Ciao, sono una ragazza di 28 anni. Mi sto rendendo conto di soffrire di DCA, nello specifico bulimia
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Ciao, sono una ragazza di 28 anni. Mi sto rendendo conto di soffrire di DCA, nello specifico bulimia nervosa, senza vomito, solo grandi abbuffate e sensi di colpa post abbuffata. Vengo da un periodo molto devastante fisicamente e mentalmente, cambi continui di lavoro, lutti, sono una runner e di conseguenza ho esagerato con gli allenamenti sovraccaricando troppo facendomi male, tra cadute e contusioni adesso non posso che camminare soltanto. Sto male, ho un malessere interiore che spesso colmo con il cibo, pentendomene. Ho bisogno di aiuto. Grazie
Ciao. Hai descritto molto chiaramente la situazione. Ed è una situazione che va affrontata con calma e serietà. Stai iniziando a chiedere aiuto, fai il passo successivo: guarda quali terapeuti ci sono nella tua zona e contatta chi senti possa essere quello giusto per te.
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Ciao,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità il tuo vissuto. Riconoscere di avere bisogno di aiuto è già un gesto di grande forza, e non è affatto scontato. Quello che stai attraversando è un momento molto faticoso: eventi di vita intensi, cambiamenti lavorativi, lutti, infortuni... tutto questo può generare un sovraccarico emotivo difficile da sostenere da soli.
Le abbuffate che descrivi spesso non sono "solo" un problema col cibo, ma il tentativo di dare una forma, un sollievo o una distrazione a qualcosa di più profondo: dolore, insicurezza, bisogno di controllo, senso di vuoto. È importante sapere che non sei sbagliata e non sei sola — e che esistono percorsi psicoterapeutici che possono aiutarti a comprendere cosa sta succedendo dentro di te, a ritrovare un ascolto gentile verso il tuo corpo e verso le emozioni che oggi sembrano troppo pesanti da contenere.
Un percorso terapeutico centrato sulla relazione e sull’ascolto empatico, come quelli offerti da approcci umanistici o integrati, può aiutarti a ritrovare un contatto più profondo con te stessa e a costruire, passo dopo passo, nuove modalità di cura e di espressione.
Ti auguro di trovare uno spazio sicuro in cui sentirti accolta, senza giudizio, e accompagnata in questo cammino. È possibile stare meglio, e chiedere aiuto è già un primo passo coraggioso nella direzione del benessere.
Un caro saluto
grazie per aver condiviso con tanta sincerità il tuo vissuto. Riconoscere di avere bisogno di aiuto è già un gesto di grande forza, e non è affatto scontato. Quello che stai attraversando è un momento molto faticoso: eventi di vita intensi, cambiamenti lavorativi, lutti, infortuni... tutto questo può generare un sovraccarico emotivo difficile da sostenere da soli.
Le abbuffate che descrivi spesso non sono "solo" un problema col cibo, ma il tentativo di dare una forma, un sollievo o una distrazione a qualcosa di più profondo: dolore, insicurezza, bisogno di controllo, senso di vuoto. È importante sapere che non sei sbagliata e non sei sola — e che esistono percorsi psicoterapeutici che possono aiutarti a comprendere cosa sta succedendo dentro di te, a ritrovare un ascolto gentile verso il tuo corpo e verso le emozioni che oggi sembrano troppo pesanti da contenere.
Un percorso terapeutico centrato sulla relazione e sull’ascolto empatico, come quelli offerti da approcci umanistici o integrati, può aiutarti a ritrovare un contatto più profondo con te stessa e a costruire, passo dopo passo, nuove modalità di cura e di espressione.
Ti auguro di trovare uno spazio sicuro in cui sentirti accolta, senza giudizio, e accompagnata in questo cammino. È possibile stare meglio, e chiedere aiuto è già un primo passo coraggioso nella direzione del benessere.
Un caro saluto
Buon pomeriggio,
considerata la delicatezza dei temi che riporta posso consigliare una presa in carico professionale. L'approccio breve strategico ha dei protocolli di intervento specifici per i differenti disturbi alimentari.
Un saluto
considerata la delicatezza dei temi che riporta posso consigliare una presa in carico professionale. L'approccio breve strategico ha dei protocolli di intervento specifici per i differenti disturbi alimentari.
