Domande del paziente (9)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alessandra Anna Serino

    Buongiorno, grazie per la domanda.

    Dal latte al formaggio non cambiano drasticamente le percentuali caseina/siero, ma la matrice finale è diversa: nel Parmigiano la caseina diventa dominante perché il... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alessandra Anna Serino

    In gravidanza, soprattutto con una curva positiva per intolleranza glucidica, la glicemia può oscillare anche a parità di colazione perché entrano in gioco vari fattori fisiologici: qualità del sonno e... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alessandra Anna Serino

    Buongiorno, grazie per la domanda.

    Nelle diete per sensibilità/allegia al nichel, i cereali integrali vengono spesso limitati non perché integrali in sé, ma perché crusca e germe sono le parti più ricche... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alessandra Anna Serino

    Grazie per la domanda, molto pertinente, e complimenti per aver iniziato a correggere il percorso.

    Dopo un periodo prolungato di deficit calorico significativo, soprattutto in condizione di sottopeso,... Altro


    gli integratori interrompono il digiuno intermittente ? Il caffè bevuto durante il digiuno mantiene alto il cortisolo ? Questo fattore può essere indicato come rallentamento al dimagrimento ? Cosa fare nel caso sia un ostacolo ?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alessandra Anna Serino

    Gentile utente,
    dipende dal tipo di integratore e da cosa intendiamo per “interrompere il digiuno”.

    In linea generale, gli integratori senza calorie significative, come molte vitamine, sali minerali, magnesio, vitamina D in gocce/capsule o omega 3, non “rompono” il digiuno dal punto di vista calorico in modo rilevante. Diverso è il caso di integratori che apportano energia o nutrienti, come proteine in polvere, aminoacidi, collagene, barrette, integratori con zuccheri o bevande dolcificate, che invece possono interrompere il digiuno metabolico perché introducono calorie e stimolano processi digestivi.

    Per quanto riguarda il caffè, se assunto amaro e senza latte/zucchero, in genere non interrompe il digiuno in modo significativo. Anche alcuni studi su caffè nero e parametri a digiuno non hanno mostrato variazioni rilevanti su glicemia e trigliceridi in acuto.

    Il discorso del cortisolo è più complesso. La caffeina può aumentare temporaneamente la risposta del cortisolo, soprattutto in persone sensibili, stressate, poco abituate al caffè o con sonno insufficiente. Questo però non significa automaticamente che “il caffè blocchi il dimagrimento”. Il dimagrimento dipende soprattutto dal bilancio energetico, dalla qualità della dieta, dall’aderenza al piano, dal sonno, dallo stress, dall’attività fisica e dalla composizione corporea.

    Può diventare un ostacolo se il caffè a digiuno peggiora ansia, fame nervosa, acidità gastrica, insonnia, tachicardia o se porta a compensare mangiando di più nella finestra alimentare. In quel caso si può provare a:

    ridurre il numero di caffè;
    evitare il caffè molto presto al mattino se aumenta agitazione o fame;
    non assumerlo nel pomeriggio/sera, soprattutto se altera il sonno;
    bere acqua a sufficienza durante il digiuno;
    valutare una finestra di digiuno meno rigida, se crea stress o perdita di controllo alimentare;
    controllare che nella finestra alimentare ci siano abbastanza proteine, fibre, carboidrati ben distribuiti e grassi buoni.

    Il digiuno intermittente non è obbligatorio per dimagrire e non è superiore per tutti rispetto a un’alimentazione ben strutturata. Può essere utile solo se aiuta la persona a organizzarsi meglio, senza generare stress, fame eccessiva o compensazioni. Le revisioni disponibili mostrano che il digiuno intermittente può favorire perdita di peso, ma il risultato dipende molto dall’aderenza e dalla restrizione calorica complessiva, non solo dall’orario dei pasti.

    Quindi: sì al caffè amaro se ben tollerato, attenzione agli integratori calorici, e soprattutto attenzione a non trasformare il digiuno in una fonte ulteriore di stress. Se il peso non scende, più che “colpevolizzare” il cortisolo, è utile rivedere l’intero quadro: introito calorico reale, distribuzione dei pasti, sonno, stress, allenamento, eventuali esami ematochimici e storia clinica.

