Domande del paziente (84)
Buongiorno,
Mio padre (età 61 anni) era un po' che non si sentiva bene: confusione, mal di testa, sonnolenza. Portandolo in ospedale è stato ricoverato e aime hanno scoperto una massa di 4.7x4.3cm nel lobo temporale posteriore del cervello. Questa massa è stata asportata totalmente con un intervento chirurgico (asportazione testimoniata anche da successiva risonanza) ed è stato effettuato l'istologico. La diagnosi purtroppo è infausta: glioblastoma IDH wildtype, CNS WHO grade 4. Facendo ricerche su internet, mi rendo conto che si tratta di una malattia per cui, purtroppo, ad oggi non ci sono delle vere e proprie cure. Mi chiedevo quali potessero essere le nostre speranze: tutte le statistiche lette fanno riferimenti infatti ai casi in cui non è stato possibile asportare totalmente la massa. E inoltre mi chiedevo se noi, da casa, potessimo fare qualcosa oltre alle cure (lui adesso procederà con la radioterapia): in particolare, in riferimento a dieta, esercizio fisico etc etc...
Ringrazio in anticipo, buona giornata
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
comprendo profondamente la preoccupazione che accompagna una diagnosi di glioblastoma, soprattutto quando arriva in modo improvviso in una persona ancora relativamente giovane. Detto questo, nel quadro che descrive esistono anche elementi favorevoli che è importante considerare l’intervento chirurgico è riuscito con asportazione macroscopicamente totale; la RM post-operatoria conferma l’assenza di residuo evidente; suo padre ha potuto accedere rapidamente al percorso terapeutico.
Nel glioblastoma la chirurgia radicale rappresenta uno dei principali fattori prognostici positivi, perché ridurre al massimo la massa tumorale migliora l’efficacia delle terapie successive.
È corretto dire che si tratta di una patologia ancora oggi molto complessa e aggressiva, ma bisogna evitare di interpretare le statistiche trovate online come una previsione individuale certa. Le sopravvivenze sono estremamente variabili e dipendono da numerosi fattori età; condizioni neurologiche generali; estensione della resezione;
risposta alla radio-chemioterapia; profilo molecolare del tumore (MGMT, IDH, ecc.);
tolleranza alle cure.
La terapia standard dopo chirurgia è generalmente radioterapia; chemioterapia con temozolomide; eventuale prosecuzione con mantenimento.
Per quanto riguarda ciò che potete fare concretamente a casa, il supporto familiare ha un ruolo molto importante. In particolare mantenere una buona nutrizione; evitare perdita di peso e sarcopenia; favorire attività fisica leggera e regolare compatibile con le condizioni cliniche; preservare il più possibile autonomia e socialità; controllare il sonno e il tono dell’umore.
Non esistono al momento diete “miracolose” scientificamente dimostrate in grado di curare il glioblastoma. Diffiderei da protocolli estremi o proposte trovate online senza basi solide. Una dieta equilibrata, adeguata dal punto di vista proteico e calorico, resta l’approccio più corretto salvo diverse indicazioni oncologiche/nutrizionistiche.
Anche il mantenimento di una minima attività fisica, quando possibile, può aiutare molto a preservare forza muscolare, umore, tolleranza ai trattamenti, qualità di vita generale.
Infine, suggerisco di richiedere sempre il profilo molecolare completo del tumore, perché oggi alcuni dati biologici aiutano a definire meglio prognosi e strategie terapeutiche.
In questo momento la cosa più importante è affrontare il percorso un passo alla volta, seguendo con fiducia il team neurochirurgico e oncologico che lo ha preso in carico.
Un cordiale saluto
Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo
Buongiorno ho 55 anni, sono in menopausa da 20 anni a causa di un tumore alle ovaie e prendo eutirox. Ho da sempre avuto poca memoria ma ora comincia a peggiorare. Questo influisce molto sulla mia vita, dimentico date, eventi addirittura viaggi. Non so a chi rivolgermi per migliorarla (se si può) e se cerco in internet compaiono vari siti che mi sembrano solo macchine mangia soldi. Mi potete aiutare? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
comprendo la sua preoccupazione, ma è importante sapere che disturbi di memoria e difficoltà cognitive non significano automaticamente una malattia neurodegenerativa.
Nel suo caso ci sono diversi elementi che meritano una valutazione globale in primis la
menopausa chirurgica precoce con eventuali effetti ormonali a lungo termine; terapia con Eutirox e corretto equilibrio tiroideo; qualità del sonno; ansia/stress; tono dell’umore; eventuale affaticamento cognitivo o difficoltà attentive.
Molto spesso i disturbi di memoria percepiti nella vita quotidiana dipendono non tanto da una perdita “strutturale” della memoria, ma da difficoltà di attenzione, concentrazione e recupero delle informazioni, condizioni che possono essere influenzate anche da fattori endocrini, emotivi e metabolici.
Personalmente le consiglierei di evitare percorsi commerciali o “centri memoria” non ben qualificati trovati casualmente online. Il percorso corretto dovrebbe iniziare invece con visita neurologica; valutazione neuropsicologica seria e standardizzata; controllo degli esami ematochimici (funzione tiroidea, vitamina B12, folati, vitamina D, metabolismo ecc.); eventuale approfondimento neuroradiologico solo se indicato clinicamente.
Una valutazione neuropsicologica ben eseguita permette di capire se esiste realmente un deficit cognitivo oggettivabile; quali funzioni siano coinvolte; se il quadro è compatibile con semplice inefficienza attentiva/stress oppure con un disturbo più specifico. In molti casi, inoltre, si possono impostare strategie di riabilitazione cognitiva, training neuropsicologico e correzione dei fattori favorenti, con benefici concreti sulla qualità di vita. Quindi sì: vale assolutamente la pena approfondire, ma attraverso specialisti qualificati e con un approccio clinico serio, non commerciale.
