Domande del paziente (84)

    Buongiorno,
    ho fatto un rx a mia figlia del rachide per la scogliosi. Nel referto il radiologo ha scritto " Si segnala collateralmente immagine calcifica di 1 cm circa che si proietta in corrispondenza della regione parietale di cui si consiglia a scopo prudenziale valutazione con RX mirato".
    L'ortopedico dice che non è nulla e di valutare una visita neurologica, anche se ha fatto le prime valutazioni (riflessi etc) e non avendo sintomi mi rimanda al pediatra. Insimma si stanno un po rimbalzando, ma nessuno mi dice come proseguire. Non vogliono che faccia fare a mia figlia un altro Rx, perchè a parte il discorso delle radiazioni, sostengono che l'immagine sia accessoria e non mirata. Non so che fare. La bimba non ha sintomi di mal di testa. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    comprendo la preoccupazione, ma da quanto descrive il reperto sembra essere stato segnalato in modo prudenziale e incidentale durante una RX eseguita per altri motivi.
    Un’immagine calcifica proiettata in sede parietale può avere molte possibili spiegazioni, spesso benigne o addirittura legate a sovrapposizioni/artefatti radiografici, soprattutto quando il reperto non era oggetto specifico dell’esame.
    Il fatto che sua figlia sia completamente asintomatica e che la valutazione clinica neurologica di base sia risultata tranquilla è certamente rassicurante.
    Comprendo anche la prudenza nel non voler ripetere inutilmente esami radiologici, soprattutto in età pediatrica. In questi casi, più che una nuova RX “alla cieca”, può essere utile confrontarsi con il pediatra per capire se vi sia realmente indicazione a ulteriori approfondimenti oppure se possa bastare un semplice monitoraggio clinico.
    In assenza di sintomi neurologici, cefalea, crisi, alterazioni comportamentali o altri segni clinici, il reperto descritto non suggerisce automaticamente una patologia importante.
    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Buongiorno, 3 settimane fa ho avuto un episodio intenso di vertigini mentre ero a letto...poi proseguite nei 2 gg successivi.
    Visita otorino negativa (otoliti posizionati) ma mi ha rilevato la pressione minima molto elevata in quel momento pari a 110.
    Eseguiti esami sangue (perfetti), holter pressorio che ha rilevato nelle 24h la minima a 85-90 specialmente di notte. Visita cardiologica non ha rilevato alcun problema fatto salvo la minima x la quale mi è stata prescritta pastiglia Olmesartan mg 10 per 1 mese ma lo specialista ha escluso che le vertigini che continuavo ad avvertire dipendessero da problemi cardiologici o pressori.
    Andando per esclusione, ipotizzando un problema alla cervicale mi sono rivolto ad un osteopata che, dopo 5 sedute, dal quale non ho avuto alcun beneficio. La pressione minima ora con la pastiglia si è normalizzata ad 80 ma fatto sta che ad oggi quando abbasso la testa continuo ad avere vertigini per un paio di secondi. Cosa altro posso fare? Visita neurologica? Grazie mille del vs aiuto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    da quanto descrive, il fatto che gli esami cardiologici, ematochimici e la valutazione ORL siano risultati sostanzialmente rassicuranti è un elemento importante.
    Vertigini brevi scatenate dai movimenti della testa, soprattutto in flessione, possono avere diverse cause: vestibolari, cervicali o più raramente neurologiche. Anche quando gli otoliti risultano “in sede” durante la visita, alcuni disturbi vestibolari possono persistere per settimane dopo un episodio acuto.
    La normalizzazione della pressione senza miglioramento significativo dei sintomi rende meno probabile una causa pressoria diretta.
    Una Vertigine posizionale o una componente cervico-vestibolare restano ipotesi possibili, ma dopo tre settimane di persistenza dei sintomi può essere ragionevole effettuare anche una valutazione neurologica, soprattutto per completare l’inquadramento ed escludere altre cause meno frequenti.
    Potrebbe inoltre essere utile una valutazione vestibologica più approfondita, se non già eseguita.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Salve, è da circa un anno e mezzo che ho un fastidio nella gamba davanti in basso a sinistra. Toccandolo mi fa male, la pelle sul punto risulta liscia e da quando ce l'ho è diminuita la peluria sulla parte, ho fatto ecodoppler ed è ok. Il mio medico mi fa prendere flebomix da un anno e mezzo ma non è cambiato nulla, il dolore continua e mi sento come se avessi bollicine all'interno che scoppiettano e a volte pure nella coscia. Ogni tanto mi vengono fitte nell osso centrale della gamba e toccando la parte non ho molta sensibilità ma sembra che ci sia qualcosa di denso. Il fastidio aumenta pure quando porto in piede indietro verso la gamba. Il mio medico è convinto che è circolazione ma non mi indirizza verso qualche visita specifica che posso fare per vedere che problema ho anche perché è diventata veramente fastidiosa questa sensazione di bollicine che scoppiettano dalla caviglia al polpaccio alla coscia. Premetto che 3 anni fa sono stata operata di ernia al disco L5 S1 operazione riuscita perfettamente. Può essere questione di nervatura o muscolo? Oppure non so, sono veramente demoralizzata. Vi prego mi sapete indirizzare su che esame o a che tipo di medico posso rivolgermi? Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    il fatto che l’ecodoppler sia risultato nella norma rende meno probabile una causa vascolare importante, soprattutto dopo un anno e mezzo di sintomi stabili.

    Le sensazioni che descrive — dolore localizzato, alterata sensibilità cutanea, riduzione della peluria, sensazione di “bollicine” o scoppiettii lungo la gamba — potrebbero avere anche una componente neuropatica periferica o radicolare, considerando inoltre il precedente intervento per Ernia del disco lombare L5-S1.

    Non è possibile stabilire online se l’origine sia nervosa, muscolare o dei tessuti superficiali, ma sicuramente il quadro merita un approfondimento diverso rispetto alla sola terapia circolatoria, soprattutto vista la persistenza dei sintomi e l’assenza di beneficio.

    Potrebbe essere utile una valutazione neurologica con eventuale elettromiografia/ENG oppure una rivalutazione del rachide lombare se clinicamente indicata. Anche una visita fisiatrica o ortopedica può aiutare a distinguere meglio l’origine del disturbo.

