Domande del paziente (84)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Aggiungo alle corrette risposte fornite dai miei Colleghi, anche il Genetista, trattandosi di una malattia a trasmissione genetica


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Significa che la sua colonna mostra qualche segno di usura e questo può essere all'origine del suo mal di schiena. Per consentire una miglior conoscenza del quadro clinico sarebbe di grande ausilio effettuare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Non è ben chiara la domanda poiché non si comprende dove queste calcificazioni siano esattamente localizzate. È molto difficile che queste possano avere un ruolo compressivo sulle radici spinali. Se ha... Altro


    Domande su Idrocefalo

    il pediatra ha misurato la circonferenza cranica di mio figlio ed ha notato una crescita eccessiva del cranio, il bimbo ha 4 mesi e mezzo e ha 45 cm di circ, 15 giorni fa ne aveva 44, il bimbo alla nascita aveva 37 cm.Considerando che pesa 7,050 kg ed è lungo 65 credete siano valori preoccupanti?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    e' comunque importante rilevare se esista tensione delle fontanelle


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    A mio avviso il quadro che Lei denuncia appare alquanto improbabile, ritengo infatti che sia più' verosimile che siano state rilevate delle protrusioni discali. Ma anche questo può non voler dire nulla... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    I test vestibolari possono essere clinici o strumentali, i primi li effettua lo specialista ORL ma anche il Neurologo, quelli strumentali sono esclusivo appannaggio dell'otoiatra


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Dopo l'intervento cui Lei è stato sottoposto, generalmente, si consente la ripresa dell'attività fisica con progressiva gradualità dopo 3-4 settimane. Se non accusa dolore alla schiena, pertanto, dovrebbe... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Sono d'accordo


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Può essere opportuno anche affrontare la problematica con metodologia psicoterapeutica quale adiuvante terapeutico


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    La presenza di pavor nocturnus in un bambino è un evento frequente e, se l'EEG è normale, si può escludere che sia conseguenza di manifestazioni "morfeiche" di epilessia. Se questo fenomeno persiste, ciò... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    La coccigodinia è quasi sempre conseguenza di un trauma in quell'area. Purtroppo il fastidio che lei sta accusando è quello più frequente ed anche di più lunga durata. Il trattamento prevede terapia medica... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    L'emicrania con aura in un 30% di casi può associarsi a pervietà del foro di Botallo fra i due atri cardiaci. Le indagini da lei effettuate lo hanno escluso. Pertanto, Le posso consigliare di rivolgersi... Altro


    Domande su Neuropatia

    Buongiorno, scrivo per chiedere un parere su un caso neurologico che riguarda mia madre. Si tratta di una donna di 53 anni. Il suo peso attuale è circa 45kg; negli ultimi due mesi ha perso circa 6-7 kg, probabilmente anche per il forte dolore e la riduzione dell’appetito. Tutto è iniziato a dicembre con una storta presa a un piede e poi con dolore che è iniziato anche dall'altro. Il dolore è cominciato come una fascite plantare e progressivamente è aumentato diventando delle scosse elettriche molto forti, accompagnato da parestesie e sensazione di piedi addormentati. Con il tempo il dolore è diventato molto intenso e a volte sale anche verso i polpacci.
    Attualmente la situazione è molto difficile perché fa molta fatica a stare in piedi: riesce ad alzarsi solo per pochi secondi e poi il dolore aumenta molto. Anche di notte il dolore è forte e spesso peggiora quando si mette a letto, probabilmente anche per il calore. Nelle ultime settimane riferisce anche una certa ipersensibilità alle mani, ad esempio prova dolore anche con stimoli leggeri come asciugarsi le mani.

    Siamo stati al pronto soccorso dove sono state eseguite anche TAC cranio e TAC del rachide cervicale, che non hanno mostrato patologie acute. E ci hanno rimandato a casa per fare altri esami.

    La risonanza magnetica del rachide lombosacrale è risultata sostanzialmente nella norma, senza evidenza di ernie o compressioni significative.
    All’ecografia muscolo-tendinea dei piedi è stato segnalato ispessimento flogistico della fascia plantare bilateralmente e segni di sinovite dei flessori.

