Buonasera, nel 2018 ho subito un problema fisico abbastanza invasivo(versamento pleurico bilaterale)

24 risposte
Buonasera, nel 2018 ho subito un problema fisico abbastanza invasivo(versamento pleurico bilaterale) dopo aver fatto la degenza ed esserne uscito a livello diagnostico, a distanza di mesi mi sentivo strano, concentravo tutta la mia attenzione sul respiro, sui miei polmoni, ad ogni sospiro mancato andavo in ansia generandone altrettanti mancati . Da allora la mia vita è cambiata soffro di tensioni, agitazioni continue . Credo di essere entrato in un vero e proprio circolo “ vizioso “ dove dal quale non riesco ad uscirne . Sono stato lasciato, ho perso il lavoro. Attualmente ho ritrovato un po’ di spensieratezza frequento una ragazza e mi trovo molto meglio con me stesso . L’unica cosa che continuo ad avere questa sensazione di oppressione, sensazione surreale sottoforma di sogno . Come se non fossi nel mondo che mi trovavo prima di tutto ciò che ho passato . Non riesco a trovare una collocazione giusta per me, ho la testa perennemente in pensiero e non riesco a stare “ solo “ poiché mi agito concentrandomi sulla respirazione e avere la sensazione di mancanza di fiato . A livello clinico non c’è nulla, visite cardiache polmonari ecc tutto ok . Come posso muovermi ? Vorrei avere la stessa spensieratezza di una volta , vivermi senza peso, ero forte mentalmente e fisicamente . Come rivolgermi e a chi? Si può superare a distanza di tutto questo tempo ? ( ho fatto una fatica a scrivere questo Messaggio ) . Attendo cordiali saluti .
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio vissuto.
Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare la situazione di malattia, pensieri e vissuti emotivi ed indagare cause, origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi onde evitare che la situazione possa irrigidirsi.
Cordialmente, dott FDL