Un cordiale saluto
Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo
Buongiorno, l'evento di cui chiedo spiegazioni è un evento passato (successo oltre un anno fa) ma che da allora ha generato un processo di forte ipocondria in me, spingendomi a sviluppare una forte apprensione per avere una patologia neurologica:
Da circa il 25 gennaio fino a fine febbraio 2025 ho avuto episodicamente una sensazione al risveglio di lieve difficoltà nell’apertura della palpebra sinistra. La percezione era quella di una palpebra leggermente più “pesante” rispetto alla controlaterale. Tale sensazione risultava più evidente in posizione supina e tendeva a ridursi passando alla posizione eretta.
Gli episodi si manifestavano esclusivamente al risveglio o dopo brevi sonnellini (20–30 minuti), in alternanza (se succedeva dopo essermi addormentato per una mezzora davanti alla TV non succedeva la mattina dopo). Le caratteristiche erano le seguenti:
- lieve difficoltà iniziale nell’apertura completa dell’occhio (risoluzione spontanea in massimo 10–15 secondi);
- arrossamento oculare;
- assenza di altri sintomi associati.
La funzionalità dell’occhio è sempre risultata completamente normale. Non si sono mai verificati episodi di ptosi, alterazioni della vista, dolore, diplopia o parestesie facciali.
Il disturbo è regredito spontaneamente senza trattamenti. Qualche giorno prima della scomparsa dei sintomi ho percepito una lieve tensione a livello della regione sovraorbitale e suborbitale sinistra, che tendevo a massaggiare.
Successivamente ho eseguito visite oculistiche, tutte nella norma (con riscontro solo di lieve secchezza oculare in un controllo). In data 4 aprile 2025 ho inoltre effettuato una valutazione neurologica, anch’essa completamente negativa.
Ciò che desidero sapere è se questa sintomatologia può, in qualche maniera, essere correlata a una qualche patologia neurologica, facendo premessa che da oltre 14 mesi non si è più manifestata? Francamente prima di iniziare un iter diagnostico che creerebbe solamente ansia fino all'esito desidero capire se in maniera oggettiva esiste una fonte di preoccupazione.
Termino col dire che sono un uomo di quasi 37 anni (al momento dell'evento ne dovevo compiere 36) e che non ho problemi particolari se non una lieve ipertensione, non ho casi noti in famiglia di malattie neurologiche ad eccezione di un tremore essenziale da parte di padre (sviluppato però in tarda età). Che ne pensate?
In attesa di un gentile riscontro porgo i miei migliori saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
rileggendo attentamente la descrizione, il quadro continua a non apparire suggestivo per una patologia neurologica significativa.
Gli elementi più rassicuranti sono:
comparsa esclusivamente al risveglio o dopo brevi sonnellini;
durata estremamente breve (10–15 secondi);
assenza di vera ptosi documentata;
assenza di diplopia, deficit visivi, dolore neurologico o altri segni focali;
completa normalità delle visite oculistiche e neurologica;
regressione spontanea definitiva;
assenza totale di recidive da oltre 14 mesi.
Dal punto di vista neurologico, condizioni come miastenia, paralisi dei nervi cranici o altre patologie neuromuscolari tendono ad avere caratteristiche differenti: sintomi progressivi o fluttuanti ma persistenti, affaticabilità evidente, ptosi reale, diplopia o altri segni neurologici associati. Nulla di questo emerge dal suo racconto.
Il fatto che vi fossero anche:
lieve arrossamento oculare;
sensazione perioculare locale;
beneficio spontaneo;
riscontro di lieve secchezza oculare;
rende molto più probabile un fenomeno locale benigno/perioculare piuttosto che una problematica neurologica centrale.
Personalmente, alla luce della completa negatività clinica e dell’assenza di sintomi da così tanto tempo, non vedo elementi oggettivi che giustifichino particolare preoccupazione neurologica o un iter diagnostico aggressivo.
Comprendo invece che l’episodio possa aver alimentato un meccanismo di ipervigilanza e attenzione ai sintomi corporei, cosa molto frequente quando si vive un disturbo percepito come inspiegabile. In questi casi il rischio è che ulteriori accertamenti, in assenza di reali indicatori clinici, finiscano soprattutto per aumentare l’ansia anziché portare benefici concreti.
Un cordiale saluto
Dr. Mauro Colangelo – Neurologo, Neurochirurgo
la leucoraiosi periventricolare (...) anche per deficit ipossico cronico e' curabile. grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, la leucoaraiosi periventricolare indica generalmente alterazioni croniche della sostanza bianca cerebrale, spesso correlate a fenomeni di microangiopatia e ridotta perfusione/ossigenazione cronica dei piccoli vasi cerebrali.
Non esiste una “cura” specifica in grado di eliminare completamente le alterazioni già presenti alla RM, ma è possibile intervenire sulle cause e sui fattori che ne favoriscono la progressione. Il trattamento si basa soprattutto sul controllo dei fattori di rischio vascolare e delle eventuali condizioni associate a ipossia cronica, ad esempio ipertensione arteriosa, diabete, colesterolo elevato, fumo, apnee notturne, patologie cardiache o respiratorie,
sedentarietà.
Una gestione corretta di questi aspetti può rallentare l’evoluzione del quadro e ridurre il rischio di ulteriori danni vascolari cerebrali.
È comunque importante correlare sempre il reperto neuroradiologico con età, sintomi neurologici ed esame clinico, perché forme lievi di leucoaraiosi possono essere anche reperti relativamente frequenti con l’avanzare dell’età.
Quesito Clinico: cefalea
Referto:
Areole piccole di gliosi aspecifica si evidenziano agli emisferi cerebrali, in esiti di microangiopatia di entità modesta.
