Domande del paziente (93)
Buongiorno. Ho avuto un piccolo incidente poco fa. Ho avuto un abrasione e un versamento con gonfiore che però adesso si è sgonfiata molto. Per quanto riguarda l’abrasione ho sempre tenuto disinfettato la ferita, coperta e bendata con connettivina e garze, oggi però mi ritrovo con una parte della ferita (quella più interna e più grave) di un colorito marroncino (uso anche la connettivina crema). È possibile che sia un infezione? (Sto anche prendendo antibiotici prescritti dal medico di famiglia)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno
da quello che racconti, la gestione della ferita che stai facendo è corretta e attenta, e questo è già un aspetto molto positivo per una buona guarigione.
Il colorito marroncino che hai notato nella parte più profonda dell’abrasione, soprattutto se è quella più “importante”, nella maggior parte dei casi rientra nella normale evoluzione della ferita. Può trattarsi di tessuto in via di riparazione oppure della formazione di una piccola crosta: sono passaggi fisiologici, soprattutto nelle zone dove il trauma è stato più intenso. Anche i prodotti che stai utilizzando, come la connettivina, possono modificare leggermente l’aspetto della superficie.
Quando invece si sviluppa un’infezione, di solito il quadro è un po’ diverso e più evidente: il dolore tende ad aumentare anziché diminuire, il rossore si allarga intorno alla ferita, può comparire gonfiore crescente, secrezione giallastra o verdastra, oppure una sensazione di calore locale più marcata. Da quello che riferisci, invece, il gonfiore si è già ridotto, e questo è un segnale rassicurante.
Continua pure a mantenere la zona pulita, protetta e senza eccessi di medicazioni, lasciando che la pelle faccia il suo normale processo di guarigione.
Se però dovessi notare cambiamenti che ti insospettiscono o semplicemente vuoi un controllo per essere più tranquillo sull’evoluzione, ti consiglio una valutazione diretta nel mio studio dermatologico, così possiamo verificare che tutto stia procedendo correttamente.
Buongiorno io e dal giorno 28 di maggio che mi brucia e mi fa male il glande. e intorno sono a rossato sono andato dal mio medico e mi a prescritto levoxacin per 5 giorni poi sembrava passato al giorno 10 sono andato al pronto soccorso la dermatologa ma dato da prendere aciclovir 800 per 7 giorni presume herpes .mi fa ancora . Anno fatto visita dermosifilopatica
Puo darmi un parere la ringrazio buona giornata
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno
capisco bene il disagio che stai vivendo, anche perché quando il problema persiste per diversi giorni diventa davvero fastidioso e preoccupante.
Da quello che racconti, sembra che tu abbia avuto inizialmente una infiammazione del glande, con bruciore e arrossamento, e che le terapie fatte finora non abbiano risolto completamente il problema. Il primo trattamento con antibiotico può aver dato un miglioramento temporaneo, mentre successivamente è stata ipotizzata una possibile infezione virale (herpes) e quindi ti è stato prescritto aciclovir.
Ti dico però una cosa importante: l’herpes di solito si manifesta con piccole vescicole (bollicine), spesso dolorose, che poi si rompono formando piccole lesioni, mentre tu descrivi soprattutto un bruciore persistente e un arrossamento. Questo non significa che sia escluso al 100%, ma fa pensare anche ad altre cause abbastanza frequenti in questa sede, come una irritazione locale, una infezione da Candida oppure una forma infiammatoria non infettiva.
Quando un disturbo non risponde in modo chiaro a una terapia, spesso significa semplicemente che la causa precisa non è stata ancora individuata, più che qualcosa di grave.
Nel frattempo, può essere utile mantenere la zona il più possibile tranquilla: detergenti molto delicati, niente prodotti aggressivi, evitare sfregamenti e sospendere i rapporti fino a risoluzione completa.
Per chiarire definitivamente la situazione e impostare una terapia davvero mirata, ti consiglio una valutazione diretta nel mio studio dermatologico, così da osservare bene le lesioni e, se necessario, approfondire con esami specifici.
Sono intolleranza alla istamina,,quale alimenti posso comprare?Lo yogurt posso mangiarlo?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno
l’intolleranza all’istamina è una condizione un po’ “delicata”, perché non esiste una lista valida per tutti in modo rigido: ogni persona ha una propria soglia di tolleranza. Detto questo, ci sono comunque delle linee guida che aiutano a orientarsi.
In generale, gli alimenti meglio tollerati sono quelli freschi e poco lavorati: carne e pesce freschi (non conservati), uova, riso, pasta, patate, molte verdure e frutta non troppo matura come mele e pere. Più un alimento è fresco, meno è probabile che contenga istamina.
Al contrario, tendono a dare più problemi tutti quei cibi che sono fermentati, stagionati o conservati, perché l’istamina si accumula proprio con il tempo: quindi formaggi stagionati, salumi, cibi in scatola, vino, birra, ma anche alcuni alimenti come pomodoro, melanzane, spinaci, fragole o cioccolato possono peggiorare i sintomi in alcune persone.
Per quanto riguarda lo yogurt, la risposta è: dipende, ma con cautela. Essendo un alimento fermentato, può contenere istamina, quindi spesso nelle fasi iniziali si preferisce evitarlo. Alcune persone però riescono a tollerarne piccole quantità, quindi eventualmente si può provare a reintrodurlo gradualmente, osservando come reagisce il corpo.
La cosa più importante è non fare esclusioni troppo drastiche senza criterio, ma capire cosa realmente ti crea fastidio.
