Donna 35 anni. Dopo 10 anni (2 di convivenza), la partner (38) mi ha lasciata per calo di sentimento

Donna 35 anni. Dopo 10 anni (2 di convivenza), la partner (38) mi ha lasciata per calo di sentimento, sentendosi trascurata a causa di un mio blocco apatico. Lo shock mi ha risvegliata e ho capito i miei errori. Ora siamo in no contact; lei dice che prova a ritrovare il sentimento ma non ci riesce e si irrigidisce se parlo del nostro legame. Come posso comunicare con lei senza creare un muro? Aspettare ancora rischia di allontanarla per sempre?

57 risposte


Buongiorno , il vissuto che descrive è molto doloroso ma racchiude una dinamica che può essere frequente nelle storie lunghe: lo "shock da rottura" agisce spesso come un risveglio improvviso, mostrando chiaramente errori e svalutazioni che prima non vedevamo. Tuttavia, questo cambiamento si scontra inevitabilmente con il logoramento che la sua partner ha accumulato nel tempo. Quando ci si allontana dopo anni di convivenza a causa di un blocco apatico, il "muro" dell'altro non è per forza un totale disinteresse, ma un meccanismo di autotutela. Chi si è sentito trascurato ha bisogno di proteggersi, temendo che la trasformazione del partner sia solo una reazione momentanea dettata dall'emergenza della separazione. In questa delicata fase di no contact, per evitare che la chiusura diventi definitiva, è fondamentale cambiare approccio. Più che fare promesse sul futuro o rassicurare su come le cose cambieranno, la sua ex ha bisogno di sentire che il suo dolore passato è stato finalmente compreso e legittimato, senza l'ansia di dover dare subito una seconda possibilità. La paura che la distanza vi allontani per sempre è del tutto naturale, ma l'insistenza rischia di sortire l'effetto opposto: il tempo serve a far decantare il risentimento e, senza uno spazio vuoto, non può nascere la mancanza. La strada più efficace non è quindi quella di forzare la comunicazione, ma potrebbe essere quella di dimostrare che sta affrontando stabilmente le cause che hanno generato quel blocco apatico. Fare questo lavoro su di sé, a prescindere dall'esito della coppia, è l'unico modo per rendere il cambiamento autentico e credibile. Per questo motivo, in momenti così carichi di ansia, potrebbe investire questo tempo in un supporto psicologico individuale. Sarà uno spazio fondamentale sia per gestire la fatica del distacco, sia per esplorare l'origine di quell' apatia, trasformando una crisi profonda in un'opportunità di reale evoluzione personale. Un caro augurio. Dott.ssa Serena De Sisti

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Doctor #651047

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Car., mi dispiace leggere della tua sofferenza. Al momento stai affrontando il lutto della tua relazione, e sembri totalmente focalizzata su di essa, ma così facendo ti dimentichi di te stessa e di ciò che hai definito come "blocco apatico". Di cosa si tratta? Quando è emerso? In risposta a cosa? Sai bene che se non elaboriamo le nostre sofferenze e valorizziamo chi siamo, anche attraverso esse, le relazioni sono destinate al fallimento. Più che provare a pensare come poter comunicare con lei, forse sarebbe il caso di iniziare a pensare come comunicare con te stessa, partendo anzitutto dall'ascolto. Mi piacerebbe aiutarti in questo percorso, qualora decidessi. Io ricevo a Battipaglia (SA) e online. A presto, spero! Intanto ti mando un abbraccio.

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Doctor #692274

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Buonasera, forse da ciò che lei sta scrivendo può mantenere i contatti con lei rispettando i suoi desideri attuali, il non parlare della relazione. Delle volte il tempo ci è di aiuto in realtà, si tratta di provare a resistere un po' all'ansia della perdita. L'importante è essere pronta se la sua ex partner le darà uno spiraglio. Se ha bisogno di aiuto sono a disposizione anche online. Buona serata Dario Martelli

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Doctor #625848

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No conctact vorrebbe dire che ha chiuso qualsiasi canale comunicativo con te? Non mi sembra così strano che tu non possa parlare del vostro legame adesso. Se ci fosse stata una buona comunicazione, al di là della fine o meno della relazione, non avresti questa dinamica adesso ovviamente. Quindi, se vuoi sapere cosa fare, la risposta è semplice ma difficile: alleggerisci. “Aspettare” per poi andare avanti con la stessa modalità? Come puoi comunicare con lei, dipende da tanti aspetti. In risposta alla tua domanda, so di averti detto già parecchio più di quanto la maggior parte dei miei colleghi si esporrebbe a dire.

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Doctor #539058

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Salve, dopo una separazione così importante è naturale sentire il bisogno di spiegare, riparare e far comprendere all'altra persona ciò che si è capito solo dopo la rottura. Spesso, però, chi lascia vive tempi emotivi diversi da chi viene lasciato e può avere bisogno di distanza proprio per capire cosa prova e cosa desidera davvero. Da ciò che racconta, sembra che la sua ex partner percepisca in questo momento le conversazioni sul rapporto come qualcosa di troppo pressante o doloroso, e questo potrebbe spiegare il suo irrigidirsi più che una definitiva assenza di sentimento. Tuttavia, nessuno può garantire che il sentimento torni, così come il tempo da solo non lo riaccende automaticamente. Paradossalmente, il modo migliore per non creare un muro potrebbe essere proprio rispettare lo spazio che lei sta chiedendo, evitando di trasformare ogni contatto in un tentativo di recuperare la relazione o di ottenere rassicurazioni. Questo non significa rinunciare o smettere di sperare, ma permettere che l'eventuale riavvicinamento possa nascere da una scelta libera e non dalla pressione del timore di perderla. Nel frattempo, potrebbe essere importante dedicare attenzione anche a ciò che questo "risveglio" ha significato per lei e a ciò che desidera costruire per sé, indipendentemente dall'esito della relazione. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.

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Doctor #641905

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Per come descrivi la situazione, sembra che si sia verificato un ciclo abbastanza comprensibile: per un periodo tu eri emotivamente meno disponibile, lei si è sentita sola e probabilmente ha provato a cercarti. Quando ha deciso di interrompere la relazione, invece, le posizioni si sono invertite: tu ti sei riattivata emotivamente e hai iniziato a cercare un contatto, mentre lei ha preso distanza. Questo tipo di inversione è frequente nelle crisi di coppia. Quando dici che "si irrigidisce se parlo del nostro legame", quello che emerge è che il tema della relazione, in questo momento, per lei sembra essere associato a pressione, fatica o senso di responsabilità. Non significa necessariamente che non provi più nulla; significa che oggi quel tema la porta a chiudersi. Per questo motivo, il paradosso è che cercare continuamente di rassicurarla sul cambiamento o di convincerla dei tuoi sentimenti rischia di produrre l'effetto opposto: più il legame viene portato al centro della conversazione, più lei può sentire il bisogno di difendere il proprio spazio. Rispetto all'attesa, capisco la paura: "Se aspetto troppo, la perderò per sempre". È un pensiero molto umano, ma non possiamo sapere se sia vero. Dal punto di vista relazionale, però, c'è una distinzione importante. Non è tanto il tempo a creare distanza quanto il significato che quel tempo assume. Se il tempo viene vissuto come un silenzio carico di aspettativa ("sto aspettando che torni"), spesso mantiene entrambe le persone bloccate. Se invece diventa uno spazio in cui ciascuna può realmente fare esperienza di sé e dei propri cambiamenti, allora può diventare un elemento favorevole, indipendentemente dall'esito della relazione. Le persone, soprattutto dopo una lunga relazione, raramente cambiano idea perché ricevono spiegazioni migliori. Più spesso iniziano a riconsiderare l'altro quando osservano nel tempo comportamenti coerenti, stabili e non orientati a ottenere una risposta immediata. Questo non garantisce una riconciliazione. Lei potrebbe comunque scegliere di non tornare. Ma è il modo di comunicare che offre le maggiori possibilità di non alimentare quel "muro" che descrivi: meno pressione sul futuro della coppia e più testimonianza concreta del cambiamento, lasciandole la libertà di avvicinarsi o meno ai propri tempi.

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Doctor #698350

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Cara utente, un distacco dopo tutti questi anni di relazione è un evento doloroso, ed è comprensibile la sua necessità di trovare un canale di comunicazione per riparare la situazione. La sua domanda principale è come comunicare senza creare un muro. In questo momento, se lei ha già espresso con chiarezza alla sua ex partner di aver compreso gli sbagli e le ha manifestato ciò che prova, la strada migliore, per quanto difficile, è rispettare la richiesta di distanza della sua partner. Forzare la comunicazione quando l'altra persona si irrigidisce rischia purtroppo di ottenere l'effetto opposto, aumentando la chiusura. Qualunque sarà l'esito di questa pausa, sarà un dato di realtà da accettare. Vorrei però offrirle uno spunto importante su cui riflettere: lei accenna a un suo precedente "blocco apatico" che ha fatto sentire trascurata la partner. Questo è un elemento importante. Se in questo momento sente di soffrire molto, potrebbe esserle di grande aiuto rivolgersi a uno psicologo, sia per la sofferenza attuale, sia per esplorare quel periodo di apatia. Comprendere da dove sia nato quel blocco è fondamentale per lei, perché è una dinamica personale che rischia di ripresentarsi in futuro, a prescindere dalla sua partner. Usi questo momento di attesa forzata per rimettere al centro se stessa e prendersi cura di sé. Un caro saluto e un abbraccio.