Non sono presenti aree di edema, non vi sono aspetti di patologia in fase acuta.
Il tronco encefalo è normale.
Le strutture mediane di riferimento sono in asse.
Gli spazi liquorali centrali e periencefalici sono di ampiezza normale.
Ho ricevuto questa referto e il medico di famiglia mi ha prescritto la cardioaspirina. Chiedo se devo prendere o meglio fare prima una visita dallo specialista. Ho 56 anni
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, il referto descrive piccole aree aspecifiche di gliosi/microangiopatia, reperti molto frequenti dopo i 50 anni e spesso correlati a fattori di rischio vascolare come ipertensione, fumo, colesterolo, diabete, emicrania o semplicemente all’età.
L’aspetto rassicurante è che non vengono descritte lesioni acute, edema o altri reperti neurologicamente preoccupanti.
Detto questo, la prescrizione di cardioaspirina non può basarsi soltanto sulla RM, ma va valutata nel contesto clinico complessivo: pressione arteriosa, assetto cardiovascolare, eventuali precedenti ischemici, familiarità, rischio emorragico, tipo di cefalea e altri fattori personali.
Personalmente, prima di iniziare una terapia antiaggregante in modo continuativo, consiglierei una valutazione neurologica e/o internistica completa, con visione diretta delle immagini RM e inquadramento dei fattori di rischio vascolare.
In molti casi reperti microangiopatici modesti vengono semplicemente monitorati nel tempo e gestiti soprattutto attraverso il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare.
Salve. A settembre 2021, dopo la terza dose del vaccino COVID, ho avuto una manifestazione cutanea da Herpes Zoster nell'area bassa della schiena a livello del fianco destro. Curata con il rimedio omeopatico (Rhus Tox) la manifestazione cutanea è andata via nel giro di poco più di una settimana. Tuttavia nel tempo ho sviluppato una nevralgia post-erpetica inizialmente localizzata e poi estesa sia verso il basso (gamba) sia verso l'alto (sotto la scapola) e anche sul lato sinistro (bacino). Il dolore è misto ad un fastidio-formicolio-surriscaldamento interno più raramente prevede delle improvvise scosse. Esiste una diagnosi che possa confermare (o meno) l' origine di questo disturbo ed individuare i nervi coinvolti e la sua estensione ? L'agopuntura è considerata una terapia efficace?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
I sintomi che descrive sono compatibili con una possibile nevralgia post-erpetica, anche se l’estensione del dolore oltre il territorio inizialmente interessato rende opportuna una valutazione neurologica accurata per confermare l’origine dei disturbi ed escludere altre cause concomitanti. La diagnosi è soprattutto clinica, basata sulla storia di Herpes Zoster e sulle caratteristiche del dolore neuropatico (bruciore, formicolii, scosse elettriche, ipersensibilità). In alcuni casi noi neurologi richiediamo elelettromiografia/elettroneurografia, RM della colonna, eventuali esami neurofisiologici,
soprattutto quando i sintomi sono molto diffusi o atipici. Va però precisato che questi esami non sempre identificano con precisione i piccoli nervi coinvolti nella nevralgia post-erpetica.
Per quanto riguarda l’agopuntura, alcuni pazienti riferiscono beneficio sul dolore neuropatico e alcuni studi suggeriscono un possibile effetto positivo, ma le evidenze scientifiche non sono definitive. Può comunque essere considerata come trattamento complementare, preferibilmente all’interno di un percorso gestito da specialista del dolore o neurologo.
Esistono inoltre terapie farmacologiche specifiche per il dolore neuropatico che possono essere valutate in base all’intensità dei sintomi e all’impatto sulla qualità di vita.
Salve, ho fatto ecocardiogramma toracico (ne avevo fatti altri 5 prima ma nessuno altro specialista me l'aveva detto) dove evidenzia assottigliamento del Sia senza evidenza di shunt. Per sicurezza ho fatto doppler transcranico che evidenzia passaggio di alcune microbolle grado 1. Ho fatto RMN ENCEFALO tutta regolare evidenzia solo minuta iperintensitá di segnale T2 Flair localizzata in sede sub insulare priva di effetto di massa, in atto di significato leucoencefalopatico aspecifico (possibile esito vascolare). Cosa significa? È preoccupante essendo giovane con meno di 40 anni? Cosa devo fare? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il reperto descritto alla RM encefalo (“minuta iperintensità di segnale T2/FLAIR… di significato leucoencefalopatico aspecifico”) è molto frequente e, soprattutto se isolato e di piccole dimensioni, nella maggior parte dei casi non rappresenta un dato preoccupante. Può essere legato a microesiti vascolari aspecifici, emicrania, piccoli fenomeni infiammatori pregressi o anche reperti occasionali senza reale significato patologico, soprattutto in assenza di sintomi neurologici o di alterazioni neurologiche all’esame clinico.
Anche il reperto di passaggio di microbolle grado 1 al doppler transcranico indica uno shunt minimo, spesso privo di significato clinico rilevante, specie se la RM encefalo non mostra lesioni suggestive per eventi ischemici significativi.
Alla sua età il dato va contestualizzato con la storia clinica, eventuali fattori di rischio vascolare, cefalea, familiarità, fumo, terapia estroprogestinica, ecc., ma da quanto riferisce non emerge un quadro particolarmente allarmante.
Personalmente consiglierei principalmente una valutazione neurologica completa con visione diretta delle immagini RM, un controllo dei fattori di rischio cardiovascolare,
eventuale follow-up neuroradiologico solo se indicato clinicamente.
