Buongiorno sono un uomo di 36 anni, sposato da 2 mia moglie ha una bimba di 7 anni da una precedente

24 risposte
Buongiorno sono un uomo di 36 anni, sposato da 2 mia moglie ha una bimba di 7 anni da una precedente relazione. Io sono in un momento particolare, esco pochissimo di casa vivo in un mondo prettamente idealizzato e finto, fatto di TV e social. Non ho lavoro,premetto che ho sempre lavorato come sportivo professionista( dove la mia identità si é costruita) fatta di illusioni, tante donne ecc, poi lontano dalla realtà.
Il problema a é che mi ci identifico molto. Nonostante anni di terapia sono ancora allo stato brado della ricerca si me.
Mia moglie é una donna estremamente intelligente, ma io la speso la saluto per questo suo modo di capire tutto al volo, perché implicherebbe me a dov é distruggere una parte di me che é totalizzante,e perché sento che sotto questo c é poco e altro. E quindi mi rifugio al passato, che era meno vero ma meno doloroso.
Quando esco di casa non mi sento nessuno o mi sento colui che puo essere superiore agl altri, arrogandosi diritti superiori. Sono preoccupato di questo ma non nego che mi da anche adrenalina in questa vita piatta. Vorrei trovare lavoro,ma ho paura che la mia arroganza la mia incapacità di stare in gruppo,nonostante venga dall ambiente sportivo,mi porti a fare casino. Poi provo tanto amore/ma tanto conflitto e rabbia nei confronti di mia moglie che é tutto quello che una donna dovrebbe avere ma che io da marito non mi ci avvicino. E per arrivarci tendo a sminuire.
Mi sento finto e questo mi fa star male. La situazione é molto complessa, perché o mi sento finto o malato che esula tutte le responsabilità. Grazie per l ascolto
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

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Gentile utente buonasera.
Da Psicologo dello Sport mi sento di poterla aiutare a riflettere su alcuni aspetti del suo periodo.

Sicuramente la transizione di carriera da atleta professionista a quello che viene dopo è una problematica seria e non sufficientemente approfondita.
La vita da atleta ha dei ritmi, delle regole e delle routine relazionali molto specifiche e ripetitive, che in qualche modo generano una zona di comfort molto gradevole , perché si guadagna facendo quello che piace di più, si vivono esperienze ed emozioni sportive molto coinvolgenti e adrenaliniche, si costruisce una personalità fatta di certezze e conquiste, e, infine, qualche optional di bella vita che non guasta.

Altro aspetto che caratterizza la vita dello sportivo professionista è che raramente ci si preoccupa del dopo. Qualcuno riesce, ma non è necessario, a investire gli ultimi anni di carriera nell'acquisire competenze da tecnico, allenatore o dirigente, rimanendo così nell'ambito ben conosciuto e stimolante del proprio sport.
In qualche altro caso, si investe una parte dei guadagni risparmiati in attività commerciali, imprenditoria o investimenti immobiliari. Ma ci sono molti altri casi in cui non si pianifica il futuro e ci trova, all'improvviso, nel dover fare i conti con una nuova vita, nuove esigenze (anche familiari), nuove abitudini e nuove responsabilità.

Non so che tipo di terapia ha seguito in passato.
Probabilmente, ed è questo il mio consiglio, un percorso psicologico basato sulla crescita personale, sulla ridefinizione di obiettivi e priorità e sulla valorizzazione delle potenzialità individuali, sarebbe la soluzione migliore per lei.

La Psicologia dello Sport offre anche questa opportunità. Non solo si occupa della prestazione degli atleti in attività, ma aiuta anche gli atleti a ricostruire una vita post-abbandono. Lavorando su aspetti psicologici che da sportivo ben conosce, potrà riacquisire motivazione, obiettivi e metodologia di apprendimento e pratica (allenamento), essenziali per acquisire nuove competenze ed esplorare le opportunità lavorative migliori.

