegmentosa e de pervenuta in tutte e due gliocchi la catarratta pisso oerare con le gocce che rischi ci sono grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Salve,

    da quello che scrive, lei è affetto da retinite pigmentosa e ha sviluppato anche una cataratta in entrambi gli occhi. Cerco di chiarirle la situazione in modo semplice.

    La cataratta è una condizione molto comune anche nei pazienti con Retinite pigmentosa e, quando diventa significativa, può ridurre ulteriormente la vista già compromessa dalla malattia retinica.

    Purtroppo è importante sapere che le gocce non sono in grado di curare o far regredire la cataratta. Possono eventualmente dare un minimo sollievo nei disturbi associati (secchezza, irritazione), ma non risolvono il problema.

    L’unico trattamento realmente efficace per la cataratta è l’intervento chirurgico, che oggi è una procedura molto comune e generalmente sicura. Tuttavia, nel suo caso specifico, bisogna fare una valutazione più attenta perché la presenza della retinite pigmentosa cambia un po’ le aspettative.

    In particolare:

    l’intervento può migliorare la visione legata alla cataratta (quindi la “velatura”)
    ma non può migliorare il danno causato dalla retinite pigmentosa
    il risultato finale dipende da quanto la retina è ancora funzionante

    Per quanto riguarda i rischi, sono quelli tipici della chirurgia della cataratta (che oggi è molto sicura), ma nei pazienti con retinite pigmentosa può esserci una maggiore delicatezza della retina, quindi è importante affidarsi a un oculista esperto.

    In sintesi: le gocce purtroppo non sono una soluzione per la cataratta, mentre l’intervento può essere utile, ma va valutato bene caso per caso.

    Le consiglierei di effettuare una visita oculistica specialistica, perché è fondamentale valutare direttamente la situazione della retina e della cataratta e capire quale beneficio reale può ottenere dall’intervento e in quali condizioni di sicurezza.


    buongiorno sono un ragazzo affetto da favismo , volevo sapere se potessi prendere un pre-workout per la palestra con i seguenti componenti
    essendo schizzinoso volevo avere delle certezze a riguardo grazie mille buona giornata
    Dose giornaliera: 1 porzione (10 g)
    Totale porzioni nella confezione: 34
    10 g
    VNR
    Energy Complex2
    Tiamina
    Niacina (acidonicotinico)
    Vitamina B6
    Vitamina C
    232 mg
    1,2 mg
    4,0 mg
    1,3 mg
    225 mg
    109%
    25%
    93%
    281%
    Black Blood NOX Complex
    L-citrullina
    Malato (acido malico)
    L-arginina-cloridrato

    di cui L-arginina

    Beta-alanina
    5139 mg
    1500 mg
    625 mg
    1814 mg
    1500 mg
    1200 mg
    Creatina monoidrato di cui creatina
    1706 mg
    1500 mg
    Amino Acid Complex
    L-tirosina
    L-leucina
    L-isoleucina
    L-valina
    1228 mg
    300 mg
    618 mg
    155 mg
    155 mg
    Caffeina anidra
    L-arginina cloridrato 18%, creatina monoidratomicronizzata 17%, L-citrullina 15%, beta-alanina 12%, acidificante (acido malico), L-leucina 6,2%, addensante (gomma di xantana), agente di carica (polidestrosio), L-tirosina,aromi, agenti antiagglomeranti (sali di magnesio degli acidi grassi, biossido di silicio), acido L-ascorbico, L-isoleucina 1,5%, L-valina 1,5%, caffeina anidra 1,5%, acidificante (acido citrico), edulcoranti (acesulfame K, sucralosio), acido nicotinico, coloranti (tartrazina, Rosso Allura AC)1, piridossina cloridrato, tiamina mononitrato. 1Rosso Allura AC, tartrazina: può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini.

    Prodotto in uno stabilimento che lavora anche latte, uova, glutine, soia, arachidi, frutta a guscio, sedano, pesce, crostacei, molluschi e biossido di zolfo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buongiorno,

    ha fatto benissimo a chiedere prima di assumere un prodotto del genere, perché con il favismo è sempre giusto essere un po’ più prudenti, anche quando si tratta di integratori per lo sport.

    Guardando la composizione che ha riportato, gli ingredienti principali (come creatina, beta-alanina, citrullina, arginina, aminoacidi, vitamine e caffeina) non sono tra le sostanze classicamente controindicate nel favismo. Questo significa che, in linea generale, non risultano associati a crisi emolitiche come invece accade con altri farmaci o con le fave.

    Detto questo, è importante fare un ragionamento un po’ più ampio. Si tratta comunque di un prodotto con molti componenti insieme, tra cui anche coloranti e additivi. Anche se non sono direttamente legati al favismo, in alcune persone possono dare fastidi o reazioni, soprattutto se si è sensibili. Inoltre, con queste formulazioni “complesse”, non è mai possibile avere una certezza assoluta al 100% su come il singolo organismo reagirà.

    Un altro aspetto da considerare è la presenza della caffeina, che può dare effetti come agitazione, tachicardia o nervosismo, soprattutto se non è abituato o se si assumono dosi un po’ più alte.

    Quindi, in sintesi, non ci sono segnali evidenti che questo integratore sia pericoloso per il favismo, ma allo stesso tempo non è possibile considerarlo completamente privo di rischi, proprio per la complessità della composizione.

