Via Isonzo, 16a, Inveruno 20022
"E' nel momento in cui mi accetto come sono che io divengo capace di cambiare" (Carl Rogers)
Leggi di più14/12/2024
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Via Isonzo, 16a, Inveruno 20022
"E' nel momento in cui mi accetto come sono che io divengo capace di cambiare" (Carl Rogers)
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15 recensioni
Più menzionato dai pazienti
DA QUANDO MIA FIGLIA FA LA PSICOTERAPIA CON LA DOTTORESSA È PIÙ TRANQUILLA.
CI TROVIAMO MOLTO BENE.
Dott.ssa Patrizia Mariani
Grazie mille!
E una persona che ascolta e riesce a farti riflettere con le tue stesse emozioni, con professionalità , molto attenta nell'ascolto.
Dott.ssa Patrizia Mariani
Ringrazio per queste parole preziose.
Mi sono sentita subito a mio agio e serena di poter raccontare i miei problemi senza alcun timore
Dott.ssa Patrizia Mariani
Carissima Roberta, grazie mille per il tuo gentile commento. Una buona giornata.
Competente e molto empatica.
Metodo efficace, consiglio vivamente la Dottoressa Mariani perché riesce ad affrontare anche le tematiche più difficili con positività.
Dott.ssa Patrizia Mariani
Grazie mille per questa recensione!
Ho contattato la Dott.ssa Mariani per superare i trami di un grave problema di salute.
Sin da subito ha saputo creare un clima di fiducia ed empatia.
Grazie al suo aiuto sono finalmente riuscita a superare i traumi dovuti alla mia malattia.
La ringrazio per avermi alleggerito e migliorato la vita, grazie!
Dott.ssa Patrizia Mariani
Minica le tue parole mi fanno veramente piacere. Grazie di cuore!!!
La consiglio...Mi sono trovata benissimo fin da subito...molto brava....
Dott.ssa Patrizia Mariani
Grazie infinite Maria!
Consiglio vivamente la Dottoressa Mariani…l’ empatia con il paziente è un suo pregio.
Dott.ssa Patrizia Mariani
Grazie di cuore
Grande professionista. Mi sono trovato molto bene. Consigliatissima.
Dott.ssa Patrizia Mariani
Grazie per le sue parole Andrea!
Dottoressa accogliente,gentile,attenta,mette a proprio agio,mi sto trovando bene.
Dott.ssa Patrizia Mariani
Grazie della recensione!
Dottoressa patrizia molto attenta mette al proprio agio il paziente
Dott.ssa Patrizia Mariani
La ringrazio molto Giusy!
ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno, mi chiamo Cristina, ho 49 anni e sono figlia unica. Sono sposata e senza figli. Da 12 an
Buongiorno, mi chiamo Cristina, ho 49 anni e sono figlia unica. Sono sposata e senza figli. Da 12 anni vivo a 100 km dai miei genitori. Non ho un lavoro perché a cadenza quindicinale vado dai miei genitori anziani per almeno quattro o cinque giorni. Da anni però vivo un'angoscia che non mi lascia mai, perché ho il terrore nei confronti della malattia e della perdita dei miei genitori. Mia madre ha 79 anni e sta abbastanza bene. Mio padre ne ha 84, ha uno stent al cuore e un'endoprotesi all'aorta addominale. Purtroppo l'ultima visita medica ha riscontrato dei problemi alla protesi. A giorni avremo un ulteriore colloquio con degli specialisti per capire se si può intervenire chirurgicamente e con che rischi, oppure se non sia possibile. Non dormo più, non vivo più, la vita mi sembra senza senso, fatta solo di prove, di perdite e di dolore. Giro a vuoto. In apparenza faccio tutto come una persona normale, ma dentro mi sento risucchiare dentro un abisso di terrore, di angoscia, di buio. È tutto troppo pesante, non riesco a reggere. Non trovo appigli, sfoghi. Attualmente sto facendo Emdr con uno psicologo ma non vedo risultati. L'angoscia, i pensieri catastrofici, sono sempre con me, riempiono tutti i miei giorni. Inoltre mi sento in colpa perché non riesco ad essere di aiuto ai miei genitori. Non riesco ad essere forte per sostenerli, rassicurarli, dimostrare loro che sono in grado di cavarmela da sola. Quando sono con loro vorrei solo fuggire lontano, non vedere, non sapere. Piango di nascosto. E non riesco a nascondere il mio terrore, di fronte a ogni piccolo o grande malessere dei miei, che non mi fanno pesare, ma che, purtroppo, fa parte dell'invecchiamento, dell'età. Vorrei tanto essere forte, tornare quella che ero, ma non ci riesco. Non so più cosa fare. Non c'è nulla che mi dia anche un momentaneo sollievo, né l'Emdr, né la fede, né i video sulla meditazione e la mindfulness. La mia testa è un cavallo imbizzarito.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara Cristina,
sento tutta la fatica, il buio e quel senso di soffocamento che stai vivendo. Vorrei prima di tutto dirti una cosa, forse la più importante: ciò che provi è dolorosamente umano. Non c’è nulla di sbagliato in te.