Se lo desidera posso darle maggiori informazioni su un percorso di questo tipo e aiutarla a ritrovare una buona soddisfazione di vita. Disponibile anche per consulenza online.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
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Dott.ssa Lidia Milazzo
Psicologo, Psicologo clinico
Messina
Gentile Utente, grazie per la condivisione.
Mi dispiace sentire che sta attraversando un momento così difficile e confuso nella sua vita. La sua situazione appare complessa e ricca di conflitti interni. È evidente che sta cercando di comprendere se stesso, la sua identità e il suo posto nel mondo, ma si trova ad affrontare sfide significative.

Il fatto di identificarsi fortemente con la sua identità precedente come sportivo professionista potrebbe rappresentare una sorta di ancoraggio alla sua vecchia vita, un periodo che potrebbe sembrarle più autentico o significativo rispetto al presente. Questa identificazione potrebbe anche fungere da meccanismo di difesa contro la realtà attuale, che trova difficile da affrontare.

La sua descrizione della sua relazione con sua moglie è altrettanto complessa. Da un lato, riconosce e apprezza le sue qualità, ma dall'altro sente un conflitto interno che la porta a sminuire il valore della sua relazione con lei. Questo potrebbe riflettere una lotta interna tra la sua paura di avvicinarsi e la sua necessità di connessione e intimità.

La menzione di comportamenti arroganti e l'incapacità di interagire in modo costruttivo con gli altri potrebbero essere segni di una sorta di difesa o maschera che indossa per proteggersi dalle vulnerabilità e dai dolori interni. Tuttavia, questi comportamenti possono anche creare ulteriori distanze tra lei e gli altri, compresa sua moglie.

È positivo che lei sia aperto alla possibilità di cercare lavoro e che riconosca le sue preoccupazioni riguardo al suo comportamento e alla sua interazione con gli altri. Questo potrebbe essere un primo passo importante verso la costruzione di una vita più autentica e soddisfacente.

Le suggerirei di considerare di continuare con la terapia o di iniziare un percorso di counseling se non lo sta già facendo. Un professionista può aiutarla a esplorare questi sentimenti e comportamenti complicati, a comprendere le sue paure e a sviluppare strategie per gestirle in modo più sano e produttivo.

Inoltre, potrebbe trovare utile lavorare sulla sua autostima e sull'accettazione di se stesso, cercando di abbracciare tutte le parti di se, comprese quelle che potrebbero sembrarle meno piacevoli o accettabili. Questo potrebbe aiutarla a costruire relazioni più autentiche e appaganti con gli altri, inclusa sua moglie.

Ricordi, è un percorso e ci vorrà tempo e impegno per fare progressi significativi. Sia gentile con se stesso durante questo processo e cerchi il sostegno di professionisti e cari quando ne ha bisogno.
Cordiali Saluti.
Dott.ssa Lidia Milazzo

Dott.ssa Maria Zaupa
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Vicenza
Buonasera, 'nonostante anni di terapia sono allo stato brado' mi porterebbe a farle tante domande, ad approfondire ciò che sembra ancora sullo sfondo della sua vita. Prenda in considerazione un ritorno alla terapia non solo per comprendere col suo sentire ed il suo 'non fare' ma soprattutto per decidere cosa vuole di diverso per lei, oggi rispetto a ieri ed in prospettiva. Un caro saluto e a disposizione anche on line. Maria dr. Zaupa
Dott. Francesco Pellino
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Milano
Buongiorno, mi dispiace molto per questa situazione di disagio. Mai sembra di capire che si sente decontestualizzato e che avendo cambiato l'ambiente lei sia uscito da una sorta di confort zone dove lei era centrato, apprezzato e riconosciuto come sportivo. Identificarsi col proprio lavoro molto di più che con altre variabili può generare degli scompensi una volta che quella sicurezza inizia a barcollare. Prova quindi della frustrazione che qualche volta riversa anche nella sfera relazionale. A mio avviso dovrebbe davvero considerare un percorso di supporto psicologico per comprendere come meglio agire e pensare in vista di migliorare questa situazione. Anche perché ha un'età molto giovane e se si sente così adesso il rischio di vivere nel passato fra 20, 30 o 40 anni diventerebbe davvero complesso. Se lo desidera mi trova a disposizione. In quanto coetaneo capisco molto bene quello che sta vivendo, io stesso ho avuto una ottima carriera fattoriale in gioventù ed ho corso il rischio di compiangere le vecchie glorie teatrali troppe volte, vivendo nel passato e perdendomi il presente. Coraggio. Sono certo che riuscirà a superare questo impasse
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Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Ciao,

