Domande del paziente (84)
Buongiorno,da circa un mese soffro di ernia cervicale,da risonanza su C6 e C7 ed è risultata espulsa.le prime 2 settimane di trattamento di cortisone hanno limato il dolore atroce anche se permane dolore al braccio e formicolio su indice mano sx.settimana scorsa ho anche effettuato puntura con rx giudata su zona interessata senza aver nessun beneficio.nessun deficit motorio ma rimane dolore al braccio piu o meno forte e mano/dito con formicolio.io vorrei tanto evitare intervento ma non sò piú che pratica conservativa tentare.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Un’Ernia cervicale espulsa a livello C6-C7 può provocare dolore irradiato al braccio e formicolii alla mano anche molto persistenti, e purtroppo il recupero non sempre è rapido.
Il fatto che non siano presenti deficit motori è comunque un elemento importante e rassicurante, perché spesso è proprio la comparsa di perdita di forza significativa a rendere più urgente l’intervento chirurgico.
In molti casi i sintomi possono migliorare gradualmente nel corso di settimane o mesi con terapia conservativa (farmaci, fisioterapia mirata, gestione del dolore, tempo e riduzione dell’infiammazione), anche quando le infiltrazioni non danno beneficio immediato.
Il consiglio è di continuare il follow-up con neurochirurgo o fisiatra prima di considerare inevitabile l’intervento, valutando insieme un percorso riabilitativo adeguato e monitorando eventuale comparsa di debolezza, peggioramento del dolore o disturbi più importanti.
Sto prendendo Minias da quasi tre ani,adesso lo capito da sola che sono diventato dipendenza prendo di più di quanto dovrei sono stata al neuropsichiatra e mi ha dato tolep, ho fatto i analisi dell sangue e tutto è sballato, cortisolo,t4,glicemia, fegato ingrassato non da molto, il mio neuropsichiatra mi ha detto di non bere più alcool, ma io sono astemia che dovrei fare???
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il Minias, soprattutto se assunto per lungo tempo e a dosi superiori a quelle prescritte, può effettivamente causare dipendenza e alterazioni del benessere generale. La cosa positiva è che ha già riconosciuto il problema e si è rivolta a uno specialista.
È importante non sospendere bruscamente il farmaco da sola, ma seguire con attenzione il percorso impostato dal neuropsichiatra, perché la riduzione deve essere graduale e controllata.
Per quanto riguarda gli esami alterati, non è detto che tutto dipenda direttamente dal farmaco: valori di cortisolo, glicemia, tiroide o steatosi epatica (“fegato grasso”) possono avere cause diverse e vanno rivalutati con il medico curante.
Se è astemia, probabilmente il consiglio di evitare alcool era una raccomandazione generale per non aggravare il quadro o interagire con le terapie. Continui quindi a evitare alcool e segua i controlli consigliati.
In questo momento la cosa più importante è farsi seguire con costanza senza sentirsi sola o colpevolizzarsi: la dipendenza da benzodiazepine è un problema medico reale e si può affrontare con il giusto supporto.
La settimana scorsa ho fatto una risonanza magnetica con contrasto alla testa conaigliata dal mio medico di famiglia perchè ho avuto per la prima volta 2 attavchi di emicrania dovuti a stress .
Questo è il referto:
1.
Nessuna evidenza di processi ischemici, infiammatori o occupanti spazio a carico del neurocranio.
2.
Possibile piccola estroflessione aneurismatica (circa 2 mm) dall'arteria cerebrale media sinistra.
Diagnosi differenziale:
origine infundibolare.
Si raccomanda un esame di controllo tra 6 e 12 mesi.
Ora l'ho presa male e abbastanza bene allo stesso tempo .
Nel caso fosse un Infundibolo posso strare più tranquillo giusto??
Ho letto si tratta di una malformazione benigna, probabilmente presente dalla nascita, giusto?
Nel caso fosse un piccolo aneurisma cosa devo fare??
Vorrei aggiungere che non sono fumatore, bevevo vino e birra ho già smesso da quando ho preso il referto .
Lavoro in un catering dove cè un grande spazio refrigerato a +2/+4 gradi e la cucina è a 20/25 c° sono sottoposto a molteplici schok termici giornalieri ca. 20/50 .
Può influenzare riguardo l'aneurisma??
Ho la pressione nella norma e faccio molto sport e per questo ho i battiti a riposo bassi tra 45/55,
Sollevavo pesi forte prima del referto ora ho abbassato i i pesi di molto e non trattengo mai il respiro durante l'esecuzione .
Secondo voi posso continuare con lo sport??
Amo anche correre dai 5 ai 10 km e andare i bici .
Soffro anche di disfunzione tubarica nell'orecchio sinistro, cioè ho la tuba d'eustacchio spesso chiusa e per riaprirla faccio spesso la manovra di valsava o uso una pompetta stappa naso o il baloon, posso continuare a farlo o no??
Perchè mi era stato detto da 3 diversi otorini di farlo non so ora cosa devo fare.
Soffro anche di sinusite dovuta al freddo del lavoro credo, ho dolori ai seni nasali e orbita occhio sinistro, il medico di famiglia dice che i mal di testa non hanno niente a che fare il referto ma non sò perchè non gli credo molto .
Se fosse un aneurisma è destinato a crescere negli anni e dovrò in futuro per forza poi operarmi??
E se fosse un infundibolo?
Esistono casi di persone, a vostra saputa, che hanno convissuto con un aneurisma o infundibolo di 2mm per 30 anni senza mai intervenire, solo controllandolo??
Grazie. anticipo a chi rispondera .
Cordiali saluti, Andrea.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro Sig. Andrea,
capisco l’apprensione, ma il referto nel complesso è rassicurante. La RMN non mostra lesioni cerebrali patologiche e il reperto descritto è molto piccolo (2 mm) e addirittura dubbio tra un piccolo aneurisma e un infundibolo.
