Salve, soffro di un disturbo borderline e ossessivo-compulsivo per i quali mi segue uno psicoterapet
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Salve, soffro di un disturbo borderline e ossessivo-compulsivo per i quali mi segue uno psicoterapetua da quasi 2 anni (quasi 130 sedute). Nonostante questo percorso io non noto alcun miglioramento. Anzi, noto che molti modi disfunzionali di pensare si sono rafforzati e che non c'è stato alcun progresso nella gestione dell'ansia e dei miei momenti di difficoltà. Cosa consigliate?
Grazie per la fiducia con cui condividi la tua situazione. Quello che stai vivendo è importante e merita una riflessione seria. Hai mai fatto una rivalutazione diagnostica aggiornata? A volte i quadri clinici cambiano nel tempo o vengono compresi meglio alla luce di nuove informazioni, Potresti considerare una valutazione diagnostica multidisciplinare (psichiatra + psicologo clinico), se non l'hai già fatta negli ultimi 12-18 mesi. Hai parlato apertamente di questi dubbi col tuo terapeuta? Un punto chiave della terapia è parlare della terapia. Potresti dire qualcosa come: “Sento che non sto facendo progressi e anzi alcune cose sembrano peggiorate. Possiamo parlarne apertamente e vedere se c’è qualcosa che potremmo fare diversamente?” Vedrai che il tuo terapeuta accoglierà il feedback come parte del lavoro.
Saluti Dott.ssa Serena Labanca
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Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso/a utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso/a utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno a lei, sono dispiaciuto di quanto scrive. Vorrei prendere le mosse dalla fine. Lei chiede un consiglio. Io mi sento di dirle che la prima cosa da fare sarebbe discutere francamente con il suo psicoterapeuta di quello che a lei appare come uno stallo, o addirittura un peggioramento, nella psicoterapia. Non si deve mai aver timore, durante un percorso psicoterapeutico, di esternare dubbi e riserve al proprio analista: spesso, è da questi momenti di difficoltà e stallo che il percorso terapeutico riparte con rinnovata energia. Ne parli francamente e compiutamente, non abbia remore: che il nuovo inizio terapeutico possa prendere le mosse proprio da un suo intervento in quanto paziente! Un caro saluto e un grosso in bocca al lupo, ADM
Gentile, dal punto di vista prettamente terapeutico la invito a riflettere sulla possibilità di parlare del suo blocco evolutivo con il suo psicoterapeuta e se ciò non potesse essere possibile la invito a riflettere su: "cosa la blocca nel non condividere come si sente rispetto alla terapia?", "cosa la spaventa nell'immaginare di dire al suo terapeuta che è bloccato in terapia?". Avere una relazione terapeutica sicura, in cui poter condividere anche i blocchi terapeutici è necessario, affinché ci sia un miglioramento anche della propria condizione sintomatologica. La invito a riflettere e a contemplare di lavorare sulla relazione terapeutica tra voi.
Le suggerisco di fare una consulenza con un medico che può valutare se ci sono problemi fisici ed aiutarla con i farmaci o chiedere alla sua terapeuta se può aiutarla con altre tecniche mirate per gestire ansia disturbo ecc ( meditazione 'training autogeno ecc)
In due anni dovrebbe almeno aver capito da dove nasce il disagio e la terapia aiutarla a rimuovere o per lo meno contenere le cause
Dott lorenzini Maria santa psicoterapeuta
In due anni dovrebbe almeno aver capito da dove nasce il disagio e la terapia aiutarla a rimuovere o per lo meno contenere le cause
Dott lorenzini Maria santa psicoterapeuta
Salve, quando dopo un periodo prolungato, come nel suo caso, non si osservano cambiamenti significativi, può essere utile valutare alcuni aspetti con attenzione. È importante prima di tutto parlarne apertamente con il suo psicologo psicoterapeuta. A volte il processo può attraversare fasi di apparente stallo, oppure si possono manifestare resistenze o meccanismi che rallentano il cambiamento, specialmente nei disturbi di personalità o nel disturbo ossessivo-compulsivo, dove spesso i modelli mentali rigidi sono radicati. Tuttavia, l’assenza di miglioramento va sempre esplorata.
Potrebbe essere utile considerare un secondo parere, non in ottica di sfiducia ma come occasione per un confronto costruttivo. In alcuni casi, integrare l’approccio con altri orientamenti, come l’EMDR, la psicoterapia umanistica o percorsi che includano anche il corpo, come l’analisi bioenergetica, può aprire nuove prospettive, soprattutto quando il lavoro verbale tradizionale sembra non bastare. Nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo e borderline, l’equipe integrata con eventuale valutazione psichiatrica può essere fondamentale. Un cambio di approccio o di terapeuta, se ben valutato e motivato, non è un fallimento ma un atto di cura verso sé stessi. Saluti,dott.ssa Sandra Petralli
Potrebbe essere utile considerare un secondo parere, non in ottica di sfiducia ma come occasione per un confronto costruttivo. In alcuni casi, integrare l’approccio con altri orientamenti, come l’EMDR, la psicoterapia umanistica o percorsi che includano anche il corpo, come l’analisi bioenergetica, può aprire nuove prospettive, soprattutto quando il lavoro verbale tradizionale sembra non bastare. Nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo e borderline, l’equipe integrata con eventuale valutazione psichiatrica può essere fondamentale. Un cambio di approccio o di terapeuta, se ben valutato e motivato, non è un fallimento ma un atto di cura verso sé stessi. Saluti,dott.ssa Sandra Petralli
il disturbo borderline e ossessivo-compulsivo è stato diagnosticato in sede di visita psichiatrica? QUesto è il primo passaggio da chiarire.
