Domande del paziente (55)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    L’eta Non rappresenta una controindicazione alla TEA. Infatti aumenta il beneficio dell’intervento in pazienti sintomatici, secondo una funzione complessa. Se desidera informazioni più scientificamente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    Le indicazioni sono correlate al diametro e alla presenza o assenza di trombo murale. L’intervento può essere tradizionale aperto o Endovasculare


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    Credo che Lei abbia bisogno di un consulto con un chirurgo vascolare che le possa spiegare la complessità del decision making.


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    La domanda reale è perché deve fare un’angiografia. Se un chirurgo vadcolarebl’ha Richiesta, la domanda deve essere posta a quel medico, dal momento che l’angioTAC ha quasi completamente soppiantato l’angiografia... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    La risposta alla sua domanda dipende da una appropriata anamnesi, visita clinica, disamina della diagnostica strumentale, la formulazione di una diagnosi differenziale, l’esame delle medicine che prende... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    La risposta alla sua domanda dipende da una appropriata anamnesi, visita clinica, disamina della diagnostica strumentale, la formulazione di una diagnosi differenziale, l’esame delle medicine che prende... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    Fino a 5-6 anni addietro era considerata una metodica sperimentale. Solo di recente è stata considerata accettabile, ma a parte la promozione propagandistica non è stato dimostrato che sia superiore ad... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    La risposta alla sua domanda dipende da una appropriata anamnesi, visita clinica, disamina della diagnostica strumentale, la formulazione di una diagnosi differenziale, l’esame delle medicine che prende... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    La risposta alla sua domanda dipende da una appropriata anamnesi, visita clinica, disamina della diagnostica strumentale, la formulazione di una diagnosi differenziale, l’esame delle medicine che prende... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    Il rischio di rottura degli aneurismi dell’arteria splenica aumenta quando l'aneurisma ha un diametro superiore a 2 cm. (1) È dimostrato che la maggior parte degli aneurismi splenici asintomatici, che... Altro


    Buongiorno, a marzo 2025 ho effettuato un intervento di blefaroplastica inferiore. A un anno di distanza i lividi non sono stati riassorbiti e si sono formate delle macchie scure, presumo ecchimosi . Ho provato tutte le creme possibili ma senza risultati. Ho sentito parlare del laser vascolare come soluzione al mio problema. Vorrei sapere costi e durata del trattamento, sono disposto anche a spostarmi. Grazie per l'attenzione

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    Buongiorno,
    a un anno dall'intervento, quello che descrive non sono più ecchimosi in senso stretto — un livido che non si riassolve in settimane non è più sangue extravasato attivo, ma emosiderina depositata nel derma, cioè il pigmento ferroso residuo dell'emoglobina degradata che si è fissato nei tessuti. È una distinzione importante perché cambia completamente l'approccio terapeutico: nessuna crema topica può raggiungere e rimuovere depositi di emosiderina intradermica, il che spiega perché tutto quello che ha provato finora non ha funzionato.
    Sul laser vascolare
    Il laser a cui probabilmente fa riferimento è corretto come categoria, ma va specificato. Per i depositi emosiderinici post-chirurgici periorbitali, le opzioni più utilizzate sono il laser Q-switched (Nd:YAG 1064 nm o Alexandrite 755 nm), che frammenta i depositi di pigmento ferroso permettendone il riassorbimento, e in alcuni casi il laser vascolare pulsato (PDL 595 nm) se è presente una componente di teleangectasie residue. Spesso servono più sedute — tipicamente da 3 a 6, a distanza di 4-6 settimane l'una dall'altra.
    Tuttavia, la regione perioculare è una zona delicata e il trattamento laser in quest'area richiede esperienza specifica. Non è un trattamento da affidare a un centro estetico generico.
    Cosa le consiglio concretamente
    Prima di procedere con qualsiasi trattamento, faccia una visita dermatologica con un dermatologo esperto in laser, per confermare che si tratti effettivamente di depositi emosiderinici e non di iperpigmentazione post-infiammatoria melanocitica, perché il trattamento sarebbe diverso. Idealmente, il dermatologo dovrebbe esaminare la zona con la luce di Wood o con la dermatoscopia, che permettono di distinguere le due condizioni.
    Per i costi, in ambito privato ogni seduta laser si colloca orientativamente tra i 150 e i 400 euro a seconda del centro, del tipo di laser e della regione — ma le cifre variano molto e non posso darle un preventivo affidabile senza sapere dove si rivolgerà.
    Le suggerirei anche di ricontattare il chirurgo che ha eseguito la blefaroplastica per informarlo dell'esito. Non necessariamente per contestazione, ma perché è una complicanza che il chirurgo dovrebbe conoscere e potrebbe avere un percorso preferenziale con colleghi dermatologi di fiducia.
    Non sono un dermatologo né un chirurgo plastico, quindi queste sono indicazioni di orientamento generale. Il punto fondamentale è che una soluzione esiste, ma richiede lo specialista giusto e la diagnosi corretta del tipo di pigmentazione.


