Chiedo per chiedere consiglio su mio nipote di 9 anni che ha irrequietezza, sbalzi, umorali, diffico

24 risposte
Chiedo per chiedere consiglio su mio nipote di 9 anni che ha irrequietezza, sbalzi, umorali, difficoltà di concentrazione e apprendimento e spesso si rifugia in comportamenti molto più infantili di quella che è la sua maturità anagrafica e reale. Il bambino ha un'intelligenza vivace, capacità di cogliere dettagli in situazioni e comportamenti che denotano sensibilità; non ha problemi di timidezza o socialità e non si fa problemi a rompere il ghiaccio ed entrare in relazione con estranei di qualsiasi età; quando subisce dei torti da adulti o coetanei tende a nascondere ed avere un atteggiamento passivo e semmai a vendicarsi a modo suo
Nell'ambito familiare vive una situazione anomala e complicata. Abita a casa della nonna, con la mamma di 50 anni che ha anch'essa dei problemi psicologici che non ha mai affrontato ed assiste spesso a situazioni conflittuali forti; il padre precedentemente divorziato e con una figlia, che mio nipote ha conosciuto e frequentato per qualche tempo essendo di qualche anno più grande, è completamente sparito disinteressandosi completamente del figlio.
Ritengo che i comportamenti del bambino siano conseguenti alle situazioni che ha vissuto, e comunque meritino di essere affrontati come pure sia necessario che la mamma affronti un percorso di aiuto di consapevolezza e responsabilità.
Vi chiedo :
1) ritenete che sia meglio un unico professionista o 2 separati, considerando la differenza anagrafica e le dinamiche che ritengo richiedano competenze professionale nella comprensione ed approccio del problema diverso, come pure il peso dell'influenza che inevitabilmente si eserciterebbe
2) quale figura professionale è più indicata (psicologo, psicoterapeuta, altro)?
Ovviamente se vorrete anche aggiungere tecniche ed approcci che adottereste sarebbe di grande concretezza nell'orientarsi alla scelta.
Grazie
PS: condividerò le vostre risposte con mia sorella per aiutarla nella consapevolezza e motivazione
Dott.ssa Federica Trobbiani
Psicologo clinico, Psicologo
Albano Laziale
Gentile Paziente Anonimo,
Dalle sue parole appare evidente che è molto in pensiero per suo nipote e per sua sorella; per le situazioni dolorose che devono aver affrontato e per il presente a cui devono adattarsi.
Il primo consiglio che mi sento di offrire è di parlare della possibilità di intraprendere un percorso con sua sorella, per essere certa che in questo momento stia cercando un aiuto di questo tipo. Parlare con uno psicologo significa trovare uno spazio in cui sentirsi accolti e ascoltati, ma deve essere una richiesta maturata dalla persona stessa, che altrimenti rischia di essere avvertita come un'imposizione.
Se, parlandone, siete entrambe d'accordo con la scelta di intraprendere un percorso psicologico, a quel punto dovrete rivolgervi a 2 psicologi o terapeuti diversi (uno per la signora, l'altro per il bambino). Si è soliti fare in questo modo, infatti, per permettere ad entrambi di instaurare una relazione con una persona di cui si fidano, che conosce solo ciò che loro hanno condiviso e non altre informazioni provenienti dalla mamma o dal figlio.
Riguardo al tipo di professionista, possono richiedere sia un supporto psicologico con uno psicologo che una terapia vera e propria. Anche questa scelta dovrà dipendere da cosa si sente di fare sua sorella, quanto tempo ed energie è disposta in questo momento ad investire su un percorso lungo o su uno più mirato.
Spero di averle dato le informazioni e i chiarimenti che cercava. Si senta libera di contattarmi se ha bisogno di altro.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Federica Trobbiani

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Dott.ssa Alessia Fois
Psicologo, Psicologo clinico
Sant'Antioco
Gentilissima/Gentilissimo, il quadro clinico della situazione che si è cercata di rappresentare pare abbastanza complesso e probabilmente sarebbe utile un primo colloquio conoscitivo (anche on line) che possa chiarire diversi aspetti che non sono stati menzionati nella Sua descrizione. in questo caso sarà possibile dare indicazioni piu' chiare circa il percorso da seguire e i professionisti che sarebbe utile coinvolgere. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,

da quanto descrive emerge una situazione complessa ma anche ricca di potenzialità. Suo nipote mostra una vivacità cognitiva e una sensibilità emotiva importanti, ma queste risorse sembrano convivere con un mondo interno confuso e ferito da esperienze familiari instabili e da legami non sufficientemente sicuri. La sua irrequietezza, gli sbalzi d’umore, le difficoltà di concentrazione e i comportamenti regressivi possono essere letti come segnali di disagio emotivo e tentativi di autoregolazione in un contesto dove probabilmente sente poca coerenza e prevedibilità.

