La mia psicoterapeuta ha deciso di chiudere dall'oggi al domani e me lo ha comunicato tramite messag

20 risposte
La mia psicoterapeuta ha deciso di chiudere dall'oggi al domani e me lo ha comunicato tramite messaggio. Le ho chiesto di vederci per parlarne ma non ha voluto. Mi ha fatto una chiamata di 10 minuti dove mi ha detto che mi vuole bene e che stavo esagerando con lo stare male.
Io ci sono rimasta malissimo e sto troppo male all'idea di non poterla più né vedere né sentire. Mi ero affezionata troppo a lei. Avrò sbagliato sicuramente a farlo ma le sue attenzioni verso la mia salute mi hanno portato a fidarmi tanto di lei e, senza averlo programmato, ad affezionarmi tanto a lei. Quando avevo iniziato il percorso mi ero imposta il fatto che la dottoressa era un'estranea e tale doveva rimanere, ma non ce l'ho fatta. Lei ha chiuso dicendomi di trovare un altro terapeuta, ma io ho una paura incredibile di ricominciare da capo per poi magari finire come é finita adesso e stare di nuovo male. La rottura mi ha causato un'ansia bestiale che ho dovuto domare con le gocce EN, nonostante prendo anche gli antidepressivi da anni.
Mi chiedo: è normale starci così male dopo la chiusura della terapia?
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, il rapporto psicoterapeutico è una relazione con caratteristiche assolutamente coinvolgenti se parte una reciproca alleanza, oltretutto da alcune cose che lei dice si era installato quel che si dice un forte transfert. Quindi a partire da queste considerazioni è molto probabile che si stia male viste la caratteristiche della chiusura che lei descrive che mi sembrano francamente estreme. Il consiglio è di riprendere con una/o nuovo terapeuta partendo proprio da tutto ciò che è successo con la vecchia terapeuta che a parte la professionista parla sicuramente di lei. Sicuramente ripartendo senza omettere questo finale e anzi per quanto riguarda lei andando a fondo. Se ritiene io posso essere disponibile anche online. Buona Giornata e buo inizio anno. Dario Martelli

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Dott.ssa Sabatina Esposito
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cervia
Buongiorno, le chiusure parlano del nostro rapporto con il distacco, le chiusure affettive e relazionali restano le più faticose da affrontare, è comprensibile il suo malessere. Le consiglio di affidarsi ad un nuovo terapeuta e poco alla volta ricominciare da un rapporto di fiducia che le permetta di affrontare la tematica del distacco in modo approfondito. Le faccio i miei auguri.
Dott.ssa Valeria Sicari
Psicologo, Psicoterapeuta
Vicenza
Salve posso immaginare il suo stato non mi sento di giudicare le modalità di chiusura della collega ne delle motivazioni che hanno portato a tale scelta drastica. Le consiglio di contattare una nuova terapeuta lavorare su di lei su cosa non ha funzionato e sopratutto sul perchè mette in atto questa modalità di relazione. Le auguro di trovare la terapeuta giusta per lei e che le possa permettere di evolversi e di migliorarsi e conoscersi un percorso condiviso un saluto Dott.ssa Valeria Sicari
Dott.ssa Sara Oppido
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Gentilissima,
innanzitutto mi spiace che lei ci sia rimasta tanto male e posso capirlo. Non conosco i motivi che hanno portato la collega a chiudere improvvisamente il percorso comunicandolo solo attraverso un messaggio. Non mi è chiaro inoltre se questo ha un collegamento con ciò che lei riferisce circa l'affezionarsi. Fatto sta che questo è materiale trattabile nel percorso. In ogni caso, a prescindere da quali siano le motivazioni, le posso dire che, certo, è normale che lei ci sia rimasta male: la relazione terapeutica è una relazione prima di tutto umana. In secondo luogo probabilmente lei si è sentita rifiutata (non sto dicendo che la collega l'ha rifiutata ma che lei si è sentita rifiutata) e il suo vissuto è legittimo. Potrebbe essere l'occasione per ricominciare un nuovo percorso con qualche altro collega nella sua zona per comprendere cosa, della scelta della sua terapeuta, la fa stare tutt'ora tanto male. Le faccio un grande in bocca al lupo!