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Doctor #705734

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Buongiorno, lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche alla sua compagna, sarebbe una occasione di crescita per entrambe. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara

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Doctor #527330

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Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Da quello che racconta emerge un dolore molto intenso, ma anche una grande capacità di mettersi in discussione. Dopo una relazione di dieci anni è comprensibile che una separazione rappresenti un evento profondamente destabilizzante, soprattutto quando si ha la sensazione di aver compreso alcune dinamiche solo dopo la rottura. È una condizione che molte persone descrivono proprio come uno "shock": qualcosa che improvvisamente fa vedere con maggiore chiarezza aspetti che prima erano rimasti sullo sfondo. Lei racconta che il distacco l'ha portata a riconoscere un periodo di apatia e a comprendere alcuni errori. Questa consapevolezza può essere molto preziosa, ma è importante fare attenzione a un aspetto. Quando una relazione finisce, è naturale rileggere il passato cercando spiegazioni. A volte, però, il rischio è quello di attribuire a se stessi tutta la responsabilità della rottura. Le relazioni sono sistemi complessi e, nella maggior parte dei casi, ciò che accade è il risultato di dinamiche costruite nel tempo da entrambe le persone. Riconoscere i propri aspetti migliorabili è un segnale di maturità, ma non dovrebbe trasformarsi in un giudizio globale su di sé. Da ciò che scrive, sembra che la sua ex compagna le abbia espresso un bisogno preciso: prendere distanza e non parlare, almeno per ora, della relazione, perché questo la porta a irrigidirsi. È un'informazione importante, anche se dolorosa. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, quando ci troviamo di fronte al rischio di perdere una persona significativa, è molto comune sentire un'urgenza di chiarire, spiegare, dimostrare di essere cambiati o trovare le parole giuste per riaprire il dialogo. È un tentativo comprensibile di ridurre l'angoscia, ma non sempre produce l'effetto desiderato. Se l'altra persona, in questo momento, vive ogni confronto come fonte di pressione, insistere potrebbe involontariamente rafforzare proprio quel muro che lei teme. Mi ha colpito una domanda in particolare: "Aspettare ancora rischia di allontanarla per sempre?". È una domanda molto umana, ma purtroppo nessuno può darle una risposta certa. Non è possibile sapere oggi quale sarà l'evoluzione dei suoi sentimenti o della vostra relazione. Proprio questa incertezza è spesso una delle parti più difficili da tollerare dopo una separazione. La mente tende a cercare una strategia che garantisca il risultato desiderato, ma nelle relazioni affettive una garanzia di questo tipo non esiste. Forse, più che chiedersi quale sia la mossa perfetta per farla tornare, potrebbe essere utile domandarsi quale atteggiamento sia più coerente con il rispetto dei bisogni di entrambe. Se lei ha espresso il bisogno di spazio e riferisce di irrigidirsi quando si parla del rapporto, rispettare questo limite non significa rinunciare definitivamente alla relazione, ma riconoscere che, almeno in questo momento, forzare il dialogo potrebbe non essere utile. Questo, naturalmente, non significa rimanere in una posizione di attesa passiva, sospendendo la propria vita fino a quando l'altra persona prenderà una decisione. Al contrario, questo tempo potrebbe diventare un'occasione importante per approfondire quella consapevolezza che lei dice di aver acquisito. Comprendere meglio cosa abbia favorito quel blocco apatico, come mai alcuni bisogni della relazione siano passati in secondo piano e quali modalità desideri costruire per il futuro può avere valore indipendentemente dall'esito della vostra storia. Da un punto di vista cognitivo comportamentale, questo significa spostare gradualmente l'attenzione da ciò che non può controllare, cioè i sentimenti della sua ex compagna, a ciò su cui invece può lavorare, cioè il proprio modo di affrontare le emozioni, le relazioni e i momenti di difficoltà. È un passaggio importante, perché spesso, dopo una separazione, tutta l'energia viene investita nel tentativo di cambiare la decisione dell'altro, mentre il cambiamento personale rimane sullo sfondo. Se in futuro dovesse esserci uno spazio per un dialogo, probabilmente sarà più facile costruirlo se entrambe vi sentirete libere di scegliere, piuttosto che spinte dalla paura di perdere l'altra persona. Le relazioni difficilmente rifioriscono quando uno dei due sente di dover convincere o essere convinto. Molto più spesso possono riavvicinarsi quando ciascuno ha avuto il tempo di elaborare ciò che è accaduto e di comprendere davvero il proprio funzionamento. Per questo motivo, credo che potrebbe esserle utile valutare un percorso psicologico, se non lo ha già fatto. Un approccio cognitivo comportamentale può aiutarla a comprendere il significato di quel periodo di apatia, il modo in cui oggi affronta il senso di colpa, la paura della perdita e il bisogno di trovare una risposta immediata. L'obiettivo non sarebbe convincerla a dimenticare questa relazione, ma aiutarla a vivere questo momento con maggiore lucidità, comprendendo gli schemi che si sono attivati e costruendo risorse che le saranno utili indipendentemente da come evolverà questa storia. Il desiderio di recuperare un rapporto così importante è comprensibile e merita rispetto. Allo stesso tempo, il cambiamento più solido è quello che nasce dalla comprensione di sé e non soltanto dalla speranza di riconquistare l'altro. Paradossalmente, è proprio questo tipo di cambiamento che permette di affrontare il futuro con maggiore serenità, qualunque direzione prenderà la vostra relazione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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Doctor #642448

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Buongiorno, sono Federica Tropea, psicologa e psicoterapeuta, rispetto a quanto scrivi mi sembra di capire che lei stia cercando di "ritrovare il sentimento" magari chiedile direttamente quello di cui ha bisogno perché se parlare del vostro legame la irrigidisce magari preferisce ho ha bisogno di altro. Se ha bisogno dei suoi spazi per elaborare e riflettere allora è quello che vi serve, mettere in pausa non vuol dire necessariamente allontanare l'altro così come il cercarla sempre non comporta un avvicinamento sicuro. Provate insieme a capire quello che serve alla coppia, anche se è difficile. Ciò che può fare la differenza non è la fretta, ma la percezione di un cambiamento autentico e stabile. Nessuno, però, può garantire quale sarà l'esito della relazione. Resto a disposizione, buona giornata.

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Doctor #533010

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Gentile utente, la fine di una relazione importante può far emergere con forza aspetti di sé che prima erano rimasti sullo sfondo. Il fatto che oggi riconosca alcune difficoltà è un passaggio significativo, ma non sempre questo coincide con i tempi emotivi dell'altra persona. Se la sua ex partner le ha espresso il bisogno di prendere distanza e si irrigidisce quando si parla della relazione, rispettare questo spazio può essere una forma di comunicazione più efficace di un tentativo insistente di convincerla. Nel frattempo, può essere utile concentrare le energie sul comprendere a fondo cosa ha portato al suo "blocco" e su come prendersene cura, indipendentemente dall'esito del rapporto. Se in futuro ci sarà un dialogo, sarà probabilmente più facile che nasca da un clima di ascolto reciproco, piuttosto che dall'urgenza di ottenere una risposta. Attendere non garantisce un riavvicinamento, così come cercare un contatto immediato non garantisce di evitare un allontanamento: ciò che può fare la differenza è il modo in cui ciascuno attraversa questo tempo. Un caro saluto.

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Doctor #710499

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Capisco quanto possa essere difficile restare ferma dopo aver compreso, proprio attraverso la separazione, aspetti di sé e della relazione che prima non riusciva a vedere. Il rischio, in questi momenti, è cercare di riparare subito il legame per ridurre l’angoscia della perdita; dall’altra parte, però, ogni tentativo di parlare della coppia può essere percepito come pressione e aumentare la chiusura. Il punto non è trovare le parole perfette per convincerla, ma interrompere il circuito: più lei cerca rassicurazioni o segnali di riavvicinamento, più la partner può sentirsi chiamata a dare una risposta che oggi non ha; più si sente sollecitata, più si irrigidisce; più si irrigidisce, più cresce in lei l’urgenza di contattarla. Potrebbe essere utile inviarle, una sola volta, un messaggio semplice: riconoscere ciò che ha compreso, senza chiederle decisioni, rassicurazioni o tempi. Per esempio: “Ho capito che in questo momento parlare di noi ti mette sotto pressione. Rispetto il tuo spazio e non voglio convincerti. Sto cercando di comprendere e cambiare ciò che mi ha portata a chiudermi. Se e quando vorrai parlarmi, ci sarò”. Dopo questo messaggio, però, è importante che il rispetto dello spazio sia reale e non diventi un’attesa scandita da nuovi tentativi di contatto. Aspettare non garantisce un ritorno, ma inseguire il legame quando l’altra persona è in chiusura spesso aumenta la distanza. In questa fase il lavoro più utile è spostare l’attenzione dal “come farla tornare” al “come uscire davvero dal blocco apatico”, indipendentemente dall’esito della relazione. Solo un cambiamento concreto, stabile e non mostrato come prova da esibire può eventualmente modificare il modo in cui l’altra la percepisce. Da quanto tempo dura il no contact? È stato concordato oppure deciso unilateralmente? Prima della separazione, per quanto tempo la sua partner aveva espresso di sentirsi trascurata? Il blocco apatico riguardava solo la relazione o anche lavoro, amicizie, interessi e cura personale? Un caro saluto.

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Doctor #697705

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Se in questo momento la sua partner le chiede distanza, rispettare questo suo bisogno può già essere una forma di comunicazione efficace. Può usare anche lei questo tempo per comprendere il significato del suo blocco emotivo. Quando sarete entrambi pronti, potrete trovare insieme un modo per comunicare in modo funzionale e costruttivo, impegnandovi a lavorare sulla relazione.

