Buongiorno Ho avuto una grande delusione da parte di mio figlio e mia nuora Hanno dato alla loro se
Buongiorno Ho avuto una grande delusione da parte di mio figlio e mia nuora Hanno dato alla loro seconda figlia il nome della nonna materna Preciso che ella è in vita ed abbiamo collaborato in pari misura nel dare sostegno con il primo nipote ora ha 5 anni Quando ho saputo di questa loro decisione, durante la gravidanza, ho parlato con mio figlio Ho espresso le mie perplessità Ho chiesto se c'era un motivo particolare come ad es un atto di riconoscenza di mia nuora Vs la propria madre Avrei accettato la cosa Invece l'unica motivazione è perché ci piace questo nome... Un nome che per il primo nipote identifica già una sua nonna All'atto pratico nel lessico familiare, se mi dici Tizia sta male, io chiedo chi? La nonna o la bimba??? Dovermi trovare con amici e parenti a dire eh sì ha il nome dell'altra nonna... Ho aspettato un accenno alla cosa anche da parte della mia consuocera ma niente da fare, mentre se mi avessero detto diamo il tuo nome alla bimba, io avrei detto di no, di nonne ce ne sono due.. mah.. Preciso che ad una cena all'inizio della gravidanza mia nuora aveva dichiarato di voler dare il suo cognome alla bimba Ho capito che tra di loro ci sono state discussioni su questa cosa ed alla fine penso che lei si sia impuntata sul nome rinunciando alla sua idea del cognome Alla nascita della bimba mi sono rassegnata e amen Ma la ferita mi ha giocato un brutto scherzo e dopo un mese ho sbottato con mia nuora Adesso complici le vacanze siamo stati lontani In quel periodo le ho fatto gli auguri di compleanno Tra poco ci rivedremo e penso a come comportarmi Non mi sento di chiedere scusa se non per i toni e parole un pò forti che mi sono uscite di bocca Mi sento ferita e l'ho detto a mio figlio Ha capito ma mi ha chiesto di andare avanti Le darò il regalo di compleanno che le ho preso Mia nuora ha un carattere un pò spigoloso, io l'ho sempre supportata mai criticata Per questo soffro di questa cosa del nome dato che ha un sapore per me molto amaro
12 risposte
La ringrazio per aver condiviso con tanta cura i dettagli di questa vicenda, perché permettono di leggerla con la giusta profondità sia sul piano dei fatti sia su quello del vissuto emotivo. I nonni sono descritti come figure che svolgono una funzione di ponte tra le generazioni, portatori di memoria e identità familiare, e un gesto fortemente simbolico come la scelta del nome, quando privilegia una delle due nonne senza motivazione dichiarata, tende a essere percepito come segnale implicito di asimmetria nel valore attribuito, un vissuto documentato con frequenza, che può assumere un'intensità paragonabile a un'esclusione affettiva vera e propria specie quando, come nel suo caso, il contributo storico è stato paritario. Anche il problema pratico dell'ambiguità linguistica quotidiana non è un dettaglio da minimizzare, perché scelte simboliche di questo tipo generano conseguenze concrete non sempre previste da chi le compie ma reali per chi le vive ogni giorno. Dare un nome non è mai un gesto neutro, inscrive quella bambina dentro una trama di senso familiare che dice "tu appartieni a questa storia, sei erede di questa presenza", e quando quel gesto privilegia una sola nonna senza motivazione biografica dichiarata smette di essere una preferenza estetica e diventa, nella sua esperienza vissuta, la conferma di un'asimmetria che sente ingiusta perché sa di aver dato un contributo pari all'altra nonna. Il punto più delicato è distinguere il fatto oggettivo, una coppia che ha scelto un nome che le piaceva, dal significato che quel fatto ha assunto per lei, la sensazione di essere giudicata meno degna di essere ricordata: è possibile che nella mente dei genitori non vi fosse alcuna intenzione di stabilire gerarchie, mentre nella sua esperienza quella scelta ha comunque prodotto questo significato, perché il nome comunica sempre appartenenza indipendentemente dalle intenzioni di chi lo attribuisce, e questo non rende il suo dolore infondato ma sposta la questione su cosa quella scelta abbia prodotto in lei più che su cosa i genitori abbiano voluto realmente dire. Il silenzio della consuocera pesa in modo diverso dal silenzio dei genitori: da suo figlio e sua nuora poteva aspettarsi una spiegazione tecnica, dalla consuocera si aspettava un riconoscimento tra pari, un implicito "per me le nonne restano due", e la sua assenza ha amplificato il senso di solitudine, togliendole la