    Il fatto che il fastidio aumenti in determinate posizioni del piede/gamba potrebbe effettivamente orientare verso un coinvolgimento neuro-muscolare più che vascolare.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Buonasera, sono una donna, ho 37 anni e da qualche tempo mi sta sorgendo un dubbio.
    Vorrei cercare di spiegare un attimo la mia storia:
    Un giorno a caso nel 2015 dopo una casuale esposizione ad una luce particolarmente forte, mi sono accorta di avere qualcosa che non andava all'occhio sinistro, alla vista è come avere nella pupilla un cordoncino invisibile con qualche minuscola macchiolina nera a delinearlo, pochi mesi dopo, a seguito di uno svenimento, sono stata ricoverata nell'ospedale della mia città; in un primo momento mi hanno sottoposta ad una tac al cervello, dicendomi poi che mi avrebbero ricoverata dal momento che la tac presentava probabilmente un liquido non identificato e che quindi mi sarei dovuta sottoporre ad una risonanza con contrasto con una certa urgenza; tale decisione è avvenuta anche a seguito di domande a cui sono stata sottoposta al PS per voler constatare la familiarità con determinati tipi di malattie, e per la completezza, mio zio materno ha avuto un astrocitoma al cervello, inizialmente un secondo grado con un nucleo di terzo, asportato nel 2010, e una recidiva nel 2017 di astrocitoma multifocale che poi purtroppo l'ha portato al decesso.
    Nel corso del ricovero nel reparto di medicina, sono stata sottoposta a diversi tipi di esami, ma non sono riuscita ad arrivare a nulla. Stanca di non avere risposte, e avendo perso anche il lavoro nel mentre, ho firmato per uscire contro il parere medico, mi sono rivolta ad una clinica a pagamento e da li è uscita la diagnosi, ho un principio aneurismatico, che ho continuato a controllare nel corso degli anni, non si capisce se ci sia nata, se è comparso poi, so solo che fortunatamente è rimasto invariato nel corso del tempo.
    Dopo qualche anno ho avuto problemi anche con l'occhio dentro, la neurite ottica è comparsa anche li, nel 2019 ho fatto una visita da un medico privato a Chieti, questo medico mi ha semplicemente detto che la neurite secondo lui non aveva nulla a che vedere con eventuali problematiche al cervello ma con il fatto che ho il setto nasale deviato e che quindi il muco mi rimane tutto sugli occhi bucandomi la mielina.
    Dopo questa affermazione non mi sono più preoccupata, anche perchè chi si preoccupa per un naso storto? Il problema però è che di recente ho rifatto la risonanza di controllo al cervello, ed è uscito fuori che oltre al principio aneurismatico (rimasto inalterato) c'è anche un focolaio gliotico. Non so esattamente cosa significhi, il medico di base ha detto di non preoccuparsi e così ho fatto per mesi, ma non nascondo che soffro di mal di testa assurdi e debilitanti da anni ormai, da qualche mese a questa parte sento come se la mia testa fluttuasse, non so in quale altro modo dirlo per far capire la sensazione, in un paio di occasioni mi sono sentita svenire, la vista si è abbassata, ho spesso la pressione bassa ma soprattutto dimentico totalmente delle cose fatte da pochi minuti, ad esempio, mi alzo dal letto vado a prendere un bicchiere d'acqua e torno a letto, li mi chiedo se mi sono alzata se ho bevuto, se sono andata in cucina a fare altro, e se l'ho fatto perchè non ricordo di aver preso il bicchiere in mano.
    Ora magari sono solo ansiosa io? E' attribuibile allo stress? Non ho una vita semplice, o soddisfacente, anzi, esagero io? Cosa potrei controllare ancora? Perchè non riesco nemmeno a tenermi un lavoro, sono sempre e costantemente deconcentrata, cosa posso fare? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    comprendo la sua preoccupazione, soprattutto considerando la lunga storia clinica, i sintomi persistenti e la familiarità oncologica che inevitabilmente può aumentare l’ansia verso ogni reperto neuroradiologico.
    Da quello che descrive, però, il dato probabilmente più rassicurante è proprio la stabilità nel tempo del piccolo Aneurisma cerebrale, che viene monitorato da anni senza modificazioni significative. Anche il reperto di “focolaio gliotico” è molto spesso aspecifico e può rappresentare un esito cicatriziale di vecchi micro-insulti vascolari, infiammatori o emicranici, senza necessariamente indicare una malattia neurodegenerativa o tumorale.
    La neurite ottica merita sempre attenzione specialistica, ma l’interpretazione che le è stata data riguardo al setto nasale non rappresenta una spiegazione neurologica convenzionale del danno mielinico.
    I sintomi che riferisce oggi — cefalea cronica, sensazione di “testa fluttuante”, episodi lipotimici, difficoltà di concentrazione e memoria — possono certamente essere amplificati da stress cronico, ansia, insonnia, ipervigilanza e affaticamento psicofisico, ma questo non significa che siano “inventati” o irrilevanti.
    Piuttosto che continuare ad accumulare singoli esami, potrebbe essere utile un inquadramento neurologico organico presso un centro cefalee/neurovascolare, portando tutta la documentazione precedente per una rivalutazione complessiva del quadro, inclusa la revisione diretta delle RM nel tempo.
    In assenza di progressione radiologica, deficit neurologici focali evidenti o alterazioni significative agli esami eseguiti negli anni, il quadro che descrive non orienta immediatamente verso una patologia cerebrale grave evolutiva, ma certamente merita di essere affrontato in modo globale e non frammentario.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    VERTIGINI: buongiorno, non riesco a risolvere il mio problema con le vertigini. Più che mai sono io che sembro oscillare, mi sento come fossi in barca. Ho avuto grossi problemi di cervicalgia ma ho fatto la neuralterapia ed ora va meglio. Ho anche messo un bite dentale, tutto il giorno, per la mal occlusione. Faccio stretching. Sto facendo da tempo una dieta senza glutine, zuccheri e latticini. Insomma non si può dire che non le abbia fatte tutte. Eppure le vertigini (nausea e sbamdamento) rimangono lì imperterriti. Ho fatto parecchie risonanze negli anni. 25 anni fa un radiologo mi segnalò una sindrome di chiari di 8 mm. Però poi nessun altro la diagnosticó nelle altre 2 risonanze successive. Esami del sangue tutto bene, ho solo l'ammonio alto ed ho un calcolo renale.

    Su cos'altro potrei indagare? Ossia quale potrebbe essere la causa di tale vertigini che nonostante tutto non passano? Che altri esami potrei fare?