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Doctor #586437

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Carissima, Mi dispiace per quello che sta passando, la fine di una relazione può generare sentimenti intensi difficili da gestire. Da quello che racconta, non mi sembra intenzionata a chiudere la relazione, anche se l'altra persona ha manifestato questa volontà. Chiaramente ho poche informazioni per darle una risposta efficace, bisognerebbe approfondire un po' assieme. La sensazione di aver aperto gli occhi "all'ultimo" è molto comune: quando si soffre per la perdita della persona amata si tende a fare di tutto per recuperarla, ma con il rischio di riprendere la relazione esattamente dal punto di partenza, senza aver ben compreso come mai si è arrivati a questo punto. Se ha bisogno di un confronto, mi trova. Le auguro intanto il meglio. Dott.ssa Sara Colautti

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Doctor #706901

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Gentile utente dalle sue parole emerge quanto questa separazione abbia rappresentato uno shock profondo, ma anche un momento di grande consapevolezza. Spesso è proprio quando temiamo di perdere una relazione importante che riusciamo a vedere con maggiore chiarezza aspetti di noi stessi che fino a quel momento erano rimasti sullo sfondo, come quel “blocco apatico” di cui parla e la sensazione di aver trascurato la persona amata. È comprensibile che ora senta il bisogno di trovare il modo giusto per comunicare con la sua ex partner, soprattutto sapendo che ogni tentativo di parlare del vostro legame sembra generare in lei un irrigidimento. Ma in questo momento potrebbe essere importante spostare almeno in parte l’attenzione da ciò che prova l’altra persona a ciò che sta accadendo dentro di lei: cosa ha alimentato quella chiusura emotiva? Che significato ha avuto quel blocco nella sua vita e nella vostra relazione?

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Doctor #709449

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Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione così personale e delicata. Quella che descrive è un'esperienza molto dolorosa. Spesso una separazione porta a una maggiore consapevolezza di aspetti di sé e della relazione che, fino a quel momento, erano rimasti in secondo piano. È comprensibile che oggi senta il desiderio di recuperare ciò che è stato perso. Da ciò che racconta, la sua ex partner sembra aver espresso il bisogno di uno spazio emotivo, riferendo che ogni tentativo di affrontare il tema della relazione la fa irrigidire. In questi casi, insistere nel cercare rassicurazioni o nel convincere l'altro dei propri cambiamenti rischia, involontariamente, di aumentare le difese. Più che chiedersi quale sia il modo "giusto" per comunicarle qualcosa, può essere utile domandarsi se in questo momento lei sia realmente disponibile ad ascoltare. Il rispetto dei tempi dell'altro non garantisce una ripresa della relazione, ma permette che un eventuale contatto futuro avvenga in un clima meno carico di pressione. Parallelamente, è importante non mettere in pausa la propria vita nell'attesa di una decisione altrui. Il cambiamento più significativo è quello che nasce per sé stessi e non solo con l'obiettivo di riconquistare il partner. Un percorso psicologico può aiutare a comprendere le cause di quel "blocco apatico", elaborare la perdita e sviluppare nuove modalità relazionali, indipendentemente dall'esito di questa storia. Se sente che questa situazione sta incidendo sul suo benessere, un percorso psicologico può aiutarla a elaborare ciò che sta vivendo e ad affrontare questo momento con maggiore serenità e consapevolezza. Qualora lo desiderasse, resto a disposizione per accompagnarla in un percorso psicologico volto ad affrontare con maggiore consapevolezza questo momento delicato. Cordiali saluti

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Doctor #712040

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Quello che sta vivendo è un passaggio estremamente delicato, e le restituisco subito una cosa importante: ciò che descrive non è affatto raro nelle relazioni lunghe, anzi, è una dinamica che ho incontrato molte volte nel mio lavoro, proprio in situazioni in cui uno dei due si “risveglia” emotivamente quando l’altro, invece, è già entrato in una fase di distacco più avanzata. Quando lei parla di questo “shock” che l’ha riattivata, sta descrivendo qualcosa di molto umano: finché la relazione c’era, una parte di sé era probabilmente in una sorta di congelamento emotivo, poi la perdita ha rimesso tutto in movimento. Il punto, però, è che spesso questi tempi non coincidono tra i due partner. Lei ora sente, comprende, vorrebbe recuperare; l’altra persona, invece, dopo aver atteso e probabilmente sofferto a lungo quella distanza, si trova in una fase in cui ha bisogno di proteggersi, e per questo si irrigidisce quando si tocca il tema della relazione. Il rischio, in questi casi, non è tanto “non comunicare abbastanza”, ma comunicare nel modo giusto al momento sbagliato. Quando una persona è in quello stato di chiusura, ogni tentativo di parlare del legame viene percepito non come apertura, ma come pressione, anche se le intenzioni sono completamente diverse. Ed è proprio lì che si crea il muro di cui parla. Capisco molto bene la sua paura: quella sensazione che aspettare significhi perderla definitivamente. È una delle angosce più forti in queste situazioni, ed è anche quella che spinge, spesso senza accorgersene, a cercare contatto proprio nei momenti in cui l’altro si sta allontanando. Ma quello che ho visto accadere più spesso è che non è l’attesa in sé ad allontanare, quanto la pressione percepita quando l’altro non è pronto. Le farei una domanda, che può sembrare semplice ma non lo è: se per un attimo mettesse da parte la paura di perderla, riuscirebbe a vedere in che punto emotivo si trova davvero lei oggi? Non cosa vorrebbe che provasse, ma cosa sta effettivamente mostrando nei suoi comportamenti? Perché da lì si capisce molto su quale sia lo spazio reale di movimento. In questa fase, più che trovare il modo “giusto” per dirle qualcosa, può essere utile lavorare su un altro piano: creare un’esperienza diversa di lei, non centrata sul recupero immediato della relazione. Questo significa, spesso, tollerare un silenzio o una distanza che fanno male, ma che allo stesso tempo permettono all’altra persona di non sentirsi invasa. Non è una strategia manipolativa, ma un modo per rispettare il momento emotivo dell’altro e, allo stesso tempo, per non perdere sé stessa dentro l’urgenza di recuperare. E qui c’è un punto molto importante: il cambiamento che lei sente dentro, il fatto di aver compreso i suoi errori, ha valore, ma perché possa essere percepito anche dall’altra persona ha bisogno di tempo e coerenza, non di spiegazioni. Le parole, in questa fase, arrivano fino a un certo punto; ciò che fa la differenza è l’esperienza che l’altro ha nel tempo. Non esiste una garanzia che questo porti a un riavvicinamento, ed è giusto dirlo con onestà, ma esiste la possibilità di non compromettere ulteriormente la situazione e, soprattutto, di uscire da questa fase con una maggiore solidità personale, che è ciò che poi, eventualmente, può riaprire uno spazio. Quello che sta vivendo è un equilibrio sottile tra il desiderio di fare qualcosa e la necessità, spesso controintuitiva, di fermarsi. Ed è proprio in questo spazio che, se accompagnata, può trovare una direzione più chiara, senza muoversi solo sulla spinta della paura.

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Doctor #688729

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La situazione è poco chiara, andrebbe approfondita. Mi contatti e si troverà la soluzione più funzionale per lei. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)

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Doctor #707829

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Buongiorno, difficile rispondere alla sua domanda senza approfondimenti. Per comprendere il suo funzionamento e le sue dinamiche relazionali potrebbe esserle utile affrontare un percorso psicologico. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli

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Doctor #539519

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Da quanto descrivi, la separazione ha rappresentato un momento di forte consapevolezza rispetto a dinamiche che durante la relazione erano rimaste sullo sfondo. Tuttavia, è importante considerare anche il punto di vista della tua ex partner: se riferisce di sentirsi irrigidita quando si parla del vostro legame, insistere nel cercare un confronto potrebbe aumentare la sua distanza anziché favorire un riavvicinamento. Non è possibile prevedere se il tempo porterà a un recupero del sentimento. Ciò che può fare la differenza è che il cambiamento personale sia autentico e stabile, non finalizzato esclusivamente a ricostruire la relazione. Per questo motivo, più che concentrarti su come comunicare con lei, ritengo utile iniziare un percorso di terapia. Potrebbe aiutarti a comprendere le cause del blocco apatico che descrivi, elaborare la separazione e consolidare un cambiamento profondo, indipendentemente dall'evoluzione del rapporto.

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Doctor #708024

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A mio parere, in questo momento rispettare la distanza che la sua partner ha messo fra di voi potrebbe rivelarsi utile a non creare ulteriori irrigidimenti. Talvolta aspettare può mostrare che siamo capaci di accoglienza e rispetto anche verso chi ci comunica di non riuscire a ritrovare un sentimento per noi.

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Doctor #702657

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E' comprensibile che lei abbia voglia di parlare della vostra relazione soprattutto ora che sente di aver compreso i suoi errori. Però provi anche a pensare che probabilmente la sua partner ora non sia ancora pronta ad aprire quella porta. Potrebbe ancora essere nella fase in cui sta elaborando la delusione, la ferita vissuta. Invece di affrontare il discorso, potrebbe essere più utile creare un momento in cui lei non si senta sotto esame o costretta a decidere. A volte, il primo passo per ricostruire un legame non è dimostrare di esser cambiati, ma permettere all'altra persona di sentirsi finalmente vista ed ascoltata.