Un saluto
Buonasera. Ritengo che i carichi pesanti lei non li sostenga solo negli allenamenti sportivi. In realtà nei carichi sportivi risiede la medicina non il male. Chiaramente, come tutte le medicine, va esercitata moderazione altrimenti anche quelle possono far male. Questo lo dico da istruttore di Karate e poi da psicoterapeuta. Il centro della questione è proprio la colpa, più che l'abbuffata. Lei incolpa sé stessa già prima dell'abbuffata. E' infatti una dura autopunizione quella che inferiamo a noi stessi mediante un eccesso di cibo. Sarebbe opportuno valutare meglio il suo stato interiore, affinché pur essendo una runner, lei sappia rallentare abbastanza da soffermarsi su quei lutti e quelle dinamiche lavorative irrisolte, poiché a volte ciò che cerchiamo di lasciarci alle spalle può finire nel nostro stomaco. Resto a disposizione per le sue necessità.
Dott. Simone Festa
Dott. Simone Festa
Buonasera! Considerato i limiti del contesto e dello strumento, proverò a dare un piccolo contributo di pensiero. Posso solo provare ad immaginare quanto si senta sola e stanca. Mi è sembrato di capire che ha fatto tutto quello che poteva per affrontare le difficoltà della vita, senza mai fermarsi, senza una piccola pausa per sé stessa, senza avere l’occasione di prendersi il tempo per ri-pensare a quanto stava accadendo. John Bingham, maratoneta americano, diceva: “Se corri, sei un runner. Non importa quanto veloce o quanto lontano corri. Non importa se oggi è il tuo primo giorno o se corri da vent'anni. Devi solo correre”. Ma il nostro mondo interno è diverso, è fragile, è delicato, richiede gentilezza, tatto e passeggia pian pianino. È come un frutto, che ha un suo tempo di maturazione e ha bisogno di acqua, di sole, di cura. Ho immaginato il suo infortunio come un evento non casuale (ma causale), affinché lei potesse accedere ad una dimensione più lenta, più dolorosa, ma anche più umana e trovare una seconda mente che la accompagni a ri-pensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti. Qualora non disponesse delle risorse necessarie, potrebbe rivolgersi con fiducia al centro per l’assistenza a persone con disturbo del comportamento alimentare più vicino a lei (trova l’indirizzo e i contatti su internet). Di solito, l’accesso è libero e non occorre l’impegnativa del medico di famiglia. Troverà personale professionalmente preparato e umanamente dotato, un équipe multiprofessionale, che si occuperà sia degli aspetti fisici che di quelli più profondi. Laddove dovesse essere necessario un percorso diverso, saranno i colleghi ad orientarla. In bocca al lupo
Buongiorno, è importante riconoscre di avere bisogno di aiuto. Mangiare fino ad abbuffarsi e correre fino a sfinirsi sembrano essere soluzioni inefficaci. Credo che sarebbe utile indagare il suo malessere interiore, non tentare di soffocarlo, ascoltarlo, non metterlo a tacere. A questo potrebbe servire un percorso di psicoterapia, provi a valutare questa possibilità, partendo da una consulenza iniziale. Dott.ssa Franca Vocaturi
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Mi sembra che quello che sta vivendo in questo periodo sia davvero difficile, soprattutto considerando il carico emotivo che sta affrontando tra cambiamenti lavorativi, lutti e le problematiche legate al suo corpo.
Il fatto che lei abbia riconosciuto questa difficoltà e senta il bisogno di chiedere aiuto è un passo importante. È fondamentale prendersi cura di sé anche quando sembra che il percorso da fare sia lungo. Un percorso psicologico può aiutarla a esplorare meglio le cause di questo malessere e, passo dopo passo, a trovare modi per affrontarlo in modo più sano, senza colpevolizzarsi.
Se lo desidera, sono a disposizione per un confronto, per capire insieme come orientarsi verso il supporto che meglio si adatta alla sua situazione.
Un caro saluto,
Dott. Matteo De Nicolò
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Mi sembra che quello che sta vivendo in questo periodo sia davvero difficile, soprattutto considerando il carico emotivo che sta affrontando tra cambiamenti lavorativi, lutti e le problematiche legate al suo corpo.
Il fatto che lei abbia riconosciuto questa difficoltà e senta il bisogno di chiedere aiuto è un passo importante. È fondamentale prendersi cura di sé anche quando sembra che il percorso da fare sia lungo. Un percorso psicologico può aiutarla a esplorare meglio le cause di questo malessere e, passo dopo passo, a trovare modi per affrontarlo in modo più sano, senza colpevolizzarsi.
