Esperienze

Prima di tutto sono appassionata di psicologia e di lettura. Cerco di coniugare queste due passioni considerando anche che ogni persona ha una storia da portare con sé.
Mi impegno per formarmi e garantire le stesse possibilità di intervento e supporto psicologico anche alle persone della comunità LGBTQ+, in un ambiente sicuro e rispettoso.
Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica

Presso questo indirizzo visito

Adulti (Solo in alcuni indirizzi)
Bambini a partire da 12 anni (Solo in alcuni indirizzi)

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    65 €

  • Consulenza online

    65 €

  • Colloquio psicologico di coppia

    80 €

  • Colloquio psicologico individuale

    65 €

  • Consulenza LGBTQIA+

    65 €

Indirizzi (2)

Giuliana Gaudieri

Consulenza online

Disponibilità

Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo

Giuliana Gaudieri
Studio Largo Parolini

Largo Parolini 117, Bassano del Grappa 36061

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6 recensioni

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  • F

    F.

    La Dott.ssa Gaudieri è una professionista accogliente ed empatica. Ti fa sentire compreso e non giudicato. È esperta di neurodivergenze e LGBTQIA+.

     • Studio Largo Parolini • Consulenza LGBTQIA+  • 

  • A

    angela

    La dottoressa Gaudieri è una persona molto empatica che mette subito a proprio agio. Oltre a essere sempre precisa e puntuale è anche una professionista che ha saputo trattare i miei problemi con estrema delicatezza. La consiglio molto volentieri a tutti coloro che sentono il bisogno di parlare con uno psicologo attento ed efficace.

     • Consulenze online • Altro  • 

  • C

    C.I.

    La mia esperienza con la dottoressa gaudieri è stata più che soddisfacente. Puntuale nei tempi si è dimostrata veramente accogliente ed empatica. Prestazione altamente professionale, la consiglierei a tutti.

     • Studio Largo Parolini • consulenza psicologica  • 

  • P

    P.g.

    Sono stata accolta con un bel sorriso e tanta gentilezza che mi hanno fatto sentire subito a mio agio....molto attenta e in particolare molto dettagliata nelle risposte...

     • Studio Largo Parolini • colloquio psicologico individuale  • 

  • T

    Tiziana

    Persona puntuale, seria e disponibile che, nonostante i miei pregiudizi in merito al rivolgermi a questo tipo di professionista, ha saputo mettermi a mio agio ed è stata di grandissimo aiuto e supporto per superare un momento di grande difficoltà.

     • Studio Largo Parolini • colloquio psicologico individuale  • 

  • A

    A.G

    Molto accogliente ,professionale ed esaustiva massima disponibilità, puntualissima nell'accoglienza

     • Studio Largo Parolini • consulenza psicologica  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore

È da circa un mese che vivo un periodo di profonda crisi. Non so bene a cosa associarla e non so ben

È da circa un mese che vivo un periodo di profonda crisi. Non so bene a cosa associarla e non so bene neanche come classificarla. Alla classica domanda ‘ che pensieri fai? Cosa ti scatena l’ansia? ‘ non so rispondere. Non perche io viva nella totale ignoranza dei miei pensieri o perche non sia capace di individuare in singolo pensiero che ha causato quel particolare attacco d’ansia quanto piuttosto perchè NON ESISTE UN UNICO PENSIERO. Molti pensieri mi causano reazioni d’ansia come ad esempio: ‘amo o non amo il mio ragazzo? E se potesse accadere che un giorno io smetta d’amarlo e quindi perderlo?’ o ‘ vivo in una confusione mentale, in pensieri che si aggrovigliano e diventano paradossi che mi causano angoscia, io prima non ero cosi. Dentro di me si è rotto qualcosa che non può ripararsi perchè avrò sempre lo spettro di questa nuova modalità di pensiero che non posso dimenticare’ oppure ancora ‘ non ci capisco più niente di me stessa, non sono più sicura di niente: di quello che mi piace, di quello che vorrei fare. Non c’è più un momento in cui posso dire ‘ SE FARO COSI SARO’ FELICE’ perche dietro ho sempre una vocina che dice ‘MA NE SEI DAVVERO SICURA? E SE STESSI MALE LO STESSO? E SE TUTTO TI FACESSE MALE E NON CI FOSSE VIA D’USCITA?’. È cosi difficile racchiudere in una frase quello che penso che mi trovo costretta a fare degli esempi, nella speranza che qualcun altro per me possa definirli, dargli una diagnosi, comprenderli, legittimarli, dargli un senso.

