Domande del paziente (6)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ti ringrazio per aver condiviso una storia così dolorosa e complessa. Si sente quanto tu abbia investito in questa relazione con fiducia, lealtà e responsabilità, e quanto lo scarto tra le parole che ricevevi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Quello che descrive è profondamente doloroso e, soprattutto, disorientante. In una lettura sistemico-relazionale, il punto centrale non è solo il tradimento, ma il modo in cui la relazione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ti ringrazio per aver raccontato tutto con tanta cura: si sente quanto questa esperienza sia stata intensa e significativa per te. Provo a restituirti una lettura in un’ottica sistemico-relazionale, con... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco quanto questa situazione l’abbia turbata, e non solo per ciò che è accaduto, ma per il significato relazionale che porta con sé. In un’ottica sistemico-relazionale, qui non siamo davanti a un “problema... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera.
Nel leggere la sua storia emerge con forza non solo la quantità di eventi traumatici attraversati, ma soprattutto una continuità di ruolo: lei è stata, fin da giovanissima, la colonna portante...
Altro
Ciao, vi scrivo la mia storia per darvi il contesto.
Sono stato fidanzato per 8 anni con una ragazza. In quel periodo ero fuori forma e non mi piacevo, al punto da vivere quasi solo per lavorare e togliermi qualche sfizio, senza mai sentirmi davvero bene con me stesso. Ho comprato casa e siamo andati a convivere, ma negli ultimi due anni il nostro rapporto era diventato più una convivenza tra amici: sì, c’era ancora qualche rapporto, ma mancava tutto il resto.
Lei non lavorava, non aveva molte amicizie ed era bloccata in un percorso universitario che non riusciva a concludere, nonostante ci fossero diversi anni di differenza tra noi. Negli ultimi due anni prima della separazione, io avevo iniziato un grande cambiamento personale, tra dieta e palestra, trasformando il mio corpo. Questo aveva portato anche a una sua crescente gelosia.
Il fatto di vivere lontano dall’università, insieme alla gestione della casa, del cane e ad altre responsabilità, aveva contribuito ad allontanarla dal suo obiettivo. Inoltre, col tempo ho capito che viveva una forma di depressione di cui però non era mai riuscita a parlarmi apertamente: questa cosa mi rendeva nervoso perché, tra le tante cose, le pagavo anche lo psicologo senza però sapere davvero cosa stesse vivendo.
Io ero l’unico a lavorare e a occuparmi delle spese, delle uscite e di tutto il resto. In casa non mi faceva mancare nulla: pulizie ecc., faceva tutto lei, e già questo probabilmente è stato un errore mio.
A un certo punto, di fronte alle attenzioni di una ragazza — in mezzo a tutte quelle che avevo trascurato — non sono riuscito a trattenermi e, anche se non è successo nulla di fisico, ho deciso di lasciare la mia ex. È seguito un mese difficile, con continui messaggi e anche una gravidanza inventata da parte sua. Alla fine lei ha lasciato casa definitivamente.
Dopo poco è iniziata una frequentazione con un’altra ragazza, durata circa tre mesi: molto intensa fisicamente, ma anche tossica, tra love bombing e insicurezze che mi ha trasmesso. Dopo una vacanza finita male, ho chiuso anche questa storia.
Pochi giorni dopo ho conosciuto la mia attuale ragazza: un colpo di fulmine. È molto bella e forse proprio qui ho fatto il mio errore più grande. Dopo pochi giorni abbiamo deciso di convivere.
In questo quasi anno mi sono ritrovato a gestire praticamente tutto: casa, spese e organizzazione. Abbiamo un conto cointestato su cui mettiamo entrambi la stessa cifra, ma basta solo per il cibo: non copre bollette, uscite o altre spese, che ricadono su di me. Inoltre non mi aiuta né in casa né in altro.
È molto affettuosa e da quel punto di vista sto bene, non mi manca l’affetto. Però sessualmente e fisicamente non mi prende come la precedente, tanto che ho dovuto adattare alcune mie abitudini. Nonostante questo, emotivamente sto bene… o almeno credo.
Sto lavorando molto su me stesso, ma spesso penso di non meritarla, sia a livello fisico che di immagine. Cerco di darle tutto: attenzioni, affetto, regali, cene. Tuttavia il suo passato e i suoi tanti ex mi pesano molto. Spesso fa riferimenti a esperienze vissute (ristoranti, viaggi, cose fatte), anche senza citarli direttamente, e questo mi fa stare male. Gliel’ho detto, ma lei lo fa con leggerezza.
