Salve, sono una ragazza di 26 anni e a partire da inizio settembre ho iniziato improvvisamente a sen
Salve, sono una ragazza di 26 anni e a partire da inizio settembre ho iniziato improvvisamente a sentire un peso sul petto o sullo stomaco come se mi mancasse aria che mi portava a inspirare continuamente finché non mi sentivo meglio, talvolta di notte mi svegliavo quasi come se stessi soffocando e notavo che prendendo la camomilla la situazione rimaneva migliorava. Ne ho parlato con il mio medico ad ottobre e dopo aver valutato anche le analisi che erano perfette tranne per carenza di ferro, ha dedotto che fossero attacchi di ansia o panico probabilmente associati alla paura di dover inziare il primo anno di università e mi ha prescritto una cura con ansioten. Da quando ne ho parlato con il medico, questo problema non si è più presentato, tanto che non ho neanche iniziato la cura prescritta. Qualche settimana fa mi trovavo in treno di ritorno a casa e mi sono trovata nuovamente in questa sensazione di mancanza d'aria e conseguente inspirazione profonda e continua. Ancora oggi a gennaio 2026, anche senza peso sul petto, capita di dover alternare ogni 20 minuti circa il mio respiro con inspirazioni profonde. Devo precisare che se sono distratta o trascorro una giornata fuori con i miei amici questo problema è come se sparisse per poi ripresentarsi una volta che ritorno a casa. Inoltre, ho notato che quando studio anche solo per una mezz'oretta aumenta questo respiro d'aria forzato e mi sento tipo stordita o rallentata nei movimenti/parole. Dopo questo sproloquio, sono qui a chiedervi se la diagnosi del mio medico è giusta quindi si parla di attacchi di ansia/panico o se si tratta di qualcosa di più grave? Come posso risolvere questo problema? Grazie.
26 risposte
Prima di parlare di diagnosi così come risposta, io approfondirei le situazioni nei quali queste manifestazioni "accadono" e valutare quindi con calma se sono delle manifestazioni continue o no, determinate da qualche situazione precisa. Contatti uno specialista e magari con poche sedute terapeutiche riuscirà a "chiarire" la situazione.
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Salve, da quanto descrive e considerando che gli accertamenti medici non hanno evidenziato problematiche organiche rilevanti, il quadro appare compatibile con una manifestazione ansiosa, verosimilmente legata a un periodo di cambiamento e di maggiore carico emotivo, come l’inizio dell’università. Il fatto che i sintomi tendano a ridursi quando è impegnata o in compagnia e a ripresentarsi nei momenti di studio o di maggiore attenzione a sé stessa è un elemento frequente nei disturbi d’ansia e suggerisce un coinvolgimento significativo dei fattori psicologici. In questi casi l’ansia può esprimersi attraverso sensazioni fisiche anche molto fastidiose, che pur non essendo pericolose possono diventare fonte di preoccupazione e mantenere il problema nel tempo. È comprensibile quindi il dubbio che si tratti di qualcosa di più grave, ma da quanto riferisce non emergono elementi che vadano in questa direzione. Per affrontare in modo efficace e duraturo questa sintomatologia, il passo più indicato è intraprendere un percorso psicologico, in particolare di orientamento cognitivo-comportamentale, che consente di comprendere e modificare i meccanismi che alimentano l’ansia e i sintomi associati. Un intervento mirato permette spesso di ridurre significativamente il disagio e di recuperare una maggiore serenità nella vita quotidiana, senza necessariamente ricorrere a trattamenti farmacologici. Resto a disposizione e le auguro il meglio per il suo percorso.