Rispetto alle sue domande:

È preferibile che mamma e bambino siano seguiti da due professionisti diversi, in modo che ciascuno abbia uno spazio protetto e indipendente, libero da influenze reciproche. Tuttavia, sarebbe auspicabile che i due specialisti possano collaborare e confrontarsi periodicamente, mantenendo una visione condivisa del percorso familiare. Questo consente di lavorare in sinergia, sostenendo il benessere del bambino e, al contempo, la crescita della madre.

Le figure più indicate sono due psicoterapeuti con competenze specifiche:
– per il bambino, uno psicoterapeuta dell’età evolutiva, possibilmente con formazione in neuropsicologia o psicologia dello sviluppo, capace di integrare osservazione comportamentale, sostegno emotivo e, se necessario, una valutazione delle funzioni attentive e dell’apprendimento;
– per la madre, uno psicoterapeuta individuale (ad orientamento cognitivo, sistemico o integrato), che possa aiutarla ad elaborare le proprie difficoltà emotive e a comprendere il proprio ruolo genitoriale, migliorando la relazione con il figlio.

Dal punto di vista tecnico, nel lavoro con il bambino sarebbe utile un approccio che integri giochi terapeutici, tecniche di regolazione emotiva e interventi di potenziamento cognitivo, eventualmente supportati da un training attentivo e metacognitivo. Per la madre, invece, il focus dovrebbe essere su un percorso di consapevolezza, empowerment e ristrutturazione dei modelli relazionali, aiutandola a uscire da schemi disfunzionali e a diventare una base sicura per il figlio.

Vista la delicatezza del quadro, suggerirei di avviare un percorso di valutazione psicodiagnostica per il bambino come primo passo, così da avere un quadro chiaro delle aree di forza e fragilità su cui costruire il trattamento.

Un caro saluto, resto a disposizione per approfondimenti
Dott.ssa Sara Corti
Psicologo, Psicologo clinico
Lucca
Salve,

Quando si parla d'infanzia bisogna tener conto che le influenze parentali sono una variabile determinante nella salute psicologica del bambino/a. Per questo sarebbe opportuno coinvolgere le figure parentali coinvolgibili nel percorso, almeno per il tempo necessario. Da valutare poi eventualmente e parallelamente un percorso di terapia personale per la madre.
Un cordiale saluto,