    Grazie mille

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    la sensazione di oscillazione continua “come in barca”, soprattutto quando persiste nel tempo e non si accompagna a vere crisi vertiginose rotatorie, può avere origini molto diverse e spesso multifattoriali.
    Il fatto che abbia già affrontato problematiche cervicali, malocclusione e vari approcci terapeutici senza beneficio completo suggerisce che probabilmente non esista una singola causa semplice.
    La Malformazione di Chiari di tipo I da 8 mm segnalata molti anni fa meriterebbe forse una rivalutazione neuroradiologica accurata, soprattutto se le RM successive non hanno confermato chiaramente il reperto. A volte piccole discese tonsillari possono essere interpretate diversamente a seconda degli esami e dei radiologi.
    Detto questo, in assenza di segni neurologici importanti, molte forme di instabilità cronica rientrano in disturbi vestibolari funzionali, emicrania vestibolare, disturbi dell’equilibrio legati a ipersensibilità del sistema vestibolare o componenti neuro-muscolo-tensive/ansiose che tendono a perpetuarsi nel tempo.
    Potrebbe essere utile, se non già eseguiti: valutazione vestibologica completa; rivalutazione neurologica con visione diretta delle RM; eventuale RM aggiornata della giunzione cranio-cervicale; valutazione presso centro dedicato ai disturbi dell’equilibrio/vertigini croniche.
    L’iperammoniemia lieve isolata difficilmente spiega da sola un quadro vertiginoso cronico di questo tipo, mentre il calcolo renale appare verosimilmente un reperto separato.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Buonasera un anno fa ho fatto un intervento di artrodesi vertebrale l5-S1 ma non ho avuto miglioramenti, anzi i dolori sono piu forti e rimango anche bloccata con la schiena ho effettuato una risonanza magnetica con mezzo di contrasto vi scrivo il referto:
    Esiti Chirurgici a livello L5-S1 , ove si osservano viti peduncolari bilaterai.I tessuti
    molli paravertebrali posteriori presentano iperintensità in T2 -stir come per
    fenomeni edemigeni, sostanzialmente invariati. Non appare piu' evidente lo
    raccolta fluida nei tessuti molli sottocutanei presente nel precedente esame.
    all'esame odierno si osserva un potenziamento che interessa la porzione posteriore
    del disco intersomatico L5-S1 in assenza di tuttavia di alterazione di segnale delle
    componenti somatiche si rimanda a videat specialistico e correlazione con i dati
    clinici e laboratoristici.
    IniziaIi Fenomeni spondilosici e di osteofitosi somatomarginale.
    canale vertebrale di normali dimensioni.
    Il disco Intersomatico l5-s1 appare ipoIntenso in T2 in relazione a fenomeni di disidratazione.
    A livello D12-L1 è presente protrusione discale mediana para-mediano destra.
    A livello l5-s1 è presente minima protrusione discale para-mediana e
    Iuxta-foraminale sinistra..
    Regolare rappresentazione dello spazio epidurale anteriore e del forami di
    coniugazione a livello dei rimanenti spazi esaminati.
    piccoli noduli intraspongiosi di schmorl nel contesto delle limitanti somatiche di L1 L2 e L3,invariati.
    Vorrei sapere cosa ne pensate se dopo un'intervento c'è stata una recitiva e come è possibile che sto peggio di prima che facessi l intervento. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    comprendo la sua preoccupazione e la delusione nel non aver ottenuto il miglioramento sperato dopo un intervento di Artrodesi lombare.
    Dal referto non emerge chiaramente una grossa recidiva erniaria compressiva, ma persistono segni degenerativi e post-chirurgici a livello L5-S1, con edema/infiammazione dei tessuti posteriori e minima protrusione discale residua. Il “potenziamento” del disco dopo contrasto è un reperto che va interpretato nel contesto clinico e laboratoristico, come correttamente riportato nel referto.
    Purtroppo può accadere che, anche dopo interventi tecnicamente corretti, il dolore persista o addirittura peggiori. Le cause possono essere diverse: infiammazione cronica post-operatoria, dolore neuropatico, fibrosi cicatriziale, sofferenza articolare/muscolare o alterazioni biomeccaniche della colonna.
    Questo non significa necessariamente che l’intervento sia “andato male”, ma che il dolore vertebrale cronico è spesso multifattoriale e non sempre completamente risolvibile chirurgicamente.
    Sarebbe importante confrontare l’attuale RM con gli esami precedenti e valutare clinicamente eventuali segni neurologici, oltre a considerare una valutazione presso un centro di chirurgia vertebrale o terapia del dolore per un inquadramento più completo.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Buongiorno mia moglie ha subito un incidente e da TAC cervicale (senza contrasto) risulta quanto segue:

    "Tendenza all'inversione della fisiologica lordosi con fulcro a C4-C5
    Protrusione dell ' anulus fibrosus a livello di C2-C3
    Illeggibile il canale spinale a livello di C6-C7 a causa degli artefatti ossei determinati dalle spalle della paziente
    Buono il consolidamento della rima di frattura a carico della massa laterale di destra di C2"

    Non avverte perdita di forza sugli arti o formicoli vari.
    Cosa mi potete dire a riguardo?

    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Da quanto riporta, il quadro TAC appare nel complesso relativamente rassicurante, soprattutto perché sua moglie non presenta perdita di forza, formicolii o altri deficit neurologici.
    La “tendenza all’inversione della lordosi cervicale” è un reperto molto frequente dopo trauma e spesso riflette una contrattura muscolare di difesa. Anche la piccola Protrusione discale cervicale a C2-C3 non è necessariamente clinicamente significativa se non associata a compressioni neurologiche.
    Il dato più importante del referto è il “buon consolidamento” della frattura della massa laterale di C2, che suggerisce un’evoluzione favorevole della lesione ossea.
    La limitata valutabilità del tratto C6-C7 per artefatti tecnici è abbastanza comune nelle TAC cervicali.
    Naturalmente il follow-up va comunque eseguito secondo le indicazioni dell’ortopedico/neurochirurgo che la segue, ma in assenza di sintomi neurologici il quadro descritto non sembra indicare, dal solo referto, una situazione di particolare allarme.
    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Quesito diagnostico: artralgia in Paziente oncologico resistente alle terapie mediche.
    Tecnica di esecuzione: Indagine RM eseguita mediante tecnica FRESE, FSE e STIR, con acquisizione delle immagini in condizioni di base.
    Conservata la fisiologica curvatura in cifosi del rachide dorsale ed in lordosi del rachide lombare.
    Lieve riduzione in altezza della porzione anteriore e media del soma di Th7, con iniziale cuneizzazione anteriore.
    Conservata l'altezza dei restanti somi vertebrali.
    Conservato l'allineamento dei muri somatici posteriori.
    Lievi diffusi segni di spondiloartrosi.
    Esiti di intervento di stabilizzazione vertebrale a L5-S1, con conseguenti artefatti che degradano la qualità delle immagini acquisite a tale livello; con tali limiti, appare marcatamente ridotto in ampiezza lo spazio intersomatico, con associate evidenti irregolarità degenerative di tipo Modic Il a carico delle contrapposte limitanti somatiche.
    Sostanzialmente conservata l'ampiezza dei restanti spazi intersomatici.
    A livello di Th7-Th8 si segnala focale ernia discale paramediana sinistra (diametro antero-posteriore 4 mm circa), con impronta sul sacco durale.
    Piccola ernia di Schmorl a carico della limitante somatica superiore di Th12.
    Non alterazioni di segnale a carico del midollo cervico-dorsale. Cono midollare posto a livello di L1.
    Sfumata iperintensità di segnale T2 STIR a livello dei tessuti molli sottocutanei posti posteriormente al rachide lombosacrale, come per lieve imbibizione.
    Salve mi chiamo Marinella, da 5 anni soffro di dolori dorsali e da 3 settimane anche sciatica. Che ne pensate della mia situazione? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Marinella,
    la RM descrive principalmente un quadro degenerativo del rachide, con segni di Spondiloartrosi, esiti del precedente intervento di stabilizzazione L5-S1 e una piccola ernia dorsale Th7-Th8 che impronta il sacco durale senza segni di sofferenza midollare.
    Sono presenti anche alterazioni degenerative importanti a livello lombosacrale (Modic II), che possono certamente contribuire a dolore cronico lombare e sciatalgia.
    Il dato rassicurante è che non vengono descritte compressioni midollari significative né alterazioni del segnale del midollo. Anche la lieve cuneizzazione di Th7 appare più compatibile con esiti degenerativi/strutturali che con lesioni acute, ma naturalmente il quadro va interpretato nel contesto oncologico che riferisce.
    La sciatica comparsa recentemente potrebbe essere legata alla patologia degenerativa lombare, ma se i sintomi dovessero peggiorare o comparissero perdita di forza, disturbi della sensibilità importanti o problemi sfinterici sarebbe opportuno rivalutare rapidamente la situazione con lo specialista che la segue.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Buonasera dottore. Vorrei un parere sulle applicazioni di radiofrequenza pulsata sul galglio impari, e se c'è qualcuno che le esegue. È chiaro che sto parlando di coccigodinia che ormai mi accompagna dal 2008. ,diagnosticata da sempre come nevralgia del pudendo, resistente a tutti i tentativi siano essi farmacologici e non ma solo 3 mesi orsono dopo il fallimento diagnostico del blocco del nervo pudendo si è aperta la strada ad una possibile persistente coccigodinia. Le ultime 2 vertebre del mio coccige hanno un angolazione di 90 gradi in posizione eretta ma tale angolo si accentua in posizione seduta. Sto diventando matto nel cercare soluzioni, dopo aver visto scorrere circa 20 anni della mia vita nel risolvere in tutti i modi possibili una PNE probabilmente inesistente. Grazie per la sua attenzione. Ivano