Buongiorno, innanzi tutto mi sembra che lei si sia mossa in maniera ottima, rivolgersi al medico ed adottare una pratica di respirazione profonda sono state due ottime cose. Da quanto descritto in effetti i sintomi presentati potrebbero tranquillamente sembrare attacchi d'ansia. in effetti lei si trova in un momento evolutivo molto intenso, quello dell'inizio di un percorso nuovo. In genere il sintomo arriva come qualcosa di molto negativo e sgradito, almeno a prima vista. In gestalt diciamo che il sintomo è parte di un tentativo dell'organismo di mantenere l'equilibrio, quindi quello che mi chiederei è come sto in questo momento. c'è qualcosa della scelta che sta facendo che la fa sentire in qualche modo costretta e senza via di fuga? o più semplicemente che la preoccupa molto? il sintomo spesso vuole solo essere ascoltato, come del resto le è successo di avere un momento di calma dopo essersi rivolta al medico. rispondere a queste domande in solitudine può non essere semplice. Se la situazione non si risolvesse nel giro di poco spontaneamente le consiglio di provare con un percorso psicologico che la possa accompagnare in questa esplorazione. in bocca al lupo e un saluto
Gentile utente, da quanto descrive il quadro appare coerente con una sintomatologia ansiosa, più che con un problema organico, soprattutto considerando alcuni elementi chiave: gli esami medici risultati nella norma (a parte la carenza di ferro già individuata); la sensazione di “fame d’aria” che migliora spontaneamente o con sostanze calmanti come la camomilla; la ricomparsa dei sintomi in situazioni di stress o concentrazione (studio, viaggio in treno); la quasi totale scomparsa quando è distratta o in compagnia, elemento molto tipico dell’ansia; la tendenza a inspirare profondamente e frequentemente, che può portare a una lieve iperventilazione, responsabile anche della sensazione di stordimento o rallentamento. Non sempre gli attacchi di ansia o panico si presentano in forma “classica” con tachicardia intensa e paura di morire: talvolta si manifestano in modo più subdolo e persistente, attraverso il respiro, il senso di oppressione toracica o gastrica e una costante iperattenzione alle sensazioni corporee. Il fatto che l’episodio iniziale sia comparso in un periodo di cambiamento importante come l’inizio dell’università rafforza ulteriormente questa ipotesi. Al momento non emergono segnali che facciano pensare a qualcosa di più grave dal punto di vista medico, anche se è sempre corretto continuare a confrontarsi con il proprio medico curante per il monitoraggio generale. Tuttavia, il problema sembra essersi cronicizzato sul piano funzionale e questo può diventare limitante nella quotidianità se non affrontato in modo mirato. Il trattamento più efficace in questi casi non è solo farmacologico, ma soprattutto psicologico, attraverso un percorso che aiuti a: comprendere cosa mantiene l’ansia; ridurre l’ipercontrollo sul respiro; imparare strategie di regolazione emotiva e corporea; lavorare sulle paure legate alle sensazioni fisiche. Per questo motivo, il consiglio è di approfondire la situazione con uno specialista della salute mentale, così da avere una valutazione accurata e un intervento adeguato e personalizzato. Un caro saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile ragazza, da ciò che racconti emerge chiaramente quanto questa esperienza sia stata intensa e preoccupante per te. È comprensibile che sensazioni come il “peso sul petto”, la respirazione forzata, i risvegli notturni e lo stato di stordimento possano spaventare e far pensare subito a qualcosa di grave. Con le informazioni che condividi, però, è ancora precoce poter fare una diagnosi certa. Per una valutazione accurata servirebbe un colloquio più approfondito, che consideri la tua storia personale, emotiva, di salute e il contesto di vita attuale. Tuttavia, il fatto che questi episodi compaiano soprattutto in momenti di tensione, studio, cambiamento importante (come l’inizio dell’università), e che tendano a ridursi quando sei distratta o in compagnia, fa pensare con una buona probabilità a manifestazioni legate all’ansia o a una forma di attacco di panico/ansia situazionale. Questo non significa “qualcosa di grave”, ma qualcosa che merita ascolto, comprensione e adeguato supporto. Cosa puoi fare Ti consiglierei di valutare un percorso di supporto psicologico. Un lavoro terapeutico può aiutarti a: - comprendere meglio cosa sta generando questa ansia; -imparare strategie concrete per gestire i sintomi fisici (come il respiro e la tensione corporea); -lavorare sulla tua autostima e sulle pressioni che forse stai vivendo in questo periodo di cambiamenti; - acquisire strumenti per ritrovare sicurezza, serenità nella quotidianità e consapevolezza. Se non l’hai già fatto, resta comunque importante confrontarti anche con il tuo medico quando i sintomi compaiono, soprattutto se dovessero intensificarsi o cambiare. Non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che stai vivendo: è una richiesta d’aiuto del corpo e della mente, e con il giusto sostegno può essere affrontata e superata. Resto a disposizione se desideri approfondire. Dott.ssa Suria Simona
Buon pomeriggio, da quanto descrive, i sintomi sembrano avere una componente ansiosa: il fatto che compaiano in situazioni di stress o di concentrazione e che si riducano quando è distratta o in compagnia è un elemento significativo. Anche la sensazione di “mancanza d’aria”, con bisogno di inspirazioni profonde, è un’esperienza frequente nei disturbi d’ansia e non indica, di per sé, un problema respiratorio o cardiaco, soprattutto in presenza di accertamenti medici nella norma. Per qualsiasi dubbio sul piano medico è sempre corretto continuare a confrontarsi con il proprio medico curante, ma quanto descrive appare più compatibile con un quadro ansioso che con una condizione organica grave. Un percorso psicologico, eventualmente integrato con interventi di mindfulness guidati da professionisti, può aiutarla a comprendere i meccanismi che innescano l’ansia e a gestirli in modo più efficace.
