Domande del paziente (19)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Forse il punto non è decidere se la depressione sia un alibi.

    Forse il punto è chiederti: dove finisce la comprensione… e dove inizia la tua rinuncia?

    Perché se per proteggere lui stai smettendo di ascoltare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Forse il dolore di oggi sta toccando tutti i dolori che hai dovuto reggere da sola.

    E allora certo che ti sembra troppo.

    Ma attenzione a questo punto: il fatto che tu oggi ti senta senza forza non significa... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Marina, da come scrivi sembra che il punto non sia solo capire G.

    Sembra che questa situazione stia toccando una parte di te che si sente facilmente esclusa, ostacolata, forse persino “di troppo”.

    Ed... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Quello che oggi la spaventa sembrerebbe essere soprattutto la paura che l’ansia possa tornare e prendere il controllo delle sue giornate. Quando la mente inizia ad osservare continuamente ogni segnale... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Potrebbe essere molto pesante e doloroso guardarsi dentro e vedere solo errori o mancanze.
    Il fatto che adesso riesca a guardare la sua vita con più consapevolezza non significherebbe che sia troppo tardi.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Potrebbe essere comprensibile che questo cambiamento la spaventi.
    Quando per molto tempo il corpo e la mente restano in uno stato di forte tensione, l’ansia può diventare quasi una “normalità”. Quando... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Potrebbe essere davvero molto doloroso vivere un cambiamento così improvviso.
    Quando una persona passa dal dire “ti amo alla follia” al prendere distanza, il cuore potrebbe sentirsi confuso, quasi tradito... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Potrebbe essere utile fermarsi un attimo su questo.

    Quando arrivano questi “loop”,
    cosa ti sembrerebbe di stare cercando in quel momento?
    Una risposta? Una certezza? Un controllo?

    E ancora:
    riesci a... Altro


    Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Potrebbero essere utili alcune domande:

    Quando ti chiedi “sono normale?”,
    cosa stai cercando davvero di capire?

    Perché da come ti descrivi, sembrerebbe che tu riesca a stare nelle difficoltà, a pensarle, a gestirle.
    E questo non indicherebbe qualcosa di patologico.

    Allo stesso tempo:
    quando nasce il dubbio, cosa succede dentro di te?
    È curiosità, oppure c’è una parte che cerca conferme?

    Sul tema “normale o patologico”, potrebbe aiutarti spostare lo sguardo:
    questa cosa ti fa stare peggio? ti blocca? limita la tua vita o le relazioni?
    Se la risposta fosse no, probabilmente non sarebbe un problema clinico.

    E rispetto al professionista:
    non sembrerebbe una questione di “dover andare”.
    Potrebbe essere più utile chiederti:
    in quali momenti sentiresti che farlo insieme a qualcuno potrebbe aiutarti a vedere meglio?

    Non c’è un obbligo.
    Ma potrebbe esserci una possibilità,
    non perché “non sei capace da solo”,
    ma perché alcune cose, viste in due, diventano più chiare.


