Buonasera sono un ragazzo di 22 anni. Da circa 1 anno e mezzo sto malissimo con sintomi che io repu
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Buonasera sono un ragazzo di 22 anni.
Da circa 1 anno e mezzo sto malissimo con sintomi che io reputo fisici ma che dai tanti esami effettuati non risulta niente di importante.
Io in pratica soffro di sintomi collegati con il respiro che mi causano tantissime cose.
Sopratutto oppressione al torace, non so più come si respira correttamente, controllo sempre il respiro ( a tratti anche ossessivamente), invece di respirare in maniera automatica, spesso è manuale, controllato e questo mi.porta tantissime conseguenze come giramenti strani di testa, notti insonni e con tanta, tantissima rabbia perché non riesco a lasciare il respiro.
Considerando che anche prima di avere questi sintomi sentivo il bisogno di rivolgermi ad uno psicologo, ma erano problemi ben minori rispetto a questi che ho adesso. Problemi di autostima e ansia ma molto lieve rispetto ad adesso.
Inoltre volevo chiedere se secondo voi anche se sono già ad un livello molto molto avanzato, un percorso con un terapeuta può avere lo stesso valore di uno psicofarmaco (sempre parlando del mio caso).
E se in questo caso conta di più il tipo di terapia (cognitivo o breve) oppure gli anni di esperienza del terapeuta, se 4/5 anni possono fare la differenza.
Vi ringrazio e scusate per le tante domande ma sono molto indeciso e non vorrei sbagliare scelta in un momento così
brutto per me.
Grazie mille per la pazienza e per i consigli.
Da circa 1 anno e mezzo sto malissimo con sintomi che io reputo fisici ma che dai tanti esami effettuati non risulta niente di importante.
Io in pratica soffro di sintomi collegati con il respiro che mi causano tantissime cose.
Sopratutto oppressione al torace, non so più come si respira correttamente, controllo sempre il respiro ( a tratti anche ossessivamente), invece di respirare in maniera automatica, spesso è manuale, controllato e questo mi.porta tantissime conseguenze come giramenti strani di testa, notti insonni e con tanta, tantissima rabbia perché non riesco a lasciare il respiro.
Considerando che anche prima di avere questi sintomi sentivo il bisogno di rivolgermi ad uno psicologo, ma erano problemi ben minori rispetto a questi che ho adesso. Problemi di autostima e ansia ma molto lieve rispetto ad adesso.
Inoltre volevo chiedere se secondo voi anche se sono già ad un livello molto molto avanzato, un percorso con un terapeuta può avere lo stesso valore di uno psicofarmaco (sempre parlando del mio caso).
E se in questo caso conta di più il tipo di terapia (cognitivo o breve) oppure gli anni di esperienza del terapeuta, se 4/5 anni possono fare la differenza.
Vi ringrazio e scusate per le tante domande ma sono molto indeciso e non vorrei sbagliare scelta in un momento così
brutto per me.
Grazie mille per la pazienza e per i consigli.
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso.
Comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione da lei riportata.
Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Sarebbe opportuno inoltre cercare di ritagliarsi uno spazio per elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi alla situazione da lei riportata.
Cordialmente, dott FDL
Comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione da lei riportata.
Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Sarebbe opportuno inoltre cercare di ritagliarsi uno spazio per elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi alla situazione da lei riportata.
Cordialmente, dott FDL
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Salve, mi dispiace per la situazione che sta vivendo.