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione. In parole semplici, quello che sta vivendo è un fenomeno molto comune chiamato "fame d'aria" di natura psicogena. Può stare tranquilla: non si tratta di qualcosa di grave a livello fisico o di un pericolo imminente. La prova più chiara sta proprio nel fatto che il disturbo scompare quando è distratta o con gli amici; se ci fosse un problema organico ai polmoni o al cuore, i sintomi non scomparirebbero in base alla situazione Il suo corpo sta usando il respiro per esprimere una tensione che forse a parole non riesce ancora a tirare fuori. È molto probabile che l'inizio dell'università, con il carico di aspettative e il cambiamento di vita che comporta, abbia generato forte angoscia. Paradossalmente, cercando di fare respiri profondi per sentirti meglio, finisce per incamerare troppo ossigeno, ed è proprio questo che la fa sentire stordita o rallentata, come se fosse in una bolla. Per risolvere, il primo passo è smettere di "combattere" contro il respiro: quando sente il peso sul petto, provi a concentrarti sull'espirazione, lasciando uscire l'aria lentamente, senza forzare l'ingresso di nuovo ossigeno. Sapere che non sta soffocando la aiuterà a togliere potere al sintomo. Tuttavia, visto che questo fastidio tende a ripresentarsi nei momenti di studio, potrebbe essere utile iniziare un percorso con uno psicologo per capire cosa la spaventa davvero di questa nuova tappa della tua vita e imparare a gestire lo stress prima che sfoci in sintomi fisici. Resto a disposizione per lei, dott.ssa Cecilia Calamita
Buonasera. Concordo con il suo medico, escludendo cause fisiche si tratta proprio di una sintomatologia ricondotta all'ansia. Ad oggi ci sono molte psicoterapie che si occupano dell'ansia, le consiglio un approccio integrato, dove da una parte si controllano i sintomi tramite ristrutturazioni cognitive ed esercizi appositi, dall'altro si cerca ad arrivare alle cause del problema con un approccio psicodinamico ,per far si che si estirpi il male alla radice. sono a sua disposizione per eventuali approfondimenti. In bocca al lupo Dott.ssa Laura Bova
Gent.ma utente, senza dubbio ha fatto bene a rivolgersi al suo medico curante come primo consulto ed è possibile che lui le abbia fatto una diagnosi corretta, leggendo i sintomi che lei descrive e dopo aver escluso altre cause organiche. Ma, anziché prescriverle un farmaco palliativo, avrebbe dovuto indirizzarla verso un professionista più indicato per il suo disagio psicologico. Valuti concretamente la possibilità di consultare uno psicologo per le sue manifestazioni di ansia, che trovano nella respirazione il loro connotato fisico prevalente. Lei ha già espresso alcuni aspetti della sua vita che potrebbero essere tra i fattori scatenanti: il primo anno di università, il dover tornare a casa, il doverci restare, per esempio per dormire. Osservare le situazioni che maggiormente sono correlate ai suoi sintomi è il primo passo per lavorare concretamente sull'ansia. Il passo successivo sarà connettersi alle sensazioni del corpo e alle emozioni, imparando a non esserne travolta (e quindi generando panico o perdita di controllo). Poi, dovrà apprendere a produrre risposte adattive migliori che le consentano di gestire l'ansia in modo sempre più agile e flessibile. Anche per questo è possibile acquisire un metodo strutturato che solo uno psicologo può fornirle. Come vede, lo psicologo non interviene sulla chimica del cervello, ma sui comportamenti e sul funzionamento della mente. E la soluzione, a lungo termine, potrebbe anche essere definitiva, o comunque molto efficace. Aver scritto in questo forum implica che lei abbia già ragionato su questa opportunità. Se lo desidera posso darle maggiori informazioni su un percorso psicologico per trattare la sua ansia. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Salve, non è possibile fare diagnosi senza aver fatto dei colloqui di persona, quindi non posso dirle se la diagnosi del suo medico è corretta o meno. Se ha escluso tutte le cause fisiche, è molto probabile che si tratti di ansia, considerando anche il passaggio di vita che ha descritto (l'iscrizione all'università), che porta con sè incertezze e paure. L'ansia è un'emozione che ci avvisa quando avverte un pericolo, ma è anche un'emozione che arriva quando altre emozioni non riescono ad essere espresse. Potrebbe essere utile un colloquio con uno psicologo per valutare meglio. A presto