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Doctor #734590

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Più delle volte ci destiamo dal torpore che la vita quotidiana ci contagia grazie a degli scossoni che ci costano dolore e cambiamento. Se ti permetterai di respirare la nuova situazione con meno aspettative ma grata di esserti accorta del valore che ha la persona a cui vuoi bene, vivrai una nuova serenità che regalerà comunque benessere ad entrambe. Prova a sentirti viva piuttosto che focalizzarti esclusivamente sul risultato. Più che raggiungere la vetta della montagna vale il cammino che la vita ci regala per raggiungerla, anche se impervio ed incerto. Sono certa che puoi farcela. Auguri

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Doctor #690551

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Gentile utente, la fine di una relazione lunga, soprattutto quando arriva in modo inatteso, rappresenta spesso un evento profondamente destabilizzante. È comprensibile che, dopo dieci anni insieme, tu senta il bisogno di capire se esista ancora uno spazio per ricostruire il vostro legame. Mi colpisce un aspetto del tuo racconto: dici che la separazione ti ha permesso di riconoscere un periodo di apatia e di comprendere alcuni tuoi errori. Questa consapevolezza è importante, ma è altrettanto importante ricordare che il cambiamento personale e il recupero di una relazione non procedono necessariamente con gli stessi tempi. Da quello che racconti, la tua ex partner ti ha comunicato due elementi molto chiari: da una parte dice di non riuscire a ritrovare il sentimento, dall'altra tende a irrigidirsi quando il discorso si concentra sulla relazione. Questo potrebbe indicare che, almeno in questa fase, parlare del rapporto le suscita pressione o fatica emotiva. Non significa necessariamente che la porta sia chiusa per sempre, ma suggerisce che insistere su quel tema rischi di ottenere l'effetto opposto a quello desiderato. Mi chiedi come comunicare senza creare un muro. Paradossalmente, il modo migliore potrebbe essere proprio quello di non cercare, almeno per il momento, di convincerla o rassicurarla sul fatto che le cose potrebbero andare diversamente. Quando una persona percepisce di dover rispondere alle aspettative dell'altro o di dover prendere una decisione prima di sentirsi pronta, può aumentare il bisogno di prendere le distanze. Questo non significa che tu debba restare in un'attesa indefinita. L'attesa, se vissuta come sospensione della propria vita nella speranza che l'altra persona torni, rischia di diventare molto dolorosa. Diverso è utilizzare questo tempo per lavorare su ciò che hai scoperto di te: comprendere da dove nasceva quel blocco apatico, come si è costruita la distanza nella coppia e quali cambiamenti desideri fare indipendentemente dall'esito della relazione. La domanda "se aspetto ancora la perderò per sempre?" purtroppo non ha una risposta certa. Nelle relazioni non esiste una strategia che garantisca un riavvicinamento. Ci sono casi in cui concedere spazio permette a entrambi di elaborare quanto accaduto e altri in cui la distanza conferma la decisione della separazione. Cercare il "momento giusto" rischia di diventare un tentativo di controllare qualcosa che, in realtà, dipende anche dall'altra persona. Se in futuro dovesse esserci un'occasione di confronto, probabilmente sarà più utile parlarle non tanto per convincerla a tornare, quanto per mostrarle, con coerenza e serenità, il percorso che hai intrapreso e per ascoltare davvero ciò che lei prova oggi, anche se fosse diverso da ciò che speri. Nel frattempo, può essere prezioso chiederti un'altra cosa: il cambiamento che stai iniziando lo stai facendo soltanto per recuperare questa relazione, oppure perché desideri stare meglio con te stessa e costruire relazioni più soddisfacenti, qualunque sia il loro futuro? È una distinzione sottile, ma spesso fa una grande differenza, perché il cambiamento più solido è quello che non dipende esclusivamente dal ritorno dell'altro. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia

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Doctor #639787

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Gentile Utente, Comprendo profondamente l'angoscia e il disorientamento che sta attraversando. La fine di una relazione durata dieci anni, di cui una parte di convivenza, rappresenta a tutti gli effetti un lutto emotivo di grande portata. Il suo desiderio di rimediare immediatamente e l'ansia di perdere la persona amata sono reazioni assolutamente umane e fisiologiche di fronte a una separazione improvvisa. Come clinica, vorrei offrirle una chiave di lettura psicologica su ciò che sta accadendo, sia dentro di lei che nella dinamica con la sua ex compagna, per aiutarla a orientarsi in questa fase molto delicata. Quello che lei chiama "shock che l'ha risvegliata" capita a moltissime persone: a volte ci rendiamo conto con lucidità dei nostri errori solo quando sentiamo che stiamo per perdere chi amiamo. È un risveglio doloroso, che le ha dato una spinta fortissima a recuperare. Tuttavia, bisogna tenere a mente che per la sua ex compagna i tempi sono stati diversi: la sua stanchezza e il suo allontanamento sono maturati nel tempo, nei mesi o anni in cui si è sentita trascurata a causa del suo blocco. Pone due domande molto importanti, a cui vorrei rispondere con onestà e delicatezza: - Come comunicare senza creare un muro? In questo momento, la sua ex compagna si irrigidisce, probabilmente, poiché avverte ogni tentativo di parlare della relazione come una "pressione", una richiesta a cui non ha le energie per rispondere. Per non creare un muro, a volte la cosa più coraggiosa da fare è smettere di spingere. Rispettare il silenzio e lo spazio del "no contact" è il modo più profondo per dirle: "Vedo che fai fatica e rispetto i tuoi tempi". - Aspettare ancora rischia di allontanarla per sempre? È la sua ansia a farle credere che, se non fa qualcosa subito, la perderà. In realtà, spesso è vero il contrario: insistere ora, mentre lei le sta chiedendo spazio, rischierebbe di farla sentire non ascoltata e di allontanarla ulteriormente. Dare spazio non garantisce un ritorno, ma è l'unico modo per permetterle di riflettere. Le propongo di usare questa preziosa – seppur dolorosa – consapevolezza per prendersi cura di sé. Forse, quel "blocco apatico" che ha vissuto non era il segnale di una sua fatica personale, un momento di difficoltà che merita di essere compreso e accolto, per il suo bene futuro. Non sia troppo dura con se stessa. Le mando un caro e sincero saluto

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Doctor #722865

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Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Da ciò che racconta, sembra che la separazione abbia rappresentato per lei uno "scossone" che le ha permesso di riconoscere aspetti del suo modo di stare nel rapporto che prima faceva fatica a vedere. Questo è un passaggio molto importante, ma è altrettanto importante ricordare che una presa di consapevolezza, per quanto autentica, non sempre coincide con i tempi emotivi dell'altra persona. Se la sua ex partner le comunica di sentirsi irrigidita quando si parla della relazione, insistere su questo tema potrebbe, almeno in questo momento, aumentare la sua chiusura. Talvolta la comunicazione più efficace è quella che rispetta lo spazio richiesto, senza però trasformarsi in una lunga attesa passiva. Più che chiedersi come convincerla a ritrovare il sentimento, potrebbe essere utile concentrarsi su un percorso personale che le permetta di comprendere le ragioni di quel "blocco apatico", cosa lo abbia alimentato e come desidera vivere le relazioni in futuro. Questo lavoro, oltre ad essere prezioso per lei, rappresenta anche un cambiamento tangibile che l'altra persona potrà eventualmente osservare nel tempo. Purtroppo non è possibile prevedere se attendere ed eventualmente lavorare su di sè porterà ad un riavvicinamento o se l'allontamaneto sarà definitivo: i sentimenti non possono essere forzati né accelerati. Ciò che può fare è rispettare i confini espressi dalla sua ex partner e, al contempo, investire su di sé. Le auguro di riuscire a prendersi cura di sé in questo periodo così complesso. Un caro saluto!

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Doctor #704410

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Gentile Amica, la risposta non è semplice: le direi con pazienza e affetto, farle sentire la sua presenza. E proponendo alla sua compagna una terapia di coppia, per ritrovare la condivisione e il dialogo. Con i migliori auguri, dr. Ventura

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Doctor #523743

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Buongiorno. In questa fase è importante rispettare i tempi ed il bisogno di spazio. Insistere sul rapporto potrebbe aumentare la sua chiusura. Se ci sarà occasione di parlare, è preferibile farlo con ascolto, senza alcuna pressione o richiesta di decisioni immediate!

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Doctor #619820

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Buongiorno, capisco quanto possa essere doloroso vivere una separazione quando si ha la sensazione di aver compreso solo dopo cosa non stava funzionando. È naturale che oggi senta il desiderio di recuperare il legame e la paura che il tempo possa allontanarvi definitivamente. Tuttavia, dalle sue parole sembra che la sua ex compagna abbia espresso il bisogno di prendere distanza e che, in questo momento, parlare della relazione le provochi chiusura. Insistere, pur con le migliori intenzioni, rischierebbe di rafforzare quel muro che lei teme. Per quanto possa essere difficile, forse questo è il momento di portare al centro se stessa: prendersi cura del dolore che sta vivendo, comprendere cosa questa esperienza le sta insegnando e continuare quel cambiamento che sente di aver iniziato. A volte, quando smettiamo di concentrare tutte le energie su ciò che l'altro farà o proverà e iniziamo a prenderci cura di noi stessi, ritroviamo maggiore chiarezza e serenità. Se sente che questa sofferenza è difficile da sostenere da sola, un percorso psicologico può offrirle uno spazio sicuro in cui attraversarla e darle un significato. Un caro saluto.

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Doctor #680319

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Buonasera, quello che descrive è un'esperienza profondamente dolorosa, soprattutto quando la fine della relazione coincide con una maggiore consapevolezza di sé e del proprio modo di stare nel rapporto. È comprensibile che oggi senta il desiderio di trovare le parole giuste per riavvicinarsi. Tuttavia, ritengo che sia importante ricordare che una relazione si costruisce e si trasforma attraverso le dinamiche di entrambe le persone. Se la sua ex partner le ha espresso il bisogno di uno spazio e riferisce di sentirsi irrigidita quando si affronta il tema della relazione, insistere nel cercare rassicurazioni o chiarimenti potrebbe involontariamente rafforzare quella chiusura. A volte, rispettare il tempo dell'altro rappresenta già una forma di comunicazione. Più che concentrarsi su come convincerla o sul timore che l'attesa possa allontanarla definitivamente, potrebbe essere utile chiedersi cosa questo evento stia mettendo in luce rispetto al suo modo di vivere le relazioni, di esprimere i bisogni e di affrontare i momenti di difficoltà. È un lavoro che, indipendentemente dall'esito della relazione, può diventare un'importante occasione di crescita personale. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo queste dinamiche e a distinguere ciò che è nella sua possibilità di cambiare da ciò che appartiene invece ai tempi e alle scelte dell'altra persona. Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.

