Ogni giorno esce un fiume di emozioni che non pensavo di avere o avere più. Molte su mio padre anzia
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Ogni giorno esce un fiume di emozioni che non pensavo di avere o avere più. Molte su mio padre anziano, unico rimasto. Su passaggi che ora dopo tutta la vita mi stanno emergendo. Non essere mai stata scelta per prima, non essere stata protetta. Ok ho i lutti fraterno e materno da elaborare, le emozioni bloccate che salgono e alcune le vedo, le soffro. Ma la ma giornata è fatta di angoscia appena sveglia che spinge al petto e mi terrorizza. Ansia che mi segue tutto il giorno, oppure risvegli notturni di soprassalto con cuore e testa che mi pare schizzino fuori. Stanotte dopo questo episodio ravvicinato, mi è partito tremore, scosse come una foglia. Ho detto sarà adrenalina, presa camomilla. Poi il sonno arriva ma io ho voglia ma pure una inconsapevole resistenza a lasciarmi andare. Se poi ci scivolo, sogni orrendi. Uno che metteva bombe in ascensore e due ragazzi che salatavano in aria. Mi sveglio così e fino alle 11 tengo botta alla paura del tremore. Poi mio padre racconta delle sue bravate di gioventù, lo ascolto, provo almeno ma spinge di nuovo ansia, tremore, misto di nostalgia per suoi racconti, di rabbia per ciò che non ha fatto per me e mio fratello in passato, emerge di tutto. Mi metto a fare faccende e dal balcone dove ci sta sole rivado verso stanza mia col buio del corridoio e li nella testa il mostro mi è uscito, pareva fossi in un film del terrore od orrore che non vedo mai. Perché mi fanno paura. Gli do un simbolo di vita nel sole luce e di morte nel rientrare nel buio della stanza. Morte di cui ho una paura atavica e accresciuta da una casa mortifera dove ho visto di tutto di più della mia famiglia, malattie, feretro di nonna voluto tenere prima della sepoltura da parte di mamma. Sono cose che so, che ho dentro. La paura della morte si accompagna alla paura della follia. Che è salita poco fa forte perché sembra come se debba uscire un evento terribile, ma io non ho avuto abusi o cose così. Certo di traumi diversi sicome i citati e le angosce di mamma ecc.. Ma così sto impazzendo? È come nei film di tensione dove la protagonista ha incubi di qualcosa che non ricorda appunto terribile. Io non voglio diventare psicotica o paranoica. Prendo un ansiolitico il giorno e gocce naturali di notte, ma non può una con un travagliato passato di aria mortifera, di colpo oggi stare così. Vorrei risvegliarmi come se fosse tutto un incubo. Sto andando da una terapeuta da poco, le racconterò ciò. Ma io ora ho fifa nera. So che il cambiamento, i cassetti tenuti a bada perché non potevo avere spazio per me, poi fanno venire fuori i famtasmi, ma ripeto neppure una che è stata violentata ha ciò. La terapeuta dice che non sono matta, ma sofferente per lo tsunami che vivo. Idem uno psichiatra visto 2 volte, che ho anche una grande intelligenza ma io non posso vivere con la terapeuta 24h. E se di notte, di giorno, nel sonno sogno addirittura cose orrorifiche o di terrore, così mi gioco il cervello o mi piglia un colpo. Ho con la paura della follia, che possano pigliarmi cose strane che a volte leggo, tipo allucinazioni. Non voglio più vivere con ste paure ma nonostante l ansiolitico preso da poco, nell anima o psiche, mi sento come in un film di terrore orrore. Ho 49 anni, tutta la vita ho avuto ansie sensazioni strane e vabbe arginavo, duravano di meno. Ora piu esce consapevolezza di una vita che non va, dei lutti, dei dolori, paure ecc... Piu sto male? Devo fare cose, al PC ma sto in preda del mio malessere che poi diventa stanchezza. Se non ho il terapeuta h24 come spazzo via il nero e il terrore in me come sto ora? Non è un farmaco che poi non mi pare siano di aiuto più di tanto.. Io non voglio avere tutto ciò. Voglio vivere togliendo tutte le paure di una vita. Non voglio più pensare sto impazzendo? Ho i mostri o fantasmi di un qualcosa che non so. Io voglio vivere meglio ma sto perdendo la fiducia. Mentre vi scrivo ho quel malessere, che è giustificato in un sogno violento come il su raccontato delle bombe, ma ora sto sveglia e perché sto così? Aiutoooo S
Ps. Le solite.. Respira, distraiti, non mi aiutano con sti livelli di malessere ed allora si diventa matti o cosa mi succede? Non voglio finire in un reparto psichiatrico.. Non ho mai fatto uso di droghe, e adesso mio padre mi parla, sento un misto di panico terrore che ha a che fare pure con lui. Ma non si campa così.