Salve da ciò che racconta sembrerebbe presentare una sintomatologia ansiosa ma posso dirle che gli attacchi di panico rappresentano la punta dell'iceberg di un malessere ben più profondo. Il panico è il campanello di allarme attraverso cui il nostro corpo ci parla. Le consiglio di non sottovalutare questo stato di ansia, affinchè possa occuparsene attraverso un approfondimento psicologico. Buona serata
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione. Quello che descrive sembra coerente con una modalità ansiosa che si esprime soprattutto attraverso il corpo e il respiro. Il fatto che gli esami siano risultati nella norma, che i sintomi si attenuino quando è distratta o in compagnia e che tendano a riattivarsi nei momenti di studio o di quiete, suggerisce che probabilmente non si tratti di qualcosa di “più grave” in senso organico, ma di un’iperattenzione alle sensazioni corporee che mantiene l’attivazione. Purtroppo, un aspetto paradossale dell'ansia è che più si cerca di controllarla più tende ad aumentare. Penso al respiro forzato di cui parla che può diventare una strategia involontaria di controllo: una parte di lei cerca di assicurarsi che “vada tutto bene”, ma così facendo amplifica la percezione di disagio. L’università, l’inizio di una nuova fase e le richieste di prestazione possono aver reso il corpo il luogo privilegiato in cui si esprime una tensione che forse fatica a trovare parole. Le consiglierei di pensare ad intraprendere un percorso psicologico che potrebbe aiutarla a comprendere meglio questo meccanismo e a ridurre l’ansia anticipatoria che lo alimenta. Il punto non è eliminare il sintomo a tutti i costi, ma ridargli un significato e togliergli il potere di spaventarla. Le auguro il meglio, Dott. Daniele Migliore
Buonasera, alcuni elementi riportati nella sua descrizione farebbero pensare a degli attacchi di panico, ma attenzione, è necessaria una valutazione più accurata ed approfondita che eventualmente confermerebbe tale quadro sintomatologico o ne mostrerebbe altri. Le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta esperto in questo settore. Se vuole approfondire sono disponibile per una consulenza online.
Salve, i sintomi che lei descrive sembrano proprio sintomi ansiosi. Ovviamente per la diagnosi psicologica c'è bisogno di conoscere il suo funzionamento e la sua storia. Con un percorso psicologico si può sicuramente stare molto meglio! Partendo dalla domanda: cosa ha da dirle la sua ansia? Saluti
Gentile, da quello che descrive, le sensazioni di respiro affannoso, peso al petto o allo stomaco e le inspirazioni profonde sembrano strettamente legate a momenti di stress, attenzione rivolta a sé stessa e ansia, come ha già notato anche lei quando dice che durante le giornate fuori con amici il problema scompare. Questo tipo di manifestazioni è coerente con attacchi di ansia o di panico, specialmente se gli esami medici risultano nella norma e non ci sono altre evidenze di problemi fisici. È comune che questi episodi si presentino in situazioni di concentrazione o di rientro in ambienti percepiti come più “stressanti” o privi di distrazioni, come lo studio o la casa. La cosa importante è imparare a riconoscere i segnali precoci e a gestire il respiro e l’ansia con strategie concrete, come tecniche di respirazione lenta e controllata, piccoli esercizi di rilassamento o brevi pause durante lo studio. Un percorso psicologico può essere utile per affrontare le cause profonde dell’ansia, consolidare strategie di autoregolazione e ridurre progressivamente l’insorgenza di questi episodi, evitando che diventino fonte di ulteriore preoccupazione. Se gli episodi dovessero cambiare intensità o comparissero sintomi nuovi o più gravi, è importante segnalarlo al medico. Resto a disposizione, Dottoressa Gloria Giacomin