    Se decidesse di provarlo, le direi di farlo con molta cautela, magari iniziando con una quantità ridotta per vedere come reagisce. In alternativa, potrebbe orientarsi su prodotti più semplici, con meno ingredienti, che sono più facili da “controllare”.

    In ogni caso, le consiglierei di parlarne anche con il suo medico, perché nel favismo è sempre opportuno valutare in modo personalizzato prima di introdurre qualsiasi integratore, anche se apparentemente sicuro.


    Buonasera, da sempre ho qualche problema alle gambe, ora che sono in menopausa la cosa è peggiorata, ma come faccio a cpire se è cellulite, ritenzione idrica ecc.? considerando che cammino e vado in montagna.Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buonasera,

    quello che descrive è molto frequente, soprattutto dopo la menopausa. Anche in persone attive come lei, che camminano e fanno movimento, possono comparire o accentuarsi alcuni inestetismi alle gambe proprio per i cambiamenti ormonali: gli estrogeni, infatti, hanno un ruolo importante sulla circolazione e sulla distribuzione dei liquidi e del tessuto adiposo.

    Capire se si tratta di cellulite (panniculopatia edemato-fibro-sclerotica), di ritenzione idrica o di una combinazione delle due non è sempre immediato a occhio, perché spesso coesistono. In generale:

    la ritenzione idrica dà più sensazione di gonfiore, pesantezza e magari varia durante la giornata
    la cellulite si manifesta con l’aspetto “a buccia d’arancia”, più stabile e legato alla struttura del tessuto

    Molto spesso, soprattutto in menopausa, c’è una componente mista: un po’ di ristagno di liquidi e un po’ di alterazione del tessuto sottocutaneo.

    Il fatto che lei faccia attività fisica è sicuramente un grande vantaggio, ma purtroppo da sola non sempre basta a contrastare questi cambiamenti.

    Tra i trattamenti che possono aiutare, uno dei più utilizzati è la mesoterapia, che consiste in microiniezioni locali di sostanze che migliorano il microcircolo e favoriscono il drenaggio dei liquidi. È particolarmente utile proprio nei casi in cui c’è una componente di ritenzione e cellulite iniziale o moderata. Non è una soluzione “miracolosa”, ma può dare un miglioramento visibile se inserita in un percorso costante.

    In alcuni casi si associano anche altri trattamenti (linfodrenaggio, tecnologie medicali, miglioramento dello stile di vita), proprio perché l’approccio migliore è sempre combinato.

    Le consiglierei di prenotare una visita, perché è importante valutare direttamente le gambe, capire quale componente prevale nel suo caso e impostare un trattamento mirato, così da ottenere risultati più efficaci e realistici.


    Buongiorno,ho 34 anni. Affetto da acne nodulo cistica dall'adolescenza (ai tempi migliorò in seguito a terapia con isotretinoina, lasciando un'acne moderata fino a ora).
    Tre anni fa feci un ciclo con isodifa che migliorò ulteriormente la situazione (dosaggio basso 90 mg/kg dose cumulativa). Dopo un anno ebbi recidiva e il dermatologo mi prescrisse isotretinoina a dosaggio pieno( 60 mg x90 kg di peso corporeo )per 7 mesi. Sto per finire ,mancano 20 giorni,l'acne profonda è sparita(niente più cisti o noduli). Continuano però a spuntare piccole papule/pustolette che vanno via in pochi giorni. Il mio dermatologo non dà importanza a tutto ciò, dicendo che il quadro clinico è nettamente migliorato.Io sinceramente pensavo che dopo quasi 8 mesi a pieno dosaggio non sarebbe comparsa neppure una lesione(anche se ripeto sono piccole e nulla a che vedere con l'acne di prima). Comunque ho notato che spuntano il giorno dopo aver fatto allenamento con pesi. È come se lo sforzo generato possa in qualche modo provocare un sbalzo ormonale che a sua volta provaca queste lesioni. È possibile? Non sudo durante gli allenamenti e comunque mi lavo subito il viso dopo considerato che mi alleno a casa.
    Possibile che interrotta la terapia la pelle tende a riassestarsi ancora e anche queste piccole lesioni saranno un ricordo?
    Nella vostra esperienza,l'ultimo mese di terapia è compatibile con quello che mi sta succedendo? A fine cura la pelle tende a migliorare ancora?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buongiorno,

    capisco bene il suo dubbio, soprattutto dopo un percorso così lungo e impegnativo con Isotretinoina: quando si è quasi alla fine ci si aspetta una pelle “perfetta”, senza più nessuna lesione.

    In realtà, quello che descrive è piuttosto comune nelle fasi finali della terapia. Anche con dosaggi pieni e dopo aver raggiunto (o quasi) la dose cumulativa, può capitare che compaiano ancora piccole papule o pustole isolate, molto diverse però dall’acne iniziale. Il fatto che non ci siano più noduli o cisti è il vero indicatore che la terapia ha funzionato.

    La pelle, infatti, a questo punto non è ancora completamente stabilizzata: le ghiandole sebacee sono state “spente”, ma stanno ancora adattandosi, e la cute rimane temporaneamente più sensibile e reattiva. Per questo motivo possono comparire imperfezioni sporadiche.

