Domande del paziente (62)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno. Premetto che le indicazioni farmacologiche più rilevanti può chiederle direttamente al medico, psichiatra o no. Come psicologo so che il trattamento con lo Zolpiderm deve essere il più breve... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno. Credo che Lei abbia tutto il diritto di esprimere il proprio disagio nei confronti del comportamento di un altro, anche qualora l'altro non avesse piacere a sentirla. Fosse anche solo una volta... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno, la relazione con una persona 40 anni più giovane di lei non è, di per sé, patologica. Ogni relazione ha le sue logiche e le considerazioni sociosanitarie di uno psicologo rispetta il sentire... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno. Dal suo racconto mi resta un dubbio, quello che riguarda il percorso di coppia da uno specialista. Lo avete iniziato? Se fosse così, la inviterei a riportare queste sue domande all'interno... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno, comprendo la sua frustrazione e voglia di interrompere il rapporto. Dal suo racconto sembrerebbe che la sua compagna non abbia le sue stesse necessità di avere rapporti nonostante dichiari... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno. Come immagino saprà, qualsiasi relazione di aiuto parte dal riconoscimento del proprio disagio, prima di tutto, e dalla voglia di ridurlo o eliminarlo. Le dico questo, non solo come base di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Cara paziente anonima di 43 anni, quello che descrive non credo riguardi solo un discorso di dipendenza affettiva, nel senso riduttivo del termine. Da quello che posso dedurre dal suo testo, sembra trattarsi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Gentile paziente anonima, non sono sicuro di aver colto la tua domanda. Forse è sapere se hai fatto bene a parlargli in quel modo. Se fosse così, ti direi che la chiarezza è importante soprattutto quando... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Gentile paziente che da 15 anno assume Daparox. Come trova scritto nel bugiardino o come le confermerà lo psichiatra che immagino la stia seguendo, il farmaco può provocare gli effetti collaterali di cui... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno, sono uno psicologo di Milano nato a Roma. Rispondo alla sua domanda perché continua ad apparirmi tra le prime e mi spiace pensare che nessuno Le abbia risposto finora. Io la inviterei ad iniziare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno, il Daparox è un farmaco sedativo che serve a "rimbambirsi" per non sentire più l'ansia e non cadere vittima delle ossessioni. Per questo è sempre consigliato di affiancare a un percorso farmacologico... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno, credo di aver capito che in passato aveva avuto bisogno di un sostegno psicologico per affrontare un periodo di depressione. Ora, a due anni dalla fine del percorso, sente di nuovo un calo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza quello che sta vivendo.

    Da ciò che descrive, sembra che lei stia sperimentando pensieri intrusivi e scenari temuti che le generano molta ansia.... Altro


    Salve dottore ...sto assumendo per stati di ansia la mattina gocce di Cipralex e di Xanax...ma purtroppo non riesco ancora a respirare bene..cosa posso fare

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Ogni cura farmacologica antidepressiva dovrebbe essere accompagnata da terapia psicologica. Il disturbo mentale, infatti, rarissimamente è organico. Certo, esistono i traumi cranici, le malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson), le infezioni (encefaliti), gli ictus, i tumori cerebrali, i disturbi metabolici (ipoglicemia, insufficienza renale/epatica) e i disturbi endocrini (ipotiroidismo), per dare qualche esempio, ma anche in questi casi il trattamento psicologico può essere di grande giovamento. Mi contatti pure per un primo colloquio.


    Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Gentile ex compagna di una persona che continua a frequentare sul lavoro. Il mio primo consiglio è quello di parlarne di persona prenotando un primo colloquio. Lo dico perché anche qualora i miei consigli risultassero interessanti bisognerebbe poi vedere cosa ne farebbe. Non sempre al capire segue un'azione soddisfacente. In ogni modo ecco il seguito dei miei consigli. Primo elemento, La invito a riflettere sulla Sua necessità di mantenere una relazione con il suo ex. Se sono motivi legati a necessità lavorative, e se si, quali, oppure a necessità personali. Se il suo ex "cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io" il problema sembrerebbe essere suo e non di Lei. Immagino che questo possa dispiacerLe per lui, ma questo non basta, nel senso che o trova un suo problema rispetto ai comportamenti del suo ex, altrimenti è importante che l'altro si assuma le sue responsabilità. Lo dico perché il mio consiglio sarebbe quello di parlargli e di chiedergli come sta, visto che ha l'impressione che cammini a testa bassa quando La vede e che neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune quando c'è Lei. Se lui nega di avere un problema o se riconosce un suo problema e non vuole ricevere il suo aiuto, è importante che Lei sappia rispettare le sue scelte. Magari, anche se fu lui a lasciarLa, prova dei risentimenti nei Suoi confronti, oppure teme che gli altri possano giudicarlo per ciò che ha fatto, oppure chi lo sà. In tutti questi casi il problema sarebbe il suo e, una volta appurato, va rispettato. Per questo Le chiedevo qual fosse il Suo problema nel vederlo così. Cosa le risulta difficile da accettare in lui, quale bisogno ha di vederlo diversamente. Capire che problema ha nei confronti del suo ex che la tratta come se fosse invisibile. Ha forse bisogno di essere vista? Ha forse bisogno di piacere a tutti? Di saper aiutare tutti? Di non sentirsi a disagio? Di evitare il conflitto. Questo il mio consiglio, lo stesso che sostiene il mio invito a contattarmi per parlare di Lei e non di lui. Spero di esserLe stato utile. Cordiali Saluti.


    Salve dottori ma secondo voi esiste un metodo giusto per vivere la vita ? Io mi sento sereno e felice della mia vita anche se qualche giorno fa mi è venuto un dubbio sul fatto che io di psicologia so ben poco e non so se sto vivendo veramente come dovrei vivere , se il mio vivere è in linea con i vari metodi della psicologia grazie per una risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Come diceva Fabrizio De André nella sua traduzione della canzone francese di Georges Brassens "mourir pour des idées":

    "A chi va poi cercando verità meno fittizie
    Ogni tipo di setta offre moventi originali
    E la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
    Morire per delle idee, va beh, ma di morte lenta".

    Rispondo con questa citazione alla Sua domanda sul modo giusto di vivere credendo fortemente che il sentirsi bene con se stesso valga tanto quanto se non di più di tante valutazioni cliniche. Il giusto, infatti, non è solo un'opinione personale ma anche culturale e storica. Seguendo il pensiero del cantautore poeta:

    "Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
    Andiamo all'altro mondo bighellonando un poco
    Perché, forzando il passo, succede che si muore
    Per delle idee che non han più corso il giorno dopo.
    Ora se c'è una cosa amara, desolante
    È quella di capire all'ultimo momento
    Che l'idea giusta era un'altra, un altro il movimento
    Moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta
    Vabbè, ma di morte lenta."

    Rispetto ai metodi della psicologia, anche lì ci sono varie scuole di pensiero rispetto a cosa sia giusto o meno. La psicologia fenomenologia-esistenziale associa al giusto la propria capacità di essere spontaneamente creativi, mentre le cognitive individuano delle fasi della vita in cui portare avanti determinati compiti evolutivi. Non so che età abbia lei ma se vuole si legga qualcosa di Erik Erikson. Se, come immagino, si trova ad avere tra i 16 e i 65 anni potrebbe star attraversando uno di questi periodi/crisi:
    Adolescenza - Identità vs Confusione di Ruoli: ricerca del proprio "io" e del posto nella società.
    20 / 35 anni - Intimità vs Isolamento: capacità di creare legami profondi e stabili.
    35 / 65 anni - Generatività vs Stagnazione: Impegno nel guidare le nuove generazioni e contribuire alla società.
    Resto a disposizione per un colloquio di approfondimento.