Dott.ssa Sara Corti.
Gentilissima, buongiorno,
da ciò che ha descritto, mi sembra di essere davanti a una situazione delicata. La soluzione ideale è quella di avere due percorsi distinti ma coordinati per la madre e per il bambino, con la possibilità di interventi integrati, in modo ciclico o continuo.
Esistono numerosi centri che offrono un servizio di rete tra professionisti, inclusi psicologi, psicoterapeuti e psicomotricisti, con prezzi calmierati. Sarà sufficiente una rapida ricerca su internet.
Le vorrei proporre alcuni suggerimenti per poterla aiutare adeguatamente con suo nipote, ma questi potrà riceverli solo in un colloquio con un professionista, che potrà darle consigli più appropriati.
In alcuni miei commenti passati ho già condiviso delle prospettive che potevano essere d’aiuto, ma in questa sede vorrei evitare di intervenire direttamente sul suo approccio relazionale.
Mi ha descritto un bambino che ha subito numerosi cambiamenti, perciò, reputo più salutare limitare i cambiamenti, che siano guidati da un solo professionista, al fine di alimentare uno stile educativo chiaro ed equilibrato.
Se foste di Torino, Padova, Lecce, Milano o Treviso, conosco numerosi specialisti che potrebbero aiutarvi.
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Claudia Sciorio
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Signora la situazione come ha detto lei è complessa. Io penso che si potrebbe fare una terapia familiare. Il bambino è molto piccolo e siccome come dice lei i problemi familiari sono visibili e concreti, è proprio lì che bisogna lavorare. Suo nipote si sentirà sprovvisto di risorse rispetto a tutti questi stimoli che sono anche molto dolorosi, come un presunto "abbandono" da parte del padre e una madre con problemi che come dice lei non riesce a gestire. Fare terapie separate potrebbe avere dei rischi in quanto potrebbero lavorare in direzioni diverse, o comunque potrebbe mancare quello che al bambino serve: un "ponte" che lo avvicini alla madre; poi il bambino è troppo piccolo per fare una psicoterapia, secondo me. Per cui le consiglio un approccio sistemico-familiare. Io sono una specializzanda in terapia familiare ma lei con queste indicazioni può scegliere chi vuole. Le auguro cose belle
Gentile zio,
il quadro che descrive è complesso ma molto chiaro: si tratta di un bambino vivace, intelligente, sensibile, che mostra però segnali di disorganizzazione emotiva — oscillazioni d’umore, regressioni, difficoltà di concentrazione, comportamenti più infantili del previsto — che non sembrano derivare da un deficit cognitivo, ma piuttosto da un contesto familiare instabile e affettivamente faticoso.
È importante leggere questi comportamenti non come sintomi “da correggere”, ma come forme di adattamento: il bambino, per quanto dotato, si trova a crescere in un ambiente in cui gli adulti di riferimento non offrono contenimento stabile, e quindi tende a muoversi tra fasi di maturità e fasi di regressione, tra il desiderio di indipendenza e la ricerca di protezione.
L’irrequietezza e la difficoltà di concentrazione possono essere espressione di un mondo interno che non riesce a trovare quiete, più che di un disturbo in senso stretto.
Rispetto alle sue domande:
1⃣ Un unico professionista o due separati?
In situazioni come questa, in cui c’è un intreccio tra la sofferenza del bambino e le difficoltà del genitore, la prospettiva più efficace è solitamente quella di un unico professionista (psicoterapeuta dell’età evolutiva) che possa occuparsi del bambino ma anche prevedere momenti dedicati alla madre.
Il lavoro clinico, infatti, non si limita al trattamento diretto del minore: il terapeuta può aiutare la madre a comprendere i bisogni emotivi del figlio, a regolare le proprie reazioni, a migliorare la comunicazione. Separare i percorsi rischierebbe di frammentare l’intervento e di perdere la visione d’insieme del sistema familiare.
Tuttavia, se la madre manifestasse una problematica personale più strutturata o una vera e propria resistenza al coinvolgimento, allora potrebbe essere utile affiancare due percorsi paralleli: uno centrato sul bambino e un altro per lei, con professionisti distinti ma in dialogo.
2⃣ Quale figura professionale è più indicata?
La figura di riferimento è uno psicoterapeuta dell’età evolutiva, preferibilmente con formazione ad orientamento psicodinamico, sistemico o integrato, abituato a lavorare con bambini e famiglie.
Uno psicologo non psicoterapeuta può certamente occuparsi di valutazioni e colloqui di orientamento, ma l’obiettivo qui sembra essere quello di intraprendere un percorso terapeutico continuativo, più che di fare una semplice consulenza o test.
3⃣ Approccio e tecniche
In casi simili, gli approcci più indicati tendono a privilegiare il gioco, il disegno, la narrazione, come strumenti per accedere al mondo interno del bambino e dare parola alle sue emozioni.
Parallelamente, si lavora con i genitori (o con chi ricopre funzioni genitoriali) per restituire una funzione di contenimento e promuovere un clima più stabile.
Talvolta, nei primi incontri, è utile anche un colloquio con la scuola per osservare come il bambino si muove nel contesto sociale e didattico.
L’elemento centrale resta la relazione terapeutica: il bambino, prima ancora di “parlare del suo disagio”, deve potersi fidare, sentire che quello spazio è protetto e che l’adulto che lo accoglie non giudica, ma ascolta.
Il fatto che lei si ponga queste domande con tanta cura e attenzione è un segnale molto positivo: significa che attorno al bambino c’è almeno una figura capace di guardarlo con empatia e desiderio di comprensione — e spesso è proprio da lì che comincia il cambiamento.
Con delicatezza,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Psicologa – Psicoterapeuta in formazione
In presenza e online
Dott.ssa Verdiana Lilith Vienna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Rivoli
Buongiorno gentile utente, le domande e le preoccupazioni per suo nipote e sua sorella sono senz'altro di fondamentale importanza per il bambino, che può contare su un adulto attento, comprensivo e supportivo. Questo è molto importante e lo è anche per sua sorella.
Data la complessità della situazione che ha descritto, sarebbe utile far sentire il proprio sostegno e la propria vicinanza sia a suo nipote che a sua sorella, attraverso un atteggiamento attento ma non giudicante, di presenza e aiuto sinceri, proprio come si scorge dalle sue parole.
Per il caso specifico sarebbe più consigliabile affidarsi a due professionisti distinti, che possano prendersi cura delle difficoltà e delle ferite di ciascun membro della diade, dedicando spazio, attenzione e cura specifiche.
Sicuramente l'approccio con un bambino o con un adulto sono differenti, ma al di là di questo, ritengo sia utile che ognuno abbia uno spazio dedicato, dove poter prendere in esame aspetti completamente diversi.
Rispetto al professionista da contattare, la mia opinione è che sarebbe preferibile uno psicoterapeuta, ma anche un buon psicologo può essere una soluzione!
Spero che la mia risposta le sia stata utile!
Ci tengo ancora a dire, in ultima battuta, che, in una situazione come quella di suo nipote, in cui sta crescendo in un ambiente familiare prevalentemente femminile, in assenza della figura paterna, la sua presenza e le sue cure così delicate e attente, sono sicuramente un'importante ancora di salvezza per la famiglia.
Dott.ssa SONIA SIMIONATO
Psicologo, Psicologo clinico
San Martino di Lupari
Buongiorno.. mi spiace molto per questa situazione familiare. Allora lo/la psicologo/a non può prendere in carico nello stesso momento due persone che hanno legami affettivi (in questo caso madre e figlio). Consiglierei eventualmente di rivolgersi ad uno psicoterapeuta familiare (quindi di orientamento sistemico relazionale) che possa vedere inizialmente tutti e due insieme e poi sarà il professionista a valutare se proseguire con entrambi oppure solo con la madre e, in questo caso, indirizzare il minore ad un altro professionista. In ogni caso data l'età del bambino, consiglio uno psicologo dell'età evolutiva.
Dott.ssa Eleonora Bergami
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Buongiorno, grazie la condivisione. 
Per rispondere alle domande poste, potremmo dire che di norma si prevedono due figure separate, una che segue il minore e una che segue i genitori. Questa distinzione permette ai due lavori di procedere parallelamente, seguendo le necessità specifiche individuate. Inoltre, per il minore può essere molto importante stabilire un rapporto di fiducia esclusivo con il clinico che lo prende in carico, separato e protetto da eventuali incursioni genitoriali, anche solo fantasticate. Così, al contempo, i genitori possono, separatamente o insieme, affrontare un loro percorso personale. Ciascun professionista potrà poi sentirsi libero di prevedere o meno incontri di raccordo tra le parti. Le figure preposte possono essere sia psicologi che psicoterapeuti, con una formazione sull'età evolutiva. Tecniche o approcci specifici risultano spesso secondari rispetto a quelle che saranno l'alleanza di lavoro e la relazione di fiducia, che andranno così a costituire la vera base del lavoro di cura.