Per questo ti consiglio una valutazione diretta nel mio studio dermatologico, così possiamo impostare insieme un’alimentazione adatta a te, evitando sia i sintomi sia restrizioni inutili.
Buongiorno, vorrei una delucidazione riguardo una reazione avversa che ho avuto dopo il vaccino moderna.
Premetto che sono una donna di 38anni, sono in perfetta salute, nessuna allergia, né patologia, e non prendo un influenza da molti anni.
Ho fatto la prima dose il 10dicembre, e l unico effetto collaterale che ho avuto è stato dolore muscolare nel muscolo del' iniezione, iniziato il giorno dopo e durato un paio di giorni,
la cosa strana è che in concomitanza col dolore, mi è venuta anche una chiazza rossastra di circa 3/4cm di diametro poco sotto il "buco" dell'iniezione,
ho cercato un po' su internet e ho letto che si tratta di una reazione che il vaccino moderna può avere chiamata "braccio covid" ma che è sempre comparsa diversi giorni dopo l'iniezione, non il giorno dopo come a me... comunque dopo 2/3giorni la chiazza è sparita e non ho dato peso alla cosa, se non fosse che 8giorni dopo il vaccino è tornata uguale identica, per poi scomparire nuovamente dopo 3giorni.
La mia domanda è: è normale che questo effetto che viene descritto come raro, e che solitamente viene all'ottavo giorno, a me sia venuto 2volte, ovvero il giorno dopo, per poi scomparire e tornare all'ottavo?. . . è possibile che sia successo perché potrei aver già preso inconsapevolmente il covid in forma asintomatica, e quindi avevo già anticorpi linfociti T contro il covid in circolo?
... e soprattutto, visto che il 7gennaio ho la seconda dose, è il caso di farla?
Attendo una cortese risposta
Saluti
Francesca
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno
capisco perfettamente il tuo dubbio, anche perché quando una reazione non segue “esattamente” quello che si legge, è normale preoccuparsi un po’.
Da come descrivi l’episodio, però, quello che hai avuto è molto verosimilmente proprio il cosiddetto “braccio Covid”, cioè una reazione cutanea locale legata al vaccino Moderna. Si tratta di una risposta infiammatoria della pelle, non pericolosa, che può comparire con una chiazza rossastra vicino al punto di iniezione e che tende a risolversi spontaneamente nel giro di pochi giorni.
È vero che più spesso viene descritta intorno al 7°–8° giorno, ma nella realtà non è sempre così “precisa”: può comparire anche prima, come nel tuo caso, e non è raro che possa ripresentarsi una seconda volta dopo essere scomparsa. Il fatto che sia comparsa il giorno dopo e poi di nuovo all’ottavo giorno non è quindi qualcosa di anomalo o preoccupante, ma rientra nelle possibili varianti di questa reazione.
Il decorso che hai avuto è anche molto rassicurante: la chiazza è comparsa, è scomparsa spontaneamente, è tornata e poi si è nuovamente risolta, senza altri sintomi importanti. Questo è proprio il comportamento tipico di una reazione benigna.
Per quanto riguarda il dubbio di aver avuto il Covid in forma asintomatica, è una domanda comprensibile, ma non è necessario per spiegare quello che è successo: questa reazione può comparire indipendentemente da un’infezione pregressa.
Sulla seconda dose puoi stare tranquilla: questo tipo di reazione non è una controindicazione. Può anche darsi che non si ripresenti, oppure che compaia di nuovo in forma simile o più lieve, ma resta comunque una manifestazione locale e autolimitante.
Se vuoi comunque toglierti ogni dubbio, soprattutto in vista della seconda dose, ti consiglio una valutazione diretta nel mio studio dermatologico, così possiamo vedere insieme la sede della reazione e affrontare tutto con maggiore serenità.
Buongiorno, sono affetto da Favismo, ereditato da mia madre. Ho preso questi integratori per l'attività fisica per un'anno intero senza avere mai problemi. Volevo sapere se questi prodotti li posso continuare ad assumere per l'attività fisica oppure no, vi scrivo per ogni integratore gli ingredienti. Vi ringrazio in anticipo e buone feste.
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno
hai fatto molto bene a scrivere e a riportare tutti gli ingredienti in modo così preciso, perché nel caso del favismo è giusto essere sempre attenti anche a ciò che può sembrare “innocuo” come gli integratori.
Ti rassicuro però su un punto importante: da quello che hai elencato non risultano ingredienti tipicamente pericolosi per il favismo, come le fave o sostanze note per scatenare crisi emolitiche. Il fatto che tu li assuma da circa un anno senza aver mai avuto sintomi è un elemento decisamente positivo.
Gli integratori più “semplici”, come aminoacidi (BCAA), proteine (whey, albume), omega 3, sono generalmente quelli più tranquilli, perché hanno una composazione più pulita e prevedibile.
Un po’ diverso il discorso per prodotti più complessi come termogenici o “blocca grassi”: contengono molti estratti vegetali e sostanze combinate, che non sono necessariamente vietate, ma sono meno standardizzate e quindi un po’ meno prevedibili nel lungo periodo, soprattutto in chi ha una condizione come la tua.
In sintesi, non c’è nulla che faccia pensare a un rischio immediato o elevato, ma un minimo di cautela con i prodotti più “ricchi” di ingredienti è sempre sensata.
Per una valutazione più precisa e personalizzata, ti consiglio comunque una visita diretta nel mio studio dermatologico, così possiamo rivedere insieme tutto in modo mirato e con la massima tranquillità.