    Un caro saluto.


    Buongiorno sono una donna di 48 anni sono alta 170 cm per 102 kg di peso
    ho molto grasso addominale e ritenzione di liquidi
    ho da poco effettuato degli esami del sangue dai quali si evince secondo il mio medico di base un valore di HOMA-IR score:
    3.11 secondo lui di insulino resistenza
    sono fibromialgica e nonostante io sia un apersona attenta all'alimentazione non riesco a perdere nulla. cosa posso fare da chi posso farmi seguire ?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alessandra Anna Serino

    Gentile utente,
    la situazione che descrive merita sicuramente un inquadramento personalizzato e multidisciplinare. Un valore di HOMA-IR pari a 3.11 può essere compatibile con una condizione di ridotta sensibilità insulinica, ma va sempre interpretato insieme a glicemia, insulinemia, emoglobina glicata, profilo lipidico, circonferenza vita, pressione arteriosa, quadro ormonale e storia clinica completa.

    Nel suo caso, considerando anche il peso attuale, il grasso addominale, la ritenzione di liquidi e la fibromialgia, è importante non limitarsi a “mangiare meno”, perché spesso il problema non è solo la quantità di cibo, ma la distribuzione dei pasti, la qualità dei carboidrati, l’apporto proteico, la gestione dell’infiammazione, del sonno, dello stress e dell’attività fisica compatibile con la sua condizione.

    Le consiglierei di farsi seguire da un endocrinologo o diabetologo per l’inquadramento metabolico dell’insulino-resistenza e, in parallelo, da un biologo nutrizionista/dietista/dietologo per costruire un piano alimentare personalizzato, sostenibile e adatto anche alla fibromialgia.

    In questi casi può essere utile lavorare su:

    riduzione del grasso viscerale/addominale;
    scelta e distribuzione corretta dei carboidrati;
    pasti completi con proteine, fibre e grassi buoni;
    attività fisica graduale e non eccessivamente stressante;
    valutazione della composizione corporea, non solo del peso sulla bilancia.

    Il fatto che lei sia già attenta all’alimentazione è un ottimo punto di partenza, ma probabilmente serve una strategia più mirata, costruita sui suoi esami, sui sintomi e sul suo stile di vita.

    Un caro saluto.


    Sono un ragazzo di 27 anni, 63 kg, non bevo, non fumo, attento all'alimentazione sana ed equilibrata, sono sempre stato sportivo tranne gli ultimi 2 anni di sedentarietà. Recentemente ho effettuato analisi e ho riscontrato omocisteina - 18.1, colesterolo TOT - 231, col HDL - 73, col LDL - 133, trigliceridi - 122, bilirubina alta (mi è stato detto S. Gilbert), vit B12 - 266, acido folico - 7.8, vit B6 - 28.4, lipo (a) - 27.8, vitamina D3 - 22
    È una situazione da controllare?
    Ci sono rischi per quanto riguarda omocisteina e LDL?
    Un integratore B Complex può essere utile?
    Ho già iniziato l'integrazione di 2000 UI di Vit D + 100 ug di K2 e anche di omega 3

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alessandra Anna Serino

    Gentile utente,
    sì, la situazione merita un controllo, ma senza viverla necessariamente con allarme. A 27 anni è importante leggere questi valori in ottica di prevenzione cardiovascolare e metabolica, soprattutto perché alcuni parametri sono modificabili con alimentazione, attività fisica e, quando serve, integrazione mirata.

    L’omocisteina a 18.1 è un valore da approfondire: può essere influenzata da diversi fattori, tra cui livelli non ottimali di vitamina B12, folati e vitamina B6, funzione renale, tiroide, genetica, stile di vita e alimentazione. Le vitamine del gruppo B sono coinvolte nel metabolismo dell’omocisteina; infatti, folati, B12 e B6 possono contribuire a ridurne i livelli, anche se l’integrazione va sempre personalizzata e non scelta “a caso”.

    Per quanto riguarda il quadro lipidico, l’LDL a 133 mg/dL non va ignorato, ma va interpretato insieme al resto: HDL 73, trigliceridi 122, familiarità per malattie cardiovascolari, pressione, glicemia, insulina, composizione corporea, attività fisica e stile alimentare. Le linee guida ragionano sempre sul rischio cardiovascolare globale, non su un singolo valore isolato.