Cordialmente,
Dott.ssa Sara Oppido
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
mi dispiace molto per quanto ha vissuto: la modalità improvvisa con cui la terapia è stata interrotta può essere profondamente destabilizzante, soprattutto dopo un percorso in cui si era costruito un legame di fiducia.

Alla sua domanda rispondo con chiarezza: sì, è normale stare molto male dopo una chiusura terapeutica, soprattutto se è stata inattesa, poco spiegata e senza un adeguato tempo di elaborazione. In psicoterapia si crea spesso un legame significativo, che non è “sbagliato” né patologico: fa parte del processo terapeutico e prende il nome di alleanza terapeutica. Quando questo legame si interrompe bruscamente, può attivare vissuti di abbandono, perdita, rabbia, confusione e un’intensa ansia, proprio come descrive.

Ciò che rende la situazione ancora più dolorosa è l’assenza di uno spazio di congedo: poter parlare della fine, dare un senso a quanto accaduto e salutarsi in modo rispettoso è generalmente considerato un passaggio importante e tutelante per il paziente. Non averlo avuto può lasciare un senso di “ferita aperta” che oggi sta giustamente cercando di comprendere.

Il timore di ricominciare da capo con un altro terapeuta è comprensibile: quando si soffre così tanto, la paura di rivivere lo stesso dolore può bloccare. Tuttavia, è importante sapere che ogni relazione terapeutica è diversa e che quanto accaduto può diventare un tema prezioso da portare e rielaborare in un nuovo percorso, senza doverlo rivivere allo stesso modo.