Salve scrivi in quanto sono molto preoccupata. 5 giorni fa con il mio ragazzo abbiamo usato un gel lubrificante della durex per fare dei massaggi su tutto il corpo. Ci siamo resi conto che nella bottiglietta c’era scritto che non bisognava usarlo se aperto da 3 mesi. Quindi era scaduto. Stanotte sono stata male ho vomitato più di una volta e stamattina sono anche svenuta. Questi sintomi possono essere dovuti all’uso del lubrificante? E se si sono gravi? Spero di avere risposta al più presto perché sono abbastanza in ansia.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve
capisco bene la tua preoccupazione, soprattutto dopo un episodio come quello che descrivi. Ti tranquillizzo però su un aspetto importante: è davvero molto improbabile che il malessere che hai avuto (vomito ripetuto e svenimento) sia legato all’utilizzo del gel lubrificante, anche se aperto da più di 3 mesi.
Questi prodotti, quando non sono più perfettamente conservati, possono al massimo dare fastidi locali sulla pelle come irritazione, rossore o bruciore nella zona di applicazione, ma non provocano sintomi generali come quelli che hai avuto, soprattutto se usati esternamente su cute integra.
Quello che descrivi è molto più compatibile con un episodio acuto, come ad esempio una forma gastrointestinale (tipo gastroenterite) oppure un calo di pressione legato al malessere e alla disidratazione. Lo svenimento, infatti, può capitare proprio in queste situazioni, soprattutto dopo aver vomitato più volte.
Cerca nelle prossime ore di riposare, bere a piccoli sorsi e alimentarti in modo leggero. Se dovessero ripresentarsi episodi di vomito, capogiri o un nuovo svenimento, è importante farti valutare rapidamente dal medico.
Per quanto riguarda invece la pelle, se dovessi notare comparsa di arrossamenti, irritazione o bruciore nelle zone dove avete applicato il prodotto,
ti consiglio una valutazione diretta nel mio studio dermatologico, così da controllare bene la situazione e tranquillizzarti completamente.
buongiorno, vi scrivo per un parere in merito all herpes zoster.... ho 42 anni,e ho iniziato a sentire un fastidio lungo il tronco del pene,al che mi sono accorto di avere dei punti rossi che son poi diventate vesciche ,ho contattato il medico di baase e mi ha prescritto la seguente terapia aciclovir ,pregabalin e neuraben,volevo chiedere se questi farmaci sono efficaci e siccome alle 18 prendo la quietiapina se c e interazione tra i farmaci...premetto che tutti i giorni alle 13 prendo il fenofibrato,ma mi e stato detto di interromperlo per tutta la durata della terapia per zoster.vi ringrazio
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che descrive (fastidio iniziale seguito da vescicole localizzate) il quadro è compatibile con Herpes zoster, anche se la sede genitale richiede sempre un po’ di attenzione nella diagnosi differenziale.
La terapia che le è stata prescritta è corretta e coerente con questo tipo di infezione:
Aciclovir → è il farmaco principale e serve a bloccare la replicazione del virus (più è precoce l’inizio, migliore è l’efficacia)
Pregabalin → aiuta a controllare il dolore e prevenire la nevralgia
Neuraben → supporto per il sistema nervoso
Quindi sì, la terapia è adeguata e rappresenta lo standard in questi casi.
Per quanto riguarda le interazioni:
con Quetiapina non ci sono interazioni “pericolose” dirette con aciclovir
tuttavia, pregabalin e quetiapina insieme possono aumentare la sonnolenza, quindi potrebbe sentirsi più stanco o rallentato, soprattutto nei primi giorni
è quindi consigliabile prestare attenzione a guida, concentrazione e attività che richiedono vigilanza
Per il Fenofibrato, la sospensione temporanea può essere stata suggerita per prudenza generale o per semplificare la terapia, ma non è una controindicazione assoluta: segua comunque le indicazioni del medico che la sta seguendo.
Un ultimo aspetto importante: la localizzazione genitale può, in alcuni casi, essere confusa con Herpes genitale, che ha un decorso un po’ diverso. Se le lesioni non migliorano nei tempi attesi (7–10 giorni) o se il dolore/andamento non è tipico, può essere utile una rivalutazione.
Nel frattempo:
continui la terapia come prescritta
mantenga la zona pulita e asciutta
eviti rapporti fino a completa guarigione
Le consiglierei comunque un controllo dermatologico, perché è importante confermare la diagnosi e monitorare l’evoluzione, soprattutto vista la sede delicata delle lesioni.
Buongiorno. Sono una ragazza di 30 anni. Da ieri sera dopo aver mangiato ho iniziato a percepire bruciore alla lingua e ho notato la comparsa di molti puntini rossi sulla punta della lingua. Questa mattina i sintomi permangono ed in aggiunta sono comparsi numerosi puntini rossi anche sul labbro superiore e inferiore della bocca. Vorrei sapere di cosa si potrebbe trattare e da che specialista mi consigliate di andare per un visita..
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno
Da quello che descrivi, si tratta molto probabilmente di una forma irritativa acuta della mucosa orale, spesso legata a ciò che si è mangiato o a un contatto locale. Il bruciore associato alla comparsa di piccoli puntini rossi sulla punta della lingua è tipico di una infiammazione delle papille linguali, che può comparire improvvisamente e risultare piuttosto fastidiosa. Il fatto che, a distanza di poche ore, siano comparsi puntini anche sulle labbra fa pensare a una reazione irritativa o da contatto, più raramente a una lieve reazione allergica.
In molti casi si tratta di condizioni transitorie, ma è importante osservare l’evoluzione: se dovessero comparire dolore più intenso, piccole vescicole, ulcerazioni oppure se il fastidio non regredisce spontaneamente nel giro di pochi giorni, è fondamentale approfondire.
