Buongiorno, ho 34 anni. Da maggio 2025 ho cominciato a soffrire di disturbi d'ansia con consegu

18 risposte
Buongiorno,
ho 34 anni.

Da maggio 2025 ho cominciato a soffrire di disturbi d'ansia con conseguente depressione.
Tutto è iniziato da alcuni attacchi di panico avuti all'estero in viaggio di gruppo.
Da quanto sono tornato in italia, a giugno, questi attacchi d'ansia si sono continuati a manifestare saltuariamente e senza alcun apparente preavviso o causa.

I principali sintomi di questi momenti sono un aumento della sudorazione, pensieri negativi/disfattisti, e un continuo accendersi sigarette nonostante non sia un grande fumatore.

Da fine agosto sono sotto cura di psicofarmaci (Elopram per i primi due mesi e poi dosaggio un po' più alto fino ad oggi).
In concomitanza sto seguendo un percorso psicoterapeutico da circa 3 mesi.

La situazione è migliorata anche se molto lentamente. Dopo circa 4 mesi ho cominciato ad avvertire un senso di positività anche dovuto a fattori esterni alla cura.
Ho ricominciato ad avere interazioni sociali che prima rappresentavano terreno fertile per i miei attacchi d'ansia.

Tuttavia ho avuto una ricaduta negli ultimi giorni.

Avendo un appuntamento con alcuni amici per un pranzo la mia testa ha richiamato le stesse senzazioni avute durante un attacco d' ansia precedente che si era manifestato con le stesse dinamiche. (Pranzo, Amici, Cibo di montagna)

Generalmente ogni qualvolta ho un appuntamento o mi scrivono per chiedermi di uscire il mio corpo si irrigidisce e comincio a subire un' ansia anticipatoria in vista dell'appuntamento per paura di rivivere momenti del passato recente dove ho avuto attacchi d'ansia anche forti.

Le mie domande se foste così gentili da rispondere sono:

È normale avere delle ricadute in fase di cura farmacologica dopo 4 mesi e nonostante i miglioramenti ottenuti ? Le ricadute mi demoralizzano non poco e mi fanno sentire che tutto il lavoro sia stato sprecato.

Data la cura non bevo quasi più alcol ma durante il pranzo ho bevuto un bicchiere di vino. Può aver influito sull'umore in maniera negativa per via della combinazione alcol + farmaci? Grazie mille.
Dott.ssa Federica Di Maggio
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Palermo

Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e articolato la sua esperienza.
Quello che descrive è piuttosto frequente nei percorsi di cura dei disturbi d’ansia anche quando sono già presenti miglioramenti significativi. Le ricadute, soprattutto in fasi di maggiore esposizione sociale o in contesti che richiamano esperienze precedenti di forte attivazione emotiva, non indicano un fallimento del percorso, ma fanno spesso parte del processo di cambiamento. Il fatto che oggi lei riesca a riconoscere i segnali, a collegarli a situazioni specifiche e a parlarne è già un elemento di evoluzione importante.
Dal suo racconto emerge chiaramente il meccanismo dell’ansia anticipatoria, in cui non è tanto l’evento in sé (il pranzo, gli amici, il cibo), quanto la memoria corporea ed emotiva delle esperienze passate a riattivarsi. In questi casi il corpo “riconosce” una situazione come potenzialmente pericolosa e reagisce prima ancora che la mente possa valutarla razionalmente. È un funzionamento automatico che richiede tempo per essere rielaborato e trasformato, soprattutto quando è legato a contesti relazionali significativi.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica, **è assolutamente possibile avere oscillazioni dell’umore e riacutizzazioni dell’ansia anche dopo alcuni mesi di trattamento**, senza che questo invalidi i benefici ottenuti. Sarebbe comunque utile condividere questi aspetti con il medico che la segue, così da valutare insieme eventuali aggiustamenti o semplicemente monitorare l’andamento.
Rispetto al bicchiere di vino, sì: l’alcol può influire sull’umore e sull’ansia, soprattutto in associazione agli psicofarmaci. Anche piccole quantità, in alcune persone, possono aumentare l’instabilità emotiva o la vulnerabilità ansiosa nelle ore successive. Questo non significa che sia stata la causa principale della ricaduta, ma potrebbe aver contribuito.
Infine, comprendo bene quanto le ricadute possano essere demoralizzanti. Tuttavia, il lavoro terapeutico non procede in linea retta: spesso è fatto di passi avanti, rallentamenti e momenti di riattivazione che, se letti e condivisi nel percorso psicoterapeutico, diventano materiale prezioso di comprensione e cambiamento, non tempo sprecato.
Continui a portare questi vissuti nello spazio terapeutico che ha già attivato: è lì che possono trovare un senso più profondo e una trasformazione stabile.
Un caro saluto. DOTT.SSA DI MAGGIO FEDERICA PSICOTERAPEUTA SISTEMICO RELAZIONALE