Sei figlia unica, porti sulle spalle un carico emotivo immenso e l’idea di perdere i tuoi genitori ti terrorizza. Questa non è debolezza, è amore. È naturale voler fuggire di fronte alla fragilità di chi ci ha dato la vita; la fuga è solo il modo in cui il tuo corpo cerca di proteggersi da un dolore che sente di non poter tollerare.
Il peso più grande che stai portando, oltre alla situazione reale, è il giudizio che hai verso te stessa. Ti senti in colpa perché vorresti essere una roccia, la figlia forte che rassicura tutti, e invece ti riscopri fragile, spaventata, con la testa che corre come un cavallo imbizzarrito. Ma pretendere di non avere paura in un momento così delicato — con una visita medica cruciale alle porte — è una richiesta impossibile.
L’EMDR, la meditazione o la fede non stanno funzionando perché, probabilmente, le stai usando come "armi" per scacciare l’angoscia. Ma l’angoscia non se ne va se la combatti. Se fossi qui con te, non ti chiederei di essere forte o di smettere di piangere. Al contrario, ti direi: lasciati andare. Smetti di lottare contro la tua paura, accoglila.
Finché ti sforzerai di indossare la maschera della figlia invulnerabile, consumerai le ultime energie che ti rimangono. Forse, il primo passo per ritrovare un po' di respiro è darsi il permesso di dire, anche solo a te stessa: "Ho una paura tremenda, sono sfinita, e ho il diritto di sentirmi così".
Non sei sola in questo abisso, Cristina. Sei solo una figlia che ama immensamente e che si trova davanti al passaggio più difficile della vita. Sii gentile con la tua fragilità.
Buongiorno, Sono un "ragazzo" di 34 anni, vorrei migliorare un aspetto decisamente sgradevole della
Buongiorno,
Sono un "ragazzo" di 34 anni, vorrei migliorare un aspetto decisamente sgradevole della mia persona: sono poco incline a gestire lo stress (specie sul lavoro, dove lo stress ha purtroppo la S maiuscola) o le situazioni negative in generale, e quando il mio cervello ritiene di aver raggiunto il massimo grado di sopportazione sono preda di attacchi di ira in cui mi lascio andare a urla ed espressioni volgari che spesso feriscono/lasciano attonito chi mi sta intorno. Per esempio proprio oggi a lavoro, dopo essere stato interrotto nella mia attività qualcosa come 10 volte in 3 minuti da richieste di collaboratori/telefonate/ecc. ho dato spettacolo di ostilità verbale e volgarità. E puntualmente, a mente fredda e ragionando in seguito sulla mie reazione, la ritengo eccessiva e me ne vergogno. Il problema è che quando "mi gira il boccino" più cerco di controllarmi e più mi innervosisco.
C'è qualche Vostra tecnica che si potrebbe usare per migliorare, o è sufficiente prendere a pugni un sacco da boxe?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Guarda, la prima cosa che mi sento di dirti è di non essere troppo severo con te stesso: quello che descrivi non fa di te una brutta persona, ma semplicemente un uomo di 34 anni che sta portando un carico di pressione superiore a quello che il suo sistema nervoso riesce a tollerare in quel momento. 10 interruzioni in 3 minuti farebbero sbroccare chiunque!
Il paradosso che vivi – più cerchi di controllarti e più ti innervosisci – è normalissimo. È l'effetto pentola a pressione: se tappi il fischietto con le mani, prima o poi salta tutto. E per rispondere alla tua domanda: no, il sacco da boxe purtroppo non basta. Spesso sfogarsi con la forza allena solo il cervello a rispondere allo stress con altra aggressività.
Visto che hai già un'ottima consapevolezza e a mente fredda ti rendi conto dell'errore, prova a usare queste due o tre strategie molto pratiche:
Ascolta i "segnali di fumo": L'ira non arriva mai dal nulla. Prima ci sono i denti che si stringono, il respiro corto, il caldo al petto. Impara a leggerli: quando la temperatura sale, è lì che devi fermarti, non quando sei già a 100 gradi.
Usa il "Time Out": Quando senti che stai per esplodere, la tua parte logica si spegne. Inutile sforzarsi di stare calmi. Di' una frase fissa ("Scusatemi, mi servono due minuti e arrivo") e alzati. Vai in bagno, a bere un bicchiere d'acqua, cambia aria. Muovere il corpo aiuta a smaltire l'adrenalina.
Fai un patto con i colleghi: A mente fredda, scusati per lo sfogo (questo ti fa onore) e spiega come funzioni: "Ragazzi, quando sono sommerso perdo la testa e mi spiace. Facciamo così: se mi vedete super concentrato, accumulate le domande e facciamo un punto unico più tardi". Creare un'alleanza disinnesca i conflitti in anticipo.
Infine, invece di arrabbiarti con te stesso perché ti ammali di stress, prova a dirti: "Ok, la situazione è oggettivamente un inferno, ho il diritto di essere frustrato". Spesso, darsi il permesso di essere incazzati riduce l'intensità della rabbia stessa.
Un piccolo passo alla volta. La prossima volta che senti il "boccino" girare, prova solo a fare un respiro e ad allontanarti dalla sedia prima di aprire bocca. Ci vorrà del tempo, ma sei già sulla strada giusta.
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