Nel frattempo ti consiglio di evitare cibi acidi, piccanti o troppo caldi e di non utilizzare prodotti aggressivi per l’igiene orale, così da non peggiorare l’irritazione.
Per capire con precisione di cosa si tratta e impostare eventualmente una terapia mirata, ti consiglio una valutazione diretta nel mio studio dermatologico.
Salve, sono una ragazza, tre settimane fa ho avuto il mio primo rapporto sessuale sia a livello vaginale che anale. Per i rapporti vaginali abbiamo sempre usato il preservativo, mentre per i due rapporti anali no. Al mio fidanzato sono uscite delle bollicine rosse sulla parte superiore del pene e ad oggi le ha ancora, lo irritano e gli fanno fastidio. Potrebbe essere dovuto al rapporto? Perché questi sintomi anche dopo 3 settimane dal rapporto anale? Grazie per chi mi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
capisco la preoccupazione, ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
Le “bollicine rosse” sul pene comparse dopo un rapporto (soprattutto non protetto) possono avere diverse cause, e non è possibile fare una diagnosi precisa senza vedere le lesioni. Tuttavia, le ipotesi più comuni sono:
irritazione/dermatite da sfregamento (abbastanza frequente nei rapporti anali, dove la mucosa è più delicata e meno lubrificata)
una infezione locale (batterica o fungina)
più raramente una infezione sessualmente trasmessa, come Herpes genitale, che però di solito dà dolore più intenso e vescicole che evolvono rapidamente
Il fatto che i sintomi persistano da circa tre settimane non esclude che siano legati al rapporto: alcune irritazioni o infezioni, se non trattate, possono durare anche più a lungo.
È importante anche considerare che:
il rapporto anale senza protezione espone maggiormente a irritazioni e infezioni
la zona può facilmente andare incontro a microtraumi
eventuali germi possono essere trasmessi tra partner
Quello che è fondamentale adesso è non fare tentativi casuali con creme, perché si rischia di peggiorare la situazione o mascherare i sintomi.
Nel frattempo:
evitare rapporti fino a chiarimento
mantenere una buona igiene, senza detergenti aggressivi
non applicare prodotti non prescritti
Le consiglierei di far valutare il suo fidanzato da un dermatologo o andrologo, perché è importante vedere direttamente le lesioni, fare una diagnosi corretta ed eventualmente impostare la terapia adeguata.
Buongiorno, mi è stata diagnosticata un eczematide purpurica e volevo sapere di che cosa si tratti e quali possano essere le cause.
Grazie in anticipo
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
l’eczematide purpurica è una condizione dermatologica benigna, anche se può creare preoccupazione per l’aspetto delle macchie. Fa parte delle cosiddette dermatiti purpuriche pigmentarie, cioè quadri in cui compaiono chiazze rossastre o brunastre, spesso sulle gambe, dovute a una fuoriuscita di piccoli globuli rossi dai capillari superficiali.
In parole semplici, non si tratta di una “malattia grave” né di un problema della coagulazione, ma di una fragilità dei piccoli vasi cutanei associata a una lieve infiammazione.
Le cause non sono sempre identificabili con precisione, ma ci sono diversi fattori che possono favorirla:
fragilità capillare individuale
stasi venosa (circolazione lenta, stare molto in piedi o seduti)
caldo o cambi di temperatura
alcuni farmaci
talvolta una componente infiammatoria o eczematosa della pelle
Spesso si manifesta con macchie che possono ricordare dei piccoli “puntini” o aloni color ruggine, che non danno particolari sintomi oppure possono essere lievemente pruriginosi.
È importante sapere che:
è una condizione benigna e non contagiosa
può essere persistente o recidivante
tende a migliorare lentamente, ma può lasciare una pigmentazione residua per un po’ di tempo
La terapia, quando necessaria, è mirata soprattutto a:
ridurre l’infiammazione (creme specifiche)
migliorare la circolazione locale
proteggere i capillari
Non sempre però è possibile “farla sparire rapidamente”, e spesso si lavora più sul controllo che sulla risoluzione immediata.
Le consiglierei comunque di effettuare una visita dermatologica di controllo, perché è importante confermare il quadro, escludere altre condizioni simili e impostare un trattamento mirato in base alla sua situazione specifica.
SALVE HO FATTO IL QUANTIFERON PER LA CURA CON FARMACO BIOLOGICO PER LA PSORIASI
IL TB2 E' 1,21 UI/ml e il Tb1 e' 0,05 UI/ml
stimolazione con mitogeno 1,02 UI/ml
cosa significa
grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
il Quantiferon è un test che serve a capire se c’è stato un contatto con il batterio della tubercolosi, cosa molto importante prima di iniziare una terapia biologica per la psoriasi.
Nel suo caso, il dato più rilevante è questo:
TB2 = 1,21 UI/ml → valore positivo
TB1 = 0,05 (negativo)
Mitogeno = 1,02 (controllo valido, quindi il test è attendibile)
In termini pratici, la positività del TB2 indica che il test è da considerarsi positivo, cioè che il suo sistema immunitario ha riconosciuto antigeni della tubercolosi. Questo non significa necessariamente che lei abbia una tubercolosi attiva, ma più spesso indica una infezione latente (cioè un contatto passato con il batterio senza malattia in atto).
Questo è un aspetto molto importante prima di iniziare farmaci biologici, perché queste terapie possono riattivare un’infezione latente.