In assenza di sintomi neurologici specifici o eventi ischemici documentati, il reperto isolato descritto tende più spesso ad avere un significato aspecifico e non evolutivo.
dilatazione dei solchi corticali in sede parietale bilaterale".a 49 anni?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, il solo dato di “dilatazione dei solchi corticali in sede parietale bilaterale” riportato in un referto, senza conoscere il quadro clinico, i sintomi, le immagini RM e il resto dell’esame neuroradiologico, non permette di dare un’interpretazione precisa né conclusioni diagnostiche definitive. In alcuni casi può trattarsi di un reperto lieve e aspecifico, talvolta anche compatibile con caratteristiche individuali senza significato patologico rilevante; in altri va invece contestualizzato con eventuali disturbi cognitivi, neurologici o con altri reperti associati. A 49 anni, isolatamente, questo dato non consente automaticamente di parlare di malattia neurodegenerativa o di atrofia patologica. È fondamentale valutare il motivo per cui è stata eseguita la RM, eventuali sintomi presenti, anamnesi generale e neurologica, visione diretta delle immagini oltre al semplice referto scritto.
Prima di attribuire un significato clinico al reperto, consiglierei quindi una valutazione specialistica neurologica con analisi completa dell’esame neuroradiologico.
Buonasera da una RMN è risultato ernia cervicale.
Amo ballare,faccio ballo di gruppo coreografico anche da gara.
La mia domanda a voi: posso continuare a ballare oppure prima consultare un neurochirurgo?
Devo fare fisioterapia anche prima di riprendere se fosse possibile?
Vi ringrazio
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, il riscontro di un’ernia cervicale alla RMN non significa automaticamente dover sospendere ogni attività fisica o il ballo. Molto dipende dalla presenza e intensità dei sintomi, da eventuale dolore irradiato a braccia o spalle, formicolii, perdita di forza o vertigini e ovviamente da dimensioni e sede dell’ernia.
Se non sono presenti deficit neurologici importanti, nella maggior parte dei casi si procede inizialmente con un trattamento conservativo, spesso comprendente fisioterapia mirata e correzione dei movimenti che sovraccaricano il rachide cervicale.
Prima di riprendere attività intensa o competitiva, soprattutto se il ballo prevede movimenti rapidi del collo, è comunque consigliabile una valutazione specialistica neurochirurgica, così da interpretare correttamente la RMN nel contesto dei sintomi.
La fisioterapia può essere utile anche prima della ripresa dell’attività, per migliorare postura, mobilità e stabilità cervicale e ridurre il rischio di riacutizzazioni.
Buonasera cari medici, scrivo disperato ed in lacrime per vederci chiaro sulla situazione di mia madre (69 anni), sperando che qualcuno possa darmi delle delucidazioni riguardo la sua situazione. Giorno 27/03/2026 è stata ricoverata nel reparto neurochirurgia in terapia intensiva in Calabria, dopo una grossa emorragia celebrale,” TC ENCEFALO (S. MDC) Confronto con precedente CT delle 12:16. Comparsa di quota emorragica all'interno del ventricolo laterale sinistro. Incremento del voluminoso focolaio emorragico ni sede frontale sinistra (diametri assiali massimi di 43 x 54 m vs 4 x 36 mm), contornato da edema perilesionale e strie ematiche degli spazi sottoaracnoidei adiacenti; più evidente ol shift controlaterale dela linea mediana (circa 6 mm).Invariati restanti reperti.” Angiotac invece negativa. I primi 3 giorni sono stati quelli critici dove il destino era incerto, i medici ci hanno detto che non avrebbero operato perché la situazione era troppo delicata ed aprire sarebbe stato un intervento alla cieca che avrebbe arrecato solo danni. Dopo giorni si è stabilizzata con deficit importanti: non parla, ha il lato destro del corpo che non muove, non cammina, ci riconosce perché accenna sorrisi quando ci vede e ci accarezza la mano ma purtroppo non fa altro, è stata ricoverata lì fino al 09/04/2026 e poi trasferita in una clinica di riabilitazione intensiva dove si trova tutt’ora con la seguente terapia Clexane4000Ul 1f/diesc, Mannitolo 10 c x2/die per 5gioni, Esopral 40 mg 1f/die. Da dire che mia madre assumeva da circa 1 anno e qualcosa la cardiospirina e statina data dal medico di base perche soffre di una Stenosi del 70,% e del 45,7% sec, ECST delle C.I. de e sx da Placche calcifiche con superficie regolare ,che determinano un'accelerazione del flusso.eL C.E.appaiono pervie,con calibro edecorso nela norma.Le arterie vertebrali appaiono pervie.con flusso turbolento da decorso tortuoso. Test di Adson positivo bilateralmente con prevalenza a xs.Si segnala la presenza di un gozzo plurinodulare. Arrivando ad oggi per non farla troppo lunga, i medici “sospettano” abbia una angiopatia amiloide celebrale, perché questa è la sua seconda emorragia celebrale, la prima molto più piccola l’ha avuta l’estate scorsa ricoverata per circa 10 giorni e poi riassorbita ed tornata ad una vita normale, dandogli però di nuovo la cardiospirina, che da quel che so non dovrebbe essere data a pazienti con angiopatia amiloide celebrale.Questo è l’ultimo referto che dispongo fatto dalla clinica riabilitativa: TC ENCEFALO (10/04/2026)Esame eseguito ni condizioni basali come da richiesta. Si rileva esteso ematoma intraparenchimale dei diametri di circa 5x3mc ni sede cortico-sotocorticale frontale sinistra. Tale ematoma appare circondato da esteso alone ipodenso di edema perilesionale che si porta sino aal corona radiata omolaterale eoblitera li corno anteriore eal ce al media del ventricolo laterale di sinistra che appare compresso edepiazzato adestra determinando shift de el strutture de al linea mediana verso destra. Si rileva quota ematica nel corno posteriore ed ol steso ventricolo di sinistra. Si rileva altresì iperdensità dei solchi liquorali de al convessità id destra pùi evidente al vertice, dove èpresente alone ipodenso Attualmente in clinica riabilitativa ha avuto pochissimi se non nulli miglioramenti,l’unica cosa che dall’ultima tac fatta una settimana fa il medico ci dice che l’emorragia è diminuita di pochissimo,comunque il medico della clinica ci ha dato poche speranze per un suo recupero. Ora disperato ed in lacrime vi chiedo… con un quadro clinico del genere si può procedere in qualche modo per recuperare mia madre? Parlo di operazioni, di terapie specifiche,di centri specializzati,ecc farei qualsiasi cosa per lei perché vederla così indifesa mi stringe il cuore… confido in un vostro consiglio per favore. Grazie a tutti per la pazienza.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco profondamente la vostra angoscia. Da quello che descrive, sua madre ha avuto una Emorragia cerebrale molto importante, con coinvolgimento ventricolare, edema e spostamento della linea mediana, cioè un quadro neurologico estremamente severo già nella fase acuta.