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Denise Cavalieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Ravenna
Buongiorno. Comprendo perfettamente il suo stato d'animo; la sensazione che il lavoro svolto sia andato perduto a causa di una ricaduta è un'esperienza comune, ma è importante inquadrarla correttamente nel percorso di guarigione.
Ecco le risposte alle sue domande:
1. È normale avere delle ricadute dopo 4 mesi di cura?
Sì, è assolutamente normale e frequente. Il percorso di recupero dai disturbi d'ansia non segue mai una linea retta verso l'alto, ma un andamento "a dente di sega": fatto di progressi, plateau e momentanee flessioni.
La ricaduta non è un fallimento: Non significa che il lavoro fatto (farmacologico e psicoterapeutico) sia stato sprecato. Al contrario, le competenze che sta acquisendo in terapia servono proprio a gestire questi momenti.
Memoria traumatica: Il fatto che il pranzo in montagna abbia scatenato l'ansia è dovuto alla "memoria associativa". Il suo cervello ha registrato quel contesto come "pericoloso" in passato. Quello che ha vissuto è un episodio di ansia anticipatoria, un meccanismo di difesa che il suo corpo attiva per "proteggerla" da un disagio già vissuto.
2. L'alcol può aver influito negativamente?
Sì, è molto probabile che il bicchiere di vino abbia giocato un ruolo, per due motivi:
Interazione chimica: L'alcol interagisce con il principio attivo dell'Elopram (Citalopram). Anche modeste quantità possono alterare la stabilità neurochimica che il farmaco sta cercando di costruire, aumentando talvolta l'irritabilità o la sensibilità all'ansia nelle ore successive.
Effetto "rebound" (rimbalzo): L'alcol è un depressore del sistema nervoso centrale. Anche se inizialmente può sembrare che rilassi, quando l'effetto svanisce può provocare un picco di ansia o un abbassamento del tono dell'umore. In una fase di cura ancora delicata, questo sbalzo viene percepito in modo più amplificato.
Alcuni consigli per gestire questo momento:
Non lotti contro l'ansia: Più cercherà di scacciarla per paura di "rovinare i progressi", più l'ansia aumenterà. La accetti come un segnale di stanchezza o di ipersensibilità momentanea.
Parli con il suo psicoterapeuta: Questo episodio è "materiale prezioso" per la terapia. Analizzare cosa è successo durante quel pranzo vi permetterà di smantellare l'associazione tra "socialità" e "pericolo".
Continui con la cura: Non sospenda o modifichi i farmaci autonomamente. I 4-6 mesi sono spesso un periodo di consolidamento; la ricaduta è solo un intoppo nel percorso, non la fine del percorso.
Si ricordi che sta già ottenendo risultati (ha ricominciato ad avere interazioni sociali!). Questa è solo una prova di resistenza, non un ritorno al punto di partenza.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Gessica Turiello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Salerno
Buongiorno, innanzitutto mi sento di dirle che lei è sulla buona strada se assume i farmaci, muovendosi anche sul versante psicologico-psicoterapico. Detto ciò, i percorsi non sono mai lineari proprio come le persone, e le ricadute non sono fallimenti, sono parte del processo. Le sue ricadute non dicono chi è o quanto vale. Dicono solo che sta affrontando qualcosa di complesso e come tale, richiede il giusto tempo. Se un giorno si svegliasse e si sentisse più indietro, rispetto a prima ha più consapevolezza e strumenti, anche quando non sembra. Per la questione farmacologica, ogni farmaco ha un periodo di latenza, vale a dire un tempo, che intercorre da quando inizia ad assumerlo, a quando inizia a sortire l' effetto. Tenga presente che lei non ha iniziato da molto. Certo, non è consigliabile assumere alcol in concomitanza, anche se è molto soggettivo, ma di questo potrà discuterne meglio con il suo psichiatra. Auguri per tutto! Dott.ssa G.T.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
la situazione che descrive è molto comune nei disturbi d’ansia con attacchi di panico, soprattutto quando l’esordio è stato improvviso e vissuto come traumatico, come nel suo caso durante il viaggio.