    Per quanto riguarda l’allenamento, è possibile che dopo lo sforzo ci sia una lieve variazione ormonale o un aumento della temperatura cutanea e della vascolarizzazione, che può facilitare la comparsa di qualche lesione. Non è una causa “vera” di acne, ma può essere un piccolo fattore scatenante in una pelle ancora in fase di assestamento.

    Il punto più importante, però, è un altro:
    l’isotretinoina continua a lavorare anche dopo la sospensione.

    Molto spesso si osserva che:

    nelle settimane successive alla fine della terapia la pelle migliora ulteriormente
    queste piccole lesioni tendono a diventare sempre più rare fino a scomparire
    la qualità generale della pelle continua a stabilizzarsi

    Quindi sì, quello che sta succedendo nell’ultimo mese è compatibile con la terapia e non indica un fallimento. Anzi, il quadro che descrive (lesioni lievi, superficiali e transitorie) è tipico di una situazione ormai sotto controllo.

    Capisco comunque la sua attenzione, soprattutto avendo già avuto una recidiva in passato. Proprio per questo sarà importante valutare bene la fase successiva, perché a volte si imposta una terapia di mantenimento per ridurre ulteriormente il rischio di ricomparsa.

    Le consiglierei quindi di effettuare il controllo a fine terapia, perché è fondamentale valutare direttamente la pelle e decidere come gestire al meglio il mantenimento per consolidare il risultato ottenuto.


    Domande su Ustioni

    Buona sera il 10 agosto 2025 ho subito una esplosione di gas ,con conseguenza di ustioni 2/3 grado estese su arti superiori, arti inferiori.
    2/3 grado viso , parte schiena e parte torace.
    La pelle e visibilmente guarita , non ci sono infezioni , ferite o altro.
    La mia domanda girata estate posso andare al mare.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buonasera,

    prima di tutto mi permetto di dirle che, per quello che ha affrontato, il decorso che descrive è già un ottimo risultato.

    Per quanto riguarda la sua domanda, la risposta è un po’ più articolata: il fatto che la pelle sia “guarita” visivamente non significa che sia ancora completamente matura e pronta per l’esposizione al sole, soprattutto dopo ustioni di secondo/terzo grado così estese.

    La nuova pelle che si forma dopo ustioni importanti è molto più fragile, sottile e reattiva, e soprattutto è estremamente sensibile alla luce solare. L’esposizione al sole, anche indiretta, può facilmente causare:

    iperpigmentazioni permanenti (macchie scure difficili da rimuovere)
    arrossamenti persistenti
    peggioramento della qualità della cicatrice

    In generale, dopo ustioni di questo tipo si consiglia di evitare l’esposizione diretta al sole per almeno 12 mesi, a volte anche di più, proprio per permettere alla pelle di maturare correttamente.

    Questo non significa che non possa andare al mare, ma è importante farlo con alcune precauzioni fondamentali:

    evitare completamente il sole diretto sulle zone ustionate
    utilizzare fotoprotezione molto alta (SPF 50+), da riapplicare frequentemente
    proteggere le aree con indumenti (maglietta, coperture leggere)
    evitare le ore centrali della giornata
    preferire ombra costante

    In pratica, può frequentare l’ambiente “mare”, ma deve considerarsi come una pelle ancora in fase di guarigione profonda, che va protetta in modo rigoroso.

    Ogni caso però è diverso, soprattutto in base alla profondità delle ustioni e alla presenza o meno di cicatrici più delicate.

    Le consiglierei quindi di effettuare una visita di controllo, perché è importante valutare direttamente la qualità della pelle e delle cicatrici e darle indicazioni personalizzate e sicure per affrontare l’esposizione al mare senza rischi.


    La pillola Belara è per acne?
    Ho iniziato la pillola a 19 anni come anticoncezionale, pelle perfetta. Quando l’ho smessa, età di 22 anni, mi è venuta un’acne cistica, rientrata con yasmine. La yasmine mi aveva dato sbalzi d’umore così sono passata a Naomi. Naomi perfetta ma ci sono stati dei mesi che, per cause di forza maggiore, ho ripreso la yasmine e ha iniziato a comparire l’acne. Dopo la Yasmine, ho ripreso Naomi ma non mi faceva più effetto. Andando dalla ginecologa mi ha prescritto Belara ma non mi sembra faccia effetto come le pillole precedenti. Ho meno acne rispetto a prima ma non sparita del tutto, cosa che mi succedeva dopo 6 mesi dall’utilizzo delle precedenti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    uongiorno,

    quello che descrive è una situazione abbastanza tipica quando si parla di acne e pillola anticoncezionale, perché la risposta della pelle agli ormoni può cambiare nel tempo.

    La Belara è una pillola che ha anche un’azione antiandrogena, quindi può essere utilizzata per migliorare l’acne, ma non tutte le pillole hanno la stessa “forza” su questo aspetto. Alcune, come Yasmin o Yaz, tendono ad avere un effetto più marcato sulla componente acneica in alcune persone.

    Nel suo caso si vede proprio come la pelle sia molto sensibile alle variazioni ormonali:

    con alcune pillole la situazione si è completamente normalizzata
    con altre il controllo è stato parziale
    e dopo cambi e interruzioni, la risposta non è più stata identica a prima

    Questo è abbastanza comune, perché nel tempo può cambiare l’equilibrio ormonale e anche la reattività della pelle.

    Il fatto che con Belara l’acne sia migliorata ma non completamente risolta non significa che non stia funzionando, ma semplicemente che non è la molecola più efficace per lei sul piano cutaneo, oppure che la sua acne attuale ha una componente più complessa e non solo ormonale.