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Doctor #677689

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Lo "shock" che descrive è un'esperienza tanto dolorosa quanto trasformativa. Spesso, la fine improvvisa di una relazione di lungo corso agisce come un potente attivatore emotivo: ci sveglia da un torpore, mostrandoci con estrema chiarezza dinamiche e risvolti che prima non riuscivamo a mettere a fuoco. È del tutto naturale, ora, che lei avverta l'urgenza di agire e il timore che il silenzio possa cristallizzare la distanza. Nella prospettiva sistemica, tuttavia, una coppia non è la semplice somma di due individui, ma un sistema governato da un equilibrio. Quando descrive il suo passato "blocco apatico" e il conseguente senso di trascuratezza della sua ex partner, sta descrivendo un circuito in cui i comportamenti dell'una alimentavano e rispondevano a quelli dell'altra. Ora che questo equilibrio si è rotto, vi trovate in posizioni invertite: la sua spinta a comunicare e a riparare si scontra con il bisogno di protezione e distanziamento della sua partner. Quando un sistema si irrigidisce in questo modo, i tentativi diretti di abbattere il muro parlando del legame vengono quasi sempre letti come una pressione, producendo l'effetto opposto: più lei cerca di avvicinarsi per rassicurarsi, più l'altra si ritrae per difendere i propri confini. Comunicare senza creare un muro, in questa fase di no contact, significa paradossalmente accettare il valore di questo vuoto. Aspettare non è un atto passivo di subire il tempo, ma può diventare un modo attivo di comunicare rispetto per la sofferenza e per i tempi di elaborazione dell'altra persona. Questo periodo di stop, per quanto faticoso, offre anche a lei una preziosa finestra evolutiva. Le permette di spostare il focus dall'ansia di "perdere l'altra" alla comprensione profonda di quel blocco apatico, affinché il cambiamento che ha intercettato non sia solo una reazione all'emergenza dell'abbandono, ma una trasformazione solida e duratura del suo modo di stare nella relazione. La gestione di una rottura dopo dieci anni di vita insieme muove vissuti complessi che meritano di essere decodificati all'interno di uno spazio d'ascolto dedicato e non giudicante. Se in questo momento di forte transizione e incertezza sente il desiderio di fare chiarezza dentro di sé, le suggerisco di prendere in considerazione l'idea di un percorso di supporto psicologico. Tramite le funzioni del portale può consultare la mia agenda per concordare un primo colloquio conoscitivo, sia in presenza che in modalità telematica. Sarà l'occasione per analizzare la domanda di cambiamento che porta con sé e valutare insieme la strada più utile per ritrovare il suo centro emotivo. Sperando di averle offerto una prospettiva utile sulla sua situazione, le porgo i miei più cordiali saluti.

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Doctor #675682

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Buon pomeriggio. Dalle poche informazioni da lei fornite, mi pare di capire che la sua ex partner abbia espresso la volontà di cessare ogni forma di interazione tra di voi. Qualora fosse così, la strada più fruttuosa che lei possa intraprendere è quella di rispettare tale scelta e usare il suo tempo per investire su se stessa, coltivando i suoi interessi e le sue relazioni interpersonali. Mi rendo conto che si tratti di una strada molto dolorosa e difficile da percorrere, ma è l'unica che possa consentirle di riorientarsi, col tempo, verso nuovi obiettivi. Se questo può aiutarla, potrebbe provare a comunicare un'ultima volta con la sua ex partner, dicendo che accetta e rispetta la sua decisione. Potrebbe anche dirle apertamente che, qualora lei cambiasse idea, lei sarebbe ben felice di essere ricontattata, ma che non starà ferma ad aspettare che questo avvenga. Qualora lo ritenga utile, sono disponibile per un colloquio.

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Doctor #672672

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Buongiorno, dal suo racconto sembra che la separazione abbia rappresentato per lei un momento di forte consapevolezza, portandola a rileggere la relazione e a riconoscere aspetti che prima faticava a vedere. È un passaggio importante, ma non sempre avviene con gli stessi tempi per entrambi i partner. Comprendo il desiderio di trovare il modo "giusto" per comunicare con la sua ex compagna senza allontanarla ulteriormente. Tuttavia, se in questo momento lei le sta esprimendo il bisogno di mantenere una distanza e riferisce di irrigidirsi quando si parla della relazione, insistere rischierebbe di ottenere l'effetto opposto rispetto a quello desiderato. Più che chiedersi come evitare di perderla definitivamente, potrebbe essere utile domandarsi come attraversare questo momento rispettando i tempi e i bisogni di entrambi, pur nella sofferenza che questo comporta. Se sente che questa esperienza la sta mettendo profondamente in difficoltà, potrebbe essere utile valutare un percorso di sostegno psicologico, che possa aiutarla a comprendere più a fondo ciò che è accaduto nella relazione, a elaborare questa fase e a capire come affrontarla nel modo più funzionale per il suo benessere. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Elena Dati Cordiali saluti, Dott.ssa Elena Dati, Psicologa

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Doctor #626549

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Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Siete in no contact per richiesta di lei, sua, o di entrambe? Credo che capire se rompere il silenzio o meno dipenda anche dal modo in cui si è creato questo muro. Come vi siete lasciate? In che modo si è creato questo silenzio? Che cosa le piacerebbe comunicarle? In che modo avete comunicato finora? Credo che rispondere a tutte queste domande possa essere utile per provare a capire in che direzione muoversi. In questa situazione, una consulenza con un terapeuta esperto di relazioni potrebbe esserle di aiuto. Se volesse approfondire la questione mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti

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Doctor #628344

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Gentilissima, grazie per la condivisione. Per poterle dare risposte esaustive occorrerebbe conoscere meglio lei e la sua situazione, in modo da evitare riferimenti e consigli inopportuni. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e comprendere quello che sta accadendo dentro di lei soprattutto a causa di questa apatia che sente, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare il tutto. Resto a disposizione! cordiali saluti AV

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Doctor #542141

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Gentile utente, non conoscono bene la storia e quali sono le difficoltà che portate come coppia ma se lei, come la sua compagna, sente che da parte sua esiste un "blocco" credo sia importante comprendere questo aspetto. Il dialogo è indubbiamente importante ma siete in due in questo rapporto, quali sono i vostri bisogni attualmente a livello personale e di coppia? Partirei proprio da indagare questo, così da capire di cosa avete bisogno sia lei, sia la sua compagna. un cordiale saluto, Dott.ssa Chiara Roselletti

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Doctor #633469

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Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Leggendo le sue parole mi ha colpito soprattutto una cosa: lei dice che quello shock l'ha "risvegliata". È una frase molto forte, perché racconta che solo quando ha percepito il rischio concreto di perdere questa relazione è riuscita a vedere con chiarezza qualcosa che, probabilmente, per molto tempo era rimasto sullo sfondo. Immagino quanto possa essere doloroso rendersi conto oggi di aspetti che avrebbe voluto vedere prima. E spesso, quando accade, nasce un'urgenza comprensibile: trovare le parole giuste, il momento giusto, il gesto giusto che possa cambiare ciò che sta succedendo. Ma mi chiedo se, in questo momento, la domanda più importante sia davvero *"come posso parlarle senza creare un muro?"oppure "cosa mi ha portata ad allontanarmi emotivamente da una persona che amavo e cosa posso imparare da quello che è accaduto?" Perché questo blocco apatico di cui parla merita attenzione. Non tanto per convincere la sua partner a tornare, ma perché comprendere da dove nasce potrebbe aiutarla a non ritrovarsi, ancora una volta, nella sensazione di arrivare troppo tardi. C'è un altro aspetto che mi ha colpito. Lei scrive: *"aspettare ancora rischia di allontanarla per sempre?". Purtroppo nessuno può sapere cosa proverà la sua partner tra qualche settimana o qualche mese. Quello che invece può fare la differenza è il lavoro che lei farà su di sé nel frattempo. Perché le persone percepiscono quando un cambiamento nasce dalla paura di perdere qualcuno e quando, invece, nasce da una comprensione profonda di sé. Credo che oggi il suo dolore non riguardi solo la possibilità di perdere questa relazione. Mi sembra che stia facendo i conti anche con il dispiacere di essersi accorta troppo tardi di quanto fosse importante. Ed è proprio da lì che potrebbe partire un percorso: non per trovare la frase perfetta da dire alla sua partner, ma per comprendere cosa è successo dentro di lei, dare un significato a quel blocco emotivo e trasformare questa esperienza, qualunque sarà il futuro della relazione, in un'occasione di crescita autentica. Se sentirà che questo è il momento di non affrontare tutto da sola, sarò disponibile ad accompagnarla in questo percorso, in uno spazio in cui potremo lavorare insieme su ciò che oggi le fa più male e su ciò che desidera costruire, per sé prima ancora che per la relazione. Le auguro davvero di riuscire a ritrovare, prima di tutto, un dialogo sincero con se stessa. Da lì, spesso, diventano più chiare anche le scelte e le parole da rivolgere all'altro.