L’intensità dei sintomi che descrive (ansia marcata, necessità di farmaci al bisogno, terapia farmacologica in atto) indica che questo momento merita attenzione e cura. Per questo, il mio consiglio è di approfondire quanto sta vivendo con uno specialista, che possa aiutarla a dare significato a questa esperienza, contenere il dolore attuale e accompagnarla, con i suoi tempi, verso una nuova sicurezza relazionale.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, mi dispiace per il momento che sta attraversando, immagino che sia molto doloroso... è stata una chiusura inaspettata, quindi ha la necessità di elaborare la separazione. Penso che le sarebbe molto utile fare questo lavoro di comprensione e rielaborazione con altro o altra psicoterapeuta (e poi continuare con questo nuovo professionista il suo lavoro psicoterapeutico). Comprendo che non sia facile affidarsi di nuovo, si prenda il suo tempo. Un caro saluto, Ilaria Innocenti
Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
Vede, la chiusura di una terapia è un trauma assimilabile al lutto in quanto si va a perdere una relazione importante a cui ci si era affidati. Forse però va accompagnata incominciando a parlarne in modo da elaborarne il significato. Normalmente esistono rotture nei rapporti, se poi è vero che la sua terapeuta ha interrotto, forse l'ha fatto per aiutarla ad elaborare da sola la separazione. Se vuole ne possiamo parlare.
Dott.ssa Alessandra Domigno
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, mi dispiace leggere le sue parole e come sta adesso. Capisco che affidarsi ad un nuovo psicoterapeuta è dura e che la ferita che sente ora è aperta. E' pur vero che si parla del suo benessere e della sua serenità e quindi tentare un nuovo percorso può essere importante. Forse, ipotizzo, la sua psicoterapeuta aveva concluso il percorso con lei e non "sapeva" come darle altro e forse, può aver pensato, che un nuovo approccio sarebbe stato più proficuo per lei o darle la fiducia di poter camminare anche sola. Se ha necessità e desiderio di approfondire può contattarmi. Cordiali saluti. Dott.ssa Alessandra Domigno
Dr. Angelo Raffaele Pagano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Ardea
Salve e grazie per aver scritto. E' una buona prassi professionale concordare la fine della terapia per poter chiudere adeguatamente, ossia elaborando le emozioni che il termine di un percorso fatto insieme generano. Le motivazioni della collega non sono chiare ma, ovviamente, per capire bene dovremmo (per assurdo) chiedere a lei. Da parte tua, invece, la fiducia che provavi per lei e l'affezione verso la sua figura ed il setting terapeutico, sono reazioni normali anzi un vero e proprio punto di forza se adeguatamente valutate e indirizzate. Mi dispiace per quello che ti è successo e spero tu possa recuperare la fiducia attualmente persa a causa del dolore che l'interruzione inaspettata e non voluta ti ha causato.
Dott.ssa Fortunata La Mura
Psicoterapeuta, Psicologo
Pompei
Capisco quanto possa essere doloroso ciò che stai vivendo. La chiusura improvvisa di una terapia, soprattutto quando il legame era diventato significativo, può essere un’esperienza molto destabilizzante. Da come ne parli, non si tratta solo della fine di un percorso, ma di una vera e propria rottura relazionale, e questo lascia comprensibilmente molta sofferenza.
Dal punto di vista gestaltico, il legame terapeutico è una relazione reale, anche se con confini professionali. L’affezione che descrivi non è un errore né una colpa: è spesso il segnale che ti sei sentita vista, accolta, sostenuta. In terapia questo si chiama relazione di contatto, ed è uno degli elementi che permettono il cambiamento. Quando questo contatto si interrompe bruscamente, senza un tempo di elaborazione e senza una chiusura condivisa, l’organismo reagisce con ansia, dolore, senso di abbandono. Quindi sì, è normale starci così male.
Quello che sembra averti ferita profondamente non è solo la fine, ma il modo in cui è avvenuta: il messaggio, il rifiuto di incontrarvi, la sensazione che il tuo stare male sia stato minimizzato. Tutto questo può riattivare ferite antiche legate alla perdita o alla non disponibilità dell’altro. Il tuo corpo e le tue emozioni stanno reagendo a questo, non stai “esagerando”.
La paura di ricominciare è molto comprensibile. Dopo una rottura così, affidarsi di nuovo può sembrare pericoloso. In questo momento forse non è necessario forzarti a decidere subito. Può essere più utile riconoscere e legittimare ciò che provi: il dolore, la rabbia, la delusione, ma anche l’affetto che c’è stato. Nulla di questo è sbagliato.
Se in futuro sceglierai di riprendere un percorso, sappi che non si riparte mai davvero da zero. Porti con te ciò che hai vissuto, anche questa ferita, che potrà diventare materia di lavoro terapeutico. Un altro terapeuta potrà aiutarti proprio a dare senso a questa chiusura e a ritrovare sicurezza nella relazione, passo dopo passo, rispettando i tuoi tempi.
Ora la cosa più importante è prenderti cura di te, senza giudicarti per come stai reagendo. Il tuo dolore ha una sua logica e merita ascolto. Non sei fragile perché stai male: stai rispondendo a una perdita che per te è stata significativa.
Ti abbraccio.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
sì, è normale stare così male. La chiusura improvvisa di una terapia, soprattutto senza un tempo di elaborazione condiviso, può essere vissuta come una vera rottura affettiva e generare ansia intensa, senso di abbandono e confusione. L’affezionarsi al terapeuta non è un errore: fa parte del processo e del legame di fiducia che si crea. Il dolore che prova non indica fragilità eccessiva, ma l’importanza che quel rapporto ha avuto per Lei. Ora è fondamentale prendersi cura di questa ferita, senza colpevolizzarsi e senza rinunciare all’idea di poter essere nuovamente aiutata, magari con modalità più tutelanti per Lei.

Se lo desidera, possiamo parlarne in un colloquio conoscitivo, per accogliere questo vissuto e valutare insieme come proseguire con maggiore sicurezza.

Un caro saluto,
dott.ssa Greta Pisano
Dott.ssa Eleonora Pupo
Psicoterapeuta, Psicologo
Orvieto Scalo
Buongiorno, comprendo profondamente il suo smarrimento. Ciò che sta provando è del tutto normale: la relazione terapeutica si fonda sulla fiducia e sulla sicurezza, quindi è naturale che un'interruzione generi un'ansia così intensa e il bisogno di ricorrere a un supporto farmacologico.