    Buongiorno,
    vorrei sottoporvi una mia problematica. Ho 37 anni e fin da ragazzina ho avuto difficoltà nel relazionarmi.
    Quando andavo a scuola ho sofferto di bullismo, mi canzonavano per il mio aspetto (a loro dire, ero una racchia) e subito costanti angherie.
    Anche per questo motivo fino ai 19 anni non ho mai avuto alcuna esperienza sessuale o di amore giovanile ma da ragazzina non mi ponevo il problema, ho sempre avuto molte passioni e poche amicizie ed ero contenta così.
    Dai 20 ai 23 anni ho avuto la mia prima storia seria con una persona rivelatasi poi insicura e con la quale vi erano costanti litigi. Dopo quasi 3 anni decido di chiudere questa relazione e per un po' sono stata bene così da single. Il problema nasceva quando provavo a rimettermi in gioco, perchè incontravo puntualmente persone interessate solo a rapporti fisici.
    Dopo questa prima storia ho avuto altre 3 relazioni (tutte a distanza di anni l'una dall'altra) della durata di un anno. In queste relazioni sono stata sia lasciata (dicevano di non sentirsi pronti) e ino l'ho lasciato io. Il problema nasce dal fatto che spesso e volentieri mi sentivo una sorta di passatempo per loro, non ho mai percepito un interesse reale di voler costruire qualcosa.
    Ad oggi sono single da quasi 5 anni e comincio a pensare che forse o nemmeno io voglio costruire qualcosa o sono sfortunata. In questi anni ho provato spesso a rimettermi in pista ma non sono mai andata oltre 2 appuntamenti. E temo che l'interesse che gli uomini hanno sia solo di natura sessuale. Quando ci esco insieme li vedo distratti e sembra quasi che debba corteggiare solo io. Inoltre non mi spiego come mai per anni sono trascorsi mesi senza fsrr incontri nella vita quotidiana e mi sono dovuta abbassare ad usare le app di dating per poi rivelarsi un ricettacolo di mercenari.
    Quando esco trovo solo gente molto grande o già impegnata e non so più dove sbattere la testa.
    Sono sola da anni e temo di non riuscire a sopportare altrettanti anni da sola.
    Mi chiedo solo che cosa ho fatto per meritare un simile dolore quando tutte le ragazze trovano qualcuno.
    In questi anni ho cercato delle risposte ma non me trovo. Comincio a pemsare che semplicemente non sono il tipo di donna con la quale un uomo vorrebbe una relazione. Mi sento depressa e spesso esco a camminare per ore o anche senza meta. Tanti mi dicono: "meglio sola che male accompagnata". Ma cosa ne sanno del dolore? Di quel dolore che ti fa bagnare il cuscino di lacrime! Vorrei solo potermi rassegnare una volta per tutte e tenermi tutto magari sposandomi al lavoro. Ma non penso sia possibile non amare più
    Ti dicono "trovato un hobby ", beh ne ho una serie ma non bastano a colmare il vuoto perché la testa va a quel pensiero, il pensiero "ok, togliti dalla testa di avere un compagno!"
    Ho superato tanti momenti bui nella mia vita ma la solitudine perenne penso non sia accettabile per nessuno sopratutto se pensi che hai un cuore grande.
    Vi chiedo solo se esiste un modo per convivere con questo tarlo nel cervello.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Potrebbe essere utile fermarsi su alcune domande.

    Quando incontri qualcuno e senti che è distratto,
    cosa succede dentro di te in quel momento?

    Ti capita di restare anche quando percepisci che non c’è presenza?
    Cosa ti fa restare?

    Quando dici “sono solo un passatempo”,
    è qualcosa che l’altro dice esplicitamente, o è una sensazione che costruisci tu?

    E ancora:
    quando pensi “non sono il tipo di donna da relazione”,
    da dove arriva questa idea? È tua, o è qualcosa che hai imparato nel tempo?

    Sembra ci sia qualcosa da guardare con più chiarezza.
    E forse questa volta non sarebbe necessario farlo da sola.
    Potrebbe esserci uno spazio in cui iniziare a capire, insieme a un professionista, cosa sta accadendo davvero dentro queste esperienze.