Credo che per lei sia opportuno iniziare al più presto un percorso di psicoterapia. Inoltre, non esiste un approccio migliore di un altro, l'importante è che lei si senta compreso e a suo agio. Per quanto riguarda l'utilizzo dei farmaci si confronti sempre con il suo medico di fiducia.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Credo che per lei sia opportuno iniziare al più presto un percorso di psicoterapia. Inoltre, non esiste un approccio migliore di un altro, l'importante è che lei si senta compreso e a suo agio. Per quanto riguarda l'utilizzo dei farmaci si confronti sempre con il suo medico di fiducia.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buonasera gentile Utente, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Lo psicofarmaco è un alleato della terapia, non un sostituto: un lavoro sinergico dà sicuramente risultati migliori. Riguardo alle sue altre domande, è ormai assodato dalla ricerca scientifica che non conta il tipo di orientamento terapeutico ai fini di un percorso riuscito; conta soprattutto come lei si trova col terapeuta con cui sceglie di lavorare. Questo chiaramente lo può scoprire solo mettendosi in gioco. Stesso discorso vale per gli anni di esperienza del terapeuta. Per quanto riguarda la tematica principale, escluse problematiche organiche, l'obiettivo del lavoro deve necessariamente spostarsi sul lato psico. Non è possibile formulare una diagnosi in base a ciò che ha scritto, ma sicuramente c'è da sondare l'aspetto emotivo. Cordialmente, dott. Simeoni.
Gentilissimo,
Il suo corpo le sta dicendo che ha bisogno di aiuto e soprattutto di potersi lasciare andare.
Un percorso a mediazione corporea la potrebbe maggiormente aiutare.
Importante è che lei possa individuare un professionista con esperienza del quale potersi fidare.
Qualora cio' non si rivelasse sufficiente parli con il suo medico per la valutazione di un supporto farmacologico.
Cordiali saluti
Dott.ssa Maria Piscitello
Buonasera, ho letto con calma la sue domande, ma ciò che mi ha fatto riflettere è la coincidenza dei sintomi cominciati da un anno e mezzo e la pandemia in corso, sebbene come scrive anche lei era da molto prima che avvertiva un disagio. In questo periodo c'è un forte allarme psicopandemico che molti sottovalutano e credo che il fatto che stia pensando a scegliere un terapeuta non possa far altro che migliorare la sua situazione. Ovviamente, la terapia psicologica si basa sulle parole e sulla relazione con il proprio terapeuta a prescindere dal percorso e dagli anni di esperienza, ma non deve mai escludere la possibilità di affiancarsi con un medico per la somministrazione di un farmaco che a volte fa da supporto per il percorso intrapreso. Saluti
Gentile utente, è dimostrato che una buona psicoterapia consenta di diminuire o, a volte, sospendere i farmaci ma non tutte le situazioni sono uguali. Bisogna valutare se sia il caso di sommare psicoterapia e farmaci. La scelta dell'approccio è più difficile, io consiglio di scegliere prima di tutto la persona perché la relazione è fondamentale per una buona riuscita di una terapia.
Spero di esserle stata utile.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Spero di esserle stata utile.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dalle sue parole sembra attraversare un momento davvero particolare che meriterebbe di essere condiviso. I suoi vissuti, anch'essi così importanti e delicati, necessiterebbero di essere ascoltati e approfonditi in un contesto terapeutico, certamente un percorso psicologico la aiuterebbe a fare chiarezza e ad affrontare questo momento. La psicoterapia è prima di tutto un viaggio, un'esplorazione di noi stessi con la compagnia di qualcuno a cui affidarsi e su cui poter contare che può aiutarci a conoscerci meglio, a sondare parti di noi emozioni, pensieri, prospettive ancora sconosciuti che è arrivato il momento di incontrare. Le suggerisco di valutare l'inizio di un percorso di terapia con la compagnia di qualcuno che si sintonizzi al meglio con le sue necessità e aspettative, in caso mi trova disponibile ad riceverla (attraverso la video-consulenza online) e, se mi permette, la invito con piacere a ritagliarsi qualche minuto per leggere la mia descrizione presente su questa piattaforma e farsi una prima idea di me del mio approccio; se la lettura le piacerà e se la motiverà a mettersi in gioco (scegliere di affrontare il nostro dolore è una scelta molto coraggiosa e una scommessa su noi stessi!), mi troverà felice di accoglierla. Resto a sua disposizione e, se vuole, la aspetto. Un gentile saluto
Salve, di solito il nostro corpo ci invia dei segnali di malessere che andrebbero approfonditi con un lavoro psicologico introspettivo. I farmaci possono essere un valido aiuto, ma va accompagnato con una psicoterapia. Credo che nel suo caso sia molto utile risalire alle cause (vissuti) , le auguro di poter riuscire ad affidarsi ad un terapeuta per intraprendere insieme un percorso di cura!