    È anche importante considerare che, soprattutto nell’acne dell’adulto, la pillola da sola non sempre basta più come unico trattamento, e spesso va integrata con una terapia dermatologica mirata (topica o, se necessario, sistemica).

    Capisco il confronto con le esperienze passate, ma purtroppo non sempre la pelle “risponde allo stesso modo” nel tempo, anche con gli stessi farmaci.

    Le consiglierei quindi di affiancare alla valutazione ginecologica anche una visita dermatologica, perché è importante inquadrare bene il tipo di acne attuale e impostare una terapia combinata più efficace e personalizzata per il suo caso.


    Buongiorno, è da ottobre che spesso mi capita di avere infiammazioni dentro la bocca. Nello specifico tutto parte con dolore sulla punta della lingua e comparsa di una piccola pustolina oltre che labbra screpolate. Seguono palato dolorante afte in bocca e erpes sul labbro. A Natale tutto insieme a febbre alta. La guardia medica telefonicamente mi disse stomatite aftosa. Ora mi sta comparendo per la terza volta. Sto soffrendo di un forte stress emotivo e ho perso molto peso nell'ultimo anno. Può essere corelato? Come posso prevenire e intervenire tempestivamente su questa reazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buongiorno,

    quello che descrive è un quadro che può effettivamente rientrare nelle stomatiti ricorrenti, dove si alternano afte, infiammazione della mucosa orale e talvolta anche episodi di Herpes labiale.

    Il fatto che gli episodi si ripetano nel tempo, con una certa ciclicità, e che siano comparsi in un periodo in cui riferisce forte stress emotivo e perdita di peso, è assolutamente significativo. Lo stress, infatti, è uno dei fattori più importanti che possono abbassare le difese locali e favorire sia la comparsa di afte sia la riattivazione dell’herpes.

    A questo si può aggiungere anche un possibile ruolo di:

    carenze nutrizionali (ad esempio vitamine del gruppo B, ferro)
    affaticamento generale dell’organismo
    alterazioni temporanee del sistema immunitario

    Il fatto che a Natale l’episodio sia stato accompagnato da febbre e manifestazioni diffuse fa pensare a una fase più intensa, ma non necessariamente a qualcosa di grave.

    Per quanto riguarda la gestione, è importante agire su due livelli. Da un lato prevenzione, cercando di:

    ridurre per quanto possibile lo stress
    curare l’alimentazione, soprattutto dopo una perdita di peso importante
    evitare cibi molto irritanti (acidi, speziati) nei periodi più sensibili

    Dall’altro lato, intervenire precocemente quando iniziano i sintomi:

    utilizzare prodotti lenitivi e protettivi per la mucosa orale
    applicare trattamenti specifici per le afte
    in caso di herpes, iniziare tempestivamente creme antivirali per ridurre durata e intensità

    Dato però che gli episodi sono ricorrenti e piuttosto fastidiosi, non è sufficiente gestirli solo “al bisogno”. È importante capire se alla base ci sia un fattore predisponente più preciso.

    Le consiglierei quindi di effettuare una visita (dermatologica o stomatologica), perché è importante valutare direttamente il quadro e, se necessario, associare anche alcuni esami per escludere carenze o altre cause e impostare una prevenzione più mirata ed efficace.


    Gentili Dottori, vi scrivo per un consulto igienico riguardo un incontro previsto per giovedì.

    Una donna ha un dito del piede ferito per la caduta di una padella, con l'unghia a rischio caduta e protetta da un cerotto messo dopo una pedicure giovedì scorso. Praticando l'adorazione dei piedi che piace ad entrambi, vorrei sapere se sia sicuro leccare, baciare e annusare il resto del piede e delle dita evitando il dito ferito oppure rischio un'infezione annusando e ingerendo residui chimici del cerotto e medicinali che potrebbero sciogliersi col sudore e finire su tutto il piede?

    Mi consigliate di evitare del tutto la pratica finché la ferita non è guarita o basta stare lontani dal cerotto per essere al sicuro?

    Vi ringrazio per l'aiuto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Salve,

    la sua domanda è assolutamente legittima e la situazione che descrive merita un po’ di attenzione, soprattutto per la presenza di una ferita recente al dito del piede.

    Quando c’è una lesione in atto (un’unghia traumatizzata, cute non integra, presenza di cerotto), il rischio principale non riguarda tanto sostanze “tossiche” o chimiche — che in questo contesto sono trascurabili — ma piuttosto la possibile presenza di batteri. Le ferite, anche se piccole, rappresentano infatti una porta d’ingresso per infezioni e possono essere colonizzate da microrganismi.

    Anche se lei evitasse direttamente il dito ferito, bisogna considerare che:

    il sudore e il contatto all’interno della calzatura possono diffondere batteri anche alle dita vicine
    il cerotto può trattenere umidità e secrezioni, creando un ambiente favorevole alla proliferazione batterica
    il contatto ravvicinato (baci, leccamento) può facilitare il passaggio di germi, anche indirettamente

    Quindi il rischio non è tanto legato all’inalazione o a sostanze chimiche, quanto a una possibile contaminazione batterica, con conseguenti infezioni locali (cutanee o del cavo orale), generalmente non gravi ma comunque fastidiose.