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e sincero la sua esperienza. Si percepisce quanto questi sintomi la preoccupino e quanto stia cercando di comprenderli con attenzione e responsabilità. Da ciò che descrive, il quadro è fortemente compatibile con una manifestazione ansiosa, in particolare con una iperattenzione al respiro e momenti di iper-ventilazione funzionale, fenomeni molto frequenti nei periodi di cambiamento, pressione interna o passaggi di vita significativi – come l’inizio dell’università, che non è mai solo un “impegno di studio”, ma anche un cambiamento identitario, di aspettative e di responsabilità. Alcuni elementi del suo racconto sono clinicamente molto indicativi: • gli esami medici nella norma (aspetto fondamentale); • la comparsa dei sintomi in momenti specifici (studio, treno, rientro a casa); • la scomparsa quasi completa quando è distratta o in compagnia; • il fatto che il respiro diventi “forzato”, con bisogno di inspirare profondamente; • la sensazione di stordimento o rallentamento, tipica dell’iper-ossigenazione; • il miglioramento con sostanze calmanti come la camomilla. Negli attacchi di ansia o panico, il corpo non è in pericolo reale, ma si comporta come se lo fosse. Il respiro diventa il “canale” attraverso cui l’ansia si esprime. Più si controlla il respiro, più il respiro diventa faticoso, creando un circolo vizioso che può spaventare molto, pur non essendo pericoloso. Il fatto che i sintomi non siano costanti, che spariscano con la distrazione e che non peggiorino progressivamente va fortemente contro l’ipotesi di una patologia organica grave, già peraltro esclusa dal suo medico. È corretta quindi la diagnosi? Alla luce di quanto racconta, sì, la lettura del suo medico è coerente e clinicamente fondata. Questo non significa “è tutto nella testa”, ma che il suo corpo sta comunicando uno stato di tensione interna che forse non trova ancora parole o spazi adeguati. Come intervenire in modo efficace? Da un punto di vista psicologico (e sistemico), l’obiettivo non è “far sparire il sintomo”, ma capire cosa sta cercando di segnalare. Alcuni passi utili: 1. Ridurre il controllo sul respiro Cercare di “respirare bene” spesso peggiora il problema. Il respiro torna spontaneo quando l’attenzione si sposta altrove. 2. Normalizzare il sintomo Sapere che non è pericoloso riduce drasticamente l’intensità degli episodi. 3. Osservare il contesto Il sintomo compare quando studia, quando è sola, quando “torna a casa”. Questo suggerisce un legame con momenti di richiesta interna, aspettative, pressione o solitudine emotiva. 4. Valutare un percorso psicologico Un percorso con una psicologa può aiutarla a: comprendere cosa sta vivendo in questa fase della vita; interrompere il circolo ansia–respiro; rafforzare il senso di sicurezza interna; prevenire la cronicizzazione del sintomo. L’approccio sistemico-relazionale, in particolare, permette di leggere il sintomo nel contesto della sua storia, delle relazioni e dei cambiamenti attuali, senza etichettarla né ridurla a un “disturbo”. Concludo rassicurandola: non c’è nulla che “non va” in lei. Il suo corpo sta reagendo a qualcosa di importante, e imparare ad ascoltarlo – con il giusto supporto – può diventare un’opportunità di crescita e maggiore benessere. Resto a disposizione per eventuali approfondimenti e le auguro di prendersi cura di sé con la stessa attenzione che ha messo nel raccontarsi. Un caro saluto, Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Cara, Dalle sue parole si coglie come queste manifestazioni del corpo abbiano avuto un impatto piuttosto importante sulla sua sua tranquillità, comportando qualcosa che emerge come enigmatico. Il fatto che, nel momento in cui ha trovato uno spazio di parola presso il suo medico, il problema si sia acquietato, può essere indicativo che questo qualcosa abbia bisogno di trovare un luogo in cui emergere, trovando uno spazio di ascolto e confronto. Forse un percorso con un professionista che possa accoglierla può aiutarla ad affrontare il quesito che emerge da questi segnali del corpo.