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Ivano,
    da quanto descrive il quadro sembra effettivamente compatibile con una Coccigodinia cronica strutturale, soprattutto considerando l’importante angolazione del coccige e il peggioramento in posizione seduta. In questi casi può essere molto difficile distinguere nettamente tra dolore coccigeo e Nevralgia del pudendo, perché le due condizioni possono mimarsi reciprocamente o coesistere.
    La radiofrequenza pulsata del ganglio impari rappresenta una procedura utilizzata nei centri di terapia del dolore proprio nei casi di coccigodinia cronica refrattaria ai trattamenti conservativi. Non è una tecnica “miracolosa”, ma in alcuni pazienti può dare un beneficio significativo sul dolore, talvolta anche prolungato nel tempo.
    Generalmente viene eseguita da anestesisti algologi/interventisti esperti in terapia del dolore, spesso sotto guida radiologica o TAC.
    Considerata la complessità e la lunga storia clinica, il consiglio è di rivolgersi a un centro di terapia del dolore avanzata con esperienza specifica nei dolori pelvici e coccigei, portando tutta la documentazione precedente, compresi eventuali esami dinamici del coccige e risultati dei blocchi diagnostici già eseguiti.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Gentili dottori , ho 35 anni e da circa 6 anni soffro di problemi di cervicale . Mi capita a volte di svegliarmi con il collo parzialmente bloccato e con una fastidiosa sensazione di vertigine e testa intontita ogni qualvolta muovo su e giù il collo . Ho eseguito a suo tempo una radiografia che non ha evidenziato nulla di che , se non un accenno di artrosi cervicale . Ho risolto con delle sedute di tecar terapia associate a normali antinfiammatori tipo oki o brufen o con della voltaren pomata sulla zona cervicale . Mi capita però che in concomitanza con questi fastidi cervicali , di avere come una sensazione di leggero intorpidimento della gamba dx dal ginocchio in giù e della mano destra . Esiste una correlazione tra le cose ? La sensazione di intorpidimento della gamba aumenta dopo viaggi prolungati in auto per esempio .
    In più , non so se centri qualcosa , ma mi capita molto spesso di avere le mani perennemente fredde . Attendo un vostro consiglio . Vi ringrazio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    i sintomi che descrive sono abbastanza compatibili con una Cervicalgia a componente muscolo-tensiva/artrosica, soprattutto considerando il beneficio ottenuto nel tempo con antinfiammatori e fisioterapia. Anche la sensazione di testa “ovattata” o lieve instabilità durante i movimenti del collo può comparire in quadri cervicali, specie nei periodi di contrattura importante.
    La sensazione di intorpidimento alla mano destra potrebbe avere una correlazione cervicale, mentre quella alla gamba è meno direttamente spiegabile da un problema del rachide cervicale, soprattutto se compare dopo lunghi viaggi o posture prolungate. In questi casi possono entrare in gioco anche fattori posturali, circolatori o lombari.
    Il fatto che le mani siano spesso fredde può essere semplicemente costituzionale o legato a vasospasmo periferico, ma se associato ad altri sintomi merita eventualmente una valutazione clinica generale.
    In assenza di perdita di forza, difficoltà nella marcia, disturbi della coordinazione o altri segni neurologici importanti, il quadro non appare particolarmente allarmante, ma se i sintomi sensitivi dovessero aumentare o diventare persistenti potrebbe essere utile una valutazione neurologica con eventuale RM cervicale, più sensibile rispetto alla semplice radiografia nello studio dei dischi e delle strutture nervose.
    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Buongiorno, leggendo nel messaggio della signora mi sono ritrovata nelle sue parole. Ho 21 anni e soffro di emicrania da 3 ormai. Dopo numerosi esami, ho riscontrato tramite una risonanza lombosacrale “un esteso meningocele sacrale che diparte da voluminose cisti radicolari e termina al piatto superiore di S5”. Anche io riscontro sintomi molto simili a quelli della signora: emicrania, parestesia del gluteo e degli arti inferiori, dolore in zona gluteo sacrale, fischi nelle orecchie… Il mio principale problema è che questi dolori al gluteo/sacro compaiono quando ho mal di testa. Tuttavia, è da capire se i due problemi sono collegati e quale dei due, in tal caso, è la causa dell’altro. Sarei quindi molto curiosa di sapere se possibile se la signora ha trovato una soluzione, visto che è la prima volta che sento parlare del mio stesso problema. Ho già contattato un neurochirurgo ma la sua risposta è stata che non ci sono connessioni tra l’emicrania e il meningocele, di conseguenza non andrebbe a toccare la zona. Pareri?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    comprendo il suo dubbio, soprattutto considerando la concomitanza temporale tra cefalea ed i sintomi sacrali/glutei.
    Un Meningocele sacrale associato a cisti radicolari può certamente provocare dolore lombosacrale, parestesie glutee o agli arti inferiori e sintomi neuropatici locali. Più controverso invece è il collegamento diretto con l’Emicrania e con sintomi come acufeni o cefalea diffusa.
    In alcuni pazienti può esistere una componente di sensibilizzazione neurologica generale o alterazioni della dinamica liquorale che rendono i quadri più complessi, ma stabilire un reale rapporto causale non è semplice e spesso richiede una valutazione molto specialistica e personalizzata.
    Il fatto che il neurochirurgo che ha consultato non abbia posto indicazione chirurgica è coerente con quanto generalmente avviene quando non vi siano deficit neurologici progressivi, alterazioni sfinteriche o chiari segni di compressione severa correlabili alla lesione.
    Questo però non significa che i sintomi non siano reali, ma che il rapporto tra reperto radiologico e quadro clinico può essere difficile da interpretare con certezza.
    Potrebbe essere utile un follow-up presso un centro con esperienza sia neurochirurgica sia neurologica dedicata alle cefalee e ai disturbi del liquor, per cercare di inquadrare il quadro nel suo insieme.

