Buongiorno, sono la mamma single di un ragazzo di 18 anni. Vede poco il padre ed il rapporto è neg

24 risposte
Buongiorno, sono la mamma single di un ragazzo di 18 anni.
Vede poco il padre ed il rapporto è negativo.
Ha voluto lasciare la scuola ma ora lavora.
È spesso molto nervoso, urla, bestemmia, prende a pugni le pareti. +
Ha pochi (o nulli) amici .
Non vuole vedere uno psicologo, cosa posso fare ? Come posso convincerlo ?
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, provi a trovare un canale comunicativo con lui per fargli capire che comprende il disagio che sta provando ma che è disposta a trovare tutti i modi possibili e funzionali per gestire in maniera corretta la sua rabbia; cerchi di comprendere e farsi dire i bisogni che il ragazzo ha e cosa lo porta ad avere queste reazioni incoraggiandolo a prendere la situazione in mano con iniziative che siano effettivamente utili per risolvere i problemi. Bestemmiare aiuta lì per lì ma non risolve il problema, prendere a pugni le pareti può portare addirittura a conseguenze ancora peggiori dunque, essendo ancora giovane, il tempo è ancora tutto dalla sua parte per invertire la rotta.
Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Martina Mari
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Cremona
Buongiorno, mi spiace molto per la sua situazione. Le consiglerei di avvicinarsi a suo figlio attraverso un ascolto empatico, volto a comprendere i suoi stati d'animo. Chiedere a lui cosa lo porta ad avere queste reazioni. Riuscire ad instaurare un rapporto di reciprocità e fiducia anche dandosi la possibilità di esprimere a sua volta a lui i suoi stati d'animo e preoccupazioni riguardo la situazione. Ricordare al ragazzo di essergli disponibile e vicino a questa sua sofferenza, un'alleata con cui darsi la possibilità di aprirsi.
Rimango a disposizione, Dott.ssa Martina Mari.
Dott.ssa Elisa Frezzotti
Psicologo
Sondrio
Gentile utente, mi dispiace per la situazione delicata e per nulla facile che descrive. Non è semplice convincere a chiedere aiuto una persona che non si rende conto di averne bisogno e tanto arrabbiata quanto probabilmente è in questo momento suo figlio. Inoltre il suo coinvolgimento emotivo e affettivo come genitore rende tutto ancora più complesso. Quello che può provare a fare lei in questo momento è crearsi una rete di sostegno fatta di famigliari che la supportino, amicizie fidate e magari intraprendendo lei un percorso di supporto psicologico che la possa aiutare di volta volta a valutare quale è la cosa migliore da fare, l'atteggiamento giusto da tenere. Non so in che rapporti è con il padre del ragazzo e se ci sono altri famigliari significativi nella vita di suo figlio, ad ogni modo penso che possa essere utile rivolgersi ad un centro che si occupa di prese in carico a livello famigliare. Potrebbe cominciare rivolgendosi ad un Consultorio che le potrebbe fornire una panoramica delle possibilità che ci sono sul suo territorio. Rimango a disposizione. Un caro saluto
Dott.ssa Cristina Olmi
Psicoterapeuta
Pesaro
Buongiorno, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Se suo figlio non è disposto ad intraprendere un percorso psicologico che lo possa aiutare nella gestione della rabbia e dei suoi stati emotivi, provi lei a entrare in relazione con lui. Per quanto immagino sia faticoso, gli stia accanto e gli faccia sapere che lei c'è per lui. Ma non affronti tutto questo da sola, faccia affidamento su altre figure familiari, se presenti, oppure valuti di iniziare un percorso di supporto genitoriale. Resto disponibile se avesse necessità.
Dott.ssa Cristina Olmi
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Cara utente, la prima cosa che mi sento di dirle è che per quanto lei sia giustamente preoccupata non potrà convincere suo figlio a fare qualcosa che non sente. Tuttavia quello che può fare è cercare un ascolto empatico con lui. Quando si arrabbia suo figlio, provi a chiedergli cosa sta succedendo, come si sente, cosa gli passa per la mente in quei momenti che lo vede così. Si metta in ascolto. Posso immaginare che mettersi in ascolto non le sembri in un primo momento di star risolvendo le cose, ma forse bisogna fare un passo indietro e mettersi proprio in quella posizione per far si che si vada poi avanti. Rimango a sua disposizione Cordialmente Dott.ssa A
lessia D'Angelo
Dott.ssa Valentina Di Giovanni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
In questi casi è consigliabile fare una consultazione genitoriale che possa essere di aiuto per poter avvicinare il ragazzo alla possibilità che lui stesso formuli una richiesta di aiuto.
Se vuole sono a disposizione per ulteriori chiarimenti
Un saluto cordiale
Dott.ssa Di Giovanni
Dott.ssa Gioia Picchianti
Psicologo, Psicologo clinico
Orbetello Scalo
Salve, grazie per aver condiviso qua la sua situazione, ciò che descrive è molto complicato, in primis perché il ragazzo ha 18 anni, quindi non possiamo e non può forzarlo se lui stesso non desidera essere aiutato, ma comunque anche fosse stato minore ci vuole una certa autorizzazione da parte del paziente nel voler intraprendere un percorso di supporto psicologico, però non deve e può non escludere un percorso per lei stessa, che in maniera indiretta potrebbe essere aiutata ed essere di supporto a suo figlio in una modalità funzionale.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento, anche online.