Affezionarsi alla propria terapeuta non è un errore, né una sua mancanza di controllo; al contrario, è un processo che accade spesso proprio perché ci si sente accolti e protetti. Sentire questo vuoto oggi è la testimonianza di quanto quel legame fosse importante per lei.

La paura di ricominciare da capo è comprensibile: il timore di soffrire ancora può spingere a voler chiudere le porte a chiunque altro. Vorrei però chiederle: cosa significherebbe per lei darsi la possibilità di elaborare questo distacco insieme a un altro professionista, invece di affrontare questo dolore in solitudine?

Ricominciare non significa necessariamente rivivere la stessa fine. Potrebbe essere invece l'occasione per trasformare questa sofferenza in un nuovo punto di partenza, scoprendo che la sua capacità di fidarsi è ancora una risorsa preziosa, nonostante il dolore di oggi.

Un caro saluto.
Dott.ssa Rossana Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta
Pozzuoli
Salve, è normale avvertire un senso di vuoto dopo la fine di ogni percorso. Un percorso terapeutico dovrebbe però concludersi gradualmente e con una fine programmata e concordata. Si prenda un pò di tempo e poi valuti un nuovo inizio per poter comprendere anche le dinamiche di dipendenza e di vuoto vissute nel precedente incontro
Dott.ssa Chiara Campadello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, quello che ha raccontato è un fatto estremamente grave, rappresenta un comportamento inaccettabile da parte di un terapeuta per cui personalmente non riesco a trovare alcuna giustificazione! La decisione di terminare una terapia dovrebbe essere sempre condivisa tra paziente e terapeuta e richiede un adeguato periodo di elaborazione dei vissuti emotivi legati alla chiusura del percorso e alla conseguente separazione.
Questo è particolarmente vero se si considera che la relazione terapeutica, almeno per come la concepisco io (e moltissimi altri colleghi), non è semplicemente un rapporto professionale in cui si lavora insieme per raggiungere gli obbiettivi prefissati, ma col tempo si arricchisce di una componente affettiva importante e spesso raggiunge livelli di intimità che non sono paragonabili ad altri tipi di rapporti.
E’ quindi più che normale che lei stia vivendo un dolore così intenso, non solo per la conclusione del percorso in sé ma per il modo in cui tale chiusura è stata gestita, che si configura come un vero e proprio abbandono e un tradimento della fiducia da lei riposta nella persona che si era presa l’impegno di starle vicino per aiutarla!
Comprendo il timore di soffrire nuovamente e probabilmente ci vorrà del tempo per fidarsi nuovamente, ma le consiglio di cercare una persona valida che l'aiuti innanzitutto a elaborare i sentimenti legati a quanto accaduto.