    Dott. Mauro Colangelo, Neurologo e Neurochirurgo


    Buongiorno,

    a seguito di un’estrazione chirurgica del dente del giudizio inferiore (3.8 incluso), avvenuta a fine gennaio, mi è stata diagnosticata una neuropraxia del nervo alveolare inferiore.

    A distanza di oltre tre mesi, continuo ad avere sintomi persistenti, tra cui:

    - alterazione della sensibilità nella zona mandibolare e dentale
    - dolore al contatto (anche lieve) su lato sx del labbro e della guancia
    - sensazione costante di tensione lungo la mandibola
    - difficoltà nella masticazione e nell' apertura della bocca

    Nel post-operatorio ho effettuato una terapia con cortisone per circa due settimane, poi con Nicetile per un mese. Attualmente sto assumendo carbamazepina, ma con effetti collaterali rilevanti e senza un miglioramento significativo dei sintomi.

    Sto cercando una valutazione specialistica per comprendere:

    - lo stato attuale del nervo
    - le possibilità di recupero
    - eventuali terapie o esami più mirati

    Resto disponibile a fornire tutta la documentazione clinica in mio possesso.

    Grazie mille per l’attenzione.
    Arianna

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Arianna,
    la sintomatologia che descrive è compatibile con una sofferenza del nervo alveolare inferiore successiva all’estrazione del terzo molare incluso, complicanza purtroppo nota negli interventi sui denti del giudizio inferiori, soprattutto quando il nervo decorre molto vicino alle radici dentarie.
    Il termine “neuropraxia” indica generalmente una lesione nervosa di grado lieve/moderato, nella quale il nervo non è completamente interrotto ma ha subito un trauma compressivo, stiramento o irritazione. In molti casi è possibile un recupero spontaneo, ma i tempi possono essere lunghi, spesso diversi mesi.
    I sintomi che riferisce costituiti da alterazione della sensibilità; dolore evocato dal contatto; tensione mandibolare; difficoltà masticatorie; sono tipici di una neuropatia periferica del nervo alveolare inferiore/trigeminale post-traumatica.
    A tre mesi dall’intervento è ancora possibile osservare miglioramenti progressivi, ma è corretto procedere con una valutazione specialistica dedicata per capire se il nervo stia mostrando segni di recupero; se prevalga una componente neuropatica irritativa; se siano indicati ulteriori trattamenti.
    Personalmente consiglierei: valutazione neurologica/neurochirurgica o maxillo-facciale esperta in neuropatie trigeminali; eventuale studio neurofisiologico specifico se disponibile; rivalutazione odontoiatrico-maxillo-facciale con imaging dedicato (CBCT/RM se indicata). Per quanto riguarda la terapia, la carbamazepina è uno dei farmaci utilizzati nel dolore neuropatico trigeminale, ma non tutti i pazienti la tollerano bene. In caso di effetti collaterali importanti e scarso beneficio, spesso è necessario rivalutare schema terapeutico e alternative farmacologiche.
    L’aspetto più importante, comunque, è che il nervo periferico possiede una certa capacità rigenerativa, e il recupero può essere lento e graduale nel tempo.
    Un cordiale saluto
    Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo


    Buongiorno, volevo chiedere un parere medico per una cosa che mi sta fortemente limitando negli ultimi 3 mesi.
    Ho 21 anni, peso 47.5 kg per 179 cm.
    Da circa 3 mesi ho dolori al torace, localizzati nella zona intercostale, principalmente sul davanti e a volte sul lato. Si sposta, può essere sia in alto che in mezzo al torace, raramente irradia verso la schiena o la spalla.
    Il dolore è sia fitte acute e trafittenti della durata di circa un secondo, e una sensazione persistente di formicolio e solletico che si espande su un'area ampia e rimane quasi costantemente.
    Peggiora con il respiro profondo e a volte con la tosse. Credo peggiori quando sono sdraiato sul fianco o sulla pancia.
    Ho postura scorretta con spalle curve e ho passato molti anni seduto in modo scorretto.
    Ho avuto il fuoco di Sant'Antonio a circa 13 anni, e nello stesso periodo in cui sono cominciati questi dolori mi è anche venuto un forte prurito sulla schiena con comparsa di piccole chiazze. Ma potrebbe essere semplice pelle secca e desquamata come mi hanno detto, ed è migliorato con una crema emolliente.
    Per questo ho pensato potesse esserci una componente neurologica.
    Ho fatto fisioterapia per 3 settimane con esercizi di apertura del torace, ha aiutato parzialmente ma i sintomi persistono.
    Abbiamo già escluso con specialisti cause cardiache e polmonari.
    Vi sarei molto grato se poteste aiutarmi, e vi ringrazio già per aver preso il tempo di leggere la mia richiesta di aiuto. Buona giornata