    Non so come iniziare, non so se tutto questo mi farà bene o se mi porterà solo a crollare in un abisso il cui fondo non mi farà più risalire, sono tante cose in questo periodo, sono stanca, stanca di non sapere se avrò un futuro e come sarà il mio futuro, stanca di non accettarmi, stanca di non sapere affrontare nulla di tutto questo.
    Sono al limite, non c’è un giorno in cui io non pensi che sparire sia l’unica soluzione.
    Non so lottare, non so credere nelle cose fino in fondo, non so fare nulla, non so cosa provo la maggior parte delle volte.. sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca realmente.
    Voglio un amore, di quelli che ti strvolge, o forse no, forse voglio solo amore perché non ne ho mai avuto, o l’ho avuto?
    Quello con mio padre era un rapporto vero? Si comportava veramente da padre con me? Me ne pentirò di non parlagli quando morirà? Che fine farò io quando l’unico modo per parlargli sarà sotto 3 metri di terra?
    Perché non riesco a essere quella di prima? Perché non riesco a rialzarmi? Perché non riesco più a studiare e a concentrarmi? Non ho mai fatto il massimo e me lo riconosco ma perché ora non riesco a fare neanche quel minimo? Cosa sta succedendo? Perché non ho più il controllo del mio dolore? Perché gli sto permettendo di bloccarmi in questo loop continuo?
    Perché continuo a dormire quando in realtà è l’ultima cosa che vorrei fare?
    Perché continua a farmi domande a cui non avrò risposte?
    Perché continua a venirmi in mente il suicidio? Perché non riesco a vedere un futuro per me?
    Perché non ho un hobby?
    Pecche non so cosa mi piace?
    mi piace tutto o non mi piace nulla?
    Perche penso a aron ma solo se nello stesso pensiero c’è Emanuele?
    La storia di Simone che significa?
    Perché ogni menzogna che mi racconto poi finisco per reagire come se fosse vera.
    Perché quando provo a esternare cosa penso non faccio altro che farmi domande senza darmi risposte a esse?
    Perché lo sto facendo adesso?
    Che colpa ne ho io?
    Che senso ha la mia vita adesso?
    Sono stanca di dormire e svegliarmi l’indomani e sentirmi come adesso. Ma dormire è l’unico modo per non sentire il caos che provo adesso
    Lo provo sempre in realtà
    Che lezione devo imparare ancora?
    Perché l’amore non arriva?
    Cosa devo capire prima che arrivi?
    È questo no?
    Il motivo.
    Devo imparare ad amare prima di amare realmente se no finisco per ferire le persone
    E chi pensa a me?
    Tutte le volte che mi hanno ferito, che mi hanno usato.
    Non ho più voglia
    Tutto questo male
    Mi porta solo più confusione
    E scriverlo è stato peggio
    Mi sta ricordando tutte le cose brutte che provo e continuerò a provare perché non cambierò
    Sono questa da anni
    Sento che non cambierò. Grazie per qualunque punto di vista riusciate a fornirmi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Quello che stai vivendo è molto intenso. E il fatto che tu lo stia mettendo in parole dice che una parte di te non vuole sparire, ma essere capita.

    Ti lascio alcune domande, con calma:
    c’è una parte molto stanca e scoraggiata: di cosa avrebbe bisogno, adesso, per sentirsi anche solo un po’ meno sola?
    c’è anche una parte più lucida: cosa ti direbbe di fare oggi, nelle prossime ore, per restare?

    Se questi pensieri sul “sparire” tornano spesso, non è qualcosa da reggere da sola.
    Può avere senso chiederti a chi puoi rivolgerti subito: una persona fidata o un professionista, anche solo per iniziare a non stare da sola in questo.
    Anche una chiamata breve è un passo.


    Salve, sto attraversando un periodo molto complicato con il mio compagno io ho quasi 36 anni lui quasi 33
    Il problema è che tra
    Me e lui c’è un grosso ostacolo il suo lavoro
    Fa il cuoco ma ora si è preso come responsabile troppe responsabilità troppe pressioni e mancanza di presenza con me nella sua relazione,io non lo vedo quasi mai parla sempre di lavoro secondo me ha una dipendenza di lavoro pensa troppo a soldi lavoro anche con me pensa sempre al lavoro non si svaga mai io sinceramente sto davvero male negli ultimi mesi ho iniziato a essere nervosa piangere non avere appetito non ho fame in 4 mesi ho perso 8 chili …. Io gliel’ho parlato ma lui mi dice non può fare altrimenti perché è responsabile ed ha più impegni e impicci … lui l’anno scorso mi fece capire che sarebbe andata bene la nostra relazione che ci sarebbe stato ma non c è più presenza solo una volta a settimana se non cambiano un po’ le cose…. Io non ce la fo più …. Lui mi dice son periodi ma sti periodi son mesi non giorni…. Ma poi anche quando è con me lo chiamano sempre al telefono per problemi mi lascia sola ha da chattare col telefono É davvero diventata pesante la cosa…. Ma la cosa più assurda che quel giorno che stiamo insieme non prende mai iniziative di nulla dice É sempre stanco morto massimo due volte al mese mi porta a mangiare fuori e basta…. Io sono molto confusa non so cosa fare ho bisogno di un consiglio grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Può provare a fermarsi su questo:
    quando pensa a questa storia, cosa succede dentro di lei?
    c’è una parte più fragile che si sente ferita o confusa: di cosa avrebbe bisogno?
    c’è anche una parte più lucida che osserva: cosa le sta dicendo, senza giustificare né accusare?