Rispetto alle ricadute: sì, è assolutamente normale che durante una cura farmacologica e psicoterapeutica possano esserci delle fluttuazioni, anche dopo alcuni mesi e nonostante i miglioramenti. Il percorso raramente è lineare: spesso procede “a onde”, con passi avanti e momenti di riattivazione dell’ansia. Questo non significa che il lavoro fatto sia stato inutile, anzi: il fatto che lei abbia ripreso attività sociali prima evitate è un segnale molto importante di cambiamento. Le ricadute non cancellano i progressi, ma indicano aree che necessitano ancora di essere consolidate.

L’ansia anticipatoria che descrive è tipica dopo attacchi di panico: il corpo “ricorda” situazioni passate percepite come pericolose (pranzi, amici, contesti simili) e si attiva in anticipo per paura che l’episodio si ripeta. Questo meccanismo è appreso, ma è anche reversibile e rappresenta uno dei principali obiettivi del lavoro psicoterapeutico.

Sul senso di demoralizzazione: è comprensibile, ma è importante non interpretare la ricaduta come una sconfitta personale. In terapia si lavora proprio per cambiare il significato attribuito all’ansia e ridurre la paura della paura stessa.

Alcol e farmaci: sì, anche un solo bicchiere di vino può aver influito. L’alcol, soprattutto in associazione agli antidepressivi, può aumentare l’instabilità emotiva e abbassare le difese, favorendo ansia o peggioramento dell’umore nelle ore successive, anche se l’effetto non è immediato né uguale per tutti.

In conclusione, quanto sta vivendo rientra nel decorso tipico di questi disturbi. È consigliabile continuare e approfondire il lavoro con il suo specialista, sia per modulare eventualmente la terapia farmacologica sia per lavorare in modo più mirato sull’ansia anticipatoria e sulla paura delle ricadute.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Psicoterapeuta, Psicologo
Grottaferrata
Sì, sono frequenti e fisiologiche, soprattutto quando il cambiamento sta iniziando a consolidarsi.
Dal punto di vista sistemico, ciò che lei descrive non è una “ricaduta” nel senso di ritorno al punto di partenza, ma una riattivazione di un vecchio schema in un contesto significativo (pranzo, amici, cibo di montagna). Il sistema mente-corpo ha riconosciuto una configurazione già associata al pericolo e ha reagito per protezione, non perché il lavoro fatto sia stato inutile.
Dal punto di vista breve-strategico, succede spesso questo:
l’esperienza dell’attacco di panico diventa il vero “trauma”
la persona non teme più l’evento in sé (il pranzo), ma la possibilità di rivivere le sensazioni
nasce l’ansia anticipatoria, che è il carburante principale degli attacchi
In altre parole:
non è l’ansia che arriva senza motivo, ma il tentativo di controllarla che la mantiene.
Lei scrive una frase cruciale:
“Ogni qualvolta ho un appuntamento il mio corpo si irrigidisce”
Questo indica che il suo sistema ha imparato a:
prepararsi all’attacco
come se l’ansia fosse un nemico da anticipare
Ma l’ansia funziona al contrario:
più la si anticipa, più arriva.
È questo il lavoro da fare in terapia
Buona serata
Dott.ssa Alexandra Benincasa


Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, non posso dare giudizi in merito alle terapie che sta conducendo, posso dire qualcosa che ha valore più generale ovvero che perché una psicoterapia funzioni (dipende poi anche dall'approccio psicoterapeutico) necessita di tempo, e questo perché l'apparato psichico ha necessità di tempo per riassestarsi in maniera nuova (in questo senso, anche le ricadute sono "sane", mi preoccuperei di più se tutto si risolvesse come per magia); dall'altra parte, almeno io lavorerei così, credo sarebbe importante comprendere il significato che questo sintomo ha per lei (ad esempio, cosa rappresenta l'uscire, lo stare, il viaggiare o insomma le questioni che lei lega al sintomo d'ansia). Spero di esserle stata d'aiuto, saluti. Ilaria Innocenti
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
la invitirei a parlare della sua ricaduta allo specialista che la segue. Potrebbe essere un importante spunto di riflessione su cui soffermarsi e da cui ripartire.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dr. Fabio Ricardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Un percorso di uscita da un disturbo ansioso, come quello che lei sta vivendo,può andare incontro sicuramente a momentanee ricadute,ritorni a esperienze e comportamenti che sembravano superati.Lei ha individuato con precisione gli elementi che tendono a mettere in moto la sua ansia:il cibo e le situazioni di gruppo.La prima volta che ha vissuto un forte sintomo ansioso è stata durante un viaggio di gruppo all'eestero.Sembre che lei si sia costruita, inconsapevolmente, una comfort zone; uscirne lo sente come pericoloso. Fortunatamente le risposte d'ansia sono risolvibili con una psicoterapia. Sottolineerei come elemento positivo la capacità di introspezione,che emerge dalla sua lettera. Non interpreti pessimisticamente un breve ritorno indietro, come quello che lei descrive: non è vero che tutto è perduto, i progressi fatti si recuperano presto!
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno: È normale avere delle ricadute in fase di cura farmacologica dopo 4 mesi e nonostante i miglioramenti ottenuti ? È normale avere ricadute anche dopo anni! Del resto, perché non si dovrebbero verificare sugli attacchi di panico? Le ricadute mi demoralizzano non poco e mi fanno sentire che tutto il lavoro sia stato sprecato. Più lei le teme più si mettera ad autoauscultarsi per sentire se l'ansia arriva, più facilmente questa arriverà. Data la cura non bevo quasi più alcol ma durante il pranzo ho bevuto un bicchiere di vino. Può aver influito sull'umore in maniera negativa per via della combinazione alcol + farmaci? Grazie mille. Può darsi, ma in queste cose è difficile distinugere tra placebo (in questo caso nocebo) e reali effetti fisiologici... ovviamente, se ritiene che qualcosa la renda più vulnerabile, qualcosa di cui può fare a meno, tipo alcol, fin dove si sente più fragile è meglio farne a meno. Se mi scriverà avrò il piacere di conoscerla meglio. Gli attacchi di panico possono prolungarsi per anni e purtroppo i farmaci sono spesso la prima cosa a cui si ricorre, ma come vede non sono risolutivi.
Buongiorno, provo a rispondere.alle.sue domande...
È possibile avere delle ricadute? Certo che si, lei le ha... ora però sa cosa è una crisi e come gestirla. Immagino che queste ricadute abbiano una durata breve. Il.percorso è lungo e,.per far sì che i risultati si "stabilizzino" è necessario darsi del tempo (4 mesi non è molto).
Il.lavoro che sta facendo è ottimo, nulla va perso, non abbia fretta.
E, certo, con i farmaci che assume, sarebbe meglio non consumare alcool...
Un saluto
Claudia m
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e articolato la sua esperienza. Da ciò che descrive, emerge un percorso di cura già avviato con impegno e consapevolezza, e questo è un elemento importante da riconoscere.