Care cose
Dott.ssa E.B.
Dott.ssa Silvia Visentin
Psicologo, Psicologo clinico
San Donà di Piave
Buongiorno da quello che descrive condivido con lei il fatto che la situazione è molto complessa e come ha ben scritto sarebbe consigliato un percorso psicologico sia per il bambino sia per la madre. Sarebbe meglio avere due professionisti distinti che operano in rete ed eventualmente pensare poi a degli incontri futuri tra mamma e bimbo con la terapeuta del bambino. Per quanto riguarda la figura e il professionista più appropriato, penso che non ci sia un orientamento migliore degli altri dunque provate a cercare psicologi e psicoterapeuti che operano nel vostro paese e per il bambino che sia un professionista specializzato in età evolutiva.
Dott.ssa Letizia Maiano
Psicologo, Psicologo clinico
Verona
Buongiorno, nel caso di tuo nipote, la situazione familiare complessa influisce chiaramente sul suo equilibrio emotivo e comportamentale. Sarebbe opportuno un percorso parallelo ma distinto: uno per il bambino e uno per la madre. Questo permette di rispettare le diverse età, bisogni e dinamiche psicologiche, evitando interferenze reciproche.
Per il bambino è indicato uno psicoterapeuta dell’età evolutiva, che possa lavorare su autoregolazione emotiva, fiducia e gestione dei comportamenti regressivi, utilizzando approcci come la terapia cognitivo-comportamentale, integrata o gioco-terapia.
Per la madre, è consigliato uno psicoterapeuta individuale, orientato alla consapevolezza emotiva e alla gestione delle dinamiche familiari. Solo in un secondo momento, se opportuno, si potrà valutare un intervento familiare congiunto.
Dott.ssa Jessica Rossello
Psicologo clinico, Psicologo
Lissone
Grazie per aver condiviso così apertamente la situazione. Dai suoi racconti emerge chiaramente quanto tenga al benessere di suo nipote e di sua sorella, e cercherò di rispondere nel modo più chiaro possibile alle sue domande.