    Poi ci siamo rivolti a un neurologo privato che ci ha fatto una consulenza e poi un'elettromiografia degli arti inferiori e superiori ed è risultata una polineuropatia sensitivo-assonale lunghezza-dipendente, associata a sindrome del tunnel carpale alle mani lieve a destra e minima a sinistra. Il neurologo che la segue ipotizza una polineuropatia sensitiva probabilmente di origine metabolica.

    La terapia attuale è la seguente:

    -gabapentin 300 mg tre volte al giorno (che sta prendendo da 20 giorni, ha cominciato con 1 e poi 2 al gg)
    -Benerva 300 mg compresse due volte al giorno (che sta prendendo da 5 giorni)
    -Benerva 100 mg intramuscolo una volta a settimana per un mese (1 a settimana)
    -Dicloreum 150 mg RP (ne ha presi 5 per ora, per l'infiammazione ai piedi)
    -Eparmefolin una fiala intramuscolo una volta al mese (ancora non l'ha fatta)
    -Remeron 30 mg (che sostituisce Eutimil che lei prendeva)


    Il problema principale è che, nonostante quasi tre settimane di gabapentin, le scosse rimangono ancora molto forti, a volte addirittura non fa proprio effetto. Mia mamma ha sempre sofferto di depressione però ora sta molto peggio, la notte soprattutto sta ore e ore a piangere dal dolore e a pensare cose brutte. In più il gabapentin le causa giramenti di testa forti e stordimento, ma il dottore sa i sintomi che ha e nonostante questo non lo ha sostituito con un altro farmaco.

    Vorrei un vostro parere su questa situazione e sulla cura, siamo molto scoraggiati perché sembra molto complicato il quadro e insostenibile da mantenere nel tempo se il dolore almeno non si calma, perché la invalida molto non riesce a fare niente né fisicamente né mentalmente.

    Ringrazio molto chi vorrà dare un parere o un suggerimento.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Buongiorno,
    il quadro che descrive merita sicuramente attenzione e ulteriori approfondimenti, ma la cosa importante da dire subito è che la sintomatologia riferita da sua madre è compatibile con una neuropatia periferica dolorosa significativa, e quindi il fatto che il dolore sia intenso e invalidante purtroppo non è “strano” né immaginario.
    L’elettromiografia che documenta una polineuropatia sensitivo-assonale lunghezza-dipendente orienta verso un interessamento dei nervi periferici, soprattutto delle fibre sensitive. Le caratteristiche che riferisce del tipo di scosse elettriche, bruciore, parestesie, peggioramento notturno, ipersensibilità al contatto, dolore anche a stimoli lievi (allodinia), sono molto tipiche del dolore neuropatico.
    Il fatto che inizialmente sia stato interpretato come fascite plantare può accadere, perché nelle fasi precoci alcune neuropatie iniziano proprio ai piedi e possono simulare problematiche muscolo-tendinee.
    Detto questo, definire già adesso la neuropatia come “metabolica” potrebbe essere prematuro se non è stata ancora individuata una causa precisa. A 53 anni, con
    dimagrimento importante, dolore rapidamente ingravescente, coinvolgimento anche delle mani, importante compromissione funzionale, è fondamentale completare uno studio etiologico approfondito.
    Tra le cause da escludere ci sono diabete o prediabete, carenze vitaminiche (B12, folati, B1), alterazioni tiroidee, malattie autoimmuni/infiammatorie, gammopatie o paraproteinemie, neuropatie disimmuni, cause tossiche o farmacologiche, forme paraneoplastiche, infezioni, e, in alcuni casi, neuropatie delle piccole fibre.
    Riguardo al Gabapentin, 300 mg tre volte al giorno rappresentano ancora un dosaggio relativamente basso/intermedio per una neuropatia dolorosa severa. Tuttavia, se già a queste dosi provoca forte stordimento e vertigini senza beneficio adeguato, è corretto rivalutare la strategia terapeutica con il neurologo. Esistono alternative o associazioni possibili, sempre tenendo conto del profilo clinico, del peso corporeo e della fragilità emotiva della paziente.
    Anche il forte peggioramento psicologico è comprensibile: dolore neuropatico severo, insonnia e perdita di autonomia possono avere un impatto devastante sull’umore. In questi casi il supporto psichiatrico/psicologico non è “separato” dalla malattia neurologica, ma parte integrante della cura.
    Personalmente ritengo che, vista la severità del quadro e la rapida evoluzione, sarebbe utile una rivalutazione neurologica in un centro ospedaliero o universitario dedicato alle neuropatie periferiche, soprattutto per approfondire la causa, valutare eventuali esami ematici specifici, considerare test aggiuntivi, ottimizzare la terapia del dolore neuropatico.
    La presenza di RM lombare negativa è in realtà un dato utile e rassicurante, perché rende meno probabile una compressione spinale come causa principale.
    Comprendo il vostro scoraggiamento, ma molte neuropatie dolorose possono migliorare sensibilmente quando si riesce a identificare la causa, impostare la terapia giusta,
    trattare precocemente il dolore neuropatico in modo adeguato.
    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Domande su Iperostosi frontale esterna

    Salve, già da qualche anno ho una pallina sulla fronte lato destro che sembra un prolungamento osseo tondeggiante. Non mi fa male, non dà alcun fastidio ma adesso è evidentemente cresciuta. Cosa mi consigliate di fare? Premetto che nel 2014 ho avuto tumore maligno al seno destro. Ho dovuto fare ahimè chemioterapia e radioterapia a soli 30 anni. Grazie mille

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Salve,
    considerando che la tumefazione è presente da anni, non dolorosa e a crescita lenta, potrebbe trattarsi anche di una formazione benigna relativamente frequente, come ad esempio un osteoma (piccola crescita ossea benigna), una calcificazione, oppure una formazione sottocutanea aderente al piano osseo.
    Tuttavia, il fatto che riferisca un aumento evidente delle dimensioni e soprattutto la sua storia oncologica pregressa rendono opportuna una valutazione medica senza allarmismi ma con attenzione.
    Il primo passo consigliabile è una visita specialistica (neurochirurgica oppure maxillo-facciale/chirurgia plastica a seconda della sede precisa) associata probabilmente ad un esame radiologico mirato, spesso TC cranio mirata alle strutture ossee oppure RM se il medico ritiene necessario studiare anche i tessuti molli.
    Nella maggior parte dei casi queste lesioni risultano benigne, ma nel suo caso è corretto non limitarsi all’osservazione domestica, soprattutto perché la lesione sta crescendo.
    Il fatto che non dia dolore è un elemento rassicurante, ma non sufficiente da solo per definirne la natura.
    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Buongiorno mia madre 80 anni si è fratturata l'omero cadendo la frattura è composta e le hanno messo un tutore che dovrà tenere x 30 giorni. Nel frattempo però era in cura da un neurochirurgo che dovrebbe praticarle tra 10 giorni un infiltrazione alla schiena di cortisone x un problema di cruralgia. Chiedo cortesemente un consiglio se c'è qualche controindicazione a fare infiltrazione se si ha una frattura. Ringrazio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Buongiorno,
    in linea generale una infiltrazione corticosteroidea non rappresenta una controindicazione assoluta in presenza di una frattura composta dell’omero trattata conservativamente, ma la situazione va valutata con prudenza e caso per caso.
    Il motivo è che i corticosteroidi, soprattutto se ripetuti o ad alte dosi, possono teoricamente interferire con alcuni processi di guarigione ossea e tessutale. Una singola infiltrazione, soprattutto se eseguita a distanza dalla sede della frattura (come nel caso della colonna per cruralgia), spesso non crea problemi rilevanti, ma a 80 anni è corretto valutare attentamente il rapporto rischio-beneficio.
    Bisogna considerare entità della frattura e stabilità, dolore e limitazione funzionale,
    eventuale osteoporosi, tipo e dose del cortisone infiltrativo, eventuali altre terapie cortisoniche già in corso.
    Il consiglio migliore è che il neurochirurgo che dovrebbe eseguire l’infiltrazione sia informato della recente frattura, così da poter decidere se procedere comunque,
    rinviare di qualche settimana, oppure optare temporaneamente per terapie alternative.
    In molti casi, se la cruralgia è molto invalidante e la frattura è stabile e ben immobilizzata, si può comunque procedere senza particolari complicazioni, ma la decisione finale deve essere clinica e personalizzata.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Domande su elettromiografia

    Buonasera sono stato operato a gennaio 2023 a ernia del disco dopo lintervento si addormenta il piede destro che cosa significa graxie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Buonasera,
    dopo un intervento per ernia del disco può capitare che persistano oppure compaiano formicolio, intorpidimento o sensazione di “piede addormentato”, soprattutto se prima dell’operazione il nervo era stato compresso per un certo periodo.

    Nella maggior parte dei casi questo significa che il nervo sta ancora recuperando dalla sofferenza subita. I sintomi sensitivi spesso migliorano più lentamente rispetto al dolore e possono richiedere settimane o anche mesi.
    È importante però capire se il disturbo è rimasto stabile o sta peggiorando, se è associato a perdita di forza, difficoltà a camminare, dolore intenso, oppure problemi urinari.
    Se il sintomo è lieve e stabile può rientrare nel normale decorso post-operatorio, ma se è comparso improvvisamente o tende ad aumentare è opportuno eseguire una rivalutazione neurochirurgica con eventuali controlli strumentali.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Gentili dottori, richiedo un parere multidisciplinare per un quadro clinico cronico e complesso.

    Profilo e Sintomatologia:
    Paziente di 33 anni, soffro di lombalgia meccanica e compressiva dall'età di 12 anni.
    Il dolore regredisce quasi totalmente in clinostatismo, ma peggiora drasticamente con il carico (ortostatismo).
    Durante le crisi spinali avverto una forte congestione alle vescicole seminali, che fluttua in base alla postura e alla tensione muscolare.

    Anamnesi Chirurgica (Area Inguino-Scrotale):
    2015: Varicocele sinistro e asportazione cisti epididimaria.

    2018: Ernia inguinale e spilamento dei canaletti.

    2022: Denervazione testicolare e lisi per dolore cronico.

    Reperti RM Recenti (Analisi immagini):
    Dallo studio delle sequenze RM (comprese STIR e assiali) emergono:
    L5-S1: Marcata disidratazione discale con riduzione dello spessore e protrusione ad ampio raggio che tocca il sacco durale.

    Flogosi Attiva: La sequenza STIR evidenzia edema/infiammazione nelle faccette articolari L4-L5 e L5-S1.

    Stenosi: Restringimento dei recessi laterali e dei forami di coniugazione (particolarmente visibile in IM: 32, 33).

    Bio-meccanica: Sacralizzazione di L5, ipertono dello psoas e rettilineizzazione della lordosi.
    Irregolarità del profilo superiore di L1.

    Quesiti:
    La stenosi e la flogosi faccettale L5-S1 possono agire come trigger su nervi periferici già sensibilizzati dai 4 pregressi interventi inguinali?

    Esiste una correlazione nota tra l'ipertono dello psoas e la congestione delle vescicole seminali?

    Quale approccio terapeutico (fisiatrico o neurochirurgico) ritenete più idoneo per decomprimere il segmento senza irritare le aree cicatriziali?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile paziente,
    il suo è effettivamente un quadro complesso e verosimilmente multifattoriale, in cui componenti biomeccaniche lombosacrali, fenomeni infiammatori articolari e sensibilizzazione periferica post-chirurgica possono interagire tra loro.
    Dalla descrizione clinica e dai reperti RM, emerge un segmento L5-S1 biomeccanicamente molto stressato: discopatia avanzata, protrusione, stenosi foraminale/recessuale, sacralizzazione di L5 e flogosi faccettale rappresentano tutti elementi che possono contribuire a dolore meccanico cronico e ad uno stato di irritazione neuro-muscolare persistente.
    Per rispondere ai suoi quesiti su una possibile relazione tra stenosi/flogosi L5-S1 e sensibilizzazione periferica post-chirurgica in base alla mia personale esperienza le dico sì, è plausibile.
    Pregressi interventi inguino-scrotali multipli possono determinare fenomeni di sensibilizzazione neuropatica periferica a carico di nervi ileoinguinale, genitofemorale, pudendo o delle reti autonomiche pelviche. In un sistema già “ipersensibilizzato”, una sofferenza meccanica lombosacrale cronica può agire da fattore amplificante attraverso
    aumento del tono muscolare difensivo, irritazione radicolare cronica, neuroinfiammazione persistente, alterazioni della modulazione centrale del dolore.
    Non sempre esiste una compressione nervosa “franca” responsabile di tutto il quadro; spesso si crea invece una sommazione di input nocicettivi periferici e spinali.
    Per quanto attiene al quesito su una correlazione tra ipertono dello psoas e congestione delle vescicole seminali le rispondo che una correlazione indiretta è possibile.
    Lo psoas è strettamente collegato alla biomeccanica lombopelvica e può influenzare
    tensioni del pavimento pelvico, dinamica addomino-pelvica, irritazione del plesso lombare, assetto autonomico locale.
    In alcuni pazienti con ipertono cronico dello psoas e disfunzione pelvica si osservano sintomi riferiti genito-pelvici, senso di congestione, tensione perineale o discomfort pelvico profondo. Tuttavia, le vescicole seminali non sono generalmente coinvolte da una compressione diretta: più probabilmente si tratta di una risposta neuro-muscolare e vascolare secondaria.
    Il fatto che i sintomi fluttuino con postura e carico rafforza ulteriormente l’ipotesi biomeccanica/funzionale.
    In merito all'approccio terapeutico, personalmente, in assenza di deficit neurologici importanti o di stenosi severa con chiara indicazione chirurgica, ritengo prioritario un approccio fisiatrico multidisciplinare altamente specializzato prima di considerare ulteriori procedure invasive.
    L’obiettivo dovrebbe essere ridurre il sovraccarico biomeccanico L5-S1, trattare l’ipertono psoas-pelvico, migliorare la stabilizzazione lombopelvica, desensibilizzare il sistema nervoso periferico e centrale, evitare ulteriore irritazione cicatriziale inguinale.
    Potrebbero avere un ruolo una fisioterapia mirata lombopelvica, un lavoro sul controllo motorio, una terapia miofasciale esperta, una valutazione del pavimento pelvico maschile, una eventuale terapia antineuropatica modulata, infiltrazioni diagnostico-terapeutiche selettive (faccette/articolazioni/interfacciali) se indicate.
    L’approccio neurochirurgico andrebbe valutato solo dopo accurata correlazione clinico-radiologica e soprattutto se si documentasse una reale componente compressiva instabile o ingravescente responsabile del quadro.
    In casi come il suo è fondamentale evitare sia la sottovalutazione (“è solo muscolare”) sia il rischio opposto di inseguire continuamente nuove procedure chirurgiche in un sistema già sensibilizzato da molteplici interventi.
    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Buonasera , sono stato operato Dicembre 2024 discectomia con rimozione completa disco e inserimento cage C6c7 a distanza di un anno Dicembre 2025 nuovo intervento con rimozione disco C5C6 e rimozione osteofiti. Dopo 10 gg nuovo intervento per chiusura fistola.
    Sono stato bene a parte rigidità del collo per 70 gg post intervento, ho portato collare per 50 gg, poi sono tornati dolori deltoide e scapola e formicolio dita mano sx come prima dell'intervento.I dolori sono intermittenti , di notte spariscono, di giorno il 50% del tempo sono presenti .
    Dolore profondo insportabile e succesivo bruciore più sopportabile.
    Da 2 gg il chirurgo mi sta facendo fare deltacortene da 25 mg per 7 gg per poi rivalutare. Secondo lei è solo problema di infiammazione al nervo o può esserci problema di fibrosi ?
    Grazie buona giornata

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    dopo interventi cervicali multipli come quelli che descrive, soprattutto con revisione chirurgica ravvicinata e successiva chiusura di fistola, non è raro che possano persistere o ripresentarsi sintomi radicolari come dolore scapolare/deltoideo e formicolii alla mano. Da quanto riferisce, il fatto che i sintomi siano intermittenti e migliorino durante la notte potrebbe effettivamente essere compatibile con una componente infiammatoria o irritativa del nervo, motivo per cui il chirurgo ha probabilmente impostato una terapia corticosteroidea con Deltacortene.
    Tuttavia, a distanza di più interventi, anche fenomeni di fibrosi cicatriziale o persistente sofferenza radicolare possono entrare in diagnosi differenziale. Online non è possibile distinguere con certezza tra le varie cause senza una rivalutazione clinica e, se necessario, imaging aggiornato.
    In questa fase è corretto seguire la terapia prescritta e verificare se vi sia una risposta clinica significativa. Sarà poi il controllo specialistico, eventualmente associato a RM o altri accertamenti, a chiarire meglio l’origine dei sintomi persistenti.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


Domande più frequenti

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