Ps. Le solite.. Respira, distraiti, non mi aiutano con sti livelli di malessere ed allora si diventa matti o cosa mi succede? Non voglio finire in un reparto psichiatrico.. Non ho mai fatto uso di droghe, e adesso mio padre mi parla, sento un misto di panico terrore che ha a che fare pure con lui. Ma non si campa così.
Salve, la situazione che descrive è emotivamente pesante e sicuramente molto angosciosa. Ha fatto benissimo ad intraprendere una psicoterapia e a vedere uno psichiatra, cerchi di sopportare e tenere duro perché questa è la strada migliore (se non l’unica) di risolvere la situazione un passo alla volta.
Un abbraccio
Marta Calderaro
Un abbraccio
Marta Calderaro
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Buongiorno. Credo che il suo scrivere qui possa essere un tentativo di autocontrollo e contenimento. Il mondo reale però va visto, in modo da potervisi adattare al meglio. Confidi negli appoggi che è riuscita a trovare e soprattutto su se stessa che li ha richiesti
Gentile signora, le appoggio l’idea di riportare alla sua terapeuta quanto scritto in quanto quello è l’unico spazio adeguato in cui quei contenuti possono essere elaborati e possono arricchire il lavoro che state svolgendo. Sia paziente e se la scrittura la aiuta, continui a tenerla come strumento di auto osservazione ma in modalità privata.
Saluti. E.C.
Saluti. E.C.
Buonasera, le suggerisco di parlare di tutto questo a un terapeuta, sicuramente gli aspetti da elaborare sono molti e qui diventa impossibile darle un supporto anche parziale. Per le situazioni traumatiche una buona tecnica è l'EMDR..si informi su chi lo utilizza nella sua zona. In bocca al lupo.
Buongiorno, il fiume di emozioni di cui parla sembra straripare dal suo scritto.. la sua paura è proprio questa, essere travolta dalle emozioni e impazzire. La terapia la aiuterà a contenere questo fiume in piena, ma per costruire gli argini ci vuole tempo . La scrittura è senz’altro di aiuto, come sostengono le colleghe e suggerisco anche io di continuare ad utilizzarla.
Anche il farmaco contribuisce a costruire gli argini di contenimento; proseguendo con entrambi (farmaco e sedute) Le auguro di trovare la serenità che merita dopo tanto dolore.
Saluti cari
G.C.
Anche il farmaco contribuisce a costruire gli argini di contenimento; proseguendo con entrambi (farmaco e sedute) Le auguro di trovare la serenità che merita dopo tanto dolore.
Saluti cari
G.C.