Prima di tutto, voglio ringraziarti per condividere sinceramente i tuoi sentimenti e le tue preoccupazioni. È un passo importante verso il cambiamento e il benessere personale.

Sembrano emergere diverse sfide nella tua vita in questo momento, e capisco che affrontarle può sembrare scoraggiante. È chiaro che stai attraversando un periodo di transizione e di ricerca di te stesso, e questo è un processo che richiede tempo, impegno e pazienza.

È positivo che tu riconosca la necessità di trovare un lavoro e di uscire dal mondo idealizzato e finto in cui ti trovi attualmente. Trovare un lavoro potrebbe essere un passo importante verso il ritrovamento della tua identità e del tuo scopo nella vita. Tuttavia, è anche comprensibile che tu possa sentire ansia riguardo alla tua capacità di adattarti a un nuovo ambiente lavorativo. In questo caso, potresti valutare l'opportunità di cercare supporto professionale, come un coach o un consulente, per aiutarti a sviluppare strategie per affrontare le tue preoccupazioni e le tue sfide personali.

Quanto al tuo rapporto con tua moglie, sembra che tu abbia sentimenti contrastanti nei suoi confronti. È positivo che tu riconosca le sue qualità e il suo valore, ma è anche importante esplorare i sentimenti di conflitto e rabbia che provi nei suoi confronti. Potresti considerare l'opportunità di rivolgerti a un terapeuta di coppia per esplorare queste dinamiche e migliorare la comunicazione e l'intimità nella vostra relazione.

Infine, riguardo alla sensazione di sentirsi finto, è importante ricordare che è normale avere dubbi e incertezze sulla propria identità e sul proprio ruolo nella vita. Il processo di autoesplorazione e crescita personale può essere complesso e richiede tempo e impegno. Ti consiglio di essere gentile e compassionevole con te stesso mentre navighi attraverso questo periodo di cambiamento e di ricerca di te stesso.

Ricorda che sei degno di amore, sostegno e felicità, e che ci sono risorse e persone disponibili ad aiutarti lungo il tuo percorso. Non esitare a cercare aiuto e supporto quando ne hai bisogno.

Con affetto,

Dott.ssa De Pretto
Dott.ssa Nausicaa Precenzano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bollate
Buongiorno.
le consiglio una psicoterapia con EMDR che la aiuti a lasciare il passato nel passato ed essere di più nel presente in modo funzionale. Ha avuto una vita passata molto diversa da quella che ha oggi ed è bene che quella del passato venga lasciata andare a favore di un vivere positivo nel presente e nel futuro grazie anche alla costruzione e consapevolezza della sua nuova identità.

