Buongiorno, mia madre ha avuto un grave incidente circa due anni fa durante la quale ha subito un tr

19 risposte
Buongiorno, mia madre ha avuto un grave incidente circa due anni fa durante la quale ha subito un trauma cranico. Inizialmente, dopo aversi svegliato dalla coma, i progressi erano visibili e importanti, ma ultimamente (l'ultimo anno), stiamo notando sempre piu' problemi di comportamento e depressione. Ha perso la voglia di fare i passi in avanti, non dimostra piu' interesse nel fare le cose che prima faceva, ha sempre meno pazienza e concentrazione, e come se la situazione stesse peggiorando con il tempo. Fisicamente sta bene. Ovviamente, non è e non sarà mai come prima - ma fisicamente è autosufficiente, ma purtroppo per i problemi di comportamenti e distrazione, lo è sempre di meno. Vorrei chiedervi un consiglio sul percorso di consulto, sopporto e a che tipo di specialista ci possiamo rivolgere per poter gestire al meglio la situazione, sia noi, ma sopratutto lei? Grazie
Dott.ssa Giulia De Angelis
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Roma
Buongiorno,
le lesioni cerebrali causate da un trauma cranico comportano spesso cambiamenti nel comportamento e nell'umore della persona e sono ascrivibili alla sede della lesione stessa, seppur spesso confuse con una reazione psicologica all'evento. Questo inevitabilmente inficia la quotidianità della persona e di chi le sta intorno, portando al limite delle forze i familiari e rendendo la situazione davvero gravosa. Pertanto, è necessario rivolgersi ad un neuropsicologo specializzando, che possa valutare la condizione cognitiva e psicologica di sua madre e che possa strutturare una riabilitazione cognitiva mirata. Uno specialista neuropsicologo è anche formato alla terapia con pazienti con cerebrolesione acquisita e ha la professionalità di supportare sua madre in quella che viene chiamata neuropsicoterapia (una psicoterapia che tiene conto degli eventuali limiti cognitivi della paziente), che può essere o meno combinata alla riabilitazione.
Compito dello specialista è anche quello di informare, addestrare e supportare i familiari che gestiscono il paziente colpito da lesione cerebrale.
Resto a disposizione.