    STENOSI CAROTIDEA LIEVE IN PAZIENTE DI 79 ANNI

    Buongiorno a tutti i medici dello staff, e grazie, come sempre, per il vostro servizio.
    Scrivo a nome di mio papà, 79enne. Soffre sia di ipertensione che di diabete di tipo 2, da tanti anni, ma entrambe le patologie sono ben compensate dai medicinali che assume. Tareg per l'ipertensione, Metformina 850 (da circa un anno, per 20 anni assumeva quella da 500) per il diabete, cosi che la pressione sta quasi sempre sui 120-80 e l'emoglobina glicata si mantiene tra i 6,5 e i 7.
    Avendo familiarita per patologie cardiovascolari (mia nonna paterna morì di ictus a 81 anni e mio nonno paterno di infarto a 60), è abbastanza attento alla dieta, all'attivita fisica, e ai controlli. Un po' di anni fa fece un ecodoppler delle carotidi che non rilevò alcuna placca/stenosi carotidea, poi lo ha ripetuto l'anno scorso dopo un po' di anni che non lo faceva, e gli è stata rilevata una placca a sinistra del 30 %, nulla a destra.
    Ha ripetuto l'analisi quest'anno ,ed era aumentata del 5 % passando da 30 a 35.
    C'è da dire che gia l'anno scorso il medico gli diede da prendere statine, o meglio un farmaco contenente EZETIMIBE e SIMVASTATINA, lo assunse per un paio di mesi, poi lo interruppe perche gli provocava dolori muscolari abbastanza fastidiosi.
    Ora tornerà dal medico a riportargli il referto di controllo, ma sull'assunzione di farmaci è abbastanza di testa dura, e so che quelli che ha preso l'anno scorso, li potrebbe anche riprovare nuovamente, ma se gli dovessro ridare gli stessi sintomi, interromperebbe di nuovo.
    A completare il quadro, posso dire che è stato fumatore tanti anni fa (ha smesso da circa 40 anni), e, che per una buona 15ina di anni, dal 2001 al 2017, è andato assiduamente in palestra, abbandonata poi fino all'anno scorso (perche è dovuto stare appresso ai suoceri, i miei nonni materni, anziani, ultra 90enni), e ripresa a settembre dell'anno scorso, ovviamente a carichi e sforzi piu limitati rispetto a prima.
    Ci sono altri farmaci e/o integratori che possano contrastare l'ingrossarsi delle stenosi,a a parte le statine? Navigando in rete, leggevo di buoni studi sulla ARGININA e NATTOCHINASI, non so se siano validati scientificamente, o se sia tutta "fuffa commerciale", o se sapreste consigliare qualche altro farmaco per contenere/stabilizzare/ridurre la stenosi, efficace, ma con meno effetti collaterali di cui possa parlarne col medico.
    Ringraziandovi anticipatamente, vi auguro buon lavoro e buona Pasqua

