Buonasera, volevo chiedervi come si fa a superare la fine di un percorso di psicoterapia durato 8 an
Buonasera, volevo chiedervi come si fa a superare la fine di un percorso di psicoterapia durato 8 anni. La mia terapeuta mi ha comunicato che devo cambiare professionista perché c'è uno stallo della terapia, dicendomi che ho bisogno di un'evoluzione e di un cambiamento. Io sto a pezzi, se da un lato sono d'accordo con lei, dall'altro mi dispiace troppo che non potrò più vederla perché sono molto legata a lei e mi trovo anche bene con lei come terapeuta. Come faccio a fare questo cambiamento senza soffrire così tanto?
19 risposte
Certo, dopo un percorso durato otto anni è comprensibile che questo cambiamento possa essere molto doloroso... soprattutto perchè in questi anni non si è costruito soltanto un percorso terapeutico, ma anche una relazione significativa, e sapere che dovrà concludersi può portarla a sperimentare sentimenti di tristezza, paura e soprattutto un senso di perdita (anche magari riconoscendo anche lei che forse è arrivato il momento di un cambiamento). Questo è un momento importante e le proporrei, se se la sente, di utilizzare le ultime sedute proprio per parlare di tutto questo, di come questa conclusione la sta facendo sentire, di cosa significa per lei, di ciò che teme di perdere e anche di come prepararsi al passaggio verso un nuovo professionista. Potrebbe diventare un modo per elaborare la conclusione del percorso insieme e far diventare anche questi momenti parte del percorso fatto. Un caro saluto!
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Salve, Comprendo le sue sensazioni. Credo sarebbe opportuno parlarne, all' interno di una consultazione psicologica, di cosa è accaduto all' interno del vostro rapporto psicoterapeutico. Sicuramente questo è un lutto da dover elaborare. Se vuole resto a disposizione, Cordiali saluti Dott.ssa Di Giovanni
Buonasera, è comprensibile che dopo così tanto tempo una separazione potrà risultare difficile e dolorosa. Forse la cosa più importante è lei non deve attraversare la separazione "senza soffrire", ma piuttosto questa può essere una possibilità per parlare apertamente con la sua terapeuta del suo dolore per la fine della terapia, che di per sé è una fase importantissima di qualunque percorso. Le suggerisco di porgere direttamente alla sua terapeuta la domanda che ha scritto qui. Tanti saluti.
Buon pomeriggio, sono la dottoressa Tropea Federica, mi sembra comprensibile che lei stia soffrendo: dopo 8 anni non sta semplicemente cambiando terapeuta, sta affrontando la fine di un legame affettivo e terapeutico molto importante. Da un punto di vista psicologico, non cercare di eliminare il dolore, ma di attraversarlo. Parlane apertamente con lei nelle ultime sedute: anche la paura di perderla, l'attaccamento e la tristezza fanno parte del lavoro terapeutico. E provi a vedere il cambiamento non come un abbandono, ma come una tappa dell'autonomia che ha costruito in questi otto anni. Ciò che hai ricevuto da lei non scompare quando termina la terapia. Magari si potrebbe pensare ad un incontro fra 6 mesi o un accompagnamento al passaggio da una terapeuta ad un'altra, ma ne parli con lei. Resto a disposizione, buona serata.
