Salve, provo a essere il più sintetico possibile. Come si impara a rinunciare? Come ci si “rassegna”
Salve, provo a essere il più sintetico possibile. Come si impara a rinunciare? Come ci si “rassegna”? Possono sembrare dei termini un pò forti, ma è ciò di cui ho bisogno. Ho 40 anni e sono in una relazione esclusiva e monogama da 22 anni. Prima e unica relazione per entrambi, mai un tradimento né una pausa. Ci amiamo intensamente e nel significato profondo del termine, di sintonia, conviviamo da 10 anni e posso dire che abbiamo una vita piena e appagante sotto tutti i punti di vista, di rispetto comprensione e affiatamento, compreso quello sessuale. Non ci sono problemi nella nostra relazione, se non uno “stallo” che forse non risolveremo mai, e cioè il fatto che da 4-5 anni ha iniziato a pesarmi (frustrarmi?) il fatto di non aver avuto altre esperienze, di non aver provato altre sensazioni con altre donne, di non aver mai persino baciato un’altra donna. Emozioni e sensazioni puramente “fisiche”, di curiosità, una caratteristica che ho in tutti gli aspetti della mia vita. Non desidero un’altra relazione, perchè amo la mia donna con tutto me stesso, eppure la carica sessuale che spesso sento e i desideri che mi vengono costantemente alla mente verso l’apertura della relazione e il poter fare altre esperienze mi “tormentano”. Ovviamente, il problema sta nel fatto che, parlandone con lei, ore e ore e giorni e mesi, lei non condivida questo tipo di sensazioni e curiosità. Lei è appagata al 100% dall’unicità intima e sessuale che ha con me, e non ha alcun interesse, curiosità o stimolo nel fare nuove esperienze. Anzi, nonostante abbia anche fatto dei tentativi di aperture verso di me, si è resa conto che stava violentando se stessa, i suoi valori e la sua natura, nel tentativo di compiacermi. Non è una persona di mentalità chiusa o tradizionale, però quell’aspetto di unicità sessuale della relazione per lei è imprescindibile. E chiaramente influenza anche il fatto che non accetta che io possa avere altre esperienze da solo, oltre lei. Da qui la domanda iniziale: come mi rassegno? O meglio, che strumenti si possono avere, lì dove ormai sto capendo che sia impossibile trovare un punto di incontro, per accettarlo? Quale tipo di lavoro posso fare su me stesso per mettermi "l’anima in pace"? Perchè le possibilità che vedo sono solo due, seguire la via della sperimentazione e dell’esperienza ma perdendo definitivamente lei e tutto ciò che abbiamo costruito, o cercare qualunque strumento che possa aiutarmi a far “tacere” questi pensieri, accettare questa inevitabilità, e ricacciare l’ombra della frustrazione a vita. Grazie mille a chi mi darà dei suggerimenti.