Il passo successivo, infatti, di solito è:
escludere una tubercolosi attiva (visita, radiografia torace, eventuali altri esami)
se confermata la forma latente, iniziare una terapia preventiva prima del biologico
Quindi, riassumendo: il suo test è positivo
non significa automaticamente malattia attiva
ma richiede un approfondimento prima di iniziare la terapia per la psoriasi
Le consiglierei di rivolgersi allo specialista che la segue (dermatologo o infettivologo), perché è fondamentale inquadrare correttamente il risultato ed eventualmente impostare una profilassi prima di iniziare il farmaco biologico in sicurezza.
Salve dottore è da qualche giorno che ho il dito anulare gonfio, rosso e dolorante molto spesso pulsa pure. E stamattina ho notato che è uscita una piccola macchia giallastra sottocutanea vicino l'unghia. Mi sto iniziando a preoccupare sapreste dirmi cosa potrei fare? Grazie mille per eventuali risposte
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
da quello che descrive — dito gonfio, rosso, dolorante, con sensazione pulsante e la comparsa di una zona giallastra vicino all’unghia — il quadro è molto suggestivo per una infezione localizzata, verosimilmente un patereccio (giradito).
Si tratta di un’infezione abbastanza comune della zona periungueale, spesso causata da batteri, che può comparire anche dopo piccoli traumi (pellicine, manicure, microlesioni). La “macchia giallastra” che vede è probabilmente una raccolta di pus, segno che l’infezione si è organizzata.
In questa fase è importante intervenire correttamente:
evitare di schiacciare o “bucare” da solo la zona
può fare impacchi tiepidi/disinfettanti per alleviare il dolore
mantenere la zona pulita
Se però il dolore è pulsante (come riferisce) e c’è già raccolta di pus, spesso non basta una crema: può essere necessario un piccolo drenaggio da parte del medico per risolvere rapidamente il problema.
Non è una situazione grave se trattata, ma è importante non lasciarla evolvere, perché l’infezione può estendersi e diventare più dolorosa.
Le consiglierei quindi di farla valutare quanto prima dal medico o da un dermatologo/chirurgo, perché potrebbe essere necessario un trattamento mirato (eventualmente anche drenaggio e/o antibiotico) per risolvere rapidamente l’infezione.
Soffro di iperidrosi da vtanto tempo. Mi suda la fronte, la nuca, gli avambracci, le spalle e in maniera più cospicua tutto il torace. Mi è stato consigliato di assumere oxybutinina per 40 giorni e ho notato una leggera riduzione della sudorazione. però, non ho potuto verificare al meglio l'efficacia del farmaco in quanto le temperature sono state rigide. Ho contattato l'esperto dicendogli che avrei voluto aspettare l'innalzamento della temperatura esterna e mi ha detto si sospendere l'assunzione del farmaco. Dopo 2 giorni ho ricominciato a sudare in maniera abbondante. Che ne pensate? Cosa consigliate? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è abbastanza tipico nelle forme di iperidrosi generalizzata, e anche la risposta che ha avuto al farmaco è coerente con il suo meccanismo d’azione.
L’Ossibutinina agisce riducendo la stimolazione delle ghiandole sudoripare. Tuttavia, funziona solo mentre viene assunta: non ha un effetto “duraturo” nel tempo. Per questo motivo è normale che, sospendendola, nel giro di pochi giorni la sudorazione torni come prima. Non è un peggioramento, ma semplicemente la perdita dell’effetto del farmaco.
Il fatto che lei abbia notato già una riduzione, anche se lieve e in un periodo freddo, è comunque un segnale positivo: significa che il farmaco su di lei ha una certa efficacia, che probabilmente si noterebbe di più con temperature più alte.
La scelta di sospenderla per “testarla” meglio nei mesi caldi è comprensibile, ma nella pratica clinica spesso questo tipo di terapia viene:
proseguita per periodi più lunghi
oppure modulata nel dosaggio
oppure utilizzata nei periodi più critici (ad esempio stagionali o situazionali)
Va anche detto che l’ossibutinina non è l’unica opzione. In base alla distribuzione della sudorazione (nel suo caso piuttosto diffusa), si possono valutare anche:
altri farmaci sistemici
trattamenti locali (anche se meno efficaci nelle forme estese)
in casi selezionati, approcci più specifici
Il punto importante è trovare un equilibrio tra efficacia e tollerabilità, perché questi farmaci possono dare effetti collaterali (secchezza, ecc.) e vanno gestiti su misura.
Quindi, quello che le è successo è normale e coerente con il trattamento. Più che sospendere e riprendere in autonomia, sarebbe utile capire come impostare una strategia continuativa o mirata nei momenti di maggiore necessità.
Le consiglierei di effettuare una visita dermatologica o specialistica, perché è importante valutare l’estensione dell’iperidrosi e impostare una terapia personalizzata, eventualmente modulando l’ossibutinina o valutando alternative più adatte al suo caso.
Buongiorno, ho 36 anni e due anni fa mi è stato diagnosticato erroneamente il diabete tipo 2 trattato con Glucophage. Da 50 chili il mio peso è sceso fino a 38. Poi mi è stato diagnosticato il diabete Lada, trattato con insulina ed una dieta chetogenica nonostante pesassi 38 chili. Il peptide C è a 1,04 e la produzione di insulina a 11,3. La glicata però è a 7. Ho avuto la PCR alta: è arrivata fino a 38. L'aumento di glicemia potrebbe essere dovuto ad un'intolleranza ai carboidrati? Potrebbe essere dovuto ad una carenza di amilasi, gli enzimi che permettono la corretta digestione dei carboidrati complessi? Oppure potrebbe essere dovuto ad uno stato infiammatorio cronico? Con gli zuccheri semplici non ho problemi ma con quelli complessi sì. Ho difficoltà a prendere peso, ho sempre fame, stitichezza cronica. Come posso risolvere questo mio problema glicemico che non è dovuto a diabete? Grazie mille a tutti i dottori che risponderanno.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la sua situazione è sicuramente complessa e capisco quanto possa essere frustrante aver ricevuto nel tempo diagnosi e indicazioni diverse, senza arrivare a una stabilità.