Buonasera. Quello che sta provando è comprensibile, soprattutto considerando che si tratta di una relazione terapeutica durata ben otto anni. La psicoterapia non è soltanto un insieme di tecniche: nel tempo si costruisce una relazione significativa, all'interno della quale ci si sente conosciuti, accolti e accompagnati. Per questo la sua conclusione può essere vissuta con tristezza, paura e anche con un senso di perdita. Vorrei però provare a separare due aspetti. Da una parte c'è il dolore per la fine del rapporto con la sua terapeuta; dall'altra c'è la possibilità che, dal punto di vista clinico, un cambiamento sia realmente utile. Il fatto che lei riconosca di essere d'accordo sul fatto che ci sia stato uno stallo è un elemento importante. La conclusione di una terapia non significa necessariamente che il percorso precedente non abbia funzionato: a volte, proprio perché alcuni obiettivi sono stati raggiunti, può essere utile affrontare una nuova fase con strumenti, prospettive o modalità di lavoro differenti. Le suggerirei inoltre di parlare apertamente con lei proprio di questa sofferenza. Potete concordare una fase di conclusione sufficientemente graduale, nella quale ripercorrere il lavoro fatto, consolidare le competenze acquisite e preparare il passaggio al nuovo professionista. Una conclusione pensata e condivisa può essere molto diversa da un'interruzione improvvisa e può diventare essa stessa un'esperienza di crescita. Dott.ssa Melania Filograna
Buongiorno, dopo otto anni di percorso è comprensibile che la decisione di concludere la terapia possa essere vissuta con molta sofferenza. Seppur comprendendo almeno in parte le motivazioni, questo non rende necessariamente più semplice la chiusura del rapporto terapeutico. Non è possibile sapere da qui che cosa abbia portato la sua terapeuta a pensare alla chiusura del trattamento, né se questa sia effettivamente la scelta migliore nel suo caso. Mi sembra però importante che riusciate a trovare uno spazio per parlare anche di ciò che questa conclusione sta suscitando in lei. La conclusione della terapia non deve necessariamente significare interrompere bruscamente tutto ciò che è stato costruito: può essere anche un momento in cui fermarsi a guardare insieme il percorso fatto, ciò che ha funzionato, ciò che è rimasto in sospeso e che cosa potrebbe essere utile portare nel nuovo percorso. Parlare di come sente questa chiusura con la sua terapeuta può diventare parte del lavoro terapeutico e permetterle di attraversare il cambiamento senza dover fare finta che non faccia male. Per questo, forse, più che chiedersi come fare a non soffrire, potrebbe essere utile concedersi la possibilità di soffrire per questo cambiamento, cercando allo stesso tempo di comprenderne il significato. Per quanto riguarda il nuovo professionista a cui si rivolgerà, sarà utile non pretendere che il rapporto sia fin da subito simile a quello costruito in otto anni: sarà una relazione diversa, che avrà bisogno del proprio tempo per costruirsi e potrà portare con sé anche ciò che ha imparato e costruito nel percorso precedente. Le auguro di riuscire ad affrontare con la sua terapeuta ed eventualmente anche con il/la nuovo/a quanto sta vivendo e trarne ciò che le può essere più utile per affrontare questo cambiamento.
La conclusione di un percorso psicoterapeutico durato otto anni può essere un’esperienza profondamente dolorosa, soprattutto quando si è costruito con la terapeuta un legame significativo e sentito come sicuro. È quindi comprensibile che, accanto alla consapevolezza della necessità di un cambiamento, emerga una forte sofferenza per la separazione. Forse, però, l’obiettivo non è cercare di cambiare senza soffrire, ma poter attraversare questa sofferenza dando un significato anche a ciò che questo legame ha rappresentato per lei. La conclusione di una terapia non cancella il percorso fatto né ciò che ha potuto sperimentare e costruire nella relazione con la sua terapeuta. Potrebbe essere utile utilizzare proprio gli ultimi incontri per parlare apertamente di questa separazione, delle emozioni che suscita, delle paure legate al nuovo professionista e anche di ciò che sente di portare con sé da questi otto anni. In quest’ottica, il passaggio a un'altra terapeuta potrebbe diventare non soltanto una perdita, ma anche una nuova esperienza da attraversare con le risorse maturate nel percorso precedente.
Buongiorno, probabilmente la nuova psicoterapeuta che incontrerà la aiuterà ad elaborare questo lutto e cambiamento. La sofferenza non è detto che sia negativa, magari la porterà a superare lo stallo che sta vivendo. Le chiederei di riflettere con la sua terapeuta sul fatto se ha bisogno ancora o no di fare della psicoterapia. A volte fa bene smettere e vedere come va, ma ovviamente dipende dalle difficoltà che vive e da come si sente. Prima di tutto parlerei di questa sofferenza con la terapeuta che ancora la segue, magari è uno scossone che vi aiuta a ripartire. Resto a disposizione per un confronto.