L’Infundibolo arterioso cerebrale è spesso una variante anatomica benigna e congenita, generalmente stabile nel tempo e non considerata pericolosa come un vero aneurisma.
Anche nel caso di un piccolo Aneurisma cerebrale di 2 mm, in assenza di fattori di rischio importanti (fumo, ipertensione non controllata, familiarità significativa), di solito si procede semplicemente con controlli periodici, proprio come suggerito nel referto. Moltissime persone convivono per decenni con aneurismi molto piccoli senza necessità di intervento.
Gli sbalzi termici lavorativi non risultano fattori noti di crescita aneurismatica. Anche attività fisica aerobica come corsa e bici, se praticate con buon senso e pressione controllata, sono generalmente considerate positive. Per i pesi è corretto evitare sforzi massimali e trattenimento del respiro.
Per quanto riguarda le manovre per la tuba di Eustachio, continui comunque a seguire le indicazioni dell’otorino, evitando solo di eseguirle in modo troppo energico.
In ogni caso, il passo più utile ora è una valutazione con neurochirurgo o neuroradiologo vascolare, non perché il quadro sembri grave, ma per interpretare correttamente il reperto e programmare i controlli con serenità.”
Gentili dottori,
da un paio di mesi soffro di sintomatologia alquanto strana.
E' iniziato tutto con fascicolazioni alla mano destra (muscolo adduttore del mignolo), queste sono durate circa un mese e sparite, appunto, circa un mese fa. Nel frattempo sento un pò fascicolazioni in tutto il corpo , anche se di minore intensità rispetto a quelle che avvertivo in quella zona. Ho visto in questo lasso di tempo tanti neurologi, fatto una EMG al braccio destro (contestualmente alla prima visita neurologica due settimane dopo l'insorgenza dei sintomi) e una ai quattro arti circa tre settimane fa, entrambe pulite. Studi di conduzione nervosa associati ok, anche se uno riportava tunnel carpale, l'altro no (anche se sono abbastanza certo quest'ultimo non l'abbia proprio studiato il nervo mediano in quanto non riportato nel referto). Quello che tuttavia resta fatto è lo studio sul nervo ulnare che riporta VC normale in ambedue gli studi.
Quello che sento negli ultimi giorni è una mano destra poco fluida, in particolare nell'anulare e nel mignolo (a volte mi sembra siano scattosi, questa sensazione va e viene ma è abbastanza presente durante la giornata) e una sensazione di pesantezza del braccio destro (nel senso che a fare la stessa cosa, i.e. alzare un peso o fare cose in generale col braccio destro mi sembra molto piu faticoso che farlo con il braccio sinistro, ovvero sento uno sforzo proprio nel tricipite e nella spalla). Non mi impedisce di svolgere le mie attività quotidiane ma è abbastanza fastidiosa, anche perchè a destra è dove sono iniziate le fascicolazioni e, anche se in quella zona non sono piu comparse dopo essere andate via (nel muscolo adduttore del mignolo, altrove le ho ancora) la mia mente viaggia verso malattie neurodegenerative che non mi fanno dormire la notte. Nel frattempo ho fatto anche una RMN colonna che non è proprio pulita (i.e. protrusione C5-C6 che impronta il midollo ventralmente, ernia protrusa D6-D7 lievemente migrata e svariati bulging discali L2-L3, L3-L4, protrusioni L4-L5 ed L5-S1).
L'ultimo neurologo l'ho visto meno di una settimana fa e mi ha riferito non esserci nulla di patologico e, al di là della zona lombo-sacrale, alle immagini ha detto il referto RMN essere un tantino generoso, nel senso di descrizione di un quadro piu drastico di quello che risulta dalle immagini.
Io però non riesco a spiegarmi i sintomi che ho riportato su (sensazione di poca fluidità anulare e mignolo mano dx e braccio dx soggettivamente piu debole). Avete un consiglio su come potrei muovermi perchè io ho veramente esaurito le mie cartucce.
Grazie per la disponibilità
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco la sua preoccupazione, ma il fatto più importante è che visite neurologiche ed EMG ripetute siano risultate nella norma, elemento molto rassicurante rispetto a patologie neurodegenerative come la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Fascicolazioni diffuse, percezione soggettiva di rigidità o affaticabilità e iperattenzione ai movimenti possono essere molto influenzati anche dallo stato d’ansia e dalla continua auto-osservazione.
Inoltre, alcune delle alterazioni cervicali descritte alla RMN potrebbero contribuire a fastidi o sensazioni anomale all’arto destro senza necessariamente indicare una malattia grave.
Il consiglio, visto l’iter già molto approfondito e rassicurante, è di mantenere il follow-up con il neurologo evitando però di continuare a ripetere esami a breve distanza, perché questo rischia solo di alimentare l’ansia
Cosa fare x ammonio alto causato dal depakin. Esami del sangue fegato e reni normali. Portatrice sana di sindrome di Alport
RISPOSTA DEL DOTTORE:
L’iperammoniemia può essere un effetto collaterale noto del Depakin anche in presenza di esami di fegato e reni nella norma. In molti casi il problema è legato al metabolismo del farmaco più che a un danno epatico vero e proprio.
La prima cosa importante è non modificare o sospendere autonomamente la terapia, soprattutto se il farmaco è assunto per epilessia o altre patologie neurologiche, ma confrontarsi quanto prima con il neurologo o il medico curante.
A seconda dei valori di ammonio e dei sintomi presenti (stanchezza marcata, sonnolenza, confusione, tremori, nausea, rallentamento cognitivo), lo specialista può valutare una riduzione del dosaggio, un cambio di terapia oppure l’associazione di integratori come la carnitina, che in alcuni casi viene utilizzata proprio nelle iperammoniemie da valproato.
Il fatto di essere portatrice sana della Sindrome di Alport non necessariamente è collegato all’aumento dell’ammonio, soprattutto con funzionalità renale normale, ma è comunque un’informazione importante da riferire agli specialisti.