Lucia Ciarini
Lucia Ciarini
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Gentile utente di mio dottore,
I problemi somatici che lei percepisce sono riconducibili ad una problemtica di tipo ansiosa. I disturbi d' ansia possono esser trattati con successo attraverso l ausilio di un approccio integrato caratterizzato dalla farmacoterapia combinata alla psicoterapia. La prima interviene sul sintomo ridimensionandone l' entità la seconda guarda ad un benessere più a lungo termine consentendo al paziente di approfondire le funzioni relazionali del disagio. Nel caso avesse bisogno di un consulto non esiti a contattarmi in privato.
Cordiali saluti
Dottor Diego Ferrara
I problemi somatici che lei percepisce sono riconducibili ad una problemtica di tipo ansiosa. I disturbi d' ansia possono esser trattati con successo attraverso l ausilio di un approccio integrato caratterizzato dalla farmacoterapia combinata alla psicoterapia. La prima interviene sul sintomo ridimensionandone l' entità la seconda guarda ad un benessere più a lungo termine consentendo al paziente di approfondire le funzioni relazionali del disagio. Nel caso avesse bisogno di un consulto non esiti a contattarmi in privato.
Cordiali saluti
Dottor Diego Ferrara
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Qualora volesse, sono a disposizione. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Buongiorno,
nella scelta del terapeuta quello che conta è il tipo di relazione che si instaura, al di là dell'orientamento. Certamente l'esperienza ha il suo peso, ma anche qui dipende molto da come lei si sente. Potrebbe sentirsi più a suo agio con uno psicologo giovane o al contrario con uno più anziano. Quanto ai farmaci, non sostituiscono lo psicologo, ma possono essere di aiuto. Il suggerimento che le dò è di dare un'occhiata ai vari profili e poi provare a contattare chi la ispira di più. In bocca al lupo! Dott.ssa Franca Vocaturi
nella scelta del terapeuta quello che conta è il tipo di relazione che si instaura, al di là dell'orientamento. Certamente l'esperienza ha il suo peso, ma anche qui dipende molto da come lei si sente. Potrebbe sentirsi più a suo agio con uno psicologo giovane o al contrario con uno più anziano. Quanto ai farmaci, non sostituiscono lo psicologo, ma possono essere di aiuto. Il suggerimento che le dò è di dare un'occhiata ai vari profili e poi provare a contattare chi la ispira di più. In bocca al lupo! Dott.ssa Franca Vocaturi
Gentile utente,
attraverso le sue parole mi arriva chiaramente il suo senso di preoccupazione e scoramento per la situazione attuale.
Ritengo doveroso, dato il suo malessere, di suggerirle di pensare a richiedere uno spazio personale di elaborazione e approfondimento dei suoi vissuti. Mi sembra di capire che per lei sia molto importante rivolgersi a qualcuno che le "garantisca" la migliore risoluzione possibile delle sue problematiche. Per quanto questo desiderio sia legittimo e comprensibile, personalmente credo che l'orientamento del terapeuta che lei sceglierà (così come i suoi anni di esperienza) abbiano un peso relativo sulla validità del suo percorso, mentre ben maggiore rilevanza avrà la relazione che lei e il professionista di sua scelta potrete costruire insieme. Infatti, la psicoterapia si basa sulla possibilità di costituire una vera e propria alleanza di lavoro tra paziente e terapeuta, alleanza attraverso la quale muoversi nell'esplorazione dei contenuti profondi che influiscono sulla sua fastidiosa sintomatologia.
Quanto al supporto farmacologico, sebbene questo possa essere un valido sostegno, ritengo sarebbe per lei più utile lavorare sulle cause che innescano i sintomi riferiti più che appoggiarsi ad una terapia che agisca solo sul loro effetto.
Con l'augurio di una buona giornata
Dott.ssa S. Costanzo
attraverso le sue parole mi arriva chiaramente il suo senso di preoccupazione e scoramento per la situazione attuale.