    Per questo motivo, anche se può sembrare una precauzione “eccessiva”, il consiglio più prudente è di evitare questo tipo di contatto fino a completa guarigione della ferita. Una volta che la cute sarà integra e non ci saranno più medicazioni, il rischio torna molto basso.

    Capisco che possa essere un piccolo disagio rimandare, ma in questo caso è una scelta sensata per evitare complicazioni inutili.

    Se dovessero esserci dubbi sull’evoluzione della ferita o segni di infezione, le consiglierei comunque una valutazione medica, perché è importante verificare che la guarigione stia procedendo correttamente.


    Gentili Dottori,
    vorrei porvi una domanda un po’ insolita, ma siete le uniche persone che possono aiutarmi. Mi scuso in anticipo della domanda particolare, ma per me è una questione importante avendo questa passione.

    Vorrei sapere se praticare il feticismo dei piedi, come annusare scarpe, calze collant sudate e piedi femminili sudati e odorosi e farlo frequentemente, ad esempio quasi tutte le sere comporta un rischio di infezioni polmonari anche serie come aspergillosi polmonare e altre tipologie di infezioni oppure no? Sono anche preoccupato riguardo al leccarli e baciarli, con rischi di infezioni del cavo orale e altre tipologie infettive tramite ingestione e se in generale ci siano sostanze tossiche nelle calzature che il sudore può sciogliere e che possono essere cancerogene.

    In generale vorrei sapere se si rischiano infezioni polmonari e di altro tipo, gravi dove devo evitare questa pratica oppure sono anche piccoli rischi trascurabili e posso continuare con questa pratica senza problema?

    Attendo con ansia la risposta e ringrazio in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    alve,

    capisco la sua preoccupazione e la ringrazio per aver posto la domanda in modo così chiaro. È un tema delicato, ma è giusto affrontarlo con informazioni corrette e senza allarmismi.

    In generale, non è una pratica che, di per sé, espone automaticamente a infezioni gravi come l’aspergillosi polmonare, soprattutto se lei è una persona sana e senza problemi del sistema immunitario. Infezioni di quel tipo sono rare e si verificano quasi sempre in soggetti con difese immunitarie compromesse o in contesti particolari.

    Detto questo, qualche considerazione è importante farla. L’ambiente che descrive (piedi sudati, calze, scarpe chiuse) può favorire la presenza di batteri e funghi, quindi un rischio esiste, ma è generalmente legato a infezioni più comuni e locali, come:

    micosi cutanee (funghi della pelle)
    infezioni del cavo orale
    irritazioni o dermatiti

    Il rischio aumenta se la persona con cui ha contatto ha infezioni attive (ad esempio micosi del piede, verruche, lesioni cutanee).

    Per quanto riguarda l’inalazione, gli odori sgradevoli derivano principalmente da batteri e sudore, ma non sono normalmente associati a tossicità o a sostanze cancerogene in quantità rilevanti. Le calzature possono contenere materiali chimici, ma l’esposizione occasionale o anche frequente, in assenza di condizioni particolari, non è generalmente considerata pericolosa in senso oncologico.

    Il punto quindi non è tanto “vietare” la pratica, quanto renderla il più sicura possibile:

    evitare il contatto con cute lesionata o infezioni evidenti
    mantenere una buona igiene (sia sua che del partner)
    evitare ambienti eccessivamente umidi o situazioni prolungate e poco igieniche
    prestare attenzione a eventuali sintomi (irritazioni, lesioni, infezioni ricorrenti)

    In sintesi, per una persona sana i rischi di infezioni gravi sono molto bassi, mentre quelli di disturbi locali sono possibili ma generalmente gestibili con buone norme igieniche.

    Se dovessero comparire sintomi o se desidera una valutazione più approfondita e personalizzata, le consiglierei comunque una visita medica, perché è sempre opportuno valutare direttamente la situazione e ricevere indicazioni mirate.


    salve, ho fatto un epilazione laser a ottobre e ho avuto delle bruciature prima rosse poi marroni e bianche. Sono al quinto mese e sono ancora bianche. Le zone interessate sono ginocchia e piedi. E' normale che siano ancora così e non si sono rimarginate?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Salve,

    quello che descrive può succedere dopo un’epilazione laser, anche se non è la norma. In alcuni casi, soprattutto se la pelle reagisce in modo più sensibile o se c’è stata una vera e propria ustione superficiale, si possono sviluppare prima macchie scure e successivamente aree più chiare (ipopigmentate), come quelle che sta vedendo ora.

    Il fatto che dopo circa cinque mesi le macchie siano ancora bianche non è così raro: le alterazioni del colore della pelle, soprattutto quelle chiare, possono essere piuttosto lente a recuperare, perché la melanina impiega tempo a ridistribuirsi. In alcune persone il miglioramento è graduale e può richiedere anche diversi mesi; in altri casi, purtroppo, il recupero può essere solo parziale.

    Le zone che riferisce, come ginocchia e piedi, sono aree dove la pelle tende a guarire un po’ più lentamente e dove le alterazioni pigmentarie possono essere più persistenti.

    È importante in questa fase:

    proteggere sempre le zone dal sole, perché l’esposizione può rendere il contrasto più evidente
    mantenere la pelle ben idratata
    evitare trattamenti aggressivi “fai da te”

    Esistono comunque trattamenti che possono aiutare a stimolare il recupero del colore o a migliorare l’aspetto delle macchie, ma vanno valutati caso per caso in base alla profondità e al tipo di danno cutaneo.