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Dott.ssa Veronica Verbeni
Psicologo, Neuropsicologo
Porcari
Buonasera
Nel caso di sua madre è necessario comprendere l entità delle difficoltà riportate e le aree in cui queste si presentano. Le consiglio di farle fare una visita neurologica e un consulto con un neruropsicologo che potrà aiutare sia nella fase della diagnosi sia in una fase riabilitativa.
Cordiali saluti
Vedono Verbeni
Dott.ssa Giulia Antognoli
Neuropsicologo, Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buonasera, comprendo la confusione sul percorso da intraprendere, una volta usciti dalla fase acuta del problema e dal sistema sanitario. Il percorso più indicato è contattare un neuropsicologo specializzato, ossia uno psicoterapeuta con specializzazione in neuropsicologia, per poter avere una valutazione del quadro di sua madre e potervi indicare la strada più corretta da seguire. La valutazione e la riabilitazione sono parte del percorso, così come la psicoterapia per sua madre e per i familiari, coinvolti a 360 gradi nel progetto di riabilitazione. Resto a disposizione e le invio un caro saluto.
Dott.ssa Giada Cristofalo
Neuropsicologo, Psicologo
Torino
Gentile utente, mi spiace per la situazione che state affrontando. Spesso gli effetti secondari del trauma cranico si allargano al livello familiare ed è difficile saper cosa fare.
Le lesioni del trauma cranico in una buona percentuale dei casi interessano delle aree del cervello cruciali per la regolazione del comportamento e dell'affettività. Pertanto i disturbi comportamentali e l'umore depresso da lei descritto possono essere una conseguenza (attenzione, non la sola) "naturale" del cambiamento di queste strutture cerebrali in seguito al danno.
Dovrebbe rivolgersi ad un Neuropsicologo specializzato per intervenire sulle abilità cognitive (regolazione del comportamento inclusa).
Se vuole, sono a disposizione anche online per un consulto.
Saluti
Dott.ssa Martina Moccia
Psicologo clinico, Psicologo, Neuropsicologo
Napoli
Caro utente, i cambiamenti di cui parla sono spesso ascrivibili alla lesione stessa, è possibile effettuare un percorso di riabilitazione e/o di neuropsicoterapia. Per qualsiasi ulteriore informazione resto a disposizione. Un caro saluto
Dott.ssa Martina Moccia
Dott.ssa Maria Luisa Piatti
Psicologo, Neuropsicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno. Esistono dei programmi di riabilitazione cognitiva che prevedono le esercitazioni al proprio domicilio. Mi scriva per ulteriori informazioni.
Cordiali saluti
dott.ssa Maria Luisa Piatti
Dott.ssa Mariagrazia Sbragia
Psicologo, Neuropsicologo, Psicoterapeuta
Pisa
Buongiorno. Le dico subito che questo tipo di "pazienti" sono complessi e che spesso sono i familiari ad attivare la "rete" dei professionisti delle cure. Per comprendere il motivo della depressione servirebbe il neurologo (che appura le lesioni presenti), il neuropsicologo (che spiega il risvolto comportamentale di tali lesioni), e lo psichiatra (per eventuali trattamenti antidepressivi che possano aiutare il soggetto nella fase di accettazione della malattia). Il neuropsicoterapeuta potrebbe compilare un piano riabilitativo a più ampio raggio. Bisogna comunque comprendere i dati sostanziali della salute organica e neurologica per poter stabilire gli obiettivi di ripresa. Spero di essere stata chiara. Un saluto.
Dott.ssa Giulia Zucchini
Psicologo, Neuropsicologo, Psicoterapeuta
Trieste
Salve, mi spiace x sua madre, purtroppo dopo un incidente è comune un abbassamento del tono umorale dopo circa 6 mesi, potrebbe essere un disturbo post traumatico da stress.
Io le consiglierei un a visita da un neuropsicologo e psicoterapeuta così da delineare la diagnosi di sua madre, sarà lui a decidere poi se continuare la terapia o inviarlo ad altri colleghi x visite secialistiche.
Un cordiale saluto.
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova

Buongiorno,

Dopo un trauma cranico significativo come quello subito da sua madre, è possibile che i cambiamenti comportamentali e la depressione che state osservando siano legati alle conseguenze del trauma stesso. Una terapia breve strategica potrebbe essere utile per affrontare e gestire questi sintomi, migliorando la qualità della vita di sua madre e fornendo supporto anche a voi come familiari.

Vi consiglio di rivolgervi a uno specialista in neuropsicologia o a un neuropsichiatra, che possa valutare in dettaglio la situazione e proporre interventi mirati per la riabilitazione cognitiva e comportamentale.

Resto a disposizione per una consulenza e per fornire ulteriori indicazioni su come procedere.