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    Buongiorno e buona Pasqua anche a lei.
    Suo padre ha un quadro complessivamente rassicurante: una stenosi carotidea del 35% è classificata come lieve (le soglie di preoccupazione chirurgica partono dal 70% nei pazienti asintomatici), la pressione è ben controllata, la glicata è in range accettabile, e ha smesso di fumare quarant'anni fa. Questi sono tutti elementi favorevoli.
    Vengo ai punti che le stanno a cuore.
    Sulla questione statine
    Le statine restano il farmaco con la maggiore evidenza scientifica per la stabilizzazione della placca carotidea. Non solo riducono il colesterolo LDL, ma hanno un effetto diretto sulla placca rendendola più compatta, meno infiammata e quindi meno a rischio di frammentarsi e causare eventi cerebrovascolari. Nessun integratore ha questo livello di evidenza.
    Suo padre ha avuto mialgie con l'associazione ezetimibe-simvastatina, il che è relativamente comune. Ma questo non significa che debba rinunciare all'intera classe farmacologica. Le alternative da discutere con il medico sono diverse: la rosuvastatina a basso dosaggio (5-10 mg) è spesso meglio tollerata della simvastatina; la pravastatina ha il profilo di mialgie più favorevole tra tutte le statine; si può tentare un regime a giorni alterni (ad esempio rosuvastatina tre volte a settimana), che in molti pazienti intolleranti consente di ottenere una riduzione significativa dell'LDL senza effetti muscolari; infine, se tutte le statine risultassero davvero intollerabili, l'ezetimibe da sola (senza la simvastatina) ha comunque un effetto documentato sulla riduzione del colesterolo, seppur più modesto. Vale la pena tentare prima di arrendersi.
    Il punto da far capire a suo padre — con diplomazia — è che l'obiettivo non è il numero del colesterolo in sé, ma la stabilità della placca. Una placca del 35% non ostruisce il flusso in modo significativo, ma se è "molle" e infiammata può ulcerarsi e provocare un ictus. Le statine agiscono proprio su questo.
    Su arginina e nattokinasi
    L'arginina è un precursore dell'ossido nitrico e ha un razionale teorico sulla funzione endoteliale, ma gli studi clinici non hanno dimostrato alcun beneficio misurabile sulla progressione delle placche aterosclerotiche. Non c'è evidenza che rallenti la stenosi.
    La nattokinasi ha mostrato in alcuni piccoli studi una modesta attività fibrinolitica in vitro, ma mancano trial clinici robusti che ne dimostrino un effetto sulla progressione della stenosi carotidea o sulla riduzione di eventi cerebrovascolari. Non è validata dalle linee guida di nessuna società scientifica di rilievo. Non la definirei "fuffa" in senso assoluto, ma certamente non è un sostituto delle statine e non la consiglierei come alternativa terapeutica.
    Cosa ha davvero senso fare
    Oltre al tentativo con una statina diversa, i pilastri della gestione nel caso di suo padre sono quelli che in parte sta già seguendo: controllo pressorio rigoroso (che ha), controllo glicemico (che ha), attività fisica regolare (che ha ripreso, e fa bene), e un ecodoppler di controllo annuale per monitorare la progressione. Se la placca dovesse crescere significativamente, sarà il momento di rivalutare.
    Un dato che manca dalla sua descrizione e che sarebbe utile verificare è il valore attuale del colesterolo LDL. In un paziente con placca carotidea documentata, diabete e familiarità cardiovascolare, l'obiettivo raccomandato dalle linee guida europee è un LDL inferiore a 70 mg/dL, e idealmente sotto 55. Se suo padre è ben sopra questi valori senza statina, c'è un motivo concreto per insistere sul trattamento farmacologico.
    Porti questi elementi al colloquio con il medico. E complimenti a suo padre per la ripresa dell'attività fisica: è una delle cose più efficaci che possa fare.


