Buongiorno, chiedo gentilmente, per quale mottivo quando faccio uno sforzo di sollevamento mi sento

24 risposte
Buongiorno, chiedo gentilmente, per quale mottivo quando faccio uno sforzo di sollevamento mi sento come un'emozione e anche se il respiro e normale mi viene in mente che forse per lo sforzo mi sentirò male, devo scappare, chiamare qualcuno, appena mi metto a parlare mi passa , ma mi lascia una stanchezza infinita, altrettanto quando salgo scale strette da solo, arrivo a un certo punto, mi fermo, non so piu' andare avanti o tornare indietro. Grazie infinite.
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso e comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione riportata.
Ritengo importante in primo luogo un consulto medico per escludere eventuali cause organiche, successivamente credo che possa essere utile richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Camilla Ballerini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, la ringrazio per aver utilizzato questo portale per porre la sua questione.
Il disagio che sta vivendo merita di approfondimento. Non è possibile dare risposte generiche, ogni sintomo è collegato e nasce all’interno di una storia di vita del tutto personale e unica. Si può ipotizzare che siano sintomi d'ansia connessi a certe attività ma chiaramente il contesto di queste attività è fondamentale per comprendere cosa le accade e perché. Quello che le posso suggerire è di fare una scelta su di sé, cioè prendersi cura di ciò che le accade. La direzione l'ha già intravista, ovvero quello di farsi accompagnare in questo momento difficile da uno psicologo/a.
Un buon percorso di psicoterapia in genere migliora la condizione di disagio che ci ha descritto e permette di valutare come proseguire per rimettere in moto la propria esistenza in una direzione più soddisfacente.
Se ha necessità di approfondimento non esiti a contattarmi o scrivermi.
Qualora decidesse di fare un percorso psicologico le sedute possono avvenire anche online.
Un saluto
Dott.ssa Camilla Ballerini
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Dr. Ugo Ungaro
Psicologo, Psicoterapeuta
L'Aquila
Salve le ipotesi che si possono fare sono diverse ma tutte molto generiche. Pertanto forse un consulto per raccogliere maggiori elementi e valutare insieme la portata del disagio a cui accenna potrebbe essere una buona opportunità. Un cordiale saluto
Dott.ssa Melania Filograna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lequile
Salve, capisco e comprendo la paura per queste sensazioni. Può succedere che pensare di potersi sentire male non fa altro che alimentare l'ansia e la paura. In quel momento che emozione prova? Ansia? La stanchezza che sente può essere una conseguenza di uno stato elevato di attivazione psicofisiologica precedente.
Le consiglio di parlare di questa situazione con uno psicologo in modo tale da individuare i fattori causativi, di insorgenza e mantenimento dell'ansia/paura/panico.
Se ha bisogno di ulteriori chiarimenti resto a disposizione anche online.
In bocca al lupo e buona serata!
Dott.ssa Debora Manoni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, posso capire il suo disagio e mi space che si trovi in questa situazione. Si è rivolto ad un medico per approfondire questa problematica ed escludere cause organiche? Si può rivolgere anche ad uno psicologo e parlare più in dettaglio di ciò che prova e quali pensieri scaturiscono dalle situazioni di disagio. La finalità è quella di trovare pensieri alternativi che le possano far vivere la quotidianità in modo più sereno. Rimango a disposizioni per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti.
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve. Ne parli col suo medico di fiducia, escluse cause organiche si può parlare di cause psicologiche. In questo caso, mi sembra che lei sia bloccato da una paura di stare male. Dopo aver escluso cause organiche, potrebbe intraprendere un percorso psicoterapeutico per comprendere la causa del blocco e lavorare sull'espressione ed elaborazione dei vissuti emotivi che sono alla base. Nella mia esperienza di terapeuta psicorporea, un lavoro integrato col corpo aiuta a vivere, a sentire e a sbloccare la paura, attraverso la stimolazione della fiducia in sé che permette di fare chiarezza e di dare spazio alla vitalità, liberandosi dai condizionamenti che provocano i blocchi. Distinti saluti
Dott.ssa Luciana Harari
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,credo che escluse cause organiche sembra compatibile un disturbo d ansia che si manifesta attraverso la modalità da lei descritta.Il consiglio è di intraprendere un percorso psicologico che l aiuti a collocare la motivazione di questo disturbo nel contesto della sua attuale fase di vita.Resto a disposizione dottoressa Luciana Harari
Buonasera, le consiglio primariamente di valutare se non possa trattarsi di cause organiche. Se così non fosse, i sintomi che riporta potrebbero essere legati a uno stato ansioso, sul quale potrebbe certamente lavorare con uno psicologo. Potrà così approfondire le cause che la portano a vivere queste sensazioni e disagio conseguente, e ritrovare un modo più funzionale per vivere e gestire le situazioni che vive quotidianamente.
