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Esperienze

Sono una psicologa clinica dell’infanzia e dell’adolescenza e mi occupo principalmente di bambini, adolescenti e sostegno alla genitorialità.

Ho scelto di dedicarmi all’età evolutiva perché credo che dietro ogni comportamento ci sia qualcosa che merita di essere ascoltato e compreso. Un bambino che fa fatica a gestire le proprie emozioni, un adolescente che si chiude o un genitore che non sa più come entrare in relazione con il proprio figlio non hanno bisogno di sentirsi giudicati, ma di trovare uno spazio in cui poter capire meglio ciò che stanno vivendo.

Nel mio lavoro cerco di creare proprio questo: uno spazio accogliente, sicuro e privo di giudizio, nel quale bambini, ragazzi e genitori possano sentirsi liberi di portare difficoltà, paure e domande.

Mi interesso in particolare alle difficoltà emotive e relazionali, ai disturbi d’ansia in età evolutiva e al sostegno alla genitorialità. Lavorare con un bambino o con un adolescente, per me, significa anche considerare il mondo di relazioni nel quale sta crescendo e, quando necessario, accompagnare i genitori nella comprensione di ciò che si nasconde dietro alcuni comportamenti.

La mia esperienza professionale si è arricchita anche attraverso il tirocinio presso la Comunità Terapeutica “La Ginestra” dell’Associazione Casa Rosetta, dove ho avuto modo di lavorare in équipe, partecipare a colloqui, gruppi terapeutici e attività psicoeducative. È stata un’esperienza importante nella costruzione del mio modo di essere psicologa e mi ha insegnato ancora di più il valore dell’ascolto, della relazione e dell’unicità della storia di ogni persona.

Sono iscritta all’**Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana – Sezione A, n. 14024**.

Nel mio studio non cerchiamo bambini perfetti, adolescenti senza difficoltà o genitori che abbiano sempre la risposta giusta.

Cerchiamo insieme di capire cosa sta succedendo e da dove possiamo cominciare.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicologia delle relazioni

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Marisa Croce

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  • G

    G.F.

    Consulenza chiara precisa e puntuale...professionista seria, mi ha messo a mio agio nonostante fosse la prima volta e on line. Consigliatissima

     • Studio di consulenza online • consulenza online  • 

    Dott.ssa Marisa Croce

    La ringrazio molto!


  • P

    Palmeri G.

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    Dott.ssa Marisa Croce

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve a tutti. Ho paura di avere la depressione post partum. Ho partorito da 1 mese e 10 giorni, e a

Salve a tutti. Ho paura di avere la depressione post partum. Ho partorito da 1 mese e 10 giorni, e a mia figlia è stato diagnosticato l’ipertiroidismo congenito, una doccia fredda quando ho avuto la notizia completamente inaspettata. Da allora ho spesso episodi di ansia, ogni cosa della bambina mi fa andare nel panico, un rigurgito in più, se cresce poco, se non si sveglia per mangiare. Anche stare da sola con lei mi genera ansia, vorrei ci fosse sempre qualcuno con me. Vorrei solo piangere dei giorni, stare nel letto e basta. Vorrei che qualcuno si prendesse cura di me, e non pensare a niente, far decidere dagli altri tutto. Con il cibo alle volte mi vien il voltastomaco e non mangerei se non perché devo allattare. Cosa devo fare? Non mi sento all’altezza, mi sento sconfitta. Dopo due aborti, questa gravidanza tanto attesa e ora… non vivo bene la mia maternità 😭

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Marisa Croce

Buongiorno, mi dispiace per il momento così faticoso che sta attraversando.
Da poche settimane è diventata mamma e, dopo una gravidanza tanto desiderata e preceduta da due perdite, ha ricevuto improvvisamente una notizia importante sulla salute della sua bambina. È comprensibile che tutto questo abbia avuto un forte impatto emotivo.
Da un messaggio online non è possibile stabilire se si tratti di depressione post partum, ansia post partum o di un'altra condizione. Tuttavia, i sintomi che descrive meritano di essere ascoltati e valutati senza aspettare oltre: l'ansia molto intensa rispetto alla salute della bambina, la difficoltà a rimanere sola con lei, il bisogno frequente di piangere e restare a letto, la riduzione dell'appetito e il sentirsi sopraffatta e inadeguata.
Le consiglierei di rivolgersi quanto prima a uno psicologo o psicoterapeuta con esperienza nell'area perinatale e di parlarne anche con il suo medico di base, ginecologo o consultorio familiare, in modo da poter valutare insieme quale sostegno sia più adatto in questo momento.
Nel frattempo, se ne ha la possibilità, accetti la presenza e l'aiuto concreto delle persone di cui si fida. Il desiderio che qualcuno si prenda cura anche di lei, in questo momento, è un'informazione importante e merita ascolto.
E vorrei sottolineare una cosa: stare male in questo momento non significa essere una madre inadeguata né aver “fallito” la propria maternità. Chiedere aiuto adesso significa prendersi cura anche della relazione con la propria bambina.
Se dovessero comparire pensieri di farsi del male o di fare del male alla bambina, pensieri di morte, forte confusione o sensazioni di perdita di contatto con la realtà, è importante chiedere immediatamente assistenza sanitaria urgente.
Un caro saluto.