La sua terapeuta potrebbe indirizzarla verso un collega in modo che lei possa vivere il passaggio meno dolorosamente
Capisco quanto possa essere doloroso chiudere un percorso durato otto anni. Quando la terapeuta diventa una presenza stabile, la separazione fa male anche se se ne comprende il senso. La sua sofferenza non indica che il cambiamento è sbagliato: indica che la relazione è stata importante. Il passaggio a un nuovo professionista non cancella ciò che ha costruito: può diventare l’occasione per dare significato a questa chiusura e per ripartire con uno sguardo diverso su di sé. Il dolore iniziale è naturale, ma con il tempo si trasforma e lascia spazio a nuove possibilità di crescita.
Buonasera, dopo otto anni è comprensibile che la conclusione della terapia possa essere vissuta come una vera separazione. Il legame terapeutico non è qualcosa di “finto” solo perché professionale: è una relazione nella quale ha investito affetti, fiducia e parti importanti della sua storia. Forse, quindi, l'obiettivo non è riuscire a cambiare terapeuta senza soffrire. Anche questa sofferenza può far parte della conclusione del percorso e meriterebbe di essere attraversata proprio insieme alla sua terapeuta, dedicando del tempo a comprendere cosa significhi per lei separarsi, cosa sente di perdere e cosa invece può portare con sé di questi otto anni. Mi sembra importante anche non vivere necessariamente il passaggio a un altro professionista come se la relazione precedente venisse cancellata. Una terapia può terminare e continuare comunque ad avere un posto importante dentro di noi. Se possibile, chiederei alla sua terapeuta di costruire insieme una conclusione graduale: non soltanto “salutarsi”, ma dare un significato anche a questo ultimo passaggio.
Buonasera, la relazione tra terapeuta e paziente è in primis una relazione umana e inevitabilmente dopo otto anni il pensiero di concluderla può generare sofferenza; potrebbe essere utile parlarne con la sua terapeuta, per utilizzare le ultime sedute per prendere in mano e accogliere questa fatica e per valorizzare l'importanza di questi otto anni. Un caro saluto, Laura De Biasio
La situazione che descrive sembra particolarmente delicata, dopo otto anni di percorso è normale che la relazione con la sua terapeuta sia diventata una parte importante della sua storia. È comprensibile quindi che l'idea di interrompere questo legame possa portare con sé dispiacere e anche paura, nonostante una parte di lei riconosca la necessità di un cambiamento. Forse può essere utile pensare a questo passaggio non solo come alla fine di qualcosa, ma anche come alla possibilità di portare con sé ciò che ha costruito durante questi anni e aprire uno spazio nuovo. Nel percorso successivo potrebbe essere utile dedicare spazio anche all'elaborazione di questa separazione, dando valore al legame che si è creato e a ciò che rappresenta per lei, senza doverlo necessariamente cancellare per riuscire ad andare avanti. Le auguro di poter attraversare questo cambiamento con i suoi tempi, portando con sé ciò che questi otto anni le hanno lasciato. Un caro saluto.
Gentile utente, dopo otto anni è comprensibile che la conclusione di una terapia possa essere vissuta quasi come un vero e proprio distacco affettivo. Il fatto che lei stia così male non significa che il percorso sia stato un fallimento: al contrario, testimonia quanto quella relazione sia stata importante per lei. Forse non è necessario cercare di evitare la sofferenza, ma darle uno spazio all'interno delle ultime sedute. Potrebbe essere molto utile parlare con la sua terapeuta proprio della paura di perderla, della rabbia, della tristezza e anche del significato che ha per lei questo cambiamento. La conclusione può diventare essa stessa una parte importante del lavoro terapeutico. Inoltre, non deve necessariamente vivere il passaggio come una cancellazione degli otto anni trascorsi. Ciò che ha costruito durante questo percorso può accompagnarla anche nella relazione con un nuovo professionista, con tempi e modalità diverse. Si conceda quindi di essere dispiaciuta: non deve dimostrare di essere pronta a separarsi solo perché comprende razionalmente la necessità del cambiamento. A volte una buona conclusione non è quella senza dolore, ma quella in cui si riesce a dare un significato anche al dolore del lasciarsi. Un caro saluto.