Gentile, grazie per aver condiviso con tanta apertura quello che sta provando, è comprensibile che queste sensazioni la preoccupino e la facciano sentire in difficoltà. Da ciò che descrive sembrano esserci diversi elementi legati a momenti di stress e cambiamento, che possono influire sia sul corpo sia sulla mente. Un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarla a dare un significato più chiaro a quello che sta vivendo e a trovare modi più tranquilli per affrontare queste sensazioni, così da non sentirsi sola nel gestirle. dott.ssa Rizzotti
Buongiorno, da ciò che descrive, il quadro è coerente con una manifestazione ansiosa, più che con una patologia organica. Il fatto che gli esami siano nella norma, che i sintomi diminuiscano quando è distratta o in compagnia e che aumentino nei momenti di studio o di rientro a casa è molto indicativo. La sensazione di ‘fame d’aria’, il bisogno di inspirare profondamente e lo stordimento sono frequenti nelle condizioni di iperventilazione legata all’ansia, anche quando non si presentano veri e propri attacchi di panico. Questo non significa che stia ‘immaginando’ i sintomi: sono reali, ma sostenuti da un’attivazione del sistema nervoso legata a stress e aspettative (come l’inizio dell’università). Il primo passo è iniziare un percorso psicologico che la aiuti a riconoscere e gestire l’ansia e il respiro. Con il giusto supporto, questo tipo di sintomatologia è generalmente reversibile. Dr. Giuseppe Mirabella
Salve, la ringrazio per aver descritto in modo così dettagliato ciò che sta vivendo: è evidente quanta attenzione stia ponendo alle sue sensazioni corporee, ed è comprensibile che questo la preoccupi. Da ciò che racconta, la valutazione del suo medico appare coerente. Le sensazioni di peso al petto o allo stomaco, la percezione di “aria che manca”, il bisogno di inspirare profondamente e ripetutamente, i risvegli notturni con sensazione di soffocamento, insieme al fatto che gli esami medici siano risultati nella norma, sono manifestazioni molto frequenti negli stati d’ansia e nei quadri di panico, anche quando non si presentano come “attacchi” improvvisi e intensi. Un elemento particolarmente significativo è quello che lei stessa ha osservato: quando è distratta, impegnata o in compagnia, il sintomo tende a scomparire; quando studia o torna a casa, si ripresenta, così come la sensazione di stordimento o rallentamento. Questo andamento è tipico dell’ansia: quando l’attenzione si concentra sul corpo o su compiti percepiti come stressanti (come lo studio o una fase di cambiamento importante come l’inizio dell’università), il sistema nervoso rimane in uno stato di allerta e il respiro tende a diventare più superficiale o forzato. Le inspirazioni profonde e ripetute possono portare a una lieve iperventilazione, che a sua volta provoca capogiri, sensazione di irrealtà o rallentamento. Il fatto che la sintomatologia sia migliorata semplicemente dopo averne parlato con il medico e che non compaia durante attività piacevoli rende molto meno probabile la presenza di una problematica organica grave. Potrebbe valutare un percorso psicologico, anche breve, che possa aiutarla a comprendere e interrompere questo circolo. Un percorso psicologico non significa “c’è qualcosa che non va”, ma può essere uno spazio utile per imparare a leggere e regolare segnali che il corpo sta esprimendo. Se invece dovessero comparire nuovi sintomi fisici, o un peggioramento netto e costante, è sempre importante confrontarsi nuovamente con il medico. Resto a disposizione e le auguro di ritrovare presto una sensazione di maggiore tranquillità. Dott.ssa Martina Pinto
Gentilissima, da ciò che descrive il quadro sembra compatibile con una sintomatologia ansiosa, in particolare con una forma di iperattenzione al respiro e di iperattivazione corporea, più che con una problematica organica. Il fatto che gli accertamenti medici siano risultati nella norma, che i sintomi si attenuino quando è distratta o in compagnia e che tendano invece a riattivarsi nei momenti di studio, di rientro a casa o di maggiore concentrazione interna, è un elemento molto frequente nei disturbi d’ansia e di panico. In questi casi la sensazione di “mancanza d’aria” non indica un reale problema respiratorio, ma nasce da un’alterazione del ritmo del respiro legata all’allerta del sistema nervoso. Anche il miglioramento iniziale dopo il confronto con il medico va nella direzione di un fattore ansiogeno