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    da quanto descrive, il quadro appare più compatibile con una problematica muscolo-scheletrica/intercostale e posturale, eventualmente associata a una componente neuropatica periferica lieve, piuttosto che con una patologia neurologica centrale grave.
    Ci sono diversi elementi che orientano in questo senso: giovane età; dolore variabile e migrante; peggioramento con movimenti respiratori profondi e posizione; postura riferita come scorretta da anni; parziale beneficio con fisioterapia; esclusione di cause cardiache e polmonari.
    Le fitte brevi trafittive e la sensazione di formicolio/“solletico” diffuso possono effettivamente essere compatibili con irritazione dei nervi intercostali, tensione miofasciale o sofferenza muscolo-posturale del torace e della colonna dorsale.
    Il precedente Herpes Zoster avuto a 13 anni rende invece meno probabile una vera nevralgia post-erpetica a distanza così lunga di tempo, soprattutto in assenza di una tipica eruzione recente compatibile con una riattivazione. Il prurito cutaneo e le piccole chiazze che descrive, peraltro migliorate con crema emolliente, sembrano meno suggestive per una recidiva neurologica dello Zoster.
    Anche il peso molto basso rispetto all’altezza e la conformazione toracica/posturale possono contribuire a rendere più percepibili tensioni costali, muscolari e intercostali.
    Personalmente, in un quadro come questo, prenderei in considerazione: prosecuzione di fisioterapia/posturale mirata; valutazione fisiatrica o neurologica se i sintomi persistono; eventuale studio della colonna dorsale/cervicale solo se clinicamente indicato; attenzione anche alla componente ansiosa e all’iperfocalizzazione sui sintomi corporei, che spesso amplifica molto la percezione del dolore toracico benigno.
    In assenza di deficit neurologici; perdita di forza; disturbi sensitivi importanti;
    sintomi respiratori/cardiaci oggettivi; calo ponderale involontario significativo, il quadro non appare particolarmente suggestivo per patologie neurologiche severe.
    Un cordiale saluto
    Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo


    Buongiorno,
    sono Paola, 35 anni, affetta da epilessia generalizzata dall'infanzia in terapia con Keppra 2500mg die.
    Ultima crisi nel 2016. Ultimo EEG non ha mostrato elementi patologici.

    A breve dovrò fare un piccolo intervento in sedazione e mi chiedono aprere neurologo su eventuali controindicazioni.
    Ho già effettuato ntervento con sedazione a luglio 2025, e in passato anche anestesie locali e generali senza che nesunno abbia mai chiesto il consulto del neurologo.

    Posso sapere se un vostro neurologo può fornirmi questo parere durante una consulenza online?
    grazie
    Paola

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Paola,
    in linea generale, nei pazienti con epilessia ben controllata da anni, senza crisi recenti e con EEG stabile, una sedazione per piccolo intervento non rappresenta automaticamente una controindicazione.
    Nel suo caso, gli elementi rassicuranti sono: assenza di crisi dal 2016; terapia antiepilettica stabile; EEG recente senza anomalie significative; precedenti sedazioni/anestesie tollerate senza complicanze.
    Tuttavia è corretto che l’anestesista o il chirurgo richiedano un parere neurologico preventivo, soprattutto per documentare: stabilità clinica dell’epilessia;
    terapia in corso; eventuali precauzioni perioperatorie. Generalmente il consiglio è:
    non sospendere il Keppra; mantenere regolarmente la terapia anche il giorno dell’intervento secondo indicazioni anestesiologiche; evitare privazione di sonno e stress eccessivo perioperatorio; informare l’anestesista della storia epilettica.
    Per quanto riguarda il consulto online, sì: un neurologo può spesso fornire un parere preliminare telematico sulla base della documentazione clinica disponibile (diagnosi, terapia, EEG, tipo di intervento e tipo di sedazione prevista).

    Un cordiale saluto
    Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo


    Refertata ernia discale mediana L5-S1. Per l’ortopedico è una protrusione. Ho fatto ciclo di bentelan e miorilassante. Dolore alla zona lombosacrale sparito ma ho un dolore perenne e lancinante che parte da dietro la coscia fino al polpaccio. Non riesco a stare seduta e mi è difficile camminare piegando la gamba, lo faccio zoppicando sul dolore. Il mio medico curante mi ha detto di prendere qualche goccia di contramal e voltaren dopo pranzo per 5gg. Nel contempo sono alla terza seduta di laser+massoterapia.
    Che ne pensate? È normale che il dolore dalla coscia al polpaccio non si attenui per niente?
    Domani vedrò un neurochirurgo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    la sintomatologia che descrive è molto compatibile con una sciatalgia da irritazione/compressione radicolare, verosimilmente correlata al quadro discale L5-S1 descritto alla RM. È abbastanza frequente che, dopo terapia cortisonica, il dolore lombare migliori mentre persista il dolore irradiato lungo la gamba. Questo accade perché la componente radicolare/infiammatoria del nervo sciatico può richiedere tempi più lunghi per ridursi rispetto alla semplice lombalgia.
    Il dolore dalla coscia al polpaccio; peggiorato da seduta e movimento; associato a zoppia antalgica, è tipico di una sofferenza radicolare lombosacrale.
    Detto questo, il fatto che il dolore sia ancora molto intenso e limitante merita certamente la valutazione neurochirurgica già programmata, soprattutto per verificare eventuali deficit neurologici; reale entità della compressione radicolare; correlazione clinico-radiologica.
    Va anche ricordato che il termine “ernia” e “protrusione” a volte viene utilizzato in modo differente tra specialisti e radiologi; più del nome conta quanto il disco comprime la radice; la clinica neurologica; l’impatto funzionale.
    La terapia con analgesici/antinfiammatori e trattamento fisico può essere utile, ma nelle fasi acute severe la massoterapia talvolta può anche risultare poco tollerata se il nervo è molto irritato.
    Personalmente, nell’attesa della visita neurochirurgica, farei attenzione soprattutto alla comparsa di perdita di forza del piede/gamba; difficoltà a camminare sulle punte o sui talloni; disturbi urinari o intestinali; anestesia nella regione perineale.
    In presenza di questi sintomi è necessaria una valutazione urgente.
    In assenza di tali segni, anche sciatalgie molto dolorose possono comunque migliorare gradualmente con terapia conservativa, ma i tempi talvolta sono di diverse settimane.

    Un cordiale saluto
    Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo


    Appena mi sdraio appoggiando la testa sul cuscino, avverto una pressione sopra la testa seguita talvolta da vampata di calore. Inoltre a volte capita che durante la notte quando cambio lato, mi sveglio con un leggero fastidio alle tempie riuscendo poi a riaddormentarmi. Al risveglio però questa sensazione di chiodi alle tempie persiste. Non ho mai avuto di questi sintomi e sono un po preoccupato. Ho prenotato una rmn attraverso il medico di base. Ho 40 anni corro regolarmente almeno 3-4 volte a settimana. Mi è stato riferito che potrebbe trattarsi di cefalea muscolo tensiva. Questi fastidi sono iniziati a dicembre 2025. Che ne pensate? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    da quanto descrive, il quadro appare più compatibile con una cefalea di tipo tensivo/muscolo-contratturale o con una forma legata alla tensione cervicale e pericranica, piuttosto che con una patologia neurologica grave.
    Alcuni elementi sono abbastanza rassicuranti i sintomi compaiono soprattutto in posizione sdraiata o nei cambi di posizione durante il sonno; il fastidio è localizzato alle tempie/con senso di pressione; riesce comunque a riaddormentarsi; non riferisce deficit neurologici associati; conduce una vita attiva con attività sportiva regolare.
    La sensazione di “pressione” o di “chiodi alle tempie” al risveglio è frequentemente descritta nelle cefalee muscolo-tensive, nelle contratture cervicali o nei disturbi legati al serramento mandibolare/notturno (bruxismo), condizioni spesso accentuate durante il sonno. Anche lo stress e l’iperattivazione ansiosa possono contribuire a mantenere questo tipo di sintomatologia.
    La RM encefalo prescritta dal medico curante è comunque un approfondimento corretto e utile soprattutto per tranquillizzarla definitivamente ed escludere con elevata sicurezza eventuali cause strutturali.
    Personalmente, in assenza di vomito persistente; deficit neurologici; alterazioni della vista; perdita di forza; peggioramento rapidamente progressivo, il quadro non appare particolarmente suggestivo per patologie intracraniche severe.
    Nel frattempo potrebbe essere utile valutare anche postura cervicale; eventuale tensione mandibolare/bruxismo; qualità del sonno; contratture muscolari cervicali e temporali.
    Un cordiale saluto
    Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo


    Buongiorno , ho 35 anni e da circa 6 soffro di problemi cervicali . Non mi causano dolore ma bensì sensazione di collo bloccato con vertigini , soprattutto quando muovo su e giù il collo . All’epoca dei fatti risolsi con delle sedute di tecar e degli antinfiammatori comuni . Effettuai anche un rx che non evidenziò nulla di che , se non un piccolo accenno di artrosi . Da qualche giorno però ho avuto un riacutizzarsi del problema , trattato con brufen . In aggiunta però ho avuto dei formicolii mani e piedi con sensazione di pulsazione e calore alternato a freddo . Non so se sia un problema circolatorio o un problema ascrivibile alla mia situazione cervicale o magari una somatizzazione ansiosa . Spero possiate darmi qualche consiglio . Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    i disturbi che descrive sembrano verosimilmente riconducibili a una riacutizzazione del quadro cervicale già noto, probabilmente associata a una componente muscolo-tensiva importante.
    La sensazione di “collo bloccato”, instabilità/vertigini correlate ai movimenti del rachide cervicale e beneficio ottenuto in passato con terapia fisica sono elementi abbastanza compatibili con una cervicalgia di tipo meccanico-posturale.
    Per quanto riguarda invece formicolii a mani e piedi; sensazioni di caldo/freddo; percezione pulsante, questi sintomi non sono sempre spiegabili esclusivamente con il rachide cervicale, soprattutto quando coinvolgono anche gli arti inferiori. In molti casi possono essere amplificati o favoriti anche da una componente ansiosa/iperattivazione neurovegetativa, specie durante le fasi di riacutizzazione dolorosa o di forte attenzione ai sintomi corporei.
    Detto questo, senza una valutazione clinica diretta non è corretto attribuire tutto automaticamente all’ansia o alla cervicale.
    Personalmente consiglierei visita neurologica; valutazione posturale/fisiatrica; eventuale RM cervicale se i sintomi persistono o aumentano; controllo dello stato muscolare e delle eventuali contratture cervicali.
    L’RX spesso è poco informativa sui dischi e sulle strutture neurologiche, mentre la RM consente uno studio molto più accurato del rachide cervicale e delle eventuali protrusioni/sofferenze radicolari.
    Nel frattempo possono essere utili evitare posture prolungate; limitare movimenti bruschi cervicali; fisioterapia mirata e graduale; gestione dello stress muscolare e dell’ansia correlata ai sintomi.
    In assenza di deficit di forza, disturbi della marcia o alterazioni neurologiche obiettivabili, il quadro non appare nell’immediato particolarmente allarmante, ma merita comunque un corretto inquadramento clinico.

    Un cordiale saluto
    Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo


    Salve, sono una ragazza di 29 anni e ho effettuato di recente una risonanza al tratto cervicale per ricorrenti cefalee associate a cervicobrachialgia da cui è emerso inversione della lordosi, slabbrature vertebrali (in tutto il tratto cervicale) e perdita di segnale dei dischi. È una condizione reversibile? In caso contrario quali potrebbero essere i rischi a lungo andare? Grazie in anticipo per le vostre risposte

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    il referto che descrive è compatibile con iniziali fenomeni degenerativi/disfunzionali del rachide cervicale, un quadro oggi piuttosto frequente anche in soggetti giovani, spesso favorito da posture prolungate; lavoro al computer/smartphone; tensione muscolare;
    contratture croniche; sovraccarico cervicale.
    L’inversione della lordosi cervicale, in particolare, molto spesso rappresenta una risposta antalgica o muscolo-contratturale e può migliorare nel tempo con trattamento adeguato, fisioterapia e correzione posturale.
    La “perdita di segnale dei dischi” indica invece una iniziale disidratazione discale, cioè un fenomeno degenerativo precoce del disco intervertebrale. Questo aspetto non è realmente “reversibile” in senso anatomico completo, ma nella maggior parte dei casi può essere stabilizzato e gestito molto bene clinicamente, evitando o rallentando l’evoluzione.
    Anche le “slabbrature” vertebro-discali vanno interpretate nel contesto clinico: spesso indicano iniziali protrusioni/fissurazioni degenerative che non necessariamente evolvono verso quadri gravi. I rischi a lungo termine dipendono soprattutto da predisposizione individuale; stile di vita; controllo del tono muscolare cervicale;
    attività lavorativa/posturale; eventuale evoluzione discale.
    Nella maggior parte dei giovani pazienti, comunque, un corretto approccio conservativo permette di convivere bene con questi reperti senza sviluppare problematiche neurologiche importanti.
    Personalmente consiglierei una valutazione specialistica neurologica/fisiatrica;
    fisioterapia mirata; rieducazione posturale; potenziamento della muscolatura cervicale e scapolare; attenzione all’ergonomia quotidiana.
    Le cefalee associate a cervicalgia e cervicobrachialgia sono molto spesso sostenute anche da una importante componente muscolo-tensiva.
    Un cordiale saluto
    Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo


    Salve potrei avere una risposta su questo referto
    Grazie mille.