Resto a disposizione per qualunque chiarimento ulteriore, un caro saluto dottoressa Paola De Martino
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

le difficoltà di cui parla sono l'espressione sintomatica di un disturbo d'ansia. La psicoterapia è ritenuta a oggi la forma di intervento più efficace per affrontare con successo i Disturbi d’ansia. Chi soffre di ansia interpreta erroneamente le proprie sensazioni e ve ne attribuisce una pericolosità esagerata rispetto alla realtà. L’intervento di psicoterapia è volto a scoprire le funzionalità relazionali dei sintomo ed i suoi significati più profondi. Il paziente, intrapresa la psicoterapia, viene guidato attraverso un percorso atto a renderlo maggiormente consapevole dei suoi processi mentali, dei meccanismi che governano il suo comportamento. Con l’aiuto della psicoterapia vengono individuati i circoli di mantenimento del disturbo e le sue ripercussioni su aspetti comportamentali, con un graduale miglioramento della qualità della vita, fino a quel momento compromessa dal timore di viverla appunto. Intraprenda un percorso di psicoterapia vedrà che con il tempo riuscirà ad allentare la morsa delle sue preoccupazioni.
Cordiali Saluti
Dottor. Diego Ferrara
Dr. Michele Arnaboldi
Psicologo, Psicologo clinico
Bovisio Masciago
Buongiorno,
come prima cosa Le consiglio un consulto col suo medico al fine di esporre questo suo disagio ed escludere cause fisiologiche/organiche.
Ritengo in oltre utile un percorso psicologico al fine di approfondire questi episodi che ti accadono per avere un quadro della situazione più dettagliato.
Sicuramente c'è una componente ansiosa che merita di essere approfondita in modo da poterti supportare al meglio.
Resto a disposizione e saluto cordialmente.
Dott.
Michele Arnaboldi.
Dott. Alberto Morandi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Trento
Buongiorno, grazie per aver posto il quesito su questa piattaforma. Mi spiace per il suo malessere e cercherò di rispondere con la giusta attenzione alla sua domanda. In accordo con quanto scritto dai colleghi prima di me le consiglio di verificare che non ci siano cause organiche legate al suo malessere. In seguito, se persistono può considerare di svolgere un colloquio con psicoterapeuta. Quello che lei descrive mi appare come un pensiero riferito agli stati corporei che attiva una preoccupazione. Tale pensiero si attiva da un’attivazione fisiologica, muscolare (sforzo di sollevamento), una modifica del battito cardiaco o della respirazione. Dal momento che percepisce una sensazione spiacevole tende a verificare quanto accade e al pensiero “mi sentirò male” prova un’emozione di ansia che non aiuta. Spero di esserle stato utile, rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Saluti
Dott. Vincenzo Costantino
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pisa
Buongiorno,
si potrebbero formulare diverse ipotesi circa la situazione da lei descritta tuttavia mi sentirei di consigliarle vivamente un consulto medico al fine di scongiurare eventuali cause organiche, solo dopo, se la sintomatologia persiste, si potrebbe indagare su eventuali cause emotive attraverso l'inizio di un percorso con un professionista della salute mentale.
Cordiali Saluti
Dott. Vincenzo Costantino
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
andrebbe approfondita l'indagine prima di capire bene quel che accade e formulare una qualsiasi ipotesi sulle "cause".
Quel che invece può risultare interessante sono le conseguenze di quel che le accade. Se interessato ad approfondire la sua ricerca mi contatti per una seduta in presenza o online.
Buona giornata.