    Se sente che da sola resta nel dubbio o fatica a tenere insieme tutto questo, può chiedersi se avere uno spazio con un professionista possa aiutarla a conoscersi meglio e a trovare una posizione più chiara, senza forzarsi.


    Buongiorno sono in una relazione da oltre 20 anni tra fidanzamento, convivenza e matrimonio con la nascita di un figlio ormai grande...la nostra storia è come quella di tanti, alti e bassi, caratterizzata ad intermittenza da assenze più o meno lunghe (fino a oltre 4 anni) di intimità e quasi totale assenza di dialogo, ma andiamo avanti...
    Tempo addietro scopro dalle sue ricerche Google che ha guardato molto materiale su come riconoscere l'interesse di una donna, cose da dire ad una donna, segnali per capire se piaci ad una donna...ci sono state ricerche per regali da fare ad una collega di lavoro, ci sono state molte ricerche su alberghi e motel nella città vicino alla nostra, quello che mi ha scioccato sono molte informazioni prese su vari tipi di preservativi che noi non usiamo da almeno un decennio...(Alla mia richiesta di chiarimento mi è stato detto fossero per un collega, il regalo e l' albergo mentre sulle altre ricerche dice che c' è stato un momento in cui pensava che una collega stesse flirtando con lui e voleva capire e poi si sono chiariti) Ora io ovviamente non gli credo, anche soprattutto dopo aver trovato una chat nascosta da impronta digitale, chat che mi ha fatto leggere e fino a quel punto assolutamente innocua a meno che non siano stati cancellati dei messaggi...ma se innocua perché nascondere?????
    Pochi giorni dopo aver effettuato le ricerche per gli alberghi e motel mi dice che probabilmente faranno una cena tra colleghi proprio in quella città...
    Non sono più riuscita a trattenermi e ho detto che sapevo di tutte le sue ricerche e ha liquidato tutto appunto come ho spiegato poco sopra, che alcune erano ricerche per un collega e altre per potersi chiarire con questa donna presumibilmente interessata a lui ... ripeto io non riesco a credergli, non mi ha tradita e di questo sono certa, se non cose di poco conto, ma quello che mi fa male è pensare che stesse pianificando di poterlo fare, che l' interesse non fosse di una donna verso di lui ma di lui verso questa donna che poi alla fine deve avergli dato il benservito...oppure tutto non è andato avanti perché io ho scoperto....ora io vorrei superare questa cosa, mi sento una pazza a volte per dare così tanto peso a qualcosa che poi in fine non è successo ma più ci penso più lo sento comunque un tradimento...in cosa sbaglio? Riuscirò mai a superare? Ci sono molti altri dettagli meno importanti in questa storia che però sommati al tutto mi fanno sentire ancora più male, lui mi fa sentire spesso sbagliata, sottolineando talvolta dei miei comportamenti io non so che fare, non vorrei buttare alle ortiche una storia che comunque fa parte di me da più di metà della mia vita, ma con questo logorio sento di non poter andare avanti per molto, ho bisogno di superare questa cosa, sarà possibile con una persona che non comunica ed evita l'argomento?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Può provare a fermarsi su questo:
    una parte di lei cosa prova in questa situazione?
    un’altra parte cosa le dice che sarebbe giusto per sé?
    e, guardando i fatti con lucidità, cosa sa davvero e cosa invece le manca?