Ritengo doveroso, dato il suo malessere, di suggerirle di pensare a richiedere uno spazio personale di elaborazione e approfondimento dei suoi vissuti. Mi sembra di capire che per lei sia molto importante rivolgersi a qualcuno che le "garantisca" la migliore risoluzione possibile delle sue problematiche. Per quanto questo desiderio sia legittimo e comprensibile, personalmente credo che l'orientamento del terapeuta che lei sceglierà (così come i suoi anni di esperienza) abbiano un peso relativo sulla validità del suo percorso, mentre ben maggiore rilevanza avrà la relazione che lei e il professionista di sua scelta potrete costruire insieme. Infatti, la psicoterapia si basa sulla possibilità di costituire una vera e propria alleanza di lavoro tra paziente e terapeuta, alleanza attraverso la quale muoversi nell'esplorazione dei contenuti profondi che influiscono sulla sua fastidiosa sintomatologia.
Quanto al supporto farmacologico, sebbene questo possa essere un valido sostegno, ritengo sarebbe per lei più utile lavorare sulle cause che innescano i sintomi riferiti più che appoggiarsi ad una terapia che agisca solo sul loro effetto.
Con l'augurio di una buona giornata
Dott.ssa S. Costanzo
Salve, le consiglierei di prendersi cura di sé e di questa questione che si trova qui ad esporre. A quanto risulta dal suo messaggio di trova in una condizione di forte disagio e quindi le direi di provare ad intraprendere un percorso psicoterapeutico per ricostruirne le cause scatenanti. Effettivamente si può pensare anche ad un farmaco se avesse bisogno di un sollievo immediato, ma tenga presente che il solo approccio farmacologico è relativo, poiché agisce sui sintomi spegnendoli, diciamo così, ma non eliminando o lavorando sulle cause. Faccia dunque una richiesta per una consulenza psicologica e provi a ricostruire che cosa le sta accadendo in questo momento. La saluto cordialmente, Marina Montuori
Gentile utente, talvolta la presenza di sintomi fisici privi di giustificazione medica può essere l’espressione di un malessere psicologo che necessita di essere espresso adeguatamente. Dal momento che lei stesso ne riconosce
la matrice inconscia è altamente probabile che la terapia psicoanalitica, che incoraggia l’esplorazione graduale e rispettosa dei propri pensieri e sentimenti, si riveli molto utile. Rispetto al trattamento farmacologico, sarà il terapeuta stesso a valutarne l’utilità e l’eventuale invio allo specialista.
Spero di esserle stata di aiuto.
Un saluto. Dott.ssa Elisa Taverniti
la matrice inconscia è altamente probabile che la terapia psicoanalitica, che incoraggia l’esplorazione graduale e rispettosa dei propri pensieri e sentimenti, si riveli molto utile. Rispetto al trattamento farmacologico, sarà il terapeuta stesso a valutarne l’utilità e l’eventuale invio allo specialista.
Spero di esserle stata di aiuto.
Un saluto. Dott.ssa Elisa Taverniti
Ciao, si comprende dalle parole che la tua pazienza è già arrivata al limite e sono abbastanza certo che questo ti sarà molto utile per iniziare un processo di miglioramento, aldilà del professionista scelto: qui il desiderio di cambiamento deve partire dal paziente e lo psicologo farà il resto. Se non trovi risposte in questo forum, il mio consiglio è di fissare una prima consulenza con il primo che "senti più vicino a te". Fatti guidare da istinto o dal consigli di persone che conosci. Chiunque contatterai saprà darti consigli molto più utili e precisi rispetto a quelli generati in questo forum.Saluti.
Salve, mi dispiace per la situazione di malessere che descrive. Con le migliori intenzioni si ottengono sempre gli effetti peggiori ovvero più cerco di controllare le funzioni fisiologiche del corpo e più finisco per alterarle (in questo caso il respiro). Sicuramente condividere ansie e paure con un professionista può aiutare a ridurre la sensazione di malessere e trovare nuove modalità di gestione della situazione, più funzionali. Consiglio un approccio cognitivo comportamentale o breve strategico.