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Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Salve, credo che sia opportuno per lei intraprendere un percorso psicologico per riuscire a gestire meglio la situazione che descrive. Può rivolgersi direttamente ad un terapeuta per riuscire, con il tempo, a ritrovare la serenità.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve. Un percorso psicoterapeutico di tipo bioenergetico, l'aiuterebbe a comprendere e ad integrare la problematica che si presenta sul piano fisico con la sensazione di oppressione e mancanza di aria, con il convolgimento emotivo che amplifica le sensazioni fisiche. Lavorando sull'integrazione mente corpo, le permetterà di allentare le tensioni sia fisiche che emotive. Distinti saluti
Dott.ssa Georgia Silvi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buonasera, dopo una operazione come la sua è piuttosto naturale sviluppare un certo timore rispetto alla propria condizione fisica ed indirizzare la propria attenzione verso le sensazioni ed i sintomi fisici. Davanti ad una esperienza traumatica (come l'intervento) vi è necessita' di far sedimentarie e rielaborare il ricordo. Le consiglio di riflettere sull'opportunità di intraprendere un percorso di psicoterapia, in modo da poter trovare il significato di tale sintomatologia ed elaborare in modo approfondito ciò che ha vissuto e sta tuttora vivendo. Un cordiale saluto.
Dott.ssa Francesca Caputo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, intanto apprezzo molto che lei abbia trovato il coraggio di scriverci, e condividere su questa piattaforma la sua esperienza, nonostante la fatica di cui ci scrive ala fine del suo messaggio. Concordo con i colleghi che una buona oppotunità per iniziare a stare meglio, potrebbe essere quella di iniziare un percorso di sostegno: ciò che ha vissuto è stata un esperienza importante e molto forte che tra l'altro ha coinvolto i polmoni, l'organo vitale che ci permette di respirare, perciò la sua attenzione al respiro e la sua mancata spensieratezza è coerente con ciò che ha vissuto.
All'interno di una buona relazione terapeutica potrà dare un nuovo significato all'esperienza vissuta, potrà integrarla nella sua vita attuale, e col tempo assistere ad una remissione dei sintomi sul piano fisico (che attualmente sono il modo in cui il suo corpo sta cercando di richiamare la sua attenzione poichè ancora spaventato. La sua respirazione dovrà tornare gradualmente ad essere un atto spontaneo e naturale) e sul piano emotivo (ritrovare la leggerezza di cui parla).
Si dia questa opportunità,
La saluto cordialmente, Dott.ssa Francesca Caputo
Dott. Claudio Cucina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, l'impatto con una problematica abbastanza invasiva a livello organico può essere altrettanto invasiva sul piano psicologico e e sociale; se a livello organico clinico la situazone è stata superata, non è detto che il versante psicologico debba andare di pari passo. Inoltre mi sembra di capire che concomitanti alla malattia ci siano stati diversi cambiamenti importanti nella sua vita. Potrebbe essere buono per lei concedersi un tempo e uno spazio per elaborare quanto sta vivendo in questo momento facendosi aiutare ad uscire dal suo stato di disagio.
Resto a sua disposizione per ulteriori approfondimenti.
Saluti
Dott. Claudio Cucina
Dott.ssa Ilaria Monticone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Gentile utente, è da diverso tempo che sta cercando di gestire molteplici difficoltà, sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale. Inoltre gli eventi vissuti non l’hanno sicuramente aiutata alimentando così una certa fatica e sfiducia. Le consiglio di intraprendere un percorso abbinato alla pratica della mindfulness, per ritrovare la sicurezza in se stesso ed un miglior stato fisico e mentale. Non ci si deve preoccupare se è passato molto tempo da quando è iniziato il malessere, ma ci si deve occupare di noi stessi, facendo il primo passo. Cordiali Saluti
Dott.ssa Ilaria Rasi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buonasera, potrebbe rivolgersi ad uno psicologo per cercare un significato rispetto a quanto scrive "non riesco a trovare una collocazione giusta per me" e comprendere in modo diverso quanto, ciò che ha vissuto nel 2018, possa ancora oggi influenzare la sua serenità. Rimango a disposizione, un caro saluto
Dott.ssa Maria Lucrezia Riso
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Gentilissimo,
quello che racconta è espressione di tanta di fatica e profonda preoccupazione ma vedo già una luce nelle sue parole. L'essersi esposto e aver scritto quello che prova è di per se già molto importante.
la situazione che ha descritto è complessa e come anche altri colleghi hanno giustamente detto, servirebbe che provasse un esperienza psicoterapica. Si metta alla prova e si fidi di se stesso, è molto più forte di quel che crede. I miei auguri Dssa Riso