    Salve, è da circa un anno e mezzo che ho un fastidio nella gamba davanti in basso a sinistra. Toccandolo mi fa male, la pelle sul punto risulta liscia e da quando ce l'ho è diminuita la peluria sulla parte, ho fatto ecodoppler ed è ok. Il mio medico mi fa prendere flebomix da un anno e mezzo ma non è cambiato nulla, il dolore continua e mi sento come se avessi bollicine all'interno che scoppiettano e a volte pure nella coscia. Ogni tanto mi vengono fitte nell osso centrale della gamba e toccando la parte non ho molta sensibilità ma sembra che ci sia qualcosa di denso. Il fastidio aumenta pure quando porto in piede indietro verso la gamba. Il mio medico è convinto che è circolazione ma non mi indirizza verso qualche visita specifica che posso fare per vedere che problema ho anche perché è diventata veramente fastidiosa questa sensazione di bollicine che scoppiettano dalla caviglia al polpaccio alla coscia. Premetto che 3 anni fa sono stata operata di ernia al disco L5 S1 operazione riuscita perfettamente. Può essere questione di nervatura o muscolo? Oppure non so, sono veramente demoralizzata. Vi prego mi sapete indirizzare su che esame o a che tipo di medico posso rivolgermi? Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    Buonasera,
    capisco la sua frustrazione. Da quello che descrive, il quadro non sembra primariamente vascolare, e il fatto che l'ecodoppler sia risultato normale e che un anno e mezzo di Flebomix non abbia cambiato nulla lo conferma indirettamente.
    I sintomi che riferisce — dolore localizzato, riduzione della peluria, alterazione della sensibilità cutanea, sensazione di "bollicine" o parestesie, e soprattutto il peggioramento con la flessione dorsale del piede — orientano con ragionevole probabilità verso un problema neurologico periferico, non circolatorio.
    Il suo precedente chirurgico è molto rilevante: l'ernia L5-S1 operata tre anni fa coinvolge esattamente le radici nervose che innervano la regione che lei descrive (gamba anteriore-laterale inferiore, caviglia). Anche quando l'intervento è tecnicamente riuscito, possono residuare o svilupparsi successivamente alterazioni della conduzione nervosa per fibrosi peridurale, irritazione radicolare cronica, o sofferenza di piccole fibre nervose.
    Quello che le consiglio è il seguente percorso:
    Una visita neurologica, specificando al neurologo sia i sintomi attuali sia il pregresso chirurgico su L5-S1. Il neurologo valuterà la sensibilità, i riflessi e la forza, e con ogni probabilità richiederà un'elettromiografia con studio della conduzione nervosa degli arti inferiori. Questo esame permette di stabilire se esiste una sofferenza delle radici nervose o dei nervi periferici della gamba, e a quale livello.
    Se l'elettromiografia risultasse normale ma i sintomi persistessero, il passo successivo potrebbe essere una risonanza magnetica del rachide lombare di controllo, per escludere una recidiva erniaria, una stenosi foraminale, o fibrosi post-chirurgica che comprima le radici.
    Può anche valere la pena considerare una neuropatia delle piccole fibre, che spiegherebbe le parestesie e l'alterazione della peluria con un ecodoppler ed un'elettromiografia normali, ma questo è un approfondimento che il neurologo saprà guidare.
    In sintesi: chieda al suo medico un'impegnativa per una visita neurologica e un'elettromiografia. Se il medico fosse riluttante, sappia che ha diritto di chiedere una consulenza specialistica e, se necessario, può prenotarla autonomamente tramite il CUP della sua ASL.
    Non si scoraggi: il fatto che non sia stato ancora identificato il problema non significa che non esista una spiegazione. Significa solo che non è stata ancora cercata nella direzione giusta.