Il fatto che i neurochirurghi abbiano scelto di non operare non significa necessariamente che abbiano “rinunciato”, ma che probabilmente ritenevano il rischio chirurgico superiore ai possibili benefici, soprattutto in una sede così delicata e con un’emorragia diffusa.
Il sospetto di Angiopatia amiloide cerebrale purtroppo è plausibile quando si verificano emorragie cerebrali recidivanti in età avanzata, e in questi casi l’uso di antiaggreganti come la cardiospirina diventa un tema molto delicato che va valutato attentamente dagli specialisti in rapporto anche al rischio vascolare carotideo.
Dopo eventi così gravi, i miglioramenti neurologici spesso sono molto lenti e nei primi mesi può essere difficile capire quale sarà il reale recupero possibile. Il fatto che vi riconosca, sorrida e abbia reazioni affettive è comunque un segnale neurologico non trascurabile.
In questa fase la riabilitazione intensiva è la strada corretta. Più che cercare interventi chirurgici “risolutivi”, che spesso purtroppo non esistono in quadri di questo tipo, può essere utile valutare un consulto presso un centro neurologico/neuro-riabilitativo ad alta specializzazione per avere una seconda opinione prognostica e riabilitativa.
Nessuno può promettere un recupero completo, ma dopo una lesione cerebrale importante esistono pazienti che recuperano gradualmente alcune funzioni nel corso di mesi. In questo momento è ancora relativamente presto per definire con certezza il limite massimo del recupero possibile.
Buonasera. La scorsa settimana, dopo un po’ che mi sono alzata, verso le 8, ho avuto un improvviso forte formicolio al braccio destro. Mi sono spaventata molto (sono parecchio ansiosa) e sono andata di corsa ad aprire vetri e finestre di un’altra stanza per vedere se riuscivo a farlo, la forza non mi mancava così come neanche la sensibilità dal momento che pioveva forte e c’era vento e io sentivo chiaramente le sensazioni sul braccio quando ho aperto la finestra. Ho anche provato ad alzare una cassa d’acqua e non ho avuto nessuna difficoltà. Dopodiché sentivo leggermente formicolio sul lato destro del labbro, ho fatto prove varie con la bocca spingendola in avanti come per dare un bacio e c’era simmetria, non sentivo né debolezza né torpore, camminavo bene, parlavo e capivo, non avevo problemi di vista ero solo molto agitata. Poi è passato. Un paio d’ore dopo ho avuto ancora un leggero formicolio al labbro. Dopodiché sono andata in palestra a fare la solita sessione di pesi e cardio senza nessun tipo di problema né affaticamento, anzi, mi sentivo in forma e carica. Il giorno dopo sono andata in un parco divertimenti dove ho scorrazzato per attrazioni “estreme” per tutta la giornata stando benissimo. Mi sono solo accorta che anche nei giorni a venire il braccio destro era come se “tirasse” a fare certi movimenti e a volte compariva leggero formicolio, stamattina in palestra il personal trainer si è accorto che a livello cervicale a destra ero contratta. Ho 42 anni, non fumo, sono normopeso, faccio regolarmente attività fisica. Lo scorso gennaio ho effettuato per controllo analisi del sangue che erano tutte perfette, visita cardiologica con ecg ed ecocardio ed era tutto perfetto (ho solo un leggero prolasso mitralico uguale da anni) e ecodoppler carotidi anche questo perfetto. Ciononostante sono molto ansiosa e da giorni cerco ossessivamente informazioni su tia e ictus e mi sto rovinando le notti e le giornate. Il mio medico mi ha tranquillizzata assolutamente ma io non so darmi pace e penso e ripenso ossessivamente a quello che è successo riempiendomi di paure. Grazie se vorrete darmi un consulto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco la sua preoccupazione, ma da quello che descrive ci sono diversi elementi rassicuranti. Durante l’episodio non riferisce perdita di forza, alterazioni del linguaggio, difficoltà nel cammino, disturbi visivi o altri deficit neurologici tipici di un Attacco ischemico transitorio o di un Ictus.
Il fatto che subito dopo sia riuscita normalmente a svolgere attività fisiche impegnative, palestra e persino attrazioni intense senza limitazioni è un elemento molto rassicurante.
La contrattura cervicale evidenziata dal personal trainer, insieme all’ansia intensa e all’iperattenzione ai sintomi corporei, potrebbe spiegare molto più verosimilmente formicolii e sensazioni “strane” al braccio e al volto. Anche tensione muscolare cervicale e iperventilazione da ansia possono dare parestesie transitorie.
Inoltre il suo profilo generale è favorevole: attività fisica regolare, assenza di fumo, controlli cardiologici e doppler carotideo recenti nella norma.
Comprensibilmente lo spavento l’ha portata a monitorarsi continuamente, ma proprio questa attenzione costante rischia di amplificare ogni minima sensazione corporea e alimentare il circolo dell’ansia.