Salve, il percorso di cura è lungo e molto spesso non lineare, questo comporta che in alcuni casi la sensazione è quella di essere fermi, poi spesso succede che quasi improvvisamente "cambino" alcuni atteggiamenti. Il suo sentire, però, non va né sottovalutato né sminuito, la prima cosa che mi sento di consigliarle è condividere ciò con il suo terapeuta, per capire e condividere con lui il punto in cui siete arrivati nel vostro percorso di lavoro. Spero di essere stata utile, per qualsiasi altra domanda o dubbio resto a disposizione.
Gentile utente di mio dottore,
richieda anche un consulto psichiatrico; potrebbe affiancare al percorso psicologico adeguato trattamento farmacologico. Ne parli anche con il suo terapista.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
richieda anche un consulto psichiatrico; potrebbe affiancare al percorso psicologico adeguato trattamento farmacologico. Ne parli anche con il suo terapista.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Capisco bene la tua fatica: due anni e tante sedute senza vedere miglioramenti è un’esperienza che scoraggia. In questi casi il primo passo è parlarne apertamente con il tuo terapeuta: chiarire insieme gli obiettivi, capire che tipo di terapia stai facendo e se l’approccio può essere modificato o integrato.
Allo stesso tempo, è importante ricordare che la terapia non è solo ciò che “fa il terapeuta”: molto dipende anche da quanto porti di te nel percorso, dalla disponibilità ad attivarti, a raccontare non solo i sintomi ma anche la tua storia, i rapporti, i conflitti. Senza questa parte, il rischio è che gli incontri diventino ripetitivi e senza direzione.
La strada quindi non è “abbandonare o restare”, ma chiederti: quanto sto partecipando attivamente alla mia terapia? Se ti dai questa risposta e ne parli in modo chiaro col tuo terapeuta, avrai già fatto un passo importante verso un cambiamento più autentico. E potrai capire da sola se l'alleanza terapeutica si è realmente attivata.
Allo stesso tempo, è importante ricordare che la terapia non è solo ciò che “fa il terapeuta”: molto dipende anche da quanto porti di te nel percorso, dalla disponibilità ad attivarti, a raccontare non solo i sintomi ma anche la tua storia, i rapporti, i conflitti. Senza questa parte, il rischio è che gli incontri diventino ripetitivi e senza direzione.
La strada quindi non è “abbandonare o restare”, ma chiederti: quanto sto partecipando attivamente alla mia terapia? Se ti dai questa risposta e ne parli in modo chiaro col tuo terapeuta, avrai già fatto un passo importante verso un cambiamento più autentico. E potrai capire da sola se l'alleanza terapeutica si è realmente attivata.
Salve, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza con tanta sincerità. Comprendo quanto possa essere impegnativo dedicare tempo ed energie a un percorso così importante senza percepire i risultati desiderati. A volte, in situazioni come questa, può essere utile parlarne apertamente con il proprio terapeuta per rivedere insieme obiettivi e strategie, o valutare, se opportuno, un approccio differente. La terapia cognitivo-comportamentale, in particolare, ha dimostrato grande efficacia per i disturbi che descrive. Il fatto che stia cercando nuove possibilità è un segnale di forza e consapevolezza, che rappresenta già un passo significativo verso il cambiamento.
Gentilissimo/a, grazie per la condivisione innanzitutto. Capisco la situazione che ci riporta, e comprendo I suoi dubbi e frustrazione rispetto l'andamento ed eventuale benessere del suo percorso terapeutico. Proprio perche la fiducia e la possibilità di parlare di qualsiasi cosa sono alla base del rapporto terapeutico, credo che poterne parlare con il suo specialista possa aiutare entrambi a comprendere l'origine del suo sentire, individuando delle possibili modalità per proseguire il vostro percorso
Cordiali saluti
AV
Cordiali saluti
AV
buongiorno, dalla breve descrizione nasce spontaneo definire quale è lo scopo dell'intervento psicoterapeutico. La psicoterapia è lo spazio nel quale terapeuta e paziente, una volta delineato il quadro comportamentale disfunzionale, condividono degli obiettivi e l'impegno è di entrambe le parti. Il disturbo da lei definito ( borderline e ossessivo compulsivo) è certamente impattante nella sua vita ma occorre considerare che per il disturbo ossessivo-compulsivo le evidenze scientifiche affermano l'efficacia dell'intervento cognitivo comportamentale ( psicoterapeuta che abbia conseguito la specializzazione con questo approccio) mentre sul disturbo bordeline si lavora molto sulla fiducia, sulla relazione aperta e vera nel setting terapeutico. Mi preme sottolineare che non esiste nessun terapeuta che possa modificare dall'esterno le modalità e i comportamenti del paziente in quanto l'intervento è volto a guidare e supportare il paziente nel modificare i propri schemi mentali e comporamentali in modo attivo e consapevole. Il processo all'interno del setting terapeutico è pertanto basato sull'alleanza terapeuta paziente e ha come obiettivo sempre un cambiamento di cio che nella vita del pz gli procura disagio.