Cordiali saluti
Dr. Mariarosaria Russo
Cordiali saluti
Dr. Mariarosaria Russo
Buonasera, mi dispiace per questa situazione difficile che sta vivendo.
È importante che abbia preso la decisione di iniziare una terapia ,sicuramente la aiuterà a capire cosa sta succedendo e a cercare di stare meglio. Potrete parlare insieme dell'eventualità di procedere anche con una terapia farmacologica.
Per quanto riguarda l'indirizzo, mi sento di consigliarle una persona con cui si possa sentire a proprio agio, al di là dell'indirizzo. Provi a farsi consigliare da qualcuno di fiducia, altrimenti può scegliere andando...ad istinto . leggendo magari i profili dei professionisti e facendosi una sua idea. Quel che conta è la relazione. La cosa importante è trovare la persona giusta con cui costruire un rapporto di fiducia.
Sono sicura ci riuscirà e che le cose andranno meglio! Un caro saluto
Dott.ssa Alice Carbone
È importante che abbia preso la decisione di iniziare una terapia ,sicuramente la aiuterà a capire cosa sta succedendo e a cercare di stare meglio. Potrete parlare insieme dell'eventualità di procedere anche con una terapia farmacologica.
Per quanto riguarda l'indirizzo, mi sento di consigliarle una persona con cui si possa sentire a proprio agio, al di là dell'indirizzo. Provi a farsi consigliare da qualcuno di fiducia, altrimenti può scegliere andando...ad istinto . leggendo magari i profili dei professionisti e facendosi una sua idea. Quel che conta è la relazione. La cosa importante è trovare la persona giusta con cui costruire un rapporto di fiducia.
Sono sicura ci riuscirà e che le cose andranno meglio! Un caro saluto
Dott.ssa Alice Carbone
Buonasera, è comprensibile la tua indecisione riguardo ad una difficoltà che si fa sempre più pressante. Come ti ha già consigliato qualche collega, per iniziare informati sui professionisti più vicini a te e poi scegli quello che ti sembra più adeguato alle tue esigenze e al tuo istinto.
Il tipo di intervento più adatto al tuo problema lo discuterai direttamente con lui/lei che ti saprà indirizzare su un trattamento solo psicologico o eventualmente anche psicofarmacologico.
In bocca al lupo!
Il tipo di intervento più adatto al tuo problema lo discuterai direttamente con lui/lei che ti saprà indirizzare su un trattamento solo psicologico o eventualmente anche psicofarmacologico.
In bocca al lupo!
Un percorso con un terapeuta potrebbe esserle di aiuto per individuare e fare chiarezza sui vari problemi, sarà poi il terapeuta ad indirizzarla, nel caso ci sia bisogno, ad un consulto per valutare se sia opportuno o necessario assumere psicofarmaci. Penso che in molti casi le due cose non si escludano a vicenda, ma possono essere di sostegno l’una all’altra. Fare un percorso di terapia richiede tempo e impegno, però può permettere di fare delle elaborazioni personali che poi si protraggono nel tempo.
Riguardo all’efficacia, ritengo che dipenda da professionista a professionista. Mi verrebbe da consigliarle di scegliere un professionista che sia preparato e formato sui problemi che riporta e con il quale si sente a suo agio, indipendentemente dall’approccio. Le auguro il meglio
Riguardo all’efficacia, ritengo che dipenda da professionista a professionista. Mi verrebbe da consigliarle di scegliere un professionista che sia preparato e formato sui problemi che riporta e con il quale si sente a suo agio, indipendentemente dall’approccio. Le auguro il meglio
Buonasera, La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Credo che le problematiche che porta siano, data la loro influenza sulla Sua vita, da esplorare meglio in uno spazio apposito ed a Lei dedicato. Le posso anticipare che non si tratta di un caso "troppo avanzato" e che certamente possa essere aiutato da un terapeuta.
