Domande del paziente (13)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Buongiorno. Quello che sta vivendo è un paradosso doloroso: avere la volontà di curarsi ma scontrarsi con un sistema che sembra non vederla. È comprensibile che questo aumenti la sua voglia di isolarsi,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Buongiorno. Grazie per aver condiviso la sua storia in modo così autentico. Leggendola, si avverte quanto questo progetto di vita — così desiderato e finalmente realizzato — sia stato investito di aspettative... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Buongiorno. Leggendo la sua storia mi è venuta in mente l'immagine di una persona che per moltissimo tempo ha funzionato come un 'porto sicuro' per l'intera famiglia. È normale che, dopo aver curato per... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Salve, i risvegli notturni frequenti possono avere diverse cause: stress, pensieri che rimangono attivi durante la notte, cambiamenti nei ritmi di sonno, oppure abitudini serali che rendono più difficile... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Sentire il desiderio, a 37 anni, di fare spazio a più coraggio e di superare la timidezza è un bellissimo segnale di movimento: significa che dentro di te c'è la spinta a esplorare modi nuovi di stare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Buongiorno, capisco la sua preoccupazione. Quando una persona ha incontrato diversi professionisti senza sentirsi davvero aiutata, è comprensibile che possa perdere fiducia e scoraggiarsi. Questo però... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Quello che ti sta succedendo ti mette in crisi, ma non dice che c’è qualcosa che “non va” in te o nella tua relazione.
    Può capitare, anche dentro una relazione buona e stabile, di sentirsi colpiti da qualcun... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Buongiorno, quando un ragazzo entra nella pre-adolescenza può accadere che emergano difficoltà legate alla notte e alla separazione, soprattutto se nell’ultimo periodo ci sono stati cambiamenti, preoccupazioni... Altro


    Ho 18 anni, sono completamente perso, a livello lavorativo, relazionare, familiare, insomma diciamo tutto.
    Però è da un po’ di tempo che ho un peso dentro che non so come risolvere e cioè che non so cosa fare della mia vita, so che se trovassi la mia passione farei di tutto per eccellere però purtroppo tutto mi annoia, mi sembra brutto, inutile, limitante, privo di possibilità di crescita.
    Cerco questa scintilla per dare un senso alla mia vita, per trasformarla in una attività, che è una cosa che sogno da parecchio tempo, ma comunque niente da fare.
    Ora sono in una fase molto brutta anche con il mio attuale lavoro, c’è un bruttissimo rapporto tra me, i colleghi e il capo. Non so veramente cosa fare, sembra un periodo infinito e dove non ho scelta, anche per le strette opportunità che ho date dal fatto che non ho conseguito il diploma ma bensì ho una qualifica professionale.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Quello che descrivi è un vissuto molto comune alla tua età, ma non per questo meno pesante.
    Ti dico una cosa importante: la “passione” raramente si trova prima.
    Più spesso nasce facendo, non cercando.
    Quando tutto sembra noioso o senza senso, spesso è perché l’energia che hai dentro non ha ancora trovato uno spazio dove esprimersi — non perché tu non abbia possibilità.
    In questo momento può essere più utile smettere di cercare “la strada giusta” e iniziare da piccoli passi concreti, anche senza entusiasmo iniziale.
    Anche il contesto lavorativo difficile che descrivi può amplificare molto questa sensazione di blocco.
    Quel senso di peso e smarrimento merita di essere approfondito: un confronto psicologico può aiutarti a fare ordine e a costruire, passo dopo passo, una direzione più tua.
    Non sei fermo: sei in una fase di costruzione, anche se oggi non sembra.


    Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
    Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
    Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
    Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
    Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
    Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
    Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
    Grazie per le vostre eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Quello che descrivi fa stare male, e si sente. Ma non dice che sei “sbagliata”.
    Molte persone, in questa fase di vita, si ritrovano senza una compagnia stabile: gli equilibri cambiano, gli amici si distribuiscono altrove, e ci si può sentire fuori posto anche avendo legami validi.
    In più, quando le giornate sono vuote, tutto pesa di più: la FOMO aumenta e il pensiero diventa più duro verso se stessi.
    Il punto però non è “cosa c’è che non va in te”, ma il fatto che ti trovi in un momento poco nutrito di occasioni e connessioni.
    Questa non è una condizione definitiva, è una fase.
    E si può attraversare sia imparando a non giudicarsi, sia creando gradualmente nuove possibilità, senza aspettare la compagnia perfetta.
    Non sei indietro, né fuori posto: sei in un passaggio.
    Ti chiederesti le stesse cose se le tue giornate fossero già piene e condivise?


    Ho 29 anni e ho iniziato a lavorare a 21. Ho sempre fatto quel che capitava ho lavorato in una società sportiva, ho fatto la commessa ecc. per due anni circa (2024/2025) non ho lavorato. Non perché non volessi ma perché non trovavo niente. È stato davvero deprimente. Ora ho trovato un lavoro in un ufficio io posto non è male e mi trovo anche bene ma a trent’anni sono in stage… 800€… all’inizio ho accettato entusiasta perché venivo da un periodo di niente ma ora che sono passati un paio di mesi mi rendo conto che è una miseria. Il prossimo passo dovrebbe essere un apprendistato ma onestamente ora, riflettendoci, farmi almeno 6 mesi se non anni a prendere 1000/1100€ a trent’anni chi me lo fa fare. Mi dispiace perché non sono mai durata tanto in un posto, sempre per problemi di soldi ma in precedenza ero più giovane e per assurdo non in stage ma con contratti part-time. Io non so che fare. Alcune amiche, più grandi di me, mi avevano suggerito di specializzarmi in qualcosa ma onestamente non so in cosa. Io non mi aspetto di fare carriera.
    Chiarisco: non sono una stronza. A lavoro dove sono adesso per esempio mi impegno e ho imparato molto in fretta ma sento che non è il mio posto, nonostante, per assurdo io non mi trovi nemmeno male.
    Preferirei un lavoro tranquillo, con una paga decente se il part time (30/36 ore a settimana) mi permettesse di guadagnare bene non ci penserei due volte. Non mi aspetto di prendere 3000€ al mese sia chiaro, ma 800/1200€ massimo sono una miseria. 1200€ li prendevo lavorando in negozio e facendo straordinari.
    Sono disperata perché non so cosa fare. Da una parte vorrei guardarmi intorno dall’altra sento di dover tenere stretto questo posto dato il mondo del lavoro oggi d’altro canto mi sento in colpa, in questa azienda mi hanno dato una possibilità e lasciarli mi dispiacerebbe ma vorrei prendere qualcosa di più e trovare un posto più equilibrato tra vita privata e lavoro. Qua mi chiedono anche sacrifici (vieni mezz’ora prima, eh ma andare via alle 18 precise, eh ma qualche sabato…) mi dispiacerebbe davvero anche perché faccio la figura di quella che non ha voglia di lavorare.. ma io non voglio “morire” (solo spiritualmente si intende) a lavoro.
    Sono davvero triste perché non so come comportarmi. Sono pentita perché avrei dovuto cercare qualcosa di più concreto in passato. Lavorare per qualche anno e poi cambiare. Non avrei nemmeno dovuto fare l’università per prendere una laurea inutile, che non ho conseguito ancora per problemi personali.
    Credevo che ritrovare un lavoro dopo anni di disoccupazione mi avrebbe resa davvero felice e lontana dal mostro della depressione invece…
    Per esempio mi piaceva fare al commessa ma almeno la domenica vorrei starmene a casa con amici o parenti. Non sono più disposta a sacrificare il mio tempo per quattro spicci.
    Esiste qualcuno in Italia che paga bene e mi permette di non impazzire? Ho paura sia solo un miraggio. Alla mia età tutti sanno “cosa vogliono fare da grandi” io no… non voglio fare pena su questo social poi in tanti sono cattivi hahaha ma
    Mi sento di aver sbagliato tutto, mi sento una fallita. Quella a cui le persone guardano per consolarsi… mi sento in crisi mi sembra di non sapere più chi sono e cosa voglia. Anche le persone da cui sono circondata da sempre metto in dubbio. Non ho tanta voglia di vederle o frequentarle. Mi sembra di essere diversa non capisco cosa mi accade. Non mi sembra di aver bisogno di terapia, anche perché economicamente sarebbe un problema, e nessun psicologo potrebbe dirmi "devi fare questo o quello". non capisco se sono in crisi o è pigrizia o.... grazie a chi risponderà