Dott.ssa Nunzia D'Anna
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Mi dispiace molto per quello che le è successo e capisco il senso di abbandono che lei sta provando, soprattutto verso una persona a cui si era totalmente affidata. Da quello che racconta mi sembra di capire che avevate valicato i confini del setting e che lei scriveva o sentiva sistematicamente la sua terapeuta anche fuori dal suo orario lavorativo. Questo comportamento è tipico di alcune strutture di personalità ed è compito del terapeuta tenere integro il setting, non suo. Quindi non si senta in colpa per questo, perché non era sua responsabilità.
Così come non è una sua responsabilità stare bene o stare meglio, solo per rassicurare la sua terapeuta.
Si affidi ad un'altra professionista e abbia fiducia nel fatto che ogni relazione le dà nuove possibilità e le permetterà di assumere nuove posizioni. La storia non si ripeterà. Anzi, fossi in lei partirei dal racconto di questa storia con la nuova professionista.
Dott.ssa Jessica Ceccherini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Salve,
mi dispiace molto per quello che ha vissuto. Da ciò che racconta emerge un’esperienza di chiusura improvvisa e poco elaborata, che può essere profondamente dolorosa, soprattutto quando il legame terapeutico era diventato per lei un punto di riferimento importante.
La relazione terapeutica non è una relazione qualsiasi: è uno spazio in cui ci si espone, ci si affida, si portano parti fragili di sé. Quando questo legame si interrompe bruscamente, senza la possibilità di parlarne e di dare un senso a ciò che accade, può essere vissuto come un vero e proprio abbandono.
Affezionarsi al proprio terapeuta non è un errore né una colpa. È qualcosa che accade frequentemente nei percorsi di cura, soprattutto quando il terapeuta è stato percepito come attento, accogliente e protettivo. Il problema non è l’affetto, ma il fatto che la relazione si sia chiusa senza uno spazio di elaborazione condivisa.
Il dolore, l’ansia intensa, il bisogno di ricorrere al farmaco per contenere ciò che stava emergendo non indicano che lei “stia esagerando”, ma che si è attivata una ferita relazionale importante. È come se, insieme alla terapeuta, fosse venuto meno un contenitore emotivo che la aiutava a regolare stati interni molto delicati.
La paura di ricominciare un nuovo percorso è comprensibile. Dopo un’esperienza di rottura così brusca, affidarsi di nuovo può far paura. Tuttavia, questo timore non dice che la terapia “non fa per lei”, ma che ha bisogno di una relazione terapeutica che possa tenere conto anche di ciò che è accaduto, rispettando i suoi tempi e la sua diffidenza.
Forse, prima ancora di “ricominciare da capo”, potrebbe essere utile trovare uno spazio in cui poter raccontare e dare senso proprio a questa chiusura: cosa ha significato per lei, cosa ha riattivato, che tipo di legami rende così dolorosi gli addii improvvisi. Un nuovo terapeuta non sostituisce quello precedente, ma può aiutarla a elaborare ciò che è rimasto aperto.
Dott.ssa Giada Pavan
Psicoterapeuta, Psicologo
Susegana
Gentile,
La ringrazio per aver condiviso un’esperienza così delicata. La chiusura improvvisa di un percorso terapeutico, soprattutto dopo un tempo prolungato e in una fase di particolare vulnerabilità emotiva, può rappresentare un evento fortemente destabilizzante e riattivare vissuti di abbandono, perdita e insicurezza.

È importante chiarire che il rapporto tra psicologo/psicoterapeuta e paziente è, per sua natura, un rapporto professionale e lavorativo, regolato da norme giuridiche e dal Codice Deontologico. Questo non significa che sia un rapporto freddo o privo di coinvolgimento emotivo: al contrario, nello spazio terapeutico il paziente porta parti intime di sé, paure, bisogni, sofferenze profonde, ed è del tutto possibile — e frequente — che si sviluppi un legame. L’affezionarsi al terapeuta non è di per sé un errore del paziente, né un segno di “eccesso” o di patologia, ma un fenomeno umano che fa parte del lavoro clinico e che rientra nelle dinamiche di transfert.

Proprio per questo, però, è responsabilità del terapeuta gestire il legame e, soprattutto, la sua eventuale conclusione. Dal punto di vista clinico e deontologico, una chiusura del percorso dovrebbe avvenire, salvo situazioni eccezionali, attraverso uno o più incontri dedicati, nei quali vengono spiegate le motivazioni della conclusione, accolte le reazioni emotive del paziente e, se necessario, accompagnato un passaggio verso un altro professionista (invio o segnalazione). Una comunicazione esclusivamente tramite messaggio o una breve telefonata, senza uno spazio di elaborazione condivisa, può risultare insufficiente.

Alla luce di questo, è comprensibile e legittimo che Lei stia male, che provi dolore e che l’interruzione abbia generato un aumento dell’ansia e del senso di perdita. La sofferenza che descrive non va minimizzata né interpretata come una “esagerazione”, ma letta nel contesto della Sua storia relazionale e del momento di fragilità che sta attraversando.