Buongiorno, credo che la sua decisione di rivolgersi ad uno psicologo sia il primo passo per tentare di risolvere questa situazione che immagino la affatichi fortemente nel quotidiano. Naturalmente è stato molto importante che abbia escluso cause organiche. Lo psicologo a cui deciderà di affidarsi sarà in grado di valutare se, insieme ad un percorso terapeutico, sia necessario anche rivolgersi ad uno psichiatra. Penso che i due percorsi possano essere fatti insieme. Credo che ciò che conti di più in un percorso di psicoterapia sia come si trova con il professionista, il tipo di rapporto che stabilisce, la fiducia, più che lo specifico tipo di terapia. Spero di esserle stata d'aiuto.
Doott.ssa Lavinia Stefanini
Doott.ssa Lavinia Stefanini
Buongiorno, escluse eventuali cause organiche, consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo. Questo perchè il nostro corpo può somatizzare tantissimo un disagio psichico attraverso pelle, respiro o altro. Inoltre, i giramenti di testa di cui parli, oltre alle notti insonni, possono essere dovute ad una insufficiente ossigenazione causata da questi "problemi respiratori". Per quanto riguarda la gravità, ogni persona esperisce sintomi psichici in maniera diversa, quindi non è corretto parlare di "stato avanzato" come magari si può fare per patologie organiche dove il decorso di solito è conosciuto ed è immediatamente riscontrabile. Infine, penso che qualsiasi approccio possa essere funzionale per questa problematica, essendo però una sintomatologia che coinvolge il respiro, potresti sentirti più tranquillo a rivolgerti ad un terapeuta esperto di tecniche di respirazione (mindfulness, training autogeno, ecc.)
Ti auguro una buona giornata
Ti auguro una buona giornata
Buonasera,
leggo quello che mi racconta con grande attenzione e voglio che prima di tutto sappia una cosa fondamentale: quello che sta vivendo è reale, intenso e profondamente faticoso, ma non è irreversibile. Lei ha 22 anni, un’età in cui il cervello e il sistema nervoso sono estremamente plastici, e questo significa che è possibile ritrovare equilibrio, anche dopo un periodo così difficile.
Quello che descrive riguardo al respiro – oppressione al torace, giramenti di testa, difficoltà a respirare in automatico e la sensazione di dover controllare ogni respiro – rientra in un quadro tipico di disturbi d’ansia con iperattenzione alle sensazioni corporee. In altre parole, il suo cervello ha imparato a monitorare costantemente il respiro, trasformando un processo automatico in un’azione volontaria, e questo innesca un circolo di ansia che alimenta ulteriormente i sintomi. È importante capire che non si tratta di un problema fisico, ma di regolazione neurofisiologica: il fatto che gli esami non abbiano evidenziato nulla di grave è, in realtà, una buona notizia.
Lei si chiede se un percorso terapeutico possa avere lo stesso valore di uno psicofarmaco. Nel suo caso, i sintomi sono strutturalmente legati all’ansia e al controllo ossessivo del respiro, quindi la psicoterapia può essere estremamente efficace. Gli psicofarmaci possono aiutare a ridurre l’iperattivazione o favorire il sonno, ma non insegnano al cervello a smettere di controllare compulsivamente il respiro. La terapia, al contrario, agisce sul nucleo del problema: l’ansia, la percezione del pericolo e la relazione con il corpo.
Per quanto riguarda il tipo di terapia e l’esperienza del terapeuta, quello che conta maggiormente è l’alleanza terapeutica: sentirsi compreso, accolto e sicuro. Un approccio cognitivo-comportamentale o metacognitivo, oppure tecniche che lavorano sulla regolazione emotiva e corporea, sono particolarmente indicati per questo tipo di sintomi. Gli anni di esperienza contano fino a un certo punto; quattro o cinque anni di formazione specifica e aggiornata possono essere più efficaci di decenni senza aggiornamenti.
La rabbia, il senso di frustrazione e l’insonnia che descrive non sono semplici effetti collaterali: sono il segnale di un sistema nervoso in iperattivazione che cerca disperatamente di recuperare controllo. È comprensibile e normale sentirsi così quando si perde la fiducia nel proprio respiro, ma è possibile invertire questo processo. Il paradosso è che il respiro ritorna automatico solo quando smettiamo di cercare di controllarlo. Non si combatte il controllo con altro controllo; si lavora sull’ansia sottostante, sul modo in cui il cervello interpreta le sensazioni e sull’attenzione che rivolge a queste sensazioni.