Dott.ssa Gioia Picchianti.
Dott.ssa Elena Sinistrero
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, innanzitutto grazie per aver condiviso con noi la sua esperienza, ogni condivisione è preziosa. Mi spiace molto per la situazione che descrive e posso immaginare il clima teso che vive nell'ambiente domestico, che la mette a dura prova. Il periodo di passaggio dall'adolescenza all'età adulta è un periodo delicato, in più in questo caso vi è un rapporto conflittuale con una delle figure genitoriali che sicuramente non aiuta. Tuttavia non è possibile obbligare nessuno a intraprendere un percorso psicologico, minorenne o maggiorenne che sia, perchè c'è sempre bisogno di una minima parte di motivazione al percorso.
Le potrei però suggerire di valutare un consulto psicologico per se stessa al fine in primis di affrontare le emozioni che sta vivendo e trovare un po' di sollievo, e in secondo luogo di sviluppare insieme al professionista strategie comunicative utili per far fronte a situazioni di difficoltà e sentirsi più efficace nella comunicazione con suo figlio.
Nella speranza che questo confronto possa esserle utile, resto a disposizione anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Sinistrero
Comprendo la situazione delicata e quanto possa essere delicato e difficile anche potersi avvicinare a lui allo scopo di capire i motivi di questa rabbia senza rischiare di attivare una risposta violenta. Purtroppo convincere suo figlio (o altri) a prendere appuntamento con uno psicologo, laddove non voglia, non è possibile. Ciò che può fare però è avere cura di se stessa in questa situazione e cercare un supporto psicologico che può essere un valido aiuto anche per la relazione stessa.
Dott.ssa Adele Trezza
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente, comprendo che gestire da sola una situazione del genere non sia affatto semplice. Purtroppo, non porterebbe a nulla convincere suo figlio ad intraprendere un percorso per il quale è richiesta in primis una forte motivazione da parte di chi lo inizia. Il mio consiglio, perciò, è quello di cercare di sintonizzarsi il più possibile con il vissuto emotivo di suo figlio, provando a mettersi in una posizione di ascolto empatico e chiedendogli cosa prova nei momenti in cui ha queste reazioni, cercando, infine, di comprendere davvero le sue parole senza giudizio; questo, forse, potrebbe portarlo a maturare da solo l'idea di avere bisogno di un aiuto esterno. Le suggerisco, inoltre, di riflettere riguardo all'intraprendere lei stessa un percorso di supporto alla genitorialità o un percorso di sostegno psicologico, sarebbero entrambi di grande aiuto per capire come porsi nei confronti di suo figlio e per superare anche lei questo difficile momento.
Sperando di esserle stata d'aiuto, resto a disposizione anche online. Un caro saluto. Dott.ssa Adele Trezza
Dott. Fabio Falcone
Psicologo
Milano
Buonasera, se suo figlio non ha domanda, se ciò che lei riporta non gli fa questione, non va certo indirizzato affinché qualcuno lo “aggiusti” riportandolo a certi standard o modalità che, evidentemente, almeno in questo momento, non gli appartengono. Dalla sua narrazione emerge che questa situazione la interroga, le crea un certo disagio, di questo è, invece, possibile parlare, la invito quindi a riflettere sull’opportunità di potersi giovare di un percorso professionale. Un saluto cordiale
Dott. Alessandro Pedrazzi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Gent.ma Utente,
convincere una persona ad accadere a un percorso di cura è, come ha già visto, molto complesso e cercare di aprire una via comunicativa, cosa che immagino lei abbia già tentato a ripetizione, potrebbe essere ostico se non impossibile.
Due cose possono però essere suggerite, pur consapevole che non conosco la situazione familiare nel suo complesso.
In primo luogo la partecipazione del padre. Quest'ultimo è malvisto o non frequentato dal figlio, tuttavia lei, signora, ha dei rapporti, un dialogo con questo padre? Può metterlo al corrente delle criticità? Potete trovare un modo per concertare l'eventuale cura del ragazzo insieme? Oppure questo padre è del tutto distaccato dalle necessità del ragazzo?
In secondo luogo, e senza che lei confonda questo consiglio come la forzatura ad una terapia per lei stessa, lei, come madre potrebbe accedere ad una consulenza continuata con un professionista in modo che il ragazzo possa essere trattato, come dire, di sponda, tramite strategie che lei può mettere in atto in casa dopo averne discusso con il professionista.
D'altra parte, non demorda mai dall'opportunità di far capire a suo figlio che il suo dolore e la sua rabbia potrebbero ricevere miglior ascolto e ristoro con un'altra persona (psicologa, terapeuta, etc) piuttosto che con i muri e che lei, come madre, è molto preoccupata per il suo benessere (responsabilizzazione).
Quindi, ecco, cerchi di agire su più fronti.