Buongiorno e grazie per la sua condivisione.
In certi casi, può essere utile anche fermarsi a riflettere non solo su “quello che non sta cambiando”, ma anche su come sta andando il percorso terapeutico stesso: qual è la qualità della relazione con il terapeuta, cosa succede dentro le sedute, quali aspettative si sono create nel tempo.
Anche questa è una parte fondamentale del processo.
Quello che mi sento di consigliarle è di parlarne apertamente con il suo terapeuta, magari valutando insieme se è il momento di ridefinire obiettivi, modalità di lavoro o anche considerare un confronto con un altro professionista.
Cordiali saluti,
Dottoressa Livia Sterza
In certi casi, può essere utile anche fermarsi a riflettere non solo su “quello che non sta cambiando”, ma anche su come sta andando il percorso terapeutico stesso: qual è la qualità della relazione con il terapeuta, cosa succede dentro le sedute, quali aspettative si sono create nel tempo.
Anche questa è una parte fondamentale del processo.
Quello che mi sento di consigliarle è di parlarne apertamente con il suo terapeuta, magari valutando insieme se è il momento di ridefinire obiettivi, modalità di lavoro o anche considerare un confronto con un altro professionista.
Cordiali saluti,
Dottoressa Livia Sterza
Gentile utente,
Le consiglio innanzitutto di affrontare l'argomento con il terapeuta che la segue, soprattutto relativamente al peggioramento dei sintomi. La comunicazione aperta è essenziale anche per affrontare l'impasse.
Se questo primo passo fosse già stato fatto e la situazione non fosse cambiata, eventualmente ha valutato la possibilità di cambiare terapeuta?
Cordiali saluti.
Dott.ssa Stefania Chines
Le consiglio innanzitutto di affrontare l'argomento con il terapeuta che la segue, soprattutto relativamente al peggioramento dei sintomi. La comunicazione aperta è essenziale anche per affrontare l'impasse.
Se questo primo passo fosse già stato fatto e la situazione non fosse cambiata, eventualmente ha valutato la possibilità di cambiare terapeuta?
Cordiali saluti.
Dott.ssa Stefania Chines
Buonasera, il mio suggerimento è di parlarne con il professionista che la segue. Se la cura o le spiegazioni non la motivano a continuare, forse sarebbe il caso di cambiare approccio o psicoterapeuta. Non vuol dire che non sia valido ma ci sono molti fattori che influenzano una cura ed è corretto e plausibile parlarne con chi la segue.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Salve,
innanzi tutto sarebbe importante poter parlare con il suo/a terapeuta del fatto che sente di non aver avuto finora alcun miglioramento. Questa è la prima cosa che necessariamente deve fare poichè è importante poter condividere con chi la segue da tempo, dubbi e timori. Dopo di che, solo dopo averne parlato in terapia, valutare la possibilità di cambiare terapeuta.
Spero di essere stata utile, buona giornata.
innanzi tutto sarebbe importante poter parlare con il suo/a terapeuta del fatto che sente di non aver avuto finora alcun miglioramento. Questa è la prima cosa che necessariamente deve fare poichè è importante poter condividere con chi la segue da tempo, dubbi e timori. Dopo di che, solo dopo averne parlato in terapia, valutare la possibilità di cambiare terapeuta.
Spero di essere stata utile, buona giornata.
Potrebbe essere utile parlarne apertamente con il tuo terapeuta, condividendo queste sensazioni.
Salve, il mio consiglio è di portare queste considerazioni al terapeuta, in questi casi è necessario un confronto per fare un punto della situazione sul percorso, cercando di capire insieme come mai non ci sono stati progressi.
Spero di esserle stato utile.
Un saluto
Dott.Federico Samele
Spero di esserle stato utile.
Un saluto
Dott.Federico Samele
Salve, innanzitutto ne ha parlato con il suo terapeuta?
credo che forse dovrebbe cambiare terapia e/o terapeuta, che tipo di terapia fa?
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti.
Cordialmente
Dr.Jasmine Scioscia
credo che forse dovrebbe cambiare terapia e/o terapeuta, che tipo di terapia fa?
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti.
Cordialmente
Dr.Jasmine Scioscia
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