La crisi reale parte a Gennaio, una trombosi emorroidaria particolarmente violente mi getta in uno stato apprensivo. Molto dolore e molto tormento per circa 15 giorni. A questo fenomeno non consegue una risoluzione completa, ma l’emorroide lascia spazio ad una marisca: piccola escrescenza cutanea nell’intorno del mio ano che mi getta in uno stato di ansia. Nella mia testa c’era il ‘ E’ TUTTO CAMBIATO PER SEMPRE, non potrai più gestire il rapporto con l’andare in bagno come facevi prima perche da adesso in poi devi sempre stare sull’attenti. Devi guardare la tua alimentazione, la quantità di acqua che bevi, la tua attività fisica, le mutande che metti, come ti siedi sulla sedia… A fine febbraio decido di rivolgermi ad un proctologo che mi rasserena sullo stato di salute e sulla possibilità di recidive. Li il panico passa ma lascia spazio ad un ipercontrollo tramite il quale riuscivo a gestire i miei stati d’ansia. Nella mia testa aleggiava il seguente costrutto ‘ SE MANGIO BENE, ANDRO IN BAGNO BENE E QUINDI POTRO’ ESSERE SERENA’. Al primo mal di pancia o al primo segno di malessere le cose peggioravano drasticamente e l’ansia mi colpiva in maniera feroce. Il problema ad oggi non si è risolto, permane l’ipercontrollo e la forte paura di un malessere come quello di gennaio.

Questa parentesi della mia ansia è l’unica che riesco a descrivere in maniera dettagliata. Una nuova parentesi si apre a maggio, sono diversi i fattori che hanno concomitato all’aggravarsi delle mie condizioni.
1. Le mie compagne di università non mi davano più divertimento e spensieratezza come una volta, tutto era diventato monotono, stretto, pensante. Con l’inizio della sessione d’esami si sono chiuse in casa. Trasformando quella quotidianità seppur monotona nel niente più assoluto
2. A ottobre del 2022 ho cambiato appartamento e da che vivevo con 5 ragazze sono andata a vivere con il mio ragazzo. La convivenze è stata un momento speciale, un momento in cui sentivo di avere il mio ambiente e le mie certezze ma quello che ha portato con se è stata una rinuncia al cameratismo che avevo con le mie coinquiline nel precedente appartamento —> sono terminate le sere di chiacchiere in cui a turno ognuna presentava le proprie paure e i propri problemi e dalle quali io imparavo o mi sentivo forte nel riconoscermi in situazioni e sensazioni che avevo già vissuto e superato. Ho lasciato un ambiente che comunque era stato casa mia per 5 anni e li è come se avessi lasciato anche una versione di me: la ragazza che veniva considerata forte, senza ansie, un po l’anello di coesione tra noi 5…. Tutto questo l’ho somatizzato nel tempo, ma nella sua somatizzazione non ne ho fatto un dramma: l’ho riconosciuto come un passaggio di vita cercando di incanalarlo nei cassetti dei ricordi positivi e non del rammarico o del rimpianto
3. Il mio ragazzo con cui sto insieme da 6 anni da sempre stato mio complice in tutto, nell’università, nella scuola, nel modo di pensare, nella quotidianità, nelle esperienze da voler vivere… a maggio decide di essere stanco della vita universitaria e decide di voler associare allo studio un lavoro full time. Dal 15 maggio comincia a lavorare.

Nel momento in cui mi rendo conto di questo cambio repentino delle mie abitudini di vita e della mia quotidianità il mondo comincia a sprofondarmi sotto i piedi. Perdo certezze,voglia,grinta, il senso di me, di quello che mi piace, di quello che voglia, perdo serenità, tranquillità, positività. La prima settimana di giugno è stato un calvario di pianti, di panico, di paura. La seconda settimana mia madre si trasferisce da me per un po nella speranza di aiutarmi. Purtroppo, anche se una donna capace di comprendermi, di starmi vicino, di non farmi sentire sola e anche una donna molto ansiosa e dalla personalità molto forte che mostrava ‘fretta di risolvere il problema cercando di trovarmi delle cause al malessere e quindi delle successive soluzioni’. Ovviamente come qualsiasi genitore avrebbe fatto, non la biasimo. In questo suo disperato tentativo di aiuto commette però l’errore di convincermi di pensieri che io fino a quel momento non avevo avuto ‘ non è che non ami più il tuo compagno? non è che il problema è la tua nuova casa?…’ tutti questi pensieri mi angosciano ancora di più, mi mandano in uno stato di totale confusione dal quale piano piano ho cominciato ad uscire quando ho iniziato un percorso di terapia e quando mi sono fisicamente allontanata da lei. In queste settimane ho fatto dei progressi, ho cercato di vedere il problema come qualcosa di risolvibile, che avrebbe creato una versione migliore di me, che fosse una naturale risposta ad una fase di adattamento. Ho cercato di dargli un senso e uno scopo.