Spero di averle dato qualche buono spunto di riflessione
cordialità
Alessandro Pedrazzi
Spero di
Dott.ssa Sara Marigo
Psicologo
Lonigo
Buongiorno, mi dispiace molto per la situazione per nulla facile che sta vivendo. Non è semplice aiutare una persona a chiedere aiuto, soprattutto se non si rende conto di averne bisogno.
Continui il più possibile a stargli accanto, cercando di esserci in quei momenti in cui lui è disposto a parlare e ad aprirsi: cerchi di far passare il messaggio che, capendo il disagio che sta provando, le piacerebbe aiutarlo a ritornare sereno e ad affrontare la vita con positività e gioia.
Consiglio anche di intraprendere lei un percorso che la possa aiutare a supportare suo figlio trovando la strada più giusta per entrare in relazione con lui e piano piano aiutarlo a decidere di intraprendere lui stesso un percorso che sia di aiuto per la gestione delle sue emozioni e per rafforzare le abilità comunicative e sociali.
Resto disponibile se avesse necessità.
Per chi intraprende un percorso di psicoterapia sono fondamentali le motivazioni che lo spingono ad una decisione di questo tipo. E’ importante quindi che la scelta sia consapevole ed incondizionata. Cercare di convincere Suo figlio a vedere uno psicologo, se lui non vuole, può produrre un effetto contrario da quello desiderato che è quello di comprendere il suo disagio. In questa fase critica, forse, è importante mostrargli la propria vicinanza in altro modo. Si confronti con il papà e condivida con lui la necessità di fornire a Vostro figlio un supporto genitoriale che risponda ai suoi bisogni nel rispetto reciproco di ruoli e competenze. Le rivolgo il mio sostegno e Le faccio i miei migliori auguri.
Salve, come mamma e psicologa coprendo a pieno le sue paure. Con tutta quella rabbia sicuramente suo figlio sta cercando aiuto in lei, l'unica che le sta accanto con affetto e da sempre. Lui cerca delle risposte, ma forse si vergogna a farle delle domande, per paura di creare in lei dei disagi. Per prima cosa proverei a essere più trasparente con lui e poi mi farei aiutare da un professionista, esiste la terapia indiretta, quella fatta al genitore per arrivare al figlio/a. Si affidi e vedrà alla fine che bei risultati porterà a casa. Per qualsiasi cosa sono a disposizione anche online.dott.ssa Gabriella Cascinelli
Dott.ssa Pamela D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Milano
Buongiorno, mi dispiace molto per la situazione difficile che si trova a vivere e per la preoccupazione nei confronti di suo figlio.
Sarebbe importante riuscire a far comprendere al ragazzo che i suoi comportamenti sembrano essere sintomo di un malessere o di una difficoltà profonda che potrebbe riuscire ad affrontare parlando con un professionista, ma mi rendo conto, da quello che riporta, della difficoltà di questo passaggio. Potrebbe pensare però di avviare lei un percorso, in quanto genitore, per capire come fare per gestire questa situazione che certamente impatta molto su come si sente lei in primis, e contestualmente come avvicinare suo figlio all’ipotesi di un percorso personale.
Per quanto possa essere difficile, la invito a continuare a stare vicino a suo figlio: gli faccia capire che lei è disponibile per aiutarlo e supportarlo - ma attenzione stia anche al sicuro (ha citato episodi di violenza fisica che non devono né possono essere ignorati).
Resto a disposizione per qualsiasi cosa. Un caro saluto, dr.ssa D’Angelo Pamela
Buongiorno, come hanno già detto i miei colleghi per iniziare una terapia funzionale c'è bisogno di una motivazione personale, il ragazzo ad oggi respinge questo "aiuto", ma non significa che non può cambiare idea. Sicuramente in questa fase di "accettazione del supporto psicologico" può lei essere di forte supporto con una comunicazione molto semplice dove va a spiegare perchè le sta proponendo questo percorso e in contemporanea come genitore può essere seguita da uno specialista per capire al meglio come rapportarsi e comunicare con suo figlio.