1) Meglio un unico professionista o due separati?
In questo caso, ritengo più opportuno rivolgersi a due professionisti separati. Questo approccio garantisce la giusta etica e privacy nelle relazioni, e permette di rivolgersi a specialisti con competenze specifiche per le difficoltà di ciascuno. Un percorso mirato per il bambino può aiutarlo a gestire le difficoltà di attenzione e apprendimento, elaborare emozioni complesse legate ai conflitti familiari e all’assenza della figura paterna, e sviluppare strategie di coping adeguate alla sua età e sensibilità. Parallelamente, un percorso dedicato alla mamma può sostenerla nel diventare più consapevole delle proprie difficoltà, migliorare la gestione dei conflitti e creare un ambiente familiare più stabile per il minore. I due percorsi possono comunque coordinarsi: ad esempio, i professionisti possono confrontarsi tra loro, condividere indicazioni o proporre incontri familiari quando lo ritengano opportuno, senza però compromettere l’autonomia e la privacy di ciascuno.

2) Quali figure professionali sono più indicate?
Per il bambino, la figura più indicata è uno psicologo o psicoterapeuta infantile, o comunque un professionista con esperienza in età evolutiva. Questo permetterà di valutare le difficoltà emotive e cognitive e di proporre strategie mirate a supportare il suo sviluppo complessivo. Per la mamma, un psicologo o psicoterapeuta può essere di grande aiuto per sviluppare consapevolezza, strumenti di gestione delle emozioni e competenze genitoriali. In alcuni casi, affiancare al percorso psicologico un parent training può offrire strategie concrete per sostenere il bambino e migliorare la comunicazione in famiglia.

Vorrei sottolineare che, sebbene sia prezioso che lei si preoccupi della salute di suo nipote e di sua sorella, quest’ultima non può essere obbligata a intraprendere un percorso personale né a farlo intraprendere al figlio. In questo senso, lei stessa può diventare una figura di supporto funzionale, aiutando il nipote e accompagnando sua sorella a riflettere sulle proprie possibilità e responsabilità, eventualmente valutando anche un percorso di consapevolezza per sé stessa.
Dott. Marco Boscolo
Psicologo, Psicologo clinico
Como
Buongiorno,
mi permetta di ringraziarla per aver condiviso con tanta accuratezza la situazione di suo nipote. Dalle sue parole emerge affetto, attenzione e un sincero desiderio di capire come poterlo aiutare al meglio, in un contesto familiare che sembra piuttosto complesso e faticoso per tutti.
Da ciò che descrive, il bambino appare sensibile, intelligente e molto percettivo rispetto a ciò che gli accade intorno. Tuttavia, la vivacità unita a irrequietezza, sbalzi d’umore e comportamenti regressivi può indicare che sta cercando un modo per gestire tensioni e insicurezze legate al contesto emotivo in cui vive. È abbastanza comune che i bambini, esposti a situazioni di conflitto o instabilità, esprimano il disagio più con il comportamento che con le parole.
In casi come questo, è consigliabile che il bambino venga seguito da uno psicoterapeuta dell’età evolutiva, una figura specializzata nel lavorare con bambini e preadolescenti. Parallelamente, sarebbe importante che anche la madre possa intraprendere un proprio percorso di sostegno psicologico: non solo per affrontare le proprie difficoltà, ma anche per comprendere meglio i bisogni del figlio e aiutarlo a ritrovare sicurezza.
Di solito è preferibile che madre e figlio siano seguiti da due professionisti distinti, che possano poi confrontarsi periodicamente sul percorso, mantenendo però spazi terapeutici separati. In questo modo ciascuno può lavorare sui propri vissuti senza sovrapposizioni o interferenze reciproche.
Un approccio integrato (che includa ascolto, sostegno emotivo, e in caso di necessità strumenti di psicoterapia infantile come il gioco o il disegno) può essere molto efficace nel favorire l’espressione e la regolazione delle emozioni del bambino.
Credo che il passo più importante sia proprio quello che sta cercando di fare: riconoscere che dietro i comportamenti di suo nipote c’è un disagio che merita attenzione, ma anche fiducia nelle sue risorse. Con un supporto adeguato, questi bambini spesso riescono a trasformare la loro sensibilità in una grande forza.
Le auguro di riuscire a venire a capo di tutto ciò al più presto.
Un cordiale saluto,
Dott. Boscolo.
Dott.ssa Cristiana D'Urso
Psicologo, Psicologo clinico
Qualiano
Buongiorno,
considerando la complessità del contesto familiare, le consiglierei di percorrere due percorsi distinti: uno per il bambino e uno per la madre, così da poter affrontare le dinamiche specifiche di ciascuno senza confondere ruoli. Il bambino può beneficiare di un percorso con psicologo o psicoterapeuta dell’età evolutiva, con interventi su regolazione emotiva, gestione dei comportamenti e strategie adattive. La madre può essere supportata da uno psicologo o psicoterapeuta adulto per aumentare consapevolezza, gestione emotiva e competenze genitoriali. Un coordinamento tra i due professionisti può aiutare a mantenere coerenza negli interventi e a sostenere il benessere di entrambi.
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Buonasera,
da ciò che descrive emerge un quadro complesso, ma anche ricco di risorse: suo nipote sembra un bambino sensibile, curioso e capace di entrare in relazione, ma che al tempo stesso sta cercando — probabilmente in modo confuso e irrequieto — un equilibrio emotivo in un contesto familiare molto carico e instabile.