Le rispondo in modo molto diretto ma rassicurante: da quello che descrive, è difficile pensare che il problema glicemico non sia legato al diabete. Anzi, il quadro è compatibile con una forma autoimmune come il LADA, anche se con caratteristiche un po’ particolari. Il fatto che il peptide C sia ancora presente indica che il pancreas produce ancora insulina, ma questo non significa che sia sufficiente o ben “sincronizzata” con i pasti. La glicata a 7, infatti, ci dice che la glicemia non è ancora ben controllata.
Capisco il suo dubbio sui carboidrati complessi, sugli enzimi o sull’infiammazione, ma queste ipotesi, prese da sole, non spiegano un’iperglicemia persistente. Una carenza di amilasi, ad esempio, può dare disturbi intestinali, ma non è una causa di glicemia alta. Anche lo stato infiammatorio può influenzare un po’ i valori, ma difficilmente è la causa principale di un problema così duraturo.
Quello che invece colpisce molto nel suo racconto sono altri aspetti: la perdita di peso importante, la difficoltà a riprenderlo, la fame continua e i disturbi intestinali. Questi elementi fanno pensare che ci sia qualcosa che non sta funzionando bene nell’equilibrio generale, non solo nella glicemia ma anche nel metabolismo e forse nell’assorbimento.
In questo contesto, una dieta chetogenica con un peso così basso è una scelta che andrebbe rivalutata con molta attenzione, perché può contribuire a mantenere il peso basso e rendere più difficile trovare un equilibrio.
Probabilmente non c’è una sola causa, ma più fattori insieme: una componente diabetica, una gestione non ancora ottimale della terapia e forse anche un aspetto nutrizionale o intestinale da approfondire. È proprio per questo che diventa fondamentale fermarsi un attimo e rivedere tutto il quadro in modo completo, senza continuare a inseguire singole ipotesi.
Le consiglierei davvero di rivolgersi a un centro di diabetologia o endocrinologia, meglio se ospedaliero, perché è importante rivalutare tutto in modo approfondito e impostare una terapia che tenga conto sia della glicemia sia del recupero del peso, in modo sicuro e personalizzato.
Sono intollerante al fruttosio
A chi devo rivolgermi
Ho bisogno di una visita e sapere cosa assumere per l'ipoglicemia causata da questa intolleranza
Sono dell'Abruzzo
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
l’intolleranza al fruttosio è una condizione che va gestita in modo preciso e personalizzato, quindi è corretto che lei voglia rivolgersi allo specialista giusto.
A chi rivolgersi
Le figure più indicate sono:
Gastroenterologo → per confermare la diagnosi (es. breath test o altri esami)
Endocrinologo o internista → soprattutto se ha episodi di ipoglicemia
Dietista/nutrizionista clinico → fondamentale per impostare una dieta corretta
Spesso il percorso migliore è combinato: diagnosi medica + piano alimentare personalizzato.
Intolleranza al fruttosio e ipoglicemia
Nel caso di alcune forme (soprattutto quella ereditaria), l’assunzione di fruttosio può provocare cali di zucchero nel sangue (ipoglicemia) con sintomi come debolezza, sudorazione o confusione .
La gestione principale non è tanto “prendere qualcosa”, ma:
-evitare il fruttosio e gli zuccheri correlati (saccarosio, sorbitolo)
- seguire una dieta controllata e bilanciata
Con la dieta corretta, di solito gli episodi di ipoglicemia si riducono molto o scompaiono .
Cosa fare nell’immediato
In attesa della visita:
eviti alimenti con fruttosio (frutta, miele, succhi, molti prodotti industriali)
faccia pasti regolari, senza lunghi digiuni
tenga sempre con sé una fonte di zuccheri “sicuri” (da concordare con medico, perché non tutti gli zuccheri sono adatti nel suo caso)
Importante: non si gestisce l’ipoglicemia “a caso”, perché nel suo caso alcuni zuccheri possono peggiorare la situazione.
le consiglio di prenotare una visita
Dot.dopo una bruttissima notizia, il mio viso si è riempito di bollicine partendo dalle tempi e arrivando sulle guance avvolte sono pruriginose e si arrossato dopo un pò si attenuato. Cosa mi consiglia?
Non ho mai avuto problemi di pelle sul viso ero 48 anni .grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
mi dispiace per il momento difficile che sta vivendo. Quello che descrive è qualcosa che si osserva abbastanza spesso: la pelle può reagire allo stress emotivo intenso con la comparsa improvvisa di sfoghi, anche in persone che non hanno mai avuto problemi prima.
Le “bollicine” pruriginose con arrossamento che poi si attenua possono rientrare in una dermatite reattiva da stress oppure in una forma iniziale di dermatite infiammatoria (talvolta simile a rosacea o dermatite irritativa). In queste situazioni la pelle diventa più sensibile, reattiva e tende a infiammarsi facilmente.
Nell’immediato le consiglierei di mantenere un approccio molto delicato:
detergere il viso con prodotti non aggressivi
applicare una crema lenitiva e idratante per pelli sensibili
evitare trucco, profumi o prodotti nuovi
non grattare o manipolare le lesioni
Spesso, quando il fattore scatenante è lo stress, la pelle tende a migliorare gradualmente, ma può avere delle fasi di alti e bassi.