Buongiorno. credo che sia difficile vivere senza pelle come lei, nel senso che è continuamente "travolta" dalle sue emozioni, senza che possa avere alcun filtro che le permetta di fare una vita più normale. Lei, giustamente, dice che non si può vivere con uno psicoterapeuta 24 ore al giorno, eppure dovrebbe diventare così, perchè nella relazione analitica, di cui sono specialista, tra paziente e psicoterapeuta si dovrebbe sviluppare una relazione ricca e nutriente, tale da non farla mai sentire sola, anche quando, inevitabilmente, lo psicoterapeuta non ci può essere. Quindi, l'incontro di una volta alla settimana per circa un'ora, diventa un faro che la illumina per il resto della settimana. In più, nella relazione terapeutica, acquisisce quegli strumenti che dopo qualche tempo è in grado di "camminare" da sola, in un mondo che ha imparato a guardare con occhi diversi, perché è questo il senso della psicoterapia. Si cerchi un bravo terapeuta, che sia in grado di darle tutto questo. Cordialità, Enrico Piccinini
Buonasera. Da quello che ha scritto emerge la sua grande sofferenza. Psicoterapia e farmaco sono la soluzione che suggerirei anche io. Continui su questa strada che credo la migliore percorribile. Buona serata Chiara Tomassoni
Salve, dalla sua domanda traspare tanta ansia e sofferenza, lei ha vissuto tanti traumi e come ha scritto una mia collega in una risposta precedente il modo migliore per risolvere i traumi è la terapia EMDR. Tramite tale terapia si elaborano i traumi accaduti nella nostra vita, e non li vedremo più davanti a noi ma dietro di noi. Inoltre ha fatto bene ad eseguire una psicoterapia ed in questo momento carico di ansia e di angosce anche una terapia farmacologica le farà bene per tranquillizzarla, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
Buongiorno, le sue prime parole rappresentano l'immagine più nitida della sua descrizione: Un FIUME! percepisco la differenza di ciò che scrive e nel doverlo in qualche modo contenere ogni giorno nella vita quotidiana.Sono a disposizione se volesse fare un passetto in più, permettendosi di dare uno spazio anche fisico oltre che virtuale a questo fiume che ha il diritto di esserci, di scorrere e di trovare uno sbocco prima o poi ;-) mi contatti pure
Buongiorno, si percepisce la necessità di contenere questo "fiume in piena" e soprattutto il desiderio di trovare una soluzione il prima possibile che possa aiutarla a stare meglio. Lei è già sulla giusta strada: sta facendo una psicoterapia, ha consultato uno psichiatra; insomma si sta prendendo cura di sé e deve continuare a farlo.
Co rdiali saluti
Barbara
Co rdiali saluti
Barbara
Salve. Oltre alle cure che ha già iniziato le potrebbero essere utili sia interventi sul ritmo della regolazione basati su attività psicologiche del sistema vagale che sessioni di esperienze immersive mirate con VR.
Buongiorno, concordo coi colleghi che le dicono che psicoterapia e farmaci sonk la via migliore. Mi verrebbe solo da chiederle il motivo per cui malgrado tutto questo senta il bisogno di scrivere e chiedere aiuto altrove. Forse la cosa migliore è parlarne all’interno della sua psicoterapia. Cordiali saluti
Cara Signora,
le suggerisco di continuare ad affidarsi ai colleghi con cui sta intraprendendo un percorso. Quello che scrive è un fiume che straripa lo spazio terapeutico ha come funzione anche di contenere questi momenti di grande dolore.
Buon proseguo di giornata.
Dott. Riccardo Caboni
le suggerisco di continuare ad affidarsi ai colleghi con cui sta intraprendendo un percorso. Quello che scrive è un fiume che straripa lo spazio terapeutico ha come funzione anche di contenere questi momenti di grande dolore.
Buon proseguo di giornata.
Dott. Riccardo Caboni
Condivido pienamente la sua decisione, già rinforzata dai colleghi che le hanno risposto, di iniziare un percorso di psicoterapia. I farmaci, come giustamente lei dice, hanno l'effetto di un tampone, possono contribuire a offrirle una maggiore tranquillità nelle incombenze quotidiane, ma non risolvono un problema. Faccio sempre notare ai miei pazienti che i vissuti di una vita intera non si risolvono con qualche goccia di ansiolitico, né con una manciata di colloqui. La invito a instaurare un rapporto di fiducia con il suo terapeuta, e soprattutto di avere pazienza, poiché elaborare tutte queste emozioni e pensieri è un processo lungo, che è fatto anche di comprensibili momenti di sconforto. Mi sento di sottolineare che questi pensieri, queste emozioni da cui si sente travolta, altro non sono che parti di lei, che chiedono soltanto di essere ascoltate. Lo spazio della relazione terapeutica è il luogo più indicato e il più sicuro per affrontare questi temi, perciò la incoraggio a portare tutto ciò all'attenzione del terapeuta che la segue.
Salve! I momenti terrificanti che lei descrive e l'ansia che li accompagnano non sono facili da vivere, ma ha già intrapreso un percorso, gli dia il tempo di funzionare. Credo che quello sia il miglior posto dove potere dare voce e soluzione ai lutti che ha vissuto e a ciò che oggi mette a dura prova le sue energie. La paura di impazzire può essere collocata all'interno del quadro di ansia e angoscia che prova.