Dopo otto anni è comprensibile che la conclusione di una psicoterapia possa essere vissuta come una vera e propria perdita. Il legame costruito nel tempo con la propria terapeuta è reale, e quindi non credo sia necessario cercare di “non soffrire” per questo cambiamento. Allo stesso tempo, quando una terapeuta riconosce che il percorso è arrivato a uno stallo e ritiene che per il paziente sia necessario un cambiamento, è anche sua responsabilità professionale comunicarlo e favorire l'interruzione o il passaggio a un altro professionista. Non significa necessariamente che il lavoro fatto insieme non abbia più valore. Anzi, per un professionista interrompere un percorso così lungo, soprattutto quando esiste un legame significativo, può essere un gesto tutt'altro che semplice: in un certo senso è anche un atto di responsabilità e, direi, di coraggio professionale, perché significa mettere l'evoluzione del paziente davanti al proprio desiderio di mantenere quella relazione terapeutica (che di fatto è anche economica!). Forse quindi il punto non è tanto trovare il modo di cambiare terapeuta senza soffrire, ma poter attraversare anche questa sofferenza e comprendere che significato ha per te la fine di questo percorso. Potrebbe essere utile parlarne apertamente con la tua terapeuta, anche per dare uno spazio alla conclusione e a ciò che questo distacco rappresenta per te. Buona fortuna!
Buongiorno, dopo 8 anni è comprensibile che la conclusione della terapia venga vissuta come una vera separazione. Non deve cercare di non soffrire, ma di dare un significato a questa sofferenza e al legame costruito. Sarebbe importante dedicare alcune sedute proprio alla conclusione: parlare con la terapeuta della tristezza, della paura del distacco e anche di ciò che porterà con sé di questi anni. Il cambiamento può essere doloroso senza significare che il percorso fatto venga perduto.
Salve, la inviterei a parlarne con la collega; è un aspetto molto delicato che riguarda una terapia abbastanza datata. Cordialmente Dott. Diego Ferrara
Gentile, La ringrazio per la spontaneità, la delicatezza e la profonda sincerità con cui condivide un momento così importante e complesso del suo percorso di vita e di cura. La prima cosa che desidero dirle con profonda empatia clinica è che sentirsi "a pezzi" in questo momento è del tutto naturale, legittimo e sani. Otto anni di psicoterapia non sono soltanto un appuntamento in agenda: sono stati uno spazio sacro, un luogo di rifugio, di scoperta e di costruzione di un legame d'attaccamento e fiducia profondissimo. Sospendere questo appuntamento equivale a vivere un vero e proprio lutto relazionale, ed è assolutamente normale che faccia male. Rispondo ai suoi dubbi con alcune chiavi di lettura psicologiche e pratiche per aiutarla ad attraversare questa fase: Il significato profondo della scelta della sua terapeuta Comprendere il valore clinico della decisione della sua dottoressa è il primo passo per lenire il senso di smarrimento: Un atto di altissima etica e cura nei suoi confronti: Quando una terapia si prolunga per molti anni, si corre il rischio di scivolare in una "zona di comfort" in cui ci si vuole molto bene e ci si sente al sicuro, ma in cui il cambiamento si arresta (stallo terapeutico). La sua terapeuta le ha dimostrato un rispetto ed un'onestà enormi: anziché continuare a vederla per abitudine, ha riconosciuto che per la sua evoluzione futura serve una prospettiva nuova, uno stimolo diverso ed energie fresche. Non è un abbandono, ma una "promozione": Questa chiusura non avviene perché lei ha "sbagliato" o perché la terapeuta si sia stancata di lei. Avviene perché ciò che si poteva costruire all'interno di quella specifica matrice relazionale è stato completato. Ora lei è pronta per la fase successiva della sua