Buongiorno..ho da chiederle un consiglio che sta influenzando molto la nostra famiglia.. Mio figlio

Buongiorno..ho da chiederle un consiglio che sta influenzando molto la nostra famiglia..

Mio figlio ha 10 anni,bambino sano, mai avuto problemi ..caratterialmente seppur è sensibile, è Comunque un bambino “tosto” nel senso che con la sorellina litiga, ha scatti d’ira, seppur in altri contesti timido.. ma nel contesto scolastico va tutto bene..e socializza con i suoi amici della sua età.
Ma .é da prima della fine della scuola che ha degli atteggiamenti non piacevoli..mi spiego..fa dei movimenti ripetitivi tipo tic (schiocco dita,mani nel naso, o altro..)
Inizialmente pensavo ad una fase e infatti x quanto riguarda lo schiocco di dita o altro si é fermato..apparte le dita nel naso ma ci stiamo lavorando!
il problema più grave é un altro..

Abbiamo notato che lo fa quando é da solo (o se anche c è qualcuno lui pensa che non viene visto ) di mettersi le dita in gola..non per provare a vomitare..ma le mette in gola..aveva smesso per un periodo ma in questi giorni lo sta rifacendo..in bagno da solo,o anche mentre siamo lontani da lui..quando lo noto (di nascosto ) si inventa che é stressato..altre volte k lo fa per sentire la “consistenza”..dice che sono pensieri intrusivi che non riesce a fermare..io non so più come affrontare la cosa..ho provato con le buone (chiedendo di dirmelo quando lo sentiva che lo aiutano ma é durato poco)ma ora inizio a non riuscire più..
Ho sentito una signora che fa psicomotricità (x altri motivi) ma prima di ottobre non lo vede.
Ma a lui in realtà che figura serve?dove posso portarlo?
Chiedo scusa x il lungo messaggio, spero di essere stata chiara..
Grazie mille

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Marisa Croce

Buongiorno, grazie per aver descritto così attentamente la situazione.
Da ciò che racconta, eviterei innanzitutto di attribuire subito un significato preciso a questi comportamenti. Movimenti ripetitivi e gesti come quello che descrive possono avere funzioni e origini diverse e, senza conoscere suo figlio, non sarebbe corretto interpretarli o parlare di “tic” o di “pensieri intrusivi” in senso clinico.
Il fatto che suo figlio dica di sentirsi “spinto” a compiere il gesto e faccia fatica a interromperlo è però un elemento che, a mio avviso, merita di essere approfondito, soprattutto considerando che il comportamento si ripresenta nel tempo.
Le consiglierei di parlarne innanzitutto con il pediatra, anche per escludere eventuali aspetti di natura organica legati al gesto di introdurre le dita in gola, e parallelamente di rivolgersi a uno psicologo che si occupi di età evolutiva, che possa parlare con il bambino e raccogliere anche la vostra esperienza come genitori.
Nel frattempo cercherei, per quanto possibile, di non rimproverarlo, controllarlo continuamente o chiedergli insistentemente di smettere. Piuttosto può essere utile mantenere un atteggiamento curioso e non giudicante: provare a capire insieme a lui quando compare il bisogno di farlo, cosa sente prima e dopo e se ci sono momenti o situazioni in cui accade più frequentemente.
Non necessariamente dietro questo comportamento c'è qualcosa di grave, ma dal momento che persiste e sta creando preoccupazione anche all'interno della famiglia, credo sia opportuno comprenderlo meglio attraverso una valutazione diretta.
Un caro saluto.


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