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Valeria Randisi
Cara Signora,
penso che il percorso intrapreso la aiuterà più di qualsiasi altro intervento. In certe fasi il farmaco è necessario e ha bisogno del suo tempo per trovare il giusto equilibrio con le sue risposte fisiologiche che un esperto saprà interpretare al meglio. Non penso che ci sia un tempo standard per l'elaborazione delle nostre esperienze, conflitti e dolori, ognuno di noi sceglie, o non può scegliere altrimenti di fare, quando la vita e le circostanze ci costringono . La psicoterapia non è certo un percorso semplice e indolore ma forse necessario per trovare un nuovo equilibrio e la serenità alla quale ognuno di noi ambisce. Le auguro di ritrovare la fiducia e la speranza di un tempo migliore che arriverà sicuramente affidandosi alle giuste "mani".
Un cordiale saluto.
penso che il percorso intrapreso la aiuterà più di qualsiasi altro intervento. In certe fasi il farmaco è necessario e ha bisogno del suo tempo per trovare il giusto equilibrio con le sue risposte fisiologiche che un esperto saprà interpretare al meglio. Non penso che ci sia un tempo standard per l'elaborazione delle nostre esperienze, conflitti e dolori, ognuno di noi sceglie, o non può scegliere altrimenti di fare, quando la vita e le circostanze ci costringono . La psicoterapia non è certo un percorso semplice e indolore ma forse necessario per trovare un nuovo equilibrio e la serenità alla quale ognuno di noi ambisce. Le auguro di ritrovare la fiducia e la speranza di un tempo migliore che arriverà sicuramente affidandosi alle giuste "mani".
Un cordiale saluto.
Salve,
è molto importante che in questo momento della sua vita lei stia già seguendo un percorso terapeutico, seppur da poco tempo.
Parli, quindi, con il suo terapeuta di tali pensieri e sensazioni e magari valuti anche la possibilità di effettuare un colloquio psichiatrico in modo da ricalibrare la sua terapia farmacologica, che non può essere "fai da te".
Saluti.
è molto importante che in questo momento della sua vita lei stia già seguendo un percorso terapeutico, seppur da poco tempo.
Parli, quindi, con il suo terapeuta di tali pensieri e sensazioni e magari valuti anche la possibilità di effettuare un colloquio psichiatrico in modo da ricalibrare la sua terapia farmacologica, che non può essere "fai da te".
Saluti.
Gentile utente sono pienamente d'accordo con i miei colleghe che la spronano a continuare il percorso terapeutico da lei intrapreso, ricordandelo l'importanza e la efficacia. In bocca al lupo
Per il suo problema, le consiglio una psicoterapia breve strategica, che si concentra sulla risoluzione rapida di difficoltà specifiche, come il rimuginio e la procrastinazione. Questo approccio mira a modificare i pensieri e comportamenti disfunzionali in tempi relativamente brevi.
Cari saluti,
Dr. Michele Scala
Cari saluti,
Dr. Michele Scala
Gentile signora, quello che descrive è molto intenso, e capisco quanto possa spaventare viverlo “da dentro”, soprattutto con la sensazione che non ci sia tregua né di giorno né di notte.
Provo a dirle in modo chiaro un punto fondamentale da tenere presente: quello che racconta non somiglia a un “impazzire”, ma a uno stato di attivazione ansiosa molto alta, con componenti di angoscia, memoria emotiva probabilmente dovuti anche a lutti e vissuti passati che stanno emergendo tutti insieme.
Quella sensazione al petto al risveglio, i risvegli con il cuore che corre, i tremori, l’adrenalina, le immagini vivide o i sogni terrifici, la paura di perdere il controllo… sono tutti fenomeni che, per quanto estremi, rientrano nei quadri ansiosi e post-traumatici, non nella psicosi.
Chi sviluppa una psicosi, in genere, non ha questa consapevolezza lucida e spaventata di “stare per impazzire”: lei invece osserva, descrive, collega, si interroga. Questo è un segnale importante di integrità, non il contrario. Certo, il livello di sofferenza che descrive è alto e va preso molto sul serio. Da come scrive, sembra che si stiano intrecciando più fattori: lutti (fraterno e materno) che non hanno trovato spazio sufficiente di elaborazione fino ad ora; la relazione con suo padre, oggi presente ma anche carica di ambivalenza (nostalgia, rabbia, mancanza di protezione); un “ambiente emotivo” passato molto pesante, fatto di malattia, morte, paura; una lunga storia di ansia, che prima riusciva a contenere e ora non più.