Se lo desidera, sono a disposizione per un confronto, per capire insieme come orientarsi verso il supporto che meglio si adatta alla sua situazione.
Un caro saluto,
Dott. Matteo De Nicolò
Ciao,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Riconoscere di avere una difficoltà e chiedere aiuto è già un passo importante e coraggioso.
Quello che descrivi — le abbuffate ricorrenti, i sensi di colpa successivi e l’utilizzo del cibo come forma di compensazione emotiva — rientra nei criteri della bulimia nervosa, anche in assenza di condotte di eliminazione come il vomito. Spesso, infatti, ci si concentra solo su alcuni aspetti del disturbo, mentre esistono diverse forme e sfumature che possono rendere la sofferenza altrettanto intensa.
Il periodo che hai attraversato, fatto di perdite, instabilità e dolore fisico, ha certamente avuto un impatto sul tuo equilibrio emotivo. Quando ci sentiamo sopraffatti o non riusciamo ad affrontare certe emozioni, può diventare più facile rifugiarsi nel cibo, che momentaneamente anestetizza la sofferenza ma poi lascia spazio a colpa, vergogna e senso di fallimento.
Essere una runner e dover sospendere l’attività fisica può rappresentare una frustrazione ulteriore, specie se la corsa per te era una valvola di sfogo o un modo per sentirti in controllo. La momentanea impossibilità di praticarla può aver amplificato il malessere interno e contribuito all’intensificarsi dei comportamenti alimentari disfunzionali.
È importante che tu sappia che non sei sola, e soprattutto che esistono percorsi psicoterapeutici efficaci per affrontare i Disturbi del Comportamento Alimentare. Rivolgersi a uno specialista può aiutarti a comprendere le cause profonde del tuo malessere, a gestire in modo più sano le emozioni e a ritrovare un rapporto più equilibrato con te stessa, con il cibo e con il corpo.
Sarebbe utile e consigliato per approfondire la tua situazione e ricevere il supporto adeguato, rivolgersi ad uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Riconoscere di avere una difficoltà e chiedere aiuto è già un passo importante e coraggioso.
Quello che descrivi — le abbuffate ricorrenti, i sensi di colpa successivi e l’utilizzo del cibo come forma di compensazione emotiva — rientra nei criteri della bulimia nervosa, anche in assenza di condotte di eliminazione come il vomito. Spesso, infatti, ci si concentra solo su alcuni aspetti del disturbo, mentre esistono diverse forme e sfumature che possono rendere la sofferenza altrettanto intensa.
Il periodo che hai attraversato, fatto di perdite, instabilità e dolore fisico, ha certamente avuto un impatto sul tuo equilibrio emotivo. Quando ci sentiamo sopraffatti o non riusciamo ad affrontare certe emozioni, può diventare più facile rifugiarsi nel cibo, che momentaneamente anestetizza la sofferenza ma poi lascia spazio a colpa, vergogna e senso di fallimento.
Essere una runner e dover sospendere l’attività fisica può rappresentare una frustrazione ulteriore, specie se la corsa per te era una valvola di sfogo o un modo per sentirti in controllo. La momentanea impossibilità di praticarla può aver amplificato il malessere interno e contribuito all’intensificarsi dei comportamenti alimentari disfunzionali.
È importante che tu sappia che non sei sola, e soprattutto che esistono percorsi psicoterapeutici efficaci per affrontare i Disturbi del Comportamento Alimentare. Rivolgersi a uno specialista può aiutarti a comprendere le cause profonde del tuo malessere, a gestire in modo più sano le emozioni e a ritrovare un rapporto più equilibrato con te stessa, con il cibo e con il corpo.
Sarebbe utile e consigliato per approfondire la tua situazione e ricevere il supporto adeguato, rivolgersi ad uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Ha una consapevolezza ed una lucidità che sono un vantaggio da sfruttare per rivolgersi ad un professionista che La possa aiutare.
Un forte in bocca al lupo,
Liliana :)
Un forte in bocca al lupo,
Liliana :)
Buongiorno,
sarebbe importante che iniziasse un percorso di psicoterapia. Potrà darle con il tempo la possibilità di comprendere meglio alcuni aspetti della sua vita e aiutarla a star meglio.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
sarebbe importante che iniziasse un percorso di psicoterapia. Potrà darle con il tempo la possibilità di comprendere meglio alcuni aspetti della sua vita e aiutarla a star meglio.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, mi dispiace per il periodo difficile che sta affrontando. Probabilmente il cibo è la strategia che è stata trovata per colmare il malessere legato a questo periodo complesso. Iniziare un percorso di psicoterapia potrebbe aiutare a trovare strategie alternative utili a ridurre il malessere personale.