Un caro saluto,
Dott. Michele Scala
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Dr. Massimo Maugeri Saccà
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Torino
Salve, Sua madre è consapevole di questa difficoltà /cambiamento o lo vedete solo voi dall'esterno?
I sintomi riportati sono purtroppo frequenti in una lesione frontale. E' vero però che a seguito di una lesione si apre una finestra di plasticità- ovvero un periodo in cui il cervello si mette all'opera per compensare il deficit. L'avete già notato con il recupero spontaneo post- incidente, Ma la riabilitazione, specie se non troppo tardiva, può migliorare il quadro funzionale. Van anche visti gli esiti della valutazione neuropsicologica, nonchè degli esami strumentali, per formulare meglio gli obiettivi terapeutici.
Le consiglio di parlare con un neuropsicologo , in grado di agire sia sul versante della psicoterapia che su quello della riabilitazione cognitiva e comportamentale.
E' possibile che ci sia bisogno anche di un aiuto farmacologico per il quale serve una prescrizione medica.
Allo stesso tempo, un terapeuta dovrebbe anche essere in grado di aiutare il nucleo familiare a mettere in atto comportamenti adatti e a gestire le emozioni di chi si prende cura.
In caso di necessità resto a disposizione,
Dott.Massimo Maugeri Saccà
Dott.ssa Desirèe Pesce
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Milano
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua esperienza. I sintomi che lei descrive potrebbero essere causati del trauma cranico riportato da sua madre. Naturalmente questa ipotesi va confrontata con gli esiti delle lesioni riportate sulle refertazioni mediche. Spesso però, uno dei risultati del trauma cranico è proprio l'insorgenza di apatia, difficoltà di concentrazione, attenzione e difficoltà generalizzate nelle funzioni esecutive (pianificare le giornate, suddividere obiettivi step by step, etc). Al di là dell'incidente cerebrale, andrebbe verificata anche l'età della signora per comprendere se vi possono essere effetti dell'invecchiamento intervenienti.
Le consiglio di rivolgersi ad uno neuropsicologo per svolgere una valutazione neuropsicologica completa, per definire quale sia la condizione cognitiva attuale e quale possa essere il trattamento riabilitativo più adatto a sua madre, che possa supportarla in modo ecologico allo svolgimento funzionale della sua quotidianità e che possa aiutare voi a gestire meglio le sue difficoltà.
Se avesse bisogno di ulteriori chiarimenti sono a sua disposizione, Dott.ssa Desirèe Pesce.
Dott.ssa Asia Cobelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Verona
Gentilissima/o, mi dispiace per la situazione che sta affrontando con sua madre. In casi come questi, ovvero quando il paziente ha subìto un trauma cranico grave, l’impatto può essere devastante, non solo sul piano fisico ma anche dal punto di vista emotivo, cognitivo e comportamentale. Non è raro che dopo i progressi iniziali nella fase acuta emergano difficoltà, anche dopo mesi o anni dall’incidente. I sintomi che lei descrive, ovvero depressione, mancanza di interesse e volontà (abulia), irritabilità e difficoltà cognitive, possono essere dovuti a lesioni in specifiche aree cerebrali come il lobo frontale, il quale influisce sulla regolazione emotiva, sul controllo degli impulsi, sulla motivazione e concentrazione. Un’altra ipotesi è che sua madre soffra di una depressione post-traumatica a seguito del grave incidente subìto, oppure tali sintomi potrebbero essere causati da un affaticamento cognitivo: il cervello potrebbe avere delle difficoltà nel gestire compiti complessi, generando di conseguenza frustrazione e perdita di autonomia percepita.
Il percorso da intraprendere in questi casi è sottoporre il paziente ad una valutazione neuropsicologica, la quale permette di identificare quali sono le specifiche difficoltà del paziente e successivamente di elaborare un percorso riabilitativo personalizzato. Le figure professionali più indicate sono il neuropsicologo, per la valutazione e la riabilitazione cognitiva, ma anche uno psicologo clinico o uno psicoterapeuta per dare supporto emotivo e relazionale al paziente.
Questi eventi traumatici impattano gravemente non solo il paziente ma anche la sua famiglia, per questo con il giusto supporto e attraverso un approccio graduale è possibile migliorare la qualità della vita e trovare un nuovo equilibrio. I progressi, per quanto possano apparire piccoli, a lungo termine possono fare un’enorme differenza.
Dott.ssa Daniela Fiorenzi
Psicoterapeuta, Psicologo, Neuropsicologo
L'Aquila
Buongiorno, i disturbi del comportamento possono essere una conseguenza del danno provocato dal trauma cranico. Io le consiglio una valutazione neuropsicologica per valutare il funzionamento cognitivo e poi eventualmente un percorso di stimolazione cognitiva (se sarà necessario) o di terapia cognitivo-comportamentale.