Quali possono essere i consigli medici nel caso di formicolio ai piedi a causa di stenosi lombare (tengo a precisare che assumo giornalmente pregabalin)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il formicolio ai piedi in presenza di Stenosi lombare può dipendere dalla compressione delle radici nervose, e il Pregabalin spesso aiuta a controllare i sintomi ma non sempre li elimina completamente.
Oltre alla terapia farmacologica, possono essere utili fisioterapia mirata, esercizi posturali, mantenimento di una moderata attività fisica compatibile con i sintomi ed evitare posture o sforzi che aumentano il dolore.
È importante anche monitorare eventuali segnali di peggioramento come perdita di forza, difficoltà a camminare, instabilità, disturbi urinari o anestesia marcata, che richiedono una rivalutazione specialistica.
Se i sintomi persistono nonostante la terapia, può essere utile un controllo con fisiatra, neurologo o neurochirurgo per valutare se modificare il trattamento o considerare altre opzioni terapeutiche.
Salve ho assunto accidentalmente delle gocce di estratto di funghi allucinogeni, poche per la precisione, resomi conto dell’evento sono corso a liberarmi lo stomaco, ma nonostante questo ho avvertito per circa 4 ore una alterazione della propriocezione, e una alterazione della visione di luci e schermi, questa esperienza mi ha molto turbato e sono giorni che non riesco a dormire, vorrei sapere se è una questione legata allo spavento allo stato di ansia o può essere un effetto collaterale dell’assunzione, premetto che oltre ad un po’ di spossatezza immagino legata alla mancanza di sonno non ho sintomi di sorta. Mi date un parere? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quello che descrive, i sintomi avvertiti nelle ore successive all’assunzione sono compatibili con gli effetti acuti di sostanze allucinogene, anche se assunte in piccola quantità. Il fatto che le alterazioni della percezione siano durate alcune ore e poi si siano risolte è rassicurante.
Nei giorni successivi, invece, insonnia, agitazione, ipervigilanza e sensazione di turbamento sono molto spesso legati alla componente ansiosa e allo spavento vissuto durante l’episodio, soprattutto se l’esperienza è stata inattesa.
In assenza di sintomi neurologici persistenti, alterazioni dello stato di coscienza, allucinazioni ancora presenti, febbre, palpitazioni importanti o altri disturbi significativi, non sembrerebbe un quadro preoccupante.
Tuttavia, se i sintomi dovessero persistere nei prossimi giorni, peggiorare oppure comparissero nuovamente disturbi percettivi o dell’umore, è consigliabile rivolgersi al proprio medico o a uno specialista. Nel frattempo può essere utile cercare di riposare, mantenersi idratato ed evitare sostanze stimolanti o psicoattive.
Salve ha mio figlio di 12 anni facendo una risonanza gli hanno trovato le tonsille celebrale di 4.2 mm io ho paura che rientri nella sindrome di aldon chiari mi potreste aiutare grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La malformazione di Malformazione di Arnold-Chiari di tipo I, nella maggior parte dei casi, è un reperto occasionale riscontrato durante una risonanza magnetica eseguita per altri motivi. Una discesa delle tonsille cerebellari di 4,2 mm non significa automaticamente che sia presente una sindrome clinicamente significativa.
Di solito, quando la sindrome è realmente sintomatica, si accompagna a manifestazioni neurologiche abbastanza evidenti e importanti.
Tuttavia, nel dubbio e per maggiore tranquillità, può essere opportuno sottoporre il ragazzo a una valutazione neurologica specialistica, che potrà interpretare correttamente il reperto radiologico nel contesto clinico generale
Buonasera, sono una ragazza di 29 anni. Da qualche anno soffro di costanti capogiri che stanno inficiando la mia quotidianità. Ho una costante sensazione di instabilità, senso di gravità opprimente, testa ovattata o pesante e cefalee. Ho avuto episodi di vertigini acute. Ho fatto una visita con un otorinolaringoiatra ma non è risultato nulla di anomalo. Potrebbe trattarsi di emicrania vestibolare? Una visita neurologica sarebbe d’aiuto?
Secondo il mio medico di base non ho problemi neurologici evidenti. Ho veramente bisogno di capire quale sia la causa di questa condizione, non ne posso più.
Grazie mille.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La sintomatologia che descrive potrebbe effettivamente essere compatibile con una Emicrania vestibolare, soprattutto quando capogiri, sensazione di instabilità, testa ovattata e cefalea si associano e le visite otorinolaringoiatriche risultano negative.
Detto questo, esistono anche altre possibili cause di instabilità cronica e vertigini soggettive, alcune non necessariamente neurologiche gravi.
Una valutazione neurologica può certamente essere utile, non tanto perché dai sintomi emerga necessariamente qualcosa di preoccupante, ma per inquadrare meglio il disturbo ed eventualmente orientare verso ulteriori accertamenti o terapie specifiche.
Dopo anni di sintomi persistenti è assolutamente comprensibile sentirsi frustrata, ma il fatto che non siano emersi segni neurologici evidenti è comunque un elemento rassicurante.
Salve, mia madre 84 anni ha un meningioma 5cm, fino a 5 giorni fa aveva sintomi sonnolenza dolore al braccio sinistro; finchè non ha avuto un attacco di epilessia. Portata al pronto soccorso salvata e l hanno ripresa con farmaci. il neurochirurgo dice da operare con rischi e l anestesista anche il pericolo è enorme. Oggi mi hanno chiesto se vogliamo operarla o no altrumenti la dimettiamo. Quali sono i rischi di questi interventi su persone anziane? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco quanto sia difficile trovarsi a dover prendere una decisione del genere. Un Meningioma di 5 cm in una persona di 84 anni può diventare problematico soprattutto quando provoca crisi epilettiche, sonnolenza o deficit neurologici, segni che indicano un effetto importante sul cervello circostante.