La paura di ricominciare un nuovo percorso è anch’essa comprensibile. Tuttavia, è importante sottolineare che una relazione terapeutica corretta non replica le dinamiche affettive private, ma offre uno spazio sicuro in cui anche questi vissuti — inclusa la paura di affezionarsi e di essere abbandonati — possono essere riconosciuti, pensati e trasformati. Un nuovo terapeuta potrà lavorare con Lei anche su quanto accaduto in questa interruzione, che di per sé rappresenta un materiale clinico molto significativo.

La invitiamo, quando si sentirà pronta, a non rinunciare alla possibilità di essere aiutata nuovamente. Il fatto che questa chiusura sia stata così dolorosa non significa che ogni percorso terapeutico debba necessariamente finire allo stesso modo.

Rimango a disposizione.

Cordiali saluti.
Dott.ssa Annalisa Covri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Gentile paziente, grazie per essersi aperta a noi.
Mi spiace molto per l'esperienza che ha vissuto, penso sia lecito stare male quando una terapia si interrompe in modo improvviso e senza uno spazio adeguato di elaborazione. La relazione terapeutica è una significativa, pur non essendo un’amicizia. Affezionarsi non è un errore né una colpa del paziente, ma anzi è un segnale che il legame sta funzionando e che la persona si sente accolta.
Proprio per questo, però, le chiusure dovrebbero essere accompagnate, spiegate e pensate insieme, perché un'interruzione brusca può riattivare vissuti di abbandono, rifiuto o svalutazione. Il dolore che prova non indica la mancanza di uno spazio in cui poter dare senso a ciò che è accaduto.
Il timore di ricominciare è altrettanto comprensibile: quando una relazione di cura si interrompe in questo modo, è naturale proteggersi dalla possibilità di rivivere lo stesso dolore. Penso che un nuovo percorso con tempi, confini e modalità chiare fin dall’inizio possa diventare un’occasione per lavorare su questi vissuti relazionali, invece di evitarli.

Le auguro davvero possa trovare il/la terapeuta adatto/a alle sue esigenze, rimango a disposizione, dott.ssa Covri Annalisa.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
E' normale soffrire perchè la Sua terapeuta ha chiuso la vostra relazione. Ogni relazione implica un legame di attaccamento e specialmente la relazione pz analista, in cui spesso si trasferiscono vissuti antichi e in cui si proiettano le proprie figure genitoriali. Comprendo come si sente e l'angoscia abbandonica che sta vivendo, ma forse è utile iniziare un nuovo percorso con un professionista più serio e presente. Non si può chiudere una relazione psicoterapeutica come se fosse una comune relazione. Le auguro di stare bene al più presto e di trovare una soluzione terapeutica pìù adeguata.cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Marialuisa Magrelli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,

mi dispiace sinceramente per la sofferenza che sta vivendo in questo momento. La conclusione di un percorso terapeutico, soprattutto quando dura da tempo, rappresenta sempre una fase molto delicata e significativa.

Nel suo caso sembra che la separazione sia stata particolarmente difficile da gestire e che abbia riattivato una forte fatica nel rassicurarsi e nel sentirsi stabile senza quel riferimento. Questo non deve essere motivo di giudizio verso sé stessa: i momenti di separazione sono complessi per ogni persona e possono generare vissuti intensi di tristezza, ansia o smarrimento.

In generale, una chiusura accompagnata da più incontri dedicati all’elaborazione della separazione può essere molto utile, perché consente di dare senso a quanto fatto e di integrare il percorso svolto. Potrà essere importante, qualora decidesse di intraprendere un nuovo percorso, condividere fin dall’inizio anche questo bisogno.

Comprendo che l’idea di ricominciare possa spaventarla. Tuttavia un nuovo percorso non significa ripartire da zero: potrà riprendere dal punto in cui si è interrotto il precedente, portando con sé gli obiettivi raggiunti, le consapevolezze acquisite e il lavoro già fatto. Ogni esperienza terapeutica è diversa e, proprio per la diversità del terapeuta e della relazione, può offrire strumenti nuovi e aggiungere ulteriori elementi di crescita. Questo non annulla né sostituisce ciò che è stato costruito prima, ma può integrarlo.

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