Quando un bambino manifesta sbalzi di umore, difficoltà di concentrazione o regressioni comportamentali, è spesso il segnale di un disagio che non trova ancora le parole per essere espresso. Le dinamiche relazionali e la sofferenza della madre che menziona possono pesare molto, anche se il bambino non ne parla direttamente.

In questi casi è consigliabile un percorso integrato, ma con due spazi distinti:

uno per il bambino, con uno psicologo o psicoterapeuta dell’età evolutiva, che possa lavorare attraverso il gioco, la relazione e strumenti adatti alla sua età;

e uno per la madre, con un professionista diverso, in modo da offrirle un luogo di ascolto e sostegno che non interferisca con lo spazio del figlio.

La collaborazione tra i due terapeuti può essere utile, ma i setting devono restare separati per garantire libertà e autenticità a entrambi.

Tra gli approcci più efficaci in questi casi ci sono la psicoterapia ad orientamento sistemico-relazionale, che considera le dinamiche familiari nel loro insieme, o quella gestaltica e di sostegno alla genitorialità, mirata a favorire consapevolezza e presenza emotiva nei genitori.

Il passo più importante, come lei giustamente sottolinea, è che la madre trovi la motivazione per iniziare un proprio percorso: il benessere del bambino passa sempre anche attraverso la crescita emotiva dell’adulto di riferimento.

Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,

da quanto descrive, la situazione del bambino sembra effettivamente complessa e meritevole di un approfondimento specialistico. I comportamenti che riferisce — come l’irrequietezza, gli sbalzi d’umore, la difficoltà di concentrazione e le regressioni comportamentali — possono essere una risposta a un contesto familiare difficile e richiedono una valutazione attenta per comprendere meglio il suo stato emotivo e le sue necessità.

Sarebbe consigliabile che il bambino venisse seguito da uno psicologo o psicoterapeuta dell’età evolutiva, in modo da effettuare una valutazione completa e impostare un eventuale percorso di supporto adeguato. Parallelamente, sarebbe importante che anche la mamma intraprendesse un percorso personale con un altro professionista, così da poter affrontare le proprie difficoltà e sostenere in modo più efficace il figlio.

In sintesi, quindi, due professionisti distinti — uno per il bambino e uno per la madre — rappresentano generalmente la scelta più appropriata, sia per le diverse esigenze, sia per mantenere spazi di lavoro separati e specifici.

Un percorso psicoterapeutico con approccio cognitivo-comportamentale, eventualmente integrato con strumenti di mindfulness o tecniche di regolazione emotiva, può risultare molto utile sia per il bambino che per la madre, a seconda delle loro necessità individuali.

Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
la situazione è sicuramente da attenzionare e richiede un supporto da degli specialisti.
In merito allo scegliere una o due figure dipende da quali sono gli obiettivi che ci si pone a riguardo, in particolar modo mi riferisco alla differenza per il genitore tra un supporto per sè o in relazione al rapporto con il bambino.
Riguardo quale figura sia più indicata, sicuramente in una prima fase una consulenza psicologica può far comprendere quale sia la strada migliore da seguire, se con un supporto psicologico o di tipo psicoterapeutico, è da tenere in considerazione che la linea di differenza tra questi ambiti è piuttosto sottile.
Resto a disposizione, anche in formato online, per ulteriori informazioni.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con tanta chiarezza la situazione di vostro nipote. Da quanto racconta, emergono diversi aspetti importanti: un bambino con intelligenza vivace e sensibilità, ma che mostra difficoltà emotive e comportamentali in parte legate al contesto familiare complesso in cui vive. È comprensibile che manifesti irrequietezza, sbalzi d’umore, regressioni comportamentali e difficoltà di concentrazione, considerando la storia di relazioni conflittuali e l’assenza di figure paterne stabili.