    Le consiglierei di prenotare una visita dermatologica, perché è importante valutare direttamente le lesioni e capire se si tratta di una ipopigmentazione reversibile e quali trattamenti possono essere più efficaci nel suo caso.


    Domande su Herpes zoster

    Salve ad agosto. dello. scorso anno predo erpes zosper per fortuna non troppo forte attualmente nelle ore notturne ho un discreto prurito in testa schiena collo lamia dottoressa dice che non e una conseguenza della malattia e mi ha prescritto alcuni esami sangue nel frattempo nelle ore notturne mi cospargo di vea spray che senz'altro allieva il fastidio di giorno va bene forse non ci si pensa e si distratti dalla vita. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Salve,

    da quello che descrive, il prurito che avverte ora, a distanza di mesi dall’episodio di Herpes zoster, non è molto tipico come manifestazione diretta della malattia.

    Dopo lo zoster può rimanere una nevralgia post-erpetica, che però si manifesta più spesso con dolore, bruciore o fastidio localizzato nella stessa zona in cui erano presenti le vescicole, più che con un prurito diffuso su testa, collo e schiena come nel suo caso.

    Il fatto che il prurito compaia soprattutto di notte è abbastanza comune in diverse condizioni della pelle e non solo: di notte si percepiscono di più i sintomi, ma può anche esserci una componente legata a secchezza cutanea, irritazioni, fattori ambientali o anche sistemici. Il fatto che con un prodotto emolliente come il VEA spray trovi sollievo va proprio in questa direzione, cioè suggerisce che almeno in parte la pelle possa essere disidratata o sensibile.

    Gli esami del sangue che le ha prescritto la sua dottoressa sono utili proprio per escludere eventuali cause interne (come alterazioni metaboliche o carenze) che a volte possono dare prurito diffuso.

    Nel frattempo, può continuare con prodotti emollienti e lenitivi, cercando anche di:

    mantenere la pelle ben idratata quotidianamente
    evitare detergenti aggressivi
    preferire acqua tiepida e non calda
    usare tessuti delicati a contatto con la pelle

    Se il prurito dovesse persistere o diventare più intenso, potrebbe essere utile valutare anche altre possibili cause dermatologiche o sistemiche.

    Le consiglierei quindi di effettuare una visita dermatologica, perché è importante valutare direttamente la pelle e inquadrare correttamente l’origine del prurito, così da impostare una terapia mirata e più efficace.


    Buongiorno, sono incinta di 14 settimane.
    Da due giorni ho rossore e un leggero prurito sul viso e in alcuni punti c'è del gonfiore.
    Il mio ginecologo sostiene che potrebbe essere una reazione "normale" dovuta a cambiamenti ormonali e se il problema persiste, consiglia di consultare un dermatologo. Vorrei sapere cosa posso applicare di efficace sul viso per eliminare il rossore e il gonfiore?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buongiorno,

    in gravidanza, soprattutto nel primo e secondo trimestre, la pelle può diventare molto più sensibile e reattiva a causa dei cambiamenti ormonali, quindi quello che descrive (rossore, lieve prurito e un po’ di gonfiore) può effettivamente rientrare in questo tipo di manifestazioni. Anche prodotti che prima tollerava bene, in questo periodo, possono improvvisamente dare irritazione.

    Detto questo, è sempre bene mantenere un approccio prudente, perché in gravidanza la pelle va trattata con maggiore attenzione.

    Nell’immediato può orientarsi su qualcosa di semplice e delicato:

    una crema lenitiva e idratante, possibilmente senza profumi e per pelli sensibili
    prodotti con ingredienti calmanti come niacinamide, pantenolo o avena
    detergenti molto delicati, evitando acqua troppo calda e sfregamenti

    Può anche aiutare applicare impacchi freschi (non ghiaccio diretto) per ridurre la sensazione di calore e il gonfiore.

    È invece meglio evitare il “fai da te” con creme più attive o farmaci (cortisonici, antibiotici topici, acidi esfolianti), perché in gravidanza vanno utilizzati solo se realmente necessari e sotto indicazione medica.

    Se il disturbo è lieve e tende a migliorare, può trattarsi semplicemente di una fase transitoria legata alla gravidanza. Se invece il rossore persiste, peggiora o si estende, è corretto fare un controllo, anche per escludere condizioni specifiche come dermatiti o rosacea gravidica.

    Le consiglierei quindi di effettuare una visita dermatologica se il problema non si risolve in pochi giorni, perché è importante valutare direttamente la pelle e indicarle un trattamento efficace ma sicuro per lei e per la gravidanza.


    Salve, sono un paziente in cura da un reumatologo per l'Artrite Psoriasica. Da tre settimane sono in cura con RINVOQ da 15mq (purtroppo il farmaco che facevo prima non funzionava). Di conseguenza sono circa tre mesi che convivo con i dolori (soprattutto ad un ginocchio, ad una mano e un pò alla schiena). La mia dott.ssa per ovviare al dolore mi ha fatto prendere il cortisone (medrol da 16) che purtroppo avevo già fatto anche a Gennaio per sospetta polmonite. In consegueza a quanto sopra ora oltre ai dolori mi è tornata abbastanza diffuda anche la Psoriasi. Ora sono 10 gg che sono senza cortisone ma ho sempre dolori. La dott.ssa mi avrebbe detto di riprendere il cortisone, ma io ho paura che poi spesso mi peggiori ancora di più la Psoriasi. Cosa mi consigliate. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Salve,

    capisco bene la difficoltà della situazione, perché si trova a gestire contemporaneamente dolore articolare e riacutizzazione della psoriasi, che purtroppo sono due aspetti spesso collegati nell’artrite psoriasica.