crescita. Si può fare questo cambiamento "senza soffrire"? Le rispondo con la massima trasparenza: non è possibile evitare del tutto il dolore del distacco, ma è possibile non lasciarsene schiacciare. Tentare di non soffrire per la fine di un legame di 8 anni sarebbe come pretendere di non piangere salutando una persona cara che parte per un lungo viaggio. Quel dispiacere è la misura diretta di quanto sia stato bello, prezioso e trasformativo ciò che avete vissuto insieme. Si ricordi un principio fondamentale della psicologia: tutto ciò che lei ha appreso, scoperto e curato in questi 8 anni non rimane nello studio della sua terapeuta, ma risiede dentro di lei. Lei non sta ripartendo da zero; sta continuando il suo cammino portando con sé una valigia ricchissima di strumenti e di forza interiorizzata. Come gestire concretamente questa transizione? Eccoli alcuni passi pratici per vivere questa fase con delicatezza ed efficacia: Dedichi le ultime sedute a "Lavorare sulla Chiusura" Non scappi dal dolore e non interrompa prima del tempo. Utilizzi i colloqui di congedo rimasti per parlare liberamente con la sua terapeuta di quanto le dispiaccia, della paura che prova e della gratitudine che sente. Esplicitare il dolore dell'addio all'interno della stanza d'analisi è una delle esperienze terapeutiche più riparatrici in assoluto. Crei un suo "Rito di Ringraziamento e Congedo" Se lo sente, scriva una lettera o prepari un messaggio in cui riassume cosa sono stati per lei questi 8 anni e quali insegnamenti porta con sé. Dare forma alle parole permette alla mente di archiviare l'esperienza non come "un'interruzione brusca", ma come un capitolo concluso con successo. Accolga il nuovo professionista senza fare paragoni Quando incontrerà il nuovo terapeuta, eviti la trappola di cercare una "copia" della sua precedente dottoressa. Ogni terapeuta ha un metodo, uno stile ed una personalità differenti: si conceda il tempo di esplorare questo nuovo incontro con curiosità, sapendo che servirà proprio a stimolare parti di lei che finora sono rimaste in ombra. Si fidi della sua autonomia Si guardi indietro e confronti la donna che era 8 anni fa con la donna che è oggi. La sofferenza di oggi è la prova che lei sa amare e legarsi; la capacità di passare al professionista successivo sarà la prova che lei è diventata grande ed autonoma. L'opportunità di una consultazione di transizione Attraversare la conclusione di un lungo percorso d'analisi e prepararsi all'ingresso con un nuovo professionista richiede tempo, rispetto dei propri ritmi e contenimento emotivo. Se dovesse avvertire il bisogno di uno spazio intermedio di consulenza per rielaborare il lutto della separazione ed essere orientata con serenità verso la scelta del nuovo terapeuta, non esiti a chiedere supporto. Si conceda il permesso di piangere e di essere triste: sta salutando un pezzo importante del suo viaggio per iniziare a scrivere il capitolo più maturo ed evoluto della sua vita. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci
Dopo otto anni è comprensibile che separarti dalla tua terapeuta faccia così male: non stai lasciando soltanto un percorso, ma anche una relazione importante per te. Ti chiedo: è possibile che una parte di te sappia che è arrivato il momento di cambiare, mentre un’altra abbia paura di perdere il senso di sicurezza costruito insieme? Le due cose possono convivere. Non devi smettere di essere legata a lei per poter andare avanti: puoi portare con te ciò che hai imparato, anche in un nuovo percorso. Hai la possibilità di dedicare qualche seduta alla chiusura e di parlarle apertamente di questa sofferenza? A volte, anche imparare a concludere una relazione significativa diventa parte della crescita che stiamo cercando.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.