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Doctor #733696

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Grazie per aver condiviso una situazione così delicata e complessa, e capisco perfettamente quanto sia difficile stare in questa incertezza, soprattutto dopo un cambiamento personale così importante e improvviso come quello che ha vissuto lei. Quello che mi sembra il punto centrale, ascoltando il suo racconto, è che voi due vi trovate oggi in due tempi molto diversi tra loro: lei ha attraversato quello che potremmo chiamare un risveglio, un momento di rottura che le ha aperto di colpo gli occhi su dinamiche e schemi che prima non riusciva a vedere, ed è un tipo di cambiamento reale e prezioso, ma che arriva quasi sempre in modo rapido, quasi improvviso. La sua ex compagna, invece, non ha vissuto un momento equivalente: il suo allontanamento affettivo si è costruito lentamente, nel corso di anni di sentirsi trascurata, ed è un processo che per sua natura non può essere accelerato o invertito nello stesso modo rapido in cui è arrivata la sua nuova consapevolezza. Questo spiega perché, ogni volta che lei cerca di parlare del legame, probabilmente lo fa portando con sé l'urgenza di chi ha appena capito qualcosa di importante e vuole condividerlo subito, mentre lei riceve quella richiesta in un momento in cui fatica ancora a ritrovare un sentimento che si è dissolto gradualmente, e questo scarto di ritmi, più che un vero rifiuto nei suoi confronti, è probabilmente ciò che genera quell'irrigidimento che lei percepisce come un muro. Riguardo alla sua domanda su come comunicare senza costruire distanza, credo che la cosa più importante sia proprio smettere, per quanto possibile, di comunicare a partire dal bisogno di una risposta o di una rassicurazione, perché ogni volta che una comunicazione porta con sé, anche implicitamente, l'urgenza di sapere come va a finire, rischia di essere percepita come una pressione, e la pressione tende a produrre esattamente l'effetto opposto a quello che desidera, cioè maggiore distanza e rigidità da parte dell'altra persona. Riguardo al dubbio se aspettare rischi di allontanarla per sempre, capisco che sia una paura molto forte, ma credo sia importante distinguere tra un'attesa passiva e ansiosa, in cui si resta bloccati nel controllo di quello che farà o non farà l'altra persona, e uno spazio di attesa attiva, in cui invece lei può usare questo tempo per consolidare davvero il cambiamento che ha vissuto, non per dimostrarlo a lei, ma per viverlo pienamente per se stessa, indipendentemente da come andrà la relazione. Paradossalmente, è proprio questo secondo tipo di attesa, meno orientata al risultato e più centrata su di lei, che rende più probabile una comunicazione autentica e non forzata in futuro, perché elimina quel carico di aspettativa che rende difficile per l'altra persona sentirsi libera di rispondere secondo i propri tempi reali. Un'ultima cosa che mi sembra importante dirle: al di là di come evolverà questa situazione con la sua ex compagna, il cambiamento che ha vissuto lei merita di essere accompagnato da un percorso psicologico personale, non necessariamente orientato a "gestire la situazione" o a capire come comunicare meglio con lei, ma a comprendere più a fondo da dove nasceva quel blocco apatico di cui parla, perché è un lavoro che ha valore in sé, indipendentemente dall'esito della relazione, e che probabilmente le darà anche maggiore chiarezza e serenità nel modo in cui vorrà, se lo vorrà, riprendere il dialogo con lei in futuro. rimango a disposizione, Dott. Marco Scaramuzzino

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Doctor #676385

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Salve. mi sembra che sia un momento di impasse/cambiamento. Non so che tipo di comunicazione era presente prima di questo momento, ma in questi casi potrebbe essere utile scrivere delle lettere, favorisice l'elaborazione di alcuni contenuti, senza riversare emozioni troppo forti o parole che possano ferire. 10 anni sono tanti, potreste anche pensare di rivolgervi ad un professionista che si occupi di terapia di coppia e analizzare quanto accaduto. In bocca al lupo

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Doctor #70086

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Buonasera, immagino quanto possa essere doloroso vivere una separazione dopo dieci anni di relazione, soprattutto quando si ha la sensazione di aver compreso solo dopo ciò che è accaduto. È una situazione che porta spesso con sé un senso di urgenza: il desiderio di fare qualcosa subito per non perdere definitivamente la persona amata. Da quello che racconta, però, mi sembra che la sua ex partner le abbia comunicato un aspetto importante: in questo momento ogni tentativo di parlare della relazione sembra farla irrigidire. Questo non significa necessariamente che non provi più nulla, ma che probabilmente oggi non dispone dello spazio emotivo per affrontare quel dialogo. Dal punto di vista psicodinamico, le suggerirei di spostare per un momento la domanda. Più che chiedersi "Come posso comunicarle qualcosa che non la allontani?", potrebbe chiedersi: "Riesco a tollerare che oggi lei abbia bisogno di una distanza che io non avrei scelto?". Quando abbiamo paura di perdere qualcuno, è naturale cercare rassicurazioni o occasioni per riaprire il contatto. Tuttavia, se l'altro sta chiedendo distanza, insistere rischia di essere vissuto come una difficoltà a riconoscere il suo bisogno, anche se nasce dall'amore. Lei scrive che "lo shock mi ha risvegliata". È un'espressione molto significativa. Forse questo risveglio merita di essere coltivato prima di tutto per sé stessa, non come dimostrazione da offrire alla sua ex partner. I cambiamenti più profondi hanno bisogno di tempo per consolidarsi e acquistano valore quando non dipendono esclusivamente dalla speranza di riconquistare l'altro. Aspettare non garantisce che la relazione possa riprendere, così come cercare un contatto ora non garantisce di recuperarla. Purtroppo non esiste una strategia capace di orientare i sentimenti di un'altra persona. Quello che può fare è rispettare il tempo che lei ha chiesto e utilizzare questo periodo per comprendere più a fondo quel "blocco apatico" che descrive: non solo per evitare di perderla, ma per capire cosa le stava accadendo e come desidera vivere le sue relazioni in futuro. A volte il gesto più difficile, ma anche il più rispettoso verso l'altro e verso sé stessi, è accettare che non tutto dipende da quanto sappiamo dire o fare. Alcune risposte possono arrivare solo quando entrambe le persone hanno avuto il tempo di ritrovare il proprio spazio interiore.

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Doctor #553136

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Gentile, il suo "risveglio" post-traumatico, seppur autentico, si scontra oggi con il bisogno di autoprotezione della sua partner, che si irrigidisce poiché associa il legame alla solitudine subita e percepisce la sua urgenza come una pressione insostenibile. Più lei tenta di forzare il contatto per placare l'ansia della perdita, più la partner sarà costretta a fortificare il proprio muro difensivo. Per comunicare senza respingerla, potrebbe provare a disattivare ogni accenno al futuro della relazione e validare il dolore passato dell'altra con messaggi rari e privi di pretese di risposta, focalizzati solo sul riconoscimento delle proprie mancanze. Non tema il tempo: il silenzio non cancella il sentimento, ma è l'unico spazio in cui la saturazione della sua partner può sgonfiarsi per far emergere l'eventuale mancanza; forzare i tempi ora confermerebbe solo che sta agendo per un suo bisogno di rassicurazione e non per un reale rispetto dell'altro. Con i miei migliori saluti. Dott.ssa Michelle Borrelli

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Doctor #643804

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Buongiorno, la fine di una relazione per noi importante può scuoterci, può portarci a riflettere e a metterci in discussione. Come sta ora? come si sente dopo questo schock? Mi domado cosa intende con "blocco apatico" e se ne abbia parlato con la sua partner, spiegandole quanto stesse vivendo. Non mi è chiara l'intenzione con cui vorrebbe comunicare con la sua (ex) partner. Scrive che ora siete in "no contact": da chi e come è stato deciso? La sua (ex) partner sarebbe d'accordo a riprendere una comunicazione con Lei? Rispetto alle sue domande credo che la comunicazione dopo una sperazione potrbbe essere delicata, tanto che anche Lei teme di creare un muro: nella semplicità, credo che un dialogo chiaro, autentico e accogliente in cui rimaniamo attenti ai nostri bisogni e alle nostre emozioni e a quelli dell'altra persona possa facilitare a creare un ponte invece che un muro. Potrebbe provare a chiedere a questa persona se è d'accordo a comunicare con Lei in modo aperto e autentico, rispettando anche un possibile "No". In linea con questo, credo che aspettare e rispettare la libertà, le richieste e i tempi dell'altra persona non la allontanino, ma siano un ponte verso di lei. Spero di esserLa stata di aiuto. Buona giornata, Dott.ssa Marie Jasmine Cazzaniga

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Doctor #657062

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Capisco quanto questa situazione sia dolorosa. In questo momento, rispettare i tempi e lo spazio che la tua partner ha chiesto può favorire un dialogo più sereno, mentre insistere rischia di aumentare la distanza. Un percorso con uno psicologo può aiutarti a gestire questo momento, comprendere meglio ciò che è accaduto e trovare il modo più efficace di comunicare, indipendentemente dall'esito della relazione. Buon lavoro!

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Doctor #671598

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La ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e carica di emozioni. La fine di una relazione significativa può rappresentare un'esperienza molto dolorosa, soprattutto quando, guardandosi indietro, emergono aspetti di sé che si vorrebbe aver compreso prima. Dalle sue parole sembra che oggi abbia acquisito una maggiore consapevolezza di ciò che è accaduto e del ruolo che sente di aver avuto nella relazione. Allo stesso tempo, è comprensibile che il desiderio di ristabilire un contatto si accompagni alla paura che il tempo possa aumentare la distanza tra voi. Sono vissuti che possono generare molta sofferenza e un forte senso di incertezza. In momenti come questo può essere importante dedicare attenzione non solo a ciò che l'altra persona potrebbe provare o fare, ma anche a ciò che questa esperienza sta significando per lei e a come la sta attraversando. Parlarne con un professionista può offrire uno spazio sicuro in cui comprendere meglio le emozioni che sta vivendo, dare un significato a quanto è accaduto e affrontare questo momento con maggiore consapevolezza, qualunque direzione prenderà la vostra relazione. Un saluto Dott.ssa Ludovica Giori