    Il farmaco che ha iniziato, Rinvoq, è una terapia efficace ma non agisce immediatamente: possono volerci diverse settimane (a volte anche un paio di mesi) prima di vedere un beneficio pieno sul dolore e sull’infiammazione articolare. In questa fase iniziale, quindi, è abbastanza frequente avere ancora sintomi importanti.

    Per quanto riguarda il cortisone (come il Medrol), capisco perfettamente il suo dubbio. Da un lato è molto utile per controllare rapidamente il dolore e l’infiammazione, dall’altro, soprattutto nella psoriasi, può effettivamente dare quello che lei ha già notato: un miglioramento iniziale seguito talvolta da un peggioramento alla sospensione.

    È quindi una sorta di “equilibrio delicato”:

    da una parte c’è la necessità di controllare il dolore e permetterle una qualità di vita accettabile
    dall’altra c’è il rischio di influenzare negativamente la componente cutanea

    In questi casi, più che evitare completamente il cortisone, spesso si cerca di usarlo nel modo più mirato e temporaneo possibile, come terapia “ponte” mentre il farmaco di fondo (in questo caso Rinvoq) inizia a fare effetto.

    Il fatto che la psoriasi sia peggiorata dopo la sospensione non è raro, ma non significa necessariamente che non si possa più usare il cortisone: significa piuttosto che va gestito con attenzione e coordinato bene con la terapia di base.

    Quello che è importante è non prendere decisioni in autonomia, perché la gestione dell’artrite psoriasica richiede un equilibrio tra più fattori (articolazioni, pelle, farmaci sistemici).

    Le consiglierei quindi di confrontarsi nuovamente con la sua reumatologa (ed eventualmente anche con un dermatologo), perché è fondamentale valutare insieme come gestire il dolore in questa fase e trovare la strategia più adatta senza peggiorare la psoriasi.


    Salve, vorrei chiedervi un parere riguardo ad un nevo che ho nel braccio. So che fare diagnosi a distanza non è possibile, ma vorrei descrivervi la situazione. Ho 27 anni, ho un nevo nel braccio di circa 5 mm, è rialzato e marrone con un centro nero intenso. Avendo notato che sembrava essersi scurito recentemente mi sono fatta visitare da una dermatologa che mi è sembrata molto preparata e col dermstoscopio l'ha descritto come verrucoso. Più precisamente mi ha detto che una sorta di verruca sta crescendo sopra un neo, o così ho capito, e per questo è così scuro, e potrebbe accrescersi ulteriormente, ma è benigno.
    Siccome a me da vedere fa un po' paura nonostante sia piccolo, volevo sapere se una descrizione del genere è compatibile col tipo di nevo che vi ho descritto o se è comunque preoccupante che abbia questo colore così scuro. Nel caso secondo voi dovrei cercare un secondo parere o posso fidarmi? Purtroppo non trovo altre visite prima di un mese.
    Vi confesso che spesso tendo all'ansia e ho paura del melanoma.
    Vi ringrazio in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Salve,

    capisco molto bene la sua preoccupazione, soprattutto quando si nota un cambiamento di colore in un neo: è una cosa che mette facilmente in allarme, ed è giusto prestare attenzione.

    Da come descrive la situazione, però, ci sono alcuni elementi piuttosto rassicuranti. Il fatto che sia stata visitata con dermatoscopio e che la collega abbia parlato di una lesione verrucosa sovrapposta a un nevo è una condizione che si osserva nella pratica clinica: può succedere che su un neo si sviluppi una componente più cheratosica (simile a una piccola verruca o a una cheratosi), che rende la superficie più irregolare e il colore più scuro o disomogeneo.

    Questo può spiegare bene anche il “centro nero” che ha notato, che spesso è legato a un accumulo di cheratina o a una modificazione superficiale, e non necessariamente a qualcosa di pericoloso.

    Un altro aspetto importante è che la valutazione è stata fatta dal vivo, con dermatoscopia, che è lo strumento più affidabile per distinguere lesioni benigne da quelle sospette. Se la dermatologa, dopo averlo osservato in questo modo, lo ha definito benigno, questo ha un peso diagnostico decisamente maggiore rispetto a qualsiasi valutazione descrittiva a distanza.

    Capisco però anche il lato emotivo: quando una lesione ha un aspetto “strano” o più scuro, è normale continuare ad avere dubbi, soprattutto se si tende un po’ all’ansia.

    In questi casi, più che correre subito a un secondo parere (anche perché un mese non è un tempo preoccupante), può essere utile:

    monitorare se ci sono cambiamenti rapidi (dimensione, forma, colore)
    eventualmente programmare un controllo dermatoscopico a breve distanza per rivederlo con calma

    Il secondo parere non è sbagliato in assoluto, ma nel suo caso, con una valutazione specialistica già eseguita e rassicurante, non sembra esserci un’urgenza.