Quando finalmente si apre uno spazio (come l’inizio di una terapia), può succedere qualcosa che lei stessa intuisce bene: “i cassetti tenuti a bada… fanno venire fuori i fantasmi”. Non è un modo di dire: il sistema nervoso, che per anni ha “tenuto”, può andare in iper-attivazione. E allora le emozioni diventano onde molto forti, il corpo entra in allarme continuo, la mente prova a dare forma a tutto questo con immagini (anche molto spaventose) non perché ci sia “qualcosa di nascosto e terribile” nel senso cinematografico, ma perché l’intensità interna è alta e cerca rappresentazione. Ma no, non “sta impazzendo”: quello che descrive è coerente con un’ansia intensa, non con la perdita di realtà. La paura della follia è parte dell’ansia, non un segnale che sta accadendo. E no, non sta succedendo “qualcosa di irreparabile”: il corpo può arrivare a livelli altissimi di attivazione (tremori, tachicardia, derealizzazione), ma non “scoppia” né porta automaticamente a un crollo psicotico.
Un punto delicato ma importante ritengo che riguardi una frase che lei scrive: “neppure una che è stata violentata ha ciò”. Con sincero rispetto: il dolore non si misura così. Il dolore non si misura così. Non serve un trauma “estremo” per avere una sofferenza estrema.
La sua storia appare fatta di mancate protezioni, di un clima familiare angosciante, di esposizione alla morte e alla paura. Esperienze così forti possono incidere profondamente, anche senza eventi “eclatanti”.
Sono d’accordo con lei. “respira, distraiti” non basta. A questi livelli, quei consigli risultano vuoti non perché siano sbagliati, ma perché arrivano troppo tardi nel picco dell’onda.
Serve invece un lavoro su più livelli: sul contenimento reale, non solo mentale; sul contatto stabile con la terapeuta (come sta facendo); sulla valutazione con lo psichiatra se la terapia farmacologica è adeguata (a volte va aggiustata, non è “tutto o niente”).
Nelle ore critiche potrebbe provare a ridurre la solitudine (non serve avere la terapeuta h24) con punti di appoggio concreti (una persona, routine, contatti) e strutturando momenti della giornata, soprattutto mattina e sera (potrebbe provare a “scaricare” il suo vortice interiore scrivendo, perché vedo che ha notevoli capacità espressive: può essere un aiuto che, incrementando la sua creatività, apre un contatto più vitale con la sua sofferenza). Capisco che voglia “spazzare via il nero”, ma combattere il sintomo come un nemico assoluto paradossalmente lo amplifica, mentre più lo si riconosce come stato interno temporaneo e più lo si può modulare. Non sta vivendo un film dell’orrore che “sta per rivelare il mostro finale”: è il sistema nervoso in allarme continuo che usa immagini, sogni e pensieri per esprimere un sovraccarico.
Non c’è un “evento terribile nascosto che deve uscire” ma molto materiale emotivo che sta emergendo, anche se troppo velocemente. Ne parli apertamente e liberamente con la sua terapeuta senza filtrare nulla e magari risenta lo psichiatra per calibrare meglio il supporto farmacologico. Una cosa molto bella e importante che lei scrive è “Voglio vivere meglio”: lei, carissima, è viva, e nonostante sperimenti di vivere dentro tutto questo caos. E il fatto che stia cercando aiuto, descrivendolo così bene, ponendosi domande forti e profonde… indica che non sta perdendo sé stessa, anzi sta attraversando una fase molto intensa per ritrovarsi e ricostruirsi nella sua piena soggettività.
Un caro saluto.
P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.
Provo a dirle in modo chiaro un punto fondamentale da tenere presente: quello che racconta non somiglia a un “impazzire”, ma a uno stato di attivazione ansiosa molto alta, con componenti di angoscia, memoria emotiva probabilmente dovuti anche a lutti e vissuti passati che stanno emergendo tutti insieme.
Quella sensazione al petto al risveglio, i risvegli con il cuore che corre, i tremori, l’adrenalina, le immagini vivide o i sogni terrifici, la paura di perdere il controllo… sono tutti fenomeni che, per quanto estremi, rientrano nei quadri ansiosi e post-traumatici, non nella psicosi.