Un saluto
Dott. Giuseppe Berenati
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gentile utente, anche se non sente risultati dalla scorsa terapia di sicuro l'avrà fatta mettere in contatto in maniera. Questa può essere una buona base dalla quale partire per un viaggio insieme all'analista affinché lei possa raggiungere una trasformazione della sua persona. questo lo può fare solo in terapia. rimango a disposizione per eventuali domande.
Cordialmente.
Dott.ssa Maria Sepe
Psicologo
Imperia
buongiorno gentile utente. Colgo nelle sue parole il desiderio e il bisogno di dare alla sua quotidianità un nuovo equilibrio che tenga conto delle esperienze che ha vissuto che, pur riferite in chiave critica, possono essere risorse dalle quali partire per un percorso di consapevolezza e cambiamento. Considero, inoltre, un buon punto di partenza il disagio che sta vivendo e che così bene descrive. Rivaluti la possibilità di riprendere il suo percorso. Quel sentirsi "allo stato brado" nonostante la terapia, merita di essere esplorato in un contesto dove possa sentirsi accolto, protetto, ascoltato e non giudicato.
Dott. Ciro Napoletano
Psicologo, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Gentile Utente, grazie per la condivisione così profonda. Mi dispiace sentire che sta attraversando un momento così difficile e confuso nella sua vita. Mi sembra che stia vivendo una sorta di conflitto tra il suo passato, che le offre una sensazione di comfort e sicurezza, e la realtà attuale, che è piena di incertezze e sfide. È positivo che tu riconosca la necessità di trovare un lavoro e di uscire dal mondo idealizzato e finto in cui ti trovi attualmente. Trovare un lavoro potrebbe essere un passo importante verso il ritrovamento della tua identità e del tuo scopo nella vita. Tuttavia, è anche comprensibile che tu possa sentire ansia riguardo alla tua capacità di adattarti a un nuovo ambiente lavorativo. A mio avviso dovrebbe davvero considerare un percorso di supporto psicologico per comprendere come meglio agire e pensare in vista di migliorare questa situazione. Anche perché ha un'età molto giovane e se si sente così adesso il rischio di vivere nel passato diventerebbe davvero complesso. In bocca al lupo per il futuro.
Dott. Diego Emmanuel Cordoba
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Grazie per condividere il tuo pensiero. Sembra che tu stia attraversando un momento di profonda riflessione e confusione riguardo alla tua identità e al tuo ruolo nella vita. È positivo che tu sia consapevole dei tuoi comportamenti e delle tue emozioni, questo è il primo passo per iniziare a fare dei cambiamenti positivi.
È comprensibile che tu possa sentirti in conflitto riguardo alla tua relazione con tua moglie e alla tua situazione lavorativa. Potresti considerare di parlare con uno psicoterapeuta per esplorare più a fondo i tuoi sentimenti e ricevere supporto nell'affrontare queste sfide.
Ricorda che cambiare e crescere richiede tempo e impegno, ma è possibile superare queste difficoltà con pazienza e determinazione. Sii gentile con te stesso e cerca di essere aperto alle possibilità di cambiamento e crescita personale. Buona fortuna e rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di conoscenza.
Dott. Cordoba
Dott.ssa Simona Vanetti
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Grazie per ciò che hai condiviso della tua vita personale. Certo, ora non hai lavoro, però hai tanto tempo a disposizione. Come utilizzi il tuo tempo può davvero fare la differenza. Le attività che ci portano ad essere eccessivamente passivi (guardare per esempio la vita degli altri attraverso social e serie tv), aiutano davvero poco nella costruzione della propria vita. Sei stato (e forse sei ancora) uno sportivo, conosci quindi la disciplina, lo sforzo, gli obiettivi a lungo termine. Applica queste tue conoscenze alla tua vita attuale. Rimani nel presente il più possibile. Tua moglie può essere una tua alleata. Se hai avuto un allenatore, divieni tu ora allenatore di te stesso. Cosa ti diresti? Approveresti come stai vivendo la tua vita ora? Come passeresti le ore della tua giornata in modo proficuo? Cosa ti potrebbe aiutare nel sentirti accompagnato e guidato?
Mi auguro di esserti stata in qualche modo utile. Ti auguro il meglio e se vuoi, sono disponibile. Cari saluti e buona vita. Dott.ssa Simona Vanetti
Dott.ssa Giulia Faccioli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, grazie per il quesito. In realtà la sua grande consapevolezza della situazione mi sembra un ottimo punto di partenza per ripartire. Credo fermamente che però, in questo processo di ridefinizione di sé sia importante che lei si faccia affiancare da un professionista. Ci tenga aggiornati. Cordiali saluti,