Buongiorno, ho difficoltà a trovare il giusto professionista per risolvere delle problematiche che mi stanno
A gennaio 2026 mi rivolgo ad un ORL per un acufene a sx persistente sorto proprio ad inizio anno. Mi viene data una cura di lavaggi nasali. integratori, e accertamenti da fare (RM Encefalo e tronco encefalico, Ecodoppler tronchi sovraortici, mettere un holter pressorio per 10 giorni).
Ho fatto RM e successivamente il TSA. Successivamente ho aggiunto una visita cardiologica e oculistica (anche per valutare la pressione dell'occhio). Tutte visite che hanno dato risultati negativi. Non ho messo l'holter pressorio ma misuro costantemente la pressione con un apparecchio tipo Omron (spesso anche la notte) ma non trovo mai valori preoccupanti.
A marzo 2026 ritorno dal ORL perché l'acufene a sx è sempre presente e mascherante. Dopo aver valutato le visite fatte e riscontrato l'assenza di neurinomi e altro, ORL mi da una cura a base di Medrol 16mq (1 compresse/giorno per 5 giorni poi a decalare). La cura sembra inizialmente funzionare ma appena conclusa torna l'acufene e questa volta insieme all'acufene arriva dolore e rigidezza al collo. In quei giorni successivi al Medrol ebbi anche una vertigine forte appena alzato dal letto e cercando di muovere il collo.
Nei giorni successevi ho avuto quasi ogni notte dei risvegli con pulsazioni alle tempie, acufene forte a sinistra e sensazione di testa vuota e confusa. Solo stando seduto qualche minuto a letto questi sintomi passavano in un'area gestibile. Ho iniziato a dormire con due guanciali e sembra per ora essere un aiuto.
Per questi motivi ho aggiunto una visita con un Neurologo, che però non mi ha lasciato molto soddisfatto. La visita è stata molto semplice ed è terminata con la prescrizione il 8 gocce di Miniams prima di andare a letto, come se il mio problema fosse il dormire. Non ho mai avuto problemi di insonnia.
Sono successivamente ritornato dal ORL, e dopo nuova visita, questa volta, mi ha prescritto una cura a base di Brufen (2 compressa da 400 mg / 5 gg. e 1 compresse / 3 gg ). La cura non ha praticamente avuto effetto.
Oggi fine aprile 2026 ho acufene forte a sinistra e orecchio ovattato, cervicale dolente soprattutto in alto (c1, c2) , muovendo la testa sento delle pressioni fastidiose che mi stringono il capo, a volte diventano vere e proprie emicranie con sensazione strana nella testa e acufene che aumenta, a volte ho la sensazione di nausea e instabilità, a volte arriva una sensazione di quasi presicope. Massaggiando il collo, peggiora. Insomma una serie di sintomi invalidanti, che mi stanno condizionando il lavoro e in generale la vita.
L'acufene a gennaio è arrivato alla fine di un periodo lavorativo molto stressante (lavoro molto al PC), dove sentivo che avrei dovuto rallentare. Può essere solo uno stato d'ansia e affaticamento lavorativo?
Nel frattempo ho prenotato di mia iniziativa una RM alla rachide cervicale.
Non riesco a questo punto a capire qual è il professionista di riferimento in quanto lo ho visti praticamente tutti e nessuno ha saputo darmi la giusta direzione per poter risolvere. Questa sintomatologia va valutata con un ortopedico, fisiatra, oppure è necessario un neurologo, neurochirurgo, altro?
Max (anni 50)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco la frustrazione, soprattutto dopo tanti accertamenti senza una risposta chiara. La cosa però importante è che RM encefalo, ecodoppler, visita cardiologica e oculistica siano risultate rassicuranti, escludendo molte cause neurologiche o vascolari più serie.
Da come descrive i sintomi, il quadro sembra avere una forte componente cervico-muscolare e neurovegetativa: Acufene, rigidità cervicale alta, cefalea, sensazione di pressione cranica, instabilità e peggioramento nei periodi di stress possono spesso alimentarsi a vicenda. Anche il lavoro prolungato al PC e la tensione cronica cervicale possono contribuire molto.
Questo non significa che “sia tutto ansia”, ma che ansia, tensione muscolare e iperattivazione del sistema nervoso possono amplificare sintomi reali e renderli persistenti.
La RM cervicale che ha prenotato può essere utile per completare il quadro, ma il professionista che probabilmente potrebbe aiutarla maggiormente adesso è un fisiatra esperto in disturbi cervicali e cefalee cervicogeniche, eventualmente in collaborazione con ORL e neurologo se necessario.
Il fatto che massaggiare il collo peggiori i sintomi e che la sintomatologia vari molto durante la giornata rende meno probabile una patologia neurologica grave e più compatibile con un disturbo funzionale/cervicale complesso.
Da circa un anno ho un fastidioso dolore alla schiena dopo una modesta camminata e attualmente dolori artrosici al ginocchio e dita delle mani.L'Rmn al rachide ha mostrato esiti di frattura vertebrale e scomparsa del disco L5 S1senza osteoporosi.Mi puo' essere utile l'ozonoterapia?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
L’Artrosi e gli esiti di una frattura vertebrale possono certamente contribuire al dolore cronico che descrive. La scomparsa del disco L5-S1 indica inoltre una degenerazione discale avanzata, abbastanza frequente con il tempo.
Per quanto riguarda l’ozonoterapia, alcuni pazienti riferiscono beneficio sul dolore lombare, soprattutto nelle forme legate a infiammazione discale o contrattura muscolare, ma i risultati sono variabili e non sempre duraturi. Non rappresenta una soluzione definitiva strutturale, però in alcuni casi può essere tentata come parte di un approccio conservativo.