Chi sviluppa una psicosi, in genere, non ha questa consapevolezza lucida e spaventata di “stare per impazzire”: lei invece osserva, descrive, collega, si interroga. Questo è un segnale importante di integrità, non il contrario. Certo, il livello di sofferenza che descrive è alto e va preso molto sul serio. Da come scrive, sembra che si stiano intrecciando più fattori: lutti (fraterno e materno) che non hanno trovato spazio sufficiente di elaborazione fino ad ora; la relazione con suo padre, oggi presente ma anche carica di ambivalenza (nostalgia, rabbia, mancanza di protezione); un “ambiente emotivo” passato molto pesante, fatto di malattia, morte, paura; una lunga storia di ansia, che prima riusciva a contenere e ora non più.
Quando finalmente si apre uno spazio (come l’inizio di una terapia), può succedere qualcosa che lei stessa intuisce bene: “i cassetti tenuti a bada… fanno venire fuori i fantasmi”. Non è un modo di dire: il sistema nervoso, che per anni ha “tenuto”, può andare in iper-attivazione. E allora le emozioni diventano onde molto forti, il corpo entra in allarme continuo, la mente prova a dare forma a tutto questo con immagini (anche molto spaventose) non perché ci sia “qualcosa di nascosto e terribile” nel senso cinematografico, ma perché l’intensità interna è alta e cerca rappresentazione. Ma no, non “sta impazzendo”: quello che descrive è coerente con un’ansia intensa, non con la perdita di realtà. La paura della follia è parte dell’ansia, non un segnale che sta accadendo. E no, non sta succedendo “qualcosa di irreparabile”: il corpo può arrivare a livelli altissimi di attivazione (tremori, tachicardia, derealizzazione), ma non “scoppia” né porta automaticamente a un crollo psicotico.
Un punto delicato ma importante ritengo che riguardi una frase che lei scrive: “neppure una che è stata violentata ha ciò”. Con sincero rispetto: il dolore non si misura così. Il dolore non si misura così. Non serve un trauma “estremo” per avere una sofferenza estrema.
La sua storia appare fatta di mancate protezioni, di un clima familiare angosciante, di esposizione alla morte e alla paura. Esperienze così forti possono incidere profondamente, anche senza eventi “eclatanti”.
Sono d’accordo con lei. “respira, distraiti” non basta. A questi livelli, quei consigli risultano vuoti non perché siano sbagliati, ma perché arrivano troppo tardi nel picco dell’onda.
Serve invece un lavoro su più livelli: sul contenimento reale, non solo mentale; sul contatto stabile con la terapeuta (come sta facendo); sulla valutazione con lo psichiatra se la terapia farmacologica è adeguata (a volte va aggiustata, non è “tutto o niente”).
Nelle ore critiche potrebbe provare a ridurre la solitudine (non serve avere la terapeuta h24) con punti di appoggio concreti (una persona, routine, contatti) e strutturando momenti della giornata, soprattutto mattina e sera (potrebbe provare a “scaricare” il suo vortice interiore scrivendo, perché vedo che ha notevoli capacità espressive: può essere un aiuto che, incrementando la sua creatività, apre un contatto più vitale con la sua sofferenza). Capisco che voglia “spazzare via il nero”, ma combattere il sintomo come un nemico assoluto paradossalmente lo amplifica, mentre più lo si riconosce come stato interno temporaneo e più lo si può modulare. Non sta vivendo un film dell’orrore che “sta per rivelare il mostro finale”: è il sistema nervoso in allarme continuo che usa immagini, sogni e pensieri per esprimere un sovraccarico.
Non c’è un “evento terribile nascosto che deve uscire” ma molto materiale emotivo che sta emergendo, anche se troppo velocemente. Ne parli apertamente e liberamente con la sua terapeuta senza filtrare nulla e magari risenta lo psichiatra per calibrare meglio il supporto farmacologico. Una cosa molto bella e importante che lei scrive è “Voglio vivere meglio”: lei, carissima, è viva, e nonostante sperimenti di vivere dentro tutto questo caos. E il fatto che stia cercando aiuto, descrivendolo così bene, ponendosi domande forti e profonde… indica che non sta perdendo sé stessa, anzi sta attraversando una fase molto intensa per ritrovarsi e ricostruirsi nella sua piena soggettività.
Un caro saluto.
P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.
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