Se però lo sfogo persiste, si estende o diventa più fastidioso, può essere utile impostare una terapia mirata per calmare l’infiammazione in modo più efficace.
Le consiglierei quindi di effettuare una visita dermatologica, perché è importante vedere direttamente la pelle e capire esattamente di che tipo di dermatite si tratta, così da darle una terapia specifica e farla rientrare più rapidamente.
Buongiorno soffro di una forma recidivante di chelite al labbro inferiore di natura né allergica né virale in quanto gli esiti degli esami ematici per la ricerca di anticorpi sono risultati negativi. Sono da escludere anche carenze vitaminiche il cui dosaggio è risultato nei parametri. È già stata curata sia con creme antibiotiche che con creme cortisoniche, ma il miglioramento è momentaneo e il problema si ripete ciclicamente senza avere mai una completa guarigione. Chiedo un consiglio e/o l'indicazione di un medico specializzato avendo già consultato diversi dermatologi senza ottenere risultati apprezzabili. Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco bene la sua frustrazione, perché le forme di cheilite recidivante possono essere molto persistenti e, quando non si arriva a una causa chiara, diventano difficili da gestire nel tempo.
Il fatto che siano state escluse cause allergiche, virali e carenze vitaminiche è sicuramente importante, ma non esaurisce tutte le possibili origini. In questi casi, spesso il problema rientra in forme di cheilite irritativa cronica o in varianti come:
cheilite da contatto “non evidente” (cosmetici, dentifrici, abitudini)
cheilite attinica (soprattutto sul labbro inferiore, legata anche al sole)
forme infiammatorie croniche che tendono a recidivare anche dopo terapia
Un aspetto molto frequente, ad esempio, è il ruolo di micro-abitudini quotidiane (leccarsi le labbra, contatto con saliva, prodotti labiali, dentifrici con sostanze irritanti) che mantengono l’infiammazione anche senza che ce ne si renda conto.
Il fatto che antibiotici e cortisonici funzionino solo temporaneamente è abbastanza tipico: spengono l’infiammazione, ma non risolvono la causa, per cui il problema tende a ripresentarsi.
In questi casi, più che continuare a cambiare creme, è utile cambiare approccio:
semplificare al massimo i prodotti (pochi, molto delicati, senza profumi)
usare balsami barriera riparatori in modo costante
evitare potenziali irritanti (rossetti, stick profumati, alcuni dentifrici)
valutare se c’è una componente ambientale o comportamentale
Quando però il problema persiste da tempo e non risponde alle terapie standard, può essere utile fare un passo in più, ad esempio:
rivalutare la diagnosi
considerare patch test più approfonditi
in alcuni casi selezionati, anche una biopsia del labbro
Ho forse una sarcoidosi cutanea non ancora confermata perchè nessuno indaga.
ipotizzano malattie da 1 anno e fanno terapie a caso con immunosoppressori che mi danno solo fastidio.
man mano che passano i mesi aumentano le sintomatologie, che per questioni estetiche mi portano all'isolamento.
mi sento un malato invisibile.
Mi serve uno specialista di sarcoidosi cutanea? forse pustolosa, visto che ho anche psoriasi pustolosa
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo, perché da quello che descrive emerge non solo un problema medico, ma anche una forte frustrazione legata al fatto di non avere ancora una diagnosi chiara dopo tanto tempo. È comprensibile sentirsi “invisibili” quando si fanno terapie senza avere un quadro definito.
Le dico con chiarezza una cosa importante: prima di parlare di sarcoidosi cutanea è fondamentale avere una diagnosi certa, e questa non si basa solo sull’osservazione clinica. Nella maggior parte dei casi serve una biopsia cutanea con esame istologico, eventualmente associata ad altri accertamenti (esami del sangue, imaging), perché la sarcoidosi può simulare molte altre patologie dermatologiche.
Nel suo caso, il fatto che si parli anche di psoriasi pustolosa rende il quadro ancora più complesso, perché:
alcune forme di psoriasi possono avere aspetti atipici
esistono altre dermatosi infiammatorie che possono essere confuse tra loro
le terapie immunosoppressive “a tentativi” senza diagnosi precisa rischiano di non essere efficaci o di creare solo effetti collaterali, come lei sta sperimentando
Quindi sì, la direzione è corretta: non tanto uno “specialista della sarcoidosi” in senso stretto, ma un centro dermatologico di riferimento, abituato a gestire patologie infiammatorie complesse e a fare diagnosi differenziale.
Il punto chiave adesso è cambiare approccio:
1) non continuare con terapie senza diagnosi
2)ma arrivare a una definizione chiara del quadro clinico
Questo spesso richiede:
rivalutazione completa della storia
eventuale biopsia (se non già fatta o se poco conclusiva)
inquadramento sistemico se si sospetta sarcoidosi
Capisco anche quanto l’aspetto estetico stia incidendo sulla sua vita quotidiana, ed è un aspetto che non va minimizzato.
Ho un compagno con barba e baffi piuttosto ispidi. Purtroppo i suoi baci mi provocano un irritazione dolorosa e pruriginosa (tipo scottatura) intorno alla bocca. Poi applicando quantità abbondanti e continue di crema Calmilene (e senza avere contatti) passa in un paio di giorni, lasciando una sensazione di pelle che tira incline a screpolarsi e ad aprirsi in taglietti. Ho provato ad applicare in via preventiva Cerave, sperando di creare una sorta di strato protettivo, ma senza risultato. Che cosa posso fare per alleviare la problematica?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è un problema piuttosto comune e si tratta, nella maggior parte dei casi, di una dermatite irritativa da sfregamento. La barba ispida, soprattutto se corta e “punta”, può creare una sorta di micro-trauma ripetuto sulla pelle del contorno labbra, che è molto delicata. Questo spiega la sensazione di “scottatura”, il prurito e poi la pelle che tira e tende a fissurarsi.