possibilità di vivere la situazione come qualcosa di condiviso anche dall'altra parte. Lo sfogo di un mese dopo la nascita, con toni che riconosce come forti, va letto come l'esito di un dolore trattenuto a lungo, dalla gravidanza in avanti, non come un tratto impulsivo del suo carattere ma come una ferita che ha cercato per mesi uno spazio legittimo per essere detta senza trovarlo. Per l'incontro imminente le suggerisco di distinguere con chiarezza i toni usati, per i quali un chiarimento sereno è appropriato e onesto, dal contenuto del suo disagio riguardo al nome, che non richiede scuse né minimizzazioni ma può semplicemente essere nominato con calma, se lo riterrà opportuno, come un sentimento che porta senza pretendere che sua nuora lo condivida o lo corregga. Il fatto che lei stessa abbia aggiunto di essere stata sempre messa da parte in altri momenti della sua vita suggerisce che questa ferita specifica, per quanto reale e legittima in sé, abbia toccato un tema più ampio e più antico, quello del bisogno di essere vista e riconosciuta nelle relazioni che contano davvero, e per questo, al di là della gestione pratica dell'incontro con sua nuora, credo che questa vicenda meriti uno spazio dedicato di elaborazione più approfondita, senza la pressione di dover subito andare avanti come le è stato chiesto, per esplorare con calma cosa questo bisogno di riconoscimento racconti della sua storia più ampia.
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Buongiorno, sembra che il dolore legato alla scelta del nome non riguardi soltanto il nome in sé, ma il significato che questa decisione ha assunto per lei. Quando una scelta incide sul nostro senso di appartenenza e di riconoscimento affettivo, può generare una ferita profonda. È importante, però, distinguere ciò che lei ha provato, ed è assolutamente legittimo, dalle intenzioni che attribuiamo agli altri. Non possiamo sapere con certezza quale significato avesse per sua nuora e suo figlio la scelta di quel nome. Rimanere ancorati all’interpretazione della loro decisione potrebbe rischiare di mantenere aperta la ferita e rendere più difficile il rapporto futuro. Mi sembra positivo che lei oggi riesca a riconoscere sia la propria sofferenza sia il fatto che, nel momento dello sfogo, alcune parole o alcuni toni possano essere stati troppo forti. In questo momento potrebbe esserle utile uno spazio in cui poter elaborare questa esperienza, comprendere meglio ciò che ha rappresentato per lei e ritrovare un equilibrio emotivo che le permetta di vivere le relazioni familiari senza che la decisione relativa al nome continui a condizionarle. Le suggerirei quindi di prendere in considerazione l’inizio di un percorso psicologico, non per stabilire chi abbia ragione o torto, ma per prendersi cura di ciò che questa vicenda ha attivato dentro di lei e ritrovare serenità nel suo ruolo di madre e di nonna. Le auguro una buona giornata. Dott.ssa Caterina Loiacono
Salve. Il suo dolore è autentico, ma la invito a guardare oltre la questione del nome. Riflettiamo insieme: perché sente che questa scelta sminuisca il suo valore o la metta in secondo piano? Forse la vera ferita non riguarda l'anagrafe della bambina, ma il timore profondo che il suo ruolo in questa famiglia non venga riconosciuto e apprezzato come merita. Il legame unico che avrà con sua nipote si costruirà con l'amore, non con un nome.
Buongiorno gentile sig.ra credo che Lei si sia sentita non vista e non considerata da Suo figlio e da Sua nuora per via del nome dato alla bambina che non e' il Suo come avrebbe desiderato. Comprendo il Suo disappunto ma credo che occorra alleggerire questa situazione senza pensare che Suo figlio non La ami e La rispetti Le consiglio di porsi in modo meno competitivo verso Sua nuora e di accettare la scelta dei genitori della bambina. Puo' darsi che al prossimo figlio diano il Suo nome non si abbatta e goda di cio' che c'e'. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buon pomeriggio, grazie per la condivisione. Purtroppo non può fare altro che accettare la decisione di suo figlio e sua nuora, non ci sono altre soluzioni. Comunque io penso che non sia una decisione specificatamente contro di lei ma semplicemente una loro scelta. Forse derivata anche dal fatto del cognome, come lei ha ipotizzato. Forse hanno trovato questo compromesso. Le nonne sono due è vero, ma spesso i nipoti hanno i nomi di una nonna. Purtroppo deve farsene una ragione e continuare normalmente la relazione con sua nuora.