che, una volta nominato e contenuto, perde parte della sua forza. Naturalmente solo il suo medico può escludere in modo definitivo cause organiche, ma in assenza di segnali di allarme e alla luce dell’andamento che descrive, non emerge l’indicazione di qualcosa di “più grave”. Piuttosto, sembra importante interrogarsi sul contesto in cui questi sintomi sono comparsi: l’inizio dell’università, le richieste di prestazione, i momenti di solitudine o di ritiro possono rappresentare fattori di stress che trovano nel corpo una via di espressione. Per affrontare il problema in modo più stabile, un percorso psicologico può aiutarla a comprendere il significato soggettivo di questi segnali, a ridurre l’evitamento e a lavorare su una relazione più fiduciosa con le sensazioni corporee, senza combatterle o controllarle continuamente. Questo tipo di lavoro, spesso più della sola rassicurazione o del farmaco, permette di interrompere il circolo dell’ansia e di recuperare una maggiore libertà nel quotidiano. Cordialmente, Dott. Marco Squarcini
Gentile utente, da quanto descrive le sensazioni corporee sembrano comparire e intensificarsi in momenti di attivazione emotiva o di impegno mentale, mentre tendono a ridursi quando è distratta o in compagnia. Questo andamento è frequente nei quadri ansiosi, nei quali il respiro e le percezioni corporee diventano il principale canale di espressione della tensione interna. Il fatto che gli accertamenti medici siano nella norma e che i sintomi varino in base al contesto rende meno probabile una causa organica e più plausibile una componente ansiosa. Questo non significa che i sintomi non siano reali, ma che il corpo sta rispondendo a uno stato di allerta. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa attiva questi segnali e a ritrovare un rapporto più tranquillo con il respiro e con il corpo. In caso di dubbi persistenti, è sempre corretto mantenere il confronto con il medico curante. Un caro saluto
Gentile Paziente Anonimo, Comprendo la preoccupazione e la confusione rispetto a quanto le succede. Quelli che descrive possono essere in effetti considerate manifestazioni ansiose. Sembra che il suo corpo stia manifestando un disagio legato, forse, a delle preoccupazioni che sta vivendo. Il consiglio che mi sento di darle per comprendere quali siano le cause e, di conseguenza, ridurre i sintomi, è di intraprendere un percorso di supporto psicologico. Questo le garantirebbe di avere uno spazio sicuro in cui sentirsi accolti ed ascoltati, al fine di comprendere meglio ciò che sta accadendo e acquisire gli strumenti utili a gestire questi momenti di difficoltà, senza pressioni e rispettando i suoi tempi. Qualunque scelta faccia, il fatto che si stia interrogando è già un passo importante. Un caro saluto, Dott.ssa Federica Trobbiani
Buonasera, grazie per questa condivisione. Da ciò che racconta, il quadro resta coerente con una manifestazione ansiosa che si esprime soprattutto attraverso il respiro. Il corpo sembra entrare in uno stato di allerta lieve ma persistente, che non arriva sempre all’attacco di panico vero e proprio, ma mantiene una tensione di fondo. In questi casi la respirazione tende a diventare più profonda e forzata, non perché manchi ossigeno, ma perché il sistema nervoso è come se non riuscisse a “spegnersi” del tutto. Questo spiega bene anche la sensazione di stordimento o rallentamento: non è pericolosa, ma è tipica dell’iperventilazione ansiosa protratta nel tempo. Il fatto che i sintomi si attenuino nettamente quando è fuori casa, impegnata o in compagnia, e che invece riemergano nei momenti di studio o di maggiore concentrazione interna, suggerisce che l’attenzione rivolta a sé e alle prestazioni giochi un ruolo importante. Non c’è nulla che faccia pensare a una condizione organica grave trascurata: la variabilità dei sintomi, la loro dipendenza dallo stato emotivo e l’assenza di segnali d’allarme clinici vanno in una direzione rassicurante. Più che cercare di “controllare” il respiro, che spesso peggiora il meccanismo, può essere utile lavorare sul permettersi di rallentare, soprattutto nei momenti in cui sente di dover funzionare o rendere di più. Un supporto psicologico, anche breve, può aiutarLa a dare un senso a questa tensione e a ridurre il bisogno del corpo di esprimerla attraverso il respiro. In molti casi, quando l’ansia viene riconosciuta e contenuta, il sintomo perde gradualmente forza. Rimango a disposizione, un saluto.