    Se queste parti restano confuse o in contrasto, può chiedersi se avere uno spazio con un professionista possa aiutarla a fare chiarezza, senza dover reggere tutto da sola.


    salve a tutti gentili psicologi ..
    domani ho un esame all università di storia medievale ma non riesco a ripetere oggi e mi sento molto bloccata ... il blocco mi paralizza. Come posso superare queste situazioni? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Puoi partire da qui:
    adesso, cosa sta succedendo dentro di te mentre provi a studiare?
    c’è una parte che si blocca o si spaventa: di cosa avrebbe bisogno per sentirsi un po’ più al sicuro?
    e c’è una parte più lucida: qual è il passo più piccolo che puoi fare ora, senza pretendere troppo?

    Non serve sbloccarti tutta insieme. Prova a iniziare da pochi minuti, senza giudicarti.
    Se questo blocco si ripete e ti lascia ferma, può avere senso parlarne con un professionista, per capire meglio cosa lo attiva e come affrontarlo in modo più stabile.


    Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i miei pensieri. Mi sembra di andare in disperazione e nessuno psicologo o psicoterapeuta che prenda per le corna il mio malessere. Sono un'assistente domiciliare e oggi ho fatto un'affiancamento insieme a all'altra operatrice per andare da 2 sorelle autistiche a casa. Mentre l'operatrice mi diceva tutte le cose io avevo dentro una voce, qualcosa che mi porta alla passività a pensare che non fa per me, l'altra operatrice era carina con me mentre io avevo paura di vederla sospettosa (come se poi mi autosaboto e faccio accadere quello che io penso) l'altro mi vede strana nel comportamento. In quel momento mi irrigidisco riesco ad essere poco spontanea. Devo poi faricare con il pensiero per ritornare in uno stato di calma apparente. La conseguenza è che ho poi pensieri di svalutazione di angoscia e accusa verso di me. Mi butto giù e mi cade l'autostima troppo facilmente da farmi paura. Proietto sull'altro tutto questo non so perché e del fatto che poi mi metto in un atteggiamento di dipendere come di paura a fare le cose spontanee. Mi congelo e si vede dal mio comportamento. Mi sento una sempre sotto giudizio anche quando non ce ne è bisogno. Io ci convivo da tanto tempo e si accentua in situazioni nuove credo. Quando mi viene questo malessere io vorrei sparire, mi vergogno a non avere una solida stima di me. Cosa mi scatena questo. Perchè io faccio così e non trovo la forza di non dare retta a questi pensieri? Ho paura di dipendere e divento una banderuola che non ha carattere e poi non riesco a fare le cose con serenità e spensieratezza. Vi chiedo che meccsnismo è come faccio a spezzarlo si può guarire? Mi ossessiona tanto. Grazie mille

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Leggendoti, arriva una cosa chiara: sei stanca di lottare da sola contro qualcosa che ti invade e ti fa dubitare di te.

    E forse la cosa che ti spaventa di più non è l’ansia in sé, ma il sentirti cambiare quando arriva. Come se non fossi più tu. Come se diventassi piccola, fragile, esposta.

    Ma vedi… il problema non è che non hai carattere.

    È che in certi momenti si attiva una paura così forte del giudizio, dell’errore o di non essere abbastanza, che ti blocca prima ancora di poter essere spontanea.

    E allora ti controlli. Ti osservi. Ti correggi. Ti accusi.

    E più fai questo, più ti perdi.

    Deve essere faticosissimo vivere così.

    Ma non sei sbagliata perché succede.

    Succede per un motivo.

    Spesso questi stati non nascono perché “c’è qualcosa che non va in te”, ma perché una parte di te ha imparato, forse da molto tempo, a stare all’erta. A proteggersi anticipando il rifiuto.

    Solo che oggi quella protezione ti fa soffrire.

    E qui c’è un punto importante: se si è imparato, si può anche disimparare.

    Non devi convincerti con la forza a non pensare.

    Non funziona così.

    Devi iniziare a capire perché ti credi così facilmente quando una voce interna ti dice che non vali, che l’altro ti giudica, che non ce la farai.

    Perché sei così pronta a dare ragione a quella voce… e così poco a te?

    Forse questa è la domanda vera.

    E forse, più che “spezzare il meccanismo”, c’è da incontrarlo.

    Capire da dove viene.

    Perché si accende.

    Cosa vuole evitare.