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buongiorno, ne parli con il suo medico curante per escludere cause organiche. Se così non fosse, si tratterebbe di una difficoltà psicologica e per il corretto inquadramento è utile parlarne con uno psicoterapeuta.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Prof. Antonio Popolizio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, le suggerisco come primo approccio di parlarne col suo medico curante per escludere qualsiasi problema di natura organica. Una volta appurato che non soffra di qualche patologia, il problema deve essere affrontato con uno psicologo che analizzerà con attenzione e dettagliatamente la sintomatologia e scegliere di conseguenza la strada da percorrere. Cordiali saluti. Professor Antonio Popolizio
Dott.ssa Claudia Castellani
Psicologo, Psicoterapeuta
Forte dei Marmi
Buonasera

Le consiglio di consultarsi con il suo medico di base per valutare accertamenti da fare ed eventualmente intraprendere un percorso di psicoterapia.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
La saluto
Dott.ssa Claudia Castellani
Dott.ssa Costanza Zanini
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, a volte i più semplici movimenti, se accompagnati da pensieri intrusivi, possono essere percepiti come eccessivi e faticosi sia fisicamente che psicologicamente. Potrebbe essere utile fare degli accertamenti clinici, al fine di escludere qualsiasi problematica fisica e successivamente dare spazio a quei pensieri bloccanti in un percorso psicologico. Resto a disposizione, può contattarmi, anche online. Buona serata dott.ssa Costanza Zanini
Dott.ssa Francesca Ghislanzoni
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Conegliano
Buongiorno, le consiglio innanzitutto di sentire il medico curante per escludere delle cause organiche. Successivamente le consiglio un percorso psicologico in quanto sembrerebbero dei sintomi di un disturbo legato all'ansia. A disposizione Dott.ssa Francesca Ghislanzoni.
Dott. Federico Valeri
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve. Intanto mi permetto di esprimere vicinanza per la sua condizione che deve essere molto spiacevole. Come alcuni miei colleghi le consiglio ovviamente di verificare con il suo medico curante il suo stato fisico. Una volta esclusa una causa prettamente fisica, sembrerebbe indubbiamente uno stato di ansia creato ad un elevato stress, probabilmente dovuto ad una qualche parte della sua quotidianità che deve risultarle di forte pressione.
Penso di poterla aiutare in questo senso, ma le ribadisco la necessità di indagare prima le eventuali cause fisiche.
Resto a sua disposizione.
Dott. Federico Valeri
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Dott.ssa Alessandra Musumeci
Psicologo clinico, Psicologo
Misterbianco
Salve, i sintomi che descrivi potrebbero essere legati all'ansia. Quando affronti uno sforzo fisico o una situazione difficile, il corpo reagisce con una risposta di allarme, facendoti sentire come se dovessi scappare o fermarti. La stanchezza che provi è comune quando l'ansia è intensa.

Cosa fare:
Respirazione profonda: Aiuta a ridurre l’ansia sul momento.
Psicoterapia: La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) può aiutarti a gestire l'ansia.
Visita medica: Escludi cause fisiche con il medico se i sintomi persistono.
Con il giusto supporto, l'ansia può essere gestita efficacemente.
E' molto comune che ci vengano dei pensieri senza un particolare motivo. Bisognerebbe concentrarsi più sull'effetto che questi hanno su di noi e quindi imparare a non farsi troppo influenzare da questi pensieri quando ci vengono. Una corrente della psicoterapia cognitivo-comportamentale, la Acceptance and commitment therapy lavora proprio su questo e potrebbe dunque esserle d'aiuto.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera, le consiglio un consulto con il medico curante per escludere le cause organiche e poi un percorso psicologico per il trattamento dell'ansia. Cordiali saluti.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza, perché parlare di questi vissuti, spesso difficili da spiegare anche a chi ci è vicino, è già un primo passo importante verso una maggiore comprensione di sé e del proprio corpo. Quello che descrive è un fenomeno che, in ambito psicologico e più specificamente cognitivo-comportamentale, rientra spesso nei meccanismi dell’ansia anticipatoria e della sensibilità interocettiva, cioè l’eccessiva attenzione e preoccupazione rivolta verso le sensazioni corporee interne. In altre parole, può accadere che, durante un’attività fisica come sollevare un peso o salire le scale, il corpo invii segnali del tutto normali, come un’accelerazione del battito o un minimo affanno. Tuttavia, se la mente è molto attenta a questi segnali e li interpreta come segnali di pericolo, anche lievi modificazioni fisiologiche possono essere lette come campanelli d’allarme, generando una reazione ansiosa. Questa reazione, spesso, è caratterizzata da un senso di urgenza, come il bisogno di fuggire, di