Noi neurochirurghi unitamente agli anestesisti valutiamo sempre un equilibrio molto delicato tra rischio dell’intervento e rischio di non intervenire. In pazienti molto anziani i rischi operatori possono essere elevati: complicanze neurologiche, emorragie, infezioni, difficoltà nel recupero post-operatorio, peggioramento cognitivo, complicanze cardiache o respiratorie e, nei casi più fragili, anche rischio vitale.
D’altra parte, anche non operare può comportare rischi, perché il tumore potrebbe continuare a causare crisi epilettiche, aumento della sonnolenza o peggioramento neurologico progressivo.
Il fatto che i medici vi abbiano posto la scelta significa probabilmente che non esiste una soluzione chiaramente “giusta”, ma che si sta valutando quale sia il miglior equilibrio possibile considerando età, condizioni generali, autonomia precedente e qualità di vita di sua madre.
In questi casi può essere utile chiedere ai curanti un colloquio molto diretto sulla prognosi concreta con e senza intervento, più che concentrarsi solo sulla parte tecnica dell’operazione.
Salve mio padre dopo aver avuto una lombosciatalgia acuta con dolori fortissimi da renderlo invalidante dopo un mese e mezzo gli è venuto il fuoco di Sant'Antonio con altrettanti dolori e fitte fortissime. Dopo che il medico gli ha prescritto pillole per 7 giorni e pomata per cute. Attualmente la cute sta passando ormai le crosticine stanno cadendo pian pian quasi da scomparire e anche tutto il rossore ma il dolore è le fitte che ha sono ancora fortissime premetto che sta prendendo antidepressivi e cerotto dolorifico, in più sta facendo cura per tre mesi che gli ha prescritto il neurochirurgo per la lombosciatalgia, sta prendendo vitamina B B12 e integratori per nervi prescritti sempre dal neurochirurgo. Volevo chiedere per quanto tempo avrà ancora dolori in quanto si associano anche al dolore neuropatico della lombosciatalgia, dal fuoco di Sant'Antonio e passato un mesetto e qualcosa dalla lombosciatalgia 2 mesi e qualcosa. Chi mi sa dire qualcosa in merito grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
purtroppo il dolore da Herpes Zoster (“Fuoco di Sant’Antonio”) può persistere anche dopo la guarigione delle lesioni cutanee. Quando il dolore neuropatico continua oltre la fase acuta si parla di nevralgia post-erpetica, una condizione abbastanza frequente soprattutto nei soggetti più adulti e in chi ha avuto un interessamento doloroso importante fin dall’inizio. Nel caso di suo padre la situazione è resa più complessa dalla contemporanea lombosciatalgia, che può sovrapporsi al dolore neuropatico dello Zoster e amplificare molto la sintomatologia. Il fatto che le croste stiano guarendo e il rossore stia scomparendo è un segnale positivo per la fase cutanea, ma purtroppo il dolore nervoso può richiedere tempi molto più lunghi. In alcuni pazienti migliora gradualmente nell’arco di settimane o mesi; in altri può persistere più a lungo, soprattutto se il nervo è stato molto irritato.
Le fitte, il bruciore, le scariche elettriche e l’ipersensibilità cutanea sono caratteristiche tipiche del dolore neuropatico post-erpetico. Da quanto riferisce, la terapia impostata sembra già orientata correttamente verso il controllo del dolore neuropatico. Tuttavia, se i dolori restano molto intensi, può essere utile una rivalutazione neurologica/terapia del dolore per eventuale ottimizzazione dei farmaci; modulazione dei dosaggi; valutazione di ulteriori opzioni terapeutiche.
È importante anche evitare di scoraggiarsi troppo per la persistenza del dolore a distanza di un mese: nella nevralgia post-erpetica il miglioramento spesso è lento e progressivo, non immediato come la guarigione della pelle.
"Gentili Dottori,
scrivo per chiedere un parere riguardo mia madre, 76 anni. A seguito di una TC Cranio che ha evidenziato encefalopatia sottocorticale e una successiva visita neurologica, è stata diagnosticata una 'Vasculopatia cerebrale cronica con decadimento cognitivo'.
Al momento la paziente è fisicamente quasi autosufficiente (mia sorella le sta dietro tutti i giorni, cammina ma non riesce a cucinare, fare la spesa etc.), ma presenta frequenti dimenticanze e una gestione difficoltosa degli apparecchi acustici (è affetta da ipoacusia bilaterale). Il neurologo ha prescritto una terapia con Haldol gocce 4 al mattino e 4 la sera.
Vorrei gentilmente chiedervi:
Qual è l'evoluzione tipica di questo quadro clinico e come possiamo supportarla al meglio per rallentare il decadimento?
La sordità non corretta (perché dimentica spesso gli apparecchi) può aggravare o accelerare il declino cognitivo?
Data la diagnosi, è opportuno integrare la terapia con altre valutazioni (es. geriatrica o test neuropsicologici più approfonditi)?
Vi ringrazio anticipatamente per la disponibilità."
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
il quadro descritto è compatibile con una forma di decadimento cognitivo su base vascolare/subcorticale, condizione abbastanza frequente nell’età avanzata e spesso correlata alla malattia cronica dei piccoli vasi cerebrali.
L’evoluzione può essere molto variabile da persona a persona: in alcuni casi il decadimento resta lentamente progressivo per anni, in altri può avere un andamento “a gradini”, con periodi relativamente stabili alternati a peggioramenti. Molto dipende dal controllo dei fattori vascolari associati (ipertensione, diabete, fibrillazione atriale, colesterolo, fumo ecc.) e dalla presenza di eventuali ulteriori eventi ischemici cerebrali.
Per rallentare il più possibile la progressione, nella pratica clinica considero fondamentali un rigoroso controllo cardiovascolare; attività fisica compatibile con l’età;
mantenimento della socialità e della stimolazione cognitiva; regolarità del sonno;
correzione dei deficit sensoriali, soprattutto udito e vista.