Buongiorno, è comprensibile provare un senso di delusione per questa storia del nome della bambina, ma mi sembra che il problema risieda non proprio qui, ma nel fatto di non esservi parlati abbastanza. E il rapporto con questa nuora, che tipo di rapporto è? L'atteggiamento più saggio sarebbe quello probabilmente di rimanere calmi, anche di scusarsi per l'eccesso che ha avuto. Poi semplicemente può chiederlo cosa li avesse spinti a prendere quella scelta del nome dell'altra nonna. Ma come dicevo, io mi domanderei più che altro cosa stesse mancando nella relazione con sua nuora, per capire se si può cambiare qualcosa, oppure accettare pian piano questa realtà di fatto. I miei auguri, doc Vittorio C.
Buongiorno, capisco quanto questa scelta possa averla fatta sentire poco considerata e quanto il nome abbia assunto per lei un significato affettivo molto forte. Allo stesso tempo, la scelta del nome di una figlia appartiene ai genitori e non necessariamente rappresenta una misura dell’affetto o della riconoscenza verso i nonni. Ora potrebbe essere utile provare a separare il dolore che ha provato dal rapporto con sua nuora, scusandosi eventualmente per i toni usati senza rinnegare ciò che ha sentito. Questo sarebbe prezioso. Se questa ferita continua a occupare molto spazio, qualche colloquio psicologico potrebbe aiutarla a comprenderne meglio il significato e a proteggere i rapporti familiari. Un saluto. I.
Capisco quanto questa vicenda ti stia pesando, e la ferita che descrivi è reale, non è una sciocchezza legata solo al nome. Quello che leggo però, oltre al dolore per la scelta in sé, è soprattutto il senso di essere stata messa da parte, di non essere stata considerata nella decisione, dopo anni in cui hai dato tanto come nonna al primo nipote. È questa la parte che brucia di più, credo, più del nome in sé. Il fatto che tu abbia reagito con parole dure, dopo un mese di silenzio interiore, è tipico: le ferite non elaborate non spariscono, si accumulano e poi escono in un momento qualsiasi, spesso in modo sproporzionato rispetto all'episodio scatenante. Non è un difetto tuo, è un meccanismo molto umano. Ora, in vista dell'incontro, ti direi questo: non devi scusarti per aver sofferto, ma può avere senso riconoscere i toni, non il contenuto. Puoi dire a tua nuora che ti dispiace per come hai reagito, senza dover fingere che la questione del nome non ti abbia toccata. Le due cose sono separabili. Sul resto, la scelta del nome ormai è compiuta e non è più negoziabile: continuare a rimuginarci sopra rischia solo di avvelenare il rapporto con la bambina stessa, che non ha colpa di nulla. Ti aiuterebbe provare a spostare l'attenzione da "perché non è stato scelto il mio nome" a "che nonna voglio essere per questa bambina, comunque si chiami". È un lavoro che richiede tempo, e se senti che il rancore fa fatica ad allentarsi da solo, potrebbe essere utile un percorso psicoterapeutico breve, proprio per elaborare questo tipo di ferite relazionali che toccano l'identità di genitore e nonna. Infine, se ti va, prova anche a lasciare andare questa cosa in un senso più profondo, come un atto di grazia verso tua nuora, che ha comunque un carattere non facile: “La sapienza che viene dall'alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia” (Giacomo 3:17). Non significa negare quello che senti, ma scegliere di non lasciare che questa ferita diventi una barriera con tuo figlio e con la tua nipotina.