    Un B Complex potrebbe essere utile se c’è un reale bisogno, soprattutto considerando che la B12 è in un range non particolarmente alto, ma le consiglierei di parlarne con il medico prima di iniziare o modificare integrazioni. In alcuni casi può essere utile controllare anche emocromo, ferritina, folati, B12, omocisteina di controllo, funzionalità renale, TSH ed eventualmente altri marker indicati dal medico.

    La vitamina D a 22 ng/mL è un valore da ottimizzare; l’integrazione che ha iniziato può avere senso, ma anche qui è opportuno rivalutare il dosaggio nel tempo con il medico, evitando integrazioni indefinite senza controllo.

    Dal punto di vista nutrizionale, lavorerei su:

    ritorno graduale all’attività fisica, soprattutto allenamento di forza e movimento quotidiano;
    aumento di fibre da verdura, frutta, legumi e cereali integrali ben tollerati;
    corretta quota proteica;
    grassi di qualità, come olio extravergine, frutta secca, semi e pesce;
    riduzione di zuccheri semplici, prodotti ultraprocessati e grassi saturi in eccesso;
    valutazione dell’introito reale di folati e vitamine del gruppo B.

    Quindi sì: è una situazione da monitorare, ma anche molto lavorabile. Le consiglierei di confrontarsi con il medico curante o eventualmente con un cardiologo/internista per l’inquadramento del rischio cardiovascolare e con un nutrizionista per impostare una strategia alimentare mirata, soprattutto considerando che viene da due anni di maggiore sedentarietà.

    Un caro saluto.


    Buongiorno nel 2024 ho subito un intervento di isterectomia adesso ho problemi con le caldane, il ginecologo mi ha consigliato di iniziare la TOS, ma io non voglio prendere ormoni, come posso aiutarmi in maniera naturale e con l'alimentazione? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alessandra Anna Serino

    Gentile utente,
    le vampate di calore, o “caldane”, possono comparire o accentuarsi dopo un intervento di isterectomia, soprattutto se l’intervento ha coinvolto anche le ovaie o se ci si trova già in una fase di transizione menopausale.

    La TOS proposta dal ginecologo non va vista necessariamente come qualcosa di “negativo”: in alcune donne può essere molto utile, ma deve essere sempre valutata in base alla storia clinica personale, ai sintomi, agli eventuali fattori di rischio e alle preferenze della paziente. Se lei al momento non desidera assumere ormoni, è comunque corretto parlarne apertamente con il ginecologo, in modo da valutare insieme possibili alternative e strategie di supporto.

    Dal punto di vista nutrizionale e dello stile di vita, si può lavorare su più fronti. Può essere utile seguire un’alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce, olio extravergine d’oliva e frutta secca, cercando di mantenere stabile la glicemia durante la giornata. Anche evitare pasti molto abbondanti, alcol, eccesso di caffeina, cibi molto piccanti e zuccheri semplici può aiutare alcune donne, perché questi fattori possono peggiorare le vampate.

    Un altro aspetto importante è il peso corporeo: se presente sovrappeso o aumento del grasso addominale, anche una riduzione graduale del peso può contribuire a migliorare la sintomatologia. L’attività fisica regolare, soprattutto camminata, esercizi di forza dolci e movimento quotidiano, può aiutare sia sul metabolismo sia sulla regolazione del sonno e dell’umore.

    Per quanto riguarda gli integratori “naturali”, come fitoestrogeni, soia, trifoglio rosso, cimicifuga o altri prodotti erboristici, è bene fare attenzione: possono essere utili in alcune situazioni, ma non sono adatti a tutte e possono avere controindicazioni o interazioni con farmaci e condizioni cliniche. Per questo motivo andrebbero scelti solo dopo una valutazione professionale.

    Le consiglio quindi di farsi seguire in parallelo dal ginecologo e da un nutrizionista, così da impostare una strategia personalizzata che tenga conto dell’intervento, dei sintomi, degli esami, della composizione corporea e del suo stile di vita.

    Un caro saluto.


Domande più frequenti

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