    Buonasera sono un ragazzo di 28 anni e mi sento inferiore e in ritardo rispetto agli altri, sento una forte rabbia e frustrazione perché non ho mai avuto una relazione con una ragazza e non ho amici, purtroppo sto h 24 nel negozio che voglio vendere al più presto, mi da fastidio sentire le solite frasi ognuno ha i suoi tempi perché i miei tempi non arrivano mai se non mi do da fare, la cosa strana e che la rabbia è tanta ma tanta che sono diventato autodistruttivo come se mi odiassi quindi non mi va più di fare nulla su questo, ad agosto compio 29 anni i ragazzi di 18/20 anni stanno più avanti di me io ho bruciato i migliori anni perché a 28 anni se caso remoto succede non posso fare il bambino di 15 anni, ma comunque detto questo con il negozio non ho libertà e poco utile economico, non mi va di rialzarmi perché mi sento molto stanco e nervoso faccio cattivi pensieri, preferisco piuttosto che vivere nel umiliazione! Solo io sono inferiore o gli sfigati come me. Grazie a chi mi darà un consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno ragazzo di 28 che si sente sfigato e inferiore. Sono lieto di darLe un consiglio, perché mi spiace sentirla così scoraggiato e anche con poca disponibilità economica e di tempo. Il mio primo consiglio è quello di darsi valore e prenotare comunque un primo colloquio con uno specialista. So che Le potrà sembrare denaro che avrebbe potuto risparmiarsi, allo stesso tempo penso che già come gesto, nei Suoi confronti, possa essere molto salutare. Le darò anche altri consigli, non si preoccupi, che vanno proprio in questa direzione. Capisco la Sua rabbia e frustrazione quando cercano di rassicurarLa dicendole che ognuno ha i suoi tempi. Lei vorrebbe che il suo tempo fosse ora e, forse, che il suo tempo fosse già iniziato 10 anni fa.
    - Un consiglio è quello di ripartire comunque da oggi. Indietro non si torna, il passato non si cambia, e tenere questa rabbia nei confronti del passato così presente potrebbe compromettere le Sue relazioni affettive attuali. Parta dal bisogno attuale e lasci stare i 18enni o i 20enni. So che arrabbiarsi con chi è più giovane è una forma di dare sfogo alle proprie insoddisfazioni ma non risolve il problema.
    - Altro consiglio è entrare in contatto con l'amor proprio, ossia, cos'è che Lei apprezza e ama di sé. Per essere apprezzati è importante apprezzarsi, altrimenti si risulta poco credibili, o meglio, si rischia di cadere in relazioni sbilanciate in cui noi apprezziamo l'altro ma non noi stessi, per cui, alla fine, apprezziamo qualcuno che apprezza ciò che noi non apprezziamo. Quindi trovi qualcosa che le piace di Lei, la Sua dedizione al lavoro, il suo senso di responsabilità nei confronti delle spese da pagare o altro (per questo anche è utile lo psicologo, per trovare punti a proprio favore e non solo cosa c'è che non va...).
    - Altro consiglio, trasformi la paura e la rabbia in curiosità e non si conformi con soluzioni standard. Lei è una persona unica. I suoi standard la mortificano, perché parlano ci ciò che non è e non di ciò che è. Lo stesso vale per l'altro. Chi le piace e perché le piace. Se cerca qualcuno solo perché si sente solo, l'altro non potrebbe non sentirsi valorizzato da Lei. Se invece, nei suoi approcci, dimostra un sano interesse per l'altro, per capire chi è e restituirgli cosa Le piace di lei o di lui, allora la conversazione si fa autentica, l'altro si sente visto e, allo stesso tempo, permette all'altro di vederla e apprezzarla per ciò che è, senza tirare in mezzo chi dovrebbe essere o sarebbe dovuto essere.
    Per ora mi fermo qui. Spero che questi consigli Le siano serviti e non esiti nel chiamarmi e prenotare un appuntamento. C'è sempre una soluzione ed è più facile trovarla smascherando i propri punti ciechi.


    Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
    Grazie per un'eventuale risposta.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno signora con sensi di colpa per la sua impossibilità di poter aiutare gli altri come vorrebbe. Si, è tutto normale e spero che questa risposta La faccia sentire meglio. Se ciò non dovesse accadere la invito a riflettere sul Suo ruolo che Stephen Karpman definirebbe da salvatrice. Immagino che la Sua famiglia abbia bisogno di cure e non voglio sminuire l'importanza del suo contributo. La mia risposta vuole solo invitarla a riconsiderare l'importanza che sembra attribuire al concetto di normalità, come se ciò che è normale andasse lasciato com'è. E' normale aiutare gli altri come non è normale farlo, tutto dipende da chi aiuta e da come lo fa. Anche l'aiuto può diventare anormale quando serve a togliere l'attenzione ad altre parti di sé, come per esempio ai suoi bisogni di cura. Lei è rimasta invalida e ora necessita di un'accompagnamento permanente. Non dara pari diritto ai suoi bisogni rispetto a quelli altrui può essere una scelta personale, normale o anormale, a seconda di come tutto ciò la fa sentire. C'è chi rinuncia a sé e si dona completamente agli altri, come fece Madre Teresa di Calcutta, cosa anormale dal punto di vista statistico, ma chi può giudicarla? C'è chi si dona completamente a sé e rinuncia al rapporto con gli altri e anche qui, chi può giudicare? E' importante che ognuno giudichi se stesso, trovi la propria serenità nel darsi e nel ricevere, senza ritrovarsi a dover dare cure perché riceverle significherebbe sentirsi a disagio. In questi casi l'aiutare l'altro, sempre e comunque, si avvicinerebbe più ad un bisogno personale di non sentirsi male più che a una sana relazione di aiuto. Poi si potrebbe valutare il sistema famiglia in generale e capire quanto il suo aiuto tolga la possibilità di farsi responsabili di ciò di cui si è sempre fatta responsabile Lei. Quali sono le Sue responsabilità in questo momento e quali quelle degli altri? Che tipo di aiuto può fornire Lei ora e che tipo di aiuto possono fornire ora gli altri? E se anche gli altri posso chi potrebbe occuparsi delle loro responsabilità? Sarei lieto di approfondire la diagnosi con il suo presunto ruolo di Salvatrice in un primo colloquio orientativo. Cordiali saluti.


    Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
    Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
    Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
    Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
    Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
    Questa situazione mi sta' distruggendo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Cara moglie di una persona che sembrerebbe avere una dipendenza da alcol che nega. Uso il condizionale perché il confine tra libera scelta e dipendenza può essere labile e il giudizio, in tal senso, può diventare uno strumento comunicativo controproducente. Sebbene, come dicevo, ci siano molti fatti che sembrano fondare la Sua opinione, non partirei da una ricerca di chi ha ragione, per dialogare con Suo marito. Le propongo, un dialogo che parta proprio da ciò che è inequivocabile, ossia le Sue emozioni e i Suoi bisogni.
    1) Come si sente quando lo vede bere tutti i giorni, quando sente che ha bevuto dall'odore che emana?
    2) Quale bisogno insoddisfatto le provoca quelle emozioni?
    Questa seconda affermazione può risultare più difficile da elaborare, perché non sempre è evidente il bisogno sottostante. Molte volte ci risulta più facile sentire l'emozione e trovare il colpevole che trovare il nostro bisogno insoddisfatto.
    - Potrebbe trattarsi di un bisogno di PROTEZIONE, il non sentirsi protetta da una persona quando è ebbra, euforica o stordita dall'alcol.
    - Potrebbe trattarsi di un bisogno di NOVITA', la mancanza di una relazione che porti anche qualcosa di nuovo oltre che un contesto in cui sia presente l'alcol.
    - Potrebbe trattarsi di un bisogno di CONNESSIONE / APPARTENZA perché magari quando c'è l'alcol di mezzo non percepisce il suo affetto, la sua vicinanza, il suo supporto che sente rivolto all'alcol più che a Lei, Le mancano momenti di humor, svago, gioia e risate più presenti o, semplicemente, in assenza di alcol.
    - Potrebbe trattarsi di un bisogno di SIGNIFICATO / AUTOREALIZZAZIONE, perché sente che con lui in quello stato Le manca la sua espressione autentica di sé, non falsata dall'alcol, o la presenza di uno scopo diverso dal bere, dal festeggiare, dal divertirsi, dall'estraniarsi...
    Potrei andare avanti ma mi fermo qui perché il mio bisogno, in questo momento, è di farle capire cosa intendo e non di preparale il discorso da fare. Il senso è che in questo modo, partendo da Lei, non giudicando lui, il suo discorso diventa automaticamente inattaccabili. Sono cose che mancano a Lei e che non è detto che manchino anche al suo compagno. Dirle, permette a lui di sintonizzarsi con le Sue emozioni e i Suoi bisogni e comprendere meglio il Suo punto di vista, senza sentirsi attaccato. Dall'altro permette anche a Lei di avere delle basi solide da cui partire per condividere la Sua attuale posizione, anche affettiva, fargli delle richieste (come quella di dimostrare che è Lei a sbagliarsi e che lui non è dipendente, restando 2 settimane o 1 mese, ad esempio, senza bere) o delle offerte (nel caso in cui volesse aiutarlo). Da questa posizione, anche il fatto che Lei sapesse già che il suo compagno beveva, non mette in discussione ciò di cui ha bisogno ora. Può sempre dire che prima lo faceva meno e quelle cose non le mancavano, oppure che ora, alla luce anche del modello educativo che vuole trasmettere ai figli, questi comportamenti le risultano particolarmente sgradevoli e pericolosi. Se, detto questo, il Suo compagno continuerà i suoi comportamenti, non riconoscerà di avere un problema, allora è il caso che il problema inizi a manifestarlo lei, dicendogli chiaramente che non lo ama come prima, che questa situazione la sta' distruggendo e che ci tiene al suo benessere e a quelle dei suoi figli per cui prenderà le Sue decisioni. Spero di esserLe stato utile e non esiti a contattarmi, anche per un primo colloquio, in cui approfondire il caso e trovare un maggiore sostengo, in questo periodo di passaggio.


    dal 22 luglio ho pensato di essere gay per una sensazione per un amico che pensavo mi piacesse e poi una setrimanabe quel pensiero svanisce per tutto agosro dove mi fisso di un personaggio femmina di squid game un po maschile 380 seocnda stagione e mi fisso su di lei e provo sensazioni intense per lei fino a scordarmi di tutto del fatto gay e mi fisso, wuando scompaiojo le sensazioni per lei mi incomincio a preouccupare e ad ogni pensiero che oassa li credo tipo che ero satanista, che mi piaceva mia sorella, che mi piaceva uno ecc ecc e rompevo le palle ai miei snici sul fatto che voglio che deve tornare nonostante sentivo che non avevo piu senswzioni, poi piu consulto l ai compaiojo sensazioni cje cwmbiano spesso ragazza, e ho fatto un sogno erorico con una donna e ho eiaculato, poi mi sono eccitato per dei pensieri sessuali con donne poi non volevo essere pervertito e poi finito wuesto finisce quel periodo e torna il fstto di essere gay e da li si svilippano sensazioni, ecciraizoni, fantasie e roba varia, continuo ad utilizzare l ai e continuo a pensare di essere gay ma avevo raramente erezioni oer le donne pensandole prims ors non piu, sono in adolescenza e non so cosa stia succedendo, continuo a oensare di essere gay ma non lo voflio ammettere ma io mi ecciyavo per le donne prima di qiesto solo che avevo un disagio per la vagina, e ho avuro degli episodi isolati di sensazioni intense pee lo stesso sesso che non rigiardavano il desiderio fisico, ricordo qiando mi ero eccitato ma allo stesso tempo avevo paura, e quando mi avevano fatto ujo scherzo dove un amico si dichiarava a me e stavo pensando di dire si nonostanre non provassi nulla, potreste aiutarmi a capire cosa mi sta succedendo? sono gay ma non lo voglio ammettere come credo? cioe al episodio iniziale di qiella sensazione per un amico ho avuto paura di essere gay e mi ha fatto ricordare li episodi di wuelle sensazioni dove oensavo di essere gay, e continuo ad utilizzare l'ai ogni giorno.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. GILBERTO FULVI