Dott.ssa Mariarosaria Russo
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Castellammare di Stabia
Gentile Utente, mi dispiace per la sofferenza e il disagio descritto. Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista e di intraprendere un percorso per capire le origini di questo suo malessere così da affrontare le cause e superarlo in tempi brevi.
Cordiali saluti
Dr.ssa Mariarosaria Russo
Dott.ssa Marina Montuori
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, dal suo messaggio sembra la patologia e il conseguente intervento subito nel 2018 abbiano prodotto un particolare lascito, per così dire, nella sua persona. In un primo periodo ha conconcentrato tutta la sua attenzione nel periodo post intervento sulla respirazione o l'eventuale presenza di altri sintomi, questione che dopo un evento di questa portata può essere una reazione piuttosto comune. Rimane, a quanto dice, nell'ultimo periodo una sensazione di oppressione sottoforma "di sogno". Cosa intende esattamente con questa espressione? Possono le sue attuali sensazioni di mancanza di respiro essere legate ad una condizione di cosiddetta ansia, in mancanza di riscontri diagnostici di altro tipo? Dovrebbe rispondere a domande di questo tipo per aggiungere ulteriori elementi che possano contribuire a chiarire le condizioni del suo malessere. Buona giornata, Marina Montuori
Dott.ssa Marianna D'Ostilio
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Roma
salve mi sentirei di dirle che probabilmente lei ha bisogno di entrare in contatto con tutto quello che le e' accaduto fisicamente e che ha modificato alcuni modi di vivere la sua vita di ogni giorno.
Credo che in una terapia psicologica ripercorrendo cio' che e' successo e le emozioni provate ,lei possa trovare un nuovo modo di star bene. Le auguro il meglio .Dott.Marianna D'Ostilio
Dott.ssa Cristina Nobile
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Chiavari
Buongiorno gentile utente,
lei colloca l'inizio del suo disagio dopo il problema fisico, ma io ritengo invece che sia da collocarsi prima. Perchè il suo organismo sviluppi un versamento pleurico bilaterale lei deve avere vissuto uno stress importante nei mesi precedenti.
Leggendo il suo messaggio la sensazione è di fatica, di sforzo, di qualcosa che non fluisce... Ci parla più volte di "spensieratezza": si capisce che è una condizione molto importante per lei e che ne sente la mancanza. Scrive "Ero forte mentalmente e fisicamente". Se adesso il fisico è ritornato forte e il quadro clinico è a posto, che cosa le impedisce, dopo tre anni, di risentirsi di nuovo forte anche mentalmente?
La frase "Come se non fossi nel mondo che mi trovavo prima di tutto ciò che ho passato" a me fa pensare che prima della pleurite le possa essere accaduto qualcosa per cui non si è più ritrovato nel suo mondo solito.
Certamente è una situazione che si può affrontare anche a distanza di tempo e anzi, è opportuno farlo, per poter trovare una nuova collocazione per sè e perchè la sua vita possa ricominciare a fluire di nuovo.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cristina Nobile
Buongiorno, posso solo immaginare quanto sia stata dolorosa e preoccupante la sua esperienza. La descrizione che ne fa, con questo vissuto ancora attuale tanto "psicologico" che "fisiologico", appare come una risposta di stress conseguente ad un momento vissuto come un trauma. Spero che riesca a trovare il coraggio di intraprendere un percorso di elaborazione della problematica. Mi permetto di consigliarle un intervento psicologico che preveda anche un lavoro a mediazione corporea. Un saluto. Antonietta Marino
Dott.ssa Maria Elisa delle Fave
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Zanè
Salve, come prima cosa vorrei dirle bravo, nella fatica di scrivere il testo ha però fatto un passo importante la ricerca di un aiuto. Come hanno scritto molto miei colleghi un percorso psicologico può aiutarla a ritrovare un buona dose di spensieratezza. Quello che le è accaduto ha cambiato qualcosa nel suo modo di fare esperienza, nell'affrontare le situazioni; attraverso un percorso psicologico sarà possibile riformulare quel cambiamento in modo più funzionale così da riuscire a stare meglio. A diposizione, Dott.ssa Maria Elisa delle Fave
Dott.ssa Valeria Marino
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile Utente,
intraprendere un percorso di psicoterapia può aiutarla ad affrontare questo momento così complesso.
Capire il significato dei suoi sintomi ed imparare a gestirli le consentirà di raggiungere un maggior benessere.
Rimango disponibile in caso di necessità,
Buona continuazione,
Dott.ssa Valeria Marino
Dr. Cinzia Bagnaschino
Psicologo, Psicologo clinico
Gallarate
Grazie per la sua fatica, è stato davvero bravo e coraggioso.
Le rispondo molto chiaramente su quelli che mi sembrano essere i prossimi passi giusti per ottenere il suo obiettivo.