Nel percorso di terapia mi sto molto focalizzando sul rapporto con mia madre e sulla capacità che ha lei di a volte mettermi in testa pensieri che non fanno parte di me. Il problema è che seguendo la consecutio temporum del mio racconto la figura di mia madre entra all’interno della mia ansia a posteriori rispetto alla sua manifestazione originale facendomi sorgere il dubbio ‘ come può essere il rapporto con lei la causa se lei subentra in una crisi già avviata?’

Ad oggi vivo meglio i miei stati d’ansia. Ci sono ma non portano con se la disperazione. E questo è già un grande passo avanti. Permane lo stato di confusione che citavo all’inzio. Permangono i pensieri, i paradossi, permane l’incapacità di ritrovarmi, la nostalgia verso la persona che ero, l’incapacità di vedere, come, tutto questo possa essermi d’aiuto. Ho il magone se ripenso alla me prima di tutto questo, mi manca chi ero, mi mancano gli schemi mentali che avevo prima, mi mancano gli strumenti che avevo prima, mi manco io e mi fa paura questa nuova versione di me. Che ne pensate?

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Giuliana Gaudieri

Non sentirsi più la persona di prima spesso fa sentire disorientati e spaventati, preoccupati da quello che si può essere già diventati e chi si diventerà in futuro. Questo però non significa non trovarsi bene in questo cambiamento, e mi sembra di capire sia quello che senti adesso: di star diventando qualcosa che ti spaventa. Non è un processo inarrestabile, né qualcosa che non puoi affrontare.
Ogni evento ha il potenziale per portare a un cambiamento, a volte in modi che non sono immediatamente comprensibili. Se non l'hai già fatto, porta nel percorso di terapia anche i tuoi dubbi su quello che state facendo, potrà aiutare te e chi ti segue a capire come aiutarti al meglio, che sia approfondendo qualcosa di diverso o permettendoti di capire di più il percorso che avete intrapreso e perché si muove in una certa direzione. Perché un percorso sia efficace, è necessario che ti ritrovi in quello che fate e che tu possa capire perché ti può essere d'aiuto.


Soffro di depressione e da anni la mia vita é stravolta . Aspetto la notte anche se dormo pochissimo

Soffro di depressione e da anni la mia vita é stravolta . Aspetto la notte anche se dormo pochissimo .e ogni piccola difficoltà ad oggi è per me un cosa insormontabile . Ad aggravare il contesto è che mía moglie non vuole vedere che la persona che ha al suo lato è cambiata.e accettarne la malattia Pure lei vive la stessa situazione avendo avuto in comune la stessa attività ma reagisce in modo pragmatico ed adeguato alla situazione e vede in me una persona sulla quale non può fare più affidamento Questa situazione ha destabilizzato la nostra famiglia . Il covid mi ha portato per ora via l attività lavorativa e non ho la forza per reagire . Fino a quando preserverò la famiglia ? Vorrei potermi volatilizzare in questo momento stesso mentre so che dovrei reagire. Sono un peso per la famiglia stessa . La verità è che dopo questa bastonata non ho più voglia di reagire consapevole che il disastro presto sarà anche economico . Capisco che rischio di perdere tutto ma non ho più voglia di ricominciare e cercare un lavoro a 57 anni semprechè lo trovi . Attualmente vivo all' estero . Questa situazione mi fa sentire ai loro occhi un vigliacco. Non mi capacito
considerando poi che ho sempre lavorato da quando sono entrato in età lavorativa ricoprendo anche incarichi di rilievo Assurdo avere come unico desiderio il volersi lasciare andare . Questa è il terzo depressione che affrontò e odio prendere farmaci che mi rincretiniscano. La riassumerei così. Ok covid hai vinto se devo ricomonciare preferisco lasciarmi andare nel mio oblio. Vi chiedo gentilmente un parere o un'indicazione.
.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Giuliana Gaudieri

Nei periodi di depressione è normale che i pensieri diventino soffocanti, le energie sono impegnate a superare la giornata ed è facile credere di non poter affrontare anche le più piccole cose. I farmaci aiutano, ma da soli possono non essere sufficienti a produrre il cambiamento che serve per uscire da un periodo così duro. Ci sono tante cose in ballo, ed è comprensibile che si senta schiacciato da tutto ciò. Un percorso di supporto psicologico può aiutare a capire come riconoscere gli schemi che mantengono la situazione e a intervenire per modificarli, in modo da poter ridurre la sofferenza ed essere preparati quando le cose diventano troppo per essere affrontate.


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