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Leggendo le tue parole si sente un urto forte, ma anche una straordinaria chiarezza. Quella che oggi chiami "crisi", "fallimento" o "pigrizia", guardata con una lente diversa assomiglia molto a una sana e legittima ribellione.
    Per anni sei stata una persona estremamente duttile: hai fatto "quel che capitava", hai affrontato il vuoto deprimente della disoccupazione e hai accettato il ruolo di quella che, nelle relazioni, consola gli altri. Oggi, a quasi trent'anni, il tuo corpo e la tua mente stanno dicendo basta. Sentire che non sei più disposta a "morire dentro" per 800 euro o a regalare il tuo tempo libero non è un difetto di fabbrica: è il segnale che stai finalmente iniziando a darti un valore.
    Anche il bisogno di allontanarti dagli amici non è un crollo, ma un modo necessario per proteggere le tue energie e smettere di compiacere le aspettative degli altri. Quando non si sa ancora cosa si vuole fare "da grandi", sentire con questa forza ciò che non si vuole più è un grandissimo passo avanti.
    Non hai sbagliato tutto. Hai solo esaurito la disponibilità a sacrificarti per quattro spiccioli e per il riconoscimento altrui. Si può essere ottime lavoratrici anche uscendo alle 18 precise, proteggendo la propria vita. Concediti il tempo di stare in questo guado senza darti addosso: la tua bussola interna ha ricominciato a funzionare, ed è normale che il cambiamento faccia un po' male.
    Un caro saluto.


    Buongiorno, a luglio dell'anno scorso ho perso mia madre dopo due anni di lotte, chemioterapie e visite in ospedali di quasi tutta italia.La settimana dopo la scomparsa di mia madre , ho raggiunto la mia ragazza a Roma ma essendo alla ricerca di lavoro ho passato la maggior parte del tempo da solo in casa a cercare di tirarmi su da solo e a mandare curriculum molte volte senza avere neanche risposta. Ho la sensazione perenne di voler fuggire senza una meta , sento tutto troppo pesante e quando ripenso ai momenti passati sento una rabbia schiacciante verso me stesso per non aver fatto di più. Soffro di insonnia e quando spengo la luce mi vengono in mente soltanto gli ultimi tempi con mia madre e specialmente le ultime settimane, dove ho visto mia madre lentamente spegnersi attaccata all'ossigeno e a quel maledetto saturimetro che pian piano scendeva di percentuale. Stordita dai troppi medicinali per il dolore il suo ultimo giorno i medici dell'ambulanza gli hanno somministrato un medicinale per togliergli gli effetti e ho rivisto mia madre riprendere lucidità ahimè nel suo momento peggiore visto che non riusciva a respirare fino a perdere conoscenza e pian piano esalare l'ultimo respiro. Di queste scene non racconto mai a nessuno perchè non voglio che sappiano quanto abbia sofferto alla fine mia madre, di quanto fosse spaventata e di come io non abbia potuto fare niente.
    Tra poco sarà quasi un anno ed io non riesco a superare la cosa. Grazie a chi mi leggerà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Custodire un segreto così doloroso, tenendo dentro gli ultimi istanti di tua madre per proteggere gli altri dall'orrore di quella sofferenza, ti sta letteralmente consumando. La rabbia che provi verso te stesso e il desiderio perenne di fuggire non sono un blocco nel tuo lutto, ma la conseguenza diretta di questo silenzio forzato.
    Hai vissuto un lutto fortemente traumatico. Vedere quel saturimetro scendere e assistere a quell'ultimo sprazzo di lucidità così spaventoso avrebbe spezzato chiunque. Eppure, ti colpevolizzi per non aver fatto di più. Questa rabbia è il tentativo disperato della tua mente di riprendere il controllo su qualcosa di fronte a cui eri, inevitabilmente, del tutto impotente: la morte.
    Ti sei trasferito a Roma per raggiungere la tua ragazza, per cercare la vita e il lavoro, ma ti sei ritrovato chiuso in casa da solo, a fare i conti con i fantasmi di quelle ultime settimane. Quando si spegne la luce, l'insonnia arriva perché la tua mente è rimasta ferma in quella stanza d'ospedale, a fare la guardia a un dolore che non hai permesso a nessuno di vedere.
    È passato quasi un anno, dici. Ma il tempo non si muove se il dolore è congelato in un segreto. Non puoi superare tutto questo da solo, in silenzio, mentre mandi curriculum. Questo trauma ha bisogno di parole e di testimoni, altrimenti continuerà a toglierti il sonno e a farti desiderare la fuga.
    Hai protetto tutti fino ad ora: la memoria di tua madre, la tua ragazza, le persone che hai intorno. Adesso è il momento di proteggere te stesso. Portare queste scene ad alta voce nella stanza di un terapeuta non significa tradire la sofferenza di tua madre, ma permetterti finalmente di posare un peso che da solo non puoi più tollerare.
    Ti stringo forte.