Dr. Massimo Montanaro
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Crema
Carissimo, mi dispiace per questa sua sofferenza, mi sento di suggerirle la possibilità di riprendere la terapia il prima possibile per lavorare su questo conflitto interiore che genera una scissione, come se lei non potesse essere fedele a sé stesso ed al contempo felice, soddisfatto. Potrebbe essere utile lavorare su una maggiore consapevolezza delle motivazioni che l'anno portata a stare male. Resto a disposizione per qualsiasi cosa, anche da remoto, qualora ne rilevasse la necessità. Cordiali saluti. Dottor Montanaro
Dott.ssa Anna Asia Forino
Psicologo, Psicologo clinico
Trapani
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso questo momento complesso della sua vita e le sono vicina. Dalle informazioni fornite mi sembra di capire che sta avendo difficoltà in un momento di transizione, ma i grandi cambiamenti sono sempre caratterizzati da grandi disordini. Dalle sue parole immagino che in questo momento, al di là di sua moglie, non riesca a trovare dei punti fermi che possano aiutarla a definire lei chi è, di conseguenza, rifugiarsi in un passato pieno di sicurezze potrebbe aiutarlo a dare una struttura alla sua identità. Le consiglierei di riprendere il percorso di terapia con lo stesso psicologo o con un professionista nuovo, in modo tale da poter essere supportato in questo momento di cambiamento e aiutato a capire come costruire dei nuovi punti di riferimento che possano definirla, senza più bisogno di doversi rifugiare in un passato che inoltre ad oggi sembra non piacerle più.
Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Anna Asia Forino
Dott. Andrea Moro
Psicologo, Psicologo clinico
Alghero
Buongiorno, sono spiacente di sentire che stai attraversando un momento così complesso nella tua vita. È comprensibile che la transizione da una carriera sportiva professionale a una vita quotidiana più "normale" possa essere difficile e portare a un senso di smarrimento e mancanza di identità. Sebbene tu abbia menzionato di aver intrapreso percorsi di terapia in passato, potrebbe essere utile continuare a esplorare queste questioni con uno psicologo o uno psicoterapeuta cognitivo comportamentale (CBT), esperti nell'individuare strategie pratiche ed efficaci per affrontare le difficoltà attuali. La CBT si concentra sul comprendere e modificare i pensieri e i comportamenti che influenzano le emozioni, offrendo strumenti concreti per migliorare il tuo benessere psicologico. Resto a tua disposizione per qualsiasi chiarimento o supporto aggiuntivo.
Un caro saluto,
Dott. Moro
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, grazie per aver condiviso con noi questa tua situazione. Sembrano esserci molti strati di emozioni e sfide nella tua situazione. È importante riconoscere il desiderio di crescita e cambiamento, così come il bisogno di affrontare le tue paure e insicurezze. Potresti beneficiare ulteriormente dalla terapia per esplorare più a fondo questi sentimenti e per imparare strategie per gestire l'arroganza e le difficoltà nel rapporto con tua moglie. Inoltre, cercare un lavoro potrebbe essere un passo positivo verso la costruzione di una nuova identità basata su valori e obiettivi più solidi. Parla apertamente con tua moglie dei tuoi sentimenti e della tua volontà di cambiare, coinvolgendola nel processo di crescita e guarigione. Sii gentile con te stesso mentre affronti queste sfide e ricorda che è un percorso che richiede tempo e impegno. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Comprendo che stai attraversando un momento difficile, in cui ti senti intrappolato in un mondo idealizzato e finto, cercando rifugio nel passato. È importante riconoscere che la tua identità non è solo basata sulle illusioni del passato, ma può svilupparsi in modo più autentico nel presente. La ricerca di te stesso richiede tempo e impegno, ma può portarti a una maggiore consapevolezza e soddisfazione. Riguardo al lavoro, potrebbe essere utile affrontare le tue paure di fallire e lavorare sulla tua capacità di collaborare con gli altri. È altrettanto importante esplorare le dinamiche all'interno del tuo matrimonio e cercare di comunicare in modo aperto con tua moglie per costruire una connessione più profonda. Considera l'opportunità di continuare il percorso terapeutico per affrontare queste sfide e sviluppare una maggiore autenticità nella tua vita. Rimango a disposizione per ulteriori dubbi o chiarimenti.

Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott.ssa Debora Versari
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Forlì
Buongiorno grazie per la condivisione del suo momento. Comprendo la sua sensazione di confusione nel fatto che non riesca a trovare dei punti fermi che possano aiutarla a definire lei chi è, di conseguenza, rifugiarsi in un passato pieno di sicurezze potrebbe aiutarlo a dare una struttura alla sua identità. Le consiglierei di riprendere il percorso di terapia, in modo da poter essere supportato in questo momento di cambiamento e aiutato a capire come costruire dei nuovi punti di riferimento che possano definirla, senza più bisogno di doversi rifugiare nel passato e ritirarla socialmente.
Dr. Mario Costa
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Salve, non puo' essere che nella sua fase precedente di vita, lei si sia trovato a 'calcare strade' che in qualche modo fossero già tracciate o magari non particolarmente impegnative, in cui tutto sommatole cose andavano bene ed anche un po' da se, per inerzia, si perchè che sia in negativo o in positivo si tende a creare una certa inerzia nella nostra vita interiore, se le cose vanno bene è piu' facile continuare su questo trend, lo stesso vale per l'opposto, allora non puo' essere che quando poi le cose sono iniziate a cambiare nella sua vita, lei si sia trovato spiazzato, le 'tecniche' che utilizzava prima non sono andate piu' bene per le sfide che le si son presentate poi, dove forse la vita le ha chiesto di mettersi realmente in gioco, cosa che prima magari non aveva fatto realmente, perchè le cose tutto sommato andavano bene, andavano da se... e forse in quel momento lei non si è sentito all'altezza, non si è sentito di valere, forse il suo atteggiamento di sprezzo e presunzione nasce dallo svalutare le situazioni, ma il mondo è un riflesso di noi stessi, lei forse svaluta prima lei stesso, magari è li la chiave...
Dott. Giacomo Cresta
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Grazie per aver condiviso un momento così intimo e complesso della sua vita. Da ciò che scrive, emerge una forte sensazione di disconnessione: da sé stesso, dalla realtà attuale, e dalla sua relazione con sua moglie. La transizione da un'identità costruita nel mondo sportivo, con le sue dinamiche di successo e riconoscimento esterno, a una vita più ordinaria e radicata sembra aver lasciato un vuoto che fatica a colmare. Questo passato, sebbene idealizzato, rappresentava per lei un rifugio e un senso di identità che ora sembra mancarle. Il confronto con sua moglie, una figura che descrive come intelligente e capace, sembra amplificare il senso di inadeguatezza e conflitto interno, portandola a usare meccanismi di difesa, come la svalutazione, per proteggersi. Al tempo stesso, la consapevolezza di questi comportamenti le causa dolore e senso di colpa, alimentando un circolo di autocritica. È comprensibile che la paura di fallire, sia nel lavoro che nella relazione, possa paralizzarla, ma questa stessa consapevolezza rappresenta anche un punto di forza, un segnale della sua volontà di cambiare. La ricerca di un equilibrio tra il passato e il presente, tra l'identità idealizzata e quella reale, richiede tempo e pazienza. Il suo desiderio di trovare lavoro e di migliorare la relazione con sua moglie può essere un ottimo punto di partenza, magari iniziando con piccoli passi concreti, come dedicare momenti di ascolto sincero a sua moglie o esplorare ambiti lavorativi che stimolino il suo interesse senza la pressione del confronto con il passato. Potrebbe anche riflettere sul modo in cui la terapia finora è stata condotta, valutando se è necessario un approccio diverso o un nuovo terapeuta che possa aiutarla a lavorare su questi aspetti in modo più efficace. Se avesse ulteriori dubbi, non esiti a contattarmi. Cordialmente,
Dr. Matteo Selva
Psicologo, Psicologo clinico
Montecatini-Terme
Salve, la ringrazio per questa sua condivisione.
Vorrei dirle che, da come scrive, sembra vedersi in una modalità distaccata e questo è un ottimo punto di partenza.
E' un messaggio che contiene molte tematiche importanti e che meriterebbero uno spazio ben più grande.
Sua moglie le genera sentimenti contrastanti. Il mondo fa lo stesso. La relazione con se stesso pure.
Sembra che un conflitto "ancestrale" stia prendendo campo in più settori della sua vita e che quella immagine idealizzata di sé abbia una qualche funzione.
Non ho compreso se è ancora in terapia: se lo è, parli con il professionista che la segue in modo da poter significare al meglio questo aspetto della sua vita. Se si sente in un momento di blocco, ne parli sempre con lui. Se pattuite che quello che potevate fare insieme è già stato fatto, provi a cominciare un nuovo percorso in modo da avere uno stimolo diverso.
La chiarezza arriva se... decide di stare dento il dolore dal quale sta fuggendo.
La saluto
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,sei in un passaggio di vita delicato: il distacco da un'identità potente come quella dello sportivo professionista, con tutto il carico di riconoscimento, illusione e adrenalina, ti ha lasciato un vuoto che fa fatica a trovare nuovi appigli. E sembra che tu stia combattendo su più fronti: quello del lavoro, dell’identità maschile, del rapporto con te stesso e con tua moglie.
È normale rifugiarsi nel passato idealizzato quando il presente sembra troppo spoglio o troppo vero. Ma ciò che colpisce è che tu sai che questo rifugio non ti basta più. Lo descrivi come un mondo “finto”, che ti dà adrenalina ma ti allontana dalla realtà e dalle responsabilità. Ed è proprio questo “doppio sentire” che rende il tuo vissuto così complesso: il desiderio di essere altro da ciò che sei oggi, ma anche la paura di rinunciare alle maschere che ti hanno tenuto a galla.
Il conflitto con tua moglie sembra riflettere un conflitto più profondo: tra la parte di te che vuole crescere e quella che teme di perdere se stessa nel farlo. A volte sminuire chi ci sta accanto è un modo inconscio per proteggerci dal senso di inadeguatezza o dal timore di non essere all’altezza. Ma questo ti allontana proprio da ciò che forse desideri davvero: un rapporto autentico, stabile e nutriente.
Il fatto che tu ti senta “finto” o “malato” non è segno di fallimento, ma di una mente in crisi, e quindi in movimento. È faticoso, ma anche necessario.
Continua il tuo percorso, se puoi con un terapeuta che lavori sul senso di sé e sul passaggio identitario (dalla performance alla persona). E se senti di avere difficoltà a stare in gruppo, esistono anche laboratori esperienziali, percorsi di reinserimento lavorativo e ambienti protetti dove sperimentarti senza il peso delle aspettative.
Non sei solo. E il fatto che tu stia cercando risposte e mettendo tutto sul tavolo, anche il lato più scomodo, è già un inizio potente.