Voglio concludere dicendole che ciò che sta vivendo non è una debolezza, né un segno di fallimento. È semplicemente il modo in cui il sistema nervoso reagisce a uno stress prolungato. Con un percorso terapeutico mirato, supporto adeguato e un lavoro paziente, è possibile ritrovare equilibrio, sicurezza nel proprio corpo e serenità nel respiro.
Se vuole, posso anche spiegare in modo molto concreto cosa accade nel cervello quando il respiro diventa “manuale” e come si può interrompere questo circuito, perché comprendere il meccanismo aiuta moltissimo a sentirsi meno prigioniero dei sintomi.
leggo quello che mi racconta con grande attenzione e voglio che prima di tutto sappia una cosa fondamentale: quello che sta vivendo è reale, intenso e profondamente faticoso, ma non è irreversibile. Lei ha 22 anni, un’età in cui il cervello e il sistema nervoso sono estremamente plastici, e questo significa che è possibile ritrovare equilibrio, anche dopo un periodo così difficile.
Quello che descrive riguardo al respiro – oppressione al torace, giramenti di testa, difficoltà a respirare in automatico e la sensazione di dover controllare ogni respiro – rientra in un quadro tipico di disturbi d’ansia con iperattenzione alle sensazioni corporee. In altre parole, il suo cervello ha imparato a monitorare costantemente il respiro, trasformando un processo automatico in un’azione volontaria, e questo innesca un circolo di ansia che alimenta ulteriormente i sintomi. È importante capire che non si tratta di un problema fisico, ma di regolazione neurofisiologica: il fatto che gli esami non abbiano evidenziato nulla di grave è, in realtà, una buona notizia.
Lei si chiede se un percorso terapeutico possa avere lo stesso valore di uno psicofarmaco. Nel suo caso, i sintomi sono strutturalmente legati all’ansia e al controllo ossessivo del respiro, quindi la psicoterapia può essere estremamente efficace. Gli psicofarmaci possono aiutare a ridurre l’iperattivazione o favorire il sonno, ma non insegnano al cervello a smettere di controllare compulsivamente il respiro. La terapia, al contrario, agisce sul nucleo del problema: l’ansia, la percezione del pericolo e la relazione con il corpo.
Per quanto riguarda il tipo di terapia e l’esperienza del terapeuta, quello che conta maggiormente è l’alleanza terapeutica: sentirsi compreso, accolto e sicuro. Un approccio cognitivo-comportamentale o metacognitivo, oppure tecniche che lavorano sulla regolazione emotiva e corporea, sono particolarmente indicati per questo tipo di sintomi. Gli anni di esperienza contano fino a un certo punto; quattro o cinque anni di formazione specifica e aggiornata possono essere più efficaci di decenni senza aggiornamenti.
La rabbia, il senso di frustrazione e l’insonnia che descrive non sono semplici effetti collaterali: sono il segnale di un sistema nervoso in iperattivazione che cerca disperatamente di recuperare controllo. È comprensibile e normale sentirsi così quando si perde la fiducia nel proprio respiro, ma è possibile invertire questo processo. Il paradosso è che il respiro ritorna automatico solo quando smettiamo di cercare di controllarlo. Non si combatte il controllo con altro controllo; si lavora sull’ansia sottostante, sul modo in cui il cervello interpreta le sensazioni e sull’attenzione che rivolge a queste sensazioni.
Voglio concludere dicendole che ciò che sta vivendo non è una debolezza, né un segno di fallimento. È semplicemente il modo in cui il sistema nervoso reagisce a uno stress prolungato. Con un percorso terapeutico mirato, supporto adeguato e un lavoro paziente, è possibile ritrovare equilibrio, sicurezza nel proprio corpo e serenità nel respiro.
Se vuole, posso anche spiegare in modo molto concreto cosa accade nel cervello quando il respiro diventa “manuale” e come si può interrompere questo circuito, perché comprendere il meccanismo aiuta moltissimo a sentirsi meno prigioniero dei sintomi.
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