    E cosa succederebbe se, invece di combatterlo da sola, qualcuno ti aiutasse a leggerlo con te.

    Da lì il nodo comincia ad allentarsi.

    E sì, può cambiare.

    Più di quanto oggi ti sembri possibile.


    Salve , ho una situazione con una ragazza che lavora che mi fa male. Dal giorno 1 eravamo vicini, connessi, sempre a parlare e c'erano di interesse foete da entrambe le parti. Col tempo, anche dopo qualche uscita, tutto e svanito. Quando le dissi che mi piaceva tanto, mi disse che mi vedeva come un fratellino avendo 6 anni in piu di me. Fatto sta che i rapporti erano sempre buoni, fino a che ho avuto un periodo molto buio tra gennaio e marzo dove avevo scoperto che aveva detto di questa mia confessione in giro con amici nostri. Questa cosa mi ha fatto arrabbiare, le ho levato il saluto e non abbiamo piu avuto contatti a parte visivi dato che ci vediamo tutti i giorni a lavoro. Io sto male, non so più che fare e credo di averla trattata male. Mi manca tuttoo, vorrei solo prenderla e abbracciarla e dirle che e tutta colpa mia, che lei è unica e che io le voglio bene ma è.come se avessi preso l abitudine di non calcolarla. cosa faccio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    La domanda forse non sarebbe solo “devo cercarla o no?”, ma: ti manca lei… o ti manca ciò che sentivi con lei? Sono due cose diverse.

    E forse: stai cercando di recuperare una relazione… o stai cercando di riparare una ferita di rifiuto? Anche questo non coincide sempre.

    Perché a volte non soffriamo solo per una persona che si è allontanata, ma per ciò che quel legame aveva acceso dentro di noi.

    Se ti accorgessi che questo dolore prende molto spazio, ti blocca, o ti porta a oscillare tra rabbia e idealizzazione, potrebbe valere la pena parlarne con un professionista. A volte dietro qualcuno che “manca tantissimo” potrebbe esserci una parte di noi che sta chiedendo di essere vista.

    E forse il lavoro partirebbe proprio da qui: capire se vuoi tornare da lei… o tornare a te.


    Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Se ogni osservazione viene sentita come una svalutazione, forse il punto non sarebbe chiedersi se lui ce l’abbia con te, ma provare a distinguere una correzione da un rifiuto. Non sempre coincidono.
    Prova a chiederti: sto leggendo ciò che accade per come è, o per come temo che significhi su di me?
    Perché se dentro si attiva subito “sono incapace”, “non sono abbastanza”, allora forse chi soffre è una parte più antica e vulnerabile, non la studentessa di oggi. E quella parte non andrebbe zittita. Andrebbe ascoltata.
    Se questo tema del giudizio ti accompagna da tempo, e non riguarda solo questo professore, potrebbe anche essere qualcosa che varrebbe la pena approfondire con un professionista. Non perché ci sia “qualcosa che non va”, ma perché certe ferite, quando vengono comprese nella relazione giusta, potrebbero perdere molto del loro peso.

    A volte non è il giudizio esterno a fare più male, ma il modo in cui risuona dentro. E anche questo si può trasformare.