Valuti il professionista che le sembra essere più adatto a lei in questo momento.

Prenda un primo appuntamento conoscitivo e decida se il percorso che le propone la convince.

Può davvero tornare ad essere sereno.

spero di esserle stata d'aiuto

Dott.ssa Jessica Lazzari
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vigevano
Buonasera, sono la dottoressa Lazzari, psicologa clinica.
Innanzitutto mi sento di congratularmi con lei per il coraggio che ha avuto nel condividere questi suoi vissuti. La fatica che riporta si evince dal suo racconto, nel quale la sensazione di non avere via d'uscita si contrappone al desiderio di tornare a stare bene. Da quello che dice è possibile che l'intervento da lei affrontato abbia avuto una valenza simil traumatica tale per cui lei sembra rimasto in uno stato di iperattivazione fisica e psichica connessa alla paura di tornare a non respirare. La sintomatologia correlata che lei descrive (ansia, agitazione psicofisica, iperconcentrazione sul corpo) è divenuta pervasiva, cioè ha progressivamente prosciugato le sue risorse e le sue energie al punto da ripercuotersi sulla sua capacità di funzionare serenamente a livello sociale e lavorativo (comportando perdita del lavoro e della relazione). Credo che potrebbe esserle d'aiuto valutare l'idea di intraprendere un percorso di ascolto all'interno del quale poter rimarrare l'evento scatenante, le conseguenze ad esso associate ed i vissuti emotivi e relazionali correlati. È necessario comprendere il significato che quanto accaduto ha avuto per lei in quel momento particolare della sua vita, cosa influisce sul mantenimento della sintomatologia, e su quali risorse personali, sociali e famigliari è stato /sarà possibile contare al fine di ricostruire gradualmente un'identità, che al momento sembra offuscata da quella di malato e non le permette di vivere serenamente.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Cordialmente
Dott.ssa J. Lazzari
Gentile Utente, mi dispiace per il disagio che sta vivendo. Dalle poche righe che leggo, pare abbia fatto i conti con varie sfide ed eventi critici e la sua sofferenza è assolutamente comprensibile, così come la fatica con cui dichiara di aver scritto. E' apprezzabile che abbia effettuato degli esami medici ed è altrettanto utile che dia alla mente la stessa importanza che ha dato alla componente fisica del suo organismo. Disturbi come l'ansia che ha nominato, per quanto sgradevoli, hanno il compito di portare l'attenzione su problematiche non ancora affrontate o non risolte. Un* psicolog* potrebbe sostenerla nel compiere i movimenti di cui ha fatto cenno: alla possibilità di prendersi cura di sé non c'è data di scadenza. Resto a sua disposizione e le porgo i miei saluti. Dott.ssa Valentina Cecchi
Dott.ssa Marianna Corrado
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentilissimo,
chiedere aiuto e cercare informazioni è sempre un primo grande passo verso la cura di sé. Gli eventi della vita necessariamente ci condizionano, la problematica polmonare che hai avuto sembrerebbe aver innescato un circolo di iperfocalizzazione sugli stati corporei. Possiedo un master in medicina psicosomatica, se vuoi potrei spiegarti il tipo di lavoro che possiamo fare insieme in un colloquio gratuito conoscitivo, anche online,
in modo da rispondere ai tuoi interrogativi.
Dott. Alessandro D'Agostini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Dott.ssa Elisa Rizzotti
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Pordenone
Gentile, ciò che descrive – l’iperfocalizzazione sul respiro, la sensazione di distacco dalla realtà e l’ansia persistente – è comprensibile dopo un evento traumatico come quello vissuto, e potrebbe rappresentare una risposta a uno stress prolungato che ha alterato il suo equilibrio psicofisico. Il fatto che i controlli clinici siano nella norma potrebbe suggerire che i sintomi che riporta siano legati ad un vissuto emotivo che si manifesta attraverso il corpo. Le consiglierei di rivolgersi a uno psicoterapeuta per poter intraprendere un percorso che l'aiuti a ritrovare il suo equilibrio e la spensieratezza che la caratterizzavano una volta. Dott.ssa Rizzotti
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, è comprensibile quanto racconta e accade più frequentemente di quanto si creda; sicuramente il problema fisico dopo il quale ha cominciato a sentire questo disagio è stato uno "spartiacque traumatico" che ha alimentato stati di ansia.
Sia rispetto all'elaborazione di traumi (di cui si può essere più o meno consapevoli), sia rispetto alla gestione di stati ansiosi (con sintomatologia che ha descritto, in assenza di specifiche cause mediche, come ha detto da lei), suggerisco un percorso con uno psicologo clinico o uno psicoterapeuta in modo da individuare con precisione la tipologia di problema e il metodo più opportuno per affrontarla.
In ogni caso, da quanto descritto, mi sento di rassicurarla sul fatto che, sostenuto da adeguati specialisti, potrebbe assolutamente superare questo momento di difficoltà e tornare ad avere una serenità ed un equilibrio di vita più che soddisfacenti!
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologo, Psicologo clinico
Rizziconi
Buonasera. Ti ringrazio per aver trovato la forza di scrivere questo messaggio; so bene che tradurre in parole un malessere così profondo e "viscerale" è già un primo, faticoso passo verso il cambiamento.Quello che descrivi ha un nome molto preciso in psicologia clinica. Quello che è successo nel 2018 non è stato solo un problema fisico, ma un trauma da malattia. Il tuo corpo ha subito un'"invasione" (il versamento pleurico) e la tua mente, per proteggerti, è rimasta ferma su quel momento, attivando un sistema di monitoraggio costante che non si è più spento.Quando hai avuto il versamento, il respiro è diventato un problema reale. Una volta guarito fisicamente, il tuo "sistema di allarme" interno è rimasto tarato sulla modalità iper-vigilanza.
Tu non stai respirando male perché hai un problema ai polmoni, ma perché la tua attenzione è costantemente focalizzata sul respiro. In psicologia chiamiamo questo fenomeno "iper-riflessione": più controlli un atto naturale come il respiro, più lo rendi rigido e faticoso. È questo che genera la sensazione di fame d'aria.Quella sensazione "surreale", come se vivessi in un sogno o dietro un vetro, si chiama derealizzazione. È un meccanismo di difesa estremo che il cervello mette in atto quando il livello di ansia è troppo alto per troppo tempo: è come se la mente "staccasse la spina" per non sentire tutto quel dolore e quella tensione. Non sei pazzo e non stai perdendo il contatto con la realtà; sei solo molto, molto stanco di stare in allerta.Stare solo ti spaventa perché, in assenza di distrazioni esterne, la tua attenzione cade inevitabilmente sul corpo (respiro e cuore). Il "mondo di prima" ti sembra lontano perché allora ti fidavi del tuo corpo; oggi lo vedi come un traditore che può smettere di funzionare da un momento all'altro.Si può superare? Assolutamente sì. Anche a distanza di anni. Il cervello è plastico e può "imparare" di nuovo a sentirsi al sicuro. Posso aiutarti con un sostegno psicologico mirato.Sei stato forte allora e lo sei ancora, solo che ora sei esausto per aver combattuto un nemico invisibile per troppo tempo. È il momento di farti aiutare a deporre le armi.

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