Saluti Dott.ssa Giovanna Napolitano
Dott. Daniele Rinaldi
Psicologo, Psicologo clinico
Rimini
Cara signora, capisco le sue preoccupazioni per questo figlio, questo giovane uomo che sembra soffrire molto. Spesso questa rabbia negli adolescenti trova sfogo in questo modo perché non ha altri modi, e per evitare il rischio di rivolgerla troppo verso loro stessi. Inoltre, molto di frequente i giovani evitano di confrontarsi con gli adulti perché sono convinti che non possano capirli né aiutarli.
La invito solo a ricordarsi che per quanto questo ragazzo sembri essere molto arrabbiato, non è feroce, e lui ha sicuramente bisogno di sentirsi non pericoloso. Un caro saluto. Rinaldi
Dott.ssa Martina Panerai
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Roma
Cara signora, osservare impotenti un figlio che manifesta così duramente e apertamente la sua rabbia, e non solo, deve essere davvero faticoso. Suppongo che abbia già tentato tante strade e sente di non riuscire più, da sola, a sostenere questa delicata situazione. Non sarà semplice convincerlo a rivolgersi a un professionista poiché serve consapevolezza e motivazione per farlo; quello che potrebbe valutare di fare è trovare un momento (non in concomitanza o nei momenti successivi agli scatti d’ira) per comunicare a suo figlio la sua sincera preoccupazione e la soluzione a cui avrebbe pensato, ossia un supporto professionale, magari suggerendogli un canale per trovare il giusto professionista. Per il resto, solo suo figlio è artefice del proprio “destino” e non dovrà colpevolizzarsi se non seguirà i suoi suggerimenti. L’alternativa, è riflettere su un supporto per lei, anche solo per trovare il modo giusto per gestire questa situazione, seppur indirettamente. Un caro saluto
Dott.ssa Elena Morano
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Salve,
le darò una risposta forse “deludente”, ma purtroppo non può “convincerlo”. Non adesso almeno. Credo stiate vivendo entrambi una situazione difficile e come madre lei sta affrontando una grande e comprensibile preoccupazione. Perché non prende in considerazione l’idea di farsi sostenere lei intanto da uno psicologo? Sicuramente la aiuterà a inquadrare meglio alcuni comportamenti di suo figlio, e a migliorare alcuni aspetti della vostra relazione in un momento così delicato.
Mi auguro di esserle stata di aiuto e resto a disposizione.