Credo sia giunto il momento per lei, di intraprendere un percorso. Farsi male equivale a punirsi.
buon giorno cara ragazza, quello che descrivi è un insieme di eventi ed emozioni che dovrebbero essere organizzati. questa confusione che hai dentro e che riporti nella tua quotidianità ti porta a riversarti nel cibo, attività concreta e tangibile, che però non ti aiuta. il non sapere controllare il tuo rapporto col cibo nasce dalla tua necessità di avere ordine e di potere controllare qualcosa, anche se sai che ti farà male. dovresti incominciare a fare un pò ordine nella tua vita, elaborando i lutti che hai subito e cercando di capire quali sono i tuoi obiettivi. se vedi che non riesci a fare da sola ti consiglio di rivolgerti ad uno specialista
Gentile utente, mi spiace molto per il momento di difficoltà che sta attraversando. Spesso pensiamo di trovare nel cibo una forma di compensazione a squilibri emotivi che viviamo nella vita di tutti i giorni. Mangiare grandi quantità di cibo in poco tempo, talvolta fino a sentirsi sgradevolmente sazi, può essere un modo per affrontare sentimenti di vuoto percepiti come insopportabili. In altri casi, questo comportamento può diventare un espediente per placare una rabbia profonda che noi temiamo non solo di esprimere, ma anche di riconoscere, poiché potrebbe allontanare le persone amate. Inoltre, comportamenti di abbuffate esplosive potrebbero presentarsi in persone che esercitano un autocontrollo fin troppo stringente, se non soffocante, sulla propria vita: ecco che abbuffarsi sembra quindi esprimere la necessità di violare un copione troppo stringente. Non possiamo sapere da questa domanda quale necessità specifica Lei stia esprimendo, certamente potrebbero essercene tutt'altre. Gli eventi recenti che ha vissuto hanno una valenza emotiva molto forte, e spesso portano a cambiamenti nei ritmi e abitudini di vita troppo duri da assimilare nel breve periodo. Anche la compromissione dell’attività sportiva di certo non aiuta, risultando questa non solo una possibilità di sfogo, ma anche una questione identitaria vera e propria se svolta a livelli intensi. Detto questo, per diagnosticare un disturbo del comportamento alimentare serve la visita di un professionista, poiché ci sono altri fattori, oltre alle abbuffate in sé, da considerare. Trovo positivo che riconosca il bisogno di aiuto, e proprio questo riconoscimento potrebbe essere lo spunto per trovare il supporto di un esperto. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarLa nel trovare il modo di gestire queste emozioni in prima battuta, ma anche per capire come affrontare al meglio questi cambiamenti nella sua vita; infine, per trovare nuovi modi di esprimere quei bisogni emotivi che al momento sembrano portarla ad abbuffarsi. Spero di esserLe stato d’aiuto!
Riconoscere il malessere, sia fisico che mentale è il primo passo per prendersi cura di se stessi. Il fatto che tu abbia già capito di soffrire di bulimia nervosa e che tu senta il bisogno di aiuto è un passo molto coraggioso e fondamentale. Un percorso di psicoterapia può supportarti, aiutandoti a gestire le emozioni, il rapporto con il cibo e il dolore che stai vivendo. Può essere utile anche parlare con un nutrizionista per una presa in carico più completa.
Un saluto
Dott.ssa Noretta Lazzeri
Un saluto
Dott.ssa Noretta Lazzeri
Buongiorno, avere una consapevolezza del sintomo è un buon punto di partenza per intraprendere un percorso di psicoterapia. Il disturbo alimentare può essere affrontato efficacemente se seguiti e aiutati nel comprendere cosa accade e perché, in modo da poter essere gradualmente più liberi nel modulare le proprie emozioni senza ricorrere a strategie compensatorie che purtroppo innescano il circolo del senso di colpa e di inadeguatezza, mantenendo di conseguenza il sintomo attivo.
Resto a disposizione
Dott.ssa Camilla Ballerini
Resto a disposizione
Dott.ssa Camilla Ballerini
Salve, è importante prima di tutto che lei chieda aiuto: intervenire tempestivamente in alcune situazioni, può prevenire peggioramenti repentini. Credo che lei abbia bisogno di un intervento che prenda in considerazione la situazione attuale ( abbuffate, sensi di colpa) e la situazione generale (lutti, cambi di lavoro). Trovo sia estremamente importante lavorare su varie emozioni e dare modo ad esse di essere accolte, accettate, trasformate. Non esiti a trasformare la sua richiesta di aiuto in un atto concreto.
Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Riconoscere di avere un problema e chiedere aiuto è un passo importante e coraggioso. Quello che descrivi è compatibile con un Disturbo da Alimentazione Incontrollata (o 'Binge Eating Disorder'; BED), e ha spesso radici profonde, legate al modo in cui si affrontano lo stress, il dolore emotivo e la difficoltà a trovare un equilibrio tra controllo e ascolto di sé.
Il corpo, soprattutto per chi come te è abituata a usarlo in modo intenso, può diventare un campo di battaglia dove si esprimono disagi più ampi. In questi casi, un percorso psicoterapeutico può fare davvero la differenza: lavorare su ciò che alimenta questo malessere, trovare modi più sani per gestire le emozioni, ricostruire un rapporto più gentile con sé stessi e col proprio corpo.
Ti incoraggio a rivolgerti a un* psicoterapeut* con esperienza nei disturbi alimentari: ci sono percorsi efficaci, strutturati e rispettosi dei tuoi tempi. Il fatto che tu senta il bisogno di cambiare è già un primo seme prezioso da cui ripartire.
Un caro saluto,
Dott. Jacopo Modoni
Il corpo, soprattutto per chi come te è abituata a usarlo in modo intenso, può diventare un campo di battaglia dove si esprimono disagi più ampi. In questi casi, un percorso psicoterapeutico può fare davvero la differenza: lavorare su ciò che alimenta questo malessere, trovare modi più sani per gestire le emozioni, ricostruire un rapporto più gentile con sé stessi e col proprio corpo.
Ti incoraggio a rivolgerti a un* psicoterapeut* con esperienza nei disturbi alimentari: ci sono percorsi efficaci, strutturati e rispettosi dei tuoi tempi. Il fatto che tu senta il bisogno di cambiare è già un primo seme prezioso da cui ripartire.
Un caro saluto,
Dott. Jacopo Modoni
Buon pomeriggio,
i DCA spesso sono collegati a dei malesseri intensi che non sanno come manifestarsi. Le abbuffate possono essere un tentativo di gestione della sofferenza e del senso di vuoto dovuto a poca consapevolezza emotiva sottostante.
Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapico al fine di lavorare sul DCA e sui vissuti profondi che ci sono collegati.
Un supporto psicologico potrebbe sicuramente aiutarla in questo momento particolarmente intenso e complesso, ridandole un pò di efficacia e serenità.
Rimango a disposizione per ulteriori dubbi.
i DCA spesso sono collegati a dei malesseri intensi che non sanno come manifestarsi. Le abbuffate possono essere un tentativo di gestione della sofferenza e del senso di vuoto dovuto a poca consapevolezza emotiva sottostante.
Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapico al fine di lavorare sul DCA e sui vissuti profondi che ci sono collegati.
Un supporto psicologico potrebbe sicuramente aiutarla in questo momento particolarmente intenso e complesso, ridandole un pò di efficacia e serenità.
Rimango a disposizione per ulteriori dubbi.
Ciao, quello che vivi è sicuramente molto intenso e probabilmente il tuo modo per affrontare il dolore e le emozioni negative in generale è sempre stato il cibo, consolazione e panacea per alleviare ciò che ti fa stare male. Avvertire senso di colpa è del tutto normale quando si attraversa una situazione come questa ma sappi che è qualcosa da cui si può guarire. Il primo passo è sicuramente rendersi conto che qualcosa non sta funzionando e chiedere aiuto. La terapia e il sostegno offrono nuovi modi di vedere le cose e stimoli per uscirne.
Gentile utente buona sera, grazie per la sua condivisione e la sua coraggiosa scelta di chiedere aiuto. Come lei stessa ha precisato, proviene da un periodo molto faticoso, in cui sicuramente si è trovata a fronteggiare situazioni molto stressanti, in più il suo recente incidente la costringe a fare a meno di quella che per lei era una passione. Di fronte a questi avvenimenti è possibile sviluppare sintomi che alterano le condotte alimentari come le sta capitando. Le suggerirei di rivolgersi a un professionista e iniziare un percorso per ricevere supporto nel gestire meglio questo malessere che sente e provare a capire meglio, insieme al professionista, la sua sintomatologia. Saluti
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