Buona sera. Credo che qui il nome sia diventato molto più di un nome..... Nelle sue parole sembra rappresentare una domanda più profonda: “Qual è oggi il mio posto in questa famiglia rispetto all'altra nonna?” Suo figlio e sua nuora hanno naturalmente il diritto di scegliere il nome della loro bambina; contemporaneamente, lei può riconoscere che quella scelta l'ha fatta sentire meno riconosciuta, senza per questo trasformarla necessariamente in un gesto fatto contro di lei... Per questo può certamente scusarsi per i toni senza rinnegare ciò che ha provato, del tipo: “Mi dispiace per come ho espresso la mia sofferenza; avrei voluto riuscire a raccontarvela diversamente...”. Suo figlio e sua nuora potrebbero non aver attribuito affatto al nome quello stesso significato relazionale. E forse, quando rivedrà sua nipote, potrebbe provare a lasciare che sia quella relazione, e non il suo nome, a raccontarle quale posto occupa come nonna Se questa ferita dovesse continuare a pesare nei rapporti familiari, qualche colloquio psicologico potrebbe aiutarla a comprenderne meglio il significato e a non lasciare che una scelta simbolica finisca per compromettere legami molto più grandi del nome stesso. un caro saluto
Buongiorno, credo sia importante distinguere due piani. 1. La scelta del nome appartiene ai genitori, anche quando può assumere, agli occhi degli altri familiari, significati simbolici molto forti. 2. Dall'altra parte, però, il suo dolore è reale: probabilmente non riguarda soltanto quel nome, ma ciò che esso ha rappresentato per lei, cioè la sensazione di essere stata meno riconosciuta o considerata rispetto all'altra nonna. Non è necessario chiedere scusa per ciò che ha provato. Può invece essere utile scusarsi per i toni, se ritiene siano stati eccessivi, senza rinnegare il proprio vissuto: “Mi dispiace per come ho espresso la mia sofferenza; ero molto ferita e ho reagito male”. Proverei ad accogliere la richiesta di suo figlio di andare avanti. Eviterei di cercare ulteriori spiegazioni o di coinvolgere la con-suocera: rischierebbe di trasformare una ferita simbolica in un conflitto familiare duraturo. Il rapporto che costruirà con questa bambina non dipenderà dal nome che porta, ma dalla relazione unica che nascerà tra voi. Forse è proprio lì che, con il tempo, quella ferita potrà perdere parte del suo sapore amaro.
Io credo che le decisioni di una coppia debbano prescindere dai desideri dei rispettivi genitori pur tenendo conto di non offendere nessuno. Per quanto riguarda la situazione di rientro dalle vacanze direi che sarebbe bello che lei e sua nuora vi chiariste i rispettivi vissuti senza pretesa di scuse, semplicemente dicendo che quella cosa mi ha fatto male ma ci sono altre cose che mi piacciono di te e sono....
Buongiorno, dalle sue parole si percepisce quanto questa vicenda abbia assunto per lei un significato molto più ampio della semplice scelta di un nome. Probabilmente ciò che l'ha ferita non è soltanto il fatto che sia stato scelto il nome dell'altra nonna, ma ciò che questa scelta ha rappresentato per lei: il timore di essere stata meno riconosciuta, meno considerata o meno importante all'interno della nuova famiglia che suo figlio ha costruito. È comprensibile che, dopo aver vissuto con un certo investimento il ruolo di nonna e dopo aver percepito di aver sostenuto suo figlio e sua nuora, lei abbia desiderato che questo legame fosse in qualche modo riconosciuto. Allo stesso tempo, è importante distinguere il significato che lei ha attribuito alla scelta da quello che probabilmente aveva per loro. Il fatto che abbiano scelto quel nome perché semplicemente piaceva non significa necessariamente che abbiano voluto sminuire lei o il suo ruolo. Da un punto di vista sistemico-relazionale, trovo significativo anche il passaggio che descrive: una scelta fatta dalla nuova famiglia di suo figlio è diventata progressivamente una questione che coinvolge lei, suo figlio, sua nuora e persino la consuocera. Quando un dolore rimane a lungo non espresso, può facilmente trasformarsi in risentimento e poi emergere con maggiore intensità di quella che avremmo voluto. Forse, quindi, in vista del vostro incontro, potrebbe essere utile non concentrarsi tanto sulla necessità che sua nuora riconosca di averle fatto un torto, quanto sul desiderio di non lasciare che questa vicenda definisca il vostro rapporto. Può essere sincera sul fatto che quella scelta l'ha ferita, senza però chiedere all'altra persona di attribuirle necessariamente lo stesso significato. Quanto alle scuse, può essere possibile tenere insieme le due cose: non deve chiedere scusa per il fatto di essersi sentita ferita, ma può riconoscere che alcuni toni o parole utilizzati nell'esprimere quella sofferenza possono aver ferito a loro volta. Il regalo che ha scelto di farle può essere semplicemente un gesto di apertura, senza trasformarlo in una dichiarazione di resa. Andare avanti, come le ha chiesto suo figlio, non significa necessariamente negare ciò che ha provato. Può significare scegliere di non permettere che una scelta che non può più essere modificata diventi il luogo in cui si gioca continuamente il riconoscimento del proprio valore come madre e come nonna. Forse la domanda più importante, oggi, non è “chi ha ragione sul nome?”, ma “che relazione desidero avere con mio figlio, mia nuora e le mie nipoti da qui in avanti?”. È su questo che può ancora avere margine di scelta.
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