Dott.ssa Elena Morano

Buongiorno e grazie per aver condiviso con me la tua situazione. Essere una mamma in questa circostanza deve essere davvero difficile, soprattutto vedendo tuo figlio attraversare un periodo così turbolento e preoccupante. La sua rabbia, la difficoltà nel socializzare, e il suo rifiuto di chiedere aiuto sono segnali di un disagio che merita attenzione, e capisco quanto tu possa sentirti impotente.

Per prima cosa, voglio dirti che la sua reazione di rifiuto verso la psicoterapia non è rara. Molti ragazzi, soprattutto in età adolescenziale e post-adolescenziale, provano resistenza all'idea di andare dallo psicologo per una serie di motivi: possono sentirsi vulnerabili, percepire il tutto come una "debolezza", o semplicemente non avere la consapevolezza di quanto il loro malessere stia influenzando la loro vita. Essere consapevoli di questi fattori è importante, perché ti permette di approcciarlo con empatia e pazienza.

Ecco alcune strategie che potresti provare per supportarlo, senza forzarlo:

### 1. **Crea uno spazio di dialogo aperto e non giudicante**
Prova a parlare con lui in momenti tranquilli, quando non è arrabbiato. Fagli capire che sei lì per lui, senza giudicarlo. Riconosci le sue difficoltà, senza minimizzare il suo dolore, e falli sentire ascoltato. Esprimi la tua preoccupazione per il suo benessere, ma in modo che lui non si senta accusato o obbligato. Ad esempio, invece di dire "Devi andare dallo psicologo", puoi dire "Ho notato che ti senti spesso frustrato e arrabbiato, e mi fa preoccupare per te. Potrebbe esserci un modo per aiutarti a stare meglio, magari parlando con qualcuno che ti può capire".

### 2. **Fagli capire che chiedere aiuto non è una debolezza**
Cerca di comunicargli che vedere un professionista non è un segno di debolezza, ma una risorsa per trovare soluzioni ai problemi che sta affrontando. A volte si può affrontare questo tema facendo degli esempi che non lo coinvolgano direttamente, ad esempio raccontando storie di altre persone che hanno trovato beneficio dall’aiuto psicologico, o mostrando il lato positivo di affrontare le proprie emozioni.

### 3. **Non forzarlo, ma offrigli alternative**
Capisco che tu voglia aiutarlo a trovare un equilibrio, ma la psicoterapia potrebbe non essere la sua scelta al momento. Invece di spingerlo, potresti provare a presentargli altre forme di supporto, come attività che possano aiutarlo a gestire la rabbia, ad esempio sport, arti marziali, o anche attività creative come la musica o la scrittura. Questi possono fungere da "terapia" indiretta. Puoi anche suggerirgli di parlare con una figura di riferimento che lui rispetta (un insegnante, un mentore, o anche un amico di famiglia) che potrebbe invogliarlo ad aprirsi.

### 4. **Offri un'opzione "meno minacciosa"**
Se il concetto di psicologo lo spaventa, potresti introdurre l’idea di un supporto più "leggero", come ad esempio un counselor o un coach che non si occupa solo di "problemi psicologici", ma aiuta le persone a fare chiarezza sui loro pensieri e obiettivi. Spesso, la percezione di dover "parlare dei propri problemi" è un freno, mentre un approccio più pratico può sembrare meno minaccioso.