1. Un unico professionista o figure separate?
In generale, data la differenza di età e le dinamiche familiari complesse, spesso è più efficace rivolgersi a figure separate:

un professionista specializzato con i bambini per il nipote, in grado di utilizzare strumenti e tecniche adatti all’età (ad esempio giochi terapeutici, tecniche narrative, attività espressive, osservazione comportamentale) e di lavorare sulle emozioni, autoregolazione e strategie di coping;

un professionista per la madre, che possa sostenere consapevolezza, gestione emotiva, responsabilità genitoriale e comprensione delle dinamiche familiari.

Questo permette a ciascun percorso di essere mirato, senza sovrapposizioni o rischi di condizionamento reciproco.

2. Quale figura professionale è indicata?

Per il bambino: psicologo dell’età evolutiva o psicoterapeuta infantile. Queste figure hanno competenze specifiche nello sviluppo, nell’osservazione dei comportamenti e nell’accompagnamento dei bambini in contesti familiari complessi.

Per la madre: psicologo o psicoterapeuta adulto, preferibilmente con esperienza in dinamiche familiari e genitorialità, in grado di lavorare su consapevolezza e gestione dei conflitti.

Approcci e tecniche utili:

Per il bambino: attività di gioco terapeutico, tecniche narrative (raccontare storie e riflettere sui personaggi), strategie di autoregolazione emozionale, mindfulness per bambini, lavoro sul riconoscimento e gestione delle emozioni; sostegno nella costruzione di relazioni sicure e confini personali.

Per la madre: percorsi di consapevolezza genitoriale, gestione dello stress e dei conflitti, terapia focalizzata sulla regolazione emotiva, educazione alle dinamiche familiari, strategie per sostenere il figlio senza ripetere schemi disfunzionali.

In sintesi, separare i percorsi permette un intervento più mirato e rispettoso dei bisogni di ciascuno, e favorisce un miglioramento globale delle dinamiche familiari.