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Doctor #667638

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Gentile Utente, dalle sue parole emerge una grande lucidità. Lei racconta di aver compreso alcuni aspetti di sé e del suo modo di stare nella relazione proprio dopo la separazione. Questo accade più spesso di quanto si immagini: a volte una perdita ha la capacità di risvegliarci e di renderci consapevoli di ciò che, quando eravamo dentro la relazione, non riuscivamo a vedere. Mi colpisce però che la sua domanda sia: *"Come posso comunicare con lei senza creare un muro?"* Forse, in questo momento, la questione non riguarda tanto il modo giusto di parlarle, quanto il fatto che la sua ex compagna le stia comunicando un bisogno di distanza. Rispettare quel bisogno, anche se doloroso, è già una forma di comunicazione. Comprendo la paura che aspettare possa significare perderla definitivamente. Tuttavia, cercare di accorciare i tempi quando l'altra persona non è pronta rischia di ottenere l'effetto opposto. Le emozioni non possono essere accelerate né convinte con le parole. Forse questo tempo può diventare anche un'occasione per consolidare quel cambiamento che lei dice di aver iniziato. Non per dimostrarlo a lei, ma perché diventi realmente parte della sua crescita personale. Se un domani ci sarà uno spazio per un nuovo incontro, sarà più autentico se nascerà da due persone che hanno avuto il tempo di evolvere, non dal timore di perdere l'altro. Le auguro di riuscire a vivere questo tempo non solo come un'attesa, ma come un'opportunità per ritrovare sé stessa, indipendentemente dall'esito della relazione. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa

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Doctor #708671

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Buongiorno, da quello che racconta emerge una situazione molto dolorosa. A volte una separazione può avere l'effetto di "risvegliarci", facendoci vedere con maggiore chiarezza aspetti della relazione che prima erano rimasti sullo sfondo. Questo, però, non significa automaticamente che l'altra persona si trovi nello stesso momento emotivo o sia pronta a riavvicinarsi. Se la sua partner le ha espresso il bisogno di prendere distanza e nota che parlare della relazione la porta a irrigidirsi, probabilmente in questa fase è importante rispettare quello spazio. Insistere, anche con le migliori intenzioni, rischia di aumentare la pressione anziché favorire un dialogo. Più che chiedersi come convincerla o quanto aspettare, potrebbe essere utile utilizzare questo tempo per comprendere meglio cosa è accaduto, quali bisogni reciproci non hanno trovato spazio e quali cambiamenti desidera costruire per sé, indipendentemente dall'esito della relazione. Se in futuro ci saranno le condizioni per un confronto, sarà più facile che avvenga se entrambi avrete avuto il tempo di elaborare quanto è successo, piuttosto che nel tentativo di ridurre subito la distanza. Un percorso psicologico può essere uno spazio prezioso per affrontare questo momento, elaborare la perdita e comprendere più a fondo le dinamiche relazionali, qualunque sia l'evoluzione della vostra storia. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta

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Doctor #528239

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La fine di una relazione così lunga può essere un'esperienza profondamente dolorosa, soprattutto quando si ha la sensazione di aver compreso qualcosa di importante su di sé proprio nel momento in cui l'altro si è allontanato. È comprensibile che oggi senta l'urgenza di capire come avvicinarsi a lei senza perderla definitivamente. Dalle sue parole emerge però anche una grande incertezza: da una parte il desiderio di recuperare il legame, dall'altra il timore che ogni tentativo di parlarne possa creare ulteriore distanza. Sono domande molto umane, ma alle quali difficilmente si può rispondere con una strategia valida per tutti. Una risposta online non può dire se aspettare sia la scelta giusta, né prevedere cosa accadrà ai sentimenti della sua ex compagna. Quello che può essere importante, invece, è interrogarsi su cosa rappresenti per lei questo momento: il dolore della perdita, il senso di colpa per ciò che non è stato possibile vedere prima, la paura che il tempo renda la separazione definitiva. Sono aspetti che spesso trovano un significato più profondo all'interno di una relazione di ascolto e di confronto. Un percorso psicologico può offrire uno spazio in cui attraversare questa esperienza, comprendere meglio ciò che è accaduto nella relazione e stare dentro l'incertezza senza dover trovare immediatamente una risposta o una soluzione.

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Doctor #582893

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Gentile paziente, da quello che racconta, lo "shock" della separazione sembra averle permesso di prendere consapevolezza di alcuni comportamenti e dinamiche che probabilmente, durante la relazione, le erano poco visibili o che aveva dato per scontati. Questa presa di coscienza è sicuramente un passaggio fondamentale. Tuttavia, comprendere i propri errori e modificare realmente il proprio modo di stare in relazione sono processi profondamente diversi. La consapevolezza può arrivare anche all'improvviso, come nel suo caso ad esempio, come conseguenza della rottura di un legame significativo, ma il cambiamento richiede tempo, continuità e un lavoro più profondo sulle cause che hanno portato a determinati comportamenti. Potrebbe quindi essere utile interrogarsi non solo su ciò che è accaduto, ma anche sulle origini di ciò che definisce "blocco apatico" e sui bisogni emotivi che potrebbero aver contribuito a creare questa situazione. Rispetto all'attuale rapporto con la sua ex partner, rispettare i tempi e lo spazio che l'altra persona sta chiedendo potrebbe rappresentare a sua volta una dimostrazione di consapevolezza, ascolto e rispetto dei suoi bisogni in questo momento. Più che concentrarsi sul timore di perderla definitivamente, potrebbe essere utile investire questo tempo nella comprensione di sé e nel consolidamento di quei cambiamenti che sente necessari. Qualora in futuro si creassero le condizioni per un riavvicinamento, sarà importante che questo possa fondarsi non soltanto sulle intenzioni, ma su trasformazioni concrete e stabili nel tempo. Allo stesso modo, nel caso in cui tale riavvicinamento non dovesse avvenire, il lavoro svolto su di sé potrà comunque rappresentare una base solida per affrontare con maggiore consapevolezza le relazioni future. Un caro saluto.

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Doctor #705892

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Buongiorno ti ringrazio per aver condiviso la tua difficoltà. Purtroppo le relazioni spesso subiscono dei momenti di stallo e non è sempre facile all'interno di una coppia essere sempre sullo stesso piano, capita di allontanarsi. E' importante il passaggio che lei ha fatto di ragionare su i propri errori sia per rinnovare il rapporto o se fosse iniziare in futuro una nuova relazione. Quello he le posso consigliare è non focalizzarsi sul rincorrere questa relazione per lasciare libera la sua ex di capirsi ma, invece, di capirsi lei stessa e in questo caso dei colloqui psicologici potrebbero aiutarla a capire il perchè del suo "Blocco Apatico".

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Doctor #696510

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grazie per questa condivisione e scusami se mi rivolgo dandoti del tu. Capisco perfettamente il momento di profondo disorientamento e il dolore che stai provando. Lo "shock" della rottura spesso agisce come un potente risveglio emotivo, ma quando l'altra persona si trova in una fase di chiusura e irrigidimento, ogni tentativo di spingere verso il legame rischia, paradossalmente, di produrre l'effetto opposto: amplificare il muro difensivo. Come psicologa strategica, l'obiettivo in questa fase non è "convincere" la tua ex partner a cambiare idea, ma modificare la tua modalità comunicativa per evitare che si attivi il meccanismo del rifiuto. Quando una persona si irrigidisce, la pressione diretta (parlare del legame, chiedere rassicurazioni sul futuro, analizzare la relazione) viene percepita come un'invasione dello spazio di cui ha bisogno. Il potere del linguaggio assertivo centrato sull' "Io" è la base di una corretta comunicazione. La comunicazione di coppia, specialmente in una fase di crisi, va costruita partendo esclusivamente da ciò che tu provi e da ciò che hai compreso di te stessa, e non da ciò che l'altra persona dice, fa o da come reagisce. Cosa evitare: Reagire alle sue chiusure cercando di spiegare le tue ragioni o commentare il suo distacco (es. "Mi dici così perché sei arrabbiata", "Non vuoi nemmeno provarci"). Questo sposta il focus su di lei e la costringe a difendersi. Cosa fare: Esprimerti in modo assertivo, assumendoti la totale responsabilità del tuo vissuto (es. "Ho capito che la mia apatia ha creato una distanza e mi dispiace profondamente per come ti sei sentita" oppure "In questo momento sento il bisogno di dirti che ho compreso i miei errori, senza pretendere nulla da te"). Comunicare in questo modo non crea muri perché non chiede nulla in cambio; descrive semplicemente una tua solida presa di coscienza. E' necessario Rispettare il tempo senza l'ansia del "per sempre" La paura che il tempo possa allontanarla definitivamente è naturale, ma nella logica strategica, inseguire chi si sta allontanando aumenta la velocità della sua fuga. In questo momento, il no contact o un contatto estremamente ridotto e non pressante non è un abbandono, ma un atto di rispetto per il suo bisogno di smaltire l'irrigidimento. Non puoi forzare la rinascita di un sentimento, ma puoi creare le condizioni affinché lei non associ la tua presenza all'ansia o al senso di colpa. è opportuno compiere Piccoli passi di contatto neutrale Se e quando ci saranno occasioni di contatto, è preferibile evitare di toccare il tema "relazione". Mostrandosi centrata, focalizzata sul tuo cambiamento reale (che deve essere prima di tutto per te stessa) e mantieni le interazioni brevi, serene e non impegnative. È la qualità di questi brevi scambi, privi di pretese, che può pian piano sgretolare il muro e permetterle di guardarti sotto una luce nuova, non più legata al passato periodo di apatia. Il focus ora deve essere la tua ricostruzione interna e la padronanza di questa comunicazione pulita e assertiva. Se ti va, potremmo analizzare l'ultimo messaggio o interazione che avete avuto per capire come avresti potuto declinarlo secondo questa logica. resto in ascolto. dott.ssa giusi vicino

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Doctor #642486

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Quando una partner si irrigidisce, significa che sperimenta una pressione relazionale superiore alle sue attuali risorse emotive. La paura che il tempo la allontani è naturale, ma in questa fase l'insistenza accelererebbe la fine, confermandole l'idea che non riesci a rispettare i suoi bisogni.sentimento non si ritrova "sotto sforzo". Lei ha bisogno di sentire la tua assenza e la fine della pressione per capire cosa è rimasto sotto le macerie della trascuratezza. Investi questo tempo nel comprendere le radici del tuo blocco apatico, così da garantire a te stessa una struttura psicofisica solida, qualunque sia l'esito di questo legame.