    RMN COLONNA LOMBO- SACRALE
    REFERTO:
    L'esame è stato posto a confronto con un precedente eseguito in altra sede in data 23/11/2018.
    L'esame odierno conferma la presenza di discreti fenomeni spondilosici nel tratto distale.
    Sfumata ipointensità di segnale in T 2 dei dischi intersomatici compresi tra L2 e S1 come per fenomeni di
    disidratazione, cui si associano discreti fenomeni distrofico reattivi delle limitanti somatiche contrapposte di
    L5-S1.
    A tale livello si documenta un'ampia protrusione discale concentrica più evidente in sede paramediana e
    laterale sinistra che impronta la faccia ventrale del sacco durale con impegno parziale dei recessi
    foraminali bilateralmente prevalentemente a sinistra.
    Più circoscritte protrusioni discali concentriche si apprezzano ai livelli L2-L3 e L3-L4 con impronte di
    discreta entità sulla faccia ventrale del sacco durale.
    Normali i rimanenti dischi intersomatici esaminati.
    Il canale vertebrale mostra dimensioni ai limiti della norma.
    Normoposizionato il cono midollare.
    Sovrapponibili i rimanenti reperti RM.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    il referto RM descrive un quadro degenerativo della colonna lombare piuttosto frequente, caratterizzato principalmente da segni di usura/disidratazione dei dischi lombari; fenomeni artrosici (“spondilosici”); protrusioni discali multiple, più importante a livello L5-S1.
    In particolare, il livello maggiormente interessato è L5-S1, dove è presente una protrusione discale ampia, più accentuata sul lato sinistro, che entra in contatto con il sacco durale e impegna parzialmente i forami da cui escono le radici nervose, soprattutto a sinistra. Questo reperto può essere compatibile con lombalgia cronica; sciatalgia; dolore irradiato alla gamba; formicolii o fastidi neurologici agli arti inferiori, specie se prevalenti a sinistra.
    L’aspetto rassicurante è che non viene descritta una grossa ernia espulsa; il cono midollare è normale; il canale vertebrale è ai limiti della norma ma non gravemente stenotico; il quadro appare sostanzialmente stabile rispetto all’esame precedente.
    Va inoltre ricordato che il referto RM da solo non stabilisce la gravità clinica: è fondamentale correlare le immagini ai sintomi reali e all’esame neurologico. Molte protrusioni discali vengono infatti riscontrate anche in soggetti senza disturbi importanti.
    Nella maggior parte dei casi, in assenza di deficit neurologici significativi (perdita di forza, disturbi sfinterici, deficit sensitivi importanti), il trattamento iniziale è conservativo costituito da fisioterapia mirata; ginnastica posturale; controllo del peso; terapia antalgica/antinfiammatoria se indicata; eventuale terapia del dolore.
    Una valutazione neurochirurgica o fisiatrica può comunque essere utile per impostare il percorso terapeutico più corretto in base ai sintomi presenti.

    Un cordiale saluto
    Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo


    Buongiorno dottori scrivo per avere dei riscontri per quanto riguarda la mia risonanza magnetica, visto che da parecchi giorni mi tormenta il pensiero di essere affetto da sclerosi multipla. Mi preoccupa tantissimo la parte " La sostanza bianca periventricolare è, inoltre diffusamente iperintensa" visto le tante cose che si legge su internet. RM ENCEFALO Ragazzo di 33 anni RM ROCCHE PETROSE Incluso: prima valutazione delle strutture vascolari. Esecuzione: esterno Esame: RM dell' Encefalo e delle Rocche Petrose studio RM è stato condotto con tecnica DWI, FSE, CU sa BE -3D, GRE-T2 senza pendenti dal Ti, ", FLAIR e STIR la mediante scansioni orientate secondo il piano assiale, coronale e gittale dipe somministraione di mdc paramagnetico in vena, dalla Diffusione e dal T2 / T2*, in un campo magnetico da 1,5 Tesla. Raccordo clinico-anamnestico: rivalutazione ORL / Neurologica per sindrome vertiginosa, acufeni, cefalea persistente. -Non si riscontrano aree di focale restrizione della normale diffusività protonica dell' encefalo, nella sequenza eseguita con tecnica DWI per alti valori di B-value, da riferire a lesioni ischemiche recenti. Non si rilevano, inoltre, aree di alterata intensità di segnale dell' encefalo, con significato patologico attuale. La sostanza bianca periventricolare è, inoltre diffusamente iperintensa. Le cavità del sistema ventricolare hanno morfologia e volume sufficientemente normali. Gli spazi subaracnoidei della convessità, quelli cisternali della base e tra i folia cerebellari hanno regolare ampiezza. La sella turcica ha normale morfologia in assenza di slivellamento del pavimento sellare; il parenchima ghiandolare ipofisario presenta volume nei limiti della norma e margine superiore concavo. Pervi gli spazi cisternali sovra-sellari ed ottico-chiasmatici. Il peduncolo ipofisario appare in asse. Le cisterne dell' APC presentano, infine, normale intensità ed appaiono simmetriche con regolare calibro dei CAI. Il nervo ipoglosso, il trigemino, il nervo statoacustico ed il nervo faciale sono normali per decorso e dimensioni Regolare rappresentazione dei cavo di Meckel in entrambi i lati . Si segnala in fine ipetorfia della mucosa dei turbinati nasali di sinistra con ispessimento muco-peristeo mascellare omolaterale, da flogosi cronica, e cisti da ritenzione a destra.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Mauro Colangelo

    Gentile Utente,
    comprendo l’ansia che può nascere leggendo alcuni termini radiologici, ma il referto che riporta non appare, di per sé, tipicamente suggestivo per sclerosi multipla.
    Anzi, ci sono diversi elementi rassicuranti: non vengono descritte lesioni focali demielinizzanti; non sono presenti aree attive o captanti; non vi sono alterazioni del tronco encefalico o delle strutture infratentoriali; non vengono segnalate placche caratteristiche per distribuzione e morfologia; l’esame neurologico/ORL è stato richiesto per vertigini, acufeni e cefalea, sintomi molto frequenti anche in condizioni non demielinizzanti.
    La frase “la sostanza bianca periventricolare è diffusamente iperintensa” presa isolatamente può spaventare, ma non equivale automaticamente a diagnosi di sclerosi multipla. Nella SM, infatti, la RM descrive solitamente lesioni focali ben delimitate; distribuzione caratteristica (periventricolare, iuxtacorticale, corpo calloso, infratentoriale); placche di aspetto specifico; eventuale disseminazione nel tempo e nello spazio. Nel suo referto questo linguaggio non compare. Una iperintensità diffusa e aspecifica della sostanza bianca può essere legata a molte condizioni non necessariamente patologiche o degenerative quali emicrania; fenomeni vasomotori;
    artefatti/variabilità tecnica; condizioni infiammatorie aspecifiche; reperti di scarso significato clinico.
    Inoltre, a 33 anni e in assenza di segni neurologici focali obiettivabili, il solo reperto descritto non permette assolutamente di formulare diagnosi di SM.
    Personalmente le consiglierei una valutazione neurologica con visione diretta delle immagini RM (non solo del referto); evitare interpretazioni tramite internet, che spesso portano ad associare qualsiasi “iperintensità” alla sclerosi multipla; eventuale follow-up RM solo se il neurologo lo riterrà indicato sulla base della clinica.
    Anche i sintomi che riferisce (cefalea, vertigini, acufeni) sono molto spesso sostenuti da condizioni benigne, vestibolari o ansioso-tensive, e non sono specifici per SM.
    In sintesi, dal referto che riporta non emerge un quadro chiaramente orientato verso sclerosi multipla, e non vedo elementi tali da giustificare conclusioni allarmistiche.

    Un cordiale saluto
    Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo


Domande più frequenti

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.