Rispetto alle sue domande, sì: è piuttosto comune che durante un percorso di cura – anche farmacologica – possano verificarsi delle ricadute, soprattutto in presenza di situazioni che richiamano esperienze precedenti vissute come minacciose. Questo non significa che il lavoro fatto sia stato inutile o che si stia “tornando indietro”. Spesso si tratta di oscillazioni fisiologiche del processo di recupero, che raramente è lineare.
L’ansia anticipatoria che descrive, legata a contesti specifici (come pranzi o situazioni sociali già associate a momenti difficili), è una dinamica frequente: il corpo tende a “riconoscere” ciò che in passato è stato vissuto come pericoloso, anche quando razionalmente sappiamo di essere al sicuro. Questo non indica un fallimento, ma piuttosto una traccia ancora attiva che può essere gradualmente rielaborata nel lavoro terapeutico.
Per quanto riguarda l’alcol, anche piccole quantità possono talvolta interferire con l’equilibrio emotivo o con l’effetto dei farmaci, soprattutto in una fase delicata del percorso. È quindi possibile che abbia avuto un’influenza, seppur temporanea.
Il fatto che lei abbia ripreso attività sociali, noti segnali di miglioramento e continui il percorso terapeutico sono tutti indicatori positivi. Le ricadute, per quanto frustranti, non cancellano i progressi fatti.
Le suggerisco di condividere apertamente queste sensazioni anche con il professionista che la sta seguendo, così da poterle comprendere e integrare nel percorso in modo mirato.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti e le auguro di proseguire con fiducia il suo cammino.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Penso che sia normale avere delle ricadute anche nonostante la cura farmacologica, soprattutto perchè ha cominciato un percorso da molto poco. La terapia farmacologica in alcuni casi è davvero fondamentale, ma credo che per essere efficace e non fungere solo da "cerotto", per poter andare a risolvere effettivamente il problema e non mettere una toppa, credo che debba essere accompagnata da una buona psicoterapia, attraverso la quale dare un significato al suo sintomo, per poterlo effettivamente sciogliere e per potervi dare una collocazione. Se sente di fidarsi del suo terapeuta, se sente che c'è una buona alleanza, dia tempo al suo percorso: purtroppo la psicoterapia richiede tempo, e molto spesso nelle prime fasi di un percorso si può assistere a un peggioramento dei sintomi, dato dal fatto che si entra in contatto per la prima volta con tutta una serie di problemi e temi che si sono evitati fino a quel momento. Il peggioramento è assolutamente normale, e non è indice di una terapia che non funziona. C'è bisogno di stare e credere nel processo, che quando c'è una buona fiducia e alleanza, porta sempre i suoi risultati. Se avesse altre domande mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott.ssa Rossella Ianniello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Settimo Milanese
Buona sera,
La ricomparsa di sensazioni di ansia e panico durante la terapia è un fenomeno molto frequente. Può essere legata al confrontarsi con situazioni particolarmente ansiogene, che richiamano le situazioni in cui gli attacchi di panico di sono manifestati in passato, a momenti di maggiore stress psicofisico o all'aver vissuto eventi emotivamente difficili e destabilizzanti. Questi episodi, che non definirei ricadute, non interferiscono necessariamente con il percorso di cura e neppure ne mettono in discussione i primi risultati. Piuttosto sarebbe interessante capire come questo episodio è stato gestito, nello stesso modo in cui sarebbe stato affrontato in passato? O si sono messe in campo nuove risorse? Nel disturbo di panico conta molto anche questo aspetto: lo sviluppo di strumenti per gestire sempre meglio il problema.
In bocca al lupo
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Caro Signore,