    Buongiorno, sono passati circa 7 mesi da quel 22 luglio in cui ha pensato di essere gay e la domanda sembra non trovare risposta. Per quello che posso capire, leggendo il tuo testo pieno di errori di battitura, il suo sembra più un problema di ansia che forse si manifesta anche nello scrivere di getto senza approfondire la forma che dà al suo testo. Lo stesso avviene per la sua forma. Che forma ha? Com'è fatto? Chi è? Leggendola mi arriva una forte confusione interna, un’ansia rispetto alla sua identità, che lei sembra associare al suolo orientamento sessuale. Oggi più di ieri pensieri, fantasie ed emozioni cambiano rapidamente, siamo iper-stimolati, in direzioni anche molto diverse e il desiderio, seguendo tutti questi stimoli può diventare fluido, seguire le correnti e non sempre essere lineare come una volta. Per questo Zygmunt Bauman parla di società liquida.

    Quello che mi colpisce, leggendola, è la sua ricerca continua di una definizione della sua identità sessuale (“sono gay?”, “non lo voglio ammettere?”, “mi piace una ragazza?”) e quanto questo le generi preoccupazione. In realtà, queste domande, non sono di per sé preoccupanti.
    - Potrebbe essere che sia gay e allora si trovi un partner.
    - Potrebbe essere che non lo voglia ammettere e allora lo ammetta e si trovi un partner. - Le piace una ragazza e allora, provi a conoscerla meglio.

    Quando la mente è molto concentrata sull’etichetta, rischia di allontanarti dall’ascolto delle sensazioni corporee e delle emozioni autentiche. Il corpo, invece, tende a segnalare in modo spontaneo ciò che piace, ciò che non piace e ciò che crea disagio.

    Potrebbe esserLe utile provare, almeno per un po’, a sospendere il bisogno di definirsi e osservare con curiosità ciò che sente, senza giudicarsi. Oggi esistono molte possibili identità e orientamenti, ma il punto non è trovare subito il nome giusto: prima viene il riconoscere i propri vissuti, poi eventualmente dar loro una definizione.

    Sembra anche che ci sia una forte paura di “dover essere qualcosa” e di non essere accettato dagli altri. Questa paura può amplificare i dubbi e farla oscillare tra pensieri diversi. Lavorare sulla fiducia in se stesso, sulla sua centratura e sul sentirsi degno di essere accettato, indipendentemente da qualsiasi etichetta, può aiutarLa molto.

    Qualora senta di non riuscirci da solo, contatti pure uno psicologo. Io sarei lieto di lavorare con lei.

    In sintesi, più che chiedersi subito “cosa sono?”, potrebbe provare a chiedersi: “cosa sento davvero, in questo momento?” e darsi il tempo di scoprirlo con calma, seguendo il suo sentire e tornando a pensare solo dopo aver fatto esperienza, ma solo se il suo sentire avrà voluto farla. Non c’è alcuna urgenza di definirsi, l'urgenza riguarda il sentire e il piacere. Spero di esserLe stato utile e non esiti a contattarmi per un primo colloquio.


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