    Buongiorno è da circa un anno che sto andando dallo psicologo per un cambiamento che volevo attuare nella mia vita, fino a dicembre andava tutto bene e mi sembrava di aver fatto progressi, ma da febbraio dopo ogni seduta non mi sento meglio.... anzi mi sento più confusa e persa e in agitazione,
    in particolare nelle ultime sedute mi sono sentita attaccata perché non stavo facendo nulla di pratica per cambiare (però stavo vivendo un periodo di stanchezza emotiva e fisica veramente difficile) e sentirmi dire che se non mi fossi decisa a fare qualcosa non avrei concluso niente, sarei stata infelice etc mi sono sentita veramente male; ho sentito che c'erano su di me aspettative che avevo deluso, deadline non rispettate etc ma io in quel periodo mi sentivo proprio immobile e non nello stato mentale per cambiare.
    Quando le ho esposto il mio stato d'animo riguardo le sue pressioni mi ha detto che l'aveva fatto per istigarmi, per smuovermi un po' ma io mi son sentita attaccata, non sicura e forzata a fare cose che nel momento non riuscivo, inoltre poi parlando di altre cose che avevo scoperto su di me in questo periodo etc mi ha chiesto se le parole che dicevo erano mie o di altri e questo mi ha fatto sentire umiliata e messa in dubbio (durante il percorso ci sono state anche alcune occasioni in cui non percepito di esser compresa appieno)
    inoltre sento di non riuscire più a dire certe cose perché percepisco la sua agitazione
    per il resto non ci sono stati atteggiamenti sbagliati nei miei confronti, mi appare comunque come una persona disponibile e aperta all'ascolto
    ma dopo queste sedute io continuo a ripensare alle sue parole e sento che metto in dubbio in me stessa, e mi agito
    l'idea di proseguire mi mette agitazione perché temo di sentirmi di nuovo male e giudicata, mi sento osservata e sotto esame
    e invece il pensiero di cambiare terapeuta mi fa sentire meglio
    spero di essermi spiegata,
    cosa dovrei fare?
    Vi ringrazio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Provo a rivolgerti una domanda:
    quando esci dalla seduta, quello che senti è più chiarezza, anche se faticosa…
    oppure è come se ti perdessi un po’ di più?

    Perché a volte ci sono momenti in terapia in cui ci si sente più destabilizzati,
    ma dentro quella fatica di solito resta un filo di senso.
    Se invece resta soprattutto agitazione e dubbio su di te, è qualcosa che merita spazio e attenzione.

    Potrebbe essere importante portare, nella tua terapia, proprio questo vissuto così com’è, senza filtri: il sentirti sotto pressione, il dubbio, il fatto che ora fai più fatica a parlare liberamente.

    Non come critica, ma come parte del lavoro che stai facendo.


    Salve ho 50 anni e premetto che sono sempre stato ipocondriaco e ansioso, da qualche tempo ho paura di strozzarmi deglutendo il cibo, ho una sensazione di avere tra gola e palato un bolo, a tavola mangio poco o quasi nulla per paura di soffocarmi. Ma la cosa che mi preoccupa è che da quando ho avuto il problema di aver paura di soffocare, ho perso qualche chilo per me di troppo, sono alto 196 e attualmente peso intorno agli 80 chili.. Sto mangiando molto meno rispetto a prima solo pasta e frutta a pranzo e poco a cena. Ho paura di andare sottopeso o che non riesca a recuperare. Ho paura di avere qualche patologia, mi misuro spesso pressione, ho fatto recenti analisi sangue che sono risultate regolari. Ho paura di non riuscere a superare questo problema.Attendo un vostro gradito consiglio.. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Fiorenza Di Leo

    Da quello che racconti, potrebbe essere che una parte di te si sia spaventata molto all’idea di poter soffocare…
    e da quel momento stia cercando di proteggerti, tenendoti in allerta quando mangi.

    Allo stesso tempo, c’è anche un’altra parte che si accorge che così stai mangiando meno, stai perdendo peso e stai iniziando a stare peggio.

    È come se una parte dicesse: “Attento, potresti soffocare”
    e l’altra iniziasse a dire: “Così però non ce la faccio”.

    Quando succede questo, spesso il corpo entra in tensione, la gola si irrigidisce e la sensazione che senti diventa ancora più forte.
    E questo può farti pensare che il problema sia proprio lì.

    Gli esami nella norma sono un dato importante.
    Ma non sempre bastano a tranquillizzare quella parte spaventata.

    Per questo ti farei una domanda:
    quando sei a tavola, ti senti libero di mangiare…
    o sei lì a controllare ogni boccone per paura che succeda qualcosa?

    Perché se è la paura a guidare, non è qualcosa che si risolve semplicemente sforzandosi di mangiare di più.

    In questi casi, può essere davvero utile non restare da soli,
    ma avere uno spazio dove capire insieme cosa si è attivato dentro di te e come aiutarti a tornare a fidarti del tuo corpo, passo dopo passo.

    Se senti che può esserti utile, possiamo vederlo insieme.


Domande più frequenti

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