Un caro saluto,
Veronica De Iuliis
Dott.ssa Paola Grasso
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
a fronte di quanto ha condiviso in merito alla situazione di suo nipote, mi sento di sottolineare l’importanza di un coinvolgimento diretto delle figure genitoriali del bambino. Considerando quanto a questa età la sicurezza emotiva di quest’ultimo dipenda strettamente dai genitori, ritengo fondamentale che entrambi possano essere parte attiva in un percorso di supporto finalizzato al benessere del figlio e del loro nucleo familiare.
Accanto a questo, potrebbe essere utile che i genitori stessi valutino l’opportunità di intraprendere, ciascuno, un percorso terapeutico individuale per approfondire le proprie fragilità, temi di interesse e personali vissuti. Un simile lavoro può costituire un sostegno importante, anche a latere di un eventuale intervento più ampio.
In questa fase, potrebbe quindi essere indicato l’avvio di un percorso familiare, magari da valutare con uno psicoterapeuta specializzato in approccio sistemico-relazionale e con formazione specifica in terapia della famiglia.
Tengo infine a sottolineare come la sua preoccupazione nei confronti di suo nipote rappresenti un importante fattore protettivo. Il suo sguardo attento può favorire l’emergere di una riflessione condivisa all’interno del nucleo familiare, contribuendo a creare le condizioni per un cambiamento orientato al benessere di tutti i suoi membri.
Resto a disposizione per approfondire eventuali aspetti o tematiche legate a questa situazione.
Un saluto - dott.ssa Paola Grasso
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, da quanto racconta, emerge una situazione familiare complessa che coinvolge non solo suo nipote, ma anche gli adulti che lo circondano. È comprensibile che lei si preoccupi per lui, perché ciò che descrive — l’irrequietezza, gli sbalzi d’umore, la difficoltà di concentrazione e i comportamenti più infantili — può essere il modo con cui un bambino cerca di adattarsi a un contesto emotivamente instabile. I bambini, specie se sensibili e intuitivi come sembra essere suo nipote, tendono a “risuonare” con ciò che accade attorno a loro: assorbono tensioni, conflitti e non detti familiari, e spesso li esprimono attraverso il comportamento, più che con le parole. Il fatto che lui riesca comunque a entrare facilmente in relazione con gli altri, che mostri curiosità e una vivace intelligenza, rappresenta una risorsa preziosa su cui lavorare. Tuttavia, il suo atteggiamento passivo di fronte ai torti e la tendenza a “vendicarsi a modo suo” possono indicare una difficoltà a gestire le emozioni negative, come la rabbia o la delusione, che in un contesto familiare turbolento è frequente. È probabile che il bambino stia cercando un equilibrio tra il bisogno di sentirsi accudito e la frustrazione per la mancanza di stabilità emotiva da parte delle figure genitoriali. Venendo alla sua domanda, può essere utile che madre e figlio intraprendano due percorsi separati ma possibilmente coordinati tra loro. In questo modo ognuno può avere uno spazio personale di riflessione e cambiamento, mantenendo però un dialogo clinico tra i professionisti coinvolti. Per esempio, il bambino potrebbe lavorare con uno psicoterapeuta dell’età evolutiva (cioè specializzato nel lavoro con bambini e preadolescenti), mentre la madre potrebbe essere seguita da un altro terapeuta che si occupi del suo benessere psicologico e delle sue difficoltà emotive. Questo approccio “in parallelo” permette di sostenere il piccolo nel suo sviluppo e, al contempo, di rafforzare la figura genitoriale, che ha un ruolo fondamentale nel favorire il miglioramento del figlio. La figura più indicata per entrambi è quella dello psicologo psicoterapeuta. Per il bambino è importante che il professionista abbia competenze specifiche in età evolutiva, sappia utilizzare modalità di lavoro adeguate (come il gioco, il disegno, il dialogo guidato) e possa coinvolgere periodicamente la madre in incontri di restituzione. Per la madre, invece, un percorso di psicoterapia individuale può aiutarla a comprendere meglio le proprie emozioni, i modelli di comportamento che ripete e le ricadute che questi hanno sul figlio, sviluppando maggiore consapevolezza e capacità di gestione delle difficoltà familiari. Dal punto di vista dell’approccio, un orientamento cognitivo-comportamentale può essere molto utile in casi come questo, perché lavora sia sulla comprensione dei pensieri e delle emozioni, sia sul cambiamento concreto dei comportamenti. Con il bambino si potrebbe intervenire sull’autoregolazione emotiva, sull’attenzione e sulla gestione dell’impulsività, mentre con la madre si potrebbe lavorare sul riconoscimento dei propri schemi di reazione, sulla gestione dello stress e sul miglioramento della comunicazione con il figlio. La cosa più importante, però, è che entrambi si sentano accolti, non giudicati, e accompagnati con empatia. Il cambiamento, soprattutto nei contesti familiari complessi, richiede tempo, fiducia e la possibilità di vivere relazioni terapeutiche che offrano un modello diverso di sicurezza e di comprensione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Marta Oliviero
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Sovizzo
Salve, credo che sarebbe opportuno che la madre del bambino si rivolgesse ad uno psicoterapeuta che la possa aiutare sia a risolvere le proprie difficoltà che sostenerla nel suo ruolo genitoriale. Sarà il professionista poi a valutare se è necessaria anche la presenza del bambino o se sarà utile un'altra figura che prenda in carico il minore.
Dott.ssa Marida Scarcello
Psicologo, Psicologo clinico
Orbassano
Buongiorno
E' sempre consigliato rivolgersi a due professionisti diversi, in stanze diverse. Mi rivolgerei ad uno psicoterapeuta che si occupi dell'età evolutiva e uno per adulti.
Dott.ssa Erika Messinese
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentilissima,
da quanto descrive, suo nipote mostra una vivace intelligenza e sensibilità, ma anche segnali di disagio emotivo legati al contesto familiare in cui vive. L’irrequietezza, gli sbalzi d’umore e i comportamenti più infantili possono essere modi per esprimere emozioni difficili da gestire — come rabbia, paura o insicurezza — invece di essere semplici “capricci”.
In situazioni come questa è utile che bambino e madre intraprendano percorsi separati, con due professionisti diversi ma in contatto tra loro (con il consenso della madre). In questo modo entrambi possono avere uno spazio sicuro e indipendente di ascolto, pur mantenendo una visione condivisa del quadro familiare.
La figura più indicata è lo psicoterapeuta (dell'età evolutiva per il bambino e dell’età adulta per la madre). Per il bambino possono essere utili approcci come la psicoterapia cognitivo-comportamentale in forma ludica o la play therapy; per la madre, un sostegno psicologico o genitoriale può aiutarla a gestire meglio le dinamiche emotive e relazionali.
Vista la presenza di difficoltà di attenzione e apprendimento, consiglio inoltre una valutazione neuropsicologica per il bambino, per escludere o approfondire eventuali disturbi specifici dell’apprendimento o del funzionamento attentivo, così da offrire un supporto più mirato anche in ambito scolastico.
Il suo sguardo attento e la volontà di aiutare rappresentano già un passo importante verso il benessere del bambino.
Resto a disposizione e vi auguro di trovare l'aiuto più adatto alle vostre esigenze.
Un caro saluto,
Dott.ssa Erika Messinese

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