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Doctor #514275

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Gentile, la ringrazio per aver condiviso la sua storia. Dalle sue parole emerge quanto questa separazione sia stata dolorosa e quanto, solo dopo la rottura, lei abbia acquisito una nuova consapevolezza rispetto alle dinamiche che avevano caratterizzato la vostra relazione. È un'esperienza che può accadere: a volte un evento così intenso porta a vedere con maggiore chiarezza aspetti che prima erano rimasti sullo sfondo. Capisco anche il timore che il tempo possa giocare contro di voi. Quando si ama una persona, il pensiero che l'attesa possa significare perderla definitivamente è molto difficile da tollerare. Allo stesso tempo, però, è importante considerare anche ciò che la sua ex compagna le sta comunicando: dice di non riuscire, almeno per ora, a ritrovare il sentimento e di sentirsi in difficoltà quando il discorso torna sulla relazione. Questo merita di essere ascoltato con rispetto, anche se fa soffrire. Se ogni tentativo di parlare del rapporto viene vissuto da lei come una pressione, è possibile che si crei un ulteriore irrigidimento. Talvolta, per chi si sente emotivamente distante, avere tempo e spazio può favorire una riflessione più autentica rispetto a un confronto percepito come urgente. Più che chiedersi **come convincerla a tornare**, potrebbe essere utile domandarsi **come comunicarle rispetto, ascolto e comprensione**, senza aspettarsi una risposta immediata. Se ci sarà un dialogo, sarà importante che nasca dalla possibilità di incontrarsi nuovamente come due persone che si ascoltano, non dal bisogno di trovare subito una soluzione. Nel frattempo, continui a coltivare il percorso di consapevolezza che ha iniziato. Lavorare sui motivi che l'hanno portata a vivere quel "blocco apatico" è prezioso, indipendentemente da come evolverà questa relazione. Un cambiamento autentico non serve soltanto a recuperare un legame, ma soprattutto a stare meglio con sé stessi e a costruire relazioni più soddisfacenti. Purtroppo nessuno può sapere se l'attesa porterà a un riavvicinamento oppure no. Ciò che può fare, però, è evitare che la paura di perderla la spinga a forzare i tempi. Le relazioni possono rinascere solo quando entrambe le persone si sentono libere di scegliere, non quando una delle due si sente sotto pressione. Le auguro di riuscire a trovare un equilibrio tra il desiderio di recuperare questa storia e la cura di sé. Qualunque sarà l'esito, il percorso che sta facendo per comprendersi meglio rappresenta un valore che resterà con lei. Un caro saluto, **Dott.ssa Alessia Mariosa** **Psicologa** **Ricevo anche online**

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Doctor #661468

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Buongiorno, quella che racconta sembra in effetti una situazione abbastanza delicata. Per rispondere alla sua prima domanda, potrebbe avere senso chiedere proprio alla sua ex compagna: se in questo momento quello che state facendo è cercare di riordinare le idee, questo processo dovrebbe coinvolgere anche le modalità di comunicazione. Dieci anni di relazione possono avere l'effetto di fossilizzare alcune dinamiche, e parlarne può servire proprio a riscriverle. Per quanto riguarda invece la seconda domanda, credo che in generale rispettare spazi e tempi dell'altra persona sia fondamentale per mettere a posto emozioni e pensieri e far sedimentare ciò che è successo per capire che direzione prendere. So che piò essere faticoso, ma saper aspettare ed rimanere disponibili al dialogo non equivale per forza a un allontanamento.

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Doctor #675432

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Salve, grazie per la condivisione. Ci sono due elementi che convivono: tu hai avuto una presa di coscienza molto forte dopo la rottura e senti di essere cambiata; lei dice di non riuscire a ritrovare il sentimento e che parlare della relazione le provoca irrigidimento. Queste due realtà possono essere entrambe sincere, ma purtroppo non si muovono necessariamente alla stessa velocità. Quello che probabilmente crea il "muro" non è tanto il contenuto delle tue parole, quanto la pressione implicita che lei può percepire. Se ogni contatto ha come obiettivo, anche solo sottinteso, verificare se i sentimenti stanno tornando, è facile che si senta chiamata a dare una risposta che oggi non ha. Prendersi del tempo aiuta a chiarire e mettere ordine nella propria vita. Resto a disposizione.

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Doctor #655909

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Gentile utente, da quello che racconta emerge un aspetto che credo sia importante considerare: in questo momento la domanda non riguarda tanto quale sia il modo migliore per comunicare con la sua partner, quanto capire se entrambe siete ancora disponibili a investire nella relazione. Lei descrive di aver acquisito una maggiore consapevolezza dei suoi vissuti e di ciò che ha contribuito alla crisi. Questo è certamente un passaggio significativo, ma perché una coppia possa ritrovarsi è necessario che ci sia una disponibilità reciproca a mettersi in gioco. Il fatto che la sua partner le abbia detto di non riuscire, al momento, a ritrovare il sentimento e che si irrigidisca quando si affronta il tema della relazione potrebbe indicare che quel dolore è ancora molto presente. Forzare questi argomenti rischierebbe quindi di aumentare la distanza, ma attendere, da solo, non garantisce che il sentimento possa riemergere. Se entrambe sentiste il desiderio di comprendere cosa sia accaduto tra voi, potrebbe essere utile valutare un percorso di terapia di coppia. Non necessariamente con l’obiettivo di “salvare” la relazione, ma per creare uno spazio in cui comunicare senza ferirsi, comprendere il contributo di entrambe alla crisi e valutare insieme se esistono le condizioni per ricostruire il legame oppure per separarsi in modo più consapevole. Qualora questa disponibilità non fosse condivisa, un percorso individuale potrebbe comunque aiutarla a elaborare questa esperienza e a consolidare le consapevolezze che sente di aver maturato. Le auguro di trovare, qualunque sia l’esito, uno spazio di confronto autentico e rispettoso dei bisogni di entrambe.

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Doctor #696593

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Salve, sicuramente è necessario rispettosamente lasciare ad ognuno il tempo di rielaborare momenti, accadimenti e scelte dolorose, è altrettanto vero però che l'estrema distanza può contribuire all'allontanamento tanto quanto la convivenza forzata o il contatto "indiscreto". Detto ciò mi sentirei di suggerirvi di darvi un tempo preciso e condiviso entro il quale rifare il punto della situazione rispetto al vostro rapporto (es: un mese) e decidere l'eventuale da farsi (es: provare ad andare in terapia di coppia, o altro che possa servire, almeno in potenza, a "bonificare" il vostro rapporto e a porre nuove basi su cui impostare nuovi equilibri per il futuro che siano maggiormente funzionali ad un benessere e un appagamento di entrambe). Saluti. Dr. Francesco Rossi.

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Doctor #658268

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Da quello che descrivi, il punto delicato è che tu sei arrivata a una nuova consapevolezza proprio nel momento in cui lei sembra emotivamente esausta. È abbastanza frequente: chi viene lasciato vive lo shock e sente improvvisamente con chiarezza ciò che vuole recuperare; chi lascia, invece, spesso ha iniziato il proprio distacco molto prima della separazione. Il fatto che lei dica «provo a ritrovare il sentimento ma non ci riesco» non significa necessariamente che non provi più nulla. Ma c'è un elemento ancora più importante: quando parli del vostro legame, lei si irrigidisce. Questo suggerisce che, in questo momento, ogni tentativo di convincerla, rassicurarla o mostrarle quanto sei cambiata rischia di essere percepito come una richiesta implicita: «devi decidere se tornare con me». E quella pressione può produrre esattamente il muro che vuoi evitare. Per questo eviterei sia gli estremi del silenzio strategico sia quelli della rincorsa. Il no contact non dovrebbe essere utilizzato come tecnica per farle sentire la tua mancanza. Può servire, invece, a togliere pressione dalla relazione e permettere a entrambe di capire cosa rimane quando smette l'urgenza della separazione. Alla tua domanda «aspettare rischia di allontanarla per sempre?», la risposta è: non necessariamente. Dopo dieci anni di relazione, qualche settimana di spazio difficilmente cancella ciò che esiste; al contrario, continuare a cercare una risposta emotiva da una persona che si irrigidisce può aumentare la sua necessità di distanza. Ma nemmeno aspettare indefinitamente è sano: tu non puoi rimanere sospesa mentre lei cerca di capire se riesce nuovamente a provare qualcosa. Se arriverà il momento di ricontattarla, proverei quindi a cambiare completamente obiettivo. Non «voglio farti capire che possiamo recuperare», ma «voglio riuscire a incontrarti senza chiederti di sentire qualcosa che oggi non senti». Potresti dirle, in sostanza: ho compreso alcune cose importanti su di me e sulla nostra relazione, ma non voglio convincerti né chiederti una risposta adesso. Vorrei rispettare quello che senti. Se e quando te la sentirai, mi piacerebbe riuscire a parlarci senza trasformare ogni conversazione in una discussione sul tornare insieme. C'è poi una distinzione importante rispetto al tuo «ho capito i miei errori». Cerca di non trasformare tutta la separazione nella formula «è successo perché io l'ho trascurata, quindi se correggo i miei errori lei tornerà». Una relazione di dieci anni e la perdita del sentimento di una persona raramente sono spiegabili attraverso una sola causa. E soprattutto la tua trasformazione non può diventare una moneta di scambio con cui ottenere il suo ritorno. La domanda che potrebbe esserti più utile adesso non è soltanto «come faccio a non perderla?», ma anche: «Se smettessi per un momento di cercare di modificare ciò che lei prova, che cosa avrei bisogno di capire di me e di questi dieci anni?» Se mi dici da quanto tempo vi siete lasciate, da quanto dura il no contact e qual è stato il vostro ultimo scambio, posso aiutarti a capire concretamente se in questo momento sia meglio continuare il silenzio oppure mandarle un messaggio, e soprattutto come formularlo senza farla sentire sotto pressione.

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Doctor #661037

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