Dott.ssa Giulia Castiglieri
Psicologo, Psicologo clinico
Cermenate
Buongiorno, quello che posso consigliarle è di consultare un neurologo e di fare dei test neuropsicologici per valutare le funzioni cognitive.
Dott.ssa Camilla Negri
Psicologo, Neuropsicologo, Psicologo clinico
San Nicolò a Trebbia
Buongiorno, voglio innanzitutto esplicitarle la mia vicinanza e piena comprensione. Ciò che ha descritto è assolutamente in linea con quanto accaduto alla sua mamma. Il trauma cranico, accompagnato inoltre da un periodo di coma, porta con sé alcuni effetti sia a livello comportamentale sia morale. Le consiglio di rivolgersi ad un neuropsicologo che svolga una valutazione e programmi un percorso riabilitativo. Grazie per la condivisione che ha sicuramente richiesto un atto di coraggio non indifferente. Le auguro una buona giornata
Dott.ssa Vittoria D'Antonio
Neuropsicologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
quello che descrive è una condizione comune dopo un trauma cranico grave: anche a distanza di tempo possono infatti emergere difficoltà cognitive, comportamentali ed emotive, come apatia, irritabilità, depressione e scarsa concentrazione.
Per gestire al meglio la situazione, si può rivolgere a:
- Neuropsicolog*: per una valutazione approfondita e un eventuale percorso di stimolazione o riabilitazione cognitiva.
- Psicolog* o psicoterapeuta: per supporto emotivo, sia per sua madre che per voi familiari.
- Neurolog*: per un inquadramento medico e valutazione farmacologica, se necessario.
- Terapista occupazionale: per progettare attività quotidiane stimolanti e personalizzate, che aiutino a mantenere autonomia e motivazione.
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,
dal suo racconto emerge una evoluzione comportamentale e cognitiva post-trauma cranico che sta incidendo sulla motivazione, concentrazione e regolazione emotiva di sua madre. Questo può rientrare nelle conseguenze neuropsicologiche tardive di un trauma cerebrale, anche se fisicamente la persona appare autosufficiente. Spesso, dopo la fase acuta di recupero, emergono difficoltà cognitive e comportamentali che richiedono interventi mirati.

Il percorso più indicato è multidisciplinare:

Neuropsicologo per valutazione cognitiva, comportamentale e della motivazione;

Neurologo per monitorare eventuali complicanze tardive post-trauma;

Psicologo clinico o psicoterapeuta specializzato in riabilitazione post-trauma, per supporto emotivo e strategie di adattamento;

Terapista occupazionale o fisiatra, se necessario, per stimoli e attività che favoriscano autonomia e coinvolgimento.

È utile anche un supporto familiare per imparare a gestire le reazioni comportamentali e favorire la partecipazione attiva di sua madre nelle attività quotidiane.

Resto a disposizione, Saluti.
Dott. Leonardo Saponaro
Psicologo, Neuropsicologo, Psicologo clinico
Terni
quello che descrive sembrerebbe essere una condizione abbastanza frequente dopo un trauma cranico. Nei primi mesi il recupero tende a essere rapido, mentre con il passare del tempo possono emergere o intensificarsi difficoltà di tipo cognitivo, emotivo e comportamentale come calo di iniziativa, irritabilità, depressione e riduzione dell’attenzione. Non significa che non ci sia più spazio di miglioramento, ma che il percorso richiede un inquadramento più preciso. In situazioni come questa è utile rivolgersi a una équipe specializzata in neuroriabilitazione, che comprenda:
-neurologo (per valutare eventuali cambiamenti neurologici e impostare eventuali terapie);
-neuropsicologo clinico (per una valutazione dettagliata delle funzioni cognitive, dei cambiamenti comportamentali ed emotivi e per definire un programma riabilitativo mirato);
psichiatra (per inquadrare il quadro depressivo e considerare un eventuale supporto farmacologico);
-psicologo psicoterapeuta con esperienza in post-traumi e caregiver burden (per aiutare lei e i familiari a gestire l’impatto emotivo e pratico della situazione).
Dott. Francesco Pio Calafiore
Psicologo, Neuropsicologo
Santa Teresa di Riva
Buongiorno, la signora quanti anni ha? l'età all'epoca del fatto determina in modo importante il recupero e la capacità di riorganizzazione neurale (meccanismi di neuroplasticità e rimodulazione). Inoltre il trauma cranico quali porzione cerebrale ha interessato? esordendo disturbi della sfera emotiva e comportamentale, è possibile che ci sia stato un interessamento del sistema libico, delle funzioni esecutive e del sistema di regolazione del comportamento. Tuttavia solo una valutazione approfondita con la lettura accurata della documentazione clinica può orientare un possibile trattamento.
Vi consiglio pertanto di rivolgervi ad un esperto Neuropsicologo, così da valutare il quadro e strutturare un percorso terapeutico mirato al potenziamento/ripristino delle funzioni alterate. Un caro saluto

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