Un grande incoraggiamento per il tuo percorso.
Dott. Damiano Maccarri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno a lei. Da quello che ho capito, lei si sente non autentico, rifugiandosi in un passato glorioso fatto di successi e conferme del suo valore, da cui non riesce a staccarsi perché probabilmente dovrebbe affrontare la durissima prova della realtà: un realtà in cui è meno abile di quanto pensa, pensa di avere meno risorse di quanto spera. In altre parole, la prova della realtà sarebbe così difficile da vincere che evita proprio il confronto. Per questo motivo potrebbe sentirsi non autentico, non vero, forse come se vivesse nel corpo di un altro. Penso tuttavia che potrebbe esserci di più quando dice che la situazione è complessa: forse potrebbe essere vicino a comprendere dei motivi più profondi, motivi che hanno pesato più di quanto pensava finora. Oppure, semplicemente vorrebbe dire di più, descrivere meglio la sua situazione. Penso che le potrebbe essere utile lavorare su ciò che sa fare, su quanto vale oltre il mondo dello sport professionistico. Esplorare altri aspetti della sua persona che finora non conosce abbastanza, potrebbe spalancarsi davanti a lei un nuovo orizzonte e aprirle nuovi significati. I miei più sinceri saluti. Se pensa che le sarebbe utile uno o più colloqui, non esiti a contattarmi.

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