Prima di intraprendere questo tipo di trattamento sarebbe utile confrontarsi con fisiatra, ortopedico o specialista in terapia del dolore per capire se il suo dolore origina prevalentemente da componente articolare, muscolare o discale, così da scegliere la strategia più adatta.
Salve da 3 mesi circa ,mi si irradia dal collo sinistro, salendo , guancia soprattutto parte superiore, attorno all'occhio, tempia , sotto orecchio , sopra i 3 molari e spesso arriva anche a sentire questa sensazione di spilli, tiraggio, nella mezza parte frontale sinistra. Il fisiatra mi ha detto che è una cervicobracalgia ma dopo 15 sedute e più non ho concluso nulla...ho cambiato 2 neurologi ( pensano che èdolore neuropatico), il primo mi ha dato il lyrica per 2 mesi senza concludere nulla, adesso ho cambiato neurologo e mi ha dato l'ezequa, ho iniziato da 10 giorni ma non sento miglioramenti anzi sento il fastidio aumentato ....ormai sono esausto e preoccupato perche la sera non riesco a dormire con questo disturbo facciale che a volte diminuisce e a volte aumenta, nessuno sa aiutarmi se si tratta di dolore neuropatico o problemi di cervicalgia o altro.... che ne pensate? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La distribuzione dei sintomi che descrive — collo, guancia, tempia, regione perioculare, denti e fronte — fa pensare più a un dolore neuropatico o miofasciale complesso che a una semplice Cervicobrachialgia.
In alcuni casi tensioni cervicali importanti possono contribuire ai sintomi facciali, ma quando il dolore coinvolge aree del volto bisogna considerare anche un possibile interessamento del Nevralgia del trigemino o altre forme di dolore neuropatico cranio-facciale.
Il fatto che terapie come Lyrica o Ezequa non abbiano ancora dato beneficio dopo pochi giorni o settimane non significa necessariamente che il problema sia grave: questi farmaci spesso richiedono tempo e aggiustamenti di dose prima di mostrare efficacia.
Se non già eseguita, potrebbe essere utile una rivalutazione neurologica con attenzione specifica ai dolori cranio-facciali e, a seconda dei casi, anche una RM encefalo/trigemino o una valutazione gnatologica/dentale, perché alcune problematiche dell’articolazione temporo-mandibolare o dentarie possono mimare dolori neuropatici.
Ho capogiri per buona parte della giornata ed instabilità sulle gambe, una metatarsalgia al piede sinistro. Ho fatto tutti gli esami possibili e visite da vari specialisti. L'ultimo neurologo si è detto non in grado di effettuare diagnosi, consiglia ricovero ospedaliero. Sono molto preoccupata...e sfiduciata. Che ne pensate della mia situazione? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco la sua preoccupazione e soprattutto la frustrazione di non avere ancora una diagnosi chiara dopo molte visite. Tuttavia, il fatto che siano già stati eseguiti numerosi accertamenti senza evidenza di patologie acute o gravi è di per sé un elemento in parte rassicurante.
Sintomi come capogiri persistenti, instabilità e sensazioni corporee croniche possono avere cause molto diverse tra loro — neurologiche, vestibolari, posturali, metaboliche, muscolo-tensive o anche funzionali — e a volte richiedono una valutazione multidisciplinare più approfondita.
Se il neurologo ha consigliato un ricovero, probabilmente lo ha fatto non perché sospetti necessariamente qualcosa di grave, ma perché un inquadramento ospedaliero può permettere di concentrare in pochi giorni visite ed esami coordinati che ambulatorialmente risultano più difficili da collegare.
La Metatarsalgia difficilmente da sola spiega tutto il quadro, ma può contribuire a modificare appoggio e percezione della stabilità.
Il consiglio è di non vivere il ricovero come un segnale allarmante, ma come un’opportunità per cercare finalmente di fare chiarezza in modo più completo.
Buongiorno sono una ragazza di 39 anni da un po' di tempo soffro di stanchezza cronica delle volte più accentuata altre volte meno, ho notato che quando alzo ed abbasso le braccia sento un tremore all'interno ed anche se faccio esercizi con le gambe avverto tremore volevo capire se fosse dovuto il tutto a questa stanchezza che accuso quasi tutti i giorni, soffro anche di pressione bassa 100/60 sto assumendo degli integratori a base di vitamina c, magnesio e potassio ma non vedo miglioramenti, aspetto un vostro riscontro grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La sensazione di tremore durante lo sforzo, soprattutto quando si mantengono le braccia sollevate o si fanno esercizi con le gambe, può essere legata anche a stanchezza muscolare, stress, pressione bassa, affaticamento generale o carenze metaboliche, e non necessariamente a una patologia neurologica grave.
Tuttavia, una stanchezza cronica persistente merita qualche approfondimento con il medico curante, perché può dipendere da molte cause diverse: anemia, problemi tiroidei, carenze vitaminiche, disturbi del sonno, ansia/stress, alterazioni metaboliche o semplicemente un periodo di forte affaticamento fisico e mentale.
Il fatto che magnesio e integratori non abbiano dato beneficio non esclude nulla, ma indica che probabilmente serve un inquadramento più completo con esami mirati.
In assenza di vera perdita di forza, difficoltà nei movimenti quotidiani o altri segni neurologici importanti, il quadro non sembra orientare immediatamente verso malattie neurologiche severe, ma una valutazione clinica resta comunque utile.
buonasera.abito a catania.siffro di sensibilità chimica multipla.nn posso prendere farmaci.tante malattie che nessun medico,tranne dare farmaci che sanno della mia allergia,ho bruciori sulle gambe e parestesia,peggiorate dopo contusioni alle ginocchie,nevrite post erpetica nn curate perché nn hanno attenzionato l erpes dieci mesi fa.chi conosce la csm? chi mi può aiutare? sono stanca di vivere così.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Mi dispiace per la situazione che sta vivendo, soprattutto perché convivere con sintomi cronici e sentirsi non compresi può essere molto pesante.