    Domande su visita di chirurgia vascolare

    Buonasera, avrei bisogno di aiuto. Devo acquistare le calze da indossare durante e dopo il parto cesareo e non saprei quali acquistare, come livello di compressione ad esempio. Specifico che sono un soggetto a rischio in quanto ho un pregresso di trombosi venosa al braccio (curata con eparina e poi cumadin per 6 mesi). Grazie mille. Saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    Buonasera,
    la sua domanda è molto pertinente, soprattutto considerando il suo precedente di trombosi venosa.
    Per il parto cesareo, le calze indicate sono calze elastiche antitromboemboliche (non le comuni calze a compressione graduata da uso quotidiano — sono due prodotti diversi). Le antitromboemboliche sono specificamente progettate per pazienti allettate o con mobilità ridotta nel periodo perioperatorio.
    Alcune indicazioni pratiche:
    La classe di compressione generalmente raccomandata in ambito chirurgico è di 18 mmHg circa (corrispondente alla classe 1 antitromboembolica). Esistono marche diffuse come Mediven Thrombexin, TED (Kendall), o Relaxsan — tutte reperibili in farmacia o nei negozi di articoli sanitari. Devono essere al ginocchio salvo diversa indicazione del suo medico.
    Tuttavia, nel suo caso specifico, con un pregresso tromboembolico documentato, la scelta non dovrebbe essere autonoma. Lei rientra in una categoria di rischio elevato per tromboembolismo venoso in gravidanza e nel post-partum, e quasi certamente le verrà prescritta anche una profilassi farmacologica con eparina a basso peso molecolare, non solo le calze.
    Le raccomando quindi di fare quanto segue:
    Parli con il ginecologo o l'anestesista che la seguirà per il cesareo e chieda un piano tromboprofilattico scritto, che includa sia il tipo di calza sia l'eventuale eparina, con dosi e durata. Data la sua storia, questo piano andrebbe definito prima del ricovero, non il giorno dell'intervento.
    Se ha ancora il contatto dell'ematologo o angiologo che la seguì per la trombosi al braccio, sarebbe utile anche un suo parere sulla stratificazione del rischio.
    In sintesi: calze antitromboemboliche classe 1, al ginocchio, ma soprattutto un piano personalizzato dal suo team ostetrico che tenga conto del suo precedente. Non si limiti alle sole calze.
    In bocca al lupo per tutto.


    Buonasera a tutti
    Chiedo cortesemente un parere medico per una persona di circa 73anni con.problemi cardiovascolari cuore fiacco affanno a circa ogni passo che fa staccandosi facilmente ma senza mai perdere il vizio di mettere la sigaretta in bocca...e con altri problemi di catetare vescicale più quello vascolare per dialisi e avendo già fatto per la seconda volta la vena aorta inguinale (l altra la fatta circa 3 anni fa )...esattamente cosa può significare questa seconda operazione??

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Claudio Cinà

    uonasera,
    cercherò di risponderle in modo chiaro, tenendo presente che senza vedere la documentazione clinica posso offrire solo considerazioni generali.
    Da quello che descrive, il suo familiare ha un quadro di arteriopatia periferica avanzata in un contesto di malattia cardiovascolare diffusa (lo scompenso cardiaco con affanno, la dialisi, il fumo). Il fatto che sia stato operato una seconda volta nella stessa regione inguinale può significare diverse cose, le più comuni delle quali sono:
    Restenosi o riocclusione del bypass o dello stent posizionato tre anni fa. In altre parole, il vaso riparato si è ristretto o chiuso di nuovo. Questo è purtroppo frequente, soprattutto se i fattori di rischio — in primo luogo il fumo — non vengono eliminati.
    Altre possibilità includono la formazione di un falso aneurisma nella sede dell'intervento precedente, o la progressione della malattia aterosclerotica in un segmento adiacente.
    Alcuni punti importanti da considerare:
    Il fumo è il singolo fattore più dannoso per la circolazione periferica. Continuare a fumare dopo un intervento vascolare moltiplica il rischio di fallimento della riparazione e di nuovi interventi. Non è un dettaglio secondario: è il problema centrale.
    Il quadro complessivo — scompenso cardiaco, insufficienza renale in dialisi, arteriopatia — indica una malattia vascolare sistemica. In questi pazienti ogni intervento comporta rischi maggiori e i risultati a lungo termine sono meno duraturi.
    Le consiglio di chiedere al chirurgo vascolare che ha operato il suo familiare un colloquio in cui venga spiegato con precisione cosa è stato trovato e cosa è stato fatto, e soprattutto quale sia il piano di follow-up e la prognosi attesa. Ha diritto a queste informazioni in modo chiaro.
    Resto a disposizione se ha altre domande, ma ribadisco che queste sono considerazioni generali e non sostituiscono il parere del medico curante che conosce il caso nel dettaglio.


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