Buongiorno, ha pensato di fare un colloquio con uno psicologo una volta esclusi problemi organici e ricevuta il parere del medico riguardo il disturbo da attacchi di panico? Le chiedo questo perchè la cura farmacologica è importante ma per questo tipo di problematica diventa importante anche l'aiuto di uno psicologo, sia per il trattamento che per un ulteriore parere diagnostico. A me colpisce, per esempio, che lei abbia definito "sproloquio" ciò che ha scritto. E' curiosa questa definizione, pechè a me in realtà sembra un resoconto molto chiaro e puntuale. Lei tende ad essere critica verso sè stessa? Rimango a disposizione Dott. Federico Bartoli
Buongiorno, la ringrazio per aver descritto con tanta precisione quello che sta vivendo. Quando si sperimentano sensazioni legate al respiro è naturale che la preoccupazione aumenti, perché respirare è qualcosa di essenziale e qualsiasi cambiamento viene percepito come particolarmente minaccioso. Comprendo quindi il suo desiderio di capire se ciò che prova possa avere un'origine psicologica oppure se ci sia qualcosa di più serio. Dal suo racconto emerge un elemento che ritengo molto interessante. Lei descrive che questi episodi sembrano comparire o accentuarsi in determinate situazioni, come quando studia, quando è a casa o quando la sua attenzione si concentra maggiormente sulle sensazioni corporee. Al contrario, racconta che durante le giornate trascorse con gli amici o quando è impegnata in attività piacevoli il problema tende quasi a scomparire. Questo andamento suggerisce che il contesto e lo stato emotivo abbiano un ruolo importante. Naturalmente non è possibile, attraverso un messaggio, stabilire quale sia l'origine del disturbo, né sarebbe corretto attribuire automaticamente tutto all'ansia. Allo stesso tempo, il fatto che le analisi siano risultate nella norma, che il suo medico abbia già effettuato una valutazione e che i sintomi sembrino variare in base alle situazioni vissute rende ragionevole prendere in considerazione anche una componente emotiva. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, quando una persona attraversa un periodo di particolare pressione o incertezza, il corpo può diventare estremamente sensibile ai segnali interni. Può accadere che una normale variazione del respiro venga notata con maggiore intensità, inducendo il bisogno di fare inspirazioni profonde per verificare di riuscire a respirare bene. Paradossalmente, più si cerca di controllare volontariamente il respiro, più questo può sembrare innaturale, alimentando la sensazione che manchi aria. È un meccanismo che spesso diventa un circolo. Si avverte una sensazione fisica, questa viene interpretata come preoccupante, aumenta l'attenzione sul respiro, si inspira più profondamente nel tentativo di sentirsi meglio e, proprio questo continuo monitoraggio, mantiene viva la sensazione di disagio. Mi ha colpito anche un altro particolare del suo racconto. Lei riferisce che il problema è comparso in concomitanza con l'inizio dell'università. Anche se oggi i sintomi sembrano presentarsi in contesti diversi, non è raro che periodi di cambiamento, nuove responsabilità o aspettative personali rappresentino un momento di maggiore vulnerabilità emotiva. Questo non significa che l'università sia necessariamente la causa, ma potrebbe aver rappresentato un periodo nel quale il suo organismo ha iniziato a manifestare uno stato di tensione. Il fatto che durante lo studio il bisogno di inspirare profondamente aumenti e che lei si senta anche rallentata o stordita potrebbe essere coerente con uno stato di forte attivazione emotiva. Quando il cervello è molto concentrato sul controllo del respiro e sulle sensazioni corporee, diventa più difficile mantenere l'attenzione sul compito che si sta svolgendo e si può avvertire una sensazione di affaticamento mentale. Vorrei però sottolineare un aspetto importante. Lei mi chiede se si tratti di ansia oppure di qualcosa di più grave. Credo che questa domanda sia molto comprensibile, ma è anche la domanda che spesso mantiene viva la preoccupazione. Quando la mente cerca continuamente una certezza assoluta sul significato dei sintomi, tende a rimanere in uno stato di costante vigilanza, controllando il corpo nel tentativo di cogliere ogni minimo cambiamento. Proprio per questo motivo, oltre a continuare a confrontarsi con il suo medico ogni volta che dovessero comparire sintomi nuovi, persistenti o diversi da quelli già valutati, credo possa essere utile dedicare attenzione anche alla componente psicologica del problema. Da ciò che racconta, mi sembra che il suo corpo le stia inviando un segnale di disagio più che un messaggio da temere. Cercare di comprendere cosa accade dentro di lei nei momenti in cui questi sintomi aumentano potrebbe essere molto più utile che concentrarsi esclusivamente sul respiro. Per questo motivo penso che potrebbe trarre beneficio da un percorso psicologico, preferibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non tanto perché sia già possibile affermare quale sia l'origine dei suoi sintomi, ma perché questo approccio permette di comprendere come pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti possano influenzarsi reciprocamente. Imparare a riconoscere questi meccanismi spesso consente di interrompere quel circolo di attenzione, preoccupazione e controllo che tende a mantenere il problema nel tempo. Vorrei infine rassicurarla su un punto. Il fatto che i sintomi scompaiano quando è coinvolta in attività piacevoli o trascorre del tempo con gli amici rappresenta un'informazione importante, perché suggerisce che il suo organismo è perfettamente capace di ritrovare uno stato di equilibrio in determinate condizioni. Questo è un elemento incoraggiante, anche se naturalmente non basta, da solo, a risolvere il problema. Ha fatto bene a chiedere un confronto invece di affrontare tutto da sola. Continuare a monitorare la situazione insieme al suo medico e, parallelamente, concedersi uno spazio per comprendere più a fondo il funzionamento di questi sintomi potrebbe aiutarla non solo a ridurre il disagio, ma anche a vivere con maggiore serenità questa fase della sua vita. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.