è assolutamente normale ciò che le è accaduto. Ogni percorso prevede sempre oscillazioni tra miglioramenti e ricadute nelle vecchie modalità ma questo non inficia il lavoro che sta facendo con il suo terapeuta, anzi potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa scatena le sue crisi d'ansia. 4 mesi sono pochi per potere avere un totale recupero della sua qualità di vita, si dia tempo e inizi a prestare attenzione ai suoi piccoli successi quotidiani. Non sono una psichiatra per poterle dire se l'alcol possa avere influito ma essendo un depressivo del sistema nervoso potrebbe effettivamente amplificare i suoi stati d'ansia. Le auguro buone feste!
Dott. Simone Feriti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno, la ringrazio per la sua condivisione. Gli attacchi di panico o l’ansia non spariscono del tutto in poco tempo e le ricadute sono assolutamente normali nel percorso terapeutico.
Le situazioni sociali sembrano il trigger più forte per lei ed è normale che in quei momenti l’ansia aumenti. Tendenzialmente il lavoro su ansia e attacchi di panico prevede una presa di consapevolezza rispetto ai meccanismi dell’ansia, strategie di regolazione delle situazioni ed un piano espositivo (concordare cioè dalla situazione meno attivante a quella più attivante) per sperimentare la possibilità di stare a contatto con l’ansia e gestirla, in modo da aumentare la sua auto efficacia.
Le consiglio di parlare di queste ricadute con la sua terapeuta e anche di questi vissuti rispetto alle cadute, in modo da poter gestire in terapia anche questi affetti. Rispetto all’interazione tra alcool e farmaci purtroppo non dispongo delle competenze per dare una risposta certa, ma ne parli con il medico appena lo vedrà per un monitoraggio così da approfondire meglio questo aspetto.
Veda il percorso di cura come un cammino, ci saranno discese e salite e tutto questo fa parte del viaggio per raggiungere il suo benessere
Cordiali saluti.
Dott. Giovanni Mingoia
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Salve, è normale avere delle ricadute perché quell'evento che lei ha descritto ha richiamato nella sua mente quell'episodio angosciante che ha sperimentato. Non è assolutamente sprecato il lavoro che ha fatto. L'ha messa nelle condizioni di rialzarsi e andare avanti. L'ansia anticipatoria si comincia ad affievolire se lei gradualmente si comincia ad esporre proprio a quelle situazione che prima le hanno causato disagio. E' sempre importante non assumere in concomitanza alcol e psicofarmaci.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, sì, è piuttosto comune che durante un percorso di cura, anche farmacologica e psicoterapeutica, possano verificarsi delle ricadute. Questo non significa che il lavoro svolto sia stato inutile, ma che il processo di stabilizzazione non è lineare. L’ansia anticipatoria che descrive è una dinamica frequente nei disturbi d’ansia e può riattivarsi in presenza di situazioni associate a esperienze precedenti di malessere, anche quando i miglioramenti sono reali.

Per quanto riguarda l’alcol, anche piccole quantità possono influenzare l’umore e l’attivazione ansiosa, soprattutto in associazione a farmaci antidepressivi, rendendo più probabile una temporanea instabilità emotiva. È quindi possibile che abbia avuto un ruolo nel peggioramento dei sintomi, senza esserne l’unica causa.

Se lo desidera, La invito a un colloquio conoscitivo con me, per approfondire meglio quanto sta vivendo e valutare insieme come affrontare queste fasi di ricaduta in modo più rassicurante e funzionale.
Dott.ssa Daniela Murgianu
Psicoterapeuta, Psicologo
Cagliari
Buonasera, la combinazione di alcol e psicofarmaci è controindicata e potrebbe aver influito negativamente sull'umore.
Invece, in psicoterapia potrebbe essere normale avere delle regressioni, come se si facesse un passo in dietro per prendere lo slancio e andare in avanti, come quando si lancia una freccia.

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.