Tutto questo mi porta a vivere una forte disparità emotiva: mi capita di piangere spesso, di pensare di non meritare la felicità. Mi dispiace persino per il mio cane: prima era sempre con la mia ex in casa e non restava mai solo, mentre ora, lavorando entrambi, si ritrova spesso da solo.
Non riesco a lasciarla, anche se ci ho provato più volte. Vederla piangere e promettere che cambierà, senza poi farlo davvero come vorrei, mi blocca e non riesco ad andare fino in fondo.
Devo anche dire che in tante cose è davvero cambiata: probabilmente aveva bisogno di tempo, prima era triste e ora non lo è più, si chiudeva molto mentre oggi lo fa molto meno. Però, nonostante questi miglioramenti, io non mi sento valorizzato né alla pari. Spesso ho la sensazione che non mi ascolti davvero, non mi aiuta, non dà peso alle mie necessità, al mio bisogno di conferme e certezze. L’aiuto pratico è praticamente nullo e quello morale molto poco.
Io mi sono messo subito a sua disposizione in tutto, non le ho fatto mancare niente e l’ho messa al centro della mia vita, cambiando me stesso — di nuovo — per cercare di sentirmi all’altezza e meritarmela. E ora mi trovo così: incapace di lasciarla, ma senza stare mai, mai davvero bene o sentirmi apprezzato.
Lei mi parla di figli e di un “per sempre” insieme, e da una parte questo mi fa piacere, ma dall’altra sono terrorizzato all’idea che la mia vita possa essere sempre così: per sempre, con un peso che sento di portare da solo, sempre di fretta a cercare di fare tutto da solo. In cosa sbaglio? Su cosa posso lavorare o dove ho bisogno di aiuto? Sono andato anche da una psicologa, ma non mi ha mai aiutato davvero, nonostante tante sedute.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao. Leggendo la tua storia con gli lenti dell'approccio sistemico-relazionale, emerge un "copione" che sembra ripetersi, nonostante i volti e le situazioni cambino. In un sistema (che sia la tua famiglia d'origine o la coppia), noi non siamo isole, ma ci muoviamo in base a "incastri" di bisogni.
Ecco alcuni punti su cui riflettere per uscire da questo stallo:
1. Il "Modello del Salvatore" e l'Asimmetria
In entrambe le tue storie importanti emerge una forte disparità. Con la tua ex ti facevi carico di tutto (economicamente e psicologicamente); con la ragazza attuale accade lo stesso. Sembra che tu riesca a stare in una relazione solo se occupi il posto di chi "si prende cura", colui che è indispensabile, che paga, che organizza.
La trappola: Se sei tu quello che fa tutto, l'altra persona resterà sempre "piccola", deresponsabilizzata o in debito. Questa asimmetria uccide il desiderio e crea risentimento
2. Il valore di sé e il "Merito"
Dici spesso di "non meritare" la tua attuale compagna o la felicità. Questo è un nodo centrale. Quando senti di non valere abbastanza, tendi a "comprare" l'amore attraverso l'iper-efficienza (regali, cene, farsi carico delle spese). Se senti di dover fare così tanto per essere amato, significa che non credi di essere amabile per ciò che sei, ma solo per ciò che fai.
3. Il fantasma del passato e il confronto
Il peso che dai ai suoi ex e ai suoi racconti parla della tua insicurezza sistemica: hai paura che lei possa trovare altrove ciò che tu senti di non poterle dare. Il fatto che lei lo faccia "con leggerezza" indica che non c'è una sintonizzazione emotiva: tu soffri e lei non vede il tuo dolore, o tu non riesci a comunicarlo in modo che sia generativo e non solo una lamentela.
4. La "Promessa di cambiamento" come collante
Il fatto che non riesci a lasciarla quando piange indica che il tuo sistema emotivo reagisce al senso di colpa. Ti senti responsabile della sua felicità proprio come ti sentivi responsabile per la tua ex depressa.
Un consiglio pratico: Invece di "fare" di più per lei, prova a "fare meno". Osserva cosa succede quando non organizzi, non paghi tutto, non risolvi. È lì, nel vuoto che si crea, che capirai se c'è una base solida su cui costruire o se la relazione regge solo sulla tua fatica.
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