La Sensibilità Chimica Multipla è una condizione complessa e ancora molto discussa in ambito medico, motivo per cui spesso i pazienti fanno fatica a trovare riferimenti chiari e specialisti con esperienza specifica.
I bruciori e le parestesie che descrive potrebbero avere diverse cause, comprese problematiche neuropatiche come una possibile Nevralgia post-erpetica, indipendentemente dalla sensibilità ai farmaci.
Più che continuare a cercare soluzioni isolate, potrebbe essere utile rivolgersi a un centro ospedaliero universitario o a un ambulatorio di neurologia o terapia del dolore con esperienza nei disturbi neuropatici complessi, portando tutta la documentazione precedente.
Il fatto di non tollerare molti farmaci rende sicuramente tutto più difficile, ma non significa che non esistano percorsi di supporto o strategie personalizzate. Non affronti tutto da sola.
Buongiorno, sono ormai 2 mesi che non vivo più bene. È iniziato tutto una notte con delle scosse alla nuca. Sono finito al pronto soccorso anche perché sono svenuto e mi hanno detto che è cervicalgia. Ho già visto fisiatra e otorino. Ho vertigini tutto il giorno, più al mattino. Dolore alla mandibola e alla cervicale, sembra collegato con lo stomaco. Quando fumo mi viene da svenire. Se sono in giro o sto chiacchierando certe volte mi viene da svenire o da non stare in piedi. Nessuno sa darmi risposta, nemmeno il mio medico di base. Cerco qualcuno che mi aiuti perché non riesco più a stare così. I dolori li ho più al mattino o quando sto seduto per tanto tempo. Ho una protusione cervicale. Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco il disagio che sta vivendo, soprattutto perché i sintomi sono persistenti e molto invalidanti. Una Cervicalgia con protrusione cervicale può contribuire a tensione muscolare, dolore nucale, sensazione di instabilità e talvolta anche vertigini soggettive, ma probabilmente da sola non spiega tutto il quadro.
Il fatto che i sintomi peggiorino al mattino, da seduto a lungo o fumando potrebbe indicare anche una componente neurovegetativa, ansiosa o legata a tensione muscolare mandibolare/cervicale. Anche problemi dell’articolazione temporo-mandibolare possono dare sintomi molto fastidiosi e associarsi a vertigini e senso di sbandamento.
Il fatto che pronto soccorso, otorino e fisiatra non abbiano rilevato urgenze neurologiche importanti è comunque rassicurante.
A questo punto potrebbe essere utile una valutazione neurologica completa e, se non già fatta, anche gnatologica o vestibolare, per cercare di inquadrare meglio i sintomi senza focalizzarsi solo sulla protrusione cervicale.
Nel frattempo, considerato che riferisce sensazione di svenimento soprattutto fumando, il consiglio è di ridurre o sospendere il fumo, perché può peggiorare vasocostrizione, ansia e sintomi neurovegetativi.
Buonasera , ho tanto dolore alla colonna vertebrale ho varie ernie e ultimamente visto che ho dolori alla braccia e la notte si addormentano le mani e ho crampi alle gambe ho rifatto la risonanza cervicale con questo esito: Inversione della fisiologica lordosi del rachide cervicale che presenta marcate manifestazioni degenerative spondilodiscoartrosiche . Protrusione posteriore mediana che impronta il midollo spinale C3-C4 C4-C5 . Assottigliamento del disco C5-C6 C6-C7 con irregolarità dei piatti epifisari e osteofiti marginali posteriori che riducono l'ampiezza dei canali invertebrali . Non alterazione del segnale del midollo spinale . Io non so più che fare e cmq ho notato anche una deformazione delle mani. Non so a chi devo rivolgermi...ho troppo dolore e in passato già sono stata da neurochirurgo e fisiatra. Grazie a chi potrà aiutarmi ad avere un indicazione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La risonanza descrive un quadro di Spondilodiscoartrosi cervicale con protrusioni discali e segni degenerativi che possono spiegare dolore cervicale, disturbi alle braccia e formicolii/notturni alle mani. Il fatto che non vi siano alterazioni del segnale del midollo è comunque un elemento rassicurante.
La sensazione di deformazione delle mani e i crampi meritano però un inquadramento più ampio, perché non tutto necessariamente dipende dalla colonna cervicale.
Considerato che ha già eseguito valutazioni neurochirurgiche e fisiatriche, potrebbe essere utile un nuovo consulto neurologico e anche reumatologico, soprattutto se nota cambiamenti articolari delle mani o dolore diffuso persistente.
Quando il dolore diventa cronico e invalidante spesso serve un approccio multidisciplinare (neurologo, fisiatra, terapia del dolore, eventuale reumatologo) più che continuare solo con singole terapie episodiche.
salve, da gennaio ho grossa ernia espulsa l3 l4 con problema alla gamba dx, caviglia gonfia e piede cadente, volevo sapere se si poteva intervenire con anestesia locale.
grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
In presenza di Ernia del disco lombare con piede cadente, il quadro merita una valutazione neurochirurgica piuttosto rapida, perché il deficit motorio indica una sofferenza neurologica importante.
Per quanto riguarda l’intervento, nella maggior parte dei casi la chirurgia per ernia lombare viene eseguita in anestesia generale, anche se in alcuni centri selezionati possono essere utilizzate tecniche in anestesia locale o loco-regionale in pazienti particolari.
La scelta però dipende da molti fattori: tipo di ernia, tecnica chirurgica prevista, condizioni generali del paziente e valutazione dell’anestesista e del chirurgo.
Il consiglio è quindi di discutere direttamente con il neurochirurgo le possibili opzioni anestesiologiche, senza però rimandare troppo la valutazione vista la presenza del piede cadente.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…