Il fatto che migliori con creme lenitive e sospendendo il contatto è un segnale tipico di questo tipo di irritazione.
La crema idratante da sola (come quella che ha provato) purtroppo spesso non basta, perché qui non si tratta solo di secchezza ma proprio di barriera cutanea danneggiata da sfregamento.
Per gestire meglio la situazione può essere utile:
applicare creme barriera più “protettive”, non solo idratanti (ad esempio a base di ossido di zinco o con texture più ricche, tipo paste o balsami riparatori) prima del contatto
utilizzare, dopo l’irritazione, prodotti riparatori più specifici (pantenolo, ceramidi, prodotti tipo “cica”)
evitare il contatto quando la pelle è già irritata, per non peggiorare il circolo vizioso
Un aspetto spesso sottovalutato è anche il lato “meccanico”:
se possibile, sarebbe utile che il partner tenga la barba più lunga e morbida oppure ben ammorbidita con oli o balsami specifici. La barba molto corta e ispida è quella che irrita di più.
In alcuni casi, se l’infiammazione è importante, può essere utile anche una breve terapia lenitiva/antinfiammatoria più mirata, ma solo su indicazione medica.
Le consiglierei comunque di effettuare una visita dermatologica, perché è importante valutare direttamente la pelle e capire se si tratta solo di irritazione meccanica o se c’è anche una componente di dermatite più specifica, così da impostare una protezione davvero efficace
Salve ho 65 anni e due anni fa ho avuto un episodio notturno che faceva pensare ad un infarto, dolore al braccio SX, senso di schiacciamento toracico accompagnato da fortissimo dolore. Eravamo in pieno COVID e non sono andato in centro coronarico per paura diinfettarmi. Premetto che ho lavorato per 40 anni presso studi medici come Odontotecnico implantologo e ho accumulato una discreta esperienza farmacologica, quella notte ho rischiato e mi sono subito preso omeprazolo seguito da trinitrina sublinguale e forti dosi di Aspirinetta e rosuvastatina da 20 mg Matt e sera ho continuato fino a quando fini ' l' emergenza COVID e mi sono recato presso unità coronarico di Catania dove mi hanno confermato la cura che avevo scelto e mi hanno fatto tutte le visite e controlli del caso compresa la prova da sforzo con mezzo di contrasto. Il referto:non ho avuto danni cardiaci e nessuna stenosi aorta è carotidi di dimensioni nella norma insomma tutto in regola mi hanno confermato la terapia iniziata come mantenimento e mi rvedranno ogni 12 mesi per controllo. Dal suddetto episodio cioè da circa 2 anni ho notato gradualmente un decrescere della mia potenza sessuale con erezioni deboli o inizialmente normali ma che durante il rapporto si spengono inspiegabilmente perché il desiderio rimane ma non accompagnato dalla fisicità. Vorrei consultare a Catania un Andrologo e non so a chi rivolgermi dato che non ho fatto mai una visita andrologica. Potreste consigliarmi a chi mi posso rivolgermi con fiducia in provincia di CT grazie
Cordiali saluti e complimenti per ii vostri consigli molto professionali ed attemdibili
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per il racconto così dettagliato, che aiuta molto a capire la situazione.
Da quello che descrive, il percorso cardiologico è stato corretto e rassicurante, ed è positivo che non siano emersi danni o stenosi significative. Tuttavia, il disturbo che riferisce ora — cioè riduzione della qualità dell’erezione con mantenimento del desiderio — è abbastanza frequente dopo i 60 anni e può avere più cause, spesso combinate tra loro.
Nel suo caso, è verosimile che entrino in gioco diversi fattori:
componente vascolare (anche in assenza di stenosi importanti, la microcircolazione può essere meno efficiente)
terapia farmacologica (alcuni farmaci cardiovascolari possono influenzare la funzione erettile)
fattori ormonali legati all’età
anche una componente emotiva/ansiosa dopo l’episodio che ha vissuto
Il fatto che l’erezione inizi ma poi si riduca durante il rapporto è un quadro molto tipico e spesso trattabile, quindi è corretto approfondire.
Riguardo alla sua richiesta su Catania, non posso indicare nominativi specifici, ma il consiglio è di rivolgersi a:
un andrologo ospedaliero (ad esempio presso centri urologici/andrologici pubblici)
oppure un urologo con esperienza in andrologia
A Catania può valutare strutture pubbliche come:
il Policlinico
l’Ospedale Cannizzaro
dove sono presenti specialisti affidabili e percorsi completi.
Durante la visita, di solito vengono valutati:
esami ormonali (testosterone, ecc.)
eventuali fattori vascolari
revisione della terapia in corso
e, se necessario, si impostano terapie specifiche, spesso molto efficaci
Un aspetto molto importante: non assuma mai farmaci per l’erezione in autonomia, soprattutto considerando che utilizza (o ha utilizzato) nitrati come la trinitrina, perché l’associazione può essere pericolosa.
La situazione che descrive è molto comune e nella maggior parte dei casi si riesce a migliorare significativamente con il giusto inquadramento.
Le consiglierei quindi di prenotare una visita andrologica, perché è importante valutare direttamente il quadro e impostare una terapia sicura ed efficace, soprattutto considerando la sua storia cardiologica.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…