### 5. **Sostieni il suo benessere in altre aree della vita**
A volte il malessere emotivo può essere acuito dalla mancanza di stimoli sociali, lavorativi o ricreativi. Potresti incoraggiarlo a fare attività che lo possano motivare e aiutarlo a sentirsi meno isolato, come un hobby che gli piace o l’invito a passare del tempo con persone di sua fiducia. L'aspetto sociale è cruciale in questo momento, quindi provare a stimolare anche la sua rete sociale, pur senza forzarlo, potrebbe essere utile.

### 6. **Fai leva sul suo desiderio di indipendenza**
Molti ragazzi di 18 anni sono molto concentrati sulla loro indipendenza. Puoi provare a spiegargli che, anche se una psicoterapia potrebbe sembrare un ostacolo, affrontare le proprie emozioni in modo maturo lo aiuterà a diventare più autonomo e a gestire meglio la sua vita, anche nella sua carriera o nei suoi progetti futuri. Potresti dirgli che imparare a gestire la rabbia e le emozioni lo renderà più forte e in grado di affrontare meglio qualsiasi difficoltà.

### 7. **Considera il supporto per te stessa**
In una situazione come questa, anche per te può essere molto utile un supporto psicologico. Non c'è nulla di male nel cercare aiuto per affrontare la difficoltà di essere una madre in questa situazione complessa. Lavorare sul tuo benessere emotivo ti aiuterà anche a essere di maggior supporto a tuo figlio.

In ogni caso, è importante essere paziente e dare il tempo necessario al cambiamento. Anche se lui non è pronto ad accettare l'aiuto psicologico ora, il fatto che tu sia lì per lui e continui a fargli sentire che è amato e che hai a cuore il suo benessere è già un passo fondamentale.

Se ti va, come ti senti riguardo a tentare alcuni di questi approcci con lui? E quali aspetti della sua rabbia e frustrazione ti sembrano più difficili da affrontare?
Dott.ssa Shana Baratto
Psicologo, Psicologo clinico
Levico Terme
Buongiorno,
grazie per la sua condivisione.
Spesso è difficile "convincere" gli adolescenti rispetto ad un percorso psicologico, soprattutto se sono i genitori ad essere i promotori.
Potrebbe però, chiedere una consulenza di sostegno alla genitorialità; si tratta di una richiesto di aiuto indiretta. In questo caso è lei a contattare il professionista e quest'ultimo può darle delle indicazioni su come stare accanto a suo figlio in questo momento di fragilità; risulta difficile dirle di più rispetto a questo perché ogni forma di aiuto viene costruita ad hoc rispetto al caso specifico.
Posso dirle che manifestazioni di rabbia possono essere fisiologiche durante l'adolescenza, ma possono anche essere sintomo di un tono dell'umore particolarmente basso o di fragilità comportamentali.
Rimango a disposizione,
cordialmente
dott.ssa Shana Baratto
Grazie per aver condiviso qualcosa di così difficile e delicato. Il suo ruolo è già complesso come mamma single, e gestire un figlio adolescente arrabbiato, chiuso e sofferente può essere emotivamente molto faticoso. Potrebbe provare a offrire un opzione e non un obbligo, per esempio "Non devi parlare con uno psicologo se non vuoi. Ma potremmo trovare qualcuno che aiuta i ragazzi a capire meglio certe emozioni. Anche solo per una chiacchierata. Una volta. Se poi non ti piace, va bene". Magari, anche solo dopo la prima seduta, può sentirsi a suo agio, a livello empatico con lo psicologo/a, e aprirsi. Resto a sua disposizione.
Buona sera,
comprendo la preoccupazione che sta vivendo. Sicuramente proporre a suo figlio uno spazio d'ascolto è stata un'idea adulta e premurosa ma, se suo figlio non accetta tale strada, non lo può obbligare o convincere (sarebbero probabilmente tentativi vani quelli che farebbe con l'obiettivo di fargli cambiare idea). Attualmente, un accompagnamento psicologico riservato a lei che sta vivendo come madre questa fatica potrebbe essere una strada percorribile e, chissà, magari tale decisione potrebbe fare da esempio per una futura scelta di suo figlio.

Cordialmente,
dott.ssa Togni

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