    Le consiglierei comunque di effettuare un controllo dermatologico (anche tra qualche settimana, come già previsto), perché è importante rivalutare la lesione nel tempo e rassicurarla definitivamente con un follow-up diretto.


    E normale che al 3 giorno di diflucan compaiano ancora micosi? E dopo quanto tempo non sono piu contagioso per gli altri e posso stare tranquillo che non me lo spargo in altre zone del corpo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buongiorno,

    sì, è assolutamente possibile che al terzo giorno di terapia con Diflucan siano ancora presenti i segni della micosi. Questo farmaco agisce in modo progressivo: blocca la crescita del fungo, ma la pelle ha comunque bisogno di tempo per “ripulirsi” e tornare alla normalità. Per questo motivo i sintomi (arrossamento, prurito, desquamazione) possono persistere ancora per alcuni giorni, anche se la terapia sta funzionando correttamente.

    In genere si inizia a vedere un miglioramento più evidente dopo alcuni giorni o una settimana, ma la risoluzione completa può richiedere più tempo, a seconda della zona coinvolta e della gravità dell’infezione.

    Per quanto riguarda la contagiosità, durante i primi giorni la micosi può ancora essere trasmissibile, soprattutto se ci sono lesioni attive. Man mano che la terapia fa effetto e le lesioni si riducono, anche il rischio di contagio diminuisce. In linea generale, si può iniziare a stare più tranquilli quando:

    le lesioni sono in netto miglioramento
    non ci sono più aree umide, arrossate o desquamanti attive

    Per evitare di diffonderla ad altre zone del corpo, è importante adottare alcune accortezze:

    mantenere la pelle ben asciutta
    evitare di grattarsi
    usare asciugamani personali
    lavare frequentemente le mani dopo aver toccato la zona

    Quindi, quello che sta vivendo rientra nella norma e non significa che la terapia non stia funzionando.

    Le consiglierei comunque di effettuare una visita dermatologica di controllo, perché è importante verificare che la terapia sia adeguata e che la micosi stia evolvendo correttamente verso la guarigione.


    Buongiorno,sono un uomo affetto da acne nodulo-cistica dall'adolescenza.
    Tre anni fa a seguito di peggioramento feci un ciclo di isotretinoina con dose cumulativa 90mg/kg. Sono stato bene un anno ma dopo ebbi una recidiva quindi ripresi isotretinoina a dosaggio congruo. Sto assumendo 60 mg x 90 kg di peso corporeo da quasi 8 mesi. La situazione è nettamente migliorata ,noduli e cisti completamente regrediti. Nelle ultime 2 settimane ho avuto uno sfogo ,e in particolare nell'ultima settimana 2 brufoli tra cui uno nodulare anche se non profondo come quelli precura e che tende a risolversi più velocemente . Com'è possibile considerato che ho quasi raggiunto la dose cumulativa (150mg/kg) e sto per terminare la cura?Andava tutto bene ma queste lesioni mi hanno portato allo sconforto. Il mio dermatologo non dà tanta importanza a questo e mi ha detto che valuteremo tutto a fine cura(ma fra 20 giorni finisco).
    Voi che ne pensate? È possibile una cosa del genere? Può essere che la pelle è talmente sensibile da provocare ciò e che il tutto migliorerà al termine? Nella vostra esperienza è solita questa cosa?
    Ripeto le lesioni sono isolate e sicuramente molto più superficiali,tranne questa che è sembra una papila/nodulo più grosso che comunque si sta riassorbento.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Ornella Centinaro

    Buongiorno,

    capisco davvero il suo scoramento, soprattutto dopo un percorso lungo e impegnativo come quello con Isotretinoina e considerando anche la recidiva avuta in passato. È normale, quando si vede comparire di nuovo anche solo un paio di lesioni, avere la sensazione che tutto stia tornando come prima.

    In realtà, quello che descrive è una situazione che si osserva abbastanza spesso verso la fine della terapia. Anche quando si è vicini (o si è quasi raggiunta) la dose cumulativa, la pelle non è ancora completamente “stabilizzata”: sta ancora attraversando una fase di adattamento. Per questo motivo può capitare che compaiano lesioni isolate, soprattutto più superficiali e meno aggressive rispetto a quelle iniziali.

    Il fatto che lei sottolinei che questi brufoli siano pochi, meno profondi e che tendano a riassorbirsi più velocemente è un elemento molto positivo. Significa che la malattia, rispetto a prima, è decisamente sotto controllo e che la terapia ha funzionato. Non è raro vedere qualche imperfezione proprio nelle ultime settimane, senza che questo comprometta il risultato finale.

    È anche importante sapere che l’effetto dell’isotretinoina non si esaurisce esattamente il giorno in cui si sospende il farmaco: spesso la pelle continua a migliorare anche nelle settimane successive, proprio perché il farmaco ha modificato in profondità il funzionamento delle ghiandole sebacee.

    Capisco però il suo timore, soprattutto per l’esperienza passata, ed è più che comprensibile. Proprio per questo il suo dermatologo ha ragione a voler fare una valutazione a fine terapia: è in quel momento che si capisce davvero il risultato ottenuto e, se necessario, si imposta una strategia di mantenimento per evitare nuove ricadute.

    Le consiglierei quindi di portare a termine serenamente la terapia e di effettuare il controllo programmato, perché è fondamentale valutare direttamente la pelle e decidere con precisione i passi successivi per mantenere il risultato nel tempo.


Domande più frequenti

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