    Premetto che non ho nessuna patologia o malattia diagnosticata.
    Il mio problema è che mi sento così inutile, mi sento sola ogni giorno anche se ho le persone intorno, io sono totalmente apatica, penso sempre che tutti in realtà mi odino, sono sempre lì zitta e tranquilla sento di essere una brava persona ma di non essere abbastanza per nessuno,non sento di avere uno scopo nella vita.
    Ogni giorno mi sento sempre più a pezzi, perché mi sento così? Stamattina mi sono detta oggi devo essere positiva con me stessa ma quando sono tornata a casa ho pianto.
    tutti sono felici io non ci riesco, perché non ho niente di bello nella mia vita, ho paura di sentirmi per sempre così

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Sidoti

    Sentirsi invisibili e convinti che tutti ci odino, proprio mentre si è circondati dagli altri, è una delle fatiche più grandi che una persona possa reggere. Non c'è da stupirsi che tu ti senta a pezzi.
    Dici che non hai patologie diagnosticate, e questo è un dato importante: ci dice che quello che stai vivendo non è un "guasto" biologico, ma il grido d’aiuto della tua anima. Quando l’apatia diventa così forte, spesso non è un'assenza di emozioni, ma un sistema di protezione: ti sei spenta per non sentire il dolore di considerarti costantemente "non abbastanza".
    Il tentativo che hai fatto stamattina – importi la positività – purtroppo non funziona. Cercare di sorridere quando dentro ci si sente morire è faticosissimo, e il tuo pianto di oggi non è stato un fallimento, ma il crollo naturale di una maschera.
    Quando scrivi "tutti sono felici e io no", guardi il mondo da dietro un vetro. Ma tu in questo momento non hai bisogno di uno "scopo nella vita" monumentale, hai solo bisogno di iniziare a guardarti con un po' di compassione. Sentirsi una brava persona è già una base solida, un pezzo di te prezioso.
    Questa paura che duri per sempre appartiene alla tua stanchezza di oggi. Questo dolore ti sta solo dicendo che il modo in cui hai vissuto fino ad ora, cercando di non disturbare e restando "zitta e tranquilla", non basta più a proteggerti. Forse è il momento di iniziare a fare un po' di rumore e chiedere aiuto a un professionista che possa accompagnarti a ritrovare il tuo spazio nel mondo.


Domande più frequenti

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.