chiamare aiuto, o dalla paura che qualcosa di grave stia per accadere, nonostante il respiro sia regolare e non ci siano reali pericoli. In effetti, la componente emotiva che lei percepisce – quella sorta di “emozione” improvvisa – può essere proprio l’attivazione dell’ansia, un’onda che attraversa il corpo e la mente e che lascia dietro di sé una forte sensazione di stanchezza, come se avesse corso una maratona emotiva. Questo è del tutto comprensibile, perché il corpo, nel rispondere a quella che percepisce come una minaccia, consuma molte energie. Il fatto che lei noti un miglioramento quando inizia a parlare con qualcuno è molto interessante e significativo. Parlando, lei probabilmente distrae la mente dal monitoraggio interno, si ancora alla realtà esterna, si riporta al momento presente. Questo effetto è coerente con quanto osserviamo nella pratica clinica: l’attenzione rivolta all’esterno può interrompere il ciclo ansioso e permettere al sistema nervoso di “abbassare la guardia”. Anche il timore di rimanere bloccati in uno spazio ristretto, come una scala stretta, è un’esperienza che accompagna molte persone con una storia di ansia, soprattutto se è presente una componente claustrofobica o legata al sentirsi intrappolati, sia fisicamente che emotivamente. Il blocco che descrive non è segno di debolezza o di una reale incapacità motoria, ma piuttosto l’effetto dell’attivazione ansiosa che prende il sopravvento sul ragionamento lucido, congelando il corpo in una sorta di stallo tra il voler andare avanti e il voler tornare indietro. Un percorso psicoterapico cognitivo-comportamentale potrebbe aiutarla a esplorare queste esperienze, riconoscere i pensieri automatici che le accompagnano (ad esempio: “e se mi sentissi male?”, “devo fuggire”), e lavorare sulla gestione dell’ansia in modo graduale e mirato. L’obiettivo non è eliminare le sensazioni corporee, che fanno parte della nostra fisiologia, ma cambiare il significato che attribuiamo loro e imparare a tollerarle senza sentirsi in pericolo. Vorrei rassicurarla sul fatto che molte persone, nel momento in cui iniziano a comprendere i propri schemi di funzionamento e a lavorare su di essi, riescono a riprendere in mano situazioni che prima sembravano ingestibili. Lei ha già fatto molto condividendo quanto accade. Ora, con gli strumenti giusti, potrà dare un nome più preciso a ciò che vive e imparare strategie concrete per affrontarlo con maggiore serenità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza.
Quello che descrive è molto coerente con una risposta ansiosa, in particolare con ciò che in ambito cognitivo-comportamentale viene definito “paura della paura”. Durante uno sforzo fisico, come sollevare un peso o salire le scale, il corpo attiva alcune risposte del tutto normali: può aumentare la frequenza cardiaca, cambiare il ritmo del respiro, crescere la tensione muscolare e l’attenzione verso ciò che accade dentro di sé. In presenza di ansia, queste sensazioni vengono facilmente interpretate come segnali di pericolo, ad esempio con pensieri del tipo “potrei sentirmi male”, “potrei svenire”, “devo scappare o chiamare qualcuno”. Non è quindi lo sforzo in sé a creare il problema, ma il significato minaccioso che viene attribuito a sensazioni fisiologiche normali.
A partire da questa interpretazione si può innescare un circolo che si autoalimenta: la percezione delle sensazioni fisiche aumenta l’ansia, l’ansia intensifica ulteriormente le sensazioni corporee e cresce il bisogno di fuga o di rassicurazione. Il fatto che parlare con qualcuno faccia rapidamente diminuire il disagio è un elemento molto significativo, perché spostare l’attenzione verso l’esterno aiuta il sistema nervoso a calmarsi. La stanchezza intensa che rimane dopo l’episodio è tipica delle reazioni ansiose, poiché il corpo si è attivato come se fosse stato in una situazione di pericolo reale.
Anche la difficoltà che descrive negli spazi stretti o nelle scale, con la sensazione di bloccarsi e di non riuscire né ad andare avanti né a tornare indietro, è compatibile con una risposta ansiosa legata alla percezione di intrappolamento. Sono aspetti che andrebbero approfonditi con calma, senza trarre conclusioni affrettate.
Un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale potrebbe essere molto utile per comprendere meglio il funzionamento di questi episodi, lavorare sui pensieri automatici che alimentano la paura, ridurre il timore delle sensazioni corporee e recuperare gradualmente fiducia nel proprio corpo e nelle situazioni che oggi tendono a essere evitate.
È importante sapere che, per quanto spiacevoli e spaventose, queste sensazioni non sono pericolose e non indicano un malore imminente o una perdita di controllo. Si tratta di una risposta del corpo a una minaccia percepita, non reale.
Rimango a disposizione se desidera approfondire ulteriormente o fare più chiarezza su ciò che le accade. Il fatto che lei stia cercando di capire è già un passo importante verso il benessere.

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