Da questo punto di vista, sì: una ipoacusia non adeguatamente compensata può effettivamente peggiorare l’isolamento cognitivo e favorire un più rapido declino funzionale. Nei pazienti anziani l’uso costante degli apparecchi acustici è molto importante, anche se purtroppo spesso difficile da mantenere proprio a causa dei deficit di memoria e gestione pratica.
Per quanto riguarda la terapia, segnalo che l’Haldol (aloperidolo) viene generalmente utilizzato per controllare agitazione, disturbi comportamentali o confusione, ma negli anziani va monitorato attentamente per possibili effetti collaterali extrapiramidali, sedazione o rallentamento motorio/cognitivo.
Personalmente riterrei utile una valutazione geriatrica multidimensionale; test neuropsicologici più approfonditi; monitoraggio neurologico periodico; rivalutazione periodica della terapia farmacologica. Questo permette non solo di definire meglio il profilo cognitivo, ma anche di intervenire precocemente sugli aspetti funzionali, comportamentali e assistenziali che spesso incidono molto sulla qualità di vita della paziente e dei familiari.
Buongiorno. Ho fatto un rmn a causa di emicrania, a livello cervello è tutto a posto esclusa una minima malformazione di chiari di cui ero già a conoscenza, a livello dell occhio invece mi hanno scritto questo:
In sede intraorbitaria sinistra si osserva la presenza di una piccola alterazione focale di carattere
nodulare intraconica retrobulbare immediatamente posteriore al bulbo oculare, di circa 6 mm, isointensa
nelle acquisizioni T2-pesate, ipointensa nelle acquisizioni T1-pesate, con enhancement dopo mezzo di contrasto, sostanzialmente invariata per dimensioni e caratteristiche di segnale pre e post
contrastografiche rispetto al precedente controllo RM citato: il reperto non appare di univoca
interpretazione per le esigue dimensioni (Angioma cavernoso? piccolo neurinoma? Altro tipo di lesione?)
e merita rivalutazione clinico-anamnestica specialistica dedicata.
Nelle precedenti rmn non mi era mai stata certificata quindi non ne ero a conoscenza, un paio d anni fa mi ero già rivolta a un oculista perché dall occhio sinistro la vista è peggiorata decisamente e vedo dei filamenti, ma mi era stato detto che l occhio è a posto.
Potreste aiutarmi a capire il referto e a che medico rivolgermi? Può questa cosa essere la causa del mio peggioramento dell emicrania? (Fino a un paio d anni fa avevo max 3 attacchi al mese, ora praticamente giornalieri)
Grazie mille buona giornata
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, il reperto descritto alla RM non suggerisce necessariamente una lesione aggressiva o pericolosa, anche perché viene riportato come molto piccolo (circa 6 mm) e sostanzialmente stabile rispetto al precedente controllo. Il radiologo sta semplicemente dicendo che, date le dimensioni molto ridotte, non è possibile definirne con certezza la natura sulla sola base delle immagini RM: tra le ipotesi vengono considerate piccole lesioni benigne come angioma cavernoso, neurinoma o altre formazioni intraconiche retrobulbari.
Il dato importante è che non viene descritto effetto compressivo significativo; non risultano caratteristiche chiaramente infiltrative/aggressive; il reperto appare stabile nel tempo.
Detto questo, considerando il peggioramento visivo riferito all’occhio sinistro; la presenza di sintomi oculari; il reperto orbitario documentato alla RM; ritengo corretto approfondire con una valutazione specialistica dedicata, preferibilmente neurologica/neuro-oftalmologica e oculistica orbitale, portando in visione diretta tutte le RM eseguite nel tempo.
Sarà importante correlare il reperto radiologico con esame del fundus; campo visivo;
motilità oculare; eventuale OCT del nervo ottico.
Per quanto riguarda l’emicrania, non è possibile stabilire automaticamente un rapporto causale con questa piccola lesione orbitale; nella maggior parte dei casi emicrania cronica e reperti incidentali coesistono senza un legame diretto. Tuttavia, dato il netto cambiamento della frequenza degli attacchi, una rivalutazione neurologica è certamente indicata.
In sintesi: il referto non appare allarmante nell’immediato, ma merita una valutazione specialistica mirata e un follow-up clinico-radiologico nei limiti del possibile.
Soffro di stenosi lombare e assumo quotidianamente pregabalin 150 mg. Faccio palestra riabilitativa due volte la settimana. Negli ultimi tempi accuso formicolio ai piedi durante le camminate e leggera forma di ipostenia alle gambe. Può essere di aiuto Nicetile o quali altri consigli possono essere suggeriti?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
i sintomi che descrive — formicolii ai piedi durante la deambulazione e lieve sensazione di debolezza agli arti inferiori — possono effettivamente essere compatibili con l’evoluzione di una stenosi lombare, soprattutto se i disturbi tendono a comparire o aumentare camminando.
In questi casi è importante capire se si tratti di una semplice irritazione radicolare stabile oppure di un iniziale peggioramento della compressione neurologica.
Il pregabalin agisce soprattutto sul dolore neuropatico e sui parestesismi, ma non modifica la causa meccanica della stenosi. Anche la palestra riabilitativa rappresenta certamente un approccio corretto, purché gli esercizi siano realmente adattati al quadro clinico.
Per quanto riguarda il Nicetile (acetil-L-carnitina), in alcuni pazienti può dare un beneficio soggettivo sui sintomi neuropatici, ma non esistono evidenze definitive che possa modificare significativamente una stenosi lombare o la compressione radicolare. Può eventualmente essere considerato come supporto complementare, ma non sostitutivo di un corretto inquadramento clinico.
Personalmente, se compaiono aumento dell’ipostenia; ridotta resistenza alla marcia;
peggioramento dei formicolii; sensazione di gambe “pesanti” o cedimento;
consiglierei una rivalutazione specialistica neurologica/neurochirurgica con eventuale aggiornamento della RM lombare, soprattutto se l’ultimo esame non è recente.
Sarà importante correlare il quadro RM; esame neurologico; reale impatto funzionale sulla deambulazione.
In alcuni casi può essere utile anche integrare con fisioterapia mirata alla stenosi;
esercizi in flessione; controllo del peso; eventuale EMG/ENG se vi è dubbio sull’origine dei sintomi.
Un cordiale saluto
Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo
Buongiorno ho 45 anni maschio da una quindicina di anni faccio questo RMN perché durante una RMN per i canali uditivi mi hanno scoperta questa lesione amartomatosa. Insieme eseguo da Qualche anno anche elettroencefalogramma sempre con risultati nella norma. La mia domanda è questa vedendo i risultati che ogni anno sono sempre uguali si presume che sia una cosa che ho dalla nascita così mi è stato detto. Ma devo sottopormi ogni anno al controllo o nn c'è bisogno di farlo annualmente? Ringrazio per le risposte che arriveranno. Grazie in allegato referto RMN scorso. Esame del 24/01/2023 :
RM encefalo (studi funzionali) * SPETROSCOPIA
RM encefalo (senza e con contrasto) * spettroscopia (*) Classe di dose secondo l'art. 161 del D.Lgs 101/2020 Referto:
Esame eseguito con sequenze Tl , T2, FLAIR, dwi, Tl post somministrazione di MdC e completato con studio di spettroscopia protonica single voxel.
ln sede parasagittale posteriore destra persiste sostanzialmente invariata l'alterazione di segnale caratterizzata da ispessimento della componente grigia corticale con associato affastellamento dei solchi corticali ed alterazione di segnale iperintensa in FLAIR.
Dopo somministrazione di MdC persiste l'assenza di impregnazione a carico della suddetta alterazione di segnale.
Lo studio di spettroscopia single voxel ha mostrato lieve incremento delle picco della Cho in relazione a cellularità.
Considerata la stabilità rispetto a precedenti indagini, i reperti descritti depongono in prima ipotesi per lesione di natura displasico-amartomatosa.
Bulgin di circa di circa 3 mm della tonsilla cerebellare di destra in sede endocanalare.
Si consiglia comunque follow-up evolutivo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quanto riporta, il quadro appare piuttosto rassicurante. La lesione descritta come verosimile formazione Amartoma cerebrale / displasica è stabile da molti anni, non mostra impregnazione patologica dopo contrasto e anche gli EEG risultano sempre nella norma.
Questo andamento di lunga stabilità è effettivamente compatibile con una condizione congenita o comunque benigna e a lenta/non evolutiva crescita, come le è stato spiegato.
Per quanto riguarda la frequenza dei controlli, dopo molti anni di assoluta stabilità spesso i follow-up possono anche essere diradati nel tempo, ma questa decisione va personalizzata dal neurologo o neuroradiologo che la segue, in base alle immagini complete, all’età e all’assenza di sintomi.
In linea generale, in situazioni stabili da oltre un decennio non sempre è necessario mantenere controlli annuali indefiniti, ma è corretto che la decisione venga presa dallo specialista che conosce tutta la sua storia clinica.
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo
Buongiorno, ho 53 anni , ho dolore fortissimo alla natica sinistra non riesco ad accavallare la gamba sinistra e stesa a pancia in su non riesco ad alzare la gamba. Mi hanno detto che forse ho un ernia espulsa. Che ne pensate? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La sintomatologia che descrive potrebbe effettivamente essere compatibile con una Ernia del disco lombare con interessamento del nervo sciatico, soprattutto considerando il dolore intenso alla natica e la difficoltà a sollevare la gamba.
Tuttavia, senza una visita e un esame strumentale (in genere una RM lombare) non è possibile confermare se si tratti realmente di un’ernia espulsa oppure di altre problematiche muscolo-articolari o neurologiche.
Il consiglio è di effettuare quanto prima una valutazione specialistica (neurochirurgica, neurologica o fisiatrica) soprattutto se dovessero comparire perdita di forza, peggioramento della sensibilità o difficoltà nella deambulazione.
Nel frattempo eviti sforzi importanti e movimenti che accentuano il dolore.
EEG referto dopo 1 giorno day hospital: tracciato con modeste anomalie bioelettriche di tipo lento ed a amorfologia aguzza sulle regioni bitemporali,a destra. Mi date un parere? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il referto EEG che riporta ‘modeste anomalie bioelettriche di tipo lento e a morfologia aguzza’ nelle regioni bitemporali, prevalenti a destra, è un reperto che va sempre interpretato nel contesto clinico e non indica automaticamente una patologia grave o una diagnosi definitiva.
Alterazioni di questo tipo possono avere significati diversi e, da sole, senza sapere perché l’EEG sia stato eseguito (episodi di perdita di coscienza, crisi, cefalea, vertigini, ecc.), non permettono conclusioni precise.
Sarà quindi il neurologo che ha richiesto l’esame a valutare se tali anomalie abbiano reale significato patologico oppure se siano reperti aspecifici da monitorare nel tempo.
Dott. Mauro Colangelo, Neurologo
Salve, sono un paziente uomo di 44 anni con buona salute ed una vita attiva senza problemi di salute evidenti. Ormai da 20 giorni ho dolore alla schiena in zona dorsale destra più o meno tra le costole che si irradia fino alla parte alta del rene. È un dolore che risponde al tatto e al movimento e ha dei trigger point abbastanza superficiali, inoltre la parte si contrae molto quando è sofferente.
Ho fatto RX lombo sacrale all'inizio con questo referto:
"accentuata cifosi dorsale atteggiamento scoliotico destro-convesso del rachide dorsale manifestazioni spondilodiscartrosiche con piccoli osteofiti marginali anteriori. ridotta lordosi lombare. manifestazioni spondilodiscartrosiche con piccoli osteofiti marginali anteriori. Ristretto lo spazio intersomatico compreso tra L5-S1. Non segni di listesi." L'ortopedico ha escluso possa essere questa la causa del dolore essendo posizionato più su.
È stata fatta una RM rachide dorsale con il seguente referto:" Esame effettuato mediante utilizzo di acquisizioni secondo piani sagittali ed assiali con tecnica SE-FSE, T1-T2 pesate e STIR. Si osserva una modesta accentuazione della fisiologica curvatura in cifosi. Si apprezzano alterazioni dell'intensità di segnale con ipo-intensità e modesta riduzione dell'ampiezza dei dischi intersomatici del tratto dorsale medio-superiore e presenza verosimilmente tra D3-D4 di una modesta ernia discale mediana-paramediana che determina una limitata compressione sulle contigue strutture nervose. Non sono evidenti nel tratto dorsale inferiore significative protrusioni o ernie discali né riduzione dell'ampiezza degli spazi intersomatici. Il canale vertebrale ha un'ampiezza nei limiti della norma. Non si osservano alterazioni strutturali o del segnale, di tipo focale, a carico dei corpi vertebrali. Normale rappresentazione del midollo dorsale."
L'ortopedico ha escluso cause "gravi" e quell' accenno di ernia sembra essere troppo alto rispetto alla zona di dolore percepito.
Sì è ipotizzato anche uno Zoster sine herpete in quanto non ho mai avuto eruzioni cutanee ma l'idea non è mai stata portata avanti.
È stato per ora escluso un problema al rene in quanto non ho problemi urinari di alcun tipo e colore delle urine assolutamente normali.
Si è pensato quindi ad una causa meccanica.
Sto facendo:
- cura di una settimana di cortisone deflazacort 30 che ora sto scalando
- miorilassante expose
- integratore milesax al magnesio
- integratore Normast MPS con PEA
- vitamine B12
- terapia con Laser HILT, onde d'urto radiali e magnetoforesi con Fenizon (ne ho fatte 2 al momento)
La condizione diurna è migliorata leggermente, probabilmente sono sotto effetto di cortisone ma di notte è ormai matematico il risveglio a causa del dolore che devo per forza di cose calmare con paracetamolo per permettermi almeno di chiudere gli occhi e riposare un minimo.
Inoltre sento una sorta di scatti meccanici su respiri profondi o movimenti particolari.
Sto spendendo un sacco di soldi tra medicine e terapie, cosa che andrebbe bene se avessi dei risultati migliori di quelli che ho attualmente, che purtroppo sono minimi.
Vorrei avere gentilmente un parere medico, altre idee o consigli su figure a cui rivolgersi diverse dall'ortopedico che magari possano avere una visone del problema da altri punti di vista .
A 44 anni sto in malattia da lavoro da un mese e non riesco più ad avere una vita normale a causa di questa altalena di dolore giorno notte e tutto ciò sta influenzando pesantemente il mio morale in quanto non vedo una via d'uscita e non riesco neanche a sapere di preciso cosa io abbia.
Ho iniziato a prendere mezza pasticca di Xanax al bisogno per calmarmi.
Vi ringrazio molto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
dal quadro che descrive e dagli esami eseguiti, la cosa rassicurante è che al momento non emergono segni di patologie neurologiche o vertebrali “gravi” né di compressione midollare significativa. La piccola ernia dorsale D3-D4 descritta alla RM appare effettivamente piuttosto alta rispetto alla sede del dolore riferito e, da sola, potrebbe anche essere un reperto occasionale.
Il fatto che il dolore sia evocabile al tatto e ai movimenti, presenti trigger point superficiali, si associ a contrattura muscolare, peggiori con alcune posture e durante la notte, dia sensazione di “scatto” meccanico con il respiro profondo, fa pensare maggiormente ad una componente muscolo-fasciale/intercostale o costo-vertebrale, più che ad un problema neurologico importante.
In alcuni casi condizioni come disfunzioni delle articolazioni costo-vertebrali, nevralgie intercostali, sindrome miofasciale, irritazione dei muscoli paravertebrali o del dentato/posteriori intercostali, possono dare dolori molto intensi e persistenti, talvolta più invalidanti di quanto ci si aspetterebbe dagli esami radiologici.
Anche l’ipotesi di uno zoster sine herpete teoricamente esiste, ma in genere il dolore neuropatico da zoster tende ad avere caratteristiche differenti: più urente, elettrico, cutaneo e spesso associato ad ipersensibilità marcata della pelle.
Il miglioramento parziale con il cortisone suggerisce comunque che una componente infiammatoria possa esserci.
Capisco perfettamente la sua frustrazione: dopo settimane di dolore continuo, sonno disturbato, limitazioni lavorative e terapie dai risultati modesti, è normale andare incontro anche ad un forte stress emotivo e ad uno stato ansioso secondario. Questo però non significa che “sia tutto ansia”: significa semplicemente che dolore cronico e sistema nervoso si influenzano reciprocamente.
Più che continuare ad accumulare terapie fisiche diverse contemporaneamente, potrebbe essere utile una rivalutazione con approccio più mirato, ad esempio presso un fisiatra esperto in patologia vertebrale e dolore miofasciale, un terapista del dolore,
oppure un neurologo/neurochirurgo per una correlazione clinico-radiologica completa.
Talvolta una visita molto accurata della gabbia toracica, delle articolazioni costo-vertebrali e della muscolatura dorsale permette di individuare meglio il “generatore” del dolore rispetto agli esami strumentali.
Inoltre, se il dolore notturno continua ad essere predominante nonostante terapia, potrebbe avere senso discutere con il medico la possibilità di impostare una terapia analgesica/neuromodulante più efficace e stabile, invece di affidarsi solo al paracetamolo “al bisogno”. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi di dolore meccanico-muscolare dorsale importante, anche se i tempi possono essere lunghi e frustranti, si arriva gradualmente ad un miglioramento.
Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo
Buongiorno
Premetto che ho agito tempestivamente ossia in 3 settimane dall'inizio dei dolori comparsi improvvisamente , in seguito alla visita neurochirurgica (ma prima avevo fatto 15 giorni di antinffiamatori e cortisone senza risultati) da cui è emerso un deficit motorio (non stavo sul tallone destro), sono stata operata 4 giorni fa per un'ernia L5 S1intraforaminale con conflitto radicolare espulsa e migrata cranialmente con intervento di microchirurgia inoltre faccio presente che ho un anomalia del passaggio con disco S1-2 sovrannumerario
Adesso sono rientrata a casa credo sia normale provare ancora dolore anche se leggermente meno quello che mi stupisce è il chirurgo che in camera mi ha chiesto poche ore dopo l'intervento se stavo meglio
Così come mi fa stupore il mio medico di famiglia che mi ha raccontato di una paziente che tolta la compressione è stata subito bene
In questo momento sto facendo la terapia di riposo e ogni ora e mezzo circa mi alzo col busto e cammino 5 minuti per casa in più faccio gocce di soldesam cortisone più lirica 75 mg e Tachipirina per il dolore al bisogno.
Il professore neurochirurgo che mi ha operata vuole vedermi il prossimo lunedì e cioè a 9 giorni di distanza dall'intervento mi domando ma non è presto? Non dovrebbe vedermi dopo un mese più o meno?
A livello psicologico sono andata un po' giù ho paura a muovermi di avere una nuova fuoriuscita dell'ernia anche se so che è abbastanza difficile
Ho tanta voglia di tornare alla mia vita normale e al lavoro
Grazie se mi vorrete rispondere
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che descrive, il decorso nelle primissime giornate dopo un intervento per ernia discale espulsa e migrata può essere ancora caratterizzato da dolore residuo, rigidità e sensazioni “simili” a quelle preoperatorie, anche se spesso meno intense. Questo non significa necessariamente che l’intervento non sia riuscito.
Quando una radice nervosa è stata compressa in modo importante, soprattutto in presenza di deficit motorio come nel suo caso, il nervo può impiegare settimane o talvolta mesi per recuperare completamente. La decompressione chirurgica elimina la causa meccanica, ma l’infiammazione e la sofferenza radicolare non scompaiono sempre immediatamente.
È normale che il chirurgo le abbia chiesto poche ore dopo l’intervento se stava meglio: molti pazienti riferiscono un beneficio molto rapido sulla sciatalgia, ma ogni situazione è diversa e non tutti hanno una scomparsa immediata del dolore.
Anche il controllo a 9 giorni dall’intervento non è affatto precoce: anzi, è una pratica molto comune per verificare la ferita, l’andamento neurologico, il dolore e dare indicazioni sul recupero.
La paura di muoversi e di “far uscire di nuovo l’ernia” è molto frequente nei primi giorni. In generale, seguendo le indicazioni post-operatorie, alzandosi gradualmente e camminando come sta facendo, il rischio non aumenta. Il movimento controllato è anzi utile per il recupero.
In questa fase è importante avere un po’ di pazienza con il proprio corpo e con i tempi biologici di guarigione. Il fatto di essere stata operata tempestivamente rappresenta sicuramente un elemento favorevole.
Naturalmente, se dovessero comparire peggioramento improvviso della forza, febbre, problemi urinari o un dolore nettamente crescente, è opportuno contattare subito il chirurgo.
Le auguro una buona e graduale ripresa.
Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo
Ho 75 anni e da parecchi anni ormai soffro di RLS. Non fumo, bevo 2 caffè al giorno (1 la mattina e 1 al pomeriggio), bevo 2 bicchieri di vino al giorno (1 alle 9.30 e 1 alle 12.30) sempre ai pasti, e faccio una discreta attività fisica. Il neurologo mi ha prescritto Pragabalin e Pramipexolo che prendo il primo alle 20 e il secondo alle 21. Non ho quasi più i sintomi la notte. Tuttavia poiché io mi stendo sul divano a guardare la tv dalle 20 circa fino alle 23 circa, sono tormentato dai sintomi alle gambe dalle 20 alle 22. Posso anticipare gli orari di assunzione senza compromettere il sonno? Inoltre, le rare volte che i sintomi non si presentano tra le 20 e le 22, si presentano poi in forma ben più grave (anche alle braccia) appena mi corico.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive è abbastanza tipico della Restless Legs Syndrome (RLS): i sintomi tendono a comparire nelle ore serali durante il riposo, soprattutto quando ci si sdraia o si riducono gli stimoli motori, mentre migliorano con il movimento.
Il fatto che Pregabalin e Pramipexolo controllino bene i sintomi notturni è sicuramente positivo. Tuttavia, nel suo caso sembra esserci una “finestra scoperta” tra le 20 e le 22, cioè proprio durante il periodo in cui è sdraiato sul divano.
In linea generale, sì: spesso è possibile anticipare leggermente l’orario di assunzione dei farmaci per coprire meglio la fascia serale, soprattutto il Pramipexolo che nella RLS viene abitualmente assunto 2-3 ore prima della comparsa prevista dei sintomi. Naturalmente la modifica va concordata con il neurologo curante, ma quello che propone è ragionevole dal punto di vista clinico. Il fenomeno che riferisce — sintomi assenti la sera ma più intensi appena a letto, talvolta anche alle braccia — potrebbe indicare una fluttuazione dell’effetto farmacologico, oppure un iniziale fenomeno di “augmentation”, cioè una condizione in cui i sintomi della RLS tendono ad anticiparsi, diventare più intensi o estendersi ad altri distretti durante terapia dopaminergica.
Non significa necessariamente che il farmaco non vada bene, ma è un aspetto importante da monitorare nel tempo con il neurologo.
Potrebbe essere utile discutere un diverso timing dei farmaci, eventuale modulazione dei dosaggi, oppure formulazioni a rilascio prolungato nei casi selezionati.
Inoltre, vale sempre la pena controllare periodicamente ferritina, sideremia, vitamina B12, funzionalità renale